«Voi stessi date loro da mangiare» (Mt 14,16)

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di Stefano Tarocchi · Il Vangelo di Matteo non è l’unico a mettere in relazione l’attività di Gesù con quella di Giovanni il Battista. Marco fa iniziare la missione pubblica di Gesù con questo segno preciso: «dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”» (Mc 1,14-15). Analogamente Luca scrive che «il tetrarca Erode, rimproverato da lui a causa di Erodìade, moglie di suo fratello, e per tutte le malvagità che aveva commesso, aggiunse alle altre anche questa: fece rinchiudere Giovanni in prigione» (Lc 3,19-20).

Ma il Vangelo di Matteo non dimentica di notare che «al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù.  Egli disse ai suoi cortigiani: “Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!”. Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni, infatti, gli diceva: “Non ti è lecito tenerla con te!”. Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.

E qui si colloca la narrazione del martirio del Battista: «quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: “Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista”. Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione.  La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre» (Mt 14,6-11).

Quindi il racconto di Matteo così prosegue: «i suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù. Avendo udito questo, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città.  Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. Ma Gesù disse loro: “Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare”. Gli risposero: “Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!”. 18Ed egli disse: “Portatemeli qui”. E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.  Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene.  Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. (Mt 14,12-21).

La pagina assegnata a questa prima domenica di agosto assume però un’altra caratteristica importante, forse poco esplorata. Dato che la notizia circa la morte del Battista si inserisce in un punto particolare della “triplice tradizione” (la fonte comune ai tre vangeli sinottici), ossia l’episodio comunemente denominato la “moltiplicazione dei pani e dei pesci” (Mt 14,13-21; Mc 6,30-44; Lc 9,10-17; cf.  Gv 6,1-15).  Marco narra del ritorno dei discepoli dalla loro missione e del conseguente invito di Gesù: «gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero» (Mc 6,30-33).
I Vangeli pongono l’accento sulla compassione di Gesù per le folle che lo seguono (Mc 6,34; Mt 14,14), che lo costringono ad agire nel «guarire i loro malati» (cf. Mc 6,34: «si mise a insegnare loro molte cose»). Luca dice addirittura che Gesù «accolse le folle e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure» (Lc 9,11).

Peraltro, Gesù non segue la richiesta dei discepoli di congedare la folla perché vada a cercarsi da sola da mangiare, e avendo scoperto la presenza di pochi pani e due pesci (esattamente «cinque pani e due pesci»), dopo averli benedetti riesce a nutrire attraverso i discepoli la folla presente: «circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini» (Mt 14,21).

Non è importante il gesto in sé, e anche il fatto che Gesù chiede che tutti i presenti si siedano sull’erba (Mt 14,19), un dettaglio solo apparentemente banale ma che rimanda all’unica stagione in cui era possibile: la primavera. Questo chiede di misurare diversamente la durata del ministero di Gesù, aggiungendo quanto meno una Pasqua che non è di fatto rammentata.

Di fatto quello che si compie davanti agli occhi di Gesù e dei suoi discepoli è una sorta di mutazione genetica di quella festa per il compleanno di erode – qui rammentata soltanto attraverso la parola non le testi “commensali” (Mt 14,9; cf. anche Mc 6,21: «Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea»).

Durante quel pasto avviene, nonostante la “tristezza” del re, l’orribile scambio tra il potere e coloro che lo possono mettere in discussione, scatenati da Erodiade e dalla figlia, che danza per il suo pubblico (Mt 14,6), una volta ricevuta dal sovrano la promessa con un giuramento omicida, che elimina colui che ha osato criticare il suo potere: «Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo.  Giovanni, infatti, gli diceva: “Non ti è lecito tenerla con te!”.  Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta» (Mt 14,3-5). Luca scrive invece che «il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti – si tratta del resoconto della missione dei Dodici – e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: “Giovanni è risorto dai morti”, altri: “È apparso Elia”, e altri ancora: “È risorto uno degli antichi profeti”. Ma Erode diceva: “Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?”. E cercava di vederlo» (Lc 9,7-9; cf. Mc 6,14-16).

Nel banchetto e alla corte di Erode non trova spazio alcun ascolto: domina soltanto un potere che esalta, consolida e celebra sé stesso, quello di Erode e di quanti, dopo di lui, ne hanno seguito l’esempio. Il Battista, precursore di Gesù Cristo nella vita come nella morte, paga con la vita la libertà di una voce che non si piega e non tace di fronte a chi abbandona la via della giustizia per compiacere il potente di turno. Proprio così continua, ancora oggi, a indicare la via della salvezza sulle orme di Cristo.


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Stefano Tarocchi

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