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Posted on 1Giu, 2015

A proposito di cristiani perseguitati: il genocidio degli armeni.

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genocidio-armeni-675di Francesco Vita Negli ultimi mesi con le prese di posizione della Francia, del Parlamento europeo e del Santo Padre sui fatti che hanno bagnato di sangue la penisola anatolica agli inizi del Novecento e che possono essere riassunti nel tentativo di genocidio del popolo armeno, si è ricominciato a parlare e con i giusti termini di una vicenda di cui in molti si erano dimenticati per motivi tutt’altro che nobili.

Lo storico Andrea Riccardi, non nuovo a questo genere di studi, nel libro “La strage dei cristiani, Mardin, gli armeni e la fine di un mondo” edito da Laterza, se ne occupa in maniera particolarmente onesta ed avvincente.

In poco più di duecento pagine descrive i tristi accadimenti dell’epoca attraverso la storia di questa cittadina vicina al confine tra le attuali Turchia e Siria. L’opera non vuole quindi essere una trattazione estesa e specifica sul problema in questione, ma si rivolge al grande pubblico per fargli comprendere il problema in una trama che è accessibile anche a chi non ha particolare familiarità col genere storico. Non abbiamo un personaggio protagonista, tuttavia si riscontrano varie vicende di diverse persone, che con lo scorrere delle pagine divengono più familiari al lettore, delle quali ci sono narrate attraverso la parabola della storia, le caratteristiche, le fortune, le disgrazie, i lutti, la fede, le prove…i lieti e i tragici fini.

Rifuggendo da uno stile storico romanzato che non gli appartiene, l’autore narra fatti che sono documentati storicamente, con immagini a volte truculente ma che vengono descritte con niente in più rispetto a ciò che riferiscono i testimoni oculari.

Mardin, un tempo ricca città dell’Impero Ottomano, al centro di vie commerciali, crocevia di popoli dalla lingua e dai vestiti diversi, sede di tre diocesi di altrettante Chiese cristiane, abitata solo per metà da musulmani e fiorente in economia, dopo gli anni Venti non ha più niente di tutto ciò, né vescovi né cristiani, né economia né commerci di cui gli armeni in gran parte si occupavano, né lingue né vestiti diversi; e nel mezzo le stragi, le vessazioni, le deportazioni e gli assassinii che hanno permesso la realizzazione di tutto ciò.

Una triste storia, dove si intrecciano politica, economia, religione, nazionalismo, paure e rivalità che aiutano a comprendere un po’ meglio la natura dei fatti di allora e le vicende che ancora oggi imperversano in quella regione.

Nel libro infatti c’è anche spazio per la riflessione storico-politica su quali fossero le cause profonde di quegli avvenimenti così terribili. Ecco allora emergere che il problema delle stragi non riguardò soltanto la popolazione armena, benché contro di essa ci sia stato un accanimento particolare, ma tutti i cristiani dell’Anatolia; che raramente l’esercito ufficiale si sia compromesso, lasciando fare il lavoro sporco alle popolazioni vicine avversarie degli armeni e desiderose di accaparrarsene i beni, attuando però dalla capitale una specifica opera volta alla turchizzazione dei luoghi, dei nomi e delle nuove generazioni; ma anche che questo ributtante progetto di sterminio fosse il risultato della frustrazione nazionale del popolo turco che aveva subito sconfitte ed espulsioni nei territori perduti in Europa e si trovava in quel momento con un’identità da costruire e quasi straniero in casa propria.

Avvenimenti questi che aiutano a leggere meglio e senza estremismi né irenismi i problemi che vediamo tutt’oggi nei telegiornali o leggiamo sulla carta stampata relativi a quelle regioni e che sono più o meno gli stessi.

Il libro termina con una parola di speranza sul cammino che sta facendo la nazione turca, soprattutto a livello locale, di revisione della storia recente; un cammino non facile, per chi è cresciuto nella retorica che ha voluto cancellare questi fatti dai libri di storia. Il modo col quale singole personalità, parte della cultura e uomini di governo si stanno muovendo, impensabile fino a qualche decennio fa, fanno presagire un futuro migliore per i pochi cristiani ancora rimasti, per la memoria delle vittime incolpevoli dell’odio nazionalista e per la ricerca della verità, che l’uomo dal cuore sincero va da sempre cercando.