La Chiesa in Francia oggi

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di Giovanni Campanella · Come annunciato dalla sala stampa della Santa Sede, papa Leone XIV si recherà in Francia dal 25 al 28 settembre 2026 (vedi). In vista di tali eventi, il 6 luglio l’Agenzia Fides ha pubblicato un’intervista di Marie-Lucile Kubacki a Éric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims in Francia e membro del Dicastero per l’Evangelizzazione (Sezione per le Questioni Fondamentali dell’Evangelizzazione nel mondo) (vedi). È stato anche Presidente della Conferenza dei vescovi di Francia.

La prima criticità della chiesa francese evidenziata dall’intervista è la diminuzione del numero dei sacerdoti. Il presule ammette che la società francese è non solo secolarizzata: in essa alberga spesso la volontà netta di costruirsi al di fuori della religione e soprattutto del cristianesimo, una forte volontà di autonomia rispetto a Dio. Purtroppo, ha pesato anche lo shock di rivelazioni di violenze sessuali e spirituali e di inganni emersi in alcune realtà ecclesiali che sembravano promettenti.

Sicuramente si può dire che la Chiesa in Francia sta radicalmente trasformando il proprio modello pastorale per diventare più lucida, meno ingenua, più critica verso sé stessa e i suoi frutti. Ciò la rende più accogliente e più capace di servire realmente Cristo. Una nota positiva di oggi è che ciò che appariva scontato e non degno di attenzione risulta ora più interessante per tanti catecumeni, cresimandi e giovani in generale. Inoltre, adesso molti laici presiedono delle preghiere, non per prendere il posto dei ministri ordinati ma per esercitare pienamente il proprio sacerdozio battesimale comune. Probabilmente oggi può emergere una maggiore e profonda intelligenza per comprendere che un’autentica vita in Cristo non è oppressione e prigione ma una scuola di libertà, autonomia, emancipazione: si può comprendere il paradosso per cui dipendere da Dio inserisce in una maggiore libertà. La forza dell’esperienza spirituale vissuta dai nuovi catecumeni francesi li conduce a ritrovare le parole dei primi cristiani. Il concetto di peccato non è più compreso in modo infantile, legalistico, come infrazione a un codice di comportamento o ad un galateo. Adesso lo si associa all’immagine del “mancare il bersaglio”, all’idea della vanità e del vuoto che lo caratterizza, al concetto di schiavitù che lo accompagna, riprendendo parole tratte da san Paolo e dalla liturgia.

L’arcivescovo di Reims riflette anche sul nuovo concetto di missione:

Mgr Éric de Moulin-Beaufort, auxiliary bishop of Paris, at Our Lady’s cathedral for the vigil for life in Paris (Île-de-France, France).

«Per molto tempo ho inteso la missione come se si trattasse di avere il coraggio di “collocare il nostro prodotto” presso persone che non lo conoscono e non vi sono interessate. Poco a poco ho compreso che la missione è anche essere inviati là dove siamo, assumere il peso e portare davanti a Dio il destino di tutta l’umanità. L’efficacia della missione non si misura solo dal numero di “aderenti” al “club” che è la Chiesa. Essa appartiene al mistero della croce: accettiamo di essere uniti a Cristo per portare il destino dell’umanità, e il Padre risponde come vuole. Dobbiamo comportarci da cristiani là dove siamo, con intensità e verità, confidando che si compia l’opera di Dio, che vuole condurre gli uomini alla pienezza della vita. Il tema scelto per il viaggio del Papa è «la vita in abbondanza». Questo passa attraverso la libertà di dire quale sia la fonte che ci fa vivere, attraverso l’esigenza di riconoscere ciò che Gesù ci dona – e che solo Lui ci dona – e di testimoniare questo dono che celebriamo nei sacramenti e che siamo chiamati a vivere in tutti i nostri incontri, anche nella vita sociale» (ibidem).

Forse l’esiguità dei ministri ordinati permette di liberarsi dall’”affanno dell’amministrazione” e collocare nel giusto ordine teologico i tre “munera”: prima insegnare, poi santificare e infine governare. «Governare non consiste nell’amministrare né nel dirigere, ma nel sostenere i cristiani per aiutarli a vivere maggiormente nel cammino di Dio. Occorre continuare ad alleggerire la gestione del nostro apparato patrimoniale e organizzativo per essere più disponibili alla Parola, ai sacramenti e agli incontri nei quali si cresce insieme» (ibidem).

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Giovanni Campanella

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