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	<title>aprile 2022 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>Aprile 2022</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2022 15:59:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Andrea Drigani riflette sull’invasione russa in Ucraina: una guerra tra cristiani, che agli immensi danni materiali e morali, aggiunge anche ostacoli al movimento ecumenico. Giovanni Campanella recensisce il libro di Victoria Bateman che, pur con criticità e ombre, sostiene che la teoria economica è stata elaborata ignorando il ruolo della donna. Carlo Parenti osserva che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Andrea Drigani </strong>riflette sull’invasione russa in Ucraina: una guerra tra cristiani, che agli immensi danni materiali e morali, aggiunge anche ostacoli al movimento ecumenico. <strong>Giovanni Campanella </strong>recensisce il libro di Victoria Bateman che, pur con criticità e ombre, sostiene che la teoria economica è stata elaborata ignorando il ruolo della donna. <strong>Carlo Parenti </strong>osserva che l’opera di Papa Francesco per la pace, in continuità con San Giovanni Paolo II, tiene conto dei numerosi conflitti nel mondo, causati, tra l’altro, dalle enormi spese per produrre armi. <strong>Francesco Vermigli </strong>dinanzi al Mistero Pasquale si sofferma sul «sacrificio» che significa rendere sacro, rinunciare a qualcosa per donarlo, come Cristo che ci ha donato la sua Vita. <strong>Antonio Lovascio </strong>constata che il tragico conflitto causato dall’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina rischia di far saltare il già precario equilibrio internazionale, con funeste conseguenze, di qui la necessità di ascoltare la voce di Francesco e dei suoi predecessori. <strong>Alessandro Clemenzia </strong>evidenzia che, da un punto di vista teologico, occorre precisare i termini «ministero» e «ministerialità» che possono assumere diversi significati, perchè vi è distinzione, nel servizio ecclesiale, tra la corresponsabilità di tutti i battezzati e la collaborazione di alcuni battezzati. <strong>Gianni Cioli </strong>invita alla lettura del volume di Gavino Pala, con la prefazione di p. Federico Lombardi, che illustra con obbiettività le vicende degli abusi sui minori e la reazione delle autorità ecclesiali. <strong>Stefano Tarocchi </strong>presenta la «Lectio magistralis» di Marcello Fidanzio, tenuta alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, sull’interesse dei cristiani per i rotoli del Mar Morto. <strong>Leonardo Salutati </strong>rileva che nel recente magistero pontificio sulla pace, si è sempre auspicata la formazione di una autorità pubblica universale per favorire una convivenza ordinata secondo il piano di Dio. <strong>Stefano Liccioli </strong>offre una notazione dal Canto XI del Purgatorio nel quale Dante, con le figure di Oderisi da Gubbio e Provenzan Salvani, parla dell’umiltà e della superbia.<strong> Giovanni Pallanti </strong>svolge alcune considerazioni sulla consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, Madre di Dio che, come promesso a Fatima, non ha mai abbandonato l’umanità avvolta dai peccati e dalle guerre. <strong>Francesco Romano </strong>prende spunto dalla riforma della Curia Romana per sviluppare un «excursus» storico sul ruolo teologico e canonico dei laici nella Chiesa. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2022/aprile-2022">Aprile 2022</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«I cristiani e i rotoli del mar Morto». In margine al Dies Academicus 2022 della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2022 15:56:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2022]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · L’evento accademico dell’anno 2022, che riprende in presenza dopo la pausa dovuto alla pandemia è stato dedicato ad un argomento particolarmente affascinante. Lo testimonia lo stesso titolo: &#8220;L’interesse dei cristiani per i rotoli del Mar Morto&#8221;, con la lezione del prof. Marcello Fidanzio.  Stiamo parlando di un ambiente estremamente affascinante anche da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12721" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/unnamed-192x300.png" alt="" width="192" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/unnamed-192x300.png 192w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/unnamed.png 219w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" />di Stefano Tarocchi · L’evento accademico dell’anno 2022, che riprende in presenza dopo la pausa dovuto alla pandemia è stato dedicato ad un argomento particolarmente affascinante. Lo testimonia lo stesso titolo: <em>&#8220;L’interesse dei cristiani per i rotoli del Mar Morto&#8221;, </em>con la lezione del prof. Marcello Fidanzio. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Stiamo parlando di un ambiente estremamente affascinante anche da un punto di vista paesaggistico: il sito di Qumran, località collocata nei pressi del Mar Morto (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Khirbet <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/qumran/" target="_blank" rel="noopener">Qumrān</a></em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A tutti è noto come negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale una scoperta considerata casuale porto alla luce una serie sterminata di anfore che contenevano fra gli altri di rotoli di papiro su cui erano scritti testi che appartenevano alla comunità essenica, oltre ad alcuni apocrifi (documenti noti del periodo del Secondo Tempio, come </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Enoch</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Giubilei</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Tobia</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>S</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, ecc. che non sono parte della Bibbia ebraica, ma in qualche caso sono stati accettati dalla versione greca dei Settanta o utilizzati dalla tradizione rabbinica), ma soprattutto testi della bibbia ebraica: in tutto circa 900 rotoli, molti dei quali scritti su <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pergamena" target="_blank" rel="noopener">pergamena</a> ed alcuni su papiro.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tutto il materiale era composto in ebraico – ci sono però testi in aramaico, e anche in greco –, il che ha permesso di avere un testo dell’Antico testamento antico oltre mille anni rispetto a quello che era comunemente in possesso: </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">prima di questa scoperta dei rotoli del Mar Morto, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">i manoscritti più antichi della Bibbia in <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ebraico" target="_blank" rel="noopener">ebraico</a> erano nel testo masoretico del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/IX_secolo" target="_blank" rel="noopener">IX secolo</a>, come quello del </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Codice di Leningrado</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Scriveva un grande studioso della materia: «per la prima volta potevamo avere un’intera gamma di composizioni religiose che sono arrivate a noi direttamente, assolutamente prive di ogni interferenza successiva. Visto che i testi sono stati conservati ai margini della vita convenzionale, ci hanno raggiunto prive delle restrizioni censorie. La censura ebraica ha soppresso la letteratura religiosa che non osservava l’ortodossia rabbinica» (García Martínez). Se consideriamo che il riferimento storico più recente ritrovato nei numerosi manoscritti risale al 50 a.C., possiamo stabilire un punto fermo. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Negli anni in cui questa scoperta avvenne, o piuttosto venne comunicata alla comunità internazionale, quel territorio era sotto il dominio del <em>Regno Hascemita </em>di Giordania. Gli scavi vennero fatti sotto la supervisione di un gruppo di studiosi cristiani appartenenti all’<em>École Biblique et Archéologique Française</em> di Gerusalemme, sotto la guida dell’archeologo dei padri domenicani Roland de Vaux (1903-1971).  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">De Vaux intraprese gli scavi con una particolare precomprensione: pensava agli esseni come una sorta di comunità monastica. Questo determinò non solo il lavoro di esplorazione del sito ma anche la sua interpretazione, in un chiave riconducibile a quel modello.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Morto all’improvviso il de Vaux nel settembre 1971, nell’anno seguente uscì sulla rivista dei gesuiti del Pontificio Istituto Biblico di Roma un articolo in cui José O ‘Callaghan (1922-2001), tentò una interpretazione, tanto affascinante quanto improbabile, di un frammento di papiro grande come un francobollo, trovato nella famosa settima grotta di Qumran. Lo studioso volle vedere due versetti del vangelo secondo Marco: 6,52-53. Il 1972 veniva poco anni dopo che la regione, al termine della guerra dei sei giorni (1967) aveva portato il sito di Qumran sotto l’autorità dello Stato di Israele. <img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12722" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/web-qumran-caves-dead-sea-scrolls-discovered-ecoprint-shutterstock-300x200.webp" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/web-qumran-caves-dead-sea-scrolls-discovered-ecoprint-shutterstock-300x200.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/web-qumran-caves-dead-sea-scrolls-discovered-ecoprint-shutterstock-750x500.webp 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/web-qumran-caves-dead-sea-scrolls-discovered-ecoprint-shutterstock-768x512.webp 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/web-qumran-caves-dead-sea-scrolls-discovered-ecoprint-shutterstock.webp 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Scriveva O ‘Callaghan: «l’apporto dell’identificazione di 7Q5 sta nell’esserci avvicinati al Gesù storico, che questa identificazione permette: [&#8230;] se adesso siamo in possesso di un papiro dell’anno 50 d.C., e del Vangelo di Marco significa che abbiamo stabilito il contatto, mediante la testimonianza di un papiro, con il Cristo storico». </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da O ‘Callaghan in poi, l’idea che dentro le grotte di quelle regioni ci fossero testi dei Vangeli che potevano essere datati non oltre vent’anni dagli avvenimenti del Nuovo Testamento (Gesù muore nell’anno 30…) diventava un cavallo di battaglia di progetti di una ideologia, capace di trascurare uno dei principi fondamentali della teologia cristiana. Oggi, nessuno accetta questa interpretazione. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La fede cristiana, infatti, custodisce i testi sacri all’interno di quel tessuto particolare che è la <em>sacra tradizione</em>. Questa conserva anzitutto attraverso la memoria e la trasmissione orale ciò che poi sono diventati i testi che noi conosciamo, finito nella Bibbia. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Peraltro, non c’è nessun motivo di anticipare così tanto la datazione dei Vangeli, e in particolare del vangelo di Marco, quando il più antico frammento dei vangeli che è stato decifrato, il celebre <em>Papiro 52</em>, di 89 per 60mm, che contiene senza dubbio alcuno una manciata versetti del capitolo 18 del Vangelo di Giovanni: precisamente i versetti 31-33 su un lato (<em>recto</em>) e 37-38 sull’altro (<em>verso</em>).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Conservato nella <em>John Rylands Library</em> di Manchester, è stato datato intorno al 125 d.C., un tempo estremamente vicino alla sua composizione effettiva del quarto Vangelo: una testimonianza affascinante degli avvenimenti che i Vangeli trasmettono fino a noi.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/stefano-tarocchi-2022/i-cristiani-e-i-rotoli-del-mar-morto-in-margine-al-dies-academicus-2022-della-facolta-teologica-dellitalia-centrale">«I cristiani e i rotoli del mar Morto». In margine al Dies Academicus 2022 della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale </a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Un libro di Gavino Pala.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gianni-cioli-2022/un-libro-di-gavino-pala</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Cioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 19:46:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2022]]></category>
		<category><![CDATA[don Gianni Cioli 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Gianni Cioli · Il libro di Gavino Pala, La Chiesa risponde agli abusi sui minori, è sostanzialmente un testo, ben articolato, di cronaca giornalistica. Con la sua ricostruzione cronologica, corredata da una documentazione evinta per lo più da fonti giornalistiche ma anche dai testi dei documenti ufficiali, l’autore riesce ad offrire un’esposizione puntuale e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12682" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/9788892221161_0_536_0_75-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/9788892221161_0_536_0_75-194x300.jpg 194w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/9788892221161_0_536_0_75-324x500.jpg 324w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/9788892221161_0_536_0_75.jpg 536w" sizes="(max-width: 194px) 100vw, 194px" />di Gianni Cioli · Il libro di Gavino Pala, <em>La Chiesa risponde agli abusi sui minori</em>, è sostanzialmente un testo, ben articolato, di cronaca giornalistica. Con la sua ricostruzione cronologica, corredata da una documentazione evinta per lo più da fonti giornalistiche ma anche dai testi dei documenti ufficiali, l’autore riesce ad offrire un’esposizione puntuale e ordinata di come la Chiesa, nel corso degli ultimi venti anni, abbia preso coscienza del fenomeno dell’abuso sessuale sui minori da parte di suoi ministri, e di come, al contempo, si sia impegnata per contrastarlo con «interventi, provvedimenti e indirizzi», che hanno, per così dire, innescato un cambiamento epocale dagli sviluppi tuttora aperti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nell’introduzione Pala puntualizza che, attraverso il percorso offerto nelle pagine del libro, egli non ha inteso costruire «una difesa della Chiesa», ma ha «provato ad analizzare come nel nuovo millennio la Santa Sede abbia tentato di rispondere adeguatamente al problema degli abusi da parte del clero. Attraverso discorsi, lettere, omelie, iniziative e documenti dei tre papi che si sono succeduti nel nuovo millennio, ma anche attraverso i documenti della Congregazione della dottrina della fede e di alcune Conferenze episcopali particolarmente colpite da questo dramma», egli ha così «cercato di ripercorrere la storia di come la Chiesa stia combattendo questo male all’interno delle proprie istituzioni» (p. 11).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il libro si articola in diciannove capitoli di differente lunghezza e densità. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel primo si considera <em>Lo scandalo degli abusi sessuali sotto il pontificato di Giovanni Paolo II </em>(pp. 13-49), durante il quale il fenomeno, presente nella Chiesa, ma sostanzialmente sommerso, inizia a venire a galla, fino all’eclatante esplosione del caso <em>Spotlight</em> nel 2002, nella diocesi di Washington. Secondo l’autore si deve riconoscere al papa polacco il merito di avere iniziato a considerare e a contrastare la realtà degli abusi sui minori nella Chiesa. Fu proprio lui, nel 2001, a disporre l’inserimento di ogni pratica di abusi sui minori tra i crimini più gravi che possa compiere un sacerdote, affidando alla Congregazione della dottrina della fede, retta dall’allora cardinal Ratzinger, il compito di indagare sugli ecclesiastici che si fossero macchiati di tale colpa, comminando pene specifiche. Tuttavia, nell’ultimo periodo del pontificato di Karol Wojtyła, il problema pare essere stato affrontato con qualche difficoltà, sottostimando la portata degli abusi, come nel caso emblematico del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollato. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nei capitoli dal secondo al settimo (pp. 37-135) si illustra come, a partire dall’elezione di Benedetto XVI, il problema sia stato affrontato con maggiore energia, ma anche come, nel corso del pontificato ratzingeriano, sia venuta sempre più allo scoperto l’incidenza dei casi di abuso e la realtà della diffusione globale di questi nella Chiesa cattolica. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">È sotto Benedetto che il fondatore dei Legionari di Cristo viene riconosciuto colpevole e condannato (capitolo secondo: <em>“Quanta sporcizia c’è nella Chiesa”: il caso di Marcial Maciel Degollato</em>). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il papa tedesco, fino da primi mesi del pontificato, ha dovuto d’altra parte confrontarsi con lo scandalo degli abusi avvenuti in Irlanda che ha messo profondamente in crisi la fiducia nei confronti della Chiesa proprio in uno dei paesi più cattolici del mondo. Nel 2010 ai cattolici irlandesi il papa volle indirizzare una Lettera pastorale per esprimere vicinanza e proporre un cammino di guarigione, di rinnovamento e di riparazione (capitolo terzo: <em>Papa Benedetto e il problema irlandese</em>). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">È stato papa Ratzinger ad inaugurare la prassi di incontrare i sopravvissuti agli abusi per ascoltarli, durante viaggi apostolici in paesi nei quali erano emerse vicende significative di abuso da parte del clero, come negli Usa, in Australia, a Malta, in UK e in Germania (capitolo quarto: <em>Benedetto XVI: i viaggi e gli incontri con le vittime di abusi</em>). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Papa Benedetto ha inequivocabilmente dato prova di voler guardare in faccia tale realtà per contrastarla, anche con l’inasprimento delle norme canoniche che hanno portato alla denuncia e alla condanna di molti colpevoli (capitolo quinto: <em>La tolleranza zero di Benedetto XVI</em>).<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12683" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/Benedetto-XVI-1200x900-1-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/Benedetto-XVI-1200x900-1-300x188.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/Benedetto-XVI-1200x900-1-800x500.jpg 800w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/Benedetto-XVI-1200x900-1-768x480.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/Benedetto-XVI-1200x900-1.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel 2011 la Congregazione per la dottrina della fede pubblica una <em>Lettera circolare per aiutare le conferenze episcopali nel preparare linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici</em>, un input decisivo all’impegno a contrastare gli abusi nella Chiesa in modo sempre più capillare (capitolo sesto: <em>Gli ultimi anni del pontificato di Benedetto XVI</em>). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Un’ulteriore e significativa tappa nel percorso intrapreso è il simposio organizzato dall’Università Gregoriana a Roma fra il 6 e il 9 febbraio 2012, a cui Benedetto pur non partecipando personalmente, fa giungere il proprio sostegno. E in questo contesto che comincia la riflessione, poi sviluppata anche da papa Francesco, sul possibile collegamento fra l’abuso sessuale e l’abuso di potere (capitolo settimo: <em>Verso la Guarigione e il Rinnovamento</em>).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Alla documentazione di quanto è avvenuto durante il pontificato Francesco, sono dedicati i capitoli successivi, dall’ottavo al diciannovesimo (pp. 137-314). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel capitolo ottavo, <em>La tolleranza zero di papa Francesco</em>, si presenta una prima serie d’interventi in continuità con quanto iniziato da Benedetto XVI. Con un Chirogafo del 22 marzo 2014, papa Begoglio istituisce la Pontificia commissione per la tutela dei minori e il 2 febbraio 2015 indirizza una <em>Lettera ai Presidenti delle Conferenze episcopali e ai Superiori degli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica circa la Pontificia commissione per la tutela dei minori</em> per promuovere la piena attuazione di quanto già disposto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e sollecitare la preparazione di specifiche linee-guida da parte delle Conferenze Episcopali sulla tutela dei minori e la prevenzione degli abusi. Il 4 giugno 2016 il papa emana la <em>Lettera apostolica in forma di «Motu proprio», Come una madre amorevole</em>, in cui si precisa che tra le “cause gravi” che comportano la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico deve essere compresa anche la negligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente alla gestione di casi di abusi sessuali compiuti su minori e adulti vulnerabili. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel capitolo nono, <em>Francesco e il caso cileno</em>, si riportano le dolorose vicende relative all’episcopato della Chiesa del Cile che nel 2018 ha presentato in blocco le dimissioni al papa sotto la spinta di accuse di coperture di abusi. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel capitolo decimo, <em>La lettera al popolo di Dio</em>, si considera l’intervento del 20 agosto 2018, indirizzato dal papa all’intera Chiesa, nel quale compare, fra l’altro, la categoria di “clericalismo” come possibile matrice generativa degli abusi in questione: «Dire no all’abuso significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo». </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel capitolo undicesimo, <em>Il viaggio in Irlanda e il dossier Vigano</em>, si riassume quanto Francesco ha detto nel suo viaggio apostolico nella terra di San Patrizio per l’incontro mondiale delle famiglie del 2018, riallacciandosi al magistero di Benedetto XVI. Nel medesimo capitolo si affronta anche lo spinoso caso del dossier con cui l’ex nunzio apostolico negli USA, Carlo Maria Viganò, ha accusato papa Francesco di aver coperto l’ex cardinale statunitense McCarrick colpevole di abusi. Nel suo <em>J’accuse</em> Viganò è giunto fino al punto ad invitare il papa alle dimissioni. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Come Gavino Pala mette in evidenza nel capitolo dodicesimo, <em>Le polemiche dopo il dossier Viganò</em>, dietro alla diffusione delle accuse dell’ex nunzio al papa è ravvisabile l’azione di una rete di cattolici conservatori, particolarmente critici con l’insegnamento di Francesco e per i quali la questione degli abusi del clero diventa terreno di scontro ideologico e arma impropria da agitare contro il vescovo di Roma e la sua visione teologico pastorale. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il capitolo tredicesimo, <em>L’Incontro per la tutela dei minori nella Chiesa</em>, offre la cronaca della preparazione e dello svolgimento del vertice dei Presidenti delle Conferenze episcopali sul tema della “protezione dei minori”, tenutosi dal 21 al 24 febbraio 2019. Sono tanti, sintetizza Pala, «i punti che sono stati toccati nel corso del summit in Vaticano. Ma la priorità sembra evidente, è mettere i vescovi riuniti a Roma davanti alla responsabilità di credere alle denunce, di avviare le giuste procedure e, una volta capito che la denuncia è veritiera, coinvolgere la Congregazione della dottrina della fede. Non sono mancate denunce false nel corso degli anni, ma questa non deve essere mai una giustificazione per minimizzare quanto di male e stato fatto né per non fermarsi ad ascoltare chi si presenta al vescovo per denunciare un abuso. Troppo male e stato fatto nel passato e nessuno deve voler tornare indietro» (p. 236). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il capitolo quattordicesimo, <em>Le sentenze dopo il summit: i casi Pell, Barbarien e Apuron</em>, riporta le drammatiche ed emblematiche vicissitudini giudiziarie di tre vescovi accusati in relazione a vicende di abusi (da notare come il libro sia giunto alle stampe prima che il cardinal Pell fosse prosciolto in ultimo grado). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel capitolo quindicesimo si parla de <em>La lettera apostolica sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili</em>, il “Motu Proprio” di Francesco sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili, finalizzato a promuovere istituzionalmente e normativamente la prevenzione degli abusi su minori o adulti vulnerabili nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano, contenente anche la legge n. CCXCVII e le linee guida da rispettare nell’ambito delle attività svolte all’interno del Vicariato della Città del Vaticano. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il capitolo sedicesimo, <em>Benedetto XVI torna a parlare degli abusi</em>, prende invece in esame l’intervento del papa emerito del 12 aprile 2019, scritto per una rivista bavarese, a quanto pare come contributo esterno alla riflessione avviata nel vertice di febbraio, e riportato con enfasi anche da diversi media internazionali, soprattutto di orientamento conservatore. Ratzinger individua la matrice del problema degli abusi primariamente nella rivoluzione sessuale del 1968 che avrebbe condotto a una visione estrema della libertà sessuale, aperta anche alla plausibilità di comportamenti pedofili. Si tratterebbe di un orizzonte culturale che, indirettamente, potrebbe aver condizionato la corretta percezione del limite morale anche in ambito ecclesiastico, trovando sponda, per certi versi, nella rinuncia di una parte della teologia morale cattolica postconciliare a sostenere l’imprescindibilità di assoluti morali. Questo clima avrebbe avuto conseguenze destabilizzanti anche sulla formazione dei candidati al presbiterato nei seminari e negli studentati. Sull’intervento del papa emerito, come era prevedibile, si sono polarizzate interpretazioni molto favorevoli e molto critiche. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Di particolare rilievo, quale effetto significativo del vertice di febbraio, è la <em>Lettera apostolica in forma di «motu proprio»</em> di cui si parla nel capitolo diciassettesimo, <em>Vos estis lux mundi</em>. Il documento, emanato da Papa Francesco il 7 maggio 2019, stabilisce infatti le nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e determina le relative responsabilità di vescovi e soggetti ad essi equiparati. Si tratta di norme universali pertinenti a tutta la Chiesa, che fissano, fra l’altro, le definizioni di minore, di persona vulnerabile, di materiale pedopornografico, e che stabiliscono le modalità concernenti la ricezione delle segnalazioni, l’obbligo di segnalazione, la tutela di chi presenta segnalazioni, la cura delle persone offese. È significativo in merito un commento di padre Hans Zollner riportato da Pala: «Questa nuova legge è il passo più importante degli ultimi anni. […] Adesso è stata introdotta una cosa che non esisteva in nessuna parte della Chiesa nel mondo. Perché in nessuna parte i chierici fino ad oggi avevano l’obbligo religioso di denunciare. Adesso c’è con questa legge. Si tratta di un passo veramente molto importante» (p. 286).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il capitolo diciottesimo è dedicato a <em>La risposta italiana agli abusi sui minori</em>. Vi si ripercorre l’iter che ha coinvolto la Conferenza episcopale italiana dalla pubblicazione delle <em>Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici</em> del 2014, a quella delle <em>Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili</em> del 2019, passando per la costituzione del Servizio Nazionale per la tutela dei minori (2018) chiamato, fra l’altro, a promuovere omologhi servizi a livello regionale e diocesano.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel brevissimo capitolo diciannovesimo, <em>Ancora sul caso McCarrick</em>, si aggiungono alcuni sviluppi relativi al dossier Viganò. Mentre nel <em>Postscriptum</em> che segue si segnala la notizia, assai rilevante per il tema del libro ma pervenuta quando il lavoro era già stato inviato alle stampe, del <em>Rescriptum</em> del 4 dicembre 2019 e della relativa Istruzione, con cui il papa sancisce l’abolizione del segreto pontificio relativamente alle denunce, i processi e le decisioni riguardanti gli abusi sui minori e le persone vulnerabili. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In sintesi il libro offre una panoramica accurata dello “stato dell’arte” (al 2019) della lotta agli abusi sui minori da parte della Chiesa. Si tratta una lettura da raccomandare a chiunque voglia farsi un’idea complessiva del problema e di un sussidio che potrà risultare certamente utile per corsi di formazione relativi alla Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili da promuovere in ambito teologico e pastorale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Gli spunti di riflessione personale che si possono trarre dalla dialettica dei fatti e delle idee che emerge dal susseguirsi dei capitoli del libro sono molteplici. Fra tutti trovo particolarmente stimolante l’idea che la piaga dell’abuso sui minori nell’ambito della Chiesa sia un fenomeno che ha bisogno di essere conosciuto obiettivamente per poter essere compreso e interpretato in modo adeguato e, quindi, contrastato fruttuosamente secondo criteri di razionalità pratica, nell’orizzonte della fedeltà al vangelo. Un rischio a cui può andare incontro questa sfida conoscitiva e interpretativa, e da cui Pala ci mette in guardia almeno implicitamente attraverso la sua accurata rassegna di varie posizioni sull’argomento, è quello di lasciarsi condizionare, anche nel contrasto agli abusi, dalla polarizzazione ideologica presente nella Chiesa di oggi. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ci sono state, ad esempio, valutazioni ideologicamente molto critiche della linea interpretativa e d’azione di papa Francesco e dei suoi collaboratori che vede nel clericalismo un terreno fertile su cui possono attecchire e svilupparsi particolari disposizioni all’abuso. Ci sono state reazioni ugualmente critiche alla lettura dei fatti elaborata dal papa emerito, Benedetto, che suggerisce di cercare la ragione dei comportamenti abusanti nello smarrimento morale, legato sia alla rivoluzione sessuale esplosa nel modo occidentale, sia alla rinuncia agli assoluti morali in settori significativi dell’insegnamento dell’etica teologica. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’impressione è che talora, piuttosto che dialogare per comprendere e contrastare il fenomeno dell’abuso, si voglia usare il problema in questione come un’arma impropria per affermare la propria idea, conservatrice o progressista, di Chiesa, colpendo, attraverso il discredito su quanto avrebbe detto e fatto il papa regnante, o quello emerito, l’idea dell’avversario. Ritengo che, invece il fenomeno dell’abuso sui minori, nella società come nella Chiesa, sia un fenomeno trasversale che può implicare sia soggetti, “conservatori” o “tradizionalisti”, che dir si voglia, sia soggetti “progressisti” e tutt’altro che “clericali”, e che andrebbe studiato e affrontato nella sua complessità e obiettività, senza bandiere di parte. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">È innegabile che si possa cogliere un nesso fra eclatanti esempi di clericalismo ed eclatanti storie d’abuso, come nei casi di Marcial Maciel Degollato (cf. pp. 37-49), e di Lelio Cantini (cf. pp. 91-94), fra l’altro entrambi preti formatisi prima della rivoluzione sessuale e della morale postconciliare. E comunque, come testimonia l’indagine storica, il fenomeno dell’abuso sessuale era certo presente nella Chiesa ben prima che dagli anni ’60 del novecento (cf. F. Benigno – V. Lavenia, <em>Peccato o crimine. La Chiesa di fronte alla pedofilia</em>, Bari-Roma 2021). Tuttavia credo che sarebbe sbagliato liquidare frettolosamente come del tutto incongruo l’intervento del papa emerito. In primo luogo, in riferimento ai numerosi casi di abuso registratisi negli anni ’70 e ’80, non si può escludere che la rivoluzione sessuale e la messa in questione di valori morali tradizionali possa avere ingenerato, o esasperato, fenomeni di dissociazione proprio in quei preti che precedentemente avevano ricevuto un’educazione eccessivamente repressiva e clericale, in una sorta di “tempesta perfetta”, per usare una metafora metereologica. In secondo luogo, pensando in particolare ai giovani attualmente in formazione, credo che sia importante non trascurare il compito di offrire una visione della sessualità che, senza rimpiangere l’agostinismo di certe impostazioni passate, sappia superare l’imbarazzo di uscire dall’ideologia del “vietato vietare” e non tema di riconoscere, soprattutto nell’ambito della tutatela dei minori (ma non solo) la necessità di affermare degli assoluti morali.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gianni-cioli-2022/un-libro-di-gavino-pala">Un libro di Gavino Pala.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Una guerra tra cristiani</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/mons-andrea-drigani-2022/una-guerra-tra-cristiani</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 19:39:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2022]]></category>
		<category><![CDATA[mons. Andrea Drigani 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Andrea Drigani · Tra i numerosi e immensi danni che l’invasione russa in Ucraina ha provocato e provocherà per quanto attiene agli aspetti umanitari, politici, economici, giuridici, etici, ve ne è uno in particolare sul quale desidero soffermarmi: quello della lotta fratricida tra cristiani, della divisione tra le Chiese ortodosse, delle conseguenze che ciò [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12696" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/5499ca0e0399605ca3e4cb1240331b58-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/5499ca0e0399605ca3e4cb1240331b58-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/5499ca0e0399605ca3e4cb1240331b58-750x500.jpg 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/5499ca0e0399605ca3e4cb1240331b58-768x512.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/5499ca0e0399605ca3e4cb1240331b58-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/5499ca0e0399605ca3e4cb1240331b58-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Andrea Drigani · Tra i numerosi e immensi danni che l’invasione russa in Ucraina ha provocato e provocherà per quanto attiene agli aspetti umanitari, politici, economici, giuridici, etici, ve ne è uno in particolare sul quale desidero soffermarmi: quello della lotta fratricida tra cristiani, della divisione tra le Chiese ortodosse, delle conseguenze che ciò comporta nel cammino ecumenico.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E’ dal 2018 che il Patriarcato di Mosca ed il Patriarcato di Costantinopoli si sono reciprocamente scomunicati proprio per l’«autocefalia» concessa da Costantinopoli alla Chiesa ortodossa ucraina, che in tal modo si è distaccata da Mosca, causando, da parte di quest’ultima, una dura reazione perché si sarebbe violato il territorio canonico patriarcale moscovita.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’«autocefalia» indica che le Chiese ortodosse, pur rimenando in una comunione dottrinale e spirituale tra di loro e col Patriarcato di Costantinopoli, si governano da sole in piena indipendenza, senza la benchè minima ingerenza da parte delle altre Chiese. L’«autocefalia» si differenzia profondamente dall’autonomia che nella Chiesa cattolica hanno le chiese particolari, perchè tale autonomia è delimitata dal diritto comune della Chiesa universale (<span style="color: #ff9900;"><a style="color: #ff9900;" href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2019/de-iure-communi-ecclesiae-universae">vedi</a></span>) e dal primato del Romano Pontefice. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’«autocefalia» viene riconosciuta dal Patriarca di Costantinopoli (ritenuto da tutte le Chiese ortodosse come primo in dignità, ma senza autorità su di esse) in considerazione dell’esistenza di uno Stato nazionale all’interno del quale vi è una Chiesa ortodossa. Siamo in presenza dell’antico cesaro-papismo che dalla dimensione imperiale bizantina si frantuma in quelle nazionali.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il concetto di territorio canonico è, per le Chiese ortodosse, connesso al quello di territorio politico, con tutte le questioni che possono sorgere e che diviene pressochè impossibile dirimere. Nella Chiesa cattolica le delimitazioni territoriali delle Chiese particolari, sia quelle di rito latino che dei riti orientali, vengono determinate e decise dal Romano Pontefice. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le Chiese ortodosse rischiano di divenire delle Chiese di Stato, col pericolo di far saltare la distinzione evangelica tra Dio e Cesare (che in russo si dice Czar). Il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill si è dichiarato in sintonia con la decisione del Presidente Putin di invadere l’Ucraina, in violazione del diritto internazionale e dei diritti umani.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-12697" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/download-1.jpeg" alt="" width="277" height="182" /></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’aggressione all’Ucraina da parte delle forze armate russe, ha causato, tra l’altro, una gravissima frattura all’interno dell’Ortodossia, poiché è una guerra tra due Stati cristiani, che dovrebbero trovare la loro identità nel messaggio di Cristo. Ma questa guerra, tremenda e inumana, che non si quando finirà e come finirà, cagionerà, com’è prevedibile, notevoli guasti al movimento per l’Unità dei Cristiani, perché si sono create nuove e drammatiche divisioni all’interno della Cristianità. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Concilio Vaticano II, nel Decreto «Unitatis redintegratio» al n. 2, e) afferma: «Così la Chiesa, unico gregge di Cristo, quale vessillo levato tra i popoli, porgendo a tutto il genere umano il Vangelo della pace, compie nella speranza il suo pellegrinaggio alla meta della patria celeste”. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’impegno e la preghiera di Papa Francesco per la pace, in continuità coi i suoi predecessori (di nuovo voglio ricordare la frase di Pio XII pronunciata nel 1939: «Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra») spinge anche i cristiani alla preghiera, rinnovando il nostro affidamento al Cuore Immacolato di Maria.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/mons-andrea-drigani-2022/una-guerra-tra-cristiani">Una guerra tra cristiani</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Francesco e le vere battaglie di civiltà</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/carlo-parenti-2022/francesco-e-le-vere-battaglie-di-civilta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Parenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 19:20:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Parenti 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Parenti · San Giovanni Paolo II –di cui non si può dimenticare lo sforzo di evitare nel 2003 l’invasione americana dell’Iraq- nel suo Angelus del Capodanno 2002, aveva detto: “Forze negative, guidate da interessi perversi, mirano a fare del mondo un teatro di guerra, occorre rispondere con la logica della giustizia e dell&#8217;amore [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/carlo-parenti-2022/francesco-e-le-vere-battaglie-di-civilta">Francesco e le vere battaglie di civiltà</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-12741 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-300x169.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-560x315.jpeg 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg 750w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Carlo Parenti · San Giovanni Paolo II –di cui non si può dimenticare lo sforzo di evitare nel 2003 l’invasione americana dell’Iraq- nel suo Angelus del Capodanno 2002, aveva detto: “<em>Forze negative, guidate da interessi perversi, mirano a fare del mondo un teatro di guerra</em>,<em> occorre rispondere con la logica della giustizia e dell&#8217;amore</em> […] <em>A tutti dico: dobbiamo opporci con fermezza insieme alla tentazione dell&#8217;odio e della violenza, che danno solo l&#8217;illusione di risolvere i conflitti, ma procurano perdite reali e permanenti. Il perdono, invece, che potrebbe sembrare debolezza, presuppone una grande forza spirituale e assicura vantaggi a lungo termine.”</em></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Papa Francesco, di fronte della ingiustificata e ingiustificabile invasione russa dell’Ucraina, il 21 marzo scorso ha riaffermato la contrarietà vaticana contro la guerra e contro la spesa per le armi (<span style="color: #ff9900;"><a style="color: #ff9900;" href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2022/march/documents/20220321-ho-avuto-sete.html" target="_blank" rel="noopener">vedi</a></span>)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">: “</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Perché farci la guerra per conflitti che dovremmo risolvere parlandoci da uomini? Perché non unire piuttosto le nostre forze e le nostre risorse per combattere insieme le vere battaglie di civiltà: la lotta contro la fame e contro la sete; la lotta contro le malattie e le epidemie; la lotta contro la povertà e le schiavitù di oggi. Perché?</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">” Per Francesco, “</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>certe scelte non sono neutrali: destinare gran parte della spesa alle armi, vuol dire toglierla ad altro, il che significa continuare a toglierla ancora una volta a chi manca del necessario. E questo è uno scandalo: le spese per le armi</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> […] </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>bisogna creare la coscienza che continuare a spendere in armi sporca l’anima, sporca il cuore, sporca l’umanità</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">“. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Osservo che per Stefano Zamagni- presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali- “<em>se solo il 10% della spesa militare globale, pari a circa 1700 miliardi di dollari all’anno, venisse dirottata su una Agenzia (indipendente) Internazionale per la Gestione degli Aiuti ai popoli bisognosi, nell’arco di un decennio le attuali diseguaglianze [economiche] strutturali potrebbero venire sanate</em>”. Come non ricordare anche la profezia di Isaia cara a Giorgio La Pira “<em>Spezzeranno le loro spade per farne aratri, trasformeranno le loro lance in falci. Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione; contro un’altra nazione non impareranno più l’arte della guerra.</em> (<em>Isaia </em> 2, 4) . Solo poesia? Solo ingenuo sogno? O realistico piano per la salvezza del creato?</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Papa il 24 marzo scorso ha fermamente ribadito i citati concetti (<span style="color: #ff9900;"><a style="color: #ff9900;" href="http://www.vatican.va/content/francescomobile/it/speeches/2022/march/documents/20220324-centro-femminile-italiano.html" target="_blank" rel="noopener">vedi</a></span>)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>“La storia degli ultimi settant’anni lo dimostra: guerre regionali non sono mai mancate, per questo io ho detto che eravamo nella terza guerra mondiale a pezzetti, no? un po’ dappertutto, fino ad arrivare a questa, che ha una dimensione maggiore e minaccia il mondo intero. Ma il problema di base è lo stesso: si continua a governare il mondo come uno ‘scacchiere’, dove i potenti studiano le mosse per estendere il predominio a danno degli altri.”</em></span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Io mi sono vergognato quando ho letto che non so, un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il due per cento del PIL nell’acquisto di armi, come risposta a questo che sta [succedendo] adesso … la pazzia, eh? La vera risposta, come ho detto, non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo, non facendo vedere i denti, come adesso, no? un mondo ormai globalizzato, un modo diverso e di impostare le relazioni internazionali. </em></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Peraltro, questo discorso papale è stato vergognosamente minimizzato, non citato, se non addirittura censurato sulla stampa o le tv. Un deputato e giornalista italiano -Michele Anzaldi- e non solo lui, (<span style="color: #ff9900;"><a style="color: #ff9900;" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/03/25/guerra-in-ucraina-laffondo-di-papa-francesco-contro-le-spese-militari-sparisce-dalle-edicole-i-maggiori-quotidiani-ignorano-la-notizia/6537153/" target="_blank" rel="noopener">vedi</a></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">) ha scritto: ”Ieri il Tg1 ha censurato Papa Francesco: nessuno spazio né alle 13.30 né alle 20 alle sue dure parole contro le armi e la guerra. Un caso senza precedenti, mai il tg di Rai1 aveva negato spazio addirittura al Santo Padre. Che </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">succede al tg della rete ammiraglia Rai?”. Anche la cerimonia </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di consacrazione di Ucraina e Russia “al cuore immacolato di Maria” &#8211;</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ispirata dal segreto di Fatima- è stata poco o niente riferita (ho seguito alcuni telegiornali della sera: ad esempio dal ‘</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>TG LA7’</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> silenzio assoluto)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>. </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È proprio il caso di citare una frase di Francesco</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em> &#8220;Abbiamo smarrito la via della pace e con vergogna diciamo: perdonaci, Signore. Abbiamo bisogno della forza sapiente e mite di Dio, che è lo Spirito Santo. Abbiamo bisogno dello Spirito d’amore, che dissolve l’odio, spegne il rancore, estingue l’avidità, ci ridesta dall’indifferenza&#8221;.</em></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma questo fastidio per l’ansia di giustizia papale è diffuso nel mondo occidentale. Per il New York Times “Il Papa ha accuratamente evitato di nominare l&#8217;aggressore, il presidente russo Vladimir Putin, o anche la stessa Russia” e aggiunge che “gli storici affermano che il Pontefice rischia di scivolare fuori dalla sua elevata base morale e in uno spazio oscuro occupato in modo prominente da Pio XII, il Papa in tempo di guerra che evitò di parlare in modo critico di Hitler”. Proprio una stupidaggine.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In verità però Francesco sta operando, senza abbandonare gli aggrediti come troppe volte accadde negli anni precedenti la Seconda guerra mondiale, per il negoziato, ma per questo è necessario che parallelamente la “<em>buona politica</em>” riprenda il bandolo della matassa nelle proprie mani senza sottomissioni a quello che il Papa definisce il <em>“potere economico-tecnocratico-militare</em>.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12742" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitti-2021_w570-300x300.webp" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitti-2021_w570-300x300.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitti-2021_w570-500x500.webp 500w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitti-2021_w570-150x150.webp 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitti-2021_w570-80x80.webp 80w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitti-2021_w570-560x560.webp 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitti-2021_w570.webp 570w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Penso anche allo storico Franco Cardini che afferma (<span style="color: #ff9900;"><a style="color: #ff9900;" href="https://www.francocardini.it/minima-cardiniana-367-2/#more-3564" target="_blank" rel="noopener">vedi</a></span>): “Lavoriamo per la pace, dunque. Ma facciamolo con realismo, senza piagnistei e senza isterismi manichei. Manifestare per la pace ma al tempo stesso ‘schierarsi con l’Occidente, senza se e senza ma’, significa solo contribuire a correre a passo di carica verso una prosecuzione e un allargamento del conflitto che non può giovare a nessuno. Le guerre, le perdono tutti”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Chiudo rinviando a due siti ricchi di dati sulle spese militari globali pari annualmente a circa 2000 miliardi di dollari (<span style="color: #ff9900;"><a style="color: #ff9900;" href="https://www.sipri.org/media/press-release/2021/world-military-spending-rises-almost-2-trillion-2020" target="_blank" rel="noopener">vedi</a></span>) </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e sui conflitti- ad alta e soprattutto a bassa intensità- oggi in corso nel mondo (<a href="https://www.guerrenelmondo.it/index.php/static1258218333" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #ff9900;">vedi</span></a>) </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">che vedono coinvolti ben 70 Stati e 1502 tra milizie-guerrigliere, gruppi terroristi-separatisti-anarchici.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/carlo-parenti-2022/francesco-e-le-vere-battaglie-di-civilta">Francesco e le vere battaglie di civiltà</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La madonna di Fatima Madre dell’umanità</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giovanni-pallanti-2022/la-madonna-di-fatima-madre-dellumanita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 19:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti · La tragica guerra scatenata dal dittatore russo Putin contro l’Ucraina, è una guerra fra due popoli quasi totalmente cristiani. Il Novecento è stato il secolo delle due guerre mondiali che hanno sconvolto il pianeta, e anch’esse furono provocate e combattute fra popoli cristiani. Inascoltate  furono le invocazioni del Papa Benedetto XV [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12732" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/fatima_1936417-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/fatima_1936417-300x210.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/fatima_1936417.jpg 635w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Giovanni Pallanti · La tragica guerra scatenata dal dittatore russo Putin contro l’Ucraina, è una guerra fra due popoli quasi totalmente cristiani. Il Novecento è stato il secolo delle due guerre mondiali che hanno sconvolto il pianeta, e anch’esse furono provocate e combattute fra popoli cristiani. Inascoltate  furono le invocazioni del Papa Benedetto XV per la pace e il richiamo ai popoli, durante la Prima guerra mondiale, sulla  inutile strage che veniva perpetrata nel cuore del Vecchio continente. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Seconda guerra mondiale sembrava essere l’ultima guerra nata e sviluppatasi in piena Europa. Tre leader antifascisti e antinazisti, democratici e cristiani, Adenauer, De Gasperi e Shumann, progettarono il primo nucleo dell’unità europea con la Comunità del carbone e dell’acciaio, per far fiorire definitivamente la pace nel cuore dell’Europa. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo travagliato periodo storico è sempre stato accompagnato dal miracolo di Fatima, dove la madonna apparve a tre pastorelli, Francesco, Jacinta e Lucia, per sei volte a partire dal maggio 1917. La madonna, a quei tre poveri bambini, annunciò guerre sconvolgenti in Europa e nel mondo se non si fosse consacrata la Russia, al suo cuore immacolato. Pochi mesi dopo, in Russia i comunisti fecero un colpo di Stato contro il governo provvisorio guidato da un socialista, che aveva deposto lo zar Nicola II. I comunisti al potere a Mosca cominciarono una persecuzione senza quartiere contro le Chiese cristiane, ortodossa e cattolica, e continuarono una politica imperialista per la conquista di nazioni vicine, come era accaduto anche con gli zar. La Russia è sempre stata protagonista, nel bene e nel male, delle guerre mondiali e di altri conflitti. Il 24 febbraio del 2022 ha scatenato l’ennesima guerra di conquista contro uno stato indipendente e sovrano, per poterlo sostanzialmente annettere. Gli ucraini si sono difesi con straordinario eroismo. La guerra in Ucraina poteva degenerare da un momento all’altro in una guerra nucleare, coinvolgendo in una spirale di morte tutto il mondo. Papa Francesco, come già i suoi predecessori &#8211; Pio XII, Paolo VI e Giovanni Paolo II &#8211; ha consacrato, ancora una volta, al cuore immacolato di Maria, il popolo russo e il popolo ucraino, tutti e due fedelissimi al culto della vergine madre di Dio, madre della Chiesa e regina della pace. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sarà un caso, ma i giornali di tutto il mondo del 30 marzo 2022 hanno annunciato che si stava aprendo uno spiraglio di pace per questa guerra che ha fatto migliaia di vittime fra i militari dei due eserciti e la popolazione civile ucraina. Solo pochi giorni dopo che Papa Francesco e il cardinale Krajewski avevano simultaneamente fatto la consacrazione dei due popoli in guerra in San Pietro a Roma e a Fatima, in Portogallo, sul luogo dell’apparizione di Maria. <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12733" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/papa-francesco-fatima-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/papa-francesco-fatima-300x202.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/papa-francesco-fatima-744x500.jpg 744w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/papa-francesco-fatima-768x516.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/papa-francesco-fatima.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La storia delle apparizioni di Fatima, ha cambiato profondamente il corso civile degli avvenimenti e anche quello religioso. La Chiesa cattolica nel Novecento è stata percorsa da scandali clamorosi e squallidi, come la pedofilia di migliaia di sacerdoti e gli scandali finanziari in Vaticano, ma, come abbiamo scritto Marcello Mancini ed io  nel libro &lt;La preghiera spezzata&gt; (edizioni Lef, 2010), la Madonna di Fatima non l’ha mai abbandonata e, il 13 maggio 1981, grazie alla sua intercessione, san Giovanni Paolo II si salvò miracolosamente da un attentato mortale in piazza San Pietro. Senza le prove della storia, l’apparizione di Fatima sembrerebbe a menti apparentemente razionali, una favola o una leggenda religiosa. Invece è la prova che la madre di Dio non lascia mai sola l’umanità avvolta nel peccato e nelle guerre.  </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giovanni-pallanti-2022/la-madonna-di-fatima-madre-dellumanita">La madonna di Fatima Madre dell’umanità</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’affermazione del laicato con l’impegno nelle realtà temporali ed ecclesiali</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/francesco-romano-2022/laffermazione-del-laicato-con-limpegno-nelle-realta-temporali-ed-ecclesiali</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 16:28:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2022]]></category>
		<category><![CDATA[padre Francesco Romano 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesco Romano • La Costituzione apostolica “Praedicate Evangelium sulla Curia Romana e il suo servizio alla Chiesa e al mondo”, pubblicata il 19 marzo 2022, mette in risalto l’ormai imprescindibile ruolo dei laici nella vita e nella missione della Chiesa: “Il Papa, i Vescovi e gli altri ministri ordinati non sono gli unici evangelizzatori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12692" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/praedicate-291x300.jpg" alt="" width="291" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/praedicate-291x300.jpg 291w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/praedicate.jpg 310w" sizes="auto, (max-width: 291px) 100vw, 291px" />di Francesco Romano • La Costituzione apostolica “Praedicate Evangelium sulla Curia Romana e il suo servizio alla Chiesa e al mondo”, pubblicata il 19 marzo 2022, mette in risalto l’ormai imprescindibile ruolo dei laici nella vita e nella missione della Chiesa: “Il Papa, i Vescovi e gli altri ministri ordinati non sono gli unici evangelizzatori nella Chiesa. […] Ogni cristiano, in virtù del Battesimo, è un discepolo-missionario <em>nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù</em>. Non si può non tenerne conto nell’aggiornamento della Curia, la cui riforma, pertanto, deve prevedere il coinvolgimento di laiche e laici, anche in ruoli di governo e di responsabilità”.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si tratta del punto di arrivo di un lungo percorso, ma sempre <em>in itinere</em>, che mi offre lo spunto per una riflessione sull’affermazione del laicato nel suo impegno nelle realtà temporali ed ecclesiali.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La nozione di “società” applicata alla Chiesa risale già alla scolastica medievale. Il dualismo insegnato da Gelasio I nel sec. V andrà imponendosi nei secoli successivi. Nel sec. XVI il protestantesimo parlerà di una Chiesa puramente spirituale alla quale viene contrapposta una idea di Chiesa cattolica visibile, sociale e giuridica. È questo l’alveo in cui si forma il concetto di <em>societas iuridice perfecta</em>. Successivamente, la canonistica se ne servirà per indicare la relazione tra la società ecclesiale e quella civile</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il modello di Chiesa al tempo della controriforma è concepito come <em>societas iuridice perfecta</em>, cioè società sovrana come lo Stato, non sottoposta a nessun’altro ente sovrano, originaria e indipendente. Dopo il Concilio di Trento essa viene spiegata attraverso le scienze filosofiche e sociali evidenziando tutti gli elementi che ne rilevano la natura sociale. Bellarmino dà questa definizione: “La Chiesa è la comunità di tutti i fedeli, uniti dalla professione della medesima fede, dalla partecipazione ai medesimi sacramenti, sotto l’autorità dei legittimi pastori, specialmente del Romano Pontefice, Vicario di Gesù Cristo in terra”. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Chiesa per poter difendere la sua libertà completerà il concetto di “società” elaborando la nozione di diritto pubblico ecclesiastico di “società giuridicamente perfetta” a partire dal sec. XVII per difendersi dalle teorie giurisdizionaliste del febronianesimo e giuseppinismo e nel sec. XIX contro le teorie che le davano un riconoscimento come istituzione pedagogica e morale di utilità circoscritta all’ambito temporale. Secondo questa visione di Chiesa, essa è una società giuridica poiché vi è un unico sovrano che determina il vincolo tra i membri. È una società perfetta, cioè pienamente autonoma e sovrana nel suo ordinamento originario perseguendo un bene completo, avendo un suo fine e disponendo dei mezzi per conseguirlo. La Chiesa di quel momento, quindi, definisce la sua collocazione nell’ambito dell’ordinamento pubblico ricorrendo alla stessa nozione che si può applicare allo Stato e ponendo l’accento sugli elementi visibili a scapito delle considerazioni teologiche e della grazia.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo modello di Chiesa <em>societas iuridice perfecta</em> nel suo passaggio attraverso il Concilio Tridentino e il Vaticano I, ha ispirato il Codice di Diritto Canonico del 1917. Tale struttura viene individuata nell’ideale di Chiesa perfettamente unita al suo interno come un corpo sociale accentrato attorno alla figura del Papa, ma sostanzialmente separata dal mondo visto come un nemico da fronteggiare. Il progetto di rifondazione cristiana della società nell’arco temporale incluso tra i pontificati di Pio IX e Pio XII si esprime nella formula della <em>restauratio christiana</em>.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><a name="_Hlk98425008"></a> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con l’enciclica <em>Immortale Dei</em> del 1° novembre 1885, Leone XIII invita i fedeli a partecipare alla vita pubblica, anche in ragione dei loro principi cattolici per i quali “sono più che mai obbligati di recare nel maneggio degli affari integrità e zelo”, anche se in qualche caso con chiaro riferimento alla situazione politica italiana, “non sia espediente di partecipare agli affari dello Stato, né di ricevere uffizi politici”.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><a name="_Hlk98424762"></a> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La nuova figura rappresentata dal laicato emerge in funzione di questa opera di “restaurazione cristiana” partendo da un’azione sostitutiva della gerarchia ecclesiastica, ma non indipendente da essa, nel pieno coinvolgimento delle attività temporali dove la libertà della Chiesa è a rischio per i processi di secolarizzazione rappresentati dalle ideologie liberali, materialiste e totalitarie. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il fenomeno del laicato trova gradualmente la sua più piena espressione nella prima metà del ventesimo secolo. Il laicato, già dopo pochi anni dalla promulgazione del Codice di Diritto Canonico del 1917, inizia a configurarsi come una categoria aperta a un futuro di rilevanza giuridica. Pio XI nell’enciclica <em>Ubi arcano</em> definisce i fedeli laici – i fedeli che uniti ai vescovi e ai sacerdoti partecipano alle opere di apostolato individuale e sociale per far conoscere e amare Gesù Cristo &#8211; <em>genus electum, regale sacerdotium, gens sancta, popolo di Dio che S. Pietro magnifica</em>.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sotto il pontificato di Pio XII il laicato militante trova un significativo riconoscimento nel 1946 con l’approvazione degli statuti delle organizzazioni nazionali di Azione Cattolica e, nel 1947, delle società clericali o laicali, dette Istituti Secolari, in cui i laici, ma anche i chierici, si consacrano senza professare voti pubblici e solenni per esercitare nel secolo il loro apostolato.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con più netta e progressiva delineazione del ruolo del laicato, la Chiesa si sta avviando concretamente verso la novità introdotta dal Vaticano II che ha il suo epicentro nel concetto di Chiesa popolo di Dio, comunità sacramentale e società gerarchica. Già intorno agli anni trenta in Francia e in Germania si stanno affermando all’interno di correnti teologiche, scuole di pensiero che mirano al superamento della concezione di Chiesa vista come <em>societas iuridice perfecta</em>, nata sulla base di considerazioni giuridico-sociologiche.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’ecclesiologia elaborata dal Vaticano I trova il completamento nel Vaticano II facendo leva sugli studi prodotti dal rinnovamento biblico, liturgico ed ecumenico che lo hanno preceduto. Il Vaticano II opera una sintesi tra il binomio Trento-Vaticano I e l’enciclica <em>Mystici corporis</em> di Pio XII, individuando la nuova immagine della Chiesa nella categoria biblica del “Popolo di Dio”, comunità sacramentale e società gerarchica.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Venuto meno al <em>Codex</em> del 1917 il suo paradigma ecclesiologico modulato sui vecchi schemi del <em>jus publicum ecclesiasticum</em> fondato sulle proposizioni del <em>Sillabo</em> e sull’ecclesiologia del Vaticano I, espresso nella costituzione apostolica <em>Pastor aeternus</em>, e sull’enciclica <em>Immortale Dei</em> di Leone XIII, si impone la necessità di una <em>reformatio iuris</em> vista come una naturale emanazione dei principi del Vaticano II.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La profonda novità introdotta dal Concilio Vaticano II richiede molto più che una semplice selezione di elementi obsoleti da espungere, bensì una profonda revisione del Codice consistente nel completo rinnovamento della sua disposizione sistematica.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Vaticano II segna una svolta rispetto a due capisaldi del diritto pubblico ecclesiastico, ovvero la Chiesa come <em>societas iuridice perfecta</em> di disuguali, e la teoria formulata da Leone XIII nell’enciclica <em>Immortale Dei</em> delle due potestà, ciascuna suprema nel suo ordine. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infatti, la <em>Gaudium et Spes</em>, pur ribadendo che “la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo”, al tempo stesso esclude il reciproco disinteresse in quanto entrambi “a titolo diverso sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane. Esse svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti, in maniera tanto più efficace quanto meglio coltiveranno una sana collaborazione tra di loro” (GS 76, 3). </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non più, pertanto, due ordini in contrapposizione, ma un rapporto nuovo tra sacro e profano dove ai fedeli laici è riconosciuta la dignità e l’idoneità di tendere alla santificazione del mondo, “spetta alla loro coscienza, già convenientemente formata, di inscrivere la legge divina nella vita della città terrena […] a procurare l’animazione del mondo con lo spirito cristiano […] a essere testimoni di Cristo in mezzo a tutti, e cioè pure in mezzo alla società umana” (GS, 43, 2 e 4).<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12693" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/FON615cXMAA4Fcu-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/FON615cXMAA4Fcu-300x207.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/FON615cXMAA4Fcu-723x500.jpg 723w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/FON615cXMAA4Fcu-768x531.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/FON615cXMAA4Fcu.jpg 1092w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Giunge a maturazione uno dei capisaldi del Vaticano II che riconosce il principio fondamentale di “uguaglianza nella dignità e nell’azione comune a tutti i fedeli nell’edificare il Corpo di Cristo” (LG 32, 3); “l’apostolato dei laici è quindi partecipazione alla stessa missione salvifica della Chiesa alla quale sono tutti destinati dal Signore in forza del battesimo e della confermazione” (LG 33, 2); “i laici hanno inoltre la capacità per essere assunti dalla Gerarchia ad esercitare, per un fine spirituale, alcuni uffici ecclesiastici” (LG 33, 3); il Codice di Diritto Canonico sancisce che “nell’esercizio di tale potestà [di governo] i fedeli laici possono dare la loro <em>cooperazione</em> a norma del diritto” (can. 129 §2). </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il can. 129 §2 usa non a caso il termine “cooperazione” in quanto la Chiesa per volontà del suo Fondatore è una “società costituita gerarchicamente” nella quale l’autorità deriva direttamente da Cristo ed è esercitata dai successori degli Apostoli nella triplice funzione di insegnare, santificare e governare. Un esempio più evidente lo si è avuto da alcuni decenni con la cooptazione di giudici laici nei tribunali collegiali, ma senza facoltà di presidenza. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’allargamento ai laici nell’esercizio della potestà di governo come “cooperazione” ha rimodulato la limitazione che “solo i chierici possono ottenere uffici il cui esercizio richiede la potestà di ordine o la potestà di governo ecclesiastico” (can. 274 §1), ovviamente non per quegli uffici che esigono la potestà di ordine e che sono riservati <em>ex natura rei</em> ai chierici, cioè quegli uffici intrinsecamente gerarchici la cui capacità è legata alla ricezione del sacramento dell’Ordine.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un ulteriore passo viene compiuto dalla recente promulgazione della Costituzione Apostolica “Predicate Evangelium” che riforma la Curia Romana. I laici in virtù del battesimo sono coinvolti nella potestà di governo attraverso la missione canonica. A loro possono essere conferiti incarichi di governo, prevalentemente di natura esecutiva-amministrativa, fino a oggi di esclusiva pertinenza del clero o in particolare dei Vescovi, a meno che non si tratti di uffici il cui esercizio della potestà di governo deriva dal sacramento dell’Ordine.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo graduale progresso ha la sua radice nel Vaticano II che supera i limiti della vecchia impostazione ecclesiologica come <em>societas inequalis</em> passando a una visione di Chiesa come comunità di credenti, da un’ecclesiologia piramidale e societaria a un’ecclesiologia di comunione.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La figura del laico si inserisce nella complessa articolazione delle componenti all’interno del popolo di Dio dove le differenziazioni personali e funzionali interagiscono tra loro e concorrono nel rendere “pastorale” tutta l’esistenza cristiana: “il dovere di esercitare l’apostolato è comune a tutti i fedeli, sia chierici sia laici, e che anche i laici hanno compiti propri nell’edificazione della Chiesa. Perciò lavorino fraternamente con i laici nella Chiesa e per la Chiesa, e abbiano una cura speciale dei laici nel loro lavoro apostolico” (<em>Apostolicam actuositatem</em> 2, 25).</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/francesco-romano-2022/laffermazione-del-laicato-con-limpegno-nelle-realta-temporali-ed-ecclesiali">L’affermazione del laicato con l’impegno nelle realtà temporali ed ecclesiali</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Contributo delle donne</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giovanni-campanella-2022/contributo-delle-donne</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Campanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 14:07:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2022]]></category>
		<category><![CDATA[don Giovanni Campanella 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Campanella · Alla fine di ottobre 2021, la casa editrice Luiss University Press ha pubblicato un libro intitolato La ricchezza invisibile delle nazioni – Il ruolo nascosto delle donne nella crescita dell&#8217;Occidente e scritto da Victoria Bateman. Il libro è stato originariamente pubblicato nel Regno Unito nel 2019 da Polity Press col titolo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12663" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/La-ricchezza-invisibile-delle-nazioni-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/La-ricchezza-invisibile-delle-nazioni-300x300.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/La-ricchezza-invisibile-delle-nazioni-150x150.jpg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/La-ricchezza-invisibile-delle-nazioni-80x80.jpg 80w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/La-ricchezza-invisibile-delle-nazioni.jpg 340w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Giovanni Campanella · Alla fine di ottobre 2021, la casa editrice Luiss University Press ha pubblicato un libro intitolato <em>La ricchezza invisibile delle nazioni – Il ruolo nascosto delle donne nella crescita dell&#8217;Occidente </em>e scritto da Victoria Bateman. Il libro è stato originariamente pubblicato nel Regno Unito nel 2019 da Polity Press col titolo <em>The Sex Factor – How Women Made the West Rich</em>.<br />
Victoria N. Bateman (nata Powell , nata nel 1979) è un&#8217;economista e accademica femminista britannica, specializzata in storia economica. È ricercatrice di economia al Gonville and Caius College di Cambridge. È Direttore degli Studi per l&#8217;Economia Tripos al Gonville and Caius College. Cresciuta a Lees, Oldham, Victoria Bateman ha frequentato la Saddleworth School, Uppermill. Ha poi studiato per i livelli A all&#8217;Oldham Sixth Form College, dove è stata presidente della Student Union. Ha insegnato economia sempre al Gonville and Caius College, Cambridge, e ha continuato a seguire master e dottorati presso l&#8217;Università di Oxford. La sua ricerca si concentra sulla storia economica, compreso il ruolo dei mercati nello sviluppo economico, e il ruolo dei diritti e delle libertà delle donne nello stimolare la crescita economica. È nota per le sue proteste pubbliche contro la Brexit e a favore dei diritti delle donne, apparendo occasionalmente nuda.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La tesi principale di questo testo è che la teoria economica sia stata elaborata ignorando colpevolmente la discriminazione di genere, risultando perciò inadeguata a spiegare (tanto meno a risolvere) temi cruciali come la povertà, la disuguaglianza o l&#8217;opposizione tra Stato e mercato. Bateman intende mostrare come la liberazione femminile non sia stata un elemento secondario, bensì decisivo, nell&#8217;origine della ricchezza dell&#8217;Occidente, di norma spiegata esclusivamente con l&#8217;intraprendenza e l&#8217;inventiva maschili, e che proprio nell&#8217;uguaglianza di genere risieda il potenziale trasformativo capace di generare crescita e prosperità &#8211; una prosperità che sia anche equa e sostenibile. Se l&#8217;economia dipende dal lavoro gratuito che viene svolto a casa soprattutto dalle donne, la sfera domestica non può essere trascurata dalla maggior parte delle analisi; se le donne sono le più colpite dalla crisi climatica, le politiche ecologiche non possono prescindere dal loro ruolo per essere efficaci. Bateman ritiene che l&#8217;idea che le donne debbano &#8220;farsi avanti&#8221; nel lavoro, cioè correggersi per aderire a un modello non pensato per loro, abbia inaridito la teoria economica: perciò un suo ripensamento è urgente. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel libro si afferma anche che è necessario riportare al centro dell&#8217;analisi tutte le molteplici attività umane, anche quelle che si svolgono lontano dal mercato, imparando ad ascoltare non soltanto politici e imprese, ma anche i gruppi lontani dalle attività economiche ufficiali. Se l’economia diventa un ambito più flessibile, umano e utile, può migliorare non solo la vita delle donne nel mondo intero ma anche portare a risultati economici più equi e sostenibili per tutti.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>«Nel diciannovesimo secolo, gli economisti crearono una barriera artificiale tra la sfera pubblica e la sfera privata della vita. Solo la prima – la vita nel mercato e in politica – sarebbe stata meritevole di studio. Ciò che accade in quella privata – in casa, in famiglia o nella comunità – fu giudicato viceversa irrilevante; sarebbe stato troppo femminile, troppo inconsistente.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12664" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/victoria-bateman-economist-750x430-1-300x172.jpg" alt="" width="300" height="172" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/victoria-bateman-economist-750x430-1-300x172.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/victoria-bateman-economist-750x430-1.jpg 750w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></em></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Questo muro aspetta da tempo di essere abbattuto. Come spiegare, infatti, la povertà e la disuguaglianza senza aprire la scatola nera costituita dalla casa e dalla comunità circostante? È qui, lontano dal mercato, che possiamo trovare le radici di molti problemi economici di oggi.» (quarta di copertina)</em></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ho trovato il libro interessante anche perché dà una buona fotografia dello stato dell’arte del femminismo nel momento attuale. Mi ha fatto scoprire che si dovrebbe parlare più di “femminismi”: all’interno del femminismo esistono tante correnti anche molto diverse tra loro. Un elemento positivo è il fatto che l’autrice dà conto anche dei punti di vista opposti al suo e li indica nella ricca e preziosa bibliografia.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia, non posso tacere che il saggio ha non poche criticità e ombre. Su certi temi si rivela contraddittorio: in alcuni passaggi esorta a diffondere la cultura dell’aborto e dei contraccettivi in nome dell’emancipazione della donna mentre in altri ammette che esiste un grave problema demografico a causa di un tasso di fertilità pericolosamente basso. Inoltre, difende a spada tratta la prostituzione liberamente scelta e d’altra parte stigmatizza l’oggettificazione della donna. Su questo però cita anche chi la pensa diversamente e permette quindi anche di risalire a fonti molto utili per chi appunto ha opinioni opposte.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giovanni-campanella-2022/contributo-delle-donne">Contributo delle donne</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La guerra «sacrilega» , il ricatto del gas e le chiavi della Pace</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/antonio-lovascio-2022/la-guerra-sacrilega-il-ricatto-del-gas-e-le-chiavi-della-pace</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 09:09:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2022]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio · Si sparano missili e bombe. Nelle nostre case arrivano immagini di macerie e migliaia di morti, di massacri ed  esecuzioni sommarie, che potrebbero bloccare i colloqui diretti, finora contraddittori, a passo di gambero. Mentre Papa Francesco da Malta ci ha fatto sapere che “ è sul tavolo” un suo viaggio a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12766" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/1648835818319_AP-300x172.jpg" alt="" width="300" height="172" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/1648835818319_AP-300x172.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/1648835818319_AP.jpg 414w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Antonio Lovascio · Si sparano missili e bombe. Nelle nostre case arrivano immagini di macerie e migliaia di morti, di massacri ed  esecuzioni sommarie, che potrebbero bloccare i colloqui diretti, finora contraddittori, a passo di gambero. Mentre Papa Francesco da Malta ci ha fatto sapere che “ è sul tavolo” un suo viaggio a Kiev, gli osservatori si interrogano se Putin – il quale sta facendo di tutto per provocare le reazioni della Nato e con cinismo ricatta Germania, Italia e Francia sulle forniture di gas &#8211; può davvero cadere. Se quella pronunciata da Biden nel castello di Varsavia sia solo una <em>gaffe</em> oppure un segnale che la Casa Bianca soffi su un colpo di Stato a Mosca. Tra gli scenari tratteggiati &#8211; lasciando spazio anche alla fantapolitica &#8211; non si intravvedono concreti spiragli per un rapido “cessate il fuoco” tra Russia e Ucraina. La pace, dunque, è lontana. Si parla invece di riarmo, peraltro condannato dal Papa Francesco. Di aumento della spesa militare motivandolo con l’urgente necessità di sostenere la Resistenza di Zelensky più che per creare una vera Difesa comune continentale. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo fa temere un’escalation del conflitto alle porte dell’Europa, chiamata ad una grande prova di accoglienza e solidarietà per assistere milioni di sfollati, donne e bambini in fuga per l’aggressione dell’esercito russo. E si dimentica forse quanto è accaduto in Afghanistan, Irak, Libano, Siria, Libia, nello Yemen. In Georgia e prima ancora in Bosnia, nelle tante guerre combattute a pezzi e all’infinito, per dirla con Bergoglio. Non a caso il Santo Padre, definisce l’invasione “barbara e sacrilega”: “La guerra è una sconfitta per tutti. Va abolita prima che cancelli l’uomo dalla storia”. Il rischio è una “guerra fredda allargata” e “minacce atomiche” che sembravano “ricordi oscuri di un passato lontano”. Ancora una volta, da Malta (“cuore del Mediterraneo, ora ridotto a cimitero”) il Pontefice ha respinto le “visioni ideologiche” e i “populismi” che “si nutrono di parole d’odio”. Ha citato il “sussulto profetico in nome della fraternità universale” di Giorgio La Pira. Usando le sue parole per denunciare “l’infantilismo” che “riemerge prepotentemente nelle seduzioni dell’autocrazia, nei nuovi imperialismi, nell’aggressività diffusa, nell’incapacità di gettare ponti e di partire dai più poveri”. E rimarcando che il conflitto in corso è stato preparato “da tempo con grandi investimenti e commerci di armi”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In attesa che si possa realizzare il viaggio di Papa Francesco a Kiev, la “diplomazia sartoriale” del Vaticano guidata dal cardinale Pietro Parolin è da settimane all’opera, sotto traccia, per ricucire gli strappi, confidando che altri “costruttori di pace” autorevoli mettano da parte i singoli interessi e giochino le loro carte per indurre il Cremlino a ragionare. Facendo quello che non sono finora riusciti a compiere Macron, Scholz , il premier israeliano Bennet, Erdogan e l’oligarca Roman Abramovich. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fermare Putin &#8211; che contro ogni regola ha già messo le mani su Crimea e Donbass e ora vuol concludere l’annessione con questa “operazione speciale” sanguinaria &#8211; significa prima di tutto bloccare il suo tentativo di estendere il conflitto, nell’illusione di poter poi recuperare, un “boccone” alla volta, almeno parte del territorio che apparteneva alla disciolta Unione Sovietica ed ai Paesi dell’ex Patto di Varsavia, in barba al diritto di autodeterminazione dei Popoli sancito dall’Onu. Significa gettare le basi, evitando la guerra, di un nuovo ordine globale liberale, tenendo conto che si è rotto quello creato nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino e che in questi 33 anni gli equilibri internazionali sono profondamente cambiati. E che dal 2004 l’Unione Europea ha aperto le porte a ben otto Paesi che avevano vissuto e patito l’esperienza del socialismo reale.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12718" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/guerra-ucraina-680x365_c-300x161.jpg" alt="" width="300" height="161" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/guerra-ucraina-680x365_c-300x161.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/guerra-ucraina-680x365_c.jpg 680w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’Ue più che gli Stati Uniti (che pagano la “guerra fredda verso Pechino avviata da Trump e proseguita da Biden) in queste settimane si è mossa per spingere una Cina &#8211; pur contraria alle sanzioni occidentali contro Mosca e l’”amico Putin”- a collaborare per aprire un serio tavolo di trattativa; più consistente del balbettante negoziato tra le delegazioni russa ed ucraina ospitato dalla Turchia. Cosa ci si aspetta lo ha lucidamente spiegato in un editoriale su “Avvenire” il prof. Agostino Giovagnoli. Pechino non ha una tradizione di mediazioni internazionali e la disponibilità a collaborare con l’Europa occidentale potrebbe servire a bilanciare questo deficit. Ha invece &#8211; nel bene e nel male &#8211; una tradizione di interventi su Paesi con cui ha rapporti stabili, dal Myanmar al Pakistan. In questa guerra tra Russia e Ucraina, le sue relazioni con entrambi i belligeranti sono ottime e proprio questo dà a Xi Jinping la possibilità di esercitare forme efficaci di pressione verso tutt’e due.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Cina, è risaputo, si muove solo sulla base dell’interesse nazionale, del business, ma questa volta proprio tale interesse potrebbe convincerla che ha l’occasione buona, oltre che per intensificare gli affari con le due Europe (quella occidentale e quella orientale) per veder riconosciuto il suo ruolo di Superpotenza anche quando si discuterà del nuovo ordine mondiale. Ma la stessa cosa vale, su scala minore, per l’India e la galassia islamica. Anche se rifiutano il modello culturale e di governo occidentale, e sovente non rispettano i diritti umani, dalla tragedia ucraina hanno molteplici insegnamenti per non incominciare a dubitare che la logica violenta e distruttiva di Putin è drammaticamente inadeguata. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma insegnamenti devono trarre anche i Paesi europei, Italia e Germania in primis, per la pesante dipendenza da Mosca, non solo energetica. Troppi parlamentari hanno strizzato e, silenti, tuttora strizzano l’occhio allo Zar del Cremlino. Abbagliati dalla narrazione revanscista e securitaria che ha caratterizzato l’ultimo decennio del leader russo al potere. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/antonio-lovascio-2022/la-guerra-sacrilega-il-ricatto-del-gas-e-le-chiavi-della-pace">La guerra «sacrilega» , il ricatto del gas e le chiavi della Pace</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ministerialità della Chiesa e ministeri nella Chiesa</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/alessandro-clemenzia-2022/ministerialita-della-chiesa-e-ministeri-nella-chiesa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 09:03:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2022]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · «La Chiesa è Chiesa solo se esiste per gli altri». Queste parole di Dietrich Bonhoeffer, tratte dal testo Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere, possono essere d’aiuto per entrare nel significato di alcuni termini oggi molto usati (e spesso abusati), quali “ministeri” e “ministerialità”. Non si tiene sufficientemente conto, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-12752 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/51-r1KSzRrL-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/51-r1KSzRrL-194x300.jpg 194w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/51-r1KSzRrL.jpg 324w" sizes="auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px" />di Alessandro Clemenzia · «La Chiesa è Chiesa solo se esiste per gli altri». Queste parole di Dietrich Bonhoeffer, tratte dal testo <em>Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere</em>, possono essere d’aiuto per entrare nel significato di alcuni termini oggi molto usati (e spesso abusati), quali “ministeri” e “ministerialità”. Non si tiene sufficientemente conto, molto spesso, che si tratta di lemmi polisemantici: ciò richiede, ogni qualvolta ci si accinga a parlarne, di fare un’adeguata <em>explicatio terminorum</em>, per spiegare il significato che si intende assumere, evitando in questo modo di cadere in una diffusa equivocità di contenuti. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È necessario, prima di tutto, distinguere tra i differenti ministeri (al plurale) e la ministerialità della Chiesa (al singolare). Il rapporto tra loro può essere spiegato attraverso la relazione tra sacramenti e sacramentalità: recuperando l’incipit della <em>Lumen Gentium</em>, la Chiesa amministra i sacramenti in quanto Essa stessa è sacramento; analogamente, la Chiesa conferisce diversi ministeri in quanto essa stessa è ministeriale. Scrive, infatti, il Documento pastorale dell’Episcopato italiano <em>Evangelizzazione e ministeri</em>, «i battezzati partecipano, a diverso titolo, a tale ministerialità prima e fondamentale della Chiesa» (n.1). </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I differenti ministeri ecclesiali, dunque, vengono conferiti in virtù della ministerialità della Chiesa, e quest’ultima (recuperando sempre il documento già citato, n. 29) trova origine e forma nella ministerialità di Cristo pastore, servo e sacerdote, così come – tornando a quanto afferma la <em>Lumen Gentium</em> – la sacramentalità della Chiesa è tale solo in relazione al <em>Sacramentum</em> primordiale, e cioè a Cristo stesso.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Paolo VI, nel Motu proprio <em>Ministeria quaedam</em>, afferma che «fin dai tempi più antichi furono istituiti dalla Chiesa alcuni ministeri al fine di prestare debitamente a Dio il culto sacro e di offrire, secondo le necessità, un servizio al popolo di Dio. Con essi erano affidati ai fedeli, perché li esercitassero, degli uffici di carattere liturgico e caritativo a seconda delle varie circostanze». Viene qui spiegato come la dimensione ministeriale appartiene alla natura della Chiesa, e non è semplicemente una risposta pastoralmente efficace per far fronte alla crisi vocazionale all’Ordine sacro. La finalità dei ministeri è quella «di prestare debitamente a Dio il culto sacro e di offrire, secondo le necessità, un servizio al popolo di Dio». La ministerialità, dunque, se da una parte mette in luce il riferimento cristologico del ministro, dall’altra fa emergere il suo carattere propriamente relazionale, in quanto il <em>ministro</em> non lo è per se stesso, ma “per” il Padre e “per” i fratelli e sorelle. Il servizio ai fratelli, inoltre, avviene «secondo le necessità». Il documento<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12754" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/41S5T3JJtLL._SX335_BO1204203200_-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/41S5T3JJtLL._SX335_BO1204203200_-203x300.jpg 203w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/41S5T3JJtLL._SX335_BO1204203200_.jpg 337w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /> della CEI, <em>I ministeri nella Chiesa</em>, afferma: «La Chiesa, così orientata, e sollecitata anche dalla situazione attuale della sua vita nel mondo contemporaneo, …» (n. 1). Questa “sollecitazione” indica che la Chiesa è comunque sempre chiamata a confrontarsi con le esigenze del contesto sociale in cui vive, scrutando i segni dei tempi. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La ministerialità della Chiesa indica, inoltre, che «la missione è unica, molteplici sono i ministeri» (<em>Apostolicam actuositatem</em> n. 2). Il documento <em>Evangelizzazione e ministeri</em> afferma: «Il raggiungimento dell’ideale descritto e la realizzazione di una Chiesa tutta ministeriale sono condizionati alla acquisizione, in ognuno, di una coscienza diaconale o di servizio. Il cristiano non può vivere né per sé né a sé. È un membro» (n. 90). I ministeri, dunque, possono essere esercitati da tutti i battezzati, per vivere quella piena e attiva partecipazione ecclesiale nel proprio ambito familiare, lavorativo, relazionale, senza per questo dover ricoprire funzioni ecclesialmente riconosciute. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Chiesa ha promosso quei ministeri che esprimono e servono i tre pilastri attraverso cui Cristo continua a sorreggerla e a edificarla: la parola, la celebrazione dei sacramenti e la carità. Pensare ad una ministerialità legata ad altre forme potrebbe portare ad una “ministerializzazione” di ciò che, per sua natura, appartiene già alla vocazione del laico. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Concilio Vaticano II e il Magistero pontificio postconciliare, insieme al ministero ordinato (episcopato, presbiterato e diaconato), hanno voluto ristabilire, distinguendoli tra loro, i <em>ministeri istituiti</em>, i <em>ministeri di fatto</em> e i <em>ministeri straordinari</em>. I primi, conferiti mediante un atto liturgico, sono il <em>Lettorato</em> e <em>l’Accolitato</em>; i secondi, invece, esercitati in modo temporaneo, sono destinati a coloro che «senza titoli ufficiali compiono, nella prassi pastorale, consistenti e costanti servizi pubblici alla Chiesa» (<em>Evangelizzazione e ministeri</em>, n. 67); i terzi, infine, sono di supplenza in quei luoghi in cui, per vari motivi, manca una presenza di lettori e di accoliti. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È nella ministerialità della Chiesa che viene dischiuso il significato più profondo dei singoli ministeri, ed essa trova in Cristo il suo unico centro di riferimento esistenziale e interpretativo. I singoli ministeri, manifestazione della ministerialità della Chiesa e continuazione nella storia della ministerialità di Cristo, trovano in riferimento al Padre e nel servizio alla comunità i loro connotati essenziali, all’interno della propria vocazione, nella certezza, come scrive Papa Francesco nel Motu proprio <em>Antiquum ministerium</em>, che «lo Spirito chiama anche oggi uomini e donne perché si mettano in cammino per andare incontro ai tanti che attendono di conoscere la bellezza, la bontà e la verità della fede cristiana» (n. 5).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È opportuno, proprio a scanso di equivoci sempre più numerosi, spiegare cosa si intenda per ministeri e ministerialità quando si usano questi lemmi polisemantici, tenendo presente inoltre la necessaria distinzione tra <em>corresponsabilità</em> di tutti i battezzati nell’unica missione della Chiesa, che non ha bisogno di alcun mandato ecclesiale, e <em>collaborazione</em> di alcuni alla ministerialità, che invece viene conferita dall’autorità della Chiesa e non può essere oggetto di alcuna rivendicazione.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/alessandro-clemenzia-2022/ministerialita-della-chiesa-e-ministeri-nella-chiesa">Ministerialità della Chiesa e ministeri nella Chiesa</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Alla scuola di Dante per capire chi siamo (tra pregi e difetti)</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/stefano-liccioli-2022/alla-scuola-di-dante-per-capire-chi-siamo-tra-pregi-e-difetti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 08:59:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli · Parlare dell&#8217;attualità di un grande autore come può essere Dante Alighieri a volte rischia di essere solo uno slogan vuoto se non viene riempito di contenuti e di riferimenti precisi. Una recente esperienza didattica mi ha portato a riflettere sul canto XI del Purgatorio ed a confrontarmi con le figure di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-12747 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/6485812-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/6485812-202x300.jpg 202w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/6485812.jpg 240w" sizes="auto, (max-width: 202px) 100vw, 202px" />di Stefano Liccioli · Parlare dell&#8217;attualità di un grande autore come può essere Dante Alighieri a volte rischia di essere solo uno slogan vuoto se non viene riempito di contenuti e di riferimenti precisi. Una recente esperienza didattica mi ha portato a riflettere sul canto XI del Purgatorio ed a confrontarmi con le figure di Oderisi da Gubbio e Provenzan Salvani che Dante presenta in questo canto, collocandole fra i superbi della prima cornice del Purgatorio. Oderisi, celebre miniatore del XIII secolo, in vita era stato animato da un grande desiderio di fama e solo una volta diventato un&#8217;anima del Purgatorio riesce a far tacere l&#8217;invidia ed a riconoscere la superiorità di un altro minatore a lui contemporaneo, Franco Bolognese. Celebre la descrizione che Oderisi fa della gloria terrena:«Non è il mondan romore altro ch&#8217;un fiato/di vento, ch&#8217;or vien quinci e or vien quindi,/e muta nome perchè muta lato» (Pg. XI,100-102). La fama del mondo è un alito di vento, che cambia nome a seconda di dove soffi.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Anche la figura di Provenzan Salvani è quella di un superbo, capace però di fare, per amicizia, un gesto di umiltà, gesto che gli varrà l&#8217;ingresso in Purgatorio.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Nei versi del canto s&#8217;intrecciano, dunque, il tema della superbia, con quello dell’invidia e dell’umiltà. Argomenti che l’Alighieri delinea in modo lucido e preciso, facendo riferimento, più o meno esplicitamente, alla riflessione teologica morale di San Tommaso d’Aquino. In questa prospettiva il poeta ci restituisce (come fa del resto in tutta la Commedia) l’immagine di uomo che, oggi come allora, è sì <em>capax Dei</em>, ma anche imperfetto e contraddistinto da numerose fragilità.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Da qui l’attualità di Dante nell’offrirci una visione antropologica che attraversa i secoli, anche se oggi facciamo fatica a parlare di vizi e peccati, preferendo psicologizzare tutti i nostri problemi. Ma questo sarebbe un altro discorso. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">In questa sede, prendendo spunto dalle figure di Oderisi e Provenzan Salvani, voglio condividere una breve riflessione su invidia ed umiltà. San Tommaso definisce l’invidia come “la tristezza che si prova davanti ai beni altrui”. Si tratta di un sentimento che spesso non riusciamo a confessare o ad ammettere a noi stessi perché implicherebbe riconoscere, in certi settori, la superiorità degli altri. Essa però ci consuma dentro (da qui il termine colloquiale di “rosicone” per indicare chi si rode proprio di gelosia). Nella <em>Regola</em> Basilio Magno avvertiva:«Come la ruggine consuma il ferro, così l’invidia consuma l’anima che ne è piena». L’unica forma di difesa che riusciamo a mettere in atto contro l’invidia è provare a diventare noi stessi oggetto dell’invidia degli altri, esibendo qualcosa di noi stessi o della nostra vita che possa suscitare la loro gelosia. Si tratta però di un mero palliativo. Secondo San Tommaso l’invidia viene meno quando riusciamo a portarla alla luce, quando ammettiamo di essere gelosi e magari riusciamo a rallegrarci dei successi e delle doti delle altre persone.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12749" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/intero-del-recto-dopo-il-restauro-scaled-1-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/intero-del-recto-dopo-il-restauro-scaled-1-300x204.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/intero-del-recto-dopo-il-restauro-scaled-1-734x500.jpg 734w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/intero-del-recto-dopo-il-restauro-scaled-1-768x524.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/intero-del-recto-dopo-il-restauro-scaled-1-1536x1047.jpg 1536w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/intero-del-recto-dopo-il-restauro-scaled-1-1920x1309.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Per combattere l’invidia occorre, dunque, compiere atti di umiltà, concetto spesso confuso con la falsa modestia, ma che nella sua etimologia ci rimanda ad un significato più profondo. Umiltà viene da “humus”, terra, e sta ad indicare chi siamo nella nostra essenza: siamo terra, anche se feconda, impastati con amore da quell’artigiano che ci è Padre. Imparare l’arte dell’umiltà non vuole dire umiliarsi o compiere un’opera di mortificazione spirituale, ma sintonizzarsi con quello che siamo veramente, con la nostra dimensione creaturale, consentendoci di avere, nella nostra vita, lo spazio necessario per poter accogliere gli altri e l’Altro: se siamo troppo pieni di noi stessi questo non è possibile. Aveva, dunque, ragione il filosofo Blaise Pascal:«Se vuoi che la gente pensi bene di te, non parlare bene di te stesso».</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/stefano-liccioli-2022/alla-scuola-di-dante-per-capire-chi-siamo-tra-pregi-e-difetti">Alla scuola di Dante per capire chi siamo (tra pregi e difetti)</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il sacrificio di Cristo. Cristo si dona, Cristo si consegna</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/francesco-vermigli-2022/il-sacrificio-di-cristo-cristo-si-dona-cristo-si-consegna</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Vermigli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 08:52:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2022]]></category>
		<category><![CDATA[don Francesco Vermigli 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesco Vermigli · «Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,13): di fronte a queste parole, come è possibile parlare della salvezza di Gesù come sacrificio? A questa domanda vorrei provare a rispondere; sulla scia [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/francesco-vermigli-2022/il-sacrificio-di-cristo-cristo-si-dona-cristo-si-consegna">Il sacrificio di Cristo. Cristo si dona, Cristo si consegna</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-12737 size-medium" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/Cristo-Dali-169x300.jpg" alt="" width="169" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/Cristo-Dali-169x300.jpg 169w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/Cristo-Dali.jpg 238w" sizes="auto, (max-width: 169px) 100vw, 169px" /></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Francesco Vermigli · «Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,13): di fronte a queste parole, come è possibile parlare della salvezza di Gesù come sacrificio? A questa domanda vorrei provare a rispondere; sulla scia dell’approssimarsi del Triduo, momento capitale del nostro anno liturgico.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per comprendere la legittimità dell’applicazione a Gesù della categoria del sacrificio è necessario presentare in breve il significato di questo termine. Come noto, il termine risulta dalla composizione di <em>sacrum</em> e <em>facere</em>, cioè “rendere sacro” qualcosa che sacro di per sé non è. Diventa sacro l’animale che viene immolato sull’altare per la riconciliazione dell’uomo con il divino; talvolta, più in particolare, per placare l’ira divina nei confronti dell’uomo medesimo. A ben vedere il sacrificio, prima ancora che si attui ritualmente, presuppone però un elemento che dovremo attentamente riconsiderare quando parleremo di Cristo, sebbene opportunamente rimodulato: il fatto, cioè, che il sacrificio implichi che si rinuncia a qualcosa, si dona qualcosa per un bene religioso. Vi è un mezzo (la vittima e il rituale connesso), pensato per un fine (religioso): genericamente la riconciliazione con il divino, come già accennato. Del resto, la stessa parola <em>re</em>&#8211;<em>ligio</em> non v’è chi non sappia come rechi con sé l’idea del legame da ristabilire con il divino; legame che si è interrotto, è stato spezzato o almeno deve essere rinnovato, perché allentato o perché nei cicli della vita e delle stagioni ha sempre bisogno di esser confermato.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa rappresentazione del sacrificio religioso deve essere attentamente ricalibrata, dinnanzi a Gesù. In verità, per far questo è necessario prima ancora ricalibrare l’immagine di Dio che sta dietro al sacrificio religioso in senso generico. Se il Dio che riceve il sacrificio, è colui che attende la vittima per placarsi e riconciliarsi con l’uomo, questo ci restituirebbe un’immagine distorta del Dio cristiano. Il Padre verrebbe ad essere un Dio sanguinario che attende il sangue sparso sulla croce dal Figlio per poter ridare all’uomo un’altra occasione.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma la realtà della vita di Gesù va in un senso esattamente opposto a quella di un Dio che guarda da lontano il Figlio suo e aspetta che il sacrificio cruento si compia. Il Dio dei Vangeli è piuttosto un Dio che consegna il Figlio suo Unigenito, perché ha tanto amato il mondo da non tenerlo a sé (cf. Gv 3,16). Eppure, il Dio dei Vangeli è un Dio che è sempre con il Figlio: il cibo del Figlio è fare la volontà del Padre (cf. Gv 4,34), il Figlio è sempre nel Padre e il Padre è sempre nel Figlio (cf. Gv 17,21). In altri termini, ci sono due cose che impediscono di accogliere l’idea del sacrificio come applicabile alla missione di Gesù: la reciproca immanenza del Figlio nel Padre e del Padre nel Figlio – mentre è del sacrificio religioso la distanza tra il mondo da cui si sacrifica e il divino a cui si sacrifica – e il fatto che il Padre consegna il Figlio per amore del mondo: mentre del sacrificio religioso è l’attesa di un atto che possa placare Dio e farselo amico, qui l’amore del Padre per il mondo precede ogni atto umano, che sia rituale o meno.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Poste queste considerazioni, è ancora legittimo parlare della salvezza che porta Cristo come un sacrificio? Accennavamo sopra che alcune categorie connesse con il sacrificio dovrebbero essere riconsiderate, perché paiono in grado di aprire nuovi orizzonti sul punto. “Rendere sacro” qualcosa implica innanzitutto – nel senso genericamente inteso – rinunciare a quel qualcosa e donarlo. Questo, però, viene a toccare qualcosa di decisivo della vita di Gesù, qualcosa che va nel più intimo della sua missione salvifica. Sebbene Cristo non debba essere reso sacro, la sua vita<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-12739" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/04/download-2.jpeg" alt="" width="275" height="183" /> è una vita fatta di consegna, di dono, di oblazione. Gesù è il Figlio donato dal Padre per il mondo (ancora cf. Gv 3,16). Gesù è il vero chicco di grano che muore per portare frutto (cf. Gv 12,24). Aveva ben donde l’autore della Lettera agli Ebrei, dunque, a vedere di quale pasta fosse il sacrificio di Cristo: un sacrificio esistenziale che compie quelli antichi e che anzi rivela quella verità, spesso ottenebrata dall’ipocrisia e dalla falsa e vana sicurezza che sta dietro il rito. Il sacrificio di Cristo è l’unico che da veri frutti spirituali, perché nasce dall’amore del Padre per il mondo e dall’accoglienza interiore del Figlio che accoglie e fa suo quello stesso amore del Padre per il mondo.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non pare opportuno abbandonare il linguaggio del sacrificio, quando lo si applica in contesto cristiano. Esso ha bisogno di quella “conversione” del suo significato di fronte alla vita e al messaggio di Cristo, cui sollecitava un grande teologo recentemente scomparso, il padre Bernard Sesboüé. Il sacrificio riconvertito cristianamente si pone entro il linguaggio dell’amore divino che combatte contro il male, che non si arrende, che non retrocede. È il sacrificio che si dona e si consegna: prima interiormente, con un atto di accoglienza di fronte al dramma della vita; quindi, ma solo dopo, con atti esterni, coerenti con quella accoglienza interiore.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/francesco-vermigli-2022/il-sacrificio-di-cristo-cristo-si-dona-cristo-si-consegna">Il sacrificio di Cristo. Cristo si dona, Cristo si consegna</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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