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Posted on 1Nov, 2021

Ripartire dai giovani e con i giovani. Il messaggio di Papa Francesco per la XXXVI GMG

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di Stefano Liccioli · Da quest’anno, per la prima volta, la celebrazione diocesana della Giornata Mondiale della Gioventù si terrà la Domenica di Cristo Re e non più quella delle Palme, così com’era stato fin dal 1985, anno della sua istituzione. Un cambiamento di data che però non altera l’elemento fondante di questa iniziativa e cioé il Mistero di Gesù Cristo Redentore dell’uomo, come ha sempre sottolineato San Giovanni Paolo II, iniziatore e patrono delle GMG.

Il titolo della Giornata Mondiale della Gioventù 2021 fa riferimento al versetto degli Atti degli Apostoli:«Alzati! Ti costituisco testimone di quel che hai visto!» (cfr. At 26,16), tratto dalla testimonianza di Paolo di fronte al re Agrippa, mentre si trova detenuto in prigione. Si potrebbe dire che il Papa nel messaggio per questa ricorrenza usi la figura di San Paolo per una catechesi ai giovani, breve, ma densa di significato.

Il Santo Padre ricorda innanzitutto come la fede in Gesù non sia frutto di un ragionamento, ma di un incontro personale con Lui perché solo un incontro di questo tipo è in grado di cambiare la vita: «Non basta aver sentito parlare di Cristo da altri, è necessario parlare con Lui personalmente. Questo, in fondo, è pregare. È un parlare direttamente a Gesù, anche se magari abbiamo il cuore ancora in disordine, la mente piena di dubbi o addirittura di disprezzo verso Cristo e i cristiani».

Se si sta accanto ai giovani si percepisce che molti di loro hanno davvero il cuore in disordine, la mente affollata da dubbi che aspettano di condividere con qualcuno che li sappia ascoltare. Purtroppo in questi anni abbiamo dovuto registrare troppo spesso l’ “abbandono” delle nuove generazioni da parte degli adulti: questi sovente abdicano al loro ruolo di educatori, rinunciano a confrontarsi con ragazzi e ragazzi, preferendo la delega esclusiva agli specialisti. Il pontefice sembra invece conoscere bene l’animo dei più giovani, agitato da passioni e paure, radicato in convinzioni e certezze che rischiano però di ingabbiarli in delle presunte verità assolute, impedendo loro un incontro autentico con la realtà ed anche con Cristo.

D’altra parte Papa Francesco appare essere consapevole quanto sia necessaria un’ermeneutica dei giovani, interpretare quanto dicono e fanno per andare alle radici delle loro vere intenzioni. Scrive Bergoglio:«Quanti giovani hanno la passione di opporsi e andare controcorrente, ma portano nascosto nel cuore il bisogno di impegnarsi, di amare con tutte le loro forze, di identificarsi con una missione! Gesù, nel giovane Saulo, vede esattamente questo».

Al di là di tutto il Santo Padre richiama ragazzi e ragazze all’autenticità, in un’epoca in cui l’apparenza, il mostrarsi sembra più importante dell’essere:«Oggigiorno tante “storie” condiscono le nostre giornate, specialmente sulle reti sociali, spesso costruite ad arte con tanto di set, telecamere, sfondi vari. Si cercano sempre di più le luci della ribalta, sapientemente orientate, per poter mostrare agli “amici” e followers un’immagine di sé che a volte non rispecchia la propria verità. Cristo, luce meridiana, viene a illuminarci e a restituirci la nostra autenticità, liberandoci da ogni maschera. Ci mostra con nitidezza quello che siamo, perché ci ama così come siamo».

Interessante poi il passaggio del messaggio in cui il Papa ricorda che Saulo in qualche modo – senza saperlo – aveva incontrato Cristo, incontrandolo nei cristiani che perseguitava:«Quante volte abbiamo sentito dire: “Gesù sì, la Chiesa no”, come se l’uno potesse essere alternativo all’altra. Non si può conoscere Gesù se non si conosce la Chiesa. Non si può conoscere Gesù se non attraverso i fratelli e le sorelle della sua comunità. Non ci si può dire pienamente cristiani se non si vive la dimensione ecclesiale della fede».

Mi sento di poter dire che lo slogan “Gesù sì, la Chiesa no” non circola più (o comunque circola molto meno che in passato) sulle labbra dei giovani. Ormai molto di loro sembrano non avere più “antenne per Dio” (tanto per usare un’espressione del teologo Armando Matteo), sono chiusi in un indifferentismo religioso a cui le comunità cristiane, a mio avviso, non riescono in vari casi a dare risposte e proposte adeguate.

Infine ho trovato particolarmente significativa la conclusione del messaggio, una sorta di litania rivolta a ragazzi e ragazze scandita dalle parole “Alzati e testimonia!”. “Alzati” perché troppo spesso essi sono ripiegati su stessi, non hanno speranza che le cose, anche sbagliate, della propria vita possano migliorare:«Ci si può convertire e rinnovare nella vita ordinaria, facendo le cose che siamo soliti fare, ma con il cuore trasformato e motivazioni differenti».

Testimonia” perché occorre vincere nelle nuove generazioni la tentazione del disimpegno, la fuga dalle responsabilità nella consapevolezza che Dio non chiede di compiere miracoli, ma di condividere quello che siamo, quello che abbiamo.