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Posted on 1Ago, 2016

“Martin Lutero”. Un libro di Angela Pellicciari

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1469866846335-1932042489di Francesco Vita • “In verità dunque un sacerdote non è più sacerdote quando sia stato deposto. Ma ecco che essi vanno favoleggiando di carattere indelebile e cianciano che un prete deposto è sempre qualcosa di diverso da un cattivo laico; vaneggiano addirittura che un prete non possa più essere altro che un prete, né tornare più laico; le quali tutte son chiacchiere e leggi inventate da uomini” (tratto da Ai principi della nazione tedesca). Riguardo ai contadini insorti contro i principi luterani: “chiunque lo possa deve colpire, sgozzare, accoppare in pubblico o in segreto convinto che non esiste nulla di più velenoso, nocivo e diabolico di un sedizioso, appunto come si deve accoppare un cane arrabbiato perché se non lo ammazzi tu egli ammazzerà te e tutta la contrada con te” (da Contro le bande brigantesche e assassine dei contadini). Infine a proposito degli ebrei: “cosa potranno fare i Cristiani contro l’odioso e maledetto popolo dei Giudei? È cosa utile bruciare tutte le loro Sinagoghe e se qualche rovina viene risparmiata dall’incendio, bisogna coprirla di sabbia e fango affinché nessuno possa veder più nemmeno un sasso o una tegola di quelle costruzioni…” (da De Iudaeis et eorum mendaciis).
Queste, tre delle tante citazioni, volutamente provocatorie, presenti nel libro di Angela Pellicciari, Martin Lutero, Edizioni Cantagalli Siena 2012, pagine 174, che rendono bene il tenore dell’opera; non tanto nel voler andare contro la figura del riformatore tedesco per partito preso in quanto cattolica impegnata, quanto nel voler mostrare la deformazione della sua immagine operata da una certa cultura, i cui risultati ricadono sul senso comune.
Per diverse ragioni infatti nel XIX secolo ha dominato nel clima culturale europeo una storiografia d’impronta protestante che vedeva con occhio positivo la Riforma luterana e che ne ha condizionato la narrazione. A questo si aggiunga l’unificazione della Germania, che ha apportato tratti nazionalistici al culto della figura di Lutero, i quali hanno influenzato le grandi università tedesche dell’epoca: egli infatti è stato per molti aspetti il primo tedesco in senso moderno, che ha rivendicato l’indipendenza del suo popolo da un’entità, Roma, avvertita come straniera, che ha chiamato i principi di Germania ad unirsi nella lotta, che ha tradotto un’opera, la Bibbia, nella lingua parlata e comune ai tedeschi. Questi diversi fattori hanno “fatto letteratura” e sono alla base dell’immagine spesso novellata che ancor oggi si ha di lui, data dal fatto che ci si è formati leggendo testi provenienti da quel clima culturale che lo vedeva favorevolmente. Egli viene raccontato da alcuni, anche in ambienti cattolici, come uno che aveva capito, che ha anticipato, che è stato frainteso o perseguitato, finanche come una guida spirituale, una sorta di Padre della Chiesa della modernità di cui leggere gli scritti, un modello a cui conformare la sobrietà liturgica, l’ecclesiologia non invadente e l’alta considerazione della coscienza umana.
La nostra autrice, attraverso una ricostruzione non certamente scientifica ma divulgativa, vuole smontare questa immagine falsata mostrando quali toni il riformatore tedesco realmente usasse verso il Papa, il clero, la santa messa o con quale velocità abbia cambiato opinioni teologiche in base agli eventi storici che si stavano susseguendo o come variassero le proprie opinioni su certe azioni quando a farle era il Papa o i principi riformati.
Interessante poi è la valutazione delle conseguenze storiche indirette originate dalla Riforma sul popolo tedesco: Guerra dei Trent’anni, Guerre di Religione, principio del cuius regio eius et religio con conseguenti morti, epidemie, migrazioni, espulsioni e deportazioni che hanno reso la Germania il campo di battaglia per decenni e la cenerentola per secoli, d’Europa. Si domanda se davvero la Riforma è convenuta alla nazione tedesca, come una certa storiografia vuole far credere.
Da un punto di vista più europeo ne sottolinea la rottura dell’unità spirituale dei popoli del Vecchio Continente causata dalla Riforma, che sarebbe all’origine di molte delle crisi d’identità che oggi con la pluralità delle culture presenti sul suolo europeo e un Islam particolarmente aggressivo risaltano con molta più evidenza di qualche anno fa.
Attraverso le citazioni nel corpo dell’opera e le vignette propagandistiche proposte in appendice, fa cogliere quale fosse lo spirito e la fede del monaco di Wittemberg su molte delle questioni che per un cattolico sono più che fondamentali come il ministero di petrino, il sacerdozio ministeriale e la sacramentalità della Chiesa.
Infine colpiscono le parole infuocate dirette agli israeliti, che evidenziano un tratto forse non molto noto del cosiddetto “papa di Wittemberg”.
Un libro interessante quindi per comprendere meglio una figura certamente centrale della storia moderna europea e con la quale la Chiesa ha nel bene e nel male dovuto fare i conti ma con il pregio di non fermarsi a quello che “gli altri dicono”, andando più a fondo e portando alla luce anche aspetti forse un po’ scomodi e poco politicamente corretti.