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coscienza universitaria (14)

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«E quindi uscimmo a riveder le stelle» L’uomo tra fede e scienza alla conquista dello spazio

di Alessandro Caccavale · Come noto, Dante Alighieri decise di concludere il proprio viaggio attraverso l’Inferno con queste parole: «E quindi uscimmo a riveder le stelle». Questa celebre frase non è solamente una “conclusione ad effetto” per la prima parte della propria opera, ma è anche un messaggio di fede e speranza, per il futuro svolgimento del suo cammino spirituale, tanto quanto per il futuro dell’umanità. Nei tempi moderni noi siamo usi ad abbinare esclusivamente alla parola “spazio” le parole “scienza / tecnica”, trascurando il fatto che da millenni l’uomo guarda affascinato il manto stellato, trovando in esso un ponte che lo colleghi al Divino. Tuttavia, in tempi relativamente moderni, troviamo traccia di questo (per alcuni assurdo) accostamento di questi due mondi. Basta tornare indietro di 53 anni quando il 24 Dicembre 1968, al termine di un anno segnato da guerre nel mondo e dalla recrudescenza di disuguaglianze razziali e sociali in America, gli astronauti della missione Apollo 8 (la prima missione a portare esseri umani nell’orbita di un corpo celeste diverso dalla Terra) Frank Borman, Jim Lovell (futuro comandante della miracolosa missione Apollo 13) e William Anders, ormai in orbita lunare da più di un giorno, per congedarsi dalla diretta televisiva decisero di congedarsi dal collegamento leggendo a turno l’inizio della Genesi, ed infine augurando a tutto il pianeta un felice Vigilia di Natale. Naturalmente questo inconsueto gesto spontaneo da parte degli astronauti suscitò clamore ed attirò non poche critiche da parte dell’associazione American Atheists. Altro incontro storico tra la fede e lo spazio lo troviamo otto mesi più tardi, il 20 Luglio 1969: dopo l’esperienza acquisita con le precedenti missioni, il programma spaziale americano finalmente riesce nella epocale impresa di far sbarcare l’uomo sul nostro satellite. A tre ore dalla storica passeggiata spaziale, Buzz Aldrin decise di condividere un “generico” momento di riflessione e di ringraziamento per il riuscito atterraggio di Eagle per evitare di generare polemiche come avvenuto per l’Apollo 8. In realtà Aldrin (a microfono spento) lesse Giovanni 15,5 e successivamente fece memoria della cena del Signore secondo il rito riformato. Questi due eventi rappresentano il culmine del rapporto fede-scienza in relazione alla conquista dell’ultima frontiera, lo spazio: a testimonianza del cammino compiuto nella storia da questi due “mondi”.