di Giovanni Campanella · Giovedì mattina 15 gennaio 2026, il Segretario di Stato Vaticano card. Pietro Parolin è atterrato in Kuwait per le celebrazioni per la elevazione a Basilica Minore della chiesa parrocchiale di Nostra Signora d’Arabia (OLA, che sta per Our Lady of Arabia), ad Ahmadi. Due interessanti articoli di Agenzia Fides trattano del contorno dell’evento, riferendo riguardo alla storia di Nostra Signora d’Arabia: (vedi) e (vedi). Da un’altra pagina web è rinvenibile la descrizione della elevazione della basilica avvenuta venerdì 16 gennaio: (vedi) .
La prima pietra di quella che ora è “novella” basilica minore fu posta l’8 settembre 1955. Tale pietra angolare era stata benedetta da papa Pio XII prima di essere inviata in Kuwait. A costruzione ultimata, nell’aprile 1956, la chiesa fu consacrata appunto a Nostra Signora di Arabia. Divenne la chiesa madre del Vicariato Apostolico di Arabia del Nord, un grande vicariato che, oltre a comprendere tutta l’Arabia Saudita, include anche Kuwait, Bahrain e Qatar. Come ha ricordato anche lo stesso Parolin, uno dei primi impulsi alla costruzione venne da un gruppetto di stranieri giunti per lavorare nell’industria petrolifera che nel 1948 ricavarono una modesta cappella da una vecchia centrale elettrica nelle sabbie del deserto. “Rifugio nel deserto” è un titolo mariano la cui devozione crebbe costantemente.
La Solennità di Nostra Signora di Arabia è celebrata in tutta la Penisola Arabica nel sabato o nella domenica successiva al Battesimo del Signore.
«Le radici della devozione a Nostra Signora d’Arabia risalgono alla metà del XX secolo, quando i Padri Carmelitani Scalzi, provenienti dall’Iraq, giunsero in Kuwait alla fine degli anni ’40 per assistere la crescente comunità cattolica. Tra le loro priorità pastorali c’era il nutrimento spirituale di un gregge eterogeneo: lavoratori, famiglie e migranti che desideravano ardentemente un senso di casa e la protezione divina in una terra lontana dalla propria. Fu in questo contesto che i Carmelitani introdussero un’immagine mariana, in seguito nota come Nostra Signora d’Arabia, per fungere da presenza materna unificante per i cattolici sparsi nel Golfo» (vedi).
Degna di nota è anche la storia della statua. Essa deriva da un’altra statua, realizzata nel 1919, della Madonna del Monte Carmelo proveniente dalla Basilica del Monastero Stella Maris di Haifa, in Israele. Una litografia di tale immagine fu venerata pubblicamente in Kuwait a partire dal primo maggio 1948.
«Nel 1949, con la crescente devozione, la Legione di Maria iniziò a utilizzare la propria immagine della Madonna dei Miracoli, spingendo il vescovo Stella a commissionare una nuova statua in Italia. Scolpita in cedro del Libano, la statua della Madonna con Bambino fu portata a Papa Pio XII per la benedizione. Il 17 dicembre 1949, alla vigilia dell’Anno Santo del Giubileo, Papa Pio XII benedisse personalmente la statua appena realizzata nei Palazzi Vaticani e fu fotografato mentre pregava davanti ad essa: un gesto straordinario che segnò profondamente l’inizio della devozione. La statua fu trasportata in aereo in Kuwait e accolta con gioia il 6 gennaio 1950 al Santuario Ahmadi, dove divenne presto il punto focale della preghiera quotidiana» (Ibidem).
L’attuale Vicario Apostolico dell’Arabia del Nord, mons. Aldo Berardi, nota che la presenza ininterrotta di una statua mariana per oltre 75 anni nel cuore della Penisola Arabica è straordinaria, dato il contesto culturale e religioso della regione, dove le immagini sacre sono generalmente limitate. Questa rigogliosa devozione è una fulgida testimonianza del vivo cuore mariano della Chiesa in Arabia.
In questi tempi di grande aridità dei cuori, in cui prendere con violenza è cifra comune anche tra chi dovrebbe essere baluardo del diritto internazionale, Maria risplenda come fiore nel deserto e faccia germogliare fede, speranza e carità dai nostri cuori assetati di Dio.

