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Posted on 1Dic, 2014

I silenzi di Pio XII: riflessioni e spunti dal libro di Andrea Tornielli

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9788804582069-pio-xii_copertina_piatta_fodi Francesco Vita • Dopo le canonizzazioni di Giovanni Paolo II e Giovanni XIII, la beatificazione di Paolo VI e l’istruzione di diversi processi di papi del XX secolo, volgiamo lo sguardo verso uno di questi per capirne meglio alcune difficoltà: quello di Pio XII. Senza la pretesa di entrare nel merito della santità o delle virtù esemplari della persona, per la cui valutazione ci sono i tribunali appositi, né tantomeno di esaurire l’argomento, ci proponiamo qui di soffermarci su alcune delle ragioni esterne al processo che sono d’intralcio alla sua prosecuzione.

La biografia in questione di Andrea Tornielli, pur essendo completa sotto tutti i punti di vista, aiuta a far chiarezza sopratutto su due punti cruciali che storicamente hanno rallentato se non arrestato il processo canonico per la beatificazione: l’accusa di aver taciuto di fronte allo sterminio del popolo ebraico in Europa e il fatto di essere stato l’ultimo papa del preconcilio.

Senza un pregiudizio iniziale, ma attraverso il racconto della vita di Eugenio Pacelli a tratti anche molto circostanziato data l’abbondanza di documenti, che si dipana attraverso quindici capitoli di cui ben la metà riguardanti il suo Pontificato, in una lettura certamente lunga ed impegnativa ma allo stesso tempo scorrevole, l’autore mostra con fatti e documenti come le accuse riguardo a quei punti menzionati sopra, siano inconsistenti.

Il dibattito storico infatti riguardo alla prima delle due questioni, l’atteggiamento avuto dal Pontefice verso la politica del Reich con gli ebrei nella Seconda Guerra Mondiale, ha usato spesso la parola “silenzio”, soprattutto se paragonato ai diversi modi avuti verso l’altro grande nemico, il Comunismo, contro il quale invece furono profuse molte e notevoli parole. Il Papa avrebbe taciuto di fronte allo sterminio, si sarebbe astenuto dall’intervenire potendo ed avrebbe indirettamente favorito i carnefici nei loro perversi progetti, finanche a condividerne parzialmente l’intenzione.

L’esame dei fatti porta a non poter condividere nessuna di queste accuse: la carità effettuata ai tempi della Nunziatura e la protezione a molti israeliti assicurata da Papa, fugano l’idea anche di un lontano sentimento antigiudaico; la condanna non esplicita del Nazismo motivata da ragioni politiche non ha significato la mancanza di contrasto anche politico ad esso, provata dalle numerose rimostranze diplomatiche e non, che il Reich fece contro di lui e il Vaticano; la provata freddezza della Germania alla sua elezione chiarisce ogni velleità di connivenza col regime; il contrasto pratico attuato attraverso nunziature, diocesi e anche conventi e singole persone chiariscono una volta per tutte il suo ruolo nel contrasto alle deportazioni.

Riguardo alla seconda questione, l’essere l’ultimo Pontefice del preconcilio, l’autore viene ad intervenire più che su un dibattito sulla coscienza del senso comune ecclesiale. A chi ha familiarità con gli studi teologici è infatti ben noto il ruolo di preparatore più o meno consapevole del Concilio Vaticano II di papa Pacelli, tuttavia per i più egli è ancora il preconciliare (nel senso negativo del termine), l’antico da svecchiare, l’ultimo appartenente a quella vecchia Chiesa da riformare, l’anti-Giovanni XXIII…

Il nostro autore snocciola invece durante tutta la narrazione lo spirito innovatore, aperto alla modernità e alla novità del Santo Padre: dalla riforma liturgica della Settimana Santa al nuovo modo di guardare ai rapporti con gli stati laici, dall’impulso agli studi biblici ai discorsi in materia sociale e medica, dalla nuova ecclesiologia pneumatologica dei suoi documenti all’apertura agli studi critici sui testi liturgici e biblici, ecc… fino ad accennare ciò che affermerà più chiaramente nel libro successivo su Paolo VI di una provata intenzione di convocare lui stesso un Concilio a Roma, sulla quale soprassedette a causa della Guerra Mondiale prima e della Guerra Fredda poi, e della speranza che Montini fosse il proprio successore; rivela così il suo ruolo di precursore, preparatore e in un certo senso di “padre assente” del Concilio.

Le due questioni poste all’inizio sono spesso sostenute da poteri e organismi ora esterni ora interni alla Chiesa, che le utilizzano per tenerla in scacco o per non voler presentare ai fedeli il Pio XII come esempio di fede e santità.

E’ rilevante infatti come la prima di esse sia sorta soltanto negli anni Sessanta in seguito a determinati avvenimenti che hanno riguardato il Medioriente, contro una pacifica opinione del contrario precedentemente sostenuta da tutti, mentre la seconda soltanto all’apertura del processo canonico in un periodo nel quale la ricezione conciliare era molto problematica.

Al di là quindi del giudizio sulla santità della persona, ritengo il libro utile per far chiarezza sulla figura di un uomo, un cristiano, un Papa che è stato certamente decisivo per il ‘900 e il cui processo canonico, se si fermasse per problemi che non sono in realtà problemi, costituirebbe una perdita per la Chiesa e per il mondo.