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	<title>don Stefano Tarocchi 2020 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>Laicità e sacerdozio nel cristianesimo delle origini. In margine ad un volume di Romano Penna </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2020 06:45:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi • È uscito recentemente, per i tipi dell’editore Carocci di Roma, un prezioso volume di Romano Penna (Un solo corpo. Laicità e sacerdozio nel cristianesimo delle origini, Roma 2020), autorevole studioso di letteratura paolina, docente emerito di Nuovo Testamento alla Pontificia Università Lateranense. Penna è felicemente professore invitato anche alla Facoltà Teologica dell’Italia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-9515" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/9788843098934_0_0_626_75-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/9788843098934_0_0_626_75-202x300.jpg 202w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/9788843098934_0_0_626_75-337x500.jpg 337w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/9788843098934_0_0_626_75.jpg 422w" sizes="(max-width: 202px) 100vw, 202px" />di Stefano Tarocchi • È uscito recentemente, per i tipi dell’editore Carocci di Roma, un prezioso volume di Romano Penna (<i>Un solo corpo. Laicità e sacerdozio nel cristianesimo delle origini</i>, Roma 2020), autorevole studioso di letteratura paolina, docente emerito di Nuovo Testamento alla Pontificia Università Lateranense. Penna è felicemente professore invitato anche alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, con un enorme di un gran numero di studenti – quest’anno particolarmente cospicuo – che si iscrivono ai suoi corsi alla Licenza in teologia biblica. La sua bibliografia di Romano Penna è pressoché sterminata e realmente preziosa, in questi tempi assai complessi.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In queste pagine il prof. Penna si fa una domanda estremamente importante: qual è la differenza fra “laico” e “sacerdote”, i termini che normalmente designano i membri della Chiesa. Ora questa distinzione non compare nei testi più antichi del Nuovo Testamento, che pure sono normativi. In questi scritti emerge piuttosto l’idea di una convergenza paritaria dei cristiani nel costituire tutti insieme una nuova realtà comunitaria definita con varie metafore, tra cui quella di “corpo” che è propria delle lettere paoline, e che dà il titolo al libro. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tanto per limitarci alla lettera agli Ebrei, che nel canone compare dopo le tredici lettere di Paolo, ma che non è di pugno dell’apostolo, parla soltanto del sacerdozio di Cristo, che egli ottiene in virtù ottenuto dalla sua obbedienza alla volontà del Padre («entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: «Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà»: Eb 10,5-7), e del sacerdozio del popolo di Dio.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Del resto, Gesù di Nazareth non apparteneva alla tribù di Levi, e quindi non poteva essere sacerdote, a differenza ad esempio di Giovanni il Battista, figlio di un sacerdote, Zaccaria. Il Battista rinuncia al ruolo che gli competeva per nascita: egli diventa piuttosto il profeta che «battezza nel deserto e proclama un battesimo di conversione per il perdono dei peccati» (Mc 1,4). A questo battesimo si sottopone scandalosamente lo stesso Gesù. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non si parla di “sacerdoti” nemmeno nei quattro Vangeli, se non per stabilire le distanze fra quanti appartengono al sacerdozio ebraico, che sono fra i protagonisti fondamentali del progetto che conduce Gesù di Nazareth alla croce.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Peraltro, impropriamente siamo soliti definire i sette personaggi che compaiono nei primi capitoli del libro degli Atti, scelti per coadiuvare gli apostoli, nel servizio (o diaconia), semplicemente come diaconi: gli apostoli «scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani» (At 6,4-6). Ma soltanto gli scritti paolini più recenti, le “lettere pastorali” (le due lettere a Timoteo e la lettera a Tito), parlano esplicitamente di episcopi, presbiteri e diaconi, in maniera analoga alle lettere di sant’Ignazio di Antiochia (35-107). </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Del resto, come potremmo configurare tutti i discepoli del Signore, gli stessi Dodici, lo stesso Pietro e l’apostolo Paolo? E il fatto che lo stesso Papa è tale in quanto vescovo di Roma, e successore di Pietro non meno che di Paolo? Entrambi sono apostoli di Gesù Cristo, dal quale prende origine la comunità di tutti i credenti che noi definiamo come Chiesa.  <img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-9517" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1.png" alt="" width="296" height="198" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1.png 296w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1-140x94.png 140w" sizes="(max-width: 296px) 100vw, 296px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Di fatto, la comunità dei discepoli di Gesù ha cominciato a sentire il bisogno di mettere come capo e guida delle comunità coloro che avevano ricevuto un ministero specifico, dopo aver preso coscienza che l’imminente ritorno del Signore che attendevano doveva essere spostato nel tempo. Ogni chiesa locale venne stabilita all’interno di un cammino che è vivo ancora oggi. Un cammino che si è arricchito enormemente, si è evoluto e si è forse inevitabilmente appesantito, nei venti secoli e oltre in cui la fede cristiana ha cominciato a diffondersi. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I membri della nuova comunità, che comprende non solo giudei e greci, schiavi liberi, uomini e donne, ma anche i ministri ecclesiali insieme a tutti gli altri membri della comunità avevano questa caratteristica: i primi non sono mai chiamati sacerdoti, i secondi non sono mai chiamati laici. Fra essi non ci sono neppure contrapposizioni per sé, se non con semplici funzioni differenziate.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non possiamo negare che esiste una continuità fra l’inizio e l’oggi, che certamente però non risiede in quella terminologia che normalmente viene usata. Quest’ultima tiene scarsamente conto che Colui che non poteva essere sacerdote per nascita diventa sommo sacerdote. Lo dice ancora la lettera agli Ebrei: «pur essendo Figlio, imparò l&#8217;obbedienza da ciò che patì, e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l&#8217;ordine di Melchìsedek» ( Eb 5,8-10).  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E, contemporaneamente, è lo stesso Gesù che fa diventare sacerdoti tutti i componenti il popolo di Dio, a partire dal battesimo: «con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati (Eb 10,14)».  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo volume parla ai credenti, ma ha anche un compito non di secondaria importanza: «informare quanti sono estranei alla fede cristiana sul vero andamento delle vicende e ricordare ai cristiani la memoria degli effettivi inizi storici della loro speciale identità» (p. 10). Se andiamo alle origini e scandagliamo gli scritti cristiani fondativi, in confronto con l’ambiente religioso del tempo, sia greco che ebraico, possiamo a buon diritto prendere atto di quale sia l’autentico DNA del cristianesimo. È la lezione preziosa di Romano Penna.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/dicembre-2020/laicita-e-sacerdozio-nel-cristianesimo-delle-origini-in-margine-ad-un-volume-di-romano-penna">Laicità e sacerdozio nel cristianesimo delle origini. In margine ad un volume di Romano Penna </a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>San Girolamo: traduttore e servitore della parola di Dio</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2020/san-girolamo-traduttore-e-servitore-della-parola-di-dio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2020 07:57:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2020]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · San Girolamo: infaticabile studioso, grande conoscitore dei classici, traduttore, esegeta, profondo conoscitore e appassionato divulgatore della Sacra Scrittura: «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo». Così il papa Francesco nella lettera dal titolo eloquente «Un amore per la Sacra Scrittura» (Sacrae Scripturae Affectus), nel sedicesimo centenario della morte di San Girolamo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-9375" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/TvrJX8bwcLFH_s4-mb.jpg" alt="" width="210" height="300" />di Stefano Tarocchi · San Girolamo: infaticabile studioso, grande conoscitore dei classici, traduttore, esegeta, profondo conoscitore e appassionato divulgatore della Sacra Scrittura: «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così il papa Francesco nella lettera dal titolo eloquente «Un amore per la Sacra Scrittura» (<i>Sacrae Scripturae Affectus</i>), nel sedicesimo centenario della morte di San Girolamo, avvenuta il 30 settembre 420. Girolamo era nato a Stridone, in Illiria (oggi Croazia) nel 345. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come testimonia la visione che ebbe nella Quaresima del 375 (“sei ciceroniano, non cristiano”), «egli aveva amato fin da giovane la limpida bellezza dei testi classici latini, al cui confronto gli scritti della Bibbia gli apparivano inizialmente rozzi e sgrammaticati troppo aspri per il suo raffinato gusto letterario». L’episodio testimonia il passaggio alla decisione di dedicarsi interamente a Cristo e alla sua parola, con il suo infaticabile lavoro di traduttore e commentatore, servitore della parola di Dio e come innamorato della “carne della Sacra Scrittura”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo aver abbandonato la città di Aquileia e una comunità creata dal vescovo Valeriano, Girolamo ritorna a Roma nel 382, dove negli anni tra il 358 e il 364 era stato battezzato.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel frattempo, verso l’anno 374, passando per Antiochia di Siria (nell’attuale Turchia) si era ritirato nel deserto di Calcide, l’antica città situata a quaranta chilometri da Aleppo, e si era dedicato a una vita ascetica il cui maggior spazio è riservato allo studio delle lingue bibliche. Il deserto gli appare come una delle occasioni fondamentalmente esistenziale nell’incontro con Dio. Ad Antiochia verrà ordinato presbitero dal vescovo Paolino nel 379.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A Roma Girolamo si era posto al servizio di papa Damaso, di cui diventato era stretto collaboratore, fino a quando, due anni dopo la morte del papa, si era recato a Betlemme. Siamo nel 386: Girolamo sente il bisogno di ritornare in quella terra che aveva scoperto in varie occasioni.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Accompagna Girolamo a Betlemme un gruppo di donne, fra cui Paola ed Eustochio, madre e figlia, con cui si stabilisce presso la grotta della Natività a Betlemme: qui fonda due monasteri: uno maschile e uno femminile.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella Sacra Scrittura Girolamo trova sé stesso, il volto di Dio e quello dei fratelli, e affina la sua predilezione per la vita comunitaria: così annota il papa Francesco. Già da giovane, ad Aquileia, voleva fondare comunità monastiche, perseguendo l’ideale di una vita religiosa in comune, che vede il monastero come palestra per formare persone felici nella povertà e capaci di insegnare con il proprio stile di vita. Le virtù amate da Girolamo (l’umiltà, la pazienza, il silenzio e la mansuetudine) sono il terreno ideale su cui si sviluppa la sua spiritualità.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel sottolineare come la cultura di Girolamo sia necessaria ogni evangelizzazione, papa Francesco mette in luce alcune parole di straordinaria attualità. Scriveva, infatti, Girolamo all’amico Nepoziano: «la parola del presbitero deve prendere sapore grazie alla lettura delle scritture. Non voglio che tu sia un declamatore o un ciarlatano dalle molte parole ma uno che comprende la sacra dottrina e conosce fino in fondo gli insegnamenti del tuo Dio». E, ancora: «è tipico degli ignoranti rigirare le parole e accattivarsi l’ammirazione del popolo in esperto con il parlare velocemente». E aggiunge: «chi è senza pudore spesso spiega ciò che non conosce e pretende di essere un grande esperto solo perché riesce a persuadere gli altri». E, dell’amico Nepoziano, Girolamo scriveva: «con la lettura assidua e la meditazione, aveva fatto del suo cuore una biblioteca di Cristo». </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sta qui tutta la visione di Girolamo, condotta sempre con grande spirito di umiltà e lasciandosi anzitutto guidare da grandi esegeti antichi, Origene <i>in primis</i>, di cui a Costantinopoli aveva tradotto in latino le <i>Omelie</i>. Lo studio non è un diletto fine a sé stesso ma un esercizio di vita spirituale, un mezzo per arrivare a Dio; e così la sua formazione classica viene riordinata al servizio alla comunità ecclesiale. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ecco come a Betlemme fino all’anno della sua morte, mentre Roma cade nel 410 sotto i Visigoti di Alarico, Girolamo completa la monumentale opera della traduzione in latino di tutto l’Antico Testamento ebraico, oltre ai suoi commentari ai libri profetici ai salmi e alle sacre scritture. Ecco, dunque, la celebre <i>Vulgata</i> ovvero la Bibbia tradotta per il popolo, in modo che tutti i credenti la comprendano. Per uno di quei misteriosi fenomeni di eterogenesi dei fini questa traduzione finì per diventare oscura a quel popolo per il quale era stata pensata, e da cui nella riforma il monaco agostiniano Martin Lutero l’aveva sottratta nella Riforma da lui iniziato. Di fatto, la Chiesa cattolica avrebbe dovuto aspettare il Concilio Vaticano II per riscoprire la ricchezza della traduzione della parola di Dio nelle lingue parlate dal popolo di Dio. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infatti, è tipicamente cristiana l’esclusione della lingua sacra: la parola di Dio, magari tradotta non sempre in maniera precisa e appropriata, riesce comunque a dare a ciascuno quella straordinaria forza che aveva sottolineato il testo ispirato: «tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona» (2 Tim 3,16-17). <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-9376" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/download-1.jpeg" alt="" width="264" height="191" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per portare a termine questo lavoro Girolamo mise a frutto la sua conoscenza del greco e dell’ebraico nonché la sua solida formazione Latina utilizzando gli strumenti come la <i>Exapla</i> di Origene, sei versioni della Bibbia, disposte parallelamente su sei colonne affiancate.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Scrive ancora papa Francesco che il testo finale della Vulgata coniugava la continuità nelle formule ormai entrate nell’uso comune – l’antica versione latina della Bibbia – con una maggiore aderenza al testo ebraico, senza sacrificare l’eleganza della lingua latina. Così la Sacra Scrittura è diventata una sorta di immenso vocabolario a cui hanno attinto l’arte e la cultura cristiana, insieme alla letteratura e al linguaggio popolare.   </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quando il papa Paolo VI nell’immediato post-concilio volle una revisione della Vulgata messa a disposizione di tutta quanta la Chiesa affrontò un’operazione quanto mai azzardata: da qualunque punto di vista la mettiamo non è assolutamente facile correggere Girolamo, anche tenendo conto che non sappiamo a quale testo originale, ebraico o greco, si sia rifatto. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Peraltro, uno dei meriti principali di Girolamo è stato quello di inculturare la Bibbia nella lingua e nella cultura latina (ecco la <i>Neo-Vulgata</i>), operazione che è diventata un paradigma permanente per l’azione missionaria della chiesa. Possiamo così notare, scrive ancora il papa Francesco, che si instaura una sorta di circolarità: come la traduzione di Girolamo è debitrice della lingua e della cultura dei classici latini, così essa è diventata a sua volta elemento creatore di cultura.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’opera di traduzione di Girolamo ci insegna che i valori le forme positive di ogni cultura rappresentano un arricchimento di tutta la Chiesa, e attesta dello stesso tempo che la Bibbia ha bisogno di essere costantemente tradotta nelle categorie linguistiche e mentali di ogni cultura e generazione, anche e soprattutto nella cultura secolarizzata globale del nostro tempo.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il papa Francesco, con un colpo d’ala, coglie l’occasione di notare anche l’analogia fra la traduzione in quanto atto di ospitalità linguistica, e altre forme di accoglienza. Per questo l’opera di traduzione non è un lavoro che riguarda unicamente il linguaggio ma corrisponde a una decisione etica più ampia, connessa con l’intera visione della vita.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Senza traduzione le differenti comunità linguistiche non potrebbero comunicare fra loro, noi chiuderemmo gli uni agli altri le porte della storia e negheremmo la possibilità di costruire una cultura dell’incontro. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Senza traduzione non si dà ospitalità e si rafforzano invece le pratiche di ostilità. Il traduttore è quindi un costruttore di ponti che creano continui legami fra le varie culture e i vari ambienti.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Francesco mette quindi in luce due dimensioni caratteristiche della spiritualità di Girolamo: 1. l’assoluta e rigorosa consacrazione a Dio, con la rinuncia a qualsiasi umana soddisfazione; 2. l’impegno di studio assiduo, volto esclusivamente a una sempre più piena comprensione del mistero del Signore.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa duplice testimonianza vale per i monaci ma anche per gli studiosi della Parola, che devono ricordare che il loro sapere è valido solo se fondato sull’amore esclusivo per Dio, contemporaneamente alla spoliazione di ogni umana ambizione e di ogni mondana aspirazione.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">D’altronde, se la scienza esegetica contemporanea ha scoperto la genialità narrativa e poetica della scrittura, Girolamo – sono ancora parole del Papa –, insiste invece sul carattere umile del rivelarsi di Dio espresso nella natura aspra e quasi primitiva della lingua ebraica, paragonata alla raffinatezza del latino ciceroniano. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Francesco insiste anche sul radicamento emblematico dell’Antico Testamento nel Nuovo Testamento. Senza il primo non può essere compreso pienamente il ruolo del popolo di Dio.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quindi, l’amore appassionato di Girolamo per le Scritture è intriso di obbedienza nei confronti di Dio, ossia la fede, ma anche l’impegno attivo nella personale ricerca anche nella difficoltà di interpretare la Parola di Dio. Se il libro sacro appare talvolta sigillato e quasi chiuso ermeticamente, occorrerà che intervenga un testimone. È la missione affidata da Francesco agli esegeti: quasi una funzione diaconale, come quella di Filippo narrata nel libro degli Atti: «capisci quello che stai leggendo?». Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?» (Atti 8,30-31).  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In molte famiglie cristiane nessuno si sente in grado di operare quanto è scritto nel Deuteronomio: «questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.  Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte» (6,6-9). Ossia far conoscere ai figli la parola del Signore con tutta la sua bellezza con tutta la sua forza spirituale ecco perché il Papa istituisce la domenica della parola di Dio, la terza del Tempo ordinario. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Papa mette anzitutto in rilievo i centri di eccellenza della ricerca biblica come il Pontificio Istituto Biblico di Roma e i due grandi istituti di Gerusalemme (lo <i>Studium Biblicum</i> dei francescani e l’<i>École Biblique </i>dei domenicani), ma aggiunge anche che «ogni facoltà di teologia deve impegnarsi affinché l’insegnamento della sacra scrittura sia programmato in modo da assicurare agli studenti una competente capacità interpretativa sia nell’esegesi dei testi sia nelle sintesi di teologia biblica».  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In conclusione, il centenario della morte di Girolamo conduce il nostro sguardo alla vitalità missionaria, che è espressa dalla traduzione della parola di Dio in più di tremila lingue: un lavoro che contribuisce a superare le frontiere dell’incomunicabilità e contemporaneamente mette in luce il legame tra Girolamo e la cattedra di Pietro. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così scriveva lo stesso Girolamo: «io che non seguo nessuno, se non il Cristo, mi associo in comunione alla cattedra di Pietro so che su quella roccia è edificata la Chiesa». Girolamo, del resto, assimilò un’intera biblioteca di scritti e divenne dispensatore di sapere per molti altri: per lui lo studio non rimase confinato agli anni giovanili della formazione, ma fu costante nella vita intera.  Un insegnamento, ancora una volta, da riscoprire in questi tempi di superficialità e di spiritualità non proprio sane. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così al papa Francesco viene naturale interrogarsi sull’esperienza che un giovane oggi può fare entrando in una libreria della sua città (o in un sito internet), se va alla ricerca del settore dei libri “religiosi”, che forse quando esiste è marginale, più facilmente è sguarnito di opere sostanziose. In questo modo, difficilmente un giovane potrebbe comprendere come la ricerca religiosa possa essere un’avventura appassionante che unisce pensiero e cuore. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">All’opposto, uno dei problemi odierni, non solo della religione, è l’analfabetismo di ogni tipo: scarseggiano le competenze ermeneutiche che ci rendono interpreti e traduttori credibili della nostra tradizione culturale. E Francesco lancia una sfida soprattutto ai giovani: «partite alla ricerca della vostra eredità. Se il cristianesimo vi rende eredi di un inseparabile patrimonio culturale appassionatevi di questa storia che è la vostra. Usate fissare lo sguardo sull’inquieto giovane Girolamo che come il personaggio della parabola vendette tutto quello che possedeva per acquistare la perla di grande valore» (cf. Matteo 13,46).  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Girolamo, «biblioteca di Cristo» che continua a parlare ancora oggi. ci ispiri a ripetere come faceva egli stesso: «leggi spesso le divine Scritture, anzi le tue mani non depongano mai il libro sacro».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tutto questo spirito – conclude il papa Francesco – si ritrova nella Madre di Dio, colei che meditava la parola nel suo cuore e la custodiva senza stancarsi, colei che meglio di ogni altro può insegnarci come leggere meditare pregare e contemplare Dio che si fa presente nella nostra vita.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2020/san-girolamo-traduttore-e-servitore-della-parola-di-dio">San Girolamo: traduttore e servitore della parola di Dio</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’insegnamento della Bibbia in Italia e in Polonia nel dopoguerra: Firenze e Breslavia </title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2020/linsegnamento-della-bibbia-in-italia-e-in-polonia-nel-dopoguerra-firenze-e-breslavia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2020 18:17:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2020]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · Sta per essere pubblicato un saggio dal titolo La Bibbia su entrambi i lati della Cortina di ferro. L’autore, il biblista Sławomir Stasiak della Pontificia facoltà teologica di Breslavia (Wrocław),  affascinante città situata nella regione della Slesia, aggiunge un sottotitolo eloquente: Studio storico dell’insegnamento delle materie bibliche sull’esempio della facoltà teologica dell’Italia centrale a [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2020/linsegnamento-della-bibbia-in-italia-e-in-polonia-nel-dopoguerra-firenze-e-breslavia">L’insegnamento della Bibbia in Italia e in Polonia nel dopoguerra: Firenze e Breslavia </a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/download-7.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-9290" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/download-7.jpeg" alt="download (7)" width="249" height="202" /></a>di Stefano Tarocchi </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">·</span></span> <span style="font-size: medium;">Sta per essere pubblicato un saggio dal titolo </span><span style="font-size: medium;"><i>La Bibbia su entrambi i lati della Cortina di ferro</i></span><span style="font-size: medium;">. L’autore, il biblista Sławomir Stasiak della </span><span style="font-size: medium;"><i>Pontificia facoltà teologica di Breslavia </i></span><span style="font-size: medium;">(Wrocław),  affascinante città situata</span> <span style="font-size: medium;">nella regione della Slesia, aggiunge un sottotitolo eloquente: </span><span style="font-size: medium;"><i>Studio storico dell’insegnamento delle materie bibliche sull’esempio della facoltà teologica dell’Italia centrale a Firenze e della Pontificia facoltà teologica a Breslavia</i></span><span style="font-size: medium;">. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il lavoro è frutto di una ricerca accurata, compiuta in Italia e in Polonia: due realtà estremamente diverse ma con molti punti di contatto. Nella prima parte dello studio, in virtù delle relazioni intercorse fra le due istituzioni, viene presa in esame la Facoltà Teologica dell’Italia centrale, allora Studio Teologico Fiorentino. Tutto questo a partire da quei cenni storici che l’autore con molta saggezza ha voluto riprendere facendo riferimento alla storia plurisecolare dell’istituzione fiorentina che inizia nel 1348: lo «<i>Studium generale florentinum</i>, ossia l’Università degli studi, che in perpetuo all’istituzione la facoltà di addottorare <i>in sacra pagina, in utroque iure</i> e in medicina».  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il professor Stasiak ha dettagliatamente studiato il ‘900, per ricostruire l’ambiente in cui è stata eretta l’attuale Facoltà Teologica dell’Italia Centrale a partire prevalentemente dal secondo dopoguerra. Di fatto come sappiamo c’è una continuità ininterrotta del 1348 al 1932, quando al tempo dell’arcivescovo del tempo, il cardinale Elia Dalla Costa venne “sospesa” <i>l’Università dei teologi</i>.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sławomir Stasiak ha trasferito all’interno del suo studio una disamina sulla mole di dati che interseca anche la storia del Seminario maggiore arcivescovile, e che tenta di ricostruire la </span><span style="font-size: medium;"><i>ratio studiorum</i></span><span style="font-size: medium;"> quando a partire dal 1976, l’allora Studio teologico Fiorentino Riprende il cammino verso l’attuale facoltà teologica dell’Italia centrale. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Uno sguardo approfondito è dato alla biblioteca, che fu intitolata al cardinale Silvano Piovanelli di felice memoria, e al suo patrimonio librario, vero ambito qualificante di una istituzione accademica, insieme naturalmente all’attività editoriale. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’attenzione principale di questa sezione del saggio è dedicata alla disanima della struttura degli studi biblici, e naturalmente dei loro docenti in Firenze: soprattutto da Bartoletti, a Vannucci, a Mannucci, a Marconcini, a Randellini: nel loro ambito, insieme ai docenti di altre discipline, si vanno a configurare le fondamenta della attuale Facoltà Teologica dell’Italia centrale.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo saggio ricostruisce significativamente anche il modo in cui gli alunni dell’allora Seminario minore fiorentino studiavano al tempo la storia di Israele: una vera e propria completa formazione pre-teologica che doveva servire a completare la loro formazione precedente, che occupa diverse pagine nella stesura di questo testo. Significativo è che questo insegnamento veniva somministrato agli studenti della prima e della seconda media fornendo un quadro direi notevolmente completo e quella che un tempo era chiamata la “Storia sacra”, ma si trova anche la lista, fino al 2018, di tutti i dottorati in sacra teologia in ambito biblico espressi dalla FTIC.  <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/Firenze-inaugurata-la-nuova-sede-della-Facolta-Teologica-dell-Italia-Centrale_articleimage.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-9291" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/Firenze-inaugurata-la-nuova-sede-della-Facolta-Teologica-dell-Italia-Centrale_articleimage-300x207.jpg" alt="Firenze-inaugurata-la-nuova-sede-della-Facolta-Teologica-dell-Italia-Centrale_articleimage" width="300" height="207" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/Firenze-inaugurata-la-nuova-sede-della-Facolta-Teologica-dell-Italia-Centrale_articleimage-300x207.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/Firenze-inaugurata-la-nuova-sede-della-Facolta-Teologica-dell-Italia-Centrale_articleimage-724x500.jpg 724w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/Firenze-inaugurata-la-nuova-sede-della-Facolta-Teologica-dell-Italia-Centrale_articleimage-640x442.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/Firenze-inaugurata-la-nuova-sede-della-Facolta-Teologica-dell-Italia-Centrale_articleimage.jpg 770w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">naturalmente questa lista di dati completata da una bibliografia molto ricca sarà utile per un ulteriore approfondimento naturalmente tenendo conto che perseguire l’autore al di qua della Cortina di ferro il percorso era necessariamente molto diverso. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Molto più ampia inevitabilmente la trattazione sulla </span><span style="font-size: medium;"><i>Pontificia facoltà teologica di Breslavia </i></span>(PWT)<span style="font-size: medium;">, la cui storia inizia nel 1565, con il seminario teologico che, secondo il decreto del Concilio di Trento preparava i candidati al sacerdozio. Nel 1702 l’imperatore austriaco Leopoldo I istituisce l’</span><span style="font-size: medium;"><i>Academia</i></span><span style="font-size: medium;"> e </span><span style="font-size: medium;"><i>Universitas Leopoldina</i></span><span style="font-size: medium;">, sotto l’autorità della compagnia di Gesù, con le due facoltà di teologia e di filosofia. Nel 1811 viene trasferita a Breslavia l’università di Francoforte sull’Oder: quattro facoltà (teologia evangelica, legge, medicina e filosofia). Questa nuova università comprende le facoltà già esistenti nella Accademia leopoldina.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel periodo successivo al secondo conflitto mondiale, dopo che l’università di Breslavia aveva iniziato la sua attività già nel novembre di due anni prima, nel 1947 viene inaugurato il primo anno accademico al seminario arcivescovile di Breslavia. Siamo al tempo in cui il regime comunista intensifica la sua lotta alla Chiesa Cattolica e alle sue istituzioni.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo vanifica il tentativo di ripristinare la Facoltà di teologia, manifestata in una lettera del ministero dell’istruzione del 1948 in cui si ritiene non necessaria una facoltà di teologia a Breslavia, data l’esistenza di altri centri accademici, come Cracovia, Varsavia e Lublino. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Arriviamo così al 1968 quando la Congregazione per l’educazione cattolica (CEC) riconosce lo Studio Teologico Accademico come una continuazione della facoltà di teologia cattolica esistente in Breslavia, e anche l’uso del titolo facoltà teologica di Breslavia.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In seguito agli accorti tra il governo polacco e la conferenza episcopale del 1989, e soprattutto del 1996, arriviamo all’anno 1999, quando il nome della facoltà teologica assume la denominazione di Pontificia facoltà teologica di Breslavia. Infine, nel 2001 la medesima PWT di Breslavia riceve lo <i>status</i> di università. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo prezioso lavoro descrive accuratamente l’ordinamento dell’insegnamento della facoltà medesima e tutti i passaggi a livello accademico complesso la lista dei docenti distinti per l’appartenenza geografica, fra “locali”, ossia di Breslavia, e “pendolari”, ossia delle sedi ad essa afferenti, che ha portato al decreto della CEC del 1968.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo aver accennato all’attività editoriale, e alla preziosa biblioteca di Breslavia – che ha recentemente costruito ex novo una splendida nuova sede – lo studio del prof. Stasiak delinea la struttura degli studi biblici in tutto il suo complesso evolversi nei vari decenni.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Segue poi la lista dei docenti della sacra scrittura a Breslavia, compreso lo stesso Stasiak, Ma si aggiungono anche i docenti degl’istituti collegati dei Salvatoriani, delle vicine diocesi di Świdnica e di Legnica. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono particolarmente interessanti i programmi delle singole materie insegnate a Breslavia negli anni successivi alla guerra dal 1948 in avanti.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella conclusione, l’autore fa riferimento al fatto che soltanto durante gli anni ‘60 i docenti di Sacra Scrittura di Breslavia iniziarono a tornare nella loro città dopo gli studi compiuti a Lublino o a Varsavia, ma anche a Roma al Pontificio Istituto Biblico e alla Pontificia Università Gregoriana.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ci fu evidentemente un salto qualitativo enorme che la medesima facoltà ha compiuto nell’attraversare l’arco temporale che arriva ai giorni nostri. Non può essere dimenticato un punto nodale: gli esiti della Seconda guerra mondiale, con il regime comunista totalmente incluso nell’orbita dell’allora URSS. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si tratta di un quadro che in larga parte è peculiare della Polonia, ma ugualmente significativo, in quanto il nucleo forte della fede cattolica della nazione ha saputo mantenere un livello estremamente elevato degli studi. Questo permette oggi al Rettore della Pontificia facoltà teologica di Breslavia di potersi esprimere accademicamente, e non solo, da pari a pari con i rettori delle altre università della sua città.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2020/linsegnamento-della-bibbia-in-italia-e-in-polonia-nel-dopoguerra-firenze-e-breslavia">L’insegnamento della Bibbia in Italia e in Polonia nel dopoguerra: Firenze e Breslavia </a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>In margine al volume «Ridotti allo stato ecclesiale. La Chiesa di Abele»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/settembre-2020/in-margine-al-volume-ridotti-allo-stato-ecclesiale-la-chiesa-di-abele</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2020 10:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2020]]></category>
		<category><![CDATA[settembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · Fratel Michael-Davide Semeraro, monaco benedettino – che nel 2018 ha pubblicato un libro divenuto famoso: «Preti senza battesimo? » – scrive adesso un breve saggio dal titolo non meno intrigante: Ridotti allo stato ecclesiale. La Chiesa di Abele, San Paolo, Cinisello Balsamo 2019. Lo spunto del titolo ha due origini: è anzitutto [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/settembre-2020/in-margine-al-volume-ridotti-allo-stato-ecclesiale-la-chiesa-di-abele">In margine al volume «Ridotti allo stato ecclesiale. La Chiesa di Abele»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/9788892208230_0_0_626_75.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-9072" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/9788892208230_0_0_626_75-194x300.jpg" alt="9788892208230_0_0_626_75" width="194" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/9788892208230_0_0_626_75-194x300.jpg 194w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/9788892208230_0_0_626_75-323x500.jpg 323w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/9788892208230_0_0_626_75.jpg 405w" sizes="auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px" /></a>di Stefano Tarocchi · Fratel Michael-Davide Semeraro, monaco benedettino – che nel 2018 ha pubblicato un libro divenuto famoso: «Preti senza battesimo? » – scrive adesso un breve saggio dal titolo non meno intrigante: <i>Ridotti allo stato ecclesiale. La Chiesa di Abele</i>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2019.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo spunto del titolo ha due origini: è anzitutto fornito dalla lunga citazione di André Neher  (1914 &#8211; 1988), uno dei più grandi esegeti di lingua francese dell’Antico Testamento del secolo scorso: «quando la Bibbia dice Abele… il testo [ebraico] può designare al contempo la nozione di <i>vapore</i> e l’uomo che, nel racconto biblico incarna questa nozione. Abele [<i>hébel</i>] è nato fratello. È nato accanto a un altro e prima di lui c’è qualcosa che egli non fu mai. Non solo è il frutto delle viscere dei suoi genitori ma è anche posto accanto a Caino e, in realtà, egli muore di ciò che fiancheggia, visto che sarà ucciso da Caino … Nulla è maggiormente causa dello svanire dell’alito che la stessa fonte da cui esso emana, il lembo di spazio su cui si posa. Abele è sempre rimasto identico a sé stesso, come il vapore non smette mai di essere vapore nonostante tutte le modulazioni di forma e la molteplicità delle sue spirali. [A differenza di Caino, ] Abele non ha ricevuto un nome, non era necessario che un nome identificasse il suo essere: era [soffio] sin dalla sua nascita» (p. 56).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se già sant’Agostino già parlava di “Chiesa a partire da Abele” («ha le sue primizie nel santo Abele»), il primo giusto, evidenziare una “Chiesa di Abele” significa indicare una Chiesa accogliente per tutti. Anche se è vero – affermano due sociologi dell’Università Cattolica, Chiara Giaccardi e Mauro Magatti –, che «nella storia millenaria della chiesa, l’esercizio dell&#8217;autorità molte … si è trasformato in esercizio di potere cioè di controllo e prevaricazione sulla realtà e su gli altri anche strumentalizzando l&#8217;idea preziosa di obbedienza». Perciò «la stabilità della tradizione e dell’autorità devono trovare un punto di equilibrio con la speculare esigenza di novità che sprigiona dalla vita umana». Questo, secondo Giaccardi e Magatti – contrariamente al luogo comune di segno opposto –, permette di evidenziare la sostanziale continuità tra Ratzinger e Bergoglio: il primo «ha posto con grande lucidità la questione del restringimento della ragione … «Il pontefice argentino invece insiste nel far presente a noi europei che non si allarga la ragione attraverso la ragione. Ma solo tornando a sporcarsi le mani con l’uomo in carne e ossa».<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/Michaeldavide-semeraro-755x491.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-9073" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/Michaeldavide-semeraro-755x491-300x195.jpg" alt="Michaeldavide-semeraro-755x491" width="300" height="195" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/Michaeldavide-semeraro-755x491-300x195.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/Michaeldavide-semeraro-755x491-640x416.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/Michaeldavide-semeraro-755x491-207x136.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/Michaeldavide-semeraro-755x491-260x170.jpg 260w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/Michaeldavide-semeraro-755x491.jpg 755w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dal canto suo – afferma fratel Michael-Davide, che così chiarifica la prima parte del titolo del libro –: «il problema, per un chierico che chiede o a cui viene imposto di lasciare il ministero, non è quello di essere ridotto allo stato laicale, ma di doversi misurare con le ragioni per cui è stato dimesso dallo stato clericale. Il fatto di ritrovarsi come un battezzato laico può, infatti, rivelarsi la grande occasione per coltivare e far crescere la realtà discepolare che, in realtà, è la cosa più importante per ogni battezzato. Il senso della scelta del titolo di questo libro vuole approfittare l’assonanza con la frase ricorrente “ridotto allo stato laicale” per andare al cuore di ciò che stiamo vivendo come chiesa: un cammino sofferto e appassionato sotto la guida autorevole del magistero ordinario oggettivo del vescovo di Roma, Papa Francesco» (p. 11).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La tesi di Fratel Michael-Davide si salda su eventi che coincidono con scelte evidenti del Papa attuale. Ad esempio, quando ad Abu Dhabi venne firmato nel febbraio 2019 il <i>Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza umana</i> dal papa Francesco insieme al grande Imam di Al-Azhar – che fratel Michael-Davide legge in parallelo all’incontro tra san Francesco d’Assisi e il Sultano di Egitto Malik al Kamil – quasi contemporaneamente viene pubblicato un manifesto a cura di uno dei quattro cardinali firmatari – due sono già defunti, un terzo ha espresso pubblicamente teorie deliranti sulla causa del Covid-19 – che attaccarono il magistero di papa Francesco espresso nell’<i>Amoris Laetitia</i>, subito dopo i ben due sinodi consecutivi sulla famiglia.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Peraltro, non va dimenticato anche <i>Laudato sì</i>, duramente contestata al di là dell’oceano, e che secondo alcuni ha segnato sul tema specifico affrontato – “La Cura della Casa Comune”   – l’inizio degli attacchi più duri contro il papa Francesco da parte di ambienti ultraconservatori americani, che trovano un’eco impressionante anche in Italia, magari in nome di una fedeltà irreale alla tradizione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Proprio la <i>Laudato sì</i>, pubblicata nel 2015, citando san Vincenzo di Lerino, scrittore ecclesiastico della Gallia meridionale nel V secolo, affermava testualmente: «il dogma della religione cristiana è bene segua questa legge del progresso: si consolidi con gli anni, si approfondisca con il tempo, migliori con l’età» (<i>Commonitorium primum</i>, 23).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dietro agli attacchi, sottili o pesanti, contro il Papa Francesco condotti da più fronti, esterni o interni alla Chiesa cattolica, a mio modesto avviso, c’è di fatto un attacco sciagurato al Concilio Vaticano II, e quindi oltre che al papa Francesco, al magistero limpido di papa Paolo VI, che pose la firma (<i>Ego Paulus Catholicae Ecclesiae Episcopus</i>) in calce a tutti i testi conciliari. Tutto questo ha permesso di parlare di una «campagna di odio – come è stata definita – incredibilmente efficace e letale, che ha trasformato il pastore in un lupo agli occhi del gregge e che sta dividendo lo stesso clero in due fronti contrapposti». È un percorso che necessita di un ulteriore approfondimento nel solco delle lucide intuizioni di fratel Michael-Davide.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono comunque ben note le parole di papa Giovanni XXIII (1881-1963): «non è il Vangelo che cambia: siamo noi che incominciamo a comprenderlo meglio. (…) È giunto il momento di riconoscere i segni dei tempi, di coglierne l’opportunità e di guardare lontano» (pag. 31).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Del resto, lo stesso papa Giovanni ebbe a dire nel discorso di apertura del Concilio: «A Noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo. Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l’umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa» (11 ottobre 1962).</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/settembre-2020/in-margine-al-volume-ridotti-allo-stato-ecclesiale-la-chiesa-di-abele">In margine al volume «Ridotti allo stato ecclesiale. La Chiesa di Abele»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il regno dei cieli e il buon seme</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/agosto-2020/il-regno-dei-cieli-e-il-buon-seme</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2020 06:42:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[agosto 2020]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · La parabola della zizzania (Mt 13,24-30), che recentemente la liturgia ci ha posto davanti agli occhi, è sicuramente una delle pagine più intriganti del Vangelo secondo Matteo. Accanto alla parabola della rete gettata nel mare che raccoglie ogni genere di pesci (Mt 13,47-50), che chiude il lungo discorso di Gesù (ben [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/unnamed.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-8960" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/unnamed.jpg" alt="unnamed" width="159" height="116" /></a>di Stefano Tarocchi · La parabola della zizzania (Mt 13,24-30), che recentemente la liturgia ci ha posto davanti agli occhi, è sicuramente una delle pagine più intriganti del Vangelo secondo Matteo. Accanto alla parabola della rete gettata nel mare che raccoglie ogni genere di pesci (Mt 13,47-50), che chiude il lungo discorso di Gesù (ben sette parabole), la parabola della zizzania fornisce una delle chiavi di interpretazione più lucide del vivere dei credenti nell’esistenza concreta.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Essa segue immediatamente quella forse più nota del seme che il seminatore getta nel terreno, apparentemente senza nessun criterio, ma che mette in luce la potenza della parola che nella terra buona porta un frutto straordinario (Mt 13,3-9). “Zizzania” (letteralmente al plurale) è il nome che designa collettivamente le piante nocive che spesso accompagnano la crescita del grano. La si è identificata nel loglio: i semi della pianta, molto simili a quelli del grano, se ingeriti provocano fenomeni di un vero e proprio avvelenamento. Da qui il nome: </span><span style="font-size: medium;"><i>Lolium temulentum </i></span><span style="font-size: medium;">o </span><span style="font-size: medium;"><i>loglio ubriacante</i></span><span style="font-size: medium;">.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel racconto di Matteo, quando la zizzania si rivela come infestante, i servi del padrone del campo chiedono la ragione di questa presenza importuna e inattesa: lo stesso padrone della casa, che seminato il grano, chiama in causa il suo “nemico&#8221;. Lo sa bene chi ha ascoltato la parabola – o chi la trova oggi nel Vangelo: «venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò» (Mt 13,25).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I servi vorrebbero subito estirpare la pianta maligna per non mettere a repentaglio la crescita del grano, ma il padrone del campo lo impedisce perché non venga estirpato anche il seme buono. Infatti, la zizzania nella sua rapida crescita, fuori e dentro il terreno, si è intrecciata inestricabilmente alle radici delle piante del grano; e questo impedisce una separazione delle piante senza creare danni.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Bisogna quindi attendere fino alla mietitura, ossia alla maturazione piena del frutto: solo a quel punto ci può essere una netta separazione fra grano e zizzania. Questa viene gettata nel fuoco, il grano, invece, sarà riposto nel granaio. La coesistenza fra bene e male diventa estremamente chiara nella spiegazione allegorica che segue il racconto della parabola (Mt 13,36-43), da cui traspare la prima interpretazione della parabola, legata alla comunità dell’evangelista della città di Antiochia.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/download-1.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-8961" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/download-1.jpeg" alt="download (1)" width="259" height="194" /></a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come in ogni allegoria, e a differenza della parabola, ciascun elemento ha il suo significato specifico: il Figlio dell’uomo è colui che semina, il campo è il mondo, il buon seme sono i figli del regno, la zizzania sono i figli del maligno e il nemico è il diavolo stesso.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Attraverso questa lettura si avverte un un’incursione nel momento dei tempi ultimi – lett. «alla fine del tempo» –, quando Dio giudicherà il mondo e si produrrà una duplice sorte per gli uomini. Prima ancora che, in un’altra celebre parabola, si descriva il giudizio finale (Mt 25,31-46), l’evangelista sembra dirci che il bene coesiste accanto al male. Questo paradosso è sotto i nostri occhi: mentre tutte le vicende umane sono nelle mani del Signore, in esse il bene coesiste inestricabilmente con il male, fino a che Dio non decide di chiedere il conto all’umanità.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così ci dice anche la pagina successiva, sempre in riferimento al regno dei cieli: la parabola della rete che “raccoglie” – il verbo usato è significativo – ogni genere di pesce (Mt 13,47-50): anche qui la cernita viene fatta al momento del raccolto, quando la rete è tirata a riva. Allora i pesci buoni finiscono nei canestri e quelli che non sono buoni a nulla vengono gettati via.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si potrebbe addirittura interpretare che il tempo dell’attesa tra la semina e il raccolto (o la pesca e il suo risultato) è il tempo in cui l’elemento negativo avrebbe modo di passare all’altro campo. Sappiamo che in natura questo non è possibile, ma nella mente di Dio ogni uomo può cambiare vita, e anche che il Signore lascia un congruo tempo per poterlo fare. Il Dio magnanimo, che tante volte traspare nelle Scritture, attende senza punire nessuno che ogni creatura umana percorra la strada verso la conversione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia non c’è un regno parallelo del bene accanto al regno del male, e il «nemico», il diavolo, non è una sorta di divinità al negativo che si contrappone al Dio di Gesù Cristo. Questo anche se c’è un male sotterraneo – e dunque nascosto –, che opera in maniera ancora più subdola. Per capirne gli effetti basta vedere gli attacchi che su ogni fronte vengono rivolti all’attuale vescovo di Roma, e non a lui soltanto.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il regno dei cieli che viene richiamato in queste parabole è già in mezzo a noi, e tuttavia dobbiamo sempre invocare il Padre: «venga il tuo regno». Non a caso dopo questa parabola ne vengono raccontate due, molto più brevi ma non meno rivelative: quella del tesoro nascosto nel campo (Mt 13,44) e della perla preziosa (Mt 13,45-46). Colui che trova questi tesori, rispettivamente inattesi oppure ricercati a lungo, farà ogni sforzo, e metterà in gioco tutte le proprie energie per poterli ottenere.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Perciò, tutte queste parabole contengono un insegnamento che va ricavato con la propria personale osservazione, come – sono ancora parole del Vangelo, forse un’auto-descrizione dello stesso evangelista – fa lo «scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli» che «estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52).</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/agosto-2020/il-regno-dei-cieli-e-il-buon-seme">Il regno dei cieli e il buon seme</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«Cristo vive e vive per Dio»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/luglio-2020/cristo-vive-e-vive-per-dio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2020 19:32:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2020]]></category>
		<category><![CDATA[luglio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · Non è raro ascoltare qualcuno, che di tanto in tanto, chi di fronte alla ricchezza della parola di Dio della liturgia domenicale accetta con una certa difficoltà, ad esempio la lettura semicontinua di una delle lettere di san Paolo, tipica delle domeniche del tempo ordinario. Nonostante la difficoltà di raccogliere un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/Rublev_Saint_Paul.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8893" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/Rublev_Saint_Paul-191x300.jpg" alt="Rublev_Saint_Paul" width="191" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/Rublev_Saint_Paul-191x300.jpg 191w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/Rublev_Saint_Paul-319x500.jpg 319w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/Rublev_Saint_Paul-640x1004.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/Rublev_Saint_Paul.jpg 1018w" sizes="auto, (max-width: 191px) 100vw, 191px" /></a>di Stefano Tarocchi · </span><span style="font-size: medium;">Non è raro ascoltare qualcuno, che di tanto in tanto, chi di fronte alla ricchezza della parola di Dio della liturgia domenicale accetta con una certa difficoltà, ad esempio la lettura semicontinua di una delle lettere di san Paolo, tipica delle domeniche del tempo ordinario.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante la difficoltà di raccogliere un pensiero da un testo limato (senza pietà!) dai curatori dei lezionari, ha un ruolo particolare indubbiamente la lettera ai Romani, quasi il testamento di Paolo indirizzato ad una comunità che non ha fondato, per ottenere il mandato di annunciare il vangelo nell’estremo occidente conosciuto al tempo: la Spagna. Nessuno si sognava al tempo di pensare ad una terra piatta…</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ascoltiamo le stesse parole dell’apostolo: «non trovando più un campo d&#8217;azione in queste regioni [ossia tutto le terre dell’oriente] e avendo già da parecchi anni un vivo desiderio di venire da voi, spero di vedervi, di passaggio, quando andrò in Spagna, e di essere da voi aiutato a recarmi in quella regione, dopo avere goduto un poco della vostra presenza». E aggiunge: «partirò per la Spagna passando da voi (Rom 15,23-24.28).<br />
Nel sesto capitolo della lettera l’apostolo affronta il tema del legame del credente con il Cristo attraverso il battesimo. Paolo può ben dire che coloro che sono stati battezzati in Cristo sono «immersi» nella sua morte – è il senso letterale del verbo greco –, e di conseguenza sono stati sepolti con il Cristo per poter ottenere la pienezza della vita nella risurrezione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ascoltiamo le sue parole: «non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo, dunque, siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova». Il battesimo, cioè, è qui richiamato non in quanto rito bensì in quanto efficace per rendere presente l&#8217;evento storico della morte di Cristo. È questa ad operare la salvezza.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E Paolo così prosegue: «se siamo stati intimamente uniti [lett. “della stessa natura”] a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione» (Rom 6,3-5).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’apostolo mette in luce una profonda comunione con il Cristo, particolarmente sotto il profilo della risurrezione. Se infatti si parla di immersione nella morte, a maggior ragione Paolo parla di somiglianza nella risurrezione. Tutto questo prelude ad un nuovo essere del credente: «camminare in una vita nuova».<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/Cristiani_2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8894" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/Cristiani_2-300x272.jpg" alt="Cristiani_2" width="300" height="272" /></a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La vita nuova del Cristo supera la stessa dimensione della morte: dice infatti Paolo:</span></span></span></p>
<p align="justify"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti, egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio».</span></span></span></em></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ora, se Cristo è morto al peccato – vale a dire a danno del peccato, quello dell’intera umanità, così che Paolo altrove può dire altrove che Cristo fu fatto «peccato» (2 Cor 5,21: «colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio») –, morire al peccato vuol dire uscire dall’influsso di quest’ultimo. Di conseguenza, «anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù» (Rom 6,8-11). Infatti, «l&#8217;uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti, chi è morto, è liberato dal peccato» (Rom 6,6-7).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa dimensione di vita in pienezza illumina anche il cammino dell&#8217;intera umanità. Se, invece, tanti uomini e donne del nostro tempo non solo si lasciano vivere, ma addirittura, in un modo o in un altro, pretendono di decidere la sorte del loro prossimo qualunque ruolo rivestano, probabilmente vivono la loro vita senza avere cercato, e trovato, un senso.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma «Cristo vive e vive per Dio»: nelle fragilità e le povertà delle nostre relazioni con gli altri si è installato un germe di novità, che cancella ogni virus distruttivo. Così lo stesso Paolo scriverà: «nessuno di noi vive per sé stesso e nessuno muore per sé stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore» (Rom 14,7-8).</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/luglio-2020/cristo-vive-e-vive-per-dio">«Cristo vive e vive per Dio»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il virus e il «terzo sigillo» dell’Apocalisse</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2020/il-virus-e-il-terzo-sigillo-dellapocalisse</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 07:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2020]]></category>
		<category><![CDATA[giugno 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · Riflettendo sulle molte contraddizioni del tempo difficile che stiamo attraversando, mi sono tornati in mente alcuni passi del libro dell’Apocalisse di Giovanni, e, in particolare il “terzo sigillo”, che evoca alcuni tratti dell’attualità per darne una lettura ai credenti. Userò qui la traduzione palpitante del commento al libro di Giovanni del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/250px-St_Antonius_Babelsberg_Altarraum_mit_Apsismosaik_-_crop2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8753" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/250px-St_Antonius_Babelsberg_Altarraum_mit_Apsismosaik_-_crop2-213x300.jpg" alt="250px-St_Antonius_Babelsberg_Altarraum_mit_Apsismosaik_-_crop2" width="213" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/250px-St_Antonius_Babelsberg_Altarraum_mit_Apsismosaik_-_crop2-213x300.jpg 213w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/250px-St_Antonius_Babelsberg_Altarraum_mit_Apsismosaik_-_crop2.jpg 250w" sizes="auto, (max-width: 213px) 100vw, 213px" /></a>di Stefano Tarocchi · Riflettendo sulle molte contraddizioni del tempo difficile che stiamo attraversando, mi sono tornati in mente alcuni passi del libro dell’Apocalisse di Giovanni, e, in particolare il “terzo sigillo”, che evoca alcuni tratti dell’attualità per darne una lettura ai credenti. Userò qui la traduzione palpitante del commento al libro di Giovanni del padre Ugo Vanni, mio antico maestro.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ben “sette sigilli” tengono ermeticamente chiuso un “libro” (o “rotolo”), scritto «dentro e sul retro”, che si trova nella mano destra di Colui che nella visione di Giovanni è seduto sul trono: lo stesso Iddio (Ap 5,1): nel linguaggio dell’Apocalisse tutto questo indica il dominio totale divino sulle vicende umane.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’immagine di questo “rotolo” (o “libro”) offre ai credenti un messaggio di grande speranza. Infatti, anche se la visione di Giovanni specifica che questo <i>rotolo</i> non può essere “aperto né guardato … né in cielo, né in terra, né sottoterra” da nessuno, ecco che entra in scena il «Leone della tribù di Giuda» per ricevere il rotolo dalla mano di Dio.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questi nient’altri è che lo stesso Cristo, identificato significativamente nel simbolo di «un Agnello in piedi come ucciso» (5,6): l’immagine richiama la vittoria di Gesù sulla morte, dopo la passione. Questo Agnello «aveva sette corna e sette occhi: i sette Spiriti di Dio»: la forza invincibile del Cristo, che gli fa vincere tutto ciò che è negativo nella storia umana, e dona ad ogni uomo la pienezza dello Spirito.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I sette sigilli vengono aperti uno dopo l’altro dall’Agnello – l’unico degno di farlo, come canta la liturgia celeste descritta da Giovanni – fino al settimo, che nasconde un contenuto ulteriormente evocativo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Va aggiunto che i primi quattro sigilli assegnano un ruolo determinante ai “quattro viventi”, creature angeliche particolarmente vicine a Dio, che stanno «in mezzo e attorno al trono … pieni d’occhi davanti e dietro. Il primo vivente era simile a un leone; il secondo vivente era simile a un vitello; il terzo vivente aveva l’aspetto come di uomo; il quarto vivente era simile a un’aquila che vola» (Ap 4,6-7).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’affascinante simbologia dell’Apocalisse si arricchisce sempre più, finché arriviamo alla descrizione del terzo sigillo: «e quando [l’Agnello] aprì il sigillo, il terzo, udì il terzo vivente [“che aveva l’aspetto come di uomo”] che diceva: “Vieni”. E vidi ed ecco un cavallo nero e colui che stava seduto su di esso aveva una bilancia nella sua mano e udii come una voce in mezzo ai quattro viventi che diceva: “Una misura di grano per un denaro e tre misure d’orzo per un denaro ma non danneggiare l’olio e il vino”» (Ap 6,5-6).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il colore nero esprime la totale negatività delle vicende umane. E capiremo a breve perché.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una <i>misura</i> <i>di grano</i>, per avere un’idea, corrisponde esattamente a poco più di un litro: un po’ bizzarro per noi mai è così. Un <i>denaro</i>, costituito da un pezzo d’argento, era il salario di una giornata di lavoro (Mt 20,2). Il normale rapporto tra <i>denaro</i> e <i>misura di grano</i> – ossia il prezzo corrente del grano –, era di <i>un denaro per 12 misure di grano </i>(corrispondenti a circa 13 litri). Il rapporto tra <i>denaro</i> e <i>misura di orzo</i> era, invece, di <i>un denaro per 24 misure di orzo </i>(corrispondenti a circa 26 litri).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel terzo sigillo si descrive un totale rovesciamento, nel segno della negatività più drammatica, come può accadere nei tanti passaggi della storia degli uomini: si giunge addirittura ad <i>un denaro per una misura di grano</i>, e a <i>un denaro per tre misure di orzo</i>. Ora, il grano, e soprattutto l’orzo, erano prodotti di prima necessità, come ci dicono i testi evangelici: ecco i cinque pani d’orzo del racconto della moltiplicazione dei pani (Gv 6,9.13). La bilancia su cui si stabiliscono quanto grano e quanto orzo si possono acquistare con un denaro diventa così elemento capace di generare una forte ingiustizia sociale, con un impatto dirompente nella vita quotidiana purtroppo non troppo raro. Il risultato è la fame dei poveri, segno di una odiosa iniquità.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per di più, al tempo stesso, quelli che al tempo erano considerati beni di lusso (<i>l’olio </i>e <i>il vino</i>) non vengono “infettati” dalla stessa ingiustizia – è il significato letterale del verbo greco usato –, rispetto ai beni di prima necessità, più accessibili a chi ha poche risorse. Questo significa i potenti, come tante volte nel percorso della storia, passati e presenti, non hanno di che preoccuparsi. Così il “terzo sigillo” prefigura una convivenza umana in cui la pace sociale viene gravemente turbata, segno di tempi difficili, e molto difficili.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E qui spunta il virus e tutte le contraddizioni che questa peste mette in luce: se nella storia dell’umanità ci sono situazioni ingovernabili e senza apparente via d’uscita, possiamo amaramente constatare che ci sarà sempre un paracadute per chi può permettersi non solo di salvarsi comunque ma anche di arricchirsi sulle disgrazie altrui.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Pensiamo, per rimanere alla stretta attualità, ai prezzi di prodotti medicali, dai farmaci ai disinfettanti, dalle mascherine ai futuri vaccini, su cui speculano e scommettono multinazionali e governi. Ma anche, oltre ai perversi effetti delle leggi della domanda e dell’offerta, e l’atteggiamento dei paesi di un “certo nord” dell’Unione Europea, con tutte le loro incoerenze, e, ancora le grettezze di quanti usano il potere per sé stessi e i loro simili, ritenendosi esenti dalle regole che impongono agli altri.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Appare sotto un volto tragicamente nuovo l’intricata maglia delle vicende umane e dei loro protagonisti, in piena luce o nell’ombra. Lo ricordò molto bene il cardinale Elia Dalla Costa, arcivescovo di Firenze, che si narra così commentasse, profeticamente, la visita fiorentina nel 1937 di Hitler: «ho visto un malvagio trionfante, gagliardo come cedro verdeggiante; sono ripassato ed ecco non c’era più, l’ho cercato e non si è più trovato» (Sal 37,35-36). Come il libro della Rivelazione, l’Apocalisse di Giovanni, il vescovo Elia Dalla Costa, aveva messo in luce le fragilità di un potere che si basava sulla sopraffazione, la grettezza e la meschinità, mascherate sotto l’apparenza del raziocinio, l’egoismo nascosto sotto un’ipocrita “frugalità”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ebbene, quando nelle vicende umane si trovano situazioni che invocano l’intervento divino, questo è già in atto, e i credenti e tutti gli uomini di buona volontà non dovrebbero mai dimenticarlo.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/images-2.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-8754" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/images-2.jpeg" alt="images (2)" width="259" height="195" /></a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il libro dell’Apocalisse ce lo rivela appieno già con il primo dei sette sigilli: «e vidi, quando aprì l’Agnello il primo dei sette sigilli, e udii il primo dei quattro viventi che diceva – come una voce di tuono: – “Vieni!”. E vidi ed ecco un cavallo bianco e colui che era seduto su di esso aveva un arco e gli fu data una corona ed egli uscì vittorioso per riportare vittoria» (Ap 6,1-2).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo stesso colore bianco della risurrezione, un simbolo del tutto nuovo coniato nell’Apocalisse, si trova ancora nella successiva immagine del cavaliere dei capitoli finali del libro: «e vidi il cielo aperto: ed ecco un cavallo bianco e colui che vi siede sopra è chiamato Fedele e Veritiero e giudica e combatte nella giustizia. Gli occhi di lui (sono) fiamma di fuoco e sulla testa molti diademi, (lui) che ha un nome scritto, che nessuno sa se non lui. Ed è avvolto di un vestito immerso nel sangue e il suo nome è stato e rimane chiamato: la Parola di Dio. E gli eserciti del cielo lo seguivano su cavalli bianchi vestiti ciascuno di lino bianco puro. E dalla bocca di lui esce una spada acuta perché colpisca con essa le genti ed egli li pascerà con verga di ferro ed egli calca il tino del vino dell’ardore dell’ira di Dio l’Onnipotente. E ha sul manto, sul femore, un nome scritto: “Re dei re” e “Signore dei signori”» (Ap 19,11-16).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E proprio “Re dei re” e “Signore dei signori” è scritto sul balcone del Palazzo della Signoria a Firenze.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2020/il-virus-e-il-terzo-sigillo-dellapocalisse">Il virus e il «terzo sigillo» dell’Apocalisse</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ancora sulla Pasqua ai tempi del virus</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2020/ancora-sulla-pasqua-ai-tempi-del-virus</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 16:13:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2020]]></category>
		<category><![CDATA[maggio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · Uno dei pochi elementi positivi che ci sono concessi da questi tempi surreali, ossia la lettura, e soprattutto di un testo recente e denso di Romano Penna (Amore sconfinato. Il Nuovo Testamento sul suo sfondo greco ed ebraico libro, San Paolo 2019) –  in particolare di una sezione dedicata alla lettera ai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/417p-K9DM-L.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8594" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/417p-K9DM-L-198x300.jpg" alt="417p-K9DM-L" width="198" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/417p-K9DM-L-198x300.jpg 198w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/417p-K9DM-L.jpg 330w" sizes="auto, (max-width: 198px) 100vw, 198px" /></a>di Stefano Tarocchi <span style="font-family: Arial, sans-serif;">·</span> Uno dei pochi elementi positivi che ci sono concessi da questi tempi surreali, ossia la lettura, e soprattutto di un testo recente e denso di Romano Penna (<i>Amore sconfinato. Il Nuovo Testamento sul suo sfondo greco ed ebraico libro</i>, San Paolo 2019) –  in particolare di una sezione dedicata alla lettera ai Romani –, ci permette di tornare sul tema della Pasqua.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Scrive l’apostolo nel cap. 5: «quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita» (Rom 5,6-10).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ci sono due frasi in parallelo in questa sezione della lettera ai Romani, entrambe con il verbo «morì» al termine (in questo modo esso è reso l’elemento centrale del ragionamento): Cristo «morì per gli empi», «morì per noi». Paolo parla addirittura del «tempo stabilito», quasi alludendo alla «pienezza dei tempi dei tempi» di cui parla altrove, a proposito della nascita di Gesù (Gal 4,4).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Di fatto l’apostolo muove dall’affermazione che nel momento in cui eravamo ancora “deboli”, ossia incapaci di poter fare da soli a salvarci, avvolti nella nostra incapacità – elemento questo di grande attualità! – , Gesù Cristo è morto per noi. Ma il punto fondamentale consiste nel fatto che Egli è morto per gli empi e per i peccatori, proprio nel momento in cui la condizione umana veniva a trovarsi senza rimedio alcuno: «Egli morì per noi … nel tempo in cui eravamo ancora peccatori, ossia quando non c’era in noi nulla che fosse degno di amore, neppure un atto di pentimento» (R. Penna).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Rifacendosi anche alla tradizione classica, san Paolo parla anche della capacità che, anche se raramente, può verificarsi: ossia che ci può essere qualcuno disposto a morire per un uomo giusto, oppure una persona buona; ma lui paradossalmente è morto per noi mentre eravamo nel peccato e senza nessun merito da produrre.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/prof-romano-penna-paoline-via-del-mascherino-94-roma.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8596" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/prof-romano-penna-paoline-via-del-mascherino-94-roma-300x201.jpg" alt="prof-romano-penna-paoline-via-del-mascherino-94-roma" width="300" height="201" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/prof-romano-penna-paoline-via-del-mascherino-94-roma-300x201.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/prof-romano-penna-paoline-via-del-mascherino-94-roma-747x500.jpg 747w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/prof-romano-penna-paoline-via-del-mascherino-94-roma-640x428.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/prof-romano-penna-paoline-via-del-mascherino-94-roma-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/prof-romano-penna-paoline-via-del-mascherino-94-roma.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Già in precedenza l’apostolo aveva affermato che la morte di Gesù aveva preso il posto dello strumento usato nel giorno dell’espiazione: il “propiziatorio”, ossia il coperchio dell’arca dell’alleanza, asperso con il sangue una volta all’anno dal sommo sacerdote (Rom 3,25). Un particolare degno di nota: dopo che l’arca andò perduta al tempo della caduta di Gerusalemme (587 a.C.) il sommo sacerdote, di fatto, aspergeva il pavimento. Quindi siamo stati riconciliati con Dio quando eravamo suoi nemici, totalmente immeritevoli della sua misericordia.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questo modo «l&#8217;apostolo mette in luce il carattere scandaloso di quella morte e della sua intenzionalità, in quanto essa non ha richiesto alcuna predisposizione morale in coloro per i quali è avvenuta. L&#8217;amore di Dio è generoso e libero: esso cade su una situazione negativa senza chiedere nulla come condizione previa» (Penna).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tutto questo richiama la confessione di fede della prima Lettera ai Corinzi: «Cristo morì per i nostri peccati» (1 Cor 15,3): ossia non a causa dei nostri peccati, ma per cancellare i nostri peccati.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Del resto, Paolo aveva esordito così nella stessa sezione: «giustificati [lett. “resi giusti”] dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rom 5,1-5).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E questo ancora una volta ci conduce alla fede, quella di Abramo nella fattispecie: «ecco perché gli fu accreditato [= ad Abramo] come giustizia. E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato, ma anche per noi, ai quali deve essere accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dunque, nel richiamo alla morte scandalosa di Cristo, sta anche la premessa straordinariamente adatta a leggere i segni di questi tempi: «ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rom 5,3-5).</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2020/ancora-sulla-pasqua-ai-tempi-del-virus">Ancora sulla Pasqua ai tempi del virus</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Pasqua di Risurrezione 2020</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2020/pasqua-di-risurrezione-2020</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 05:56:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2020]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2020]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=8451</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · La cifra interpretativa sulla Pasqua che ci apprestiamo a vivere in questo clima surreale dell’anno 2020, segnato dalla diffusione della pandemia, ci viene spontaneo leggerla nella preghiera che venerdì 27 marzo Papa Francesco ha guidato, prima all&#8217;esterno sulla piazza San Pietro deserta, davanti solo all’immagine della Madre di Dio, la Salus populi romani, e al Crocifisso di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #222222;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/GDN_HEALTH_68773543.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8491" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/GDN_HEALTH_68773543-300x200.jpg" alt="GDN_HEALTH_68773543" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/GDN_HEALTH_68773543-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/GDN_HEALTH_68773543-751x500.jpg 751w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/GDN_HEALTH_68773543-640x426.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/GDN_HEALTH_68773543-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/GDN_HEALTH_68773543.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Tarocchi · </span><span style="color: #000000;">La cifra interpretativa sulla Pasqua che ci apprestiamo a vivere in questo clima surreale dell’anno 2020, segnato dalla diffusione della pandemia, ci viene spontaneo leggerla nella preghiera che venerdì 27 marzo Papa Francesco ha guidato, prima </span></span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">all&#8217;esterno</span><span style="color: #000000;"> sulla piazza San Pietro deserta, davanti solo all’immagine della Madre di Dio, la </span><span style="color: #000000;"><i>Salus populi romani</i></span><span style="color: #000000;">, e al Crocifisso di S. Marcello al Corso, intrisi di pioggia, quando ha pronunciato le sue parole di esortazione e di supplica commentando la pagina della tempesta placata del vangelo secondo Marco (4,35-41). E poi quando ha guidato l’adorazione eucaristica con le invocazioni: «liberaci o Signore: </span><span style="color: #000000;">dall&#8217;orgoglio</span><span style="color: #000000;"> e dalla presunzione di poter fare a meno di te, dagli inganni della paura e dell’angoscia, </span><span style="color: #000000;">dall&#8217;incredulità </span><span style="color: #000000;">e dalla disperazione, dalla durezza di cuore e </span><span style="color: #000000;">dall&#8217;incapacità</span><span style="color: #000000;"> di amare». E quindi «salvaci o Signore: da tutti i mali che affliggono l’umanità, dalla fame, dalla carestia e </span><span style="color: #000000;">dall&#8217;egoismo</span><span style="color: #000000;">, dalle malattie, dalle epidemie e dalla paura del fratello, dalla follia devastatrice, dagli interessi spietati e dalla violenza, dagli inganni, dalla cattiva informazione e dalla manipolazione delle coscienze».</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #222222;">A coloro che di ogni parte hanno fatto sentire le loro vuote lagnanze sulle chiese dove non si celebra l’Eucaristia e sul popolo di Dio confinato in un prolungato digiuno del Pane della vita, è stata impartita una lezione senza pari. </span></span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Quell&#8217;uomo</span><span style="color: #000000;">, il vescovo di Roma, che ha mostrato al mondo tutta la sua debolezza di anziano, ha rivolto al Signore la sua preghiera di intercessione e di liberazione da questo e dai tanti mali che affliggono l’umanità: «come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e </span><span style="color: #000000;">nell&#8217;angoscia</span><span style="color: #000000;"> dicono: «Siamo perduti», così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme»: così ha parlato papa Francesco.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #222222;">In fondo tutto questo ha come un’eco straordinaria nella parola di Dio – la seconda lettura assegnata alla Liturgia del Venerdì Santo –, con il versetto che la incornicia: «su questo argomento abbiamo molte cose da dire, difficili da spiegare perché siete diventati lenti a capire [lett.: “</span></span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">all&#8217;ascolto</span><span style="color: #000000;">”]» (Eb 5,11). Potremmo rileggere questo passo ancora con le parole del papa in piazza S. Pietro: «abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato».</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Tuttavia, il percorso del tratto della lettera agli Ebrei inizia da più lontano: «poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede.  Infatti, non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.  Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno» (Eb 4,14-16).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Qui la celebre omelia agli Ebrei – conosciuta come  epistola, e, in verità, accostata a lungo impropriamente all’apostolo Paolo –, definisce il ruolo di Colui, che diventa sommo sacerdote non per nascita, né per propria scelta: «Cristo non attribuì a sé stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: <i>Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato</i>, gliela conferì come è detto in un altro passo: <i>Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchisedek</i>» (Eb 5,5-6).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">L’apostolo Paolo lo aveva ripetuto a suo modo in quella confessione cristologica che apre la lettera ai Romani, a proposito del «vangelo  di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore (Rom 1,1-4).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Ma prima di giungere alla potenza della Risurrezione, con cui Gesù nella lettera agli Ebrei è stato costituito mediatore di salvezza (sommo sacerdote appunto, secondo l’ordine inedito di Melchisedek), ovvero «Figlio di Dio con potenza» secondo la lettera ai Romani, sempre mantenendo il suo ruolo, in quanto – di nuovo la lettera agli Ebrei – «messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Ma è nel capitolo successivo dell’epistola agli Ebrei che viene riassunta la parabola umana del Figlio di Dio nei suoi momenti più alti: «nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Il Cristo, che come ricordano i Vangeli della passione, ha accettato il disegno divino: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà» (Mt 26,42). E come dice ancora la lettera agli Ebrei: «pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek» (Eb 5,7-10).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">La perfezione sacerdotale di Gesù, ottenuta dalla sua passione, opera la consacrazione sacerdotale dell’intero popolo di Dio: «con un&#8217;unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati» (Eb 10,14).<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/download-2.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-8492" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/download-2.jpeg" alt="download (2)" width="196" height="257" /></a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">E qui concludiamo ancora con le parole commoventi e forti di papa Francesco nella solitudine abitata dal mondo intero di piazza S. Pietro: «Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate … Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21) … Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza. «Perché avete paura? Non avete ancora fede? … Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta… Noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cf. 1 Pt 5,7)».</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2020/pasqua-di-risurrezione-2020">Pasqua di Risurrezione 2020</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ricordando don Benito Marconcini</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2020/ricordando-don-benito-marconcini</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2020 14:20:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2020]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi • Mons. Benito Marconcini nasce a Montaione (città metropolitana di Firenze, diocesi di Volterra) il 18 aprile 1938. Compie gli studi classici all’università di Firenze, dove consegue la laurea in lettere. Successivamente ottiene la licenza al PIB e il dottorato all’Angelicum. Nel 1965 diventa prefetto degli studi presso il Seminario regionale di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/9788801103366_0_221_0_75.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8393" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/9788801103366_0_221_0_75-187x300.jpg" alt="9788801103366_0_221_0_75" width="187" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/9788801103366_0_221_0_75-187x300.jpg 187w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/9788801103366_0_221_0_75.jpg 221w" sizes="auto, (max-width: 187px) 100vw, 187px" /></a>di Stefano Tarocchi <span style="font-family: Arial, sans-serif;">•</span> Mons. Benito Marconcini nasce a Montaione (città metropolitana di Firenze, diocesi di Volterra) il 18 aprile 1938. Compie gli studi classici all’università di Firenze, dove consegue la laurea in lettere. Successivamente ottiene la licenza al PIB e il dottorato all’<i>Angelicum</i>.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 1965 diventa prefetto degli studi presso il Seminario regionale di Siena, dove già aveva studiato teologia: ha a che fare con un centinaio di studenti della metropolia con le diocesi che vi afferivano (Montepulciano, Chiusi e Pienza, Grosseto, Pitigliano, Sovana e Orbetello) e l’allora Congregazione dei seminari (poi Congregazione per l’educazione cattolica).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Don Benito vi svilupperà le sue doti di mediazione, che dovrà impiegare nel corso del suo ministero e della sua vita accademica. In quegli anni dà anche il via alla scuola di formazione biblica e teologica per laici presso il centro culturale San Donato di Siena. Viene ordinato presbitero a Volterra nel 1962 (e dal 1980 farà parte dell’Istituto Gesù Sacerdote dei Paolini di don Alberione).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 1966 cominciò l’insegnamento a Firenze presso lo Studio Teologico Fiorentino: nelle prime stagioni svolgerà gli insegnamenti di metodologia e di ebraico; in seguito insegnerà Profetismo. Memorabile negli anni ‘70 l’esame di ebraico del direttore della nostra rivista, sulla parabola narrata da Natan a David, con il celebre «tu sei quell’uomo!» (2 Sam 12,7), naturalmente nella lingua originale e davanti al riso irrefrenabile di Marconcini.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non va dimenticato il ruolo di vicepreside, creato poco prima. Sotto questa veste affianca don Valerio Mannucci: don Benito lo accompagna, e di fatto anche lo sostituisce, negli ultimi anni di vita, al tempo della brutta malattia che precede la morte del preside storico dello Studio Teologico Fiorentino (STF). In questi giorni, fra l’altro, ricorre il venticinquesimo anniversario della sua scomparsa repentina.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Don Benito era molto attento alle singole persone: mi vidi assegnare il corso di Vangeli Sinottici e Atti degli Apostoli dopo il meritato pensionamento dell’ottantacinquenne P. Lino Randellini. Gli sono grato anche per l’anno sabbatico nel primo anno del mio dottorato, che obbligò a forzare i sacri parametri degli orari. Non posso poi non ricordare la preziosa collaborazione con Marconcini per lo sviluppo della Biblioteca, che al tempo dirigevo, e che portò ad un salto di qualità anche per l’informatizzazione introdotta nel nostro Studio teologico al tempo. Grazie a lui portammo in facoltà il collegamento alla rete internet, nei suoi vari sviluppi.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Don Benito vedeva lontano. Se eravamo momentaneamente su posizioni differenti, in lunghe conversazioni al telefono, – non si faceva mai negare, – riuscivamo sempre, grazie a lui a trovare un punto di incontro.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/41ol8U71cvL._SX320_BO1204203200_.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8395" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/41ol8U71cvL._SX320_BO1204203200_-194x300.jpg" alt="41ol8U71cvL._SX320_BO1,204,203,200_" width="194" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/41ol8U71cvL._SX320_BO1204203200_-194x300.jpg 194w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/41ol8U71cvL._SX320_BO1204203200_.jpg 322w" sizes="auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px" /></a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel frattempo (1993), era diventato preside dello STF, incarico che rivestì fino al 1997, quando lo STF venne eretto a facoltà. Così don Benito fu il traghettatore dallo STF alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale (FTIC) e protagonista attivo del lungo lavoro di preparazione che comportò il superamento di tutti gli ostacoli che si sovrapponevano, soprattutto con la Congregazione per l’educazione Cattolica e in stretta sinergia con il cardinale Silvano Piovanelli, per continuare il lavoro iniziato da tempo. Fu vero fondatore della rinata Facoltà teologica, naturalmente insieme a tanti di noi. Nessuna contiguità con quanti si sono affacciati con ben altri progetti, provvidenzialmente vanificati dai fatti.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quando arrivò l’ormai insperato decreto da Roma, a poca distanza del terremoto di Assisi, quello Studio teologico della città di Francesco che menti poco lungimiranti volevano associare a Firenze in una modalità inappropriata, quando la semplice distanza lo impediva, fu nominato primo Preside della FTIC (1997) e fu confermato tre anni dopo, fino al 2003.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alla scadenza dell’incarico don Benito venne nominato prima canonico onorario, e poi effettivo, della Metropolitana fiorentina.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 2008, compiuti i settanta anni, divenne docente emerito. Nel 2010 la facoltà gli offrì una miscellanea per i suoi 75 anni (in realtà erano 72!): <i>Memoria Verbi. Saggi in onore di Mons. Benito Marconcini. </i>A cura di L. Mazzinghi – B. Rossi – S. Tarocchi, («Vivens Homo» 21, 2010). Vi collaborano colleghi e colleghe ed ex-alunni (gli stessi curatori dell’opera), ed ex alunne – la divisione dell’opera in due parti rispettava le specifiche competenze degli esegeti e dei teologi.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Qui vorrei ricordare anche l’uomo sapiente e capace, il ricercatore e docente acuto, ma anche il prete amante e comunicatore della Parola: il saggio uomo di governo, in cui la bonomia non si distaccava mai dalla fermezza – era celebre, e ne sono direttamente testimone, il momento in cui in certe discussioni degli organismi accademici amabilmente aggiungeva: «Ricordate che mi chiamo Benito… e si fa come dico», che portava a risolvere con spirito costruttivo tutte le <i>querelle</i> – soprattutto quelle generate dal principio che Umberto Eco, ne <i>Il pendolo di Foucault</i> ha chiamato la <i>tetrapiloctomia</i>: ovvero l’arte sottile e perversa, erede del bizantinismo, di “spaccare il capello in quattro”, capace di sprecare inutilmente il tempo. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così don Benito, usando l’ironia non lasciava mai con la bocca amara nelle situazioni apparentemente senza via d’uscita. La sua spiccata intelligenza relazionale riusciva sempre a trovare i punti di unione, senza mai mortificare i colleghi, né tantomeno alzare la voce.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 2012 festeggiò con diversi dei suoi colleghi il cinquantesimo dell’ordinazione presbiterale. Fu allora che consegnò ai presenti un prezioso libretto (<i>Alla sequela di Gesù. Il discepolo nel Nuovo Testamento</i>, Paoline, Milano 2012) che raccolse nella parte finale la sua sterminata produzione di libri, articoli, voci di dizionario, ecc., che inizialmente era prevista nella miscellanea.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo libretto fu il suo testamento spirituale: l’acribia dello studioso, con la sua squisita sensibilità e passione della Parola, ma anche della comunicazione a tutti: agli specialisti, ma anche agli studenti delle facoltà e degli studi teologici, e dell’intero popolo di Dio in una serie senza fine di lezioni e conferenze.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/71Z2revashL.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8426" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/71Z2revashL-173x300.jpg" alt="71Z2revashL" width="173" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/71Z2revashL-173x300.jpg 173w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/71Z2revashL-288x500.jpg 288w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/71Z2revashL-640x1110.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/71Z2revashL.jpg 827w" sizes="auto, (max-width: 173px) 100vw, 173px" /></a>Questo era – ed è – il suo messaggio: dopo quell’evento in cui don Benito mostrò tutta la gioia di cinquant’anni al servizio del Signore, purtroppo cominciò il declino psicofisico che l’ha portato alla sua scomparsa.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per tante volte le persone che, come tanti di noi l’hanno conosciuto, la sua preziosa ed insostituibile collaboratrice Nadia, l’intero personale del convitto ecclesiastico, si sono – ci siamo – interrogati sul misterioso perché un uomo tanto sapiente fosse stato colpito dal male proprio nell’organo che guida tutto il nostro vivere, la mente e il cervello, e l’abbiano reso <i>tabula rasa</i>, da cui ogni tanto, in certi momenti, riemergevano schegge della sua antica sapienza.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si invera così quello che dice il vangelo di Matteo: «ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13.52).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così il cuore e il sorriso di don Benito ci rimangono accanto, insieme alle parole di Paolo indirizzate ai cristiani della chiesa di Filippi: «la vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!» (Fil 4,5).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Che il Signore accolga fra le sue braccia di misericordia don Benito Marconcini e gli dia il premio promesso ai suoi collaboratori fedeli: «servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo Signore” (Mt 25,21)».</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2020/ricordando-don-benito-marconcini">Ricordando don Benito Marconcini</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Cristo, l’ebreo di Nazareth: in margine ad un recente volume</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2020/cristo-lebreo-di-nazareth-in-margine-ad-un-recente-volume</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2020 08:18:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2020]]></category>
		<category><![CDATA[febbraio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi • Scrive Paolo nella lettera ai Romani che «Cristo è diventato servitore dei circoncisi – lett. “della circoncisione” – per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri» (Rom 15, 8). Paolo si basa «sul dato che il Gesù storico non è mai andato a predicare fuori dai confini di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/Ebreo-di-Nazaret_cop.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8259" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/Ebreo-di-Nazaret_cop-215x300.jpg" alt="Ebreo-di-Nazaret_cop" width="215" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/Ebreo-di-Nazaret_cop-215x300.jpg 215w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/Ebreo-di-Nazaret_cop-359x500.jpg 359w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/Ebreo-di-Nazaret_cop-640x892.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/Ebreo-di-Nazaret_cop.jpg 789w" sizes="auto, (max-width: 215px) 100vw, 215px" /></a>di Stefano Tarocchi • Scrive Paolo nella lettera ai Romani che «Cristo è diventato servitore dei circoncisi – lett. “della circoncisione” – per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri» (Rom 15, 8). Paolo si basa «sul dato che il Gesù storico non è mai andato a predicare fuori dai confini di Israele». Ma è pur vero che «Gesù era ed è stato ebreo dall’inizio alla fine. È vissuto per Israele, è stato servitore dei circoncisi» (R. Penna).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’apostolo già aveva scritto che «unico è il Dio che giustificherà i circoncisi in virtù della fede e gli incirconcisi per mezzo della fede» (Rom 3,30). E, a proposito di Abramo, che egli «divenne padre di tutti i non circoncisi che credono, cosicché anche a loro venisse accreditata la giustizia ed egli fosse padre anche dei circoncisi, di quelli che non solo provengono dalla circoncisione ma camminano anche sulle orme della fede del nostro padre Abramo prima della sua circoncisione» (Rom 4,11-12).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">San Paolo ha più di un titolo per pronunciare queste affermazioni: fu infatti «circonciso all’età di otto giorni, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei; quanto alla Legge, fariseo» (Fil 3,5).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È ciò che Gesù afferma di sé stesso, ad esempio, nel vangelo di Matteo: «non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele» (Mt 15,24). Per questa ragione, viene messo in rilievo il mandato missionario successivo, che ha un evidente carattere universale: «andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,19-20).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Perciò «non è sufficiente confessare che Gesù è vero uomo: è un’affermazione troppo generica. Uomo significa che la personalità di ognuno può essere definita dalle singole culture che compongono le diversità. Ora Gesù non è solo un uomo, è un ebreo, un dato di realtà che va ha ribadito in maniera forte: colui che chiamiamo Nostro Signore è un ebreo. L’incarnazione è umanizzazione ma è anche storicizzazione e inculturazione» (R. Penna).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È la sensibilità che appartiene alle fondamenta della fede cristiana. Lo dice l’<i>incipit</i> del Vangelo di Matteo: «genealogia (lett. “libro delle origini”) di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo» (Mt 1,1). E lo ripetono il Vangelo di Giovanni: «non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?» (Gv 7,42), e la stessa Apocalisse: «Io sono la radice e la stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino» (Ap 22,16).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In quest’ottica il P. Frédéric Manns, dell’ordine dei frati minori, archeologo ed esegeta dello <i>Studium Biblicum Franciscanum</i> di Gerusalemme ha recentemente pubblicato un saggio (<i>L’ebreo di Nazaret. Indagine sulle radici del cristianesimo</i>, Edizioni Terra Santa, Milano 2019) che muove dal punto di vista precedentemente messo in luce.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/Frederic-Manns.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8261" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/Frederic-Manns-300x217.jpg" alt="Frederic-Manns" width="300" height="217" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/Frederic-Manns-300x217.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/Frederic-Manns.jpg 460w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il padre Manns si muove su linee concentriche: dapprima delinea il quadro generale, a cominciare da un inquadramento della «Galilea all’epoca di Gesù» e il contesto culturale di quello spazio particolare della terra del Vangelo. Ecco pertanto lo sguardo alla frequentazione di Gesù al culto sinagogale e l’adesione alla preghiera dello <i>Shemà</i>, la professione dell’unico Dio («ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore»: Dt 6,4), e, infine,  la conoscenza da parte di Gesù delle tradizioni targumiche – testimonianza di quando il popolo ebraico abbandonò progressivamente l’ebraico a favore dell’aramaico come lingua parlata – , mettono in luce un orizzonte interpretativo su Gesù, forse finito un po’ dimenticato.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Manns si interroga anche sul ruolo di Gesù sempre all’interno della sua ebraicità, come discepolo del Battista, oppure su quanto si possa essere avvicinato al movimento del fariseismo, nella sua duplice scuola, quella di Hillēl (60 a.C. – 7 d.C.)  e quella di Shammai (50 a.C. – 30 d.C.), – il secondo si distingue dal primo per un atteggiamento più rigorista – oppure al movimento tipicamente galilaico dei <i>chassidim</i>, i “pii”. Significativamente però Gesù non viene mai chiamato così nei Vangeli, bensì “giusto” («non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua»: Mt 27,19; da notare che però Manns scrive: 27,24).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quest’analisi approfondita non può dimenticare anche le parabole, come del resto il modo di interpretare le Scritture dell’Antico Testamento. A proposito delle prime, così scrive Manns: «il linguaggio parabolico è allusivo ed enigmatico: con le parabole Gesù non parla apertamente, Egli dice e non dice, svela e nasconde, manifesta e occulta… Gesù non fa seguire alle parabole la spiegazione: solo i discepoli la ricevono in privato, nella casa. Non si possono quindi considerare le parabole di Gesù strumenti didattici geniali, quasi che fossero esempi semplici per condurre l’ascoltatore ad un insegnamento dimostrato poi in termini più concettuali… La parabola è un modo di esprimersi che utilizza esempi concreti ed è basata sul paragone tra due situazioni: una nota e una non nota. Ha lo scopo di illustrare in modo chiaro concetti complessi, favorendo una comprensione immediata ma pure l’intento di consentire il passaggio degli ascoltatori da un modo – per loro abituale – di capire ed interpretare le parole espresse e gli eventi narrati a una profondità inaspettata».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quanto sia attuale questo itinerario interpretativo, lo comprendiamo facendo riferimento alla storia, e non solo, a cominciare da quando nel settembre 1938 il papa Pio XI – Hitler era stato a Roma nel maggio precedente – pronunciò in Vaticano il famoso e memorabile discorso in cui affermò che «l’antisemitismo è inammissibile. Spiritualmente siamo tutti semiti». Come ha messo in luce qualche anno fa lo storico Giovanni Sale, della Civiltà Cattolica, l’Osservatore Romano pubblicò il testo omettendo la parte riguardante gli ebrei e altrettanto fece la stessa Civiltà Cattolica.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Di stretta, quanto inquietante, attualità invece, non tanto delle omissioni, ma il riapparire di scritte inquietanti sulle case dove abita una persona di origine (e/o di fede) ebraica.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Comprendere il Gesù della storia, e anche il Gesù della fede, significa poter leggere nel pieno senso del termine anche l’oggi del nostro esistere.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2020/cristo-lebreo-di-nazareth-in-margine-ad-un-recente-volume">Cristo, l’ebreo di Nazareth: in margine ad un recente volume</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il Padre Nostro secondo Jean Carmignac</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gennaio-2020/il-padre-nostro-secondo-jean-carmignac</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jan 2020 19:43:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2020]]></category>
		<category><![CDATA[gennaio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi • Scrive papa Francesco in  Evangelii gaudium che se «il tutto è più della parte, ed è anche più della loro semplice somma», è vero che «non si dev’essere troppo ossessionati da questioni limitate e particolari» (EG 235). Il papa aggiunge che «il modello non è la sfera che non è superiore alle parti, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/padre-nostro-rotoli-qumran-libro.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8118" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/padre-nostro-rotoli-qumran-libro-196x300.jpg" alt="padre-nostro-rotoli-qumran-libro" width="196" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/padre-nostro-rotoli-qumran-libro-196x300.jpg 196w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/padre-nostro-rotoli-qumran-libro-327x500.jpg 327w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/padre-nostro-rotoli-qumran-libro.jpg 439w" sizes="auto, (max-width: 196px) 100vw, 196px" /></a>di Stefano Tarocchi • Scrive papa Francesco in  <i>Evangelii gaudium</i> che se «il tutto è più della parte, ed è anche più della loro semplice somma», è vero che «non si dev’essere troppo ossessionati da questioni limitate e particolari» (EG 235). Il papa aggiunge che «il modello non è la sfera che non è superiore alle parti, dove ogni punto è equidistante dal centro e non vi sono differenze tra un punto all&#8217;altro. Il modello è il poliedro che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità» (EG 236)».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mi sono tornate in mente queste parole in margine al volume che ricostruisce la vicenda di padre Jean Carmignac (<i>Il Padre Nostro e i Rotoli di Qumran nel lavoro scientifico di Jean Carmignac</i>, LEF, Firenze 2019) nella sua ricerca accurata, quasi puntigliosa di provare le origini aramaiche al Vangelo ed i Vangeli. In sostanza, egli sosteneva – la traduzione italiana uscì in un libretto della S. Paolo del 1984 – che gli attuali Vangeli sono la traduzione in greco dell’originale ebraico, in realtà vicino alla lingua dei rotoli di Qumran. Da qui Carmignac prese spunto per la sua tesi. L&#8217;indagine sul p. Carmignac, condotta da una studiosa italiana, Roberta Collu, già docente all&#8217;<i>Institut Catholic de Paris</i> muove dalla tesi di Carmignac, fu respinta in maniera anche molto dura da studiosi, peraltro suoi connazionali, come Pierre Grelot.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È nota la testimonianza di Papìa, vescovo di Gerapoli (70-130 d.C.). Questi afferma che «Matteo ordinò i detti (<i>loghia</i>) [del Signore] in lingua ebraica. Ciascuno poi li interpretò come ne era capace» (Eusebio, <i>Storia Ecclesiastica</i>, III, 39, 16). Ma anche s. Ireneo di Lione (140-200) scrive che «Matteo tra gli Ebrei nella loro propria lingua pubblicò un Vangelo scritto, mentre Pietro e Paolo evangelizzavano Roma e fondavano la chiesa» (Eusebio, <i>Storia Ecclesiastica</i>, V, 8, 2-4).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ora il libro di cui ci occupiamo, aperto dalla prefazione di P. Loiseau, affronta fra le molte altre la traduzione del Padre nostro facendo riemergere i tratti messi in luce da Carmignac, e quindi di fatto riprendendo in mano la nota questione della italiana del <i>nos inducas in tentationem</i>, di cui molte volte ci siamo occupati.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/abbecarmignac.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-8120" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/01/abbecarmignac.jpeg" alt="abbecarmignac" width="192" height="262" /></a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;editore che pubblica il saggio cita espressamente il controverso Carsten P. Thiede, “papirografo” implicato in numerose vicende non molto limpide prima della sua improvvisa scomparsa. Tutto ciò costituiva un <i>J’accuse</i> senza remissione alle correnti maggioritarie in campo esegetico che stabiliscono su una datazione dei Vangeli sinottici tra la fine degli anni 60 e gli anni 90 del I secolo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In sostanza veniva a crearsi una linea di pensiero, tesa a sostenere per ragioni ulteriori che gli attuali Vangeli erano stati scritti pressoché contemporaneamente agli eventi ai quali fanno riferimento. Il Thiede oltre si schierava a tutto campo per la presenza di alcuni frammenti di testi evangelici nella settima grotta di Qumran. Ipotesi, com’è noto, rivelatasi poi del tutto infondata.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Paradossalmente, infatti, la tesi che avvicina la formazione dei Vangeli all’epoca degli eventi neotestamentari mina alle radici il singolare rapporto tra scrittura e tradizione come poi si era venuto a formare soprattutto al tempo del Concilio Vaticano secondo nella costituzione dogmatica <i>Dei Verbum</i>.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma torniamo al Padre Nostro secondo Jean Carmignac: l’autrice del libro, dopo una introduzione in cui affronta uno studio attento della vita e delle opere del Carmignac, auspica fra l’altro un ripensamento della infelice resa della traduzione CEI del 2008 (“non abbandonarci alla tentazione”), che scorrettamente è stata già introdotta in alcune parrocchie italiane – e qualche zelante esporta anche altrove, con lo stesso tono della voce.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E qui ci torna in aiuto l’immagine del poliedro: la Collu, infatti affida ad un ebreo ortodosso franco-israeliano, un rabbino, la proposta del Carmignac sul Padre Nostro: «e non farci penetrare nella prova», oppure, molto più liberamente, secondo il contributo di un altro autore ebraico, un talmudista: «allontanaci dall’inclinazione al male». Lei stessa, affrontando la tradizione dovuta ad uno studio specifico del Carmignac (1969), propone in italiano «non permettere che entriamo, non lasciarci entrare nella prova».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se, come dice l’apostolo, «tutto concorre al bene» (Rom 8,28), perché non ascoltare queste voci?</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gennaio-2020/il-padre-nostro-secondo-jean-carmignac">Il Padre Nostro secondo Jean Carmignac</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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