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Posted on 1Feb, 2015

Per una “nuova evangelizzazione”, spunti dal libro “Spiritualità sacramentale nella vita quotidiana” di Toni Witwer.

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witwerdi Francesco Vita • Il tema della “nuova evangelizzazione” si fa particolarmente urgente oggi e forse per la prima volta nella storia in queste dimensioni, assume maggior rilevanza in quelle regioni del mondo che sono di antica evangelizzazione. Nella storia più volte si è posto il problema di riannunciare il Vangelo a quelle persone che teoricamente non ne avrebbero dovuto aver bisogno poiché già iniziate alla vita cristiana coi sacramenti. Basti ricordare l’opera in Boemia dei santi Cirillo e Metodio, di san Bonifacio in Germania, degli Ordini mendicanti nell’Europa latina, dei parroci tridentini… accanto ad esempi fulgidi di fede conservata per secoli, anche senza clero e sacramenti, come nelle Chiese di Corea e del Giappone, abbiamo assistito più volte infatti alla perdita di valori fondamentali e senso cristiano in regioni dell’Europa e dell’America latina a cui è stato necessario rimediare con un nuovo annuncio. Se quindi la situazione che stiamo vivendo in Occidente non deve spaventare in se stessa, poiché la Chiesa ha più volte affrontato e vinto insidie simili, è innegabile che oggi siano cambiati molti dei presupposti e delle concause, questi sì nuovi, che determinano una certa novità del fenomeno.

Il libro in questione si propone di affrontare il problema di recuperare, riscoprire e contemplare la spiritualità di ciascun sacramento e cerimonia sacramentale. Benché non sia intenzione diretta dell’autore del libro, il suo scopo assumerebbe, ad avviso di chi scrive, un’efficacia tutta particolare nell’opera della “nuova evangelizzazione” del nostro contesto. Chi ha esperienza pastorale si rende conto che molto spesso dietro l’abbandono della pratica cristiana non c’è un problema di avversione al Vangelo, alla Chiesa o ai sacramenti, quanto piuttosto un senso di indifferenza, una condizione di presupposta autosufficienza che deriva da una non piena comprensione del messaggio evangelico, da una mancata interiorizzazione di esso e qualche volta anche da un’influenza di antropologie non conformi alla Parola del Signore.

In questo senso più di molte attività e tecniche pastorali nuove e complesse, potrebbe riuscire una ritrovata motivazione sul perché e sul come partecipare alle liturgie che la Chiesa da sempre compie. Lavorare sul rendere palese e comprensibile che quegli atti non sono un di più della vita cristiana, ma sono ciò di cui il cristiano o meglio l’uomo, necessita per divenire ciò che è chiamato ad essere.

Il libro, molto agevole e non lungo, dopo aver fatto un’introduzione generale sulla situazione di crisi dell’economia sacramentale in Occidente, dedica un capitolo a ciascun sacramento, evidenziando ogni volta gli aspetti antropologici che determinano le problematiche di esso e le proposte per affrontarle.

Ne esce un quadro dove alcuni sacramenti sono in crisi nel loro complesso, mentre altri soltanto in alcuni aspetti, alcuni soltanto trai cosiddetti non-praticanti, altri anche tra coloro che praticano. Il clima che se ne percepisce però è fondamentalmente positivo, poiché non troviamo un mero elenco di problemi e sconfitte, ma anche consigli e spunti realisticamente attuabili prima di tutto per ciascuno che legge e poi, se possibile, anche per gli altri.

Riguardo al merito delle proposte l’opera assume particolare importanza anche perché esse non sono unidirezionali; accanto cioè ad una critica di alcuni atteggiamenti pastorali e teologici del passato, troviamo anche una critica a molte delle soluzioni adottate con alacrità negli ultimi tempi e viceversa, le proposte non provengono soltanto dall’aiuto delle scienze sociali e moderne ma anche da uno sguardo illuminato sulle pratiche e gli atteggiamenti del passato.

Un ottimo strumento quindi per chierici e non, per cominciare un cammino personale di riscoperta di ciò che vediamo e viviamo fin dall’inizio della nostra esperienza cristiana e se possibile per trasmettere tutto ciò a chi ci sta intorno al fine di dare un contributo a quella “nuova evangelizzazione” che tanto ci viene chiesta e che dovrebbe essere il nostro modo di vivere l’esperienza cristiana, l’esperienza della Chiesa, l’esperienza di Gesù.