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Santa Brigida. Roma e la devozione al Cristo sofferente

di Francesco Vermigli · Il rione Monti è uno dei più frequentati dalla gioventù romana di oggi (e non solo da quella romana…). Porta iscritto nel suo nome il riferimento ad un’orografia mossa: ne fa esperienza chi ne percorra le strade in un continuo saliscendi, tra locali e bancarelle. C’è una via che attraversa il quartiere in direzione est-ovest, e che è nota perché – presso l’Istituto di Fisica dell’Università di Roma che là aveva la propria sede – si riunivano negli anni ’30 dei giovani fisici italiani, di cui alcuni poi sarebbero diventati famosissimi (Fermi, Majorana… su tutti): coloro che erano comunemente detti “i ragazzi di via Panisperna”.

Provenendo dalla Basilica di Santa Maria Maggiore, la strada scende rapidamente, per poi risalire. In cima a questa prima gobba di via Panisperna c’è una chiesa certo meno famosa della basilica Liberiana: San Lorenzo in Panisperna, o San Lorenzo in Formosa; chiesa addossata a quello che era un monastero di clarisse. Tradizione vuole che essa sia stata costruita sul luogo del martirio di san Lorenzo. Certamente tra quelle mura è stato accolto il corpo di santa Brigida, prima di esser traslato in Svezia; quasi a simboleggiare nella morte il legame che in vita aveva stretto la santa svedese all’Urbe e alla storia romana.

Trattare di santa Brigida in poche righe impone di provare a far sintesi in una biografia assai convulsa e variegata, come la sua; rilevando alcuni degli aspetti più significativi della sua vita e tratteggiando almeno in parte il ruolo che ella svolse nella Chiesa del XIV sec. Alla santa svedese avevamo accennato nell’articolo dell’aprile 2017 su questa stessa rivista online (vedi). Vogliamo qui provare innanzitutto a recuperare l’intreccio tra la vita di Brigida e la città di Roma; simbolicamente rappresentato dal ricordo “brigidino” nella Chiesa di San Lorenzo, chiesa intitolata ad un santo che più romano non si può.

Brigida fu donna aristocratica, moglie e madre; terziaria francescana. Rimasta vedova, iniziò una vita fatta di pellegrinaggi e aiuto concreto ai più poveri. Si stabilì a Roma, facendo di Roma la propria città di elezione. È la Roma papalina della metà del XIV sec.; città papalina, però, senza papa, ancora ad Avignone, a sentir parlare francese. È la Roma immiserita dalle mille carestie e pestilenze, e che in quegli anni viene scossa dall’esperienza popolana ardita e tragica del tribuno Cola di Rienzo. È in questa città così turbolenta e abbrutita che Brigida giunge assieme a sua figlia Caterina; che la seguirà poi anche nell’onore degli altari. Questa permanenza romana così stabile e significativa di Brigida racchiude in sé il segreto della vita della santa svedese.

Perché certo la santa svedese a Roma si espresse al meglio nella sua condotta caritativa, nell’attenzione e nella cura dei più poveri. Si preoccupò – come la santa senese Caterina, a lei di fatto contemporanea – del ritorno del papa a Roma da Avignone. Operò per il bene degli altri, compì pellegrinaggi, intervenne nella vita della Chiesa. Ma all’origine di tutto ci fu un’intimità ai dolori di Cristo e al mistero della sua Passione, che è espressione compiuta di una spiritualità che si potrebbe definire classicamente tardomedievale. La spiritualità della Devotio moderna, cioè, e di quel fenomeno delle beghine diffuso in specie tra le fredde lande del nord Europa: quella spiritualità che intreccia l’agostinismo medievale e la dimensione incarnatoria del francescanesimo con una decisa virata individualistica della religiosità.

Come noto, Brigida ha lasciato alcune opere scritte. In modo particolare, ricordiamo il corpus di rivelazioni, raccolto da Alfonso di Vadaterra e altre rivelazioni autentiche; ma non raccolte da colui che fu il direttore spirituale della santa svedese. Altre preghiere attribuite a Brigida sono entrate nella tradizione devozionale occidentale e sono ancora molto diffuse, ma non possono essere ricondotte a lei come vera autrice; al massimo si potrebbe dire che risentono di un’atmosfera spirituale, prossima a quella espressa da Brigida nelle opere autentiche.

La centralità della città di Roma nella sua vita e il tratto cristologico della sua spiritualità sono gli aspetti che abbiamo provato a far emergere in queste righe di presentazione della figura di Brigida. Le due cose non sono immediatamente collegate. Tuttavia possiamo notare almeno un nesso decisivo nella storia della santa svedese. E quello che rileviamo è quello che accadde in quella stessa epoca a figure di assoluta rilevanza come Caterina da Siena. Quel nesso che stiamo accennando, consiste nel fatto che l’impegno ecclesiale, l’assistenza ai poveri, l’ingresso nelle vicende della storia ha la sua origine più radicale, la sua dimensione più intima in un’esperienza mistica di Dio.

In modo particolare, la dimensione fortemente cristocentrica e incarnatoria di questa spiritualità rende ragione forse ancor di più del versante attivo della vita di Brigida. Una donna che vive la storia, vive il tempo (e vive la città di Roma nelle sue grandi contraddizioni…) perché è nella storia che in Cristo, nel Cristo sofferente, si è rivelato il vero volto di Dio.