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settembre 2019

image_pdfimage_print

ob_0e4448_beata-vergine-8-settembreAndrea Drigani ripercorre brevemente la storia dello IOR dal 1942 ad oggi, che con i rinnovati Statuti potrà continuare la sua azione in conformità alle specifiche norme vaticane ed internazionali, nella fedeltà agli scopi originari ed ai principi dell’etica cattolica. Giovanni Campanella recensisce il volume di Paolo Muniz, che riporta la cronaca di un viaggio nei monasteri benedettini d’Europa, dal quale emerge l’opera di San Benedetto per resistere alla dissoluzione, che un millennio e mezzo fa era più grave di quella dei nostri giorni. Leonardo Salutati, in questi attuali frangenti, richiama la dottrina cattolica tradizionale sulla politica, la sua necessità e i suoi fondamenti, contenuta nella Costituzione conciliare «Gaudium et Spes» e nella Lettera Apostolica «Octagesima adveniens» di San Paolo VI. Mario Alexis Portella dopo aver compiuto, nel mese scorso, una visita in Nigeria, in particolare nella diocesi di Maiduguri, relaziona sulla persecuzione dei cristiani in quelle terre ad opera degli islamisti, che violano grandemente l’esercizio del diritto alla libertà religiosa. Antonio Lovascio svolge una rigorosa disamina della situazione dei giovani in ordine al precariato ed alla disoccupazione, con dei risvolti preoccupanti anche in ambito sociale e morale, indicando nella formazione la possibilità di risolvere le questione. Francesco Vermigli ci guida alla lettura del romanzo «Un grande divorzio. Un sogno» di Clive Staples Lewis, che esorta a pensare la vita che si colloca nel tempo e nello spazio come vita che può essere già fuori del tempo e dello spazio. Gianni Cioli dalla pubblicazione degli atti di un seminario promosso dall’ATISM (Associazione Teologica Italiana per lo Studio della Morale) rileva che il dialogo interdisciplinare con le scienze empiriche è imprescindibile per una teologia morale interessata alle problematiche dell’umanità. Alessandro Clemenzia presenta l’ultimo libro di Massimo Recalcati sulla tremenda e misteriosa notte del Getsemani, nella quale, tra l’altro vi è la preghiera di Gesù, che forse non è da intendersi come il recupero di forze da parte dell’Io, ma un atto di offerta senza condizioni al di là dell’Io. Giovanni Pallanti con il volume «La patria europea» di Bruno Forte rammenta l’opera di De Gasperi, Adenauer, Schuman e Monnet, esponenti della cultura cattolica, che operarono, tra numerose difficoltà, per una nuova Europa, iniziando un cammino che necessita ancora di essere proseguito. Stefano Tarocchi invita ad un’attenta considerazione, alla luce della Lettera agli Ebrei, circa la figura di Abramo come lo straniero che si fida totalmente di Dio, partendo senza sapere dove andare, segno dell’avventura di ogni cristiano. Dario Chiapetti coglie l’occasione dal libro di Giorgio Karembelas, per ripresentare la «repubblica monastica» del Monte Athos con i suoi 1500 monaci-cittadini, con l’esperienza di uscire dal modo di esistere umano e andare verso il modo d’essere di Dio. Francesco Romano, a completamento di quanto già scritto su questa Rivista riguardo al Motu Proprio «Communis vita», osserva che la dimissione «ipso facto» per coloro che abbandonano la casa religiosa, non va ritenuta una pena, bensì una salvaguardia per la vita e lo spirito degli istituti di vita consacrata. Stefano Liccioli annota sul discernimento, con l’aiuto del saggio di Luigi Maria Epicoco, con le categorie del «decidere» (lasciare qualcosa per scommettere la propria vita) e «perseverare» (mantenere la scommessa). Carlo Nardi rammenta il ruolo avuto nella storia dell’esegesi biblica dell’allegoria, cioè quel dire altro rispetto alla lettura e oltre il testo.