di David Salari · La libertà religiosa è davvero un tema marginale riservato a pochi esperti o addetti ai lavori? Spesso sembra che questo diritto venga percepito proprio così: importante, ma secondario rispetto ad altre priorità. Eppure, si tratta di una libertà fondamentale, recentemente definita da Leone XIV come «non opzionale, ma essenziale».
Per comprendere le dinamiche che alimentano persecuzioni e discriminazioni, può essere utile ricorrere a un’immagine simbolica. Nella tradizione figurativa, San Giorgio è raffigurato mentre colpisce il drago al cuore. Trasposta sul piano contemporaneo, questa immagine invita a chiedersi quale sia il “cuore” dei fenomeni che negano la libertà religiosa. Una possibile risposta è: l’ideologia.
Con questo termine si intende un sistema di idee che pretende di sostituire la realtà, e la complessità dell’esperienza umana, con uno schema astratto e semplificato, al quale tutto deve essere forzatamente adattato. Quando ciò accade, le conseguenze possono essere gravi.
Queste dinamiche non sono estranee alle società occidentali. Già trent’anni fa Giovanni Paolo II metteva in guardia da una forma di limitazione della libertà religiosa, meno visibile della persecuzione diretta ma altrettanto problematica: l’idea che, in una società democratica, le convinzioni religiose e i valori morali che ne derivano debbano essere confinati esclusivamente nella sfera privata. A prima vista, questa posizione appare come una scelta di neutralità e imparzialità, tipica di uno Stato pluralista moderno. In realtà, essa rischia di trasformarsi in una visione ideologica che riduce lo spazio pubblico a una dimensione impoverita, incapace di accogliere appieno la pluralità delle convinzioni umane.
Fenomeni analoghi si riscontrano nei regimi autoritari, molti dei quali si fondano su ideologie che combinano elementi del comunismo contemporaneo con le distorsioni più aggressive del capitalismo. Anche l’islamismo può essere interpretato come un fenomeno ideologico, in cui religione e progetto politico risultano strettamente intrecciati, dando origine a profonde tensioni. Allo stesso modo, il nazionalismo etno-religioso unisce la carica identitaria del nazionalismo al potere mobilitante del fattore religioso, spesso producendo esclusione e conflitto.
Persino la criminalità organizzata, che potrebbe sembrare estranea a queste logiche, talvolta mostra il bisogno di un collante ideologico. In alcuni contesti, come in Ecuador, Guatemala e Messico, si è diffusa l’associazione tra gruppi criminali e il cosiddetto culto della Santa Muerte. Simboli, rituali e credenze diventano strumenti per rafforzare l’identità interna e la coesione dei gruppi, confermando quanto l’elemento ideologico sia pervasivo.
Se l’ideologia può essere considerata il cuore del “drago”, il contrasto a queste derive passa attraverso una visione dell’essere umano che riconosca e rispetti la sua complessità. Da questa prospettiva, la fede cattolica – intesa non come imposizione, ma come proposta culturale e antropologica – si presenta come una risorsa capace di tutelare la dignità della persona e di aprire l’esperienza umana a una dimensione trascendente. Affinché ciò sia possibile, tuttavia, è indispensabile che la libertà religiosa sia pienamente garantita: libertà di espressione, di trasmissione e di presenza nello spazio pubblico.
È in questo senso che la libertà religiosa non può essere considerata un diritto accessorio, bensì una componente essenziale di una società autenticamente libera e pluralista.

