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Posted on 1Ott, 2014

Paolo VI, una biografia di Andrea Tornielli

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PaoloVI_1di Francesco Vita • La figura di Paolo VI è ancora, a quasi quarant’anni dalla morte, non così chiaramente decifrabile. Per una valutazione storica più precisa è forse passato troppo poco tempo ed è necessario lasciar da parte le polemiche e le animosità che caratterizzarono gli anni di quel Pontificato, l’agire e la persona del Pontefice.

Il dolore e la solitudine, anche personale, che abitarono l’ultima parte del suo ministero come Vescovo di Roma, possono essere certamente emblematici per rappresentare gli ostacoli nei quali ci imbattiamo nella nostra ricerca: odiato da destra per aver cambiato la messa, mandato di fatto in soffitta il latino, aver aperto il dialogo coi non cattolici e aver voluto la collegialità episcopale, fu odiato anche da sinistra per aver “tarpato le ali al Concilio”, non aver isolato chi osteggiava la riforma, non aver voluto cedere nulla sul celibato ecclesiastico, aver umiliato il Concilio con l’apposizione della Nota explicativa praevia e aver impegnato il suo magistero definitivo riguardo alla contraccezione; lasciato solo, fuori la Chiesa, nelle battaglie contro le leggi di regolamentazione del divorzio e dell’aborto, fu lasciato solo anche dentro di essa, a difendere la dottrina tradizionale sulla sessualità; fu tacciato di equilibrismo, di liturgismo, di criptocomunismo e persino di omosessualità.

Oggi benché la situazione sociale ed ecclesiale sia molto cambiata rispetto ad allora, spesso si tende a continuare a ragionare con le stesse categorie, prendendo ora come vessillo, ora come spauracchio delle proprie idee la figura, la vita, il Pontificato di quest’uomo.

Andrea Tornielli, con il suo libro, vuole aiutarci a far luce su questo momento storico e sul volto di questo Pontefice, attraverso un’attenta indagine sui fatti e i documenti della sua vita. Colpisce come meno della metà del libro sia dedicata agli anni del Pontificato, segno che all’autore è interessato indagare l’aspetto ecclesiale attraverso quello umano e personale; come anche l’ampia parte dedicata agli anni di lavoro in Segreteria di Stato, quasi un terzo del libro, che è da leggersi nella stessa ottica più che in quella della seppur ovvia abbondanza di documenti.

Il ritratto che ne viene fuori è sconosciuto ai più e ricco di sorprese. E’ quello di un uomo dalle grandi capacità intellettuali e lavorative, che dormiva poche ore a notte e impegnava la massima parte della giornata tra lavoro e preghiera. Un appassionato di politica, nel senso migliore del termine, imparata ad amare in famiglia, convinto che essa fosse una via nobile per l’impegno del fedele cristiano nella società. Un amante della liturgia, attorno alla quale faceva girare i propri piani pastorali e che gli fece avere non pochi problemi coi superiori quando per esempio, gli fu tolto l’incarico con i giovani della FUCI. Un sincero devoto della persona di Pio XII, suo diretto superiore negli anni di lavoro alla Segreteria di Stato, che ha sempre servito fedelmente e dopo la morte, difeso ardentemente dalle note accuse di infamanti silenzi. Un aperto alla novità, come dimostra il rapporto con don Giussani e il suo movimento quando era Arcivescovo di Milano, che egli non capiva, ma i cui frutti sapeva riconoscere. Un amico della tradizione e della continuità, come dimostrano molte delle prese di posizione durante l’Assemblea conciliare e soprattutto dopo, nella fase dell’interpretazione e dell’applicazione. Un determinato a mantenere l’unità ecclesiale nonostante le spinte contrarie da tutti i fronti, come manifestano le scelte prese in merito all’Unitatis Redintegratio, alla quale volle apporre personalmente quaranta emendamenti, alla promulgazione della Lumen Gentium, alla quale aggiunse la Nota explicativa praevia per precisare certi termini dando voce alle obiezioni dei Padri membri Coetus internationalis, e alla gestione delle vicende durante la cosiddetta “settimana nera” e dei casi Lefebvre, Dossetti e Bugnini.

La notevole parte spesa a disegnare il ministero precedente all’assunzione dell’ufficio del Successore di Pietro, nelle intenzioni dell’autore dovrebbe aiutare ad ottenere le chiavi per interpretare meglio il Pontificato. Il rapporto col padre spirituale, liturgista, e coi benedettini dai quali amava fare ritiri in gioventù, spiegherebbero il suo impegno da Papa nella  liturgia e nella sua riforma; la sua intesa e il rapporto di estrema fiducia con Pio XII, tanto da far ventilare l’ipotesi che egli lo desiderasse come successore, ai tempi della Segreteria di Stato spiegherebbero il suo atteggiamento verso i cosiddetti progressisti e tradizionalisti nel postconcilio; le vessazioni subite durante il Ventennio dalla sua famiglia spiegherebbero le opinioni sulla politica in Italia da Arcivescovo e da Papa.

Questa tesi dell’autore sembrerebbe essere convincente, in quanto ciascuno ha fatto in modo diverso quel genere d’esperienza: portare nel proprio ministero o nella propria vita quello che aveva ricevuto durante gli anni della giovinezza. Meno azzeccata, forse, potrebbe risultare l’analisi delle encicliche e degli altri documenti, a tratti un po’ elaborata per il lettore medio, ma certamente fatta con molto criterio.

La lettura del testo, risulta quindi utile per capire meglio una figura che viene ora proposta, con la beatificazione, come un esempio per la Chiesa, lontano da interpretazioni ideologiche e fuorvianti.  Ed è un esempio che parla di amore e fedeltà per l’istituzione ecclesiale, tante sono state la fatica e la dedizione spese durante tutta la vita per essa; di ottima sintesi tra pastoralità e dottrina, vista l’indole prevalentemente intellettuale e curiale alla quale non mancò uno slancio verso i piccoli, i poveri ed il popolo; di riforma nell’ottica della continuità, dimostrata da discorsi e atti precisi verso coloro che parlavano di “spiriti”, “rotture” e “discontinuità” col passato.

Una lettura per comprendere con più profondità anche il Pontificato attuale che lo pone ora come esempio con la beatificazione, ma soprattutto per ciascuno, per avere un modello per la propria vita cristiana, molto più interessante di quanto si pensasse.