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Posted on 1Feb, 2016

In principio era l’amore. Un saggio di Julia Kristeva

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kristevadi Francesco Vita Il saggio di Julia Kristeva edito da Il Mulino nel 2015 affronta in poche e dense pagine in maniera originale il rapporto tra psicoanalisi e fede. Il testo si propone di indagare sulla fede con particolare riferimento a quella cattolica, con gli strumenti della psicoanalisi freudiana. Il risultato che ne viene fuori non è però la decostruzione completa della religione come pensava Freud, ma al contrario una domanda di senso che viene dal profondo dell’essere umano.

Nello scorrere delle pagine infatti che è fluido benché discorsi e termini usati non siano di immediata comprensione per i profani o per chi non è interessato alla materia, si analizza la fede, la religione e la pratica di essa fino anche al Credo, con risultati forse opinabili ma che celano un anelito profondo che trova risposta solo in altro…o meglio in un Altro.

Per sua stessa ammissione l’autrice non è credente, tuttavia i punti di contatto tra fede e psicoanalisi che essa trova sono molteplici: il primato della parola e la fede nell’amore. Il credente che prega e il paziente che si affida all’analisi infatti hanno questo in comune. Sono mossi da una sofferenza interiore ed entrambi investono nell’Altro, nella speranza di riceverne una rivelazione pacificante e salvifica. Le loro esperienze tuttavia, benché così vicine da coincidere quasi, divengono diverse nei risultati e nella percezione di essi da parte del soggetto: la fusione spirituale in un caso, l’apprendimento della separatezza e della perdita nell’altro.
Al di là quindi delle conclusioni, sulle quali si può essere d’accordo o meno, si ha però la percezione di trovarsi di fronte a qualcuno che sebbene con sguardo prudente e disilluso, non si accosta alla fede con pregiudizio ma anzi, utilizza la ragione e la scienza di cui è esperta in maniera aperta al mistero e al trascendente. Appare chiaro tra le righe di questo saggio che l’uomo di cui si parla non è un uomo chiuso in se stesso, con in mano tutte le ricette per poter conoscere e governare il mondo, ma al contrario è un uomo che naturalmente si sente chiamato ad affidarsi ad un altro, che nella propria vocazione ha il desiderio profondo di amare poiché si concepisce essenzialmente come un essere amato fin dal principio, anche se non sa come e da chi. Questo è quello che i cristiani chiamano “il senso religioso” dell’uomo e che considerano innato in esso in quanto l’uomo già nell’atto della creazione prima e nel processo di redenzione poi è amato da Dio nonostante i suoi tradimenti, le sue mancanze, le sofferenze e la croce.
Il saggio in questione quindi è interessante perché dà atto che è possibile un’investigazione del mistero, un’apertura al trascendente, una ricerca del senso della vita non chiusa in aride formule anche senza rinnegare le certezze e le verità date dalle scienze e allo stesso tempo perché ai cristiani ricorda che il Signore sparge i “semi del Verbo” anche fuori dal solco sicuro della rivelazione. In principio era l’amore: potrà essere questo un punto di partenza per uno sguardo più sereno sull’uomo e la sua fede?