di Antonio Lovascio · E’ stato ben memorizzato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, ma forse è stato archiviato troppo in fretta il 59esimo Rapporto Censis , la più attendibile “fotografia” dell’Italia presente. Dal giorno della sua pubblicazione (5 dicembre) non abbiamo letto molti approfondimenti, probabilmente per la pia intenzione dei giornali di non guastare l’approssimarsi del festaiolo “clima” natalizio. Oltre al crollo demografico (solo 340mila nascite previste nel 2025, un quarto della popolazione con più di 65 anni), la fuga all’estero di tanti giovani, l’ossessione per la comodità e i suoi derivati, le mode ed ai consumi degli italiani, la ricerca registra impietosamente una verità amara, che si espande a vista d’occhio: la debolezza della politica, a livello nazionale e globale. Un divario sempre più ampio tra élite e popolo, che porta a far diminuire qualsiasi deferenza nei confronti dei governanti e degli attori della politica.
Se la parola dell’anno, stando all’Istituto Treccani, è “fiducia” – una bella parola che dovrebbe rappresentare un investimento nel futuro – nell’analisi di De Rita la troviamo solo qua e là allegramente riposta, comunque in evidente ribasso, in Putin, in Trump, in Orbán, in Erdogan e in Xi Jiping… Fiducia insomma in un autocrate qualunque, purché sia autocrate. Totale sfiducia nelle dinamiche della politica democratica, totale fiducia nel comando. Per fortuna, in percentuale maggioritaria (66,7 %), la fiducia degli italiani va a una figura un po’ più rassicurante, quella di Leone XIV: non a caso è il personaggio che – proseguendo gli appelli del suo predecessore Bergoglio – più di tutti si è battuto e si sta ancora prodigando con la diplomazia vaticana per fermare le guerre e raggiungere ovunque “una pace giusta e duratura” dopo aver più volte denunciato che “il mondo ha sempre i suoi Erode” . Un Papa che ha subito colto quanto grave sia la crisi della politica e fin dall’inizio del suo Pontificato ha manifestato un impegno costante per rilanciare la Dottrina Sociale della Chiesa. Spronando l’Europa, che, presa in contropiede dalle nuove sfide di Stati Uniti e Russia e vittima di un percorso di vera unità mai completata, non ha saputo rappresentare il ruolo di stabilizzatore e di pacificatore.
Ecco perché non stupisce che il 61,9% degli italiani ritenga che l’Unione europea giochi un ruolo poco o per niente incisivo nelle grandi partite globali, se il 52,8% crede che sia destinata alla marginalità in un mondo in cui contano la forza e l’aggressività, anziché il rispetto del diritto e degli organismi internazionali. Se il 55,2% è convinto che la spinta del progresso in Occidente si sia esaurita e che ormai appartenga a Paesi di più recente sviluppo, come la Cina e l’India, capaci di imporsi nel mondo grazie a uno sviluppo economico e tecnologico impetuoso, e per merito di leadership politiche e militari inarrivabili. Forse anche per questo nel Rapporto Censis indicano una fiducia sconfinata nella tecnologia (+723,3 negli ultimi vent’anni): smartphone e computer; mentre la spesa per la cultura si riduce di un terzo (-34,6%). Più smartphone, meno libri (-24,6%).
Dunque, bisogna invertire la rotta e pensare al futuro anziché al passato o, peggio, alla continua ricerca di consenso elettorale. Progettando e realizzando scuole per l’infanzia, case per le giovani coppie, programmi seri per una crescita economica che crei non solo posti di lavoro ma assicuri pure salari e stipendi dignitosi, il recupero di un minimo decoro fiscale (tradito da innumerevoli condoni) per attivare investimenti pubblici nelle infrastrutture che mancano. Finora si è pensato per lo più a piccole riforme (punitive ?) che non incidono sullo sviluppo del Paese. Per
fortuna resistono ancora alcune “conquiste” come il Servizio Sanitario Nazionale e la Previdenza, che va garantita ai più vecchi e in futuro ai più giovani. Salvaguardiamole e rafforziamole, se non vogliamo invece veder aumentare l’esercito dei “più fragili”. La strada è lunga, va subito imboccata. Prima che sia troppo tardi. Partendo da questo dato: l’Italia perde 16 miliardi di euro all’anno di capitale umano. E’ la cifra che il Cnel ha stimato per il triennio 2022-2024 , il costo dell’emigrazione netta dei giovani connazionali che scelgono l’estero per costruire il loro futuro. Un esodo che colpisce le regioni più produttive. A questi giovani, a tutti i giovani, si è rivolto con calore il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel tradizionale messaggio di fine anno, esortandoli a prendere in mano con fiducia e coraggio il proprio destino rendendosi protagonisti attivi e non passivi della vita collettiva. “Fatevi valere – è stato il senso dell’appello – ne va del vostro futuro”. Un invito che riassume le preoccupazioni del Capo dello Stato per l’astensionismo, registrato – col crescente distacco dalla politica – nelle ultime elezoioni regionali.

