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Posted on 1Set, 2015

Il Risorgimento italiano. Una storia ancora controversa

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cernaiasito2di Francesco Vita “Pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’italiani.” Questa nota frase di Massimo D’Azeglio esprime forse nel modo migliore la situazione immediatamente successiva e non solo, alla proclamazione del Regno d’Italia del 1861. Si aveva fin da allora la coscienza che al processo di unificazione del Paese una grande fetta della popolazione non aveva partecipato o era rimasta indifferente, soprattutto la classe rurale e contadina, se non addirittura aveva combattuto ma con altri fini o aveva avversato la causa nazionale. Si sapeva benissimo che ai moti rivoluzionari avevano partecipato quasi soltanto studenti e borghesi, che l’Unità era passata attraverso una progressiva annessione al Piemonte e che alcune regioni non avevano quasi avuto parte in tutto il processo. Si toccavano quotidianamente con mano le conferme a tutto ciò, vedendo che all’indomani dell’unificazione nessuno era realmente soddisfatto di come fossero andate le cose e già cominciavano fenomeni di resistenza manifestanti il malcontento più o meno generalizzati, come il brigantaggio.

Per questo all’indomani dell’unificazione si cominciò ad attuare un vero proprio programma culturale per “fare” gli italiani, nel quale ebbe grande importanza la scuola di stato e la forma istituzionale unitaria e accentrata. In questo processo giocò un ruolo determinate una certa idealizzazione ed assolutizzazione del Risorgimento, coi suoi eventi, luoghi e personaggi. L’Italia a differenza di altri stati o popoli, non aveva bisogno di inventarsi una storia, in quanto aveva già un passato glorioso, dalla Romanità al Rinascimento, passando per l’età di Comuni e Signorie e i personaggi illustri, ma aveva bisogno di giustificare lo stato allora presente. Infatti non era per niente scontato che la nuova Nazione dovesse essere costituita nelle forme e nei modi nei quali si costituì; né che vi fosse un unico progetto di unificazione.

Si andava da un progetto liberale cavouriano, che vedeva sì una monarchia costituzionale a suffragio limitato, ma circoscritta al Settentrione ed in buoni rapporti tanto con l’Austria quanto con la Chiesa, ad un progetto democratico mazziniano che invece vedeva sì un’estensione anche a Sud e a Roma della nuova Nazione, ma con una forma repubblicana e col suffragio universale, ad un progetto neoguelfo giobertiano che pensava sì ad un’estensione su tutta la penisola dello Stato ed una forma monarchica e costituzionale, ma non sotto l’egida sabauda e in una forma istituzionale federale; vi erano poi altri progetti più o meno rivoluzionari, più o meno rispettosi delle autonomie, più anglofili o francofili.

Il libro in questione Il Risorgimento italiano. Una storia controversa. di Martin Clark, edito in italiano da Bur Rizzoli mostra molto bene quanto vari e molteplici fossero allora i progetti e le concezioni di “Italie” e come la realizzazione nelle forme che conosciamo sia stata il frutto di una serie di eventi spesso fortuiti e talvolta non previsti e perfino non voluti.

In altre parole l’autore, inglese, nel cui contesto culturale gli studi sul Risorgimento italiano sono molto più diffusi di quanto si possa pensare, opera una demitizzazione del Risorgimento stesso, relativizzandolo e facendone notare le crepe, senza però mai delegittimarlo o strumentalizzarlo. Si avverte nella lettura che egli non gli è ostile, ma mira a guardarlo sotto una luce più obiettiva, che è quello che la retorica nazionale italiana non ha fatto per molto tempo.

Il suo progetto, benché il libro sia uscito qualche anno fa, si inserisce in uno più ampio condiviso da altri autori e che si rivela necessario dopo più di centocinquanta anni dalla proclamazione del Regno d’Italia. In un periodo storico infatti in cui l’Unità non è più in pericolo e nel quale si parla insistentemente di riforme istituzionali, integrazione europea, contatto ravvicinato con culture diverse, diviene importante liberarsi dai miti del passato per non rimanere ostaggio di concezioni di laicità, scuola pubblica, assetto istituzionale, che alla verifica storica appaiono datate o falsate dal “mito del Risorgimento”.

Una lettura più oggettiva dell’origine del nostro Paese ci aiuterà a guardare con più serenità al passato e a compiere scelte dettate meno dalla retorica e più dal realismo nel futuro… senza smettere di amarlo così com’è.