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	<title>ottobre 2019 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>Presentazione degli articoli del mese di  ottobre 2019</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/presentazione-degli-articoli-del-mese-di-ottobre-2019</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2019 21:37:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ottobre 2019]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Ignatius_of_Antiochie_poss._by_Johann_Apakass_17th_c._Pushkin_museum1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7846" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Ignatius_of_Antiochie_poss._by_Johann_Apakass_17th_c._Pushkin_museum1-226x300.jpg" alt="Ignatius_of_Antiochie,_poss._by_Johann_Apakass_(17th_c.,_Pushkin_museum)" width="226" height="300" /></a><strong>Andrea Drigani</strong> annota sul recente dono di frammenti delle reliquie di San Pietro che Papa Francesco ha voluto offrire, spiegandone i motivi con un’apposita lettera, al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e la gioiosa risposta del Patriarca Bartolomeo. <strong>Giovanni Campanella</strong> illustra il libro di Walter Stahel sul concetto di «Economia circolare» che mira a mantenere il valore e l’utilità degli oggetti e dei materiali il più a lungo possibile. <strong>Carlo Nardi</strong> con un pensiero di San Giovanni Crisostomo riflette sulla scansione del tempo sia biologico sia umano, nonché sovrumano che si proietta, in alto, nell’eternità. <strong>Dario Chiapetti </strong>invita alla lettura di una miscellanea di scritti del cardinale Tomaŝ Ŝpidlἰk, nel centenario della nascita, con richiami alla tradizione patristica orientale e alla letteratura religiosa russa.<strong>Mario Alexis Portella</strong> rammenta i gravi massacri contro i cristiani perpetrati durante la guerra d’Etiopia (1935-1936), nel silenzio dei vescovi italiani, con l’unica ed energica eccezione di Pio XI. <strong>Carlo Parenti</strong> riporta un intervento dell’economista Jeffrey Sachs che accoglie l’appello delle confessioni cristiane per la tutela del creato, al fine di promuovere la custodia della «rete della vita» di cui tutti facciamo parte. <strong>Giovanni Pallanti</strong> svolge alcune considerazioni sullo scrittore Georges Simenon, a trent’anni dalla morte, che ha narrato, con una profonda «pietas», le vicende degli uomini, portatori ad un tempo di bene e di male. <strong>Stefano Liccioli</strong> tenendo conto di alcuni interventi di Papa Francesco riafferma l’esigenza della verità nella comunicazione sociale, con speciale riferimento alla formazione dei giovani, per farli crescere e creare la comunione tra le persone e non l’odio. <strong>Gianni Cioli</strong> da una formula di congedo del Sacramento della Penitenza scorge un appello alla speranza ed uno stimolo al cammino di conversione che non ci dobbiamo mai stancare di iniziare di nuovo. <strong>Francesco Vermigli</strong> prende spunto dal novantesimo anniversario della scomparsa del sacerdote e storico francese Pierre Batiffol, per rilevare come la storia della Chiesa può essere compresa solo riandando al suo nucleo identitario, intimo e misterioso. <strong>Leonardo Salutati </strong>osserva che già nell’Enciclica «Rerum novarum» di Leone XIII si afferma la necessità dell’apporto dei laici come mediazione ad un’offerta di salvezza nei confronti di un’umanità lontana dalla fede. <strong>Francesco Romano</strong> presenta le Linee Guida della Conferenza Episcopale Italiana e della Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, in base alle disposizioni di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, anche in rapporto alla collaborazione con le autorità civili. <strong>Antonio Lovascio</strong> recensisce il libro di James Bishop che, dall’esperienza della detenzione, ha trovato nella Regola di San Benedetto un modello di vita e un percorso di conversione che lo ha rigenerato. <strong>Alessandro Clemenzia </strong>col volume del vescovo teologo Erio Castellucci affronta la storia dei modelli delle relazioni tra gli esseri umani e il creato, rilevando l’insufficienza sia dell’«homo faber» che dell’«homo oeconomicus», per arrivare all’«homo sapiens» che con la sua intelligenza mantiene la casa comune. <strong>Stefano Tarocchi</strong> ritorna sulla figura di Abramo, dopo la Lettera agli Ebrei, con la Lettera di San Paolo ai Romani con la quale si indica in Abramo «saldo nella speranza contro ogni speranza»<b> </b>la base della nostra fede nel Cristo Risorto centro della storia di ciascuno di noi e di tutti gli uomini.</span></span></span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/presentazione-degli-articoli-del-mese-di-ottobre-2019">Presentazione degli articoli del mese di  ottobre 2019</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Jeffrey Sachs e l’impegno per la tutela del creato</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/7746-2</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Parenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2019 09:56:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carlo Parenti 2019]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Parenti • Jeffrey Sachs è un economista statunitense. È direttore dell’Earth Institute alla Columbia University. È considerato tra i più influenti e maggiori esperti mondiali di sviluppo economico sostenibile e lotta alla povertà. Ad Assisi nel «Cortile di Francesco», il 18 settembre scorso, è intervenuto su “ L&#8217;uomo e la terra: un in-contro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Jeffrey_D._Sachs_-_World_Economic_Forum_on_East_Asia_2011.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7791" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Jeffrey_D._Sachs_-_World_Economic_Forum_on_East_Asia_2011-200x300.jpg" alt="Jeffrey_D._Sachs_-_World_Economic_Forum_on_East_Asia_2011" width="200" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Jeffrey_D._Sachs_-_World_Economic_Forum_on_East_Asia_2011-200x300.jpg 200w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Jeffrey_D._Sachs_-_World_Economic_Forum_on_East_Asia_2011-333x500.jpg 333w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Jeffrey_D._Sachs_-_World_Economic_Forum_on_East_Asia_2011-640x960.jpg 640w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>di Carlo Parenti • Jeffrey Sachs è un economista statunitense. È direttore dell’Earth Institute alla Columbia University. È considerato tra i più influenti e maggiori esperti mondiali di sviluppo economico sostenibile e lotta alla povertà. Ad Assisi nel «Cortile di Francesco», il 18 settembre scorso, è intervenuto su “ L&#8217;uomo e la terra: un in-contro sostenibile?”. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sulla lotta alla povertà Sachs ha ricordato come la Chiesa cattolica ne sia maestra nei tempi moderni a partire dall’enciclica di Leone XIII, Rerum Novarum. La Chiesa infatti insegna che un’economia di mercato può essere sia efficiente che promotrice della libertà, ma che il mercato deve operare entro confini morali. I diritti di proprietà non sono inviolabili. Devono rispettare la dignità umana e le esigenze economiche. La ricchezza privata non deve abusare dei poveri o dell’ambiente. La Chiesa indica la dottrina della destinazione universale dei beni: la terra e le sue risorse appartengono a tutti, per soddisfare i bisogni di tutti, non solo i capricci dei ricchi e dei potenti.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oggi il tema è appassionatamente sostenuto da papa Francesco che Sachs considera <i>“ il leader morale più importante del mondo. Porta su di sé gli insegnamenti sociali della Chiesa, il suo personale splendore e una incredibile ispirazione pastorale. Raggiunge i poveri e loro lo seguono</i>” Non è un caso però, per l’economista americano, che molti ricchi nel mondo e specialmente negli Usa siano critici verso il papa. Oggi occorre quindi ristabilire un quadro morale per l’economia e la politica contrastando quella che Sachs definisce la filosofia de “<i>l’avidità buona</i>” che da decenni ha provocato l’attuale crisi morale. Occorre dunque una nuova filosofia morale e nuovi modi di orientare la vita economica e politica. Solo così gli Obiettivi di sviluppo sostenibili, indicati nel 2015 dall’ ONU e dall’accordo di Parigi, saranno realizzabili e fattibili.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/agricoltura-sostenibile.jpg"><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7793" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/agricoltura-sostenibile-300x217.jpg" alt="agricoltura-sostenibile" width="300" height="217" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/agricoltura-sostenibile-300x217.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/agricoltura-sostenibile.jpg 690w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/agricoltura-sostenibile-640x464.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come già sostenuto il 14 settembre in un’intervista condotta da Paolo Conti, nel Corriere della Sera, Jeffrey Sachs ritiene che occorra “<i>costruire istituzioni politiche ed economiche che siano giuste, partecipative e veritiere, invece che società ed economie corrotte da grandi somme di denaro e ideologie dannose: come il nazionalismo estremo e il razzismo. Abbiamo soprattutto bisogno di istituzioni regionali solide, a cominciare da un’Unione europea forte e unita, di una cooperazione globale all’ombra della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti umani. Sfortunatamente gli Stati Uniti sono caduti in una trappola della corruzione corporativa della politica americana</i>”. Ha aggiunto poi che l’uomo moderno “<i>Dovrà imparare a domare l’ avidità e la brama di potere. Aristotele ci ha già detto questo 2.300 anni fa: aveva ragione e non era un ingenuo. Papa Francesco ce lo ricorda di nuovo[…]Dobbiamo superare la nostra terribile tendenza a odiare “l’altro” per poter cooperare a livello globale. Non sono semplici banalità ma approcci fattibili e pratici per un mondo che condivide bisogni comuni. Come ha scritto Papa Francesco in Laudato Si’: “</i>L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un mondo con un piano comune<i>”.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si deve quindi ricordare il messaggio di Francesco del 1° settembre per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato. Il papa ha ricordato che “<i>Dio, che offre all’uomo il creato come dono prezioso da custodire. Tragicamente, la risposta umana al dono è stata segnata dal peccato, dalla chiusura nella propria autonomia, dalla cupidigia di possedere e di sfruttare. Egoismi e interessi hanno fatto del creato, luogo di incontro e di condivisione, un teatro di rivalità e di scontri. Così si è messo in pericolo lo stesso ambiente, cosa buona agli occhi di Dio divenuta cosa sfruttabile nelle mani dell’uomo. Il degrado si è accentuato negli ultimi decenni”. </i>Francesco ha così continuato: ”<i>Alla radice, abbiamo dimenticato chi siamo: creature a immagine di Dio (cfr </i><i>Gen</i><i> 1,27), chiamate ad abitare come fratelli e sorelle la stessa casa comune. Non siamo stati creati per essere individui che spadroneggiano, siamo stati pensati e voluti al centro di una </i><i>rete della vita</i><i> costituita da milioni di specie per noi amorevolmente congiunte dal nostro Creatore”</i>.  Ha poi invitato “<i>fortemente i fedeli a dedicarsi alla preghiera in questo tempo, che da un’opportuna iniziativa nata in ambito ecumenico si è configurato come </i><i>Tempo del creato</i><i>: un periodo di più intensa orazione e azione a beneficio della casa comune</i> […]<i>È l’occasione per sentirci ancora più uniti ai fratelli e alle sorelle delle varie confessioni cristiane. Penso, in particolare, ai fedeli ortodossi che già da trent’anni celebrano la Giornata odierna. </i><i>Sentiamoci anche in profonda sintonia con gli uomini e le donne di buona volontà, insieme chiamati a promuovere, nel contesto della crisi ecologica che riguarda ognuno, la custodia della ‘</i>rete della vita’<i> di cui facciamo parte</i><i>. È questo il tempo per riabituarci a pregare immersi nella natura[…]Nel silenzio e nella preghiera possiamo ascoltare la voce sinfonica del creato, che ci esorta ad uscire dalle nostre chiusure autoreferenziali per riscoprirci avvolti dalla tenerezza del Padre e lieti nel condividere i doni ricevuti. In questo senso possiamo dire che il creato, rete della vita, luogo di incontro col Signore e tra di noi, è «</i>il social di Dio<i>»” </i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Importante il richiamo fatto dal papa ai fratelli ortodossi. Infatti sono 30 anni le chiese ortodosse celebrano il 1 settembre. Infatti questa giornata ecumenica è iniziata sotto gli auspici della Chiesa Ortodossa di Costantinopoli e da allora è stata accolta da cattolici, anglicani, luterani, evangelici e altri membri della famiglia cristiana in tutto il mondo. Bartolomeo -il Patriarca di Costantinopoli- è conosciuto nel mondo come il “Patriarca verde”, proprio per il suo impegno ormai decennale a favore dell’ambiente e della protezione dei mari. Quest’anno ha ribadito la necessità di un’azione corale mondiale: “<i>Il problema ecologico rivela che il nostro mondo costituisce una unità, che i nostri problemi sono mondiali e comuni. Per affrontare i pericoli è necessaria una mobilitazione multilaterale, una convergenza, una collaborazione, una cooperazione”. </i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ricordo infatti che inondazioni, tempeste, incendi, siccità potrebbero costringere duecento milioni di persone ogni anno a dover far affidamento agli aiuti umanitari per sopravvivere, se non verranno prese contromisure adeguate per combattere il climate change: è la stima elaborata dalla Federazione internazionale della Croce rossa e della Mezzaluna rossa (Ifrc) in un rapporto diffuso il 19 settembre a New York.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il papa (non dimentichiamoci che per il 20 settembre scorso i giovani del mondo hanno promosso e fatto uno sciopero planetario per il clima) ha infine affermato: “<i>È</i> <i>questo </i>il tempo per<i> </i>intraprendere azioni profetiche<i>. Molti giovani stanno alzando la voce in tutto il mondo, invocando scelte coraggiose. Sono delusi da troppe promesse disattese, da impegni presi e trascurati per interessi e convenienze di parte. I giovani ci ricordano che la Terra non è un bene da sciupare, ma un’eredità da trasmettere; che sperare nel domani non è un bel sentimento, ma un compito che richiede azioni concrete oggi. A loro dobbiamo risposte vere, non parole vuote; fatti, non illusioni”. </i></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/7746-2">Jeffrey Sachs e l’impegno per la tutela del creato</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«Va e non peccare più…»: riflessioni sul significato di una delle formule di congedo del Sacramento della penitenza</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/va-e-non-peccare-piu-riflessioni-sul-significato-di-una-delle-formule-di-congedo-del-sacramento-della-penitenza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Cioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 19:24:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Gianni Cioli 2019]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Gianni Cioli • Qualche tempo fa un lettore del settimanale Toscana Oggi mi poneva la questione del significato di una delle più note formule di congedo del Sacramento della penitenza, ovvero di quella che riprende l’affermazione di Gesù rivolta all’adultera in Gv 8,11: «va’ e d’ora in poi non peccare più». Il lettore coglieva [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Gesu-ci-dice-Va-e-non-peccare-piu-sapendo-che-invece-lo-faremo-ancora_articleimage.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7808" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Gesu-ci-dice-Va-e-non-peccare-piu-sapendo-che-invece-lo-faremo-ancora_articleimage-300x200.jpg" alt="Gesu-ci-dice-Va-e-non-peccare-piu-sapendo-che-invece-lo-faremo-ancora_articleimage" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Gesu-ci-dice-Va-e-non-peccare-piu-sapendo-che-invece-lo-faremo-ancora_articleimage-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Gesu-ci-dice-Va-e-non-peccare-piu-sapendo-che-invece-lo-faremo-ancora_articleimage-749x500.jpg 749w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Gesu-ci-dice-Va-e-non-peccare-piu-sapendo-che-invece-lo-faremo-ancora_articleimage-640x427.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Gesu-ci-dice-Va-e-non-peccare-piu-sapendo-che-invece-lo-faremo-ancora_articleimage-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Gesu-ci-dice-Va-e-non-peccare-piu-sapendo-che-invece-lo-faremo-ancora_articleimage.jpg 770w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Gianni Cioli • Qualche tempo fa un lettore del settimanale <i>Toscana Oggi </i>mi poneva la questione del significato di una delle più note formule di congedo del Sacramento della penitenza, ovvero di quella che riprende l’affermazione di Gesù rivolta all’adultera in Gv 8,11: «va’ e d’ora in poi non peccare più». Il lettore coglieva nelle parole del Signore una sorta di paradosso: l’essere umano, in effetti, come affermiamo costantemente nell’atto penitenziale della Messa, appare reiteratamante peccatore a motivo della sua fragilità. Il Signore quindi sembrerebbe chiederci qualcosa che di fatto risulta impossibile. Oltretutto – sottolineava ancora il lettore – se davvero fossimo in grado di non peccare più una volta resi giusti dal perdono del Signore che senso avrebbe il sacramento della riconciliazione a cui la Chiesa raccomanda invece di accedere con frequenza?</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In realtà l’affermazione di Gesù va contestualizzata al peccato di adulterio per il quale la donna, che secondo la legge doveva morire, non è stata condannata, né dagli aspiranti lapidatori, che se ne sono andati dopo che Gesù aveva detto loro: «chi è senza peccato scagli la prima pietra» (Gv 8,7), né da Gesù stesso che afferma: «neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». Il Vangelo non ci dice in realtà se la donna sia tornata o meno a commettere il peccato di adulterio, ma il contesto lascia ben sperare che, in forza del perdono e dell’esperienza di salvezza fatta nell’incontro con Gesù, ella sia stata capace di cambiare veramente vita. Non nel senso che non abbia poi più commesso nessun tipo di peccato, ma nel senso che non sarà stata più adultera.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così quando dopo l’assoluzione il confessore dice, citando le parole di Gesù, «Va’ e non peccare più», non pretende che il penitente non commetta più nessun peccato né grave né lieve, ma intende sostenerlo nel proposito sincero di non tornare a commettere il peccato confessato e nella disposizione a portare avanti un cammino autentico di conversione. Non è detto che il penitente riesca poi effettivamente a non commettere più quel determinato peccato, ma il dolore per averlo commesso e il proposito sincero di non commetterlo più sono – è bene ricordarlo – condizioni necessarie per ricevere il perdono.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In verità si deve prendere anche atto che capita non di rado di tornare a commettere gli stessi peccati che si sono confessati, in contraddizione col proposito di non farlo. Anzi molte persone si lamentato del fatto che si ritrovano a confessare proprio sempre gli stessi peccati.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alla questione ho già dedicato, su <i>Toscana Oggi</i>, una riflessione di cui mi permetto di riportare uno stralcio: «L’impressione di dover confessare sempre le solite cose può dipendere da diversi fattori. Innanzitutto si deve riconoscere che la nostra vita a un certo punto prende determinate pieghe – e talvolta purtroppo sbagliate – che non è facile cambiare con un semplice atto della volontà per quanto sincero. Il sacramento d’altra parte non è un evento magico che mi può sanare in un sol colpo da tutte le inclinazioni viziose, è piuttosto un dono della grazia che mi abilita a un cammino di conversione da vivere con umiltà e speranza. Scoprirsi al momento come paralizzati di fronte a una prospettiva di progresso morale può essere una “croce” che, se portata con umiltà e senza abbandonare la speranza fiduciosa nel Signore, può costituire il primo passo per guarire dalla paralisi. In secondo luogo si deve considerare il fatto che ci si può fissare a confessare sempre le stesse cose perché si fa un’analisi troppo superficiale della propria vita e si esamina la propria coscienza con criteri inadeguati, magari appresi nell’infanzia e mai condotti a maturazione. Si rischia così di non cogliere l’importanza di numerosi atteggiamenti, omissioni e soprattutto motivazioni il cui riconoscimento potrebbe rischiarare il percorso della conversione. Questo può accadere in particolare quando ci si confessa troppo di rado e quindi, anziché ripercorrere effettivamente la propria storia, si segue un cliché abitudinario; oppure, paradossalmente, quando ci si confessa assai spesso, come nel caso degli scrupolosi, fissandosi su determinati peccati senza riuscire a collocarli nel proprio vissuto. Non si può, infine, escludere che talora dietro la confessione abituale delle medesime cose possa esserci una cattiva volontà e quindi effettivamente una certa ipocrisia. A questo proposito Basilio Petrà osserva che “in passato si insisteva sulla distinzione tra recidivi involontari e recidivi volontari (quelli che non fanno alcuno sforzo per opporsi o per seguire le indicazioni del confessore) e a giusto motivo: gli uni sono più vittime, gli altri in qualche caso sembrano protagonisti attivi della loro condizione abituale” (B. PETRÀ, <i>Fare il confessore oggi</i>, Bologna 2012). Si deve dunque concludere che è possibile trovarsi nella spiacevole condizione di dover riconoscere e confessare abitualmente i medesimi<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/image-5-680x400.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7809" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/image-5-680x400-300x176.jpg" alt="image-5-680x400" width="300" height="176" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/image-5-680x400-300x176.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/image-5-680x400-640x376.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/image-5-680x400.jpg 680w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> peccati ma questo non implica necessariamente una condizione di ipocrisia se sussiste un desiderio sincero di conversione. Il desiderio di conversione, sostenuto dall’attenzione al vissuto e da un esame di coscienza adeguato, non andrebbe tuttavia confuso con l’“ansia di perfezione” […] perché il vangelo non deve essere inteso come un fattore ansiogeno; mi pare più corretto parlare di speranza di guarigione e, magari, di desiderio di perfezione o di santità». Queste considerazioni, ci possono aiutare a rispondere domanda: Dio, di fronte al nostro ripetere gli stessi peccati, continuerà sempre ad avere misericordia? «La risposta è: “sì, purché non trovi in noi l’ostacolo dell’ipocrisia”. Certo, anche dall’ipocrisia ci si può comunque pentire e la si può abbandonare per grazia di Dio. In questo pentimento e cambiamento delle disposizioni interiori consiste propriamente la <i>metánoia</i>, la conversione secondo il vangelo. Dobbiamo essere accorti a non confondere la recidività involontaria con l’ipocrisia, cedendo alla tentazione insidiosa della disperazione; ma non dobbiamo neppure trascurare di prendere le distanze dall’inautenticità che può albergare, più o meno profondamente, nel nostro cuore facendoci scivolare nella tentazione non meno insidiosa della presunzione di una salvezza a buon mercato. In sintesi l’atteggiamento giusto per mettersi di fronte al mistero della misericordia divina è quello della virtù teologale della Speranza che, sostenuta dal dono del timor di Dio, ci tiene a distanza sia dalla deriva della disperazione che da quella della presunzione. Non dobbiamo mai dubitare della misericordia di Dio, né giungere alla conclusione che la salvezza ci sia ormai preclusa per la nostra indegnità; ma non dobbiamo nemmeno illuderci di avere già la salvezza in tasca perché comunque Dio sarà misericordioso, trascurando l’urgenza della conversione a cui il timore filiale di Dio, dono dello Spirito, amorevolmente ci spinge» (<i>Toscana oggi</i> 18/12/2012). L’esortazione del Signore: «va’ e non peccare più» appare dunque un appello prezioso alla speranza ed uno stimolo al cammino, magari graduale, di conversione che non ci dobbiamo mai stancare di iniziare di nuovo.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/va-e-non-peccare-piu-riflessioni-sul-significato-di-una-delle-formule-di-congedo-del-sacramento-della-penitenza">«Va e non peccare più…»: riflessioni sul significato di una delle formule di congedo del Sacramento della penitenza</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La fede di Abramo: (2) la Lettera ai Romani</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/la-fede-di-abramo-2-la-lettera-ai-romani</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 19:19:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2019]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi • Nello scorso numero della nostra rivista ho affrontato il tema della fede di Abramo nella lettera agli Ebrei (vedi). Questo scritto dell&#8217;apostolo, l’unico indirizzato ad una comunità che non è stata fondata da lui, ha una straordinaria importanza nel suo ministero e nel suo insegnamento. Qui possiamo solo accennare come alla fine [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/la-fede-di-abramo-2-la-lettera-ai-romani">La fede di Abramo: (2) la Lettera ai Romani</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/san-paolo1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7812" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/san-paolo1-215x300.jpg" alt="san-paolo1" width="215" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/san-paolo1-215x300.jpg 215w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/san-paolo1-359x500.jpg 359w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/san-paolo1-640x891.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/san-paolo1.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 215px) 100vw, 215px" /></a>di Stefano Tarocchi • Nello scorso numero della nostra rivista ho affrontato il tema della fede di Abramo nella lettera agli Ebrei (<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/settembre-2019/la-fede-di-abramo-1-la-lettera-agli-ebrei" target="_blank" rel="noopener">vedi</a>). Questo scritto dell&#8217;apostolo, l’unico indirizzato ad una comunità che non è stata fondata da lui, ha una straordinaria importanza nel suo ministero e nel suo insegnamento. Qui possiamo solo accennare come alla fine del suo an­nuncio evangelico in Oriente (Rom 15,19), egli rivendica il suo diritto di an­nunciare legittimamente il Vangelo alle chiese d’origine pa­gana (cf. Rom 15,16-17): Giudei e pagani hanno lo stesso di­ritto davanti al Vangelo, perché partecipano ugualmente della salvezza di Cristo, attraverso la fede (cf. 1,16-17): nel vangelo, infatti, «si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: <i>Il giusto per fede vivrà</i> (Ab 2,4)» (Rom 1,17).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo aver stabilito che «indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti» (Rom 3,21), l’apostolo conclude: «noi riteniamo che l&#8217;uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge. Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche delle genti? Certo, anche delle genti! Poiché unico è il Dio che giustificherà i circoncisi in virtù della fede e gli incirconcisi per mezzo della fede. Togliamo dunque ogni valore alla Legge mediante la fede? Nient&#8217;affatto, anzi confermiamo la Legge» (Rom 3,28-31). Ebbene, è stato scritto (R. Penna) che la lettera ai Romani comincia con questi versetti.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ora, seguire il pensiero di Paolo non è mai stato semplice: basta dire che egli usa la parola “Legge” con diverse accezioni: può così parlare delle Scritture dell’Antico Testamento («la Legge e i Profeti», o soltanto la «Legge»).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Paolo così continua: «che diremo di Abramo, nostro progenitore secondo la carne? Che cosa ha ottenuto? Se infatti Abramo è stato giustificato per le opere, ha di che gloriarsi, ma non davanti a Dio. Ora, che cosa dice la Scrittura? Abramo credette a Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia» (Rom 4,1-3).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Qui l’apostolo rammenta espressamente il libro della Genesi: Abramo «credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia» (Gen 15,6). Nella lettera di Giacomo si dice esattamente l’opposto: «Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le sue opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull&#8217;altare? Vedi: la fede agiva insieme alle opere di lui, e per le opere la fede divenne perfetta. E si compì la Scrittura che dice: Abramo credette a Dio e gli fu accreditato come giustizia, ed egli fu chiamato amico di Dio» (Gc 2,21-23).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Invece Abramo, secondo Paolo, è l’esponente della fede pura: egli credette in Dio. Scrive ancora l’apostolo: «noi diciamo infatti che la fede fu accreditata ad Abramo come giustizia. Come dunque gli fu accreditata? Quando era circonciso (cf. Gen 17,24) o quando non lo era? Non dopo la circoncisione, ma prima. Infatti, egli ricevette il segno della circoncisione come sigillo della giustizia, derivante dalla fede, già ottenuta quando non era ancora circonciso. In tal modo egli divenne padre di tutti i non circoncisi che credono, cosicché anche a loro venisse accreditata la giustizia ed egli fosse padre anche dei circoncisi, di quelli che non solo provengono dalla circoncisione ma camminano anche sulle orme della fede di nostro padre Abramo prima della sua circoncisione» (Rom 4,9b-12).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E l’apostolo così prosegue: «se dunque diventassero eredi coloro che provengono dalla Legge, sarebbe resa vana la fede e inefficace la promessa. La Legge infatti provoca l&#8217;ira; al contrario, dove non c&#8217;è Legge, non c&#8217;è nemmeno trasgressione» (Rom 4,14-15). Dal momento che nessuno può osservare tutta la Legge, Paolo scandalosamente afferma che è questa a provocare l’ira del Signore.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Paul_Papyrus.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7813" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Paul_Papyrus-300x196.jpg" alt="Paul_Papyrus" width="300" height="196" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Paul_Papyrus-300x196.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Paul_Papyrus-207x136.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Paul_Papyrus-260x170.jpg 260w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Paul_Papyrus-430x283.jpg 430w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Paul_Papyrus.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma torniamo ad Abramo. Scrive ancora Paolo, a proposito della fede di lui, ma soprattutto riguardo al mistero che è Dio: «eredi … si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi – come sta scritto: <i>Ti ho costituito padre di molti popoli</i> (Gen 17,5) – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all&#8217;esistenza le cose che non esistono» (Rom 4,16-17).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Davanti alla rilettura giudaica, contemporanea a Paolo, circa la fede che diventa paradossalmente un atto che merita ricompensa (così in Filone: 20 a.C. – 45 d.C.) e così mette in secondo piano l’azione totalmente gratuita di Dio («eredi … si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia»), l’apostolo afferma con forza che Abramo «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: <i>Così sarà la tua discendenza</i> (Gen 15,5)» (Rom 4,18).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Proprio la virtù della speranza («saldo nella speranza contro ogni speranza», principio così caro a Giorgio La Pira) diviene il centro del cammino del popolo di Dio, dall’Israele antico alla comunità dei discepoli del Signore, al di là di una visione esclusivamente centrata sul presente, cara per esempio allo stoicismo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per questo da Abramo si passa a ciascuno di noi: se infatti, Abramo «di fronte alla promessa di Dio non esitò per incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. Ecco perché gli fu accreditato come giustizia. E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato, ma anche per noi, ai quali deve essere accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione» (Rom 4,20-25).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Abramo è perciò alla base della nostra fede, nella certezza, salda come roccia, della risurrezione del Cristo, centro di tutta la storia come di ciascuno di noi e di tutti gli uomini.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/la-fede-di-abramo-2-la-lettera-ai-romani">La fede di Abramo: (2) la Lettera ai Romani</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Linee guida CEI – CISM per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/linee-guida-cei-cism-per-la-tutela-dei-minori-e-delle-persone-vulnerabili</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 15:50:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ottobre 2019]]></category>
		<category><![CDATA[padre Francesco Romano 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesco Romano • La Conferenza Episcopale Italiana nell’Assemblea Generale del 20-23 maggio 2019, ha approvato le “Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”. Il testo, che porta la data del 24 giugno 2019, è entrato in vigore a partire dal 28 giugno 2019, giorno di pubblicazione del testo sul sito [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/cei.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7815" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/cei-300x300.jpg" alt="cei" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/cei.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/cei-150x150.jpg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/cei-37x37.jpg 37w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/cei-128x128.jpg 128w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/cei-184x184.jpg 184w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Francesco Romano • La Conferenza Episcopale Italiana nell’Assemblea Generale del 20-23 maggio 2019, ha approvato le “Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”. Il testo, che porta la data del 24 giugno 2019, è entrato in vigore a partire dal 28 giugno 2019, giorno di pubblicazione del testo sul sito della CEI. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo strumento operativo offerto alla Chiesa italiana si inserisce in una intensa attività che da quasi un ventennio la Chiesa universale porta progressivamente avanti per la tutela dei più “piccoli” e la salvaguardia della giustizia di fronte all’emergenza degli abusi sessuali perpetrati da chierici.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infatti, a fronte dell’inefficacia operativa del disposto del can. 1395 §2 nell’affrontare e reprimere i delitti commessi da chierici a danno di minorenni, Giovanni Paolo II promulgava il 30 aprile 2001 il motu proprio <i>Sacramentorum sanctitatis tutela</i>, inserendo tra i <i>delicta graviora</i> l’abuso sessuale commesso da un chierico, innalzando da sedici a diciotto anni l’età della tutela, ed elevando a dieci anni il tempo di prescrizione a contare dal compimento del diciottesimo anno della vittima. La competenza di questi delitti passava dall’Ordinario alla Congregazione per la Dottrina della Fede.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo nove anni, il 21 maggio 2010, Benedetto XVI promulgava la revisione del motu proprio <i>Sacramentorum sanctitatis tutela</i> per incrementare la tutela della vittima innalzando la prescrizione dell’azione criminale a venti anni e includendo nel <i>delictum gravius</i> le fattispecie di “acquisto, detenzione o divulgazione di materiale pedopornografico” di minori sotto ai quattordici anni da parte di un chierico. Inoltre, veniva equiparato al minore la persona che abitualmente ha un uso imperfetto di ragione.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Trascorrono altri nove anni e Papa Francesco promulga il 7 maggio 2019 il motu proprio <i>Vos estis lux mundi</i> di cui abbiamo già riferito su questa Rivista nello scorso mese di giugno. Questo motu proprio amplia la categoria di persone capaci di compiere il delitto o di subirlo. In questo modo, non solo i chierici, ma anche i membri laici di Istituti di vita consacrata e di Società di vita apostolica possono incorrere nel delitto di abuso sessuale ai danni di un minore o di una persona vulnerabile. Altro punto saliente di questo motu proprio, oltre all’obbligo giuridico esteso a chierici e a membri di Istituti di vita consacrata e di Società di vita apostolica di comunicare la <i>notitia criminis</i> all’autorità competente, è la costituzione di un ufficio per segnalare gli abusi da parte di chiunque ne venga a conoscenza.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo la promulgazione del motu proprio del 21 maggio 2010, la Congregazione per la Dottrina della Fede il 3 maggio 2011 aveva emanato una lettera circolare per aiutare le Conferenze Episcopali nel preparare le linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale a danno di minori da parte di chierici, specificando anche la natura giuridica di queste norme da intendersi come complemento alla legislazione universale e non come sostituzione di essa.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A distanza di sette anni dalle prime Linee guida del 2012, poi riviste nel 2014, il 28 giugno 2019 entrano in vigore le Linee guida edite dalla Conferenza Episcopale Italiana congiuntamente alla Conferenza Italiana Superiori Maggiori pubblicate sul sito CEI.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella prima parte delle Linee guida vengono esposti i “principi guida” in cui la Chiesa italiana si riconosce nella loro elaborazione per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili: rinnovamento ecclesiale; protezione e tutela dei minori e delle persone vulnerabili; ascolto, accoglienza e accompagnamento delle vittime; responsabilizzazione comunitaria e formazione degli operatori pastorali; formazione dei candidati agli ordini sacri e alla vita consacrata; giustizia e verità; collaborazione con la società e le autorità civili; trasparenza e comunicazione.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/download-2.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-7816" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/download-2.jpeg" alt="download (2)" width="275" height="183" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/download-2.jpeg 275w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/download-2-140x94.jpeg 140w" sizes="auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le Linee guida si applicano “a tutti coloro che operano, a qualsiasi titolo, individuale o associato, all’interno delle comunità ecclesiali in Italia” e “compatibilmente al diritto proprio e alla normativa canonica, a tutti gli Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica, nella misura in cui questi non dispongano di proprie Linee guida”.</span></span></p>
<p class="western" align="justify">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Chiesa cattolica in Italia intende contrastare e prevenire questo triste fenomeno con assoluta determinazione”, scrivono i Vescovi nella premessa, perché qualsiasi abuso sui fanciulli e sulle persone vulnerabili, “ancor prima di essere un delitto, è un peccato gravissimo, ancor più se coinvolge coloro ai quali è affidata in modo particolare la cura dei più piccoli”.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il primo principio base è il rinnovamento ecclesiale che conduce tutta la comunità a sentirsi coinvolta nel rispondere alla piaga degli abusi, non perché tutta la comunità sia colpevole, ma perché di tutta la comunità è il prendersi cura dei più piccoli. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il valore supremo, oltre alla prevenzione degli abusi, è mettere al centro la cura e la protezione dei più piccoli e dei vulnerabili. Passare dal silenzio e dall’indifferenza alla cura, solidarietà e sostegno è la concretizzazione della conversione del rinnovamento comunitario. Ciascuno deve fare la sua parte, come una missione da compiere, affinché tutta la comunità si senta responsabilizzata “nel dare il giusto e dovuto ascolto alle persone che hanno subito un abuso e trovato il coraggio di denunciare”. La vittima va riconosciuta come persona gravemente ferita e ascoltata con empatia, rispettando la sua dignità.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oltre alla responsabilizzazione comunitaria e alla formazione degli operatori pastorali, il cammino formativo dei seminaristi e candidati alla vita presbiterale e consacrata, richiede una grande prudenza nei criteri di ammissione con “grande attenzione” anche per la formazione permanente.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La protezione e la tutela dei minori e delle persone vulnerabili sono il criterio dirimente delle scelte operate dalle Linee guida e parte integrante della missione della Chiesa che si prende cura dei più piccoli e deboli di cui il primo passo è l’ascolto e l’accompagnamento, facendosi carico di loro, favorendo una cultura di prevenzione con la formazione dei candidati agli ordini sacri e alla vita consacrata, degli operatori pastorali e di quanti in modo diverso hanno contatto con i minori nelle comunità ecclesiali.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella ricerca della verità e nel perseguimento della giustizia la Chiesa si serve di tutti i mezzi a sua disposizione. Le procedure canoniche devono essere rigorosamente rispettate senza la pretesa di sostituirsi alle autorità civili, affinché all’interno della comunità ecclesiale possa essere ristabilita la giustizia rispetto a quei casi in cui i comportamenti che non sono considerati reati per lo Stato, lo sono per la normativa canonica. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La trasparenza e la comunicazione devono commisurarsi con l’onere di dare una giusta informazione e il carattere di segretezza, soprattutto nell’indagine preliminare del procedimento, per non compromettere l’azione investigativa e l’obbligo di tutelare la buona fama di tutti i soggetti coinvolti.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per promuovere la cultura della prevenzione da ogni forma di abuso, la cura e la protezione dei minori e delle persone vulnerabili, la Chiesa si inserisce in collaborazione con le istituzioni civili, nel rispetto della reciproca autonomia canonica, civile e concordataria.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Servizi e strumenti a livello nazionale, interdiocesano e locale vengono individuati a supporto dei Vescovi e dei Superiori Maggiori degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, mettendo a loro disposizione competenze e professionalità in ambito educativo, medico, psicologico, giuridico, pastorale e comunicativo.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La seconda parte delle Linee guida si sofferma sulle indicazioni operative per le comunità ecclesiali italiane e per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica presenti in Italia.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ascolto, accoglienza e accompagnamento delle vittime di abusi commessi in ambito ecclesiale è un dovere che investe il Vescovo e il Superiore competente per cercare di lenire le sofferenze create da una ferita profonda e non come mezzo per tacitare le vittime. Allo stesso tempo anche le comunità ecclesiali coinvolte più da vicino devono essere accompagnate nell’elaborazione dell’abuso che è stato consumato nel loro contesto.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per rafforzare la cultura della protezione dei minori vengono costituiti i “servizi ecclesiali a tutela dei minori” e i “referenti”: il Servizio Nazionale per la Tutela dei Minori (SNTM); il Servizio Regionale/Interdiocesano per la Tutela dei Minori (SRTN/SITM); i Referenti Diocesani per la Tutela dei Minori (RDTM). Il compito di questi “Servizi” è di promuovere programmi di selezione e formazione di coloro che operano a contatto con i minori; realizzare un ambiente sicuro per i minori in collaborazione con i genitori, le autorità civili, gli ducatori ecc. spiegando cosa sia un abuso sessuale, le tecniche di adescamento, segnalare i sospetti di abuso alle autorità civili ed ecclesiastiche; predisporre testi di preghiere e catechesi per favorire la crescita della vita spirituale della comunità.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un punto innovativo è “il rapporto con le autorità civili”. Viene premesso che l’Autorità ecclesiastica in Italia, benché non abbia l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria dello Stato la segnalazione di presunti abusi commessi da un chierico in ambito ecclesiale, deve informare l’autore della segnalazione, il genitore o il tutore della presunta vittima, che quanto appreso potrà essere trasmesso all’autorità giudiziaria dello Stato e per questo chiedergli che venga formalizzata per iscritto la <i>notitia criminis</i> riferita. Se non esiste per l’Autorità ecclesiastica l’obbligo giuridico, esiste però l’obbligo morale di informare l’autorità giudiziaria dello Stato se l’indagine previa riesce ad accertare la presenza del <i>fumus delicti</i>, a meno che si opponga la vittima, divenuta nel frattempo maggiorenne, oppure il genitore o il tutore.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In caso di procedimento penale in atto secondo il diritto dello Stato, il Vescovo è tenuto a dare la massima collaborazione all’autorità civile nel rispetto della normativa canonica e civile. Tuttavia, pur facendo riferimento ad atti del procedimento statale, il Vescovo o il Superiore competente devono pervenire a una propria valutazione secondo la legge canonica.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella logica della presunzione d’innocenza, la persona accusata, fino a prova contraria, potrebbe risultare vittima di false accuse e reclamare il diritto di vedere tutelata e ripristinata la sua buona fama e onorabilità. Allo stesso tempo il chierico che risulti colpevole di questi gravi abusi, incluso coloro che sono dimessi dallo stato clericale, deve essere accompagnato in un percorso di responsabilizzazione, richiesta di perdono, riparazione, cura psicologica e spirituale. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le Linee guida della CEI si soffermano anche sulle procedure canoniche da svolgere in caso di presunto abuso sessuale che rientri nella tipologia del <i>delictum gravius</i>. La fonte di queste norme procedurali sono il recentissimo motu proprio <i>Vos estis lux mundi</i>, il motu proprio <i>Sacramentorum sanctitatis</i> <i>tutela</i> e il Codice di Diritto Canonico.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tenendo presente la normativa del motu proprio <i>Vos estis lux mundi</i>, le Linee guida CEI-CISM dispongono le modalità della segnalazione di un abuso. La segnalazione può essere presentata all’Ordinario che può avvalersi del SRTM/SITM/RDTM. L’Ordinario che ha ricevuto la segnalazione, se non sia lui stesso l’Ordinario proprio, deve trasmetterla all’Ordinario del luogo dove sarebbe stato commesso il delitto, o all’Ordinario proprio della persona segnalata. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ricordiamo a questo proposito che se i chierici secolari hanno sempre un Ordinario proprio nella Diocesi o Chiesa particolare d’incardinazione, per gli ascritti a un Istituto di vita consacrata o a una Società di vita apostolica è Ordinario proprio solo il Superiore Maggiore di un Istituto religioso clericale di diritto pontificio o il Moderatore di una Società di vita apostolica clericale di diritto pontificio (cf. can. 134 §1). Quindi, in tutti gli altri Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica che non possiedono questi tre requisiti, l’Ordinario proprio degli ascritti sarà l’Ordinario del luogo dove essi hanno il domicilio canonico (can. 103) e a lui, o al RDTM, dovrà essere fatto riferimento per l’inoltro della <i>notitia criminis</i>.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’efficacia dei Servizi per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili dipenderà dalla loro presenza puntuale e capillare sul territorio e dalla collaborazione con gli organismi interdiocesani e nazionali.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/linee-guida-cei-cism-per-la-tutela-dei-minori-e-delle-persone-vulnerabili">Linee guida CEI – CISM per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Batiffol e il modernismo: storia della Chiesa e dogma</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/batiffol-e-il-modernismo-storia-della-chiesa-e-dogma</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Vermigli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 15:09:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Francesco Vermigli 2019]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesco Vermigli • Il nome di Pierre Batiffol (1861-1929) – di cui quest’anno ricorrono i novant’anni dalla morte – è iscritto come pochi nella storia della Chiesa francese a cavallo tra l’800 e il ‘900. Egli fu ordinato sacerdote sulpiziano nel 1884, quindi dal 1898 fu rettore dell’Institut catholique di Tolosa, sua città natale. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify">
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/09/Battifol-OK.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7781" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/09/Battifol-OK-189x300.jpg" alt="Battifol OK" width="189" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/09/Battifol-OK-189x300.jpg 189w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/09/Battifol-OK.jpg 315w" sizes="auto, (max-width: 189px) 100vw, 189px" /></a>di Francesco Vermigli • Il nome di Pierre Batiffol (1861-1929) – di cui quest’anno ricorrono i novant’anni dalla morte – è iscritto come pochi nella storia della Chiesa francese a cavallo tra l’800 e il ‘900. Egli fu ordinato sacerdote sulpiziano nel 1884, quindi dal 1898 fu rettore dell’<i>Institut catholique </i>di Tolosa, sua città natale. Assieme al padre Lagrange fondò nel 1892 la <i>Revue Biblique</i>, rivista espressione dell’<i>École Biblique</i> di Gerusalemme – fiore all’occhiello degli studi biblici nel mondo cattolico – e nel 1899 a Tolosa creò il <i>Bulletin de littérature ecclésiastique</i>. Fu autore prolifico, uomo di grande intraprendenza scientifica: nella storia della Chiesa subì a Parigi l’influsso del grande storico Louis Duchesne; in archeologia, invece, conobbe a Roma Giovanni Battista de’ Rossi, il cui nome è associato alla stagione dei grandi scavi nell’Urbe ottocentesca. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A partire dal 1905 e ancora di più dal 1907 (anno di promulgazione prima del decreto del Sant’Uffizio <i>Lamentabili</i>, quindi dell’enciclica <i>Pascendi Dominici Gregis</i> di papa Pio X), alcuni suoi studi a carattere storico-teologico attirarono l’attenzione e – in qualche modo associato a quel movimento di pensiero che va sotto il nome di “modernismo” – dovette abbandonare il rettorato a Tolosa. Morì nel 1929 a Parigi, sua città d’elezione.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Batiffol visse la complessità di un’epoca di passaggio come quella tra XIX e XX secolo. Gli anni della sua fioritura ecclesiastica e scientifica sono gli anni di un’Europa che va incontro alla Grande Guerra senza una minima capacità prognostica. È l’epoca detta bella, perché segnata dal positivismo scientista, dalle innovazioni della tecnica e dalle meraviglie celebrate nell’Esposizione Universale di Parigi del 1889; ma è l’epoca che si illude di pace e serenità: accadde come quando il fuoco cova sotto la cenere. L’epoca che si compiace del piccolo mondo antico alla Fogazzaro, è l’epoca che alla fine con lo stesso Fogazzaro lo supera e lo rinnega negli ultimi anni del secolo lungo dell’800; secolo che secondo Hobsbawm si chiude in quello spartiacque di sangue che fu il 1914.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quello che accade al Vecchio Continente, accade anche alla vita del Batiffol: cova sotto la cenere il fuoco antimodernista e non v’è autore ecclesiastico teso alla conciliazione tra scienze storiche e fede che se n’accorga. La tempesta antimodernista cade dunque sulla testa del nostro prete sulpiziano, a cui, par di capire, veniva rimproverata un’eccessiva indulgenza per gli studi storici nelle scienze ecclesiastiche. Tanto che il padre Lagrange fu calorosamente invitato dal proprio ordine domenicano a tagliare ogni rapporto con Batiffol; pena il discredito e l’aurea modernista sopra l’<i>Ecole Biblique </i>e la sua rivista. Insomma, quello che accadde con la Grande Guerra, accadde con qualche anno di anticipo nella storia della Chiesa.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/09/le-catholicisme-des-origines-a-saint-leon-tome-4-le-siege-apostolique-359-451-de-pierre-batiffol-1101254533_L.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7782" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/09/le-catholicisme-des-origines-a-saint-leon-tome-4-le-siege-apostolique-359-451-de-pierre-batiffol-1101254533_L-300x300.jpg" alt="le-catholicisme-des-origines-a-saint-leon-tome-4-le-siege-apostolique-359-451-de-pierre-batiffol-1101254533_L" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/09/le-catholicisme-des-origines-a-saint-leon-tome-4-le-siege-apostolique-359-451-de-pierre-batiffol-1101254533_L-300x300.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/09/le-catholicisme-des-origines-a-saint-leon-tome-4-le-siege-apostolique-359-451-de-pierre-batiffol-1101254533_L-150x150.jpg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/09/le-catholicisme-des-origines-a-saint-leon-tome-4-le-siege-apostolique-359-451-de-pierre-batiffol-1101254533_L.jpg 500w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/09/le-catholicisme-des-origines-a-saint-leon-tome-4-le-siege-apostolique-359-451-de-pierre-batiffol-1101254533_L-37x37.jpg 37w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/09/le-catholicisme-des-origines-a-saint-leon-tome-4-le-siege-apostolique-359-451-de-pierre-batiffol-1101254533_L-128x128.jpg 128w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/09/le-catholicisme-des-origines-a-saint-leon-tome-4-le-siege-apostolique-359-451-de-pierre-batiffol-1101254533_L-184x184.jpg 184w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma quale cifra contraddistingue la figura e l’opera del Batiffol? Si direbbe che egli esprima al meglio le potenzialità dell’applicazione alle scienze ecclesiastiche del metodo storico e positivo. Basti pensare a quale ruolo abbia svolto nella storiografia il suo approfondimento sul primato petrino, cui ha consacrato tanto <i>Le Siège apostolique</i> del 1924, quanto il postumo <i>Cathedra Petri</i>: eterogenesi dei fini, si direbbe, come attesta la frequente citazione del nostro sulpiziano ad opera di quel grande appassionato della cultura francese che fu Paolo VI; proprio lui, Batiffol, che aveva subito una forma di proscrizione dall’insegnamento ad opera della gerarchia ecclesiastica che si riconosceva nel <i>Sodalitium Pianum</i>. Sarebbe un errore non vedere in queste vicende gli albori della fioritura dei grandi movimenti teologici del XX secolo, da quello biblico a quello liturgico, fino a quello patristico.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Del resto nella biografia del Batiffol si intravede, almeno in lontananza, anche un rischio non piccolo per la teologia e per tutte le scienze ecclesiastiche: il rischio cioè che la storia del dogma diventi una storia qualsiasi, storia di un’istituzione qualsiasi, per uno scopo meramente conoscitivo del passato di una istituzione qualsiasi. Dogma e storia della Chiesa dicono che nessuna scienza potrà mai attingere completamente il mistero irriducibile ad ogni studio positivo – e in ultima istanza insondabile ad ogni studio – dell’identità profonda (profonda, perché teo-logica) della comunità dei credenti.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Parlare di storia della Chiesa, della sua costituzione gerarchica, delle vicende spesso assai mosse e complesse dei suoi dogmi, in generale parlare della vita della Chiesa che crede, significa alludere ad un nucleo identitario intimo e misterioso. Nella Chiesa intesa come mistero di comunione che trova origine dalla Trinità e alla Trinità ritorna, vale il principio secondo il quale il simile conosce il simile: solo la Chiesa può parlare in pienezza di sé, solo la Chiesa, non una qualsiasi disciplina storica, sarà capace di cogliere la propria identità profonda. La storia della Chiesa, se pensata in questi termini, diventa l’autobiografia che la Chiesa scrive di sé.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/batiffol-e-il-modernismo-storia-della-chiesa-e-dogma">Batiffol e il modernismo: storia della Chiesa e dogma</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il genocidio etiopico e la chiesa collaborante</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/il-genocidio-etiopico-e-la-chiesa-collaborante</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Alexis Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 15:07:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Mario Alexis Portella 2019]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Mario Alexis Portella • Molti hanno sentito parlare del genocidio armeno durante la prima guerra mondiale, un&#8217;atrocità che il governo turco rifiuta ancora di accettare. Eppure quanti sono consapevoli di un altrettanto orribile sterminio dei cristiani iniziato nell&#8217;ottobre 1935 quando l&#8217;Italia invase l&#8217;Etiopia — chiamata anche Abissinia — in cui gli italiani sotto Benito Mussolini [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/il-genocidio-etiopico-e-la-chiesa-collaborante">Il genocidio etiopico e la chiesa collaborante</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7787" style="width: 265px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/unnamed.png"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-7787" class="size-full wp-image-7787" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/unnamed.png" alt="soldati italiani che circondano corpi di etiopi uccisi" width="255" height="164" /></a><p id="caption-attachment-7787" class="wp-caption-text">soldati italiani che circondano corpi di etiopi uccisi</p></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">di Mario Alexis Portella </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">•</span></span> <span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Molti hanno sentito parlare del genocidio armeno durante la prima guerra mondiale, un&#8217;atrocit</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">che il governo turco rifiuta ancora di accettare.</span></span><span style="font-size: medium;"> </span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Eppure quanti sono consapevoli di un altrettanto orribile sterminio dei cristiani iniziato nell&#8217;ottobre 1935 quando l&#8217;Italia invase l&#8217;Etiopia </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">— </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">chiamata anche Abissinia </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">— </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">in cui gli italiani sotto Benito Mussolini uccisero, anche con il gas, circa un milione di cristiani ortodossi, donne e bambini, oltre a </span></span><span style="font-size: medium;"> </span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">distruggere 2.000 chiese, 525.000 case?</span></span><span style="font-size: medium;"> </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Ci</span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">ò che ha reso queste atrocit</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">peggiori</span></span> <span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">del genocidio &#8216;armeno è che le operazioni di Mussolini hanno avuto l&#8217;approvazione dalla maggior parte della gerarchia cattolica italiana. Essi presero una posizione chiara a favore della guerra contro l&#8217;Etiopia e diedero ogni possibile sostegno, morale e materiale ai capi fascisti e all&#8217;esercito nella loro avventura di invadere l&#8217;Etiopia. </span></span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">La gerarchia italiana — quasi tutti fascisti — vedeva la conquista dell&#8217;Italia fascista in Abissinia come un&#8217;impresa missionaria:</span></span></span></span></span></p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">L</span></span><span style="font-size: medium;">&#8216;</span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Arcivescovo di Taranto, Ferdinando Bernardi, in un discorso del 23 febbraio 1936 giustificò l&#8217;invasione fascista dell&#8217;Etiopia dicendo: </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR"><i>«</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>La vittoria italiana avrebbe aperto l&#8217;Etiopia, un paese di infedeli e scismatici, all&#8217;espansione della fede cattolica; perciò la guerra contro l&#8217;Etiopia dovrebbe essere considerata come una guerra santa, come una crociata»</i></span></span><span style="font-size: medium;"><i>.</i></span><i> </i><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">(Fonte: New Times and Ethiopian News, 3 ottobre 1936). </span></span></span></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il vescovo di San Miniato Ugo Giubbi dichiarò al Duce che </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR"><i>«</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>per la vittoria dell&#8217;Italia il clero italiano è pronto a fondere l&#8217;oro delle chiese e il bronzo delle campane»</i></span></span><span style="font-size: medium;"><i>.</i></span><i> </i><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">(Fonte: </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Daniel Binchy, </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><i>Church and State in Fascist Italy</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">. </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">London: Oxford University Press, 1970</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, 678)</span></span></span></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il Cardinale Arcivescovo di Milano, Alfredo Ildefonso Schuster, parlando nella sua Cattedrale il 28 ottobre 1935, lodò l&#8217;esercito italiano come: </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR"><i>«</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Il galante esercito che, impregnata obbedienza al comando della patria, sta aprendo le porte dell&#8217;Etiopia alla la fede e la civilt</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR"><i>à </i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>romana»</i></span></span><span style="font-size: medium;"><i>. </i></span><span style="font-size: medium;">(</span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Fonte:</span></span><span style="font-size: medium;"> “</span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il dovere</span></span><span style="font-size: medium;"> civile </span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">dei</span></span><span style="font-size: medium;"> </span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">cattolici. Un&#8217;omelia del Card. Schuster</span></span><span style="font-size: medium;">”</span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, in </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Annuario Cattolico Italiano</i></span></span><span style="font-size: medium;">, Vol. XV, 605-630). </span></span></span></span></p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Questi discorsi sciovinisti, particolarmente di Schuster, a favore della politica di guerra di Mussolini non era altro che una pretensione siccome gli etiopici erano civili e cristiani prima degli abitanti in Italia. In ogni modo, l&#8217;apoteosi a Milano si raggiunse il 9 e il maggio del 1936, rispettivamente in occasione della proclamazione dell&#8217;Impero fascista in Etiopia e di un solenne Te Deum di ringraziamento: le cronache del tempo narrano di un Duomo </span></span><span style="font-size: medium;">“</span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">colmo di folla</span></span><span style="font-size: medium;">”</span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, e di una </span></span><span style="font-size: medium;">“</span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">partecipazione libera e spontanea. La posizione pro-fascista di Schuster è sostenuta da recenti documenti vaticani desecretati, che mostrano che egli collaborò con il servizio segreto delle S.S. di Adolf Hitler mentre il loro gregge si ribellava contro l&#8217;esercito tedesco.</span></span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Gli Stati Uniti d</span></span><span style="font-size: medium;">&#8216;</span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">America sotto il presidente Franklin D. Roosevelt avevano preso le distanze dalla situazione etiope. Infatti, prima dell&#8217;invasione, Roosevelt osservò, il 26 luglio 1935, che il conflitto tra Etiopia e Italia non era di alcun interesse per l&#8217;America. Affermando di agire in base alla legge sulla neutralit</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, si rifiutò di aiutare l&#8217;Etiopia e di sostenere le sanzioni imposte dalla Societ</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">delle Nazioni contro l&#8217;Italia. Apparentemente, nella ricerca di un equilibrio di potere, la Germania nazista offrì rifornimenti ai ribelli etiopi al fine di costringere Mussolini a ritirare il suo sostegno a un&#8217;Austria indipendente. Il Duce cedette nella sua posizione tre mesi dopo che i tedeschi occuparono l&#8217;Austria dopo l&#8217;Anschluss del 1938, per il quale acquisì il riconoscimento tedesco della sua conquista etiopica come legittima. E anche se l&#8217;Unione Sovietica condannava l&#8217;invasione, Stalin fornì all&#8217;Italia petrolio, forniture di grano, carbone, avena e legname a sostegno dei fascisti.</span></span></span></span></span></p>
<div id="attachment_7789" style="width: 175px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-1.png"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-7789" class="size-full wp-image-7789" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-1.png" alt="soldati italiani accanto a una delle tante bombe di gas utilizzate per uccidere il popolo etiope" width="165" height="194" /></a><p id="caption-attachment-7789" class="wp-caption-text">soldati italiani accanto a una delle tante bombe di gas utilizzate per uccidere il popolo etiope</p></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Nel giugno 1936, l&#8217;Imperatore Hail</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">é </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Sellassi</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">é </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">tenne un discorso alla Societ</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">delle Nazioni, in cui condannava l&#8217;uso da parte dell&#8217;Italia di armi chimiche contro l&#8217;Etiopia. Accusò anche la Societ</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">delle Nazioni di aver violato l&#8217;articolo 16 del suo Patto, che afferma che qualora qualcuno membro della Societ</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">ricorresse alla guerra in violazione delle sue alleanze ai sensi dell&#8217;articolo 12, 13 e15, esso di guerra contro tutti gli altri membri della Societ</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">. Sellassi</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">é </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">criticò anche la Societ</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">per aver permesso all&#8217;Italia di utilizzare il Canale di Suez per il trasporto di truppe e materiale bellico. Ha dichiarato che sono stati installati spruzzatori a bordo di aerei in modo che potessero vaporizzare su vaste aree di territorio, una pioggia fine e mortale. Gruppi di nove, quindici, diciotto aerei si susseguirono l&#8217;un l&#8217;altro in modo che, dalla fine di gennaio 1936, soldati, donne, bambini, bestiame, fiumi, laghi e campi fossero costantemente intrisi di questa pioggia mortale.</span></span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">C&#8217;era anche il Massacro di Debre Libanos quando il generale Pietro Maletti, sotto l&#8217;ordine del vicer</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">é </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Rodolfo Graziani, massacra fino a 3.000 monaci e pellegrini etiopi a Debre Libanos. Il vescovo ortodosso Abune Petros aveva prima condannato pubblicamente le atrocit</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">commesse dagli italiani, che comprendevano l&#8217;uso del gas mostarda, il bombardamento di ospedali e ambulanze della Croce Rossa, l&#8217;esecuzione dei prigionieri catturati senza processo, il massacro di Graziani uccisioni al monastero di Debre Libanos, e l&#8217;uccisione di &#8216;stregoni&#8217; accusati di aver profetizzato la fine del dominio fascista. Il 30 luglio 1936 fu giustiziato pubblicamente da 8 carabinieri nel centro di Addis Abeba. Prima della sua esecuzione, prese la croce e tolse il panno blu che era avvolto intorno ad esso e benedisse il popolo ai quattro angoli del mondo e disse le seguenti ultime parole: </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">«</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">I miei connazionali non credono ai fascisti se ti dicono che i patrioti sono banditi; i patrioti sono persone che anelano alla libert</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">dai terrori del fascismo. I banditi sono i soldati che si trovano di fronte a me e a voi, che veniamo da lontano, terrorizzano e occupano violentemente un paese debole e pacifico: la nostra Etiopia. Che Dio dia al popolo etiope la forza di resistere e non si inchini mai all&#8217;esercito fascista e alla sua violenza. Che la terra etiope non accetti mai il dominio dell&#8217;esercito invasore»</span></span><span style="font-size: medium;">.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Graziani fu sostituito come vicer</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">é </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">d&#8217;Etiopia dal principe Amedeo nel 1937. Dopo che gli italiani dichiararono guerra contro il Regno Unito, gli inglesi lanciarono una contro-invasione in Etiopia nel gennaio 1941; tirarono fuori del tutto dall’ Abissinia più tardi quell&#8217;anno. Graziani fu condannato per crimini di guerra nel 1948. Ricevette una condanna a 19 anni di reclusione, di cui scontò solo due anni; morì nel 1955. Nel 2012, lo stato italiano ha costruito un mausoleo e un parco commemorativo in suo onore nel villaggio di Affile, a sud di Roma. Il sindaco della citt</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, Ercole Viri, così come alcuni funzionari statali, erano presenti per la sua cerimonia di apertura. Viri esaltò l&#8217;importanza del sacrificio che Graziani diede per il suo paese e respinse le sue critiche al Macellaio d&#8217;Etiopia come “chiacchiere inattive</span></span><span style="font-size: medium;">”.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">E&#8217; vero che il cardinale Schuster cambiò posizione sulla guerra in Etiopia, ma dopo le tragedie. Come ho fatto notare sul mio articolo </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>La difesa di Pio XI per gli etiopi e gli ebrei</i></span></span><span style="font-size: medium;">, </span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">(pubblicato aprile 2016 su questo giornale), l&#8217;unica voce libera in Italia nel 1935 era quella di Papa Pio XI che. Egli all</span></span><span style="font-size: medium;">&#8216;</span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">inizio della guerra rimane neutro in seguito all</span></span><span style="font-size: medium;">&#8216;</span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">art. 24 dei Patti Lateranensi del 1929: “La Santa Sede, in relazione alla sovranita</span></span><span style="font-size: medium;">̀ </span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">che le compete anche nel campo internazionale, dichiara che Essa vuole rimanere e rimarra</span></span><span style="font-size: medium;">̀ </span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">estranea alle competizioni temporali fra gli altri Stati ed ai Congressi internazionali indetti per tale oggetto, a meno che le parti contendenti facciano concorde appello alla sua missione di pace, riservandosi in ogni caso di far valere la sua potesta</span></span><span style="font-size: medium;">̀ </span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">morale e spirituale.” Il papa, dopodiché ruppe il suo silenzio dicendo c</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">he </span></span><span style="font-size: medium;">“</span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">una guerra condotta unicamente per conquistare era una guerra ingiusta: qualcosa di indicibilmente triste ed orrenda</span></span><span style="font-size: medium;">”</span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">. Il 23 ottobre 1938, il papa aveva confidato al portavoce del Vaticano, il padre Pietro Tacchi Venturi: </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR"><i>«</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Mi vergogno d&#8217;essere italiano. Tu, Padre, dillo a Mussolini, ti prego! Non come papa, ma come italiano ho vergogna di me stesso! Il popolo italiano è diventato un gregge di stupide pecore. Parlerò apertamente, senza paura. Mi sento spinto dal concordato, ma anche dalla mia coscienza. Sono veramente triste, come papa e come italiano»</i></span></span><span style="font-size: medium;"><i>.</i></span></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/il-genocidio-etiopico-e-la-chiesa-collaborante">Il genocidio etiopico e la chiesa collaborante</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il ruolo dei laici nella Dottrina sociale della Chiesa</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/il-ruolo-dei-laici-nella-dottrina-sociale-della-chiesa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Salutati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 15:02:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Leonardo Salutati 2019]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Leonardo Salutati • Anche se non sono mancate voci profetiche come quella di A. Rosmini che sosteneva il principio del sacerdozio comune dei fedeli, in generale si ritiene che laicità sia un frutto della modernità e del processo moderno di secolarizzazione. Il tema è però anche un argomento dei documenti sociali della Chiesa ed esiste [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/santita-leone-xiii-36a40b0b-195a-461d-9055-f46715ed49b5.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7825" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/santita-leone-xiii-36a40b0b-195a-461d-9055-f46715ed49b5-236x300.jpeg" alt="santita-leone-xiii-36a40b0b-195a-461d-9055-f46715ed49b5" width="236" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/santita-leone-xiii-36a40b0b-195a-461d-9055-f46715ed49b5-236x300.jpeg 236w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/santita-leone-xiii-36a40b0b-195a-461d-9055-f46715ed49b5-393x500.jpeg 393w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/santita-leone-xiii-36a40b0b-195a-461d-9055-f46715ed49b5.jpeg 472w" sizes="auto, (max-width: 236px) 100vw, 236px" /></a>di Leonardo Salutati • Anche se non sono mancate voci profetiche come quella di A. Rosmini che sosteneva il principio del <i>sacerdozio comune dei fedeli</i>, in generale si ritiene che laicità sia un frutto della modernità e del processo moderno di secolarizzazione. Il tema è però anche un argomento dei documenti sociali della Chiesa ed esiste una teoria cattolica della laicità. Il tema della laicità è pertanto presente fin dalle origini nei documenti sociali della Chiesa, tanto che, come notava Benedetto XVI nella <i>Caritas in veritate</i> (cf. CV 12), non si può distinguere un dottrina sociale preconciliare da quella postconciliare.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Alla fine dell’Ottocento nel momento in cui la Chiesa si rende conto che il mondo operaio si stava progressivamente allontanando dalla vita ecclesiale, si sente sollecitata a riconsiderare il ruolo dei laici. Sarà Leone XIII che li inviterà ad un nuovo coinvolgimento e, pur restando i laici un soggetto ecclesialmente dipendente dal clero e dalle sue indicazioni per agire nel mondo, il loro apporto comincerà ad essere ritenuto necessario come mediazione di un’offerta di salvezza ad un’umanità ormai lontana dalla fede.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La <i>Rerum novarum</i> è spesso proposta come la prima enciclica della “modernità” nel senso che essa sarebbe stata la prima enciclica dopo che, con la modernità, politica e religione si erano separate, aprendo una fase storica di laicità e di secolarizzazione, ma anche perché nell’enciclica ci sarebbe una sostanziale apertura alla laicità moderna che prima non si dava. In realtà le prime parole di <i>Rerum novarum</i> non suonano come una felice apertura alle cose nuove, ma come la riprovazione per l’insensato inseguire le cose nuove che dal piano politico era sceso sul terreno sociale ed economico (cf. RN 1).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’enciclica leoniana non accetta la secolarizzazione della modernità e la visione moderna sulla laicità, caratterizzata dal razionalismo, dalla scelta per l’autosufficienza dell’uomo e del suo mondo, dal rifiuto del peccato originale e dello stato decaduto dell’umanità, dalla pur legittima autonomia del mondo umano dalla sfera religiosa che però è accompagnata dal rifiuto della religione e dalla rivendicazione di una completa autosufficienza dell’uomo, dal diffondersi del rifiuto della trascendenza che produce alla fine un’immanenza priva di senso. In questo senso <i>Rerum novarum </i>rimane sulla linea di Pio IX e delle precedenti encicliche leoniane, nella convinzione, ribadita in tutti i documenti sociali del magistero, che <i>non esiste soluzione alla questione sociale fuori del Vangelo</i> (CA 5), ma anche nella consapevolezza dell’urgenza di una risposta adeguata alle esigenze dei tempi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’origine della questione sociale non è denunciata da Leone XIII solo in processi materiali, ma piuttosto nell’allontanamento di leggi ed istituzioni dal fondamento cristiano, che ha lasciato gli operai «soli e indifesi in balia della cupidigia dei padroni e di una sfrenata concorrenza» (RN 2), frutto negativo della secolarizzazione moderna.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Sotto questo aspetto <i>Rerum novarum</i> pur respingendo l’idea di laicità come assoluta autonomia del mondo umano dalla religione cristiana, accoglie il principio di laicità quando si tratta di considerare adeguatamente la dimensione umana, e non solo religiosa, dei problemi.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/41e7q-5KFZL._SX362_BO1204203200_.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7826" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/41e7q-5KFZL._SX362_BO1204203200_-219x300.jpg" alt="41e7q-5KFZL._SX362_BO1,204,203,200_" width="219" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/41e7q-5KFZL._SX362_BO1204203200_-219x300.jpg 219w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/41e7q-5KFZL._SX362_BO1204203200_.jpg 364w" sizes="auto, (max-width: 219px) 100vw, 219px" /></a></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Un esempio chiarificatore è la richiesta del «riposo festivo» per i lavoratori. Leone XIII lo fonda su due necessità; quella di rendere il debito culto a Dio e quello di riposare le membra (RN 32-33), ovvero la necessità religiosa e quella laica. I due aspetti non si contrappongono, ma si illuminano vicendevolmente. Ai tempi della <i>Rerum novarum</i>, in Italia, nelle campagne del Veneto, i cattolici si battevano per il riposo domenicale in senso religioso e così facendo proteggevano anche i diritti dei lavoratori. Il socialismo e l’anarchismo invece predicavano l’ateismo e volevano lottare solo per il diritto di fare riposare le membra, ma in questo modo, alla fine, non si è conseguito pienamente questo risultato ovvero, una volta conseguito, lo si può perdere. Ai giorni nostri, dopo secoli di lotte sindacali, i lavoratori sono obbligati a lavorare anche la domenica! Ecco perché, nell’enciclica, il vero rimedio è indicato nel Vangelo: «…se ai mali del mondo v&#8217;è un rimedio, questi non può essere altro che il ritorno alla vita e ai costumi cristiani» (RN 22); «… il vero e radicale rimedio non può venire che dalla religione, si persuadano tutti quanti della necessità di tornare alla vita cristiana, senza la quale gli stessi argomenti stimati più efficaci, si dimostreranno scarsi al bisogno» (RN 45); «La salvezza desiderata deve essere principalmente frutto di una effusione di carità; intendiamo dire quella carità cristiana che compendia in sé tutto il Vangelo e che, pronta sempre a sacrificarsi per il prossimo, è il più sicuro antidoto contro l’orgoglio e l’egoismo del secolo» (RN 45).</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/il-ruolo-dei-laici-nella-dottrina-sociale-della-chiesa">Il ruolo dei laici nella Dottrina sociale della Chiesa</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«Una via nel deserto» di James Bishop</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/una-via-nel-deserto-di-james-bishop</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 13:25:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2019]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=7802</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio • Certo, griderebbero al miracolo i coraggiosi cappellani dei penitenziari di Porto Azzurro, Opera, Sollicciano, Poggioreale o dell’Ucciardone se scoprissero che detenuti per femminicidi, stragi di mafia e camorra, stupri, si stanno ispirando al bel libro di James Bishop pubblicato dalla LEF (pp 286, euro 20), sotto il titolo già di per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/nm5d12478bc59c32-91830159_586-583.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7818" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/nm5d12478bc59c32-91830159_586-583-180x300.jpg" alt="nm5d12478bc59c32-91830159_586-583" width="180" height="300" /></a>di Antonio Lovascio • Certo, griderebbero al miracolo i coraggiosi cappellani dei penitenziari di Porto Azzurro, Opera, Sollicciano, Poggioreale o dell’Ucciardone se scoprissero che detenuti per femminicidi, stragi di mafia e camorra, stupri, si stanno ispirando al bel libro di James Bishop pubblicato dalla LEF (pp 286, euro 20), sotto il titolo già di per sé indicativo “Una via nel deserto”, che ci propone come percorso di conversione addirittura la Regola di San Benedetto, scritta quasi 1500 anni fa. Prima di parlare dei contenuti del volume (che si apre con la prefazione di padre Bernardo Gianni, Abate di San Miniato al Monte) credo sia utile presentare in poche righe l’autore e la sua storia. Infatti non tutti sanno che James Bishop nasce in un convento vicino a Los Angeles, in California. Cresce cattolico, durante l’adolescenza entra in contatto anche con altre religioni e si concentra sulla contemplazione. Lavora per oltre dieci anni in una <i>software house</i>. Bishop fu condannato e imprigionato per gravi reati; fu reintrodotto alla meditazione attraverso la Comunità mondiale per la meditazione cristiana, una sorta di “monastero senza mura” che conta gruppi ormai in 120 Paesi: i loro membri sono appunto legati per l’incessante, intensa “ricerca di Dio”. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">bbene Bishop si è affidato alla Regola di San Benedetto (è un oblato, cioè ha preso alcuni voti dei monaci ma non vive in monastero) e ha trovato in essa un modello di vita che lo ha rigenerato in cella, gli ha dato equilibrio e stabilità, lo ha supportato nel curare i suoi disturbi emotivi. Insomma è stata fondamentale in quella che è stata per lui un’autentica rivoluzione esistenziale. Naturalmente non è stato facile. Lo dice fin dal principio: &#8220;Cambiare la mia vita è una cosa che ho deciso di fare tanti anni fa, all&#8217;inizio della mia detenzione. Oggi sarei felice di poter dire che è stata una cosa semplice, ma si è trattato della cosa più difficile che ho fatto”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Bishop ama scrivere delle sue esperienze con la riflessione, la sinestesia e la musica. Attualmente sta lavorando a una biografia. Ora è un uomo veramente libero, sia fisicamente che spiritualmente. Tutto ciò, traspare chiaramente dalla forza comunicativa con cui trasmette le sue convinzioni, in quest’opera rivolta a quanti sono “imprigionati”nel mondo moderno &#8211; non solo detenuti in carcere ma tutti coloro che combattono con difficoltà personali, psicologiche. Pubblicata prima in inglese e tradotta poi in italiano da un detenuto rinchiuso per un gravissimo reato nel carcere di Massa, che ben si è immedesimato nel pensiero e nelle condizioni esistenziali e mistiche dell’autore; che in 73 capitoletti naturalmente illustra tanti aspetti di vita pratica dei monasteri utili per chi va in essi per attingere motivazioni di spiritualità e sopravvivere poi nel mondo reale. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come lo stesso Bishop precisa nelle conclusioni, il suo commento alla Regola non è esaustivo, proprio perché l’autore non ha inteso discutere aspetti specifici della traduzione del linguaggio o delle fonti del testo; ma lo ha concepito “per includere aspetti più profondi, per chi si trova in carcere” ad espiare una pena più o meno lunga (con consigli pratici su come affrontare con letture formative la sofferenza del distacco dalla famiglia e dalla società, il rapporto con gli altri reclusi, il lavoro per riabilitarsi e pensare – chi , realisticamente, può farlo – al domani) e per supportare la Comunità a cui appartiene nel diffondere la “meditazione cristiana”. Quest’ultima finalità esplicitata in un personale e diretto invito al lettore: &lt; Spero che questo mio commento ti aiuti non solo a scoprire i significati più<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/132641514-1ae9452a-964e-4899-a898-c471a8282571.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7819" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/132641514-1ae9452a-964e-4899-a898-c471a8282571-300x133.jpg" alt="132641514-1ae9452a-964e-4899-a898-c471a8282571" width="300" height="133" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/132641514-1ae9452a-964e-4899-a898-c471a8282571-300x133.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/132641514-1ae9452a-964e-4899-a898-c471a8282571.jpg 540w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> nascosti della Regola,ma anche come essa possa sostenerti. Ti prego di credere che io non sono un maestro spirituale né un guru; piuttosto considerami un compagno di viaggio. Sei libero di unirti a me in questo percorso e se lo farai speriamo di poter imparare uno dall’altro&gt;. Con pieno merito James Bishop entra, grazie al racconto della sua esperienza di vita legata alla Regola di San Benedetto che lo ha redento dal carcere, nella collana de “I libri della fede” della LEF, riportata da Giannozzo Pucci alle sue migliori tradizioni culturali. Sicuramente ci aiuta a capire perché viviamo da prigionieri in un mondo di prigionieri. Una storia imperniata su una “bussola” più adatta ai nostri tempi e non meno efficace delle letture di Socrate, Shakespeare e Silvio Pellico.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/una-via-nel-deserto-di-james-bishop">«Una via nel deserto» di James Bishop</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La tela sfregiata. L’emergenza ambientale</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/la-tela-sfregiata-lemergenza-ambientale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 13:20:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2019]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia • La questione ambientale, e la conseguente responsabilità dell’uomo nella salvaguardia del creato, si presenta oggi come una vera e propria emergenza a livello planetario. L’enciclica Laudato si’ (LS) di Papa Francesco, in questa situazione allarmante, non è una voce fra tante, ma vuole essere una chiara e ufficiale presa di posizione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/download-3.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7821" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/download-3-200x300.jpeg" alt="download (3)" width="200" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/download-3-200x300.jpeg 200w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/download-3-333x500.jpeg 333w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/download-3.jpeg 364w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>di Alessandro Clemenzia • La questione ambientale, e la conseguente responsabilità dell’uomo nella salvaguardia del creato, si presenta oggi come una vera e propria emergenza a livello planetario. L’enciclica <i>Laudato si’</i> (<i>LS</i>) di Papa Francesco, in questa situazione allarmante, non è una voce fra tante, ma vuole essere una chiara e ufficiale presa di posizione della Chiesa sull’uomo e sulla sua vocazione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ma in quale situazione stiamo realmente vivendo? «In sette mesi, dal primo gennaio al 31 luglio, il pianeta ha esaurito tutte le risorse naturali che è in grado di rinnovare in un anno. Nei successivi mesi del 2018 l’uomo è vissuto “a credito”, consumando ciò che la terra non è riuscita a rigenerare» (p. 7). Con queste parole risponde il vescovo teologo Erio Castellucci, a introduzione del suo nuovo libro, intitolato <i>La tela sfregiata. La responsabilità dell’uomo nel creato</i> (Cittadella Editrice 2019). E la questione si fa ancora più allarmante dal momento che la situazione, di anno in anno, sembra sempre più retrocedere. A quali livelli si potrebbe arrivare nel giro di uno o due decenni?</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Partendo da questa domanda, l’Autore presenta quattro modelli, che per certi aspetti potrebbero dirsi “esemplari”, che illustrano il differente modo in cui, lungo la storia, l’essere umano si è messo in relazione con la natura: in primo luogo, considera l’uomo della preistoria, il quale, da un lato, per la sua sopravvivenza era capace di sfruttare appieno l’ambiente, e dall’altro, cercava comunque di controllare l’ignoto e la maestosità della natura attraverso dei riti religiosi; in secondo luogo, gli antichi egiziani, i quali, soprattutto grazie all’invenzione della scrittura, che permetteva loro di fare memoria delle nozioni acquisite, senza dover ogni volta riavviare la scoperta della realtà, erano riusciti a godere della natura attraverso le prime forme di tecnica per costruire il loro ambiente vitale; in terzo luogo, i greci, i quali, grazie al passaggio dal <i>Mythos</i> al <i>Logos</i>, si erano inseriti nella natura come se fosse il frutto di una serie di meccanismi mossi dalla causalità. L’ultimo modello è quello industriale, dove l’uomo ha ormai acquisito «una graduale e inesorabile consapevolezza delle proprie dimensioni microscopiche rispetto all’immensità dell’universo» (p. 19) e, attraverso la rivoluzione industriale, è arrivato a sfruttare le risorse naturali.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A partire da questi quattro modelli, Castellucci presenta il significato e il valore del creato nella tradizione ebraico-cristiana, spesso accusata di essere all’origine di una s-divinizzazione della natura. La creazione, per l’uomo ebreo, certamente non è Dio, in quanto è assolutamente trascendente rispetto al cosmo, ma è <i>da</i> Dio e <i>di</i> Dio; per questo non può accedere ad essa attraverso un miope sfruttamento. La creatura, proprio in quanto immagine e somiglianza del Creatore, è ontologicamente caratterizzata da: un rapporto con Dio (dimensione religiosa), un rapporto con gli altri (dimensione sociale), un rapporto con se stessi (dimensione esistenziale) e, infine, un rapporto con il creato (dimensione ambientale). Il peccato, contaminando l’essere dell’uomo, ha provocato una ferita profonda in tutti e quattro gli ambiti. Questa ferita, secondo la rivelazione cristiana, nel Verbo incarnato viene transustanziata; il cosmo, creato per/in/verso Cristo, partecipa della sua Pasqua: «La natura, così, può essere benevola o malvagia, favorevole o sfavorevole all’uomo: come lui è anch’essa <i>malata</i>. […] Per dirla in termini tipicamente cristiani: anche sulla natura si stende l’ombra della croce» (p. 36).<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Mons-Castellucci-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7822" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Mons-Castellucci-2-280x300.jpg" alt="Mons-Castellucci-2" width="280" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Mons-Castellucci-2-280x300.jpg 280w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Mons-Castellucci-2-467x500.jpg 467w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Mons-Castellucci-2-640x685.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Mons-Castellucci-2.jpg 747w" sizes="auto, (max-width: 280px) 100vw, 280px" /></a> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Eppure, anche questa creazione transustanziata sta piano piano facendo sbiadire i colori originali utilizzati dal Creatore: tra le materie che si stanno esaurendo e un inquinamento sempre più devastante, prendono il sopravvento delle forti disuguaglianze sociali. Ma in tutta questa situazione, all’insegna del negativo, da dove si può cominciare per compiere una reale inversione di marcia? In continuità con il magistero precedente, papa Francesco trova nella <i>fraternità</i> la risposta efficace alla crisi ecologica, in quanto nella realtà «tutto è connesso» (<i>LS</i> 16, 117 e 138), «tutto è in relazione» (<i>LS</i> 92). Il degrado ambientale, infatti, è così strettamente legato al degrado umano che il superamento della crisi ecologica si può attuare unicamente oltrepassando quell’individualismo sfrenato, che si manifesta oggi nelle diverse logiche economiche di potere, e che, perdendo sempre più il senso del limite, punta al primato del produrre e dell’avere sull’essere.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La grande questione, dunque, è di natura antropologica: «L’<i>homo faber</i>, tentato di sfruttare la natura come semplice <i>cava</i> di materiali, e l’<i>homo oeconomicus</i>, tentato di attingervi come ad una <i>cassa</i> continua da esaurire, devono integrarsi nell’<i>homo sapiens</i>, capace di sfruttare la propria intelligenza per vivere e mantenere la <i>casa</i> comune. L’alternativa all’<i>homo sapiens</i> sarà l’<i>homo demens</i>, che distruggendo la propria casa finisce per distruggere se stesso» (pp. 74-75).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’unica opzione: il ripartire dalla fraternità! </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/la-tela-sfregiata-lemergenza-ambientale">La tela sfregiata. L’emergenza ambientale</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Per una comunicazione che crei comunione.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/per-una-comunicazione-che-crei-comunione</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 13:17:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ottobre 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli • Nel mese di settembre Papa Francesco è intervenuto più volte sul tema delle comunicazioni sociali complice il fatto che in varie occasioni il Santo Padre ha incontrato, nel mese appena trascorso, rappresentanti del mondo della comunicazione. Cercherò di prendere spunto da alcune considerazioni che ha fatto Bergoglio durante queste udienze, allargando [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/papa-bergoglio-sovranismo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7828" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/papa-bergoglio-sovranismo-300x169.jpg" alt="papa-bergoglio-sovranismo" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/papa-bergoglio-sovranismo-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/papa-bergoglio-sovranismo-889x500.jpg 889w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/papa-bergoglio-sovranismo-640x360.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/papa-bergoglio-sovranismo-136x77.jpg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/papa-bergoglio-sovranismo.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli • Nel mese di settembre Papa Francesco è intervenuto più volte sul tema delle comunicazioni sociali complice il fatto che in varie occasioni il Santo Padre ha incontrato, nel mese appena trascorso, rappresentanti del mondo della comunicazione. Cercherò di prendere spunto da alcune considerazioni che ha fatto Bergoglio durante queste udienze, allargando le mie riflessioni in particolare ai giovani ed al loro rapporto con i nuovi media. Nel rivolgersi ai rappresentanti dell&#8217;Unione Cattolica della Stampa Italiana (UCSI) il 23 settembre scorso Papa Francesco ha affermato:«La comunicazione ha bisogno di parole vere in mezzo a tante parole vuote. E in questo avete una grande responsabilità: le vostre parole raccontano il mondo e lo modellano, i vostri racconti possono generare spazi di libertà o di schiavitù, di responsabilità o di dipendenza dal potere. [&#8230;] Da molti vostri predecessori avete imparato che solo con l’uso di parole di pace, di giustizia e di solidarietà, rese credibili da una testimonianza coerente, si possono costruire società più giuste e solidali. Purtroppo però vale anche il contrario. Possiate dare il vostro contributo per smascherare le parole false e distruttive». Ha aggiunto poi il Santo Padre:«Nell’era del web il compito del giornalista è identificare le fonti credibili, contestualizzarle, interpretarle e gerarchizzarle. Porto spesso questo esempio: una persona muore assiderata per la strada, e non fa notizia; la Borsa ribassa di due punti, e tutte le agenzie ne parlano (cfr Esort. Ap Evangelii gaudium, 53). Qualcosa non funziona.». Su questa linea, nel discorso che il pontefice ha fatto alla delegazione della testata giornalistica regionale della RAI la settimana precedente all&#8217;incontro con l&#8217;UCSI, mi ha colpito il suo invito a raccontare anche ciò che, secondo i più diffusi criteri editoriali, non farebbe notizia:«L’informazione locale non è da considerare “minore” rispetto a quella nazionale. Anzi, direi che è la più genuina e la più autentica del mondo mass-mediale, in quanto non risponde alle esigenze di profitto o di messaggi da comunicare, ma è chiamata a trasmettere unicamente la voce della gente, in tutti i suoi aspetti e nei diversi momenti della vita sociale, culturale e spirituale, ed ha un compito altrettanto importante nel valorizzare le realtà e le culture locali, senza le quali anche l’unità della nazione non esisterebbe».</span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Rispetto al passato, ora gli adolescenti ed i giovani abitano il mondo della comunicazione, soprattutto della comunicazione digitale, in maniera attiva producendo contenuti non solo scritti, ma fatti anche di immagini che spesso hanno una grande diffusione in particolare attraverso i social media. Strumenti a cui essi hanno un facile accesso ed in cui spesso dimostrano una certa dimestichezza che in molti casi però non è accompagnata da un&#8217;adeguata consapevolezza. Le parole del Santo Padre dovrebbero guidare genitori, insegnanti ed educatori in generale nell&#8217;accompagnare ragazzi e ragazze nell&#8217;uso responsabile dei mezzi di comunicazione digitale. L&#8217;invito all&#8217;autenticità ed alla ricerca della verità è un richiamo fondamentale, ad esempio, perché ci porta ad aiutare i giovani a mostrarsi per quelli che sono, senza indossare maschere ed a diffondere solo notizie ed informazioni su stessi e gli altri che siano vere e verificate. Questo comporta combattere la facile tendenza a diffondere <i>fake news </i>e c&#8217;incoraggia a far sviluppare nelle nuove generazioni un approccio critico al mondo dell&#8217;informazione. In questa prospettiva è altrettanto significativa la proposta di raccontare «le “buone notizie” che generano amicizia sociale: non di raccontare favole, ma buone notizie reali; di costruire comunità di pensiero e di vita capaci di leggere i segni dei tempi». Come operatori della comunicazione ci viene facile indulgere più sugli aspetti negativi che su quelli positivi del mondo che ci circonda, ma dobbiamo invece raccontare, per citare un celebre apologo, non solo l&#8217;albero che cade e che fa rumore, ma anche la foresta che cresce in silenzio. E dobbiamo educare ragazzi e ragazze a fare altrettanto e cioé a scoprire e parlare delle cose belle che abbiamo e che ogni giorno ci vengono donate, ma che spesso diamo per scontate<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/haters-web-puntoventi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7829" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/haters-web-puntoventi-300x177.jpg" alt="haters-web-puntoventi" width="300" height="177" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/haters-web-puntoventi-300x177.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/haters-web-puntoventi-640x377.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/haters-web-puntoventi.jpg 730w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infine trovo molto importante la sottolineatura del Papa sul sapere usare, quando si comunica, parole di pace, di giustizia e di solidarietà. Sta infatti dilagando nella Rete il fenomeno degli <i>haters</i>, uomini e donne di ogni estrazione sociale che, nascondendosi dietro ad un nickname, trasformano i social network in un luogo di odio più che di sereno scambio di idee. L&#8217;<i>hate speech</i>, così come viene definito, può essere originato da conversazioni su temi di un certa pregnanza come la religione, l&#8217;etnia, il credo politico oppure da questioni banali come un film o un cantante. Quello che rimane costante è la violenza dell&#8217;insulto che si amplifica quando la discussione coinvolge altri haters, prendendo di mira, sovente, qualcuno. Teatro di questi scontri feroci sono le chat di gruppo o le più famose piattaforme social. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I giovani non sono immuni da queste dinamiche, ma ci si immergono, anche con un ruolo attivo, diventando dei cyberbulli, veri e propri aguzzini dei loro coetanei. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/ManifestoPolitica-kgWH-U31002014417265PLI-593x443@Corriere-Web-Sezioni.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7832" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/ManifestoPolitica-kgWH-U31002014417265PLI-593x443@Corriere-Web-Sezioni-300x224.png" alt="ManifestoPolitica-kgWH-U31002014417265PLI-593x443@Corriere-Web-Sezioni" width="300" height="224" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/ManifestoPolitica-kgWH-U31002014417265PLI-593x443@Corriere-Web-Sezioni-300x224.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/ManifestoPolitica-kgWH-U31002014417265PLI-593x443@Corriere-Web-Sezioni.png 593w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Gli adulti non possono rimanere indifferenti davanti a tutto ciò. Devono provare a riuscire a prendere le redini di questo fenomeno che sta infestando la Rete, intervenendo sulle nuove generazioni, difendendole da questa spirale d&#8217;odio ed educandole ad un&#8217;etica del rispetto e della gentilezza, anche nel mondo digitale che non è meno vero di quello reale solo perché appunto digitale. A tal proposito mi sembra interessante l&#8217;iniziativa chiamata &#8220;Il manifesto della comunicazione non ostile&#8221; (<a href="https://paroleostili.it/manifesto/" target="_blank" rel="noopener">vedi</a>), un decalogo da condividere con tutti, dai bambini in su, per farli crescere nella consapevolezza che la comunicazione serve a creare la comunione tra le persone e non l&#8217;odio e la divisione. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/per-una-comunicazione-che-crei-comunione">Per una comunicazione che crei comunione.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La «pietas» di Georges Simenon</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/la-pietas-di-georges-simenon</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 13:03:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2019]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • Georges Simenon è stato ricordato dall’”Osservatore Romano” nel numero del 2-3 settembre 2019. Era il trentesimo anniversario della scomparsa dello scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico per aver inventato il personaggio di Jules Maigret commissario della polizia francese. Come mai l’”Osservatore Romano” ha voluto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Georges-Simenon-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7760" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Georges-Simenon-1-300x200.jpg" alt="Georges-Simenon-1" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Georges-Simenon-1-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Georges-Simenon-1-750x500.jpg 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Georges-Simenon-1-640x427.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Georges-Simenon-1-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Georges-Simenon-1.jpg 876w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Giovanni Pallanti • Georges Simenon è stato ricordato dall’”Osservatore Romano” nel numero del 2-3 settembre 2019. Era il trentesimo anniversario della scomparsa dello scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico per aver inventato il personaggio di Jules Maigret commissario della polizia francese. Come mai l’”Osservatore Romano” ha voluto ricordare il grande scrittore che apparentemente poco ha a che fare con i temi trattati dal quotidiano vaticano? Chi non conosce Simenon  si sarà forse meravigliato. Chi lo ha letto sa perfettamente che nei suoi romanzi e nella serie dedicata al commissario Maigret egli sa descrivere in maniera chiara e semplice i comportamenti degli uomini e delle donne fino a percepire i drammi e le gioie dell’anima umana. I racconti polizieschi che hanno come protagonista Maigret sono un caleidoscopio per narrare le vicende umane attraversate da una turbolenzaesistenziale o in un delitto attraverso le indagini di un poliziotto che scopre, alla fine, non solo il dolore della vittima ma anche il dramma dell’assassino. In questa <i>piètas</i> di Simenon c’è la sua matrice cristiana e cattolica. Il senso del peccato, per Lui, non abbandona mai le vicende del mondo. Anche le persone più insospettabili possono essere state influenzate dal male. Anche le persone buone possono, per una qualsiasi ragione, commettere un crimine.  Simenon è stato considerato dal grande scrittore francese Andrè Gide, premio Nobel nel 1947, un maestro della letteratura tant’è che Gide scrive ad un amico di avere letto, in una sola settimana, otto libri di Simenon. La tiratura delle sue opere, tra cui molti romanzi, sono state tradotte in cinquanta lingue e pubblicate in quaranta paesi superando, ad oggi, i settecento milioni di copie. Dopo Jules Verne e Alexandre Dumas (padre) è il terzo scrittore di lingua francese più tradotto al mondo. Nei suoi romanzi, ( vale la pena di ricordare: ”Tre camere a Manhattan”, “l’uomo che guardava passare i treni”, “la neve era sporca”, “ i fantasmi del cappellaio”,”Cargo” e tanti altri ) l’ambientazione è talmente straordinaria che mentre si legge scorrono assieme alle parole le immagini di ambienti , di paesaggi e la vita delle persone come se si guardasse un film. La capacità di contestualizzare ambienti e storie umane è la più grande qualità di <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/arton147376.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7762" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/arton147376-300x150.jpg" alt="arton147376" width="300" height="150" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/arton147376-300x150.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/arton147376.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Simenon,soprattutto quando descrive i personaggi femminili, il che lo fa essere uno dei più grandi narratori e romanzieri degli ultimi due secoli. In Lui, come ben si comprende leggendo le storie del commissario Maigret, c’è un impasto di cultura contadina e un’ ispirazione cattolica( in fondo alla sua anima di libertino) che lo fa essere un attento osservatore del reale che non indulge in compassione per il male del mondo ma che vive serenamente e consapevolmente l’essere umano portatore al contempo di bene e di male. La cultura contadina, (Maigret viene immaginato, da Simenon, come figlio di un fattore di una grande tenuta della campagna francese), gli consente di affrontare tutte le situazioni scabrose con rammarico ma senza mai perdere la speranza nel genere umano. Per questo modo di intendere la vita Simenon è superiore anche al grandissimo Balzàc. Lo scrittore siciliano Andrea Camilleri diceva che Simenon aveva scritto vivendo e vivendo scriveva. Esatto. La vita di Georges Simenon (Liegi 13 febbraio 1903- Losanna 4 settembre 1989 ) è stata forse, infatti, il suo più grande romanzo.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/la-pietas-di-georges-simenon">La «pietas» di Georges Simenon</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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