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Isidoro di Kiev: una storia per i nostri giorni

di Andrea Drigani · Papa Francesco ha sospeso l’incontro con il Patriarca di Mosca Kirill che era stato programmato per il mese di giugno.

Tra le numerose e tragiche conseguenze dell’aggressione russa all’Ucraina, appoggiata da Kirill, vi è pure – come ha rilevato monsignor Piero Coda membro della commissione mista per il dialogo cattolico-ortodosso – la rottura della comunione tra le Chiese ortodosse e l’aggravamento delle difficoltà nei rapporti tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa russa.

Tutto ciò fa riemergere la dimensione della «cattolicità» come nota costituiva della Chiesa, da intendersi nel suo significato primario di «universalità» che non può accettare l’esistenza di Chiese di Stato o nazionali, completamente indipendenti e collegate tra di loro da una fragile comunione che rischia di essere solo un vago sentimento.

Vi è inoltre l’evidente constatazione che l’unico garante della «cattolicità» è il Vescovo di Roma.

Infatti secondo una consolidata tradizione canonica, sia latina che orientale, il Romano Pontefice, in forza del suo ufficio, ha potestà non solo sulla Chiesa universale, ma ottiene anche il primato della potestà ordinaria su tutte le Chiese particolari e i loro raggruppamenti; con tale primato viene rafforzata e garantita la potestà, propria ordinaria e immediata che i Vescovi hanno sulle Chiese particolari affidate alle loro cure (cfr. can.333 § 1 CIC; can.45 § 1 CCEO).

Il primato del Romano Pontefice venne solennemente definito nel Concilio Ecumenico di Firenze con la Bolla «Laetentur caeli» del 6 luglio 1439, approvata e sottoscritta dal Papa Eugenio IV, dall’Imperatore Romano d’Oriente Giovanni VIII Paleologo, dai vescovi latini e greci presenti come pure dai procuratori dei patriarchi orientali.

Nella Bolla «Laetentur caeli», che sanciva l’unione con la Chiesa Bizantina, si legge che «Parimenti definiamo che la Santa Sede Apostolica e il Romano Pontefice tengono il primato su tutto il mondo e che lo stesso Romano Pontefice è il successore del Beato Pietro principe degli Apostoli e capo di tutta la Chiesa, padre e maestro di tutti i cristiani; a lui nella persona del Beato Pietro fu data da nostro Signor Gesù Cristo piena potestà di pascere, reggere e governare la Chiesa universale come anche si contiene negli atti dei concili ecumenici e nei sacri canoni».

Tra i più convinti sottoscrittori della Bolla «Laetentur caeli» vi fu Isidoro di Kiev, la cui storia merita di essere rammentata in questo drammatico periodo.

Il greco Isidoro nasce nel Peloponneso verso il penultimo decennio del secolo XIV. Diviene monaco ed igumeno (cioè superiore) del monastero di San Demetrio in Costantinopoli.

Nel 1433 Giovanni VIII Paleologo lo invia come suo legato al Concilio di Basilea nell’intento di operare per la riunificazione tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli dopo lo scisma del 1054.

Nel 1437 Isidoro è nominato metropolita di Kiev, nel cui territorio ecclesiastico vi era anche la città di Mosca, al fine di portare la Chiesa ortodossa russa in comunione con le altre Chiese e in particolare con quella Romana.

Il Gran Principe Basilio II di Russia sin dall’inizio del suo ministero fu assai ostile a Isidoro, tollerandolo soltanto perché consapevole che solo un’intesa con l’Occidente avrebbe potuto contenere l’espansione turco-ottomana.

Nel 1439 Isidoro di Kiev si conduce a Firenze per partecipare al Concilio, anche nella veste di delegato del Patriarca di Antiochia, è sarà uno dei più strenui sostenitori dell’unione tra la Chiesa Latina e la Chiesa Greca, impegnandosi per la soluzione dei contrasti.

All’annuncio dell’unione, con la promulgazione della Bolla «Laetentur caeli», Basilio II contestò duramente, insieme agli altri principi, quanto deciso dal Concilio Fiorentino considerandolo un tradimento della fede ortodossa.

Isidoro di Kiev, che nel 1440 era stato creato da Eugenio IV Cardinale prete dei Santi Marcellino e Pietro, rientra in Russia per applicare l’unione e non trova alcuna difficoltà a Kiev. Arrivato a Mosca, durante la celebrazione della sua prima liturgia nella Cattedrale, il 19 marzo 1441, cita espressamente nelle preghiere il Romano Pontefice e legge, quindi, ad alta voce la «Laetentur caeli».

Isidoro di Kiev consegna, inoltre, a Basilio II un messaggio di Eugenio IV nel quale si chiedeva al Gran Principe di aiutare Isidoro nella propagazione della fede cattolica nelle terre russe.

Tre giorni dopo Basilio II fa arrestare Isidoro di Kiev e lo imprigiona nel monastero di Čudov. Istigato dai vescovi russi il Gran Principe condanna Isidoro per la sua pertinacia e rifiuta l’unione con l’«eretica Roma».

Isidoro di Kiev riesce ad evadere e dopo esser giunto in Lituania, si reca a Roma.

Nel 1451 viene nominato dal Papa Niccolò V Cardinale vescovo di Sabina e nel 1461, sotto il pontificato di Callisto III, diventa Decano del Sacro Collegio.

Isidoro di Kiev muore a Roma il 27 aprile 1463 ed è sepolto nella Basilica di San Pietro.

E’ una storia, quella di Isidoro di Kiev, che si intreccia con altre storie, che, purtroppo, non appartengono soltanto al passato.