di Andrea Drigani · Nell’anno 2026 la Festa della Cattedra di San Pietro, assegnata al giorno 22 febbraio, non può essere celebrata a motivo della coincidenza con la I Domenica di Quaresima.
Mi è sembrato, tuttavia, assai importante meditare su questa antichissima festa che risale al terzo secolo e che si distingue dalla festa della memoria anniversaria del martirio dell’Apostolo (29 giugno).
Per questa meditazione ci è di aiuto il discorso pronunciato da San Paolo VI all’udienza generale del 22 febbraio 1967.
Il Papa esordisce osservando che il grandioso e celebre monumento di bronzo, eretto per ordine di Papa Urbano VIII, ad opera di Gian Lorenzo Bernini (1598-1650), nell’abside della Basilica di San Pietro in Vaticano, si chiama «altare della Cattedra», il quale a prescindere dai cimeli archeologici ivi contenuti, vuole onorare principalmente il loro significato: vuole cioè riferirsi a ciò che dalla Cattedra è simboleggiato, la potestà pastorale e magistrale di colui che occupò la Cattedra stessa, considerata piuttosto nella sua origine costitutiva e nella sua tradizione ecclesiastica, che non nella sua entità materiale.
Dunque – prosegue San Paolo VI – onoreremo nella Cattedra di San Pietro l’autorità che Cristo conferì all’Apostolo, e che nella Cattedra trova il suo simbolo, il suo concetto popolare e la sua espressione ecclesiale.
A tal riguardo cita il santo vescovo e martire Cipriano, vissuto nella metà del terzo secolo, che usa questo termine per indicare la potestà della Chiesa Romana, in virtù della Cattedra di Pietro, donde scaturisce l’unità della gerarchia.
Papa Montini rammenta anche una frase di Sant’Agostino: «L’istituzione della odierna solennità ha preso il nome di Cattedra dai nostri predecessori per il fatto che si dice di avere il primo apostolo Pietro occupato la Cattedra episcopale. Giustamente dunque le Chiese onorano l’origine di quella sede, che per il bene delle Chiese l’Apostolo accettò».
Occorre dare a questa festività – continua San Paolo VI – la venerazione, che le è propria, ripensando alla insostituibile e provvidenziale funzione del magistero ecclesiastico, il quale ha nel magistero pontificio la sua più autorevole espressione.
Unico nostro maestro è Cristo – afferma il Papa – che più volte ha rivendicato a sé questo titolo (Mt 23,8; Gv 13,14); da Lui solo viene a noi la Parola rivelatrice del Padre (Mt 11,27): da Lui solo la verità liberatrice (Gv 8,32), che ci apre le vie della salvezza; da Lui solo lo Spirito Paraclito (Gv 15:26) che alimenta la fede e l’amore nella sua Chiesa.
Ma è pur Lui – dice ancora Papa Montini – che ha voluto istituire uno strumento trasmittente e garante dei suoi insegnamenti, investendo Pietro e gli Apostoli del mandato di trasmettere con autorità e sicurezza il suo pensiero e la sua volontà.
Onorando perciò il magistero gerarchico della Chiesa – ha concluso San Paolo VI – onoriamo Cristo Maestro e riconosciamo quel mirabile equilibrio di funzioni da Lui stabilito, affinchè la sua Chiesa potesse perennemente godere della certezza della verità rivelata, dell’unità della medesima fede, della coscienza della sua autentica vocazione, dell’umiltà di sapersi sempre discepola del divino Maestro, della carità che la compagina in unico mistico corpo organizzato, e la abilita alla sicura testimonianza del Vangelo.

