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Posted on 1Lug, 2016

La ragazza del Mar Nero, la tragedia dei greci del Ponto. Un libro di Maria Tatsos

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trasferimentodi Francesco Vita • Capita negli anni di apprendere spesso dai mezzi d’informazione notizie di guerre, contrasti o schermaglie trai vari popoli presenti nel Medio Oriente, tanto che quando è molto tempo che non si ode niente in proposito, viene da domandarsi se non ci sia una causa d’ordine superiore tipo il fatto che qualcuno abbia deciso che non se ne debba parlare.

Il libro che presentiamo, in duecentoundici pagine edito da Edizioni Paoline nel 2016, mostra come quelle terre siano sempre state teatro di lotte, contrapposizioni ed odii in modo non diverso da ciò che osserviamo oggi. Maria Tatsos utilizza il genere del romanzo storico per denunciare una vicenda non nota ai più: la tragedia dei greci dell’Anatolia. Si comincia oggi finalmente a parlare del tentativo di genocidio del popolo armeno, operato con la pulizia etnica da parte dei turchi, ma ancora non è infranto completamente il muro di omertà che copre un altro episodio simile che riguarda i greci dell’Anatolia. L’autrice attraverso l’avvincente racconto della storia della propria famiglia originaria del Ponto, colmando le lacune che le sono state trasmesse con elementi inventati ma storicamente verosimili, mette il lettore a conoscenza della vita dei greci in terra anatolica prima dell’esilio, dei fatti e delle fasi che hanno portato al realizzarsi del folle progetto di Ataturk, delle orribili tecniche studiate a tavolino dai militari ottomani che poi avrebbero fatto scuola qualche decennio più tardi in Germania e in Unione Sovietica.

I greci del Ponto sono presentati come un popolo laborioso, orgoglioso di essere presente in quella regione da prima dei turchi e determinato a rimanervi ma che non doveva aver spazio nella nuova Turchia, culturalmente e religiosamente uniforme e omogenea che Ataturk e i Giovani Turchi avevano pensato e per questo dopo il popolo armeno si tentò annientarlo. Gli storici usano il termine “genocidio” in questi casi, perché non si trattò di mere deportazioni o espulsioni della popolazione, ma del tentativo programmato di eliminare quante più persone possibile in quanto appartenenti a quel popolo fino se possibile alla totalità di esse attraverso marce sulla neve o nel deserto, lavori forzati o campi di prigionia nei quali volutamente non si somministrava cibo, non si permetteva di portare indumenti idonei, si lasciava che truppe irregolari, con precisi ordini di ritirata da parte dell’esercito ufficiale, facessero “il lavoro sporco”.

Comprendere questi fatti del passato torna utile come sempre ad interpretare meglio il presente.

Facevamo riferimento all’inizio alla vita della comunità prima dell’esilio e al fatto che il Medio Oriente non sia nuovo a guerre e persecuzioni del genere. Dal racconto della storia dei Tatsos emergono memorie di persecuzioni che i cristiani hanno sempre subito sotto la dominazione musulmana; con eccezioni, con periodi di pace ma che ciclicamente si sono sempre ripresentate e sono riemerse. Viene registrato per esempio l’uso che in certe zone i greci avevano di far sposare i bambini per proteggere le ragazze dai rapimenti, in quanto da nubili essere erano facile preda degli islamici che erano tutelati nel farlo dalla legge. Conoscere la storia aiuta a liberarsi dal buonismo e dal politicamente corretto ad oltranza che spesso albergano in molti degli ambienti intellettuali e non della nostra Europa e che vorrebbero vedere in popoli e culture, pur sempre rispettabili in quanto tali, doti e comportamenti che agli occhi della storia non hanno.

Viceversa sapere dei drammi che hanno costretto chi non voleva lasciare la propria terra natale ad andare in una terra, la Grecia, della quale non sapeva quasi niente neanche la lingua (i protagonisti infatti parlavano il greco pontico) e nella quale ha subito una nuova discriminazione da parte di un popolo che, benché sulla carta lo stesso, non lo ha accolto e lo ha ghettizzato per decenni, aiuta a capire almeno umanamente le esigenze e le istanze di chi anche oggi solca i mari per approdare nelle nostre coste con la speranza di una vita migliore.

Un romanzo avvincente dunque, a tratti commovente e decisamente molto utile per la vita e la coscienza di chi lo legge.