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Posted on 1Mag, 2015

Il testamento spirituale di padre Gabriele Amorth e il ministero di papa Francesco

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padre-amoth-300x273di Francesco Vita La persona di padre Gabriele Amorth è nota anche al grande pubblico, soprattutto in Italia, in quanto decano degli esorcisti di questo Paese, oltre che molto disponibile ad incontrare persone, giornalisti e a scrivere articoli per parlare e far parlare del ministero che svolge da diverso tempo: l’esorcista. Egli infatti numerose volte ha denunciato la mancanza di fede anche dentro la Chiesa verso l’esorcistato e persino verso il demonio ed ha cercato di promuoverne la conoscenza attraverso l’informazione.

Forse però in meno ne conoscono la spiritualità, la teologia, il rapporto personale con Dio e la vita di preghiera; un prete austero, battagliero, apparentemente duro e rigido contro il diavolo, si rivela altrettanto dolce, buono e perfino innamorato quando parla di Gesù. Forse proprio le armi di cui un esorcista ha bisogno per la lotta che deve quotidianamente sostenere!

Questo emerge dal suo ultimo libro “Dio più bello del diavolo” edito da San Paolo: un libro-intervista che già nel titolo reca anche le parole di “testamento spirituale”. L’anziano padre paolino si è ormai dimesso da presidente degli esorcisti italiani, essendone adesso soltanto il presidente onorario e si è ritirato quasi a vita privata in una casa per preti anziani della propria congregazione. In esso il sacerdote parla del proprio ministero, dei propri incontri, di parte della sua vita, del suo pensiero su avvenimenti recenti e di se stesso: la sua vita di preghiera, il suo rapporto con Dio, il suo modo di vivere la fede.

In poco meno di duecento pagine si possono ricavare oltre che preziose informazioni care anche al grande pubblico su come avvengono esorcismi e preghiere di liberazione, spunti di riflessione per ciascuno, soprattutto per il credente, ma non solo.

Come quella contenuta in un certo senso già nel titolo stesso del libro: come mai un tempo il diavolo faceva paura, mentre oggi affascina? anche iconograficamente, come mai un tempo era rappresentato con le caratteristiche della bruttezza e della brutalità mentre oggi con la bellezza e la comodità? forse dice l’anziano padre, perché parte della colpa è anche di chi è testimone di Cristo e lo presenta come ciò che non è. Di fronte ad un Cristo deformato, inautentico e talvolta anche tradito, l’uomo che non l’ha conosciuto si rivolge per trovare le risposte che il proprio cuore cerca a qualcos’altro che gli pare più bello e che può essere anche il diavolo. Per questo egli vuole ribadire che Dio è più bello del diavolo: vuole mostrare che in Dio sta la bellezza, la bontà, la pace, la tenerezza, la misericordia. Se coloro che si dicono testimoni di Cristo capiranno per primi questo e cominceranno a viverlo mostrando il vero volto di Dio, forse satana non eserciterà più il fascino che esercita sul mondo secolarizzato.

Un linguaggio molto simile nelle forme e nei contenuti a quello che siamo abituati a sentire quasi quotidianamente da papa Francesco, il quale non perde occasione per ribadire che Dio è misericordia e non condanna, vicino e non lontano, tenerezza e non durezza.

Si nota anche però, un po’ più dietro le quinte, una similarità di vedute che va oltre il linguaggio. Nei mesi passati infatti la Congregazione per il Clero ha riconosciuto ufficialmente come associazione internazionale di sacerdoti l’Associazione degli esorcisti promossa e presieduta, anche se adesso solo onorariamente dal padre Amorth. Fu lui ad avviare le pratiche nei tardi anni Ottanta per la costituzione di un’associazione di esorcisti volta a far conoscere tale ministero, a promuovere la formazione, a fare congressi per scambiare trai membri le esperienze, ad aggiornarsi, a togliere dal silenzio un compito antico nella Chiesa che stava andando in soffitta. Fu lui ad esserne presidente dal momento del riconoscimento nel 1991 in Italia e a trasformarla nel 1994 in associazione internazionale. Oggi questa viene riconosciuta dal più alto ufficio competente in materia della Curia Romana, possiamo certamente immaginare non all’oscuro e con il favore del Pontefice.

Tutto ciò apre a valutazioni ermeneutiche non di poco conto sul pontificato bergogliano. L’esorcismo diviene una via di quella misericordia, di quella cura, di quella tenerezza, di quella carità, di quel sorriso che la Chiesa deve usare. E’ uno di quegli strumenti e di quelle competenze che quell’ospedale da campo che è la Chiesa deve avere per poter curare le ferite dell’uomo sofferente. L’esorcismo diviene parte di quell’odore di pecora che il pastore deve avere per poter bene esercitare il proprio ministero.

Una bella consolazione per il padre Gabriele e per altri come lui, che più volte non è stato creduto, anche dentro la Chiesa per via del proprio ministero ed una speranza per chi soffre di mali che la medicina e le scienze non riescono…o non possono curare.