Sabato 20 giugno Papa Leone XIV si reca a Pavia per venerare, di nuovo, le reliquie di Sant’Agostino custodite nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro.
Una ripresa dell’ammirazione e della devozione per Sant’Agostino, dovuta anche l’elezione di un agostiniano al Pontificato Romano, mi ha fatto rammentare un libro di un entusiasta estimatore del santo vescovo di Ippona: lo scrittore Giovanni Papini (1881-1956).
Giovanni Papini, che nel 1921, dopo il suo ritorno alla fede, aveva pubblicato la «Storia di Cristo», nel 1929 manda alla stampe, per i tipi della Vallecchi, «Sant’Agostino». Quest’opera è stata ristampata più volte nel corso degli anni, da diverse case editrici, l’ultima è quella del 2010 ad iniziativa dalle Edizioni Cantagalli. Dalla vasta produzione letteraria di Papini emerge che questa è l’unica biografia di un santo che egli abbia composto.
Il «Sant’Agostino» di Papini potrebbe essere definito un testo divulgativo (termine che ritengo, diversamente da qualcuno, assai positivo) poiché si narra, in modo avvincente ed appassionato, la storia del vescovo di Ippona; ma in fondo al libro Papini aggiunge una cronologia dettagliata della vita e delle opere di Sant’Agostino, nonché un’ampia bibliografia essenziale. Nell’Introduzione, Giovanni Papini fa capire di aver saputo incontrare Sant’Agostino e di averne fatto un compagno di viaggio per il suo cammino di uomo divoratore di libri, perché affamato di verità, di pellegrino verso la casa di Dio, di peccatore in cerca di salvezza.
Giovanni Papini vedeva, tra l’altro, in Sant’Agostino il perenne richiamo ad una verità sempre valida, quando scrive: «Per lui Dio non è un concetto da conoscere, ma una realtà vivente da godere; il vero non è qualcosa che semplicemente si apprende, ma un bene di cui ci si vuole appropriare, una parte della sostanza quotidiana; il Cristianesimo non è una raccolta di dottrine, ma una vita che bisogna integralmente vivere». E’ da suggerire la rilettura di questa biografia stesa da uno scrittore violento e scontroso (uno «stroncatore»), ma dominato dal

Giovanni Papini
senso del vero, dal gusto del profondo, senza timori e senza sordine, teso a incarnare le sue intuizioni più vive nella parola che meglio può dare corpo e trasmettere quanto il suo spirito ha concepito. L’esperienza di Sant’Agostino, peccatore convertito, la sua ricerca filosofica così varia e ricca, il suo itinerario esistenziale e culturale che ha conosciuto tante strade non sempre chiare e diritte, sono tutti elementi raccontati da Giovanni Papini con immediatezza e calore, tanto che il lettore si sente attore nel vasto dramma di una personalità così forte. Giovanni Papini così concludeva il suo libro: «Solamente i secoli hanno creato intorno ad Agostino la corona amorosa ch’egli meritava. E soltanto dopo la sua morte, fino ad oggi, la sua grandezza è riconosciuta, compresa, illuminata e, quasi in ogni sua parte, illuminante. La sua seconda vita nell’anime cristiane e nella Chiesa non è ancora terminata e non finirà».

