The Trust Paradox. Come sono legati economia e fiducia?

di Giacomo Funghi · Alcuni probabilmente conosceranno il paradosso di Easterlin, detto anche paradosso della felicità, secondo cui dai dati all’aumentare dei livelli di pil pro-capite diminuisce il livello di felicità individuale percepita. Il tema è stato lungamente studiato ed è oggi ciò che compone la letteratura economica sulla felicità. Tuttavia, i professori Francesco Sarracino e Giulia Slater sono, però, riusciti a trovare un simile e interessante paradosso: con l’aumento dei livelli di pi pro-capite sono diminuiti i livelli di fiducia interpersonale. Voglio qui brevemente raccontare e commentare lo studio: “The Trust Paradox”

Curioso, no? Eppure il commercio viene da sempre ritenuto come un collante tra le persone. Lo ritenevano per esempio nel periodo della belle epoque in cui i commerci europei erano talmente interconnessi che nessun economista considerava possibile l’inizio di una nuova guerra. La logica del commercio si è sempre circondata della pretesa di voler connettere persone, di portare pace e fiducia tra le persone. Anche in un mondo globalizzato, acquistando un prodotto dall’altra parte del mondo, “ci fidiamo” che il pacco arrivi e arrivi nel tempo previsto. Cos’è che andato storto allora?

Fidarsi delle altre persone ci fa entrare in relazione, crea legami, amicizie, ci permette di associarci e migliorare le nostre condizioni. Si pensi a chi si dedica alla politica: senza la fiducia e la nei colleghi e nel futuro si perdono le motivazioni intrinseche di questo servizio. Potersi fidare degli altri non è un elemento così scontato e regola le nostre relazioni sociali.

Nella letteratura economica, la fiducia viene da sempre considerata come la misura del capitale sociale con diverse sfumature nelle definizioni. Per esempio, secondo OECD il capitale sociale è definito come “le relazioni, insieme alle norme condivise, i valori e gli accordi che facilitano la cooperazione all’interno e tra gruppi” (Healy, 2001)

Da un lato si registra che paesi con pil pro-capite più alto abbiano livelli di fiducia interpersonale più alti, ma, se si analizza i valori attraverso il tempo, e non facendo una semplice fotografia in un certo istante, possiamo vedere che nei paesi in cui il pil pro-capite è aumentato sono diminuiti i livelli di fiducia. Questo perché, negli ultimi decenni, più pil ha significato disuguaglianze crescenti. Nonostante Kuznets ritenesse che le disuguaglianze siano necessarie per la crescita economica, oggi sappiamo che non è così e come anche sappiamo che disuguaglianze crescenti creano un danno alle economie degli stati e alla società stessa. Da questo ne consegue che nei paesi più disuguali si tende a trovare di più comportamenti di competizione per accaparrarsi le risorse piuttosto che comportamenti cooperativi. “Essenzialmente, competizione e rivalità spiazzano via la cooperazione e erodono sentimenti di solidarietà, riducendo quindi la fiducia” scrivono i due professori nel paper mostrando che questo risultato appare coerente anche in altri studi. In più, alte disuguaglianze portano a società più polarizzate andando a ledere quel senso di capitale sociale di connessioni e valori condivisi. In sostanza, la società viene ridotta a deserto (Polanyi, 1968).

L’uguaglianza, formale e sostanziale, è un principio cardine della democrazia e senza di essa pochi gruppi con le risorse necessarie prendono il potere decidendo per se stessi e per gli altri: un’oligarchia. Le politiche economiche plasmano, regolano e modificano le relazioni tra le persone nel lavoro, nell’organizzazione comune e nei limiti alle imprese le cui azioni ricadono sull’ambiente circostante.

Alcuni economisti già lo hanno reso chiaro da sempre: le disuguaglianze ci stanno danneggiando, non fanno bene alla società e alla democrazia. C’è bisogno, quindi, di politiche economiche più accurate, che, più della sola crescita del pil, tengano in considerazione la distribuzione della ricchezza, la crescita salariale, la concentrazione del potere delle imprese e delle imprese tecnologiche soprattutto, lo sviluppo delle fasce più basse della popolazione per ristabilire le relazioni, per riacquisire fiducia e vivere meglio insieme: l’essenza della democrazia.

Bibliografia

Easterlin, Richard A., 1974. “Does Economic Growth Improve the Human Lot? Some Empirical Evidence,”

Keynes, J. M. (2019). Le conseguenze economiche della pace. Torino: Rosenberg e Sellier

Healy, T., & Côté, S. (2001). The Well-Being of Nations: The Role of Human and Social Capital. Education and Skills. Organisation for Economic Cooperation and Development, 2 rue Andre Pascal, F 75775 Paris Cedex 16, France.

Polanyi, K. (1968). The Great Transformation (ch. 7).

Raworth, K. (2017). L’economia della ciambella. Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo. (E. Cella, Trad.). Milano: Edizioni Ambiente.

Sarracino, Francesco & Slater, Giulia, 2024. The trust paradox,” MPRA Paper 120053, University Library of Munich, Germany.