Evangelizzare in Tunisia

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Mons. Michel Guillaud celebra la Messa nella Basilica di Sant’Agostino (diocesi di Costantina – Ippona).

Quasi un anno fa avevo riferito riguardo alle recenti vicende delle terre di Agostino (oggi si trovano in Algeria). Il relativo articolo è stato pubblicato nel numero di settembre 2025 di questa rivista (cfr. https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2025/un-nuovo-successore-di-agostino). Nel luglio scorso, monsignor Guillaud è stato nominato nuovo vescovo di Costantina-Ippona. Tale diocesi era priva di vescovo da più di un anno. Il vescovo precedente era Nicolas Pierre Jean Lhernould, che nel 2024 è diventato arcivescovo di Tunisi. Proprio Lhernould è stato intervistato in un recente articolo dell’Agenzia Fides: https://www.fides.org/it/news/77771-Assemblea_delle_POM_l_Arcivescovo_Lhernould_la_missione_della_Chiesa_e_per_il_mondo. Oltre a occuparsi dell’arcidiocesi di Tunisi, Lhernould è direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (POM) in Tunisia. Pur non essendo più vescovo di Ippona, rimane naturalmente sempre legato alla figura del grande Padre della Chiesa nordafricano.

In un interessante passaggio in cui si accenna al fatto che la Tunisia non si può più definire terra cristiana, il presule ricorda che ad Antiochia i discepoli di Gesù sono chiamati “cristiani” da non cristiani. «È una legge esistenziale e anche teologica: una parte della nostra identità cristiana viene rivelata grazie all’incontro con gli altri, con chi cristiano non è» (ibidem).

In un certo senso, i non cristiani rappresentano una risorsa per i cristiani. I non cristiani non possono essere più considerati oggetto di conquista. Christian de Chergé, priore della comunità dei monaci di Tibhirine (uccisi nel 1996 in Algeria e proclamati beati nel 2018), diceva che la missione non è conquista: la missione è profumo. Si tratta “solo” di condividere un dono ricevuto. È il dinamismo elementare di ogni slancio missionario. Da una gioia contagiosa può nascere una curiosità: la curiosità di toccare la fonte di questa gioia, senza nominarla subito. È Cristo stesso che tocca i cuori: il missionario cerca nel suo piccolo di favorire questo incontro. È un concetto richiamato anche da un pensiero di Charles de Focauld (che operò soprattutto in Algeria): «io vorrei vivere in modo tale che la gente possa, vedendomi vivere, interrogarsi sull’origine di quest’amore» (ibidem)

Mons. Nicolas Pierre Jean Lhernould,  arcivescovo di Tunisi

In un altro bel passaggio, Lhernould afferma:

«Come appartenenti alle Chiese del Nord Africa veniamo molto interpellati e chiamati in causa da quella che potremmo chiamare l’icona paradigmatica dell’Epifania. Nel Vangelo dell’Epifania Gesù è appena nato, non parla, non fa niente. Anche Maria tace. Apre solo la porta. Arrivano i Re Magi, tre sconosciuti, e l’unico fatto della disponibilità a accoglierli fa sì che loro, a modo loro, con la loro cultura, dopo il loro cammino, offrono il meglio di quello che hanno e di quello che sono, con i loro doni e la loro adorazione. I Re Magi sono una alterità, e rimangono alterità. Dopo aver adorato Gesù Bambino tornano al proprio Paese, alle loro cose, alla loro realtà. Ma c’è stata la Rivelazione anche per loro. La rivelazione è per tutti. Così negli altri, in chi non è “noi”, c’è qualcosa di costitutivo del rivelarsi della nostra identità, e questo aspetto secondo me va tenuto in conto, è un aspetto importante, quando si parla della missione» (Ibidem).

Anche quando Gesù non parla, la sua Presenza impressiona. “Basterebbe” indicarlo… in Tunisia come dappertutto.

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Author

Giovanni Campanella

Tutte le storie di: Giovanni Campanella