Il miglior proposito del 2026

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di Carmel Michela Ranieri · Sappiamo tutti che la fine del vecchio anno e l’inizio di quello nuovo sono dedicati alla stesura di lunghe liste di propositi, con annessa convinzione di poterne realizzare la metà entro il 3 gennaio. Chissà quanti nuovi iscritti in palestra, quante diete e progetti per questo nuovo anno.

Ma qual è il criterio di scrittura che adottiamo? Cosa desideriamo nel profondo e come cerchiamo di raggiungerlo? Quale vogliamo che sia la meta di questo nuovo anno? Perché, ecco, quando ragioniamo di propositi tendiamo a proiettare tutto nel futuro, naturalmente. Così è semplice: il futuro è distante ed è bello fantasticare e adorare qualcosa che potrebbe succedere, ma che di fatto non è ancora accaduto e che è quindi ricoperto di un’aura mistica, modalità santino. Più difficile invece è abitare il presente, l’oggi, rendersi conto che quel domani su cui proiettiamo sogni e aspettative lo si costruisce giorno per giorno con scelte quotidiane che spesso, ahimè, costano. Per non parlare del fatto che non tutto è nelle nostre mani; anzi, gran parte di ciò che accadrà in questo nuovo anno non lo possiamo conoscere e non dipenderà dalle nostre scelte. Questo mi porta a dover dare una cattiva notizia a chi sta leggendo queste righe: è molto probabile che non riuscirai a spuntare come raggiunti i tuoi buoni propositi!

E per questo direi: grazie a Dio! Non cadrò nel banale con frasi del tipo: “È sempre quando meno te lo aspetti che succede quello che tanto speri”. No. Piuttosto direi: è sempre quando ti fidi di Dio che riesci ad avere uno sguardo nuovo sulla tua vita, uno sguardo rinnovato, pieno di gratitudine, in cui riconosci l’opera silenziosa e potente di un Padre che davvero ama, che davvero provvede. E questa fiducia non nasce da un’idea astratta sull’identità di Dio, ma al contrario sgorga e si rinnova facendo memoria del passato, di come lui abbia già operato nella tua vita. È facendo questo esercizio di memoria che ogni giorno si rinnova quel sì silenzioso che lascia spazio a un Altro. La memoria del passato per avere fiducia nel presente e sperare nel futuro. Sperare nel futuro in quanto consapevoli che quello che non conosciamo è affidato alla provvidenza di chi vede oltre le nostre paure e incertezze. Ma tornando alla domanda iniziale… forse quella giusta non è tanto cosa cercare”, ma chi cercare”.

La meta di questo nuovo anno, la destinazione di ogni giorno ha un nome, un volto, una voce. Una voce che si ascolta nel silenzio della propria anima, nel tempo che si assapora lento, nella consapevolezza che ogni istante è un dono prezioso che concorre all’incontro con Lui. Ebbene sì, il criterio delle nostre scelte, delle nostre decisioni, dei nostri obiettivi non è qualcosa, ma qualcuno. Cristo stesso. Citando San Giovanni Paolo II: [] è Gesù che cercate quando sognate la felicità, è lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate, è lui la bellezza che tanto vi attrae, è lui che vi provoca quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso, è lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita, è lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna”. (Veglia di preghiera della GMG del 2000 a Roma). In verità è lui che cerchiamo; l’unico proposito che può riempirci davvero è il desiderio costante di incontrarlo nella semplicità delle nostre giornate. Lui è lì, che bussa con pazienza, aspetta. E tu, oggi, aprirai?

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