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Posted on 1Dic, 2015

Il Risorgimento italiano e la crisi d’identità dei popoli europei. Alcune riflessioni da un libro di Alberto Mario Banti

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ABantidi Francesco Vita • Trattiamo nuovamente il tema del Risorgimento d’Italia in quanto crediamo che, relazionato al tema della crisi d’identità dei popoli che esso suscita, sia alquanto urgente dopo i fatti recentemente accaduti a Parigi.Ovviamente le due cose non si collegano in modo diretto ma le riflessioni sul primo possono aiutare, nella misura in cui le vediamo trasposte dalla realtà italiana a quella europea.

Il libro in questione di Banti, “Il Risorgimento italiano” edito da Laterza non è né nuovo né innovativo ma tratta il tema in maniera interessante; ha la sua prima edizione infatti nel 2004 con riedizioni e ristampe successive e non propone tesi originali sulla genesi dello Stato italiano, tuttavia si sofferma abbastanza su documenti, contesti e premesse. In uno scorrere abbastanza snello fa comparire più che date e nomi, alcune situazioni di contorno che aiutano a capire e a comprendere meglio l’oggetto della nostra riflessione. Spesso si è attribuita molta importanza all’operazione culturale post-unitaria fatta dalla scuola di Stato e dalle Istituzioni per “fare gli italiani” che certamente da un dato punto di vista non c’erano in quanto mancavano di una lingua comune, di una storia veramente condivisa, ecc., ma da altri punti di vista invece sì. Come spesso accade la storia l’hanno fatta i vincitori e nel periodo successivo all’unificazione si è idealizzata l’Italia così come si era realizzata.

Invece i documenti storici nei quali ci imbattiamo durante la lettura, i particolari che incontriamo ci parlano di molte anime del Risorgimento, molti modi di immaginare la futura Italia anche sostanzialmente diversi da quello che poi si è effettivamente realizzato; ci parlano di una coscienza nazionale che precede la realizzazione statuale, di un popolo che benché non completamente consapevole, era già italiano, di un’Italia che in maniera complessa e a volte goffa emerge da ben prima del 1861 e se vogliamo anche del 1848. Non possiamo pretendere di trasportare i nostri modelli odierni in quella società: è ovvio che benché si cominciasse già a parlare di “opinione pubblica” le grandi masse rurali non potevano partecipare al modo di oggi e quindi sono sembrate piuttosto passive riguardo alla chiamata alle armi o ai moti insurrezionali, tuttavia è possibile affermare che il popolo o i popoli d’Italia esistevano già prima dell’unificazione.

Capire questo è importante per non rimanere ingabbiati oggi in una sorta di tradizionalismo istituzionale o culturale dove benché in buona fede, si vuol restare fermi a modelli scolastici, di istituzioni o di laicità circoscritti storicamente al XIX secolo, senza comprendere che essi si sono realizzati così per motivazioni contingenti. Quanti preti hanno combattuto sulle barricate nelle Cinque Giornate di Milano nel ’48? Quanti intellettuali hanno scritto per una Nazione diversa? Ripensare oggi certe forme non è tradire i valori condivisi del Paese, ma tentare di declinarli di nuovo nell’oggi del mondo, dimostrando una fedeltà rinnovata alla Nazione in quanto viva e presente già prima che quei valori si manifestassero così come li conosciamo oggi.

Nel XIX secolo per tagliare con l’Antico Regime e difendere la società da quelli che venivano ritenuti gli eccessi della commistione tra la Corona e l’Altare vennero adottati modelli culturali indifferenti o addirittura ostili alla religione cristiana, che oggi nella società multiculturale e vessata adesso anche da forme aggressive di radicalismo religioso non sembrano reggere più. Per il troppo zelo di rimanere indifferenti i popoli europei rischiano di non ricordarsi più chi sono, e non ricordandosi più, di rimanere disorientati e impauriti di fronte a chi ostenta certezze di cui spesso si rimane allibiti, ma granitiche. Un processo di ripensamento interno alla nostra cultura nella direzione indicata, ci renderebbe più consapevoli di noi stessi e più sereni nell’affrontare il confronto con le altre culture.