La diplomazia di papa Leone, l’impegno su armi nucleari e IA

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di Antonio Lovascio · Il primo a riconoscerlo – e non perde occasione di sottolinearlo in Tv e nei suoi editoriali – è stato un intellettuale e giornalista che si professa laico, l’autorevole direttore della rivista “Limes” Lucio Caracciolo, uno dei massimi esperti italiani di Relazioni Internazionali. “ Leone XIV sta riportando la Santa Sede al centro della geopolitica mondiale. A suo modo. Quello di una istituzione romana perciò universale, che ha per missione la diffusione del Vangelo e del suo messaggio di pace. Vocata quindi alla mediazione e all’equilibrio nell’ascolto delle parti in conflitto, soprattutto le più lontane dal suo sentire. Lavora per favorire il compromesso, ovvero la rinuncia dei belligeranti a parte dei loro obiettivi perché le armi tacciano”. Lo testimoniano la presenza del cardinale Pierbattista Pizzaballa a Gerusalemme-Gaza con l’attenzione sempre rivolta all’Iran e all’esplosione di tutta la polveriera Mediorientale; le recenti missioni in Ucraina del presidente della Cei card. Matteo Zuppi e di monsignor Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali. Naturalmente concordate con il Pontefice e col segretario di Stato Parolin, instancabili tessitori di pacificazione. A loro soprattutto si deve il merito della “Dichiarazione per una Pace Disarmata e Disarmante nell’era dell’Intelligenza Artificiale, delle Armi Nucleari e Autonome, dei Nuovi Protocolli Digitali e dei Modelli Emergenti di Sviluppo Digitale”, sottoscritta il 16 luglio in Campidoglio a Roma, al termine della due giorni che si è tenuta al Borgo Laudato si’ , un evento che, insieme ai rappresentanti di varie Religioni, ha visto la partecipazione di premi Nobel, principali esperti di IA, ex capi di Stato e di governo ed esponenti di università e istituzioni di ricerca tra le più importanti ed influenti al mondo.

Una sfida senza precedenti” quella che si sta vivendo, si legge nel testo, che interroga tutti perché soprattutto l’intelligenza artificiale offre grandi opportunità ma è probabile che “provochi una perdita massiccia di posti di lavoro e accentui la competizione economica tra le potenze nucleari”. Concentrandosi poi nelle mani ristrette di Paesi e di grandi imprese, l’IA può provocare profonde asimmetrie di potere. Sviluppandosi infine con una rapidità senza precedenti, è destinata “a produrre trasformazioni economiche, militari e sociali di vasta portata”. Nella dichiarazione si sottolinea anche che la crescente corsa agli armamenti nucleari va di pari passo con “una corsa all’intelligenza artificiale altrettanto pericolosa”. Pertanto accogliendo l’invito di Papa Leone a perseguire “una pace disarmata e disarmante”, si intende respingere l’idea che la sicurezza si fondi sulla paura, il domino, la minaccia e la distruzione reciproca.

Guardando al futuro dell’umanità, nei sei punti-chiave del documento si invita a “disinnescare la prossima corsa agli armamenti, sia nel campo dell’intelligenza artificiale sia in quello nucleare, prima che siano esse a determinare il volto del prossimo secolo”. Con un inequivocabile richiamo ai governi “ al rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani”; ed “a monitorare i processi completamente automatizzati nei sistemi di intelligenza artificiale”. Si chiede in sostanza un Trattato internazionale che vieti l’integrazione irresponsabile dell’IA nei sistemi di comando e lancio delle armi nucleari, garantendo che rimanga sempre un controllo umano effettivo e significativo”. Impedire in concreto un uso malevole dell’IA nelle operazioni informatiche e negli attacchi contro le infrastrutture nucleari. Un’esortazione: “Promuoviamo lo sviluppo e l’impiego responsabile dell’intelligenza artificiale – è scritto – per migliorare il benessere umano, accelerare il progresso scientifico e medico, proteggere l’ambiente, rafforzare la resilienza delle società e costruire la pace, lo sviluppo sostenibile e il bene comune”.

Gli ultimi punti riguardano la necessità di “individuare nuovi percorsi istituzionali verso una governance globale dell’intelligenza artificiale e per favorire, in futuro, l’attuazione di iniziative di governo globale in questo ambito”. Si appoggiano iniziative ispirate dalla Magnifica humanitas di Papa Leone e si sostiene il Panel Scientifico Internazionale Indipendente delle Nazioni Unite sull’IA. Chiaro l’appello dei firmatari : bisogna creare “un bene comune digitale” che favorisca la raccolta e la condivisione dei dati necessari ad approfondire la conoscenza e sostenere azioni efficaci riguardo alle armi nucleari, all’intelligenza artificiale”. Nel mondo infatti ci sono molteplici minacce interconnesse e le conseguenze ricadono spesso su chi non ha accesso né controllo sulle tecnologie che le generano.

In conclusione la “Dichiarazione di Roma” chiede con urgenza l’avvio di negoziati per giungere “all’eliminazione verificabile e irreversibile delle armi nucleari”. Si rilanciano quindi gli impegni sottoscritti nel Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP) e nel Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW). Da qui la richiesta agli Stati di fermare la corsa agli armamenti, puntando sui negoziati e sull’adempimento degli obblighi assunti. “Le nazioni dotate di armi nucleari – si legge – devono promuovere politiche e dottrine che riducano progressivamente il ruolo di tali armamenti, rafforzino la stabilità strategica e diminuiscano il rischio del loro primo impiego e di una guerra dalle conseguenze catastrofiche”. “È in gioco – scrivono i firmatari – la nostra sopravvivenza e quella delle generazioni future”. Ecco perché occorre puntare su valori comuni che, come auspicato dall’enciclica Magnifica humanitas, possono portare a valorizzare dignità umana e bene comune, ricostruendo “le mura di Gerusalemme” contro la prepotenza dei “costruttori della Torre di Babele”.

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Antonio Lovascio

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