Ricordo di Attilio Piccioni

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di Giovanni Pallanti · Nel 1975, o poco prima, stavo camminando sotto un tiepido sole romano, con Mino Martinazzoli, dalle parti di piazza Navona. Si andava certamente verso una riunione di partito. Mentre si passava davanti a un tavolo di un bar, notai una persona dall’aspetto autorevole, vestita di scuro, che guardava il passaggio. Martinazzoli si soffermò e disse: <Ciao senatore, come va?>. L’uomo anziano ma dallo sguardo ancora vigile gli rispose seccamente: <Siamo qui…>. Fatti pochi passi, Martinazzoli mi chiese se l’avevo riconosciuto. Gli risposi di noi. Mi disse: <E’ Attilio Piccioni, il più grande democristiano dopo De Gasperi>. Quell’incontro casuale non l’ho mai dimenticato. Attilio Piccioni è stato un gigante della cultura e della politica democratica e cristiana. L’aveva indirizzato verso il magistero di don Romolo Murri e poi di Luigi Sturzo, il fratello maggiore, Giovanni Piccioni, di sedici anni più grande di lui (Attilio era nato nel 1892), che fu fondatore della prima Democrazia cristiana  e poi del Partito popolare. Giovanni divenne, nel 1921, vescovo di Livorno fino al 1959. Quando l’Italia entrò in guerra nel 1915, Attilio si arruolò volontario nei bersaglieri, e poi divenne istruttore di volo della nascente Aeronautica militare. Stabilitosi a Torino, si iscrisse al Ppi, diventando il leader della sinistra del Partito popolare, la cui posizione di intransigenza nei confronti del nascente Partito fascista, lo fece diventare uno dei leader dell’opposizione a Mussolini nella Torino di Antonio Gramsci e di Piero Gobetti, sulla cui rivista <Rivoluzione liberale>, scrisse un articolo contro le camicie nere. 

Nel frattempo, prima di stabilirsi definitivamente nella città piemontese, subito dopo il congedo militare, si era laureato in Legge all’università di Roma. A Torino quindi svolse l’attività legale assieme a un’intensa militanza politica. Fu eletto per i popolari nel consiglio nazionale del partito, e consigliere comunale e assessore al comune di Torino. Nel ventennio fascista, dopo aver criticato la scelta dell’Aventino rinunciando a una lotta popolare contro il nascente regime, fu un attivo oppositore di Mussolini. Verso la fine della Seconda guerra mondiale si trovava a Firenze, dove si era trasferito, e nell’agosto 1944, quando si costituì la Democrazia cristiana, ne assunse la direzione politica. E nel 1946 fu eletto all’Assemblea costituente nel collegio di Firenze-Prato-Pistoia, assieme, tra gli altri, a due importanti figure del cattolicesimo democratico italiano, Giorgio La Pira e Giovanni Bertini. Nel 1946 prese il posto di Alcide De Gasperi come segretario nazionale della Democrazia cristiana, e il suo ruolo fu decisivo per indirizzare nel referendum istituzionale del 2 giugno, milioni di voti per la Repubblica (la Dc formalmente si era dichiarata neutrale sulla scelta fra monarchia e repubblica).

 

Questo è stato il capolavoro politico di Attilio Piccioni, uno dei veri padri fondatori della repubblica italiana. Vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri nei governi De Gasperi, era considerato da tutti il successore del leader trentino, fino a quando il figlio, Piero Piccioni, musicista, fu coinvolto in un giallo conosciuto come <Caso Montesi>: una ragazza romana era stata trovata morta sulla spiaggia di Capracotta, nel litorale della Capitale. Piero Piccioni, processato a Venezia, fu completamente assolto, ma questo fatto, che ebbe risonanza internazionale, convinse Attilio Piccioni a ritirarsi dalla politica attiva. Anche se la Democrazia cristiana lo volle sempre fra i suoi parlamentari, prima alla Camera, e poi senatore della Repubblica. Era nato a Poggio Bussone, morì a Roma il 10 marzo 1976. Uno dei suoi figli, il grande critico letterario Leone Piccioni, è stato mio amico, e conservo un bel ricordo anche di lui. 

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Giovanni Pallanti

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