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coscienza universitaria (10)

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Continua la pandemia della cultura…

di Gaetano Mercuri · Con l’ultimo D.P.C.M., in vigore fino al prossimo tre dicembre, è stata disposta la chiusura di archivi e biblioteche. Permesse continuano ad essere invece le attività di ricerca scientifica in laboratorio.

Si comprende come la decisione abbia messo in seria difficoltà l’attività di numerosi studiosi, in particolare nell’ambito delle scienze umane e sociali. Questa notevolmente ampia categoria di “lavoratori della cultura” non è pensabile certo possa portare avanti le proprie attività di studio e di ricerca in modalità di lavoro agile da casa.

L’unico concreto provvedimento in materia preso dal governo al momento è stato quello di ampliare di due mesi il termine di consegna della tesi di dottorato. Ma questo certo non basta!

Come F.U.C.I. di Firenze non possiamo non notare che questo contribuisce in maniera determinante a quella desertificazione delle università messa in atto quasi senza soluzione di continuità dall’inizio della pandemia da Covid 19. Desertificazione che mette in crisi lo stesso concetto di università come luogo di incontro e scambio di saperi ed opinioni, quale essa è da circa un millennio!

Desertificazione che è a nostro avviso ancora più pericolosa se contemporaneamente riflettiamo su alcune recenti, roboanti dichiarazioni da parte di certe oltremodo note big tech statunitensi, a loro dire pronte ad offrire presto, grazie ai loro infiniti mezzi, lauree online (o meglio, certificati di raggiungimento di determinate competenze del tutto equiparabili ai tradizionali diplomi di alti studi superiori) in soli sei mesi che sarebbero più che sufficienti a soddisfare le richieste provenienti dal mondo del lavoro attuale e futuro.

Quanto di più lontano si possa pensare dall’Università luogo di incontri, amicizia profonda, discernimento, studium, ricerca così caro da sempre al percorso che gli studenti universitari compiono decidendo di frequentare la F.U.C.I.!

Tutto questo ci porta a dare risalto ad un’importantissima iniziativa nata lo scorso 5 novembre, tra i cui organizzatori e primi firmatari è un nostro fucino del gruppo, dottorando in Scienze Storiche presso l’Università degli Studi di Firenze: l’appello alle Istituzioni per la riapertura di archivi e biblioteche.

L’iniziativa ha già avuto un’amplissima risonanza e numerose adesioni da tutta Italia. Con essa si ribadisce tra l’altro che: « La chiusura… rischia di paralizzare la ricerca scientifica di ambito umanistico, già da mesi in seria difficoltà per le restrizioni dovute alla crisi sanitaria» e che « l’accesso diretto a depositi librari e fondi archivistici è fondamentale e non sostituibile in alcun modo con lo smart working».

Come F.U.C.I. di Firenze non possiamo non sostenere questo «grido di dolore che da più parti d’Italia si leva» verso le Istituzioni! Non si spengano definitivamente i caldi focolai dell’intelligenza! Non si chiudano ancora i luoghi dai quali non è noto che il contagio si sia mai diffuso! Non si puniscano i soggetti che più di tutti hanno finora rispettato le regole!