Rapporto Giovani 2026: trasformare l’incertezza in opportunità.

317 500 Stefano Liccioli
  • 0

Come delegato per l’Arcidiocesi di Firenze dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ricevo sempre il Rapporto Giovani, l’indagine che annualmente l’Istituto Toniolo (l’ente fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore) dedica, attraverso il suo osservatorio, al mondo giovanile. Pubblicato da «Il Mulino», il volume è intitolato «La condizione giovanile in Italia. Rapporto Giovani 2026» e consta di nove capitoli: “Giovani italiani e relazioni sentimentali: tra stabilità, benessere e autonomia”, “Alfabetizzazione giovanile per contrastare le fake news: coltivare il discernimento e le relazioni prosociali nell’era digitale”, “Andarsene o restare? Un confronto europeo sulla mobilità internazionale”, “Il Giubileo dei giovani italiani”, “L’importanza di contare. Il mattering comunitario tra diseguaglianze e ingiustizia sociale”, “La generazione in bilico. I giovani tra dinamiche di povertà e risposta delle politiche”, “Il benessere multidimensionale dei giovani. Differenze socioeconomiche su basi territoriali e cluster”, “La condizione giovanile in Puglia: opportunità attuali e aspettative per il futuro”, “La situazione dei giovani in Romania: tendenze e diseguaglianze”. Come afferma Alessandro Rosina nell’introduzione, lo studio offre, attraverso i diversi contributi, una fotografia delle generazioni italiane che si muovono lungo traiettorie complesse, segnate da disuguaglianze materiali e simboliche, ma anche da forti aspirazioni alla stabilità, al riconoscimento e al senso. Relazioni affettive, competenze critiche, mobilità, spiritualità non sono ambiti separati, ma dimensioni strettamente interdipendenti con la capacità del sistema sociale, economico e istituzionale di offrire condizioni abilitanti nel presente per il futuro.

Per ragioni di spazio non posso offrire un’analisi esaustiva di tutti i saggi che costituiscono il Rapporto 2026. Mi soffermerò solo su due, quelli che hanno colpito di più la mia attenzione. In “Giovani italiani e relazioni sentimentali: tra stabilità, benessere e autonomia” Adriano Mauro Ellena e Francesca Luppi illustrano che le scelte affettive dei giovani italiani (nella fascia d’età dai 18 ai 34 anni) non sono il prodotto di preferenze astratte, ma il riflesso delle loro condizioni di vita e delle opportunità o dei vincoli che incontrano nel passaggio all’età adulta. La relazione stabile continua a rappresentare un ideale significativo, ma la sua realizzazione concreta è diseguale: facilitata da risorse economiche e formative, ostacolata da vulnerabilità e incertezze, modulata da aspettative culturali e dalle motivazioni interne che ciascun giovane porta con sé. La coppia non è un fatto privato, si rivela ancora una volta un indicatore sensibile delle trasformazioni sociali e delle diseguaglianze che attraversano le nuove generazioni. Comprendere queste dinamiche è fondamentale non solo per descrivere «come stanno» i giovani, ma per immaginare politiche e contesti capaci di sostenere percorsi affettivi significativi, all’altezza delle aspirazioni e delle fragilità delle nuove generazioni.

Nel saggio “Il Giubileo dei giovani italiani” Fabio Introini, Cristina Pasquali e Dalila Raccagni disegnano un quadro sociale in cui i giovani (18-34enni) che in Italia dichiarano di credere alla religione cristiana cattolica sono passati dal 56% nel 2013 al 32,7% nel 2023. Parallelamente sono cresciuti i giovani che si dichiarano atei, ovvero che non credono ad alcuna religione o filosofia trascendente: dal 15% nel 2013 al 31% nel 2023. Nel 2025 i giovani che dichiarano di non partecipare mai ai riti religiosi “ordinari” sono il 41%. In questo contesto non molto incoraggiante dal punto di vista della pratica religiosa l’indagine del Toniolo conferma che i grandi eventi e le grandi adunanze religiose come una Giornata mondiale della Gioventù o, appunto, il Giubileo dei giovani del 2025 riescono a dare linfa ad aspetti della vita spirituale che nella quotidianità possono risultare più distanti. Complessivamente la dimensione spirituale di questa partecipazione è stata ben di più di un semplice complemento a un’esperienza sociale centrata sulle corroboranti dinamiche dell’emozione collettiva, come evidenziano le aspettative che i giovani avevano nei confronti del Giubileo. Infine, osservano, gli autori affermano che la testimonianza della propria fede non passa in secondo piano rispetto a una spiritualità esclusivamente interiore e “invisibile”. La stessa partecipazione al Giubileo ne è espressione, anche se certamente favorita dal trovarsi in mezzo a tanti altri giovani che condividono e danno valore allo stesso credo. In conclusione questi due saggi come anche gli altri del Rapporto Giovani 2026 hanno come filo conduttore l’idea che la sfida principale è trasformare l’incertezza in opportunità strutturate: non basta riconoscere il problema, serve una strategia pubblica che metta al centro educazione preventiva, lavoro stabile e partecipazione giovanile.

image_pdfimage_print
Author

Stefano Liccioli

Tutte le storie di: Stefano Liccioli