«Domani interrogo». La scuola di oggi secondo Umberto Carteni

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di Stefano Liccioli· Soprattutto negli ultimi tempi mi sembra che il mondo della scuola riscuota un particolare interesse nel cinema e nelle fiction televisive nostrane. Spesso, però, questo tema viene trattato in modo superficiale o si limita a fare da cornice a vicende che c’entrano ben poco con le situazioni reali che si vivono oggi nei nostri istituti. Se leggendo il libro «Cuore» di Edmondo De Amicis si riesce a evincere quali erano i tratti fondamentali della scuola italiana di fine Ottocento, guardando certe fiction, invece, non si ha a mio avviso la vera percezione di cosa sia il sistema scolastico odierno.

Una delle più recenti produzioni cinematografiche italiane basate sulla scuola è Domani interrogo. La pellicola nasce nel 2025 dall’esperienza autobiografica che la scrittrice e insegnante Gaja Cenciarelli ha raccontato nell’omonimo romanzo e arriva sullo schermo per la regia di Umberto Carteni, con Anna Ferzetti nel ruolo della docente protagonista. Il film è ambientato in un istituto della periferia romana, anche se tutto il racconto si gioca all’interno di una sola classe, una quinta, isolata per scelta narrativa dal contesto in cui si trova. Fin da subito emerge un quadro difficile sia per le relazioni tra gli alunni sia per gli alunni stessi che hanno, chi più e chi meno, tanti problemi personali. Il disinteresse verso l’impegno scolastico sembra essere la caratteristica principale della classe.

Le vicende descritte mi sono sembrate però fin da subito estreme: non che in diversi istituti italiani certe situazioni non siano diffuse tra ragazzi e ragazze (problemi di tossicodipendenza, bullismo, dispersione scolastica), ma la classe raccontata nel film sembra essere un concentrato di tutto ciò. Può darsi che sia l’esperienza di docente dell’autrice, ma è, secondo me, un’esperienza limite che non può essere assunta come cartina di tornasole di quale sia la reale condizione dei giovani nelle nostre scuole. Credo, piuttosto, che i fatti per come sono messi in scena mirino a suscitare nello spettatore più una partecipazione emotiva che una reale riflessione sui problemi rappresentati.

L’intento di Domani interrogo è di essere una testimonianza sull’alto valore relazionale dell’insegnamento. Infatti ciò che viene messo al centro è l’incontro educativo: la docente cerca di instaurare un canale di ascolto con ragazzi segnati da fragilità e conflitti. Le scene in aula privilegiano il dialogo, i silenzi e i piccoli gesti che costruiscono fiducia, mostrando come l’insegnamento efficace passi spesso attraverso la relazione più che le strategie didattiche.

La professoressa, però, appare come un soggetto isolato all’interno del racconto. Il film concentra infatti il conflitto morale e operativo su una singola figura, relegando il resto della comunità scolastica (ad esempio colleghi del consiglio di classe, famiglie…) a ruoli marginali o assenti. La solitudine del docente è un rischio sempre più reale nei nostri istituti che, diventando, in virtù degli accorpamenti, sempre più grandi e dispersivi, tendono maggiormente a far sentire gli insegnanti (non solo gli alunni) come dei numeri. Gli organismi come il collegio dei docenti che erano pensati per condividere l’indirizzo educativo da dare al proprio istituto hanno perso lo spirito originario, rivestendo ormai un ruolo esclusivamente burocratico. Detto in poche parole, il sogno dei decreti delegati di considerare la scuola come una comunità educativa è pressoché svanito, infrangendosi in un vuoto formalismo.

La soluzione, però, non può essere quella che mi piace definire la “pedagogia della maniglia”, chiudere cioè la porta dell’aula per giocare singolarmente il proprio ruolo educativo. Trasformando questioni sistemiche (dispersione, disagio, gestione dei conflitti) in dilemmi individuali, il film rischia di far apparire la soluzione come responsabilità esclusiva del singolo insegnante, anziché frutto di pratiche collaborative e di politiche scolastiche.

La scuola è un ecosistema in cui la mediazione educativa avviene attraverso incontri tra docenti, famiglie e servizi; l’assenza di questi confronti nel film impoverisce la rappresentazione del processo educativo come pratica condivisa a cui la risposta può e deve essere comunitaria.

Concludo con alcune annotazioni più tecniche. La protagonista regge il film con una recitazione misurata che evita il melodramma; accanto a lei, il gruppo di giovani attori porta spontaneità e verità, rendendo vive le dinamiche di classe. La sceneggiatura cerca di raccontare più storie, ma senza approfondirle per ragioni di tempi narrativi, per cui queste sottotrame rimangono solo abbozzate. Alla luce di tutto ciò, il mio giudizio su Domani interrogo è sospeso o, come si diceva un tempo, il film è “rimandato a settembre”.

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Stefano Liccioli

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