La liturgia della vigilia della Domenica di Pentecoste utilizza un tratto del Vangeli di Giovanni, relativamente e breve che tuttavia pone non pochi problemi di interpretazione nella semplice comunicazione dell’omelia. Infatti, il testo di Giovanni è costruito dall’autore con una precisione assoluta.
Il passaggio che suscita la nostra attenzione viene introdotto dopo una frase emblematica di Gesù a conclusione del lungo discorso della sinagoga di Cafarnao: «molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”. Gesù riprese: “Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure, uno di voi è un diavolo!”. Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici» (Gv 6,66-70).
Appena varcata la soglia del capitolo seguente, questo è l’incipit significativo: «Gesù se ne andava per la Galilea; infatti, non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne» (Gv 7,1-2). Com’è noto, la festa durava otto giorni, nel settimo mese dell’anno (cf. Lv 22,33-43; Dt 16,13-16).
Il passaggio che suscita la nostra attenzione viene introdotto dopo una frase emblematica di Gesù a conclusione del lungo discorso della sinagoga di Cafarnao: «molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”. Gesù riprese: “Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure, uno di voi è un diavolo!”. Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici» (Gv 6,66-70).Appena varcata la soglia del capitolo seguente, questo è l’incipit significativo: «Gesù se ne andava per la Galilea; infatti, non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne» (Gv 7,1-2). Com’è noto, la festa durava otto giorni, nel settimo mese dell’anno (cf. Lv 22,33-43; Dt 16,13-16).
Quindi il Quarto Vangelo così prosegue: «i suoi fratelli gli dissero: “Parti di qui e va’ nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi. Nessuno, infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!”. Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. Gesù allora disse loro: “Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto». «Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di esso io attesto che le sue opere sono cattive. Salite voi alla festa; io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto”. Dopo aver detto queste cose, restò nella Galilea» (Gv 7,3-9).
Ora, i “fratelli” di Gesù erano già stati nominati in Gv 2,12 («Gesù scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli»). Una tradizione antica, secondo la quale i parenti più prossimi di Gesù, anche se esteriormente si sentivano legati a lui, si curavano soltanto dell’onore della famiglia e non credevano nella sua missione. Questo traspare anche dai Vangeli sinottici, in una maniera realmente emblematica (Mc 3, 21.31; 6,4).
Secondo lo Schnackeburg il riferimento ai fratelli di Gesù potrebbe provenire da una fonte indipendente; tuttavia, l’evangelista ha fuso interamente nella sua esposizione le notizie che aveva, quale ne fosse l’origine, e dei fratelli di Gesù ne ha fatto i rappresentanti dell’incredulità e del “mondo”, che si oppone alla sua missione. Comunque, potremmo concludere che per l’evangelista sono soltanto figure marginali.
Nonostante l’affermazione precedente, Gesù, in maniera quasi inattesa, «quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto» (Gv 7,10). Segue il discorso di Gesù, pronunciato al tempio (cf. Gv 7,11-24), che non c’è tempo di affrontare qui.
Nonostante l’affermazione precedente, Gesù, in maniera quasi inattesa, «quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto» (Gv 7,10). Segue il discorso di Gesù, pronunciato al tempio (cf. Gv 7,11-24), che non c’è tempo di affrontare qui.
Al discorso segue la reazione di chi ha ascoltato le sue parole: «alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: “Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia” (Gv 7,27).
A quel punto, il Vangelo, col suo tipico movimento ad ondate e in crescendo, ridà la parola al Cristo: «Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: “Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure, non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato”. Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: “Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?”. I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. Gesù disse: “Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete, e dove sono io, voi non potete venire”. Dissero dunque tra loro i Giudei: “Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? Che discorso è quello che ha fatto: “Voi mi cercherete e non mi troverete”, e: “Dove sono io, voi non potete venire?» (Gv 7,25-36)
A quel punto, il Vangelo, col suo tipico movimento ad ondate e in crescendo, ridà la parola al Cristo: «Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: “Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure, non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato”. Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: “Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?”. I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. Gesù disse: “Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete, e dove sono io, voi non potete venire”. Dissero dunque tra loro i Giudei: “Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? Che discorso è quello che ha fatto: “Voi mi cercherete e non mi troverete”, e: “Dove sono io, voi non potete venire?» (Gv 7,25-36)
Finalmente, il discorso arriva al suo culmine, il cui contesto preciso ho cercato di ricostruire – unica regola per una saggia interpretazione –: «nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva”. Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato» (Gv 7,37-39).
Al netto di altre questioni testuali minori, alcuni manoscritti o versioni cercano di attenuare l’impatto di questa affermazione così dirompente: «non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato». Così leggono, invece – e qui mi scuso dell’annotazione fin troppo tecnica, ma necessaria – : «lo Spirito non era ancora stato dato loro» (codice Vaticano: IV sec.) o « lo Spirito santo non era ancora su di loro» (codice di Beza: V sec.); «lo Spirito Santo non era ancora venuto» (vers. etiopica: V sec.).
Probabilmente coloro che hanno trasmesso il testo come lo leggiamo oggi, non vedevano una difficoltà teologica: come se Giovanni volesse dire che la terza Persona della Trinità semplicemente non esisteva prima che Gesù fosse glorificato nella passione, morte e risurrezione.
È vero piuttosto che un’affermazione come questa non riguarda la vita della terza Persona divinai Dio, bensì la sua relazione e quella di di Dio con noi.
Lo Spirito Santo non avrebbe toccato la realtà concreta della creatura umana finché Gesù con la potenza della risurrezione non avesse comunicato lo Spirito agli uomini: «Gesù disse loro: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati»).
Solo allora lo Spirito stesso agisce nei credenti in un modo non possibile prima della passione e della risurrezione del Signore Gesù (Gv 20,22; così Brown).
Ora questa finale sulla relazione di Dio con noi, sue creature, è a mio avviso estremamente significativa.
Così tanto che, in conclusione, vorrei attualizzare queste parole del Vangelo, riferendomi al tema della persona umana e delle sue relazioni,
con le parole di Jorge Mario Bergoglio nella sua enciclica programmatica (Evangelii Gaudium). Se, nel dono dello Spirito da parte del Cristo Risorto, Dio entra in relazione con ognuna delle sue creature, bisogna concludere che il Padre non «considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare» per «dare inizio alla cultura dello “scarto”» (EG 53). Di conseguenza, è escluso che «certe parti dell’umanità sembrino sacrificabili a vantaggio di una selezione che favorisce un settore umano degno di vivere senza limiti». Oppure che «le persone non siano più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se “non servono ancora” – come i nascituri –, o “non servono più” – come gli anziani» (Fratelli Tutti 18).
con le parole di Jorge Mario Bergoglio nella sua enciclica programmatica (Evangelii Gaudium). Se, nel dono dello Spirito da parte del Cristo Risorto, Dio entra in relazione con ognuna delle sue creature, bisogna concludere che il Padre non «considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare» per «dare inizio alla cultura dello “scarto”» (EG 53). Di conseguenza, è escluso che «certe parti dell’umanità sembrino sacrificabili a vantaggio di una selezione che favorisce un settore umano degno di vivere senza limiti». Oppure che «le persone non siano più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se “non servono ancora” – come i nascituri –, o “non servono più” – come gli anziani» (Fratelli Tutti 18).La potenza dello Spirito Santo, dono del risorto, opera instancabilmente verso questa direzione, nella società umana ma anche nella comunità cristiana, che non rare volte sembra dimenticare gli insegnamenti che pronuncia il suo magistero più autorevole, come messo in rilievo dallo stesso Leone XIV nella recente lettera enciclica Magnifica Humanitas.

