Batiffol e il modernismo: storia della Chiesa e dogma

A partire dal 1905 e ancora di più dal 1907 (anno di promulgazione prima del decreto del Sant’Uffizio Lamentabili, quindi dell’enciclica Pascendi Dominici Gregis di papa Pio X), alcuni suoi studi a carattere storico-teologico attirarono l’attenzione e – in qualche modo associato a quel movimento di pensiero che va sotto il nome di “modernismo” – dovette abbandonare il rettorato a Tolosa. Morì nel 1929 a Parigi, sua città d’elezione.

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Del resto nella biografia del Batiffol si intravede, almeno in lontananza, anche un rischio non piccolo per la teologia e per tutte le scienze ecclesiastiche: il rischio cioè che la storia del dogma diventi una storia qualsiasi, storia di un’istituzione qualsiasi, per uno scopo meramente conoscitivo del passato di una istituzione qualsiasi. Dogma e storia della Chiesa dicono che nessuna scienza potrà mai attingere completamente il mistero irriducibile ad ogni studio positivo – e in ultima istanza insondabile ad ogni studio – dell’identità profonda (profonda, perché teo-logica) della comunità dei credenti.

Parlare di storia della Chiesa, della sua costituzione gerarchica, delle vicende spesso assai mosse e complesse dei suoi dogmi, in generale parlare della vita della Chiesa che crede, significa alludere ad un nucleo identitario intimo e misterioso. Nella Chiesa intesa come mistero di comunione che trova origine dalla Trinità e alla Trinità ritorna, vale il principio secondo il quale il simile conosce il simile: solo la Chiesa può parlare in pienezza di sé, solo la Chiesa, non una qualsiasi disciplina storica, sarà capace di cogliere la propria identità profonda. La storia della Chiesa, se pensata in questi termini, diventa l’autobiografia che la Chiesa scrive di sé.