Lo spettro nucleare ed il vuoto della politica mondiale

 

Nello scacchiere internazionale assistiamo poi alla progressiva ascesa (non solo economica) della Cina: sta cambiando gli equilibri non solo in Asia, ma in tutto il pianeta. E ancora più li cambierà in avvenire. Trump sa benissimo che Pechino non abbandonerà mai lo spericolato e stravagante Kim Jong, se non riceverà in cambio cospicue concessioni da parte degli Usa, che, a loro volta, non sono in grado di imporre nulla alla Cina senza pagarne il congruo prezzo. Per questo, come prevede Romano Prodi, non ci sarà un conflitto nucleare, ma assisteremo forse (e lo speriamo vivamente!) a un lungo negoziato, magari anche sotto traccia, nel quale gli eredi di Mao si impegneranno a rendere un po’ più difficile la vita al dittatore nordcoreano e gli Stati Uniti saranno meno rigidi nei confronti delle importazioni dalla Repubblica Popolare, che tanto pesano sulla bilancia commerciale e sui posti di lavoro americani. Senza tener conto che il Paese più popolato del pianeta (oltre 1 miliardo e 375 milioni di abitanti) a sua volta potrebbe aprire gradualmente il più appetibile e meno sfruttato mercato mondiale. Sarà un’illusione: il business può fermare o almeno frenare la sfida nucleare!