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luglio 2016

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320px-Moretto,_Madonna_del_Carmelo,_accademia (1)Andrea Drigani ricordando l’allocuzione di San Giovanni Paolo II al Monte Sinai, riflette sul Decalogo come norma morale suprema della fedeltà a Dio e all’uomo. Giovanni Campanella dal libretto dell’economista portoghese João Cèsar das Neves, evince alcune considerazioni sul rapporto, che potrebbe apparire paradossale, tra scienza economica e fede cristiana. Francesco Romano presenta la Lettera «Iuvenescit Ecclesia» che fornisce alcune indicazioni, anche con l’aiuto del diritto canonico, per non sprecare i doni carismatici e riuscire a riconoscerli nella loro autenticità. Leonardo Salutati dall’Enciclica «Laudato si’» rileva che i beni comuni globali, quali l’atmosfera e il clima, necessitano di un’adeguata ed effettiva regolamentazione internazionale. Mario Alexis Portella osserva che il relativismo presente nella cultura occidentale che rifiuta la legge naturale, provocando, tra l’altro, il dissolvimento del matrimonio e della famiglia, rischia di favorire l’islamizzazione dei diritti umani. Dario Chiapetti da un recente studio storico e sistematico sul laicato del teologo Peter Neuner, fa emergere la proposta di passare dalla nozione di «laico» a quella di «popolo di Dio». Carlo Nardi commenta l’episodio dell’eunuco, ministro della Regina d’Etiopia, riportato dagli Atti degli Apostoli (8,26-40); un personaggio «grande» e «piccolo», che dalla lettura del profeta Isaia e con coll’aiuto di Filippo entra nel Popolo di Dio. Francesco Vita recensisce un libro di Maria Tatsos che racconta di un genocidio poco conosciuto, sempre ad opera dei «Giovani Turchi», quello dei greci dell’Anatolia. Gianni Cioli nell’ambito del Giubileo della Misericordia, che ha inteso valorizzare il Sacramento della Penitenza, annota sul diritto del fedele in ordine alla scelta del confessore che preferisce e che lo mette a proprio agio. Alessandro Clemenzia richiama le recenti origini storiche e teologiche della Lettera «Iuvenescit Ecclesia», che partono dall’ecclesiologia del Vaticano II, dal magistero di San Giovanni Paolo II e dagli studi di Joseph Ratzinger. Giovanni Pallanti svolge alcune considerazioni sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europa, auspicando una rifondazione dell’unità politica dei 27 Stati anche con nuove regole costituzionali. Francesco Vermigli dinanzi al pericolo, vero o presunto, che la teologia ignori i problemi della gente che spera e che crede, rammenta che per la tradizione ecclesiale il compito della teologia è quello di parlare di Dio che si rivela per la salvezza dell’uomo. Stefano Liccioli introduce alla Lettera pastorale del cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, che non è incentrata su un progetto pastorale, ma va alla radice del rapporto con Gesù, senza il quale ogni piano pastorale non avrebbe significato. Antonio Lovascio sul fenomeno denominato impropriamente «femminicidio» propone un’opera di sensibilizzazione per cambiare mentalità e cultura, che veda coinvolta pure la comunità cristiana. Basilio Petrà riferisce sui lavori del Sinodo Ortodosso di Creta, che hanno evidenziato, tra l’altro, la questione dell’autocefalia delle Chiese, che dovrà armonizzarsi con la concezione universale e sinodale della Chiesa.