«Il Vaticano dovrebbe attenersi alle questioni morali» e «il Papa sia prudente quando parla di questioni di teologia». Le problematiche «lezioni» di J.D. Vance a Leone XIV

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di Gianni Cioli · Intervistato da Fox News nel programma Special Report with Bret Baier, il 13 aprile 2026, J.D. Vance, nel tentativo di giustificare gli attacchi del Presidente Trump a Leone XIV, ha dichiarato:

«Penso che il Vaticano dovrebbe attenersi alle questioni morali. Credo che quando si parla di politica estera, quando si parla di guerra e pace, sia importante essere molto cauti. E penso che il Papa, come qualsiasi altro leader religioso, debba ricordare che le sue parole hanno un peso enorme. Noi vogliamo la pace, tutti vogliamo la pace, ma dobbiamo anche essere realistici su ciò che sta accadendo nel mondo. E quindi, sì, penso che il Vaticano dovrebbe concentrarsi sulle questioni morali e lasciare che i leader politici si occupino della politica estera». (vedi)

Detto così, il discorso suona quasi surreale: la politica, la guerra e la pace sono precisamente questioni morali. Proprio nell’istituzione accademica in cui insegno Teologia morale da quarant’anni, Enrico Chiavacci sosteneva, già negli anni Settanta, che la pace non è solo un tema morale tra gli altri, ma il cardine attorno a cui dovrebbe organizzarsi l’intera morale sociale (cf. E. Chiavacci, Teologia morale – vol. III/2: morale della vita economica, politica, di comunicazione, Cittadella, Assisi 1990).

La negazione che gli atti di guerra possano essere giudicati dal punto di vista morale è tanto più contraddittoria se si considera che lo stesso Vance – come vedremo – ricorre alla dottrina della guerra giusta, che presuppone una valutazione morale sia delle ragioni della guerra sia del modo di condurla. Il messaggio paradossale che Vance sembra voler far passare è dunque questo: più un’autorità morale è autorevole, meno dovrebbe permettersi di formulare giudizi morali scomodi per chi detiene il potere, anche quando quel potere giungesse a minacciare: «un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita». (vedi). La raccomandazione ad «attenersi alle questioni morali» sembra allora tradursi – considerato anche il testo dell’intera intervista – in un invito a limitarsi alla morale individuale, alla sfera privata, magari enfatizzando i valori cari alla cultura MAGA, così come il Patriarcato di Mosca ha esaltato i valori funzionali alla strategia di Putin.

Ma veniamo alla successiva “lezione” impartita da Vance in occasione di una chiacchierata informale a un evento TPUSA ad Athens, in Georgia, il 15 aprile: «Apprezzo che il Papa sia un sostenitore della pace», ha affermato il Vicepresidente. «D’altro canto, come si può dire che Dio non stia mai dalla parte di chi impugna la spada? Dio era dalla parte degli americani che liberarono la Francia dai nazisti? Dio era dalla parte degli americani che liberarono i campi di concentramento e liberarono quelle persone innocenti sopravvissute al genocidio? Io penso proprio che la risposta sia sì. […] Per quanto il Papa sostenga che Dio non è mai dalla parte di chi impugna la spada, esiste una tradizione più che millenaria di teoria della guerra giusta. […] Penso che sia molto, molto importante che il Papa sia prudente quando parla di questioni di teologia. […] Penso che […] se vuoi esprimere opinioni su questioni teologiche, devi essere prudente. Devi assicurarti che ciò che dici sia ancorato alla verità» (vedi).

Vance si riferiva – citandolo approssimativamente – a quanto affermato da Leone XIV nel discorso rivolto ai Membri del Sinodo dei Vescovi della Chiesa di Baghdad dei Caldei, il 10 aprile: «Aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto; a gridare al mondo che chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli» (vedi).

Confrontando i due interventi, mi viene da dire che Vance non coglie davvero il punto. Fare le bucce al Papa agostiniano sulla dottrina (elaborata sull’autorità di Agostino! cf. Contra Faustum Manichaeum: 22,74-75) della guerra giusta mi pare un’operazione o molto ingenua (se in buona fede) o troppo furba (se in mala fede). Il Papa non si è certo scordato di una più che millenaria tradizione teologica; credo piuttosto che abbia voluto mettere tutti – e i cristiani in particolare – in guardia dal rischio, tutt’altro che remoto, di giustificare, presumendo la benedizione divina, l’uccisione di innocenti da parte di chi «oggi lancia le bombe». Ha anche lasciato intendere che, in passato, i cristiani non sempre sono stati certamente autentici discepoli di Cristo quando hanno avallato – ahimè con frequenza e facilità – l’uso della “spada”, magari nella falsa presunzione che i potenti di turno (messi lì da Dio?) avessero sempre ragione. (vedi). San Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo del 2000, richiamò i cristiani al dovere della “purificazione della memoria” (vedi). Credo che Leone ci inviti a guardare alle tante guerre ingiuste (ma spacciate come benedette anche dai cristiani per le più varie “ragioni di Stato”), proprio nell’ottica della “purificazione della memoria” promossa dal suo santo predecessore (che peraltro non “le mandò a dire” ai predecessori dell’attuale amministrazione USA in occasione delle due sciagurate “guerre del Golfo”). Dalla sommessa critica al passato emerge l’esortazione per cristiani del presente – e non solo per loro – a una maggiore coscienza critica nei confronti della guerra. La guerra non è il destino inevitabile: «non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli».

E sì, Vance coglie un punto reale: la radicale proscrizione della guerra dall’orizzonte teologico cristiano non coincide perfettamente con la dottrina tradizionale della guerra giusta. Ma invece di accusare il Papa di superficialità disancorata dalla verità, non sarebbe più corretto leggere le sue parole come un ulteriore passo nell’evoluzione della dottrina della Chiesa sulla pace e sulla guerra, che ha caratterizzato il Magistero ecclesiastico del Novecento e sta plasmando quello del terzo millennio? (vedi).

L’affermazione: «chi è discepolo di Cristo non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe» non è un lapsus: è una provocazione profetica che merita di essere studiata, in sede teologica, come possibile progresso nella verità morale.

Ma poi: una eventuale guerra giusta potrebbe mai avere la presunzione di essere anche benedetta? Di avere direttamente Dio dalla propria parte? «Il cristiano – affermava uno dei maggiori teologi morali protestanti del Novecento – sa bene che anche una guerra giusta ha bisogno di perdono» (H. Thielicke, Theological Ethics. I: Foundations, Grand Rapids [Michigan], 1979, p. 655).

Posso essere d’accordo con Vance quando sostiene che la guerra contro i nazisti sia stata motivata da una giusta causa. Ma si può davvero sostenere che Dio sia stato “dalla parte” degli Alleati anche di fronte al bombardamento di Dresda? E, ancor più, che sia stato “dalla parte” di chi ha scelto di sganciare la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki?

Sarebbe utile che Vance si prendesse il tempo di leggere il famoso pamphlet Mr Truman’s Degree (1956) di G.E.M. Anscombe, una filosofa convertita al cattolicesimo in età adulta – proprio come lui – e tra le figure più autorevoli dell’etica analitica del Novecento, che ebbe il coraggio di opporsi pubblicamente e con forza alla decisione dell’Università di Oxford di conferire la laurea honoris causa a chi aveva deciso l’uso dell’arma atomica.

Il 19 aprile 2026, commentando su X le dichiarazioni di Leone XIV di non aver inteso ribattere alle accuse di Trump nei discorsi durante il viaggio in Africa e di non essere interessato a uno scontro, Vance ha assunto toni più concilianti (e in apparente contraddizione con l’intervento da cui siamo partiti): «Papa Leone annuncia il Vangelo, come è suo dovere, e questo inevitabilmente comporta che esprima le sue opinioni sulle questioni morali del nostro tempo. Il Presidente – e l’intera amministrazione – lavorano per applicare quei principi morali in un mondo caotico (messy)» (vedi). Voglio credere che il ritrovato rispetto di Vance per l’impegno del santo padre a difesa dei principi morali sia autentico. Sui risultati dell’amministrazione USA nell’impegno per applicare tali principi rimango alquanto perplesso. Sicuramente il mondo è caotico, come rimarca Vance; il fatto è che l’attuale amministrazione USA dà proprio l’impressione di lavorare con impegno a renderlo ogni giorno più caotico che mai (vedi). D’altra parte se il Papa, come ha affermato, non ha voluto ribattere a Trump, ma i suoi discorsi sono comunque parsi una risposta agli attacchi del Presidente, nonostante che fossero stati scritti prima di questi (vedi), forse significa che i principi morali alla cui applicazione l’Amministrazione USA sostiene di star lavorando nel mondo caotico, non sono affatto quelli a cui Leone XIV sta diuturnamente facendo appello. Con buona pace di Vance.

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