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	<title>Antonio Lovascio 2017 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>Gioco d’azzardo, l’eroina del Terzo Millennio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2017 11:26:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[dicembre 2017]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/12/oratorio.jpgww-kYCH-U43380217003125y3C-1224x916@Corriere-Web-Bergamo-593x443.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5325" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/12/oratorio.jpgww-kYCH-U43380217003125y3C-1224x916@Corriere-Web-Bergamo-593x443-300x224.jpg" alt="oratorio.jpgww-kYCH-U43380217003125y3C-1224x916@Corriere-Web-Bergamo-593x443" width="300" height="224" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/12/oratorio.jpgww-kYCH-U43380217003125y3C-1224x916@Corriere-Web-Bergamo-593x443-300x224.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/12/oratorio.jpgww-kYCH-U43380217003125y3C-1224x916@Corriere-Web-Bergamo-593x443.jpg 593w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Antonio Lovascio • Repetita juvant? Non ci illudiamo. Comunque riprendiamo volentieri un tema già trattato: le ultime statistiche sul gioco d’azzardo, diffuse dopo il recente accordo Stato-Regioni-Comuni, stanno creando un nuovo motivato allarme. Anche perché è ben lontana la stretta sulle sale e i punti di vendita, ed aleatoria la possibilità di vedere introdotte, nonostante trionfalistici annunci, normative più rigide a livello regionale. Non è stato poi sciolto l’equivoco di fondo: lo Stato continua ad esercitare allo stesso tempo l’azione di vigilanza e fornire in regime di Monopolio le macchinette mangiasoldi; quindi incassa la decima parte dei proventi di questo gigantesco business (spesso orchestrato dietro le quinte dalla criminalità organizzata), che si aggira ormai sui centro miliardi di euro l’anno. Per il governo questa fetta di “torta” è quasi l’equivalente di una Legge Finanziaria. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Difficilmente anche il Premier che dopo le elezioni di primavera succederà a Gentiloni rinuncerà a questi introiti, pur sapendo che nell’altra faccia delle monete è indelebilmente incisa una “piaga sociale” che si va sempre più estendendo, soprattutto in Lombardia, Lazio, Campania. Ed anche in Toscana &#8211; settima nella classifica nazionale &#8211; dove si buttano via non meno di sei miliardi ogni dodici mesi (10 mila al minuto) bruciati da ventimila apparecchi , slot machine e video-lottery , che ormai superano i posti-letto ospedalieri. Gli effetti più evidenti? Qui sono almeno 30 mila i “dipendenti “ da gioco d’azzardo, di cui 1.300 in cura presso i Sert: Regione ed ASL con i piani di assistenza sanitaria nei centri specializzati e nelle comunità terapeutiche sono costrette a spendere parte di quello che lo Stato incassa. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Allora si comprende perché su questa complessa emergenza (resa ancor più confusa da contraddittorie sentenze della Giustizia Amministrativa) in sede di Conferenza unificata Stato-Comuni-Regioni si è registrato un aspro confronto, in quanto le proposte iniziali del Governo sono state ritenute del tutto insoddisfacenti, addirittura bocciate dalle Associazioni che si battono per un coraggioso “giro di vite”. In particolare perché mancavano impegni precisi su temi essenziali come quelli del divieto di pubblicità (devastante quella televisiva!) e del gioco on line e sul recepimento delle numerose proposte avanzate dalla Commissione di inchiesta Antimafia per contrastare la forte presenza delle organizzazioni criminali. Preoccupava la previsione di punti gioco (dotati di certificazione di livello “A”) sottratti alle discipline restrittive adottate da Regioni e Comuni: la genericità dei requisiti per rientrare nella classe “A” lasciava infatti spazio ad un numero assai elevato di “mini-casinò”, in contrasto con l’esigenza di una forte riduzione dell’offerta di gioco. Con un emendamento proposto dall’Alto Adige è stata però salvaguardata l’autonomia di Regioni ed Enti locali, che ora almeno sulla carta possono adottare misure più restrittive del gioco in funzione del contrasto della ludopatia. Vedremo chi tra loro avrà il coraggio di cambiare rotta!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da sempre la Chiesa è in prima linea per arginare questo fenomeno: ne sono devastate centinaia di migliaia di persone che si giocano letteralmente gli stipendi, la vita, le case, per il gioco d’azzardo e per le slot machine, e che spesso sono vittime degli usurai. Papa Francesco più volte ci ha messo in guardia, definendo questo vizio un “cancro sociale”: &lt;Quando il capitalismo fa della ricerca del profitto l’unico suo scopo, rischia di diventare una struttura idolatrica, una forma di culto. La “dea fortuna” è sempre più la nuova divinità di una certa finanza e di tutto quel sistema dell’azzardo che sta distruggendo milioni di famiglie del mondo. Questo culto idolatrico è un surrogato della vita eterna&gt;. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Educare, prevenire, reprimere, con interventi in famiglia, nella scuola e nella società. La ludopatia colpisce fin da bambini e non finisce più. Gi specialisti chiamati a curarla si trovano di fronte padri di famiglia cinquantenni, come donne anziane o addirittura ragazzini di quindici anni. Avviati al gioco dalla complicità dello Stato, che finora non è nemmeno riuscito a vietare l’apertura di sale nelle vicinanze di scuole, oratori e dei centri abitati,ad evitare che ci siano occasioni di tentazioni sotto casa.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I genitori devono aiutare i loro figli a non crescere totalmente assorbiti da cellulari e smartphone con cui convivono dalla mattina alla sera. C’è invece la tendenza di molte mamme e papà di affrettarsi a pagare la ricarica telefonica per far giocare i loro ragazzi. Proprio lì inizia l’assuefazione: perché dal passatempo banale poi si passa facilmente al gioco ripetitivo, continuativo. Davanti alle slot machine, l’eroina del Terzo Millennio</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-dicembre-2017/gioco-dazzardo-leroina-del-terzo-millennio">Gioco d’azzardo, l’eroina del Terzo Millennio</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’Italia invecchia, tra diseguaglianze e ingiustizie</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-novembre-2017/litalia-invecchia-tra-diseguaglianze-e-ingiustizie</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Nov 2017 09:08:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio • L’Istat l’aveva fatto intendere, tanto che Governo ed INPS si sono affrettati a fronteggiare l’allungamento della vita alzando l’asticella dell’età pensionabile a 67 anni, a partire dal 2019. Ora l’OCSE è stata addirittura impietosa nel rappresentare un’Italia sempre più vecchia ed ingiusta. E’ il terzo Paese, dopo Giappone e Spagna, per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/11/Vecchiaia-il-testosterone-rafforza-i-muscoli.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5161" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/11/Vecchiaia-il-testosterone-rafforza-i-muscoli-300x174.jpg" alt="Vecchiaia-il-testosterone-rafforza-i-muscoli" width="300" height="174" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/11/Vecchiaia-il-testosterone-rafforza-i-muscoli-300x174.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/11/Vecchiaia-il-testosterone-rafforza-i-muscoli.jpg 599w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Antonio Lovascio • L’Istat l’aveva fatto intendere, tanto che Governo ed INPS si sono affrettati a fronteggiare l’allungamento della vita alzando l’asticella dell’età pensionabile a 67 anni, a partire dal 2019. Ora l’OCSE è stata addirittura impietosa nel rappresentare un’Italia sempre più vecchia ed ingiusta. E’ il terzo Paese, dopo Giappone e Spagna, per invecchiamento, con 38 over 65 ogni 100 persone tra 20 e 64 anni. Aumenta anche il divario di reddito e lavoro negli ultimi trenta anni. Il tasso di occupazione è salito del 25% nella fascia 55-64 anni ed è precipitato dell&#8217;11% in quella 18-24 tra il 2000 e il 2016. Divari anche per genere: le donne hanno stipendi più bassi del 20 per cento. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>In Italia, spiega l&#8217;Ocse, le ineguaglianze tra i nati dopo il 1980 sono già maggiori di quelle sperimentate dai loro parenti alla stessa età. E, poiché le disparità tendono ad aumentare durante la vita lavorativa, una maggiore diversità tra i giovani di oggi comporterà probabilmente una maggiore diseguaglianza fra i futuri pensionati, tenendo conto del forte legame che esiste tra ciò che si è guadagnato nel corso della vita lavorativa e i diritti pensionistici.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;organizzazione di Parigi “fotografa” un’altra realtà spesso dimenticata: nel nostro Paese la percentuale di persone oltre i 50 anni (in maggioranza donne) che si prendono cura dei loro cari è del 13%, contro il 5% della Svezia. Per prevenire, mitigare e far fronte a queste differenze, l&#8217;Ocse suggerisce di &#8220;fornire servizi di buona qualità” per l&#8217;infanzia e migliorare l&#8217;educazione dei bambini, specie tra i settori svantaggiati. Questo, nota l&#8217;Ocse, potrebbe accrescere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Inoltre occorre &#8220;assicurare una migliore transizione dalla scuola al mondo del lavoro, per combattere la disoccupazione di lunga durata e migliorare le capacità di apprendimento dei lavoratori più anziani.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Riflettendo su questo “Rapporto”, partiamo da una premessa: la longevità va considerata uno dei processi positivi del ventunesimo secolo, ma ha aperto nuove problematiche e squilibri demografici difficili da risolvere, di fronte a un così marcato crollo delle nascite. Se l’Italia invecchia, aumenta la spesa sociale e sanitaria assorbita dalla popolazione anziana. E se nel contempo non riesce a trovare adeguate risorse per investire sulla formazione giovanile, sulle politiche attive del lavoro, su ricerca, sviluppo e innovazione, sulle misure di sostegno di nuovi nuclei familiari, sulla conciliazione tra lavoro e famiglia, vedremo sempre più ridimensionati il mondo dei giovani e la “qualità” del loro contributo alla crescita economica e alla produzione di benessere sociale. Con il rischio di creare sempre più futuri anziani poveri.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Diseguaglianze, precarietà e ingiustizie vanno eliminate. Lo ha chiesto ancora una volta con forza Papa Francesco, nel videomessaggio inviato alla “Settimana sociale “ di Cagliari: «Il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori (…). Precarietà totale: questo è immorale! Questo uccide! Uccide la dignità, uccide la salute, uccide la famiglia, uccide la società. Lavoro in nero e lavoro precario uccidono». La Chiesa opera per un’economia al servizio della persona, che riduce le disparità e ha come fine il lavoro per tutti. Ma purtroppo è inascoltata dai Palazzi romani. Questo Parlamento, fortunatamente avviato a fine mandato, litiga su tutto e non elabora progetti per far ripartire il Paese. Speriamo che il prossimo – anche se con la nuova legge elettorale continuerà ad essere formato da deputati e senatori in gran parte “nominati” dai capipartito e non scelti dai cittadini – sappia finalmente riconoscere le sfide che la demografia pone e fornire risposte all’altezza delle potenzialità che l’Italia può ancora esprimere.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-novembre-2017/litalia-invecchia-tra-diseguaglianze-e-ingiustizie">L’Italia invecchia, tra diseguaglianze e ingiustizie</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Diritto di cittadinanza, dovere di integrazione</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-ottobre-2017/diritto-di-cittadinanza-dovere-di-integrazione</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Oct 2017 06:18:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio • Chi vuole davvero comprendere il pensiero di Papa Francesco  deve leggere attentamente i suoi discorsi e non fermarsi sbrigativamente ai titoli dei giornali e ai resoconti. Deve fare lo sforzo di guardare i video delle sue interviste e delle sue omelie. Saper interpretare anche i discorsi  fatti “a braccio”,  come quello [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/10/immigrati.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5090" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/10/immigrati-300x222.jpg" alt="immigrati" width="300" height="222" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/10/immigrati-300x222.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/10/immigrati.jpg 660w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Antonio Lovascio <span style="font-family: Arial, sans-serif;">•</span> Chi vuole davvero comprendere il pensiero di Papa Francesco  deve leggere attentamente i suoi discorsi e non fermarsi sbrigativamente ai titoli dei giornali e ai resoconti. Deve fare lo sforzo di guardare i video delle sue interviste e delle sue omelie. Saper interpretare anche i discorsi  fatti “a braccio”,  come quello pronunciato davanti a duecento sindaci italiani, ai quali – mentre li spronava  ad una politica di accoglienza e di integrazione &#8211; ha detto «di comprendere il disagio di molti vostri cittadini di fronte all’arrivo massiccio di migranti e rifugiati. Esso trova spiegazione nell’innato timore verso lo “straniero”, un timore aggravato dalle ferite dovute alla crisi economica, dall’impreparazione delle comunità locali, dall’inadeguatezza di molte misure adottate in un clima di emergenza». Anche i non credenti devono cercare di ricordare che l&#8217;ermeneutica del Vescovo di Roma è quella del Vangelo e non quella di un&#8217;ideologia. Neppure dell&#8217;ideologia cristiana. Bergoglio sa meglio di chiunque che il Dio cristiano è quello della storia, non quello della filosofia. Non si può capire il Pontefice se non si entra direttamente nel suo sentire. Soprattutto su una questione delicata come quella degli immigrati, che in questi ultimi anni  ha visto l’Italia pressoché abbandonata dall’Europa di fronte all’assedio delle centinaia di migliaia di disperati che fuggono dalle guerre e dalla fame. Qualcuno si è stupito nelle ultime settimane quando Bergoglio, riferendosi all’emergenza italiana, ha detto che &#8220;chi governa deve gestire il problema dei migranti con la verità del governante che è la prudenza&#8221;. Per il pensiero classico cristiano, la prudenza non è la virtù di chi è indeciso, cauto o titubante, ma è la <i>recta ratio agibilium</i>: e cioè la scienza di &#8220;ciò che si può fare&#8221; nel senso di &#8220;ciò che è possibile fare qui e ora&#8221;.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quindi nessun cambio di posizione, quando Bergoglio ha affermato &#8211; come aveva già fatto il 25 novembre 2014 a Strasburgo &#8211; che ogni Paese ha il diritto e il dovere di regolare i flussi migratori anche fermandoli se i numeri divengono insostenibili. Perché il dovere dell&#8217;accoglienza si deve accordare con quello dell&#8217;integrazione: &#8220;I migranti &#8211; dice il Papa &#8211; non solo vanno ricevuti, vanno anche integrati&#8221;. E quindi chi governa, se ha il cuore aperto e considera l&#8217;Africa non un Continente da sfruttare ma da far crescere, può mettere un tetto che gli consenta di operare in modo umanitario. Perché non avrebbe senso togliere le persone dai lager d&#8217;oltre mare per rinchiuderle nei ghetti di casa nostra. Una linea chiara, quella della Santa Sede, autorevolmente ribadita dal presidente della Caritas internazionale card. Tagle. Una linea che &#8211; a parte alcune contingenti sfumature &#8211; è rimasta sempre la stessa, sin dai tempi di Benedetto XVI: salvare, accogliere, internazionalizzare il problema e, infine, prevenire. Ossia: aiutare i migranti a casa loro. Di fronte alle reazioni dei Paesi europei verso l&#8217;emergenza migranti, con chiusure, muri, populismi, Francesco si è dovuto però adeguare ai nuovi scenari, parlando sì di accoglienza, ma aggiungendo che va fatta con buon senso. Usando la testa, insomma, e stando con gli occhi ben aperti.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E mentre il clima non è tranquillo nella Curia romana di fronte al processo vaticano di Riforma, a nome di tutti i Vescovi si è schierato a fianco di Bergoglio, con il suo stile pastorale semplice ma incisivo, il card. Gualtiero Bassetti nel primo discorso da presidente al Consiglio permanente, cuore pulsante della Cei, affrontando pure nodi spinosi, come lo <i>ius soli temperato</i>, che in queste settimane ha infiammato la politica ed ha fatto discutere pure i cattolici. Sulle migrazioni, ha giustamente rivendicato un interesse della Chiesa che viene da lontano e che, senza bisogno di riflettori e di prime pagine,  articola una linea saggia al di là del dibattito di questi mesi: denunciare la tratta di esseri umani, salvare le persone dal mare e dal deserto, deplorare i luoghi dove i migranti sono ammassati, lavorare per corridoi umanitari e vie legali, aiutare l’Africa perché dia futuro ai giovani, integrare quanti accolti in Italia. È una sintesi articolata che rappresenta una piattaforma importante non solo per il mondo cattolico. L’integrazione &#8211; per Bassetti &#8211; ha un passaggio decisivo nel “riconoscimento di una nuova cittadinanza” ai nati in Italia, figli di migranti con permesso di soggiorno da almeno cinque anni, che condividono lingua e cultura. Un invito che farà pensare i parlamentari che si professano cristiani. Anche se l’approvazione della legge in Parlamento sembra ormai compromessa per esigenze di “bottega” elettoralistiche (non solo della Lega e dei Cinquestelle!) e rinviata alla prossima legislatura se non a un futuro indefinito. Un futuro che possa però garantire la sicurezza di non indisporre nessuno e di perdere voti alle prossime consultazioni, ora in Sicilia e poi in primavera.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mentre il Palazzo romano continua le sue esibizioni mistificatorie che alimentano paure nell’opinione pubblica, la Chiesa alle parole fa seguire i fatti. La Cei ha stanziato 30 milioni di euro dell’8xmille per accompagnare i migranti coinvolgendo i Paesi di partenza, di transito e di destinazione con iniziative di tipo culturale e pastorale, con finanziamenti e realizzazioni di progetti concreti. L’intento è rendere il viaggio di migrazione sicuro, promuovere in Italia comunità accoglienti, inclusive, integrate, aperte all’interculturalità e assicurare ai rifugiati anche la possibilità di rientrare a casa loro.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-ottobre-2017/diritto-di-cittadinanza-dovere-di-integrazione">Diritto di cittadinanza, dovere di integrazione</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le follie del calciomercato, cosmesi per il Qatar</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-settembre-2017/le-follie-del-calciomercato-cosmesi-per-il-qatar</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2017 08:37:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[settembre 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio • Cosa c’entrano Neymar e Mmappé con gli equilibri nel Golfo? Perché si accosta lo scandalo calcistico dell’estate al terrorismo di matrice islamica ? Troppo facile rispondere. Inoltre il tempo è galantuomo: presto emergerà tutta la verità, si troveranno conferme ai numerosi interrogativi che ci siamo posti davanti ad operazioni di mercato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/09/821017028-0124-ksjE-U2105283941845vD-620x349@Gazzetta-Web_articolo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4984" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/09/821017028-0124-ksjE-U2105283941845vD-620x349@Gazzetta-Web_articolo-300x169.jpg" alt="821017028-0124-ksjE-U2105283941845vD-620x349@Gazzetta-Web_articolo" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/09/821017028-0124-ksjE-U2105283941845vD-620x349@Gazzetta-Web_articolo-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/09/821017028-0124-ksjE-U2105283941845vD-620x349@Gazzetta-Web_articolo-136x77.jpg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/09/821017028-0124-ksjE-U2105283941845vD-620x349@Gazzetta-Web_articolo.jpg 620w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di A</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ntonio Lovascio </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">•</span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Cosa c’entrano Neymar e Mmappé con gli equilibri nel Golfo? Perché si accosta lo scandalo calcistico dell’estate al terrorismo di matrice islamica ? Troppo facile rispondere. Inoltre il tempo è galantuomo: presto emergerà tutta la verità, si troveranno conferme ai numerosi interrogativi che ci siamo posti davanti ad operazioni di mercato </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">da far impallidire chi, negli anni scorsi, aveva usato epiteti simili per le follie cinesi in Europa incoraggiate dallo stesso governo di Pechino o per gli acquisti di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gareth Bale </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Paul Pogba </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">da parte, rispettivamente, di</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Real Madrid </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Manchester United</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. Allora pagati “solo” 100 milioni di euro che sembrano spiccioli rispetto all’affare che ha appena coinvolto il talento brasiliano: </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">222 milioni </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di clausola rescissoria sborsata dal Paris Saint Germain al Barcellona, ai quali ne vanno aggiunti circa 80 di tasse per il fisco spagnolo e 300 lordi per il contratto del calciatore. Se fate i conti, si arriva alla bella cifra di 600 milioni di euro per un giocatore. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E dietro ad investimenti di questa portata non poteva che esserci una proprietà come quella del club francese, prelevato nel 2011 attraverso il Fondo sovrano del Qatar. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nasser Al-Khelaïfi &#8211; </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">presidente della squadra parigina e a capo della </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Qatar Sports Investments </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">che ne detiene il 100% &#8211; ha fortemente voluto Neymar, tanto da sfidare la società catalana e la stessa Federcalcio spagnola, che lo accusano di aver </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">“drogato” </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">il mercato aggirando le regole del</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> fair play finanziario, con la FIFA e l’UEFA del tutto impotenti. Il trentasettenne emiro di Doha non è nuovo a questi colpi di scena: si era già portato a casa </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">interi eventi come i Mondiali di calcio del 2022 ed il suo principale testimonial sarà proprio “O Ney”. Non si sa bene quale sia la disciplina agonistica preferita dello sceicco (è stato visto giocare a badminton e a bowling). Ma allo sport si è dedicato a lungo &#8211; presiedendo il comitato olimpico del Qatar, ospitando i Giochi asiatici e i Campionati mondiali di nuoto – e se ne occupa ancora avendo scoperto che è uno strumento eccezionale di soft power.</span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"> Lo fa, ma non a tempo pieno: ha troppe cose a cui pensare. Quarto figlio maschio dell’emiro Hamad bin Khalifa al-Thani </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e secondogenito della moglie prediletta Mozah, “Tamim” ha preso il potere quando suo padre abdicò nel giugno 2013, diventando il più giovane leader in una regione abituata ai sovrani a vita e capo di un Fondo da 40 miliardi di euro che fa profitti pazzeschi grazie al gas naturale. Ha studiato all’accademia militare di Sandhurst in Inghilterra (la stessa del principe William) e ha dieci figli (da tre mogli). Oltre al trono della minuscola monarchia del Golfo, ha ereditato un impero economico in Occidente: l’ex protettorato britannico possiede infatti più beni a Londra della Regina Elisabetta (inclusi i grandi magazzini Harrods, il grattacielo Shard, parte di Canary Wharf e della Borsa) e, tra le altre cose, terreni in Costa Smeralda, la maison Valentino, una collezione d’arte che include Cézanne, Rothko, Warhol. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se si considera il reddito medio pro-capite, il Qatar &#8211; due milioni e mezzo di abitanti &#8211; è al primo posto nel pianeta con 132mila dollari (l’Italia, per fare un paragone, è trentunesima con 35.700). Ha riserve di gas per 25 trilioni di metri cubi, il 14 per cento del totale mondiale; estrae 1,8 milioni di barili di greggio al giorno. L’esportazione di idrocarburi produce oltre la metà della sua ricchezza. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Come ha scritto il settimanale francese Le Point</span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">, “se il Kuwait avesse organizzato il Mondiale del ’90, credete che Saddam avrebbe osato invaderlo?”. Ora, con la grave crisi diplomatica che da tre mesi contrappone il Qatar all’Arabia Saudita, agli Emirati, al Bahrein, all’’Egitto (con le voci di un possibile golpe contro lo sceicco Tamim), le garanzie non sono mai abbastanza. Il sorriso scanzonato del campione brasiliano è la carta seducente messa in copertina per uscire dall’isolamento, per occultare l’altra faccia dell’Emirato, appunto accusato dai Paesi vicini di finanziare formazioni fondamentaliste in Siria e in Libia. E perciò sconta da giugno un embargo voluto soprattutto dall’Arabia Saudita sunnita per punire uno Stato considerato troppo amichevole con gli eterni rivali iraniani sciiti. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dunque sul Golfo si addensano nubi nere. Non è detto che all’Emiro di Doha sia sempre concesso di giocare sporco. Anche i Mondiali 2022 potrebbero diventare a rischio. La questione è già finita sul tavolo della Fifa, che tanto per non smentirsi ha preso tempo. Di certo, in attesa degli sviluppi, non si può ignorare il fatto che l&#8217;appuntamento iridato in programma tra cinque anni &#8211; il primo che, per ragioni climatiche, si disputerà in inverno, poco dopo Natale &#8211; sia nato quantomeno sotto una cattiva stella. Tra scandali, inchieste internazionali, rapporti choc sugli operai- schiavi nei cantieri, &#8216;Qatar 2022&#8217; è sinonimo di guai fin dal momento della sua assegnazione, oltre che in odore di tangenti. Con Blatter e Platini costretti alle dimissioni, sono stati “decapitati” i vertici FIFA e UEFA, sospettate di aver favorito pure la Russia di Putin concedendole il business della fase finale 2018.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La storia è piena di invasioni di campo della politica nello sport più diffuso. Gli esempi abbondano: basterebbe ricordare i due Mondiali vinti con Mussolini e piegati alla propaganda di regime, o il Mondiale dei generali argentini coi desaparecidos nel sottosuolo di Buenos Aires servito come arma di distrazione di massa. Sono cambiati i mezzi, certo. Ma purtroppo non le cattive abitudini! L’etica è proprio finita nel pallone….</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-settembre-2017/le-follie-del-calciomercato-cosmesi-per-il-qatar">Le follie del calciomercato, cosmesi per il Qatar</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Lavoro: La “millennial generation” e le classifiche della vergogna</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-agosto-2017/lavoro-la-millennial-generation-e-le-classifiche-della-vergogna</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2017 06:03:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[agosto 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Antonio Lovascio • L’Italia è sempre meno un Paese per giovani. Adesso anche gli anticlericali più incalliti incominciano a comprendere perché Papa Francesco (lo fa dall’inizio del suo pontificato) entra spesso a gamba tesa nelle dinamiche, nei limiti e nelle problematiche dell’occupazione, invocando un nuovo patto sociale per il lavoro; denunciando che “è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/08/7dda35da-c30a-4ebb-829f-aabcadf11952_large.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4824" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/08/7dda35da-c30a-4ebb-829f-aabcadf11952_large-300x199.jpg" alt="7dda35da-c30a-4ebb-829f-aabcadf11952_large" width="300" height="199" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/08/7dda35da-c30a-4ebb-829f-aabcadf11952_large-300x199.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/08/7dda35da-c30a-4ebb-829f-aabcadf11952_large-753x500.jpg 753w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/08/7dda35da-c30a-4ebb-829f-aabcadf11952_large-207x136.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/08/7dda35da-c30a-4ebb-829f-aabcadf11952_large-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/08/7dda35da-c30a-4ebb-829f-aabcadf11952_large.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Antonio Lovascio • L’Italia è sempre meno un Paese per giovani. Adesso anche gli anticlericali più incalliti incominciano a comprendere perché Papa Francesco (lo fa dall’inizio del suo pontificato) entra spesso a gamba tesa nelle dinamiche, nei limiti e nelle problematiche dell’occupazione, invocando un nuovo patto sociale per il lavoro; denunciando che “è una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga un’intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti”. Bergoglio ha battuto sul tempo – o meglio: ha aperto la strada – agli analisti che in queste settimane stanno commentando le crudeli statistiche della Ue e dell’OCSE. Dati che purtroppo ci mettono con le spalle al muro: Cenerentola d’Europa è, ancora una volta, l’Italia, che detiene un poco invidiabile record: abbiamo il maggior numero di giovani fra i 15 e i 24 anni che non hanno lavoro e nemmeno lo cercano (i cosiddetti «Neet»). La media Ue è dell’11,5%, ma nella nostra Penisola si arriva al 19,9%. Negativo è anche il trend del numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema (11,9%) è aumentato fra 2015 e 2016, unico caso in Ue con Estonia e Romania. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Rapporto della Commissione Ue evidenzia non solo le difficoltà che i giovani incontrano nell’affacciarsi al mondo del lavoro, ma pure tutte le conseguenze che questo comporta. Nel 2016 la disoccupazione fra i 15 e i 24 anni è stata al 37,8%, in calo rispetto al 40,3% del 2015, ma comunque la terza in Europa dopo Grecia (47,3%) e Spagna (44,4%). Chi riesce a trovare una sistemazione, invece, in più del 15% dei casi ha contratti precari (fra i 25 e i 39 anni, dati 2014), e se non ha ancora 30 anni guadagna meno del 60% di un over 60. Ne consegue che i giovani italiani escono dal nucleo familiare fra i 31 e i 32 anni, più tardi rispetto a una decina di anni fa e molto dopo la media Ue di 26 anni.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Notizie poco lusinghiere arrivano anche dall’Ocse, che ha messo l’Italia agli ultimi posti nella classifica sul mercato del lavoro. Solo il 57,7% degli italiani in età lavorativa aveva un’occupazione nel primo trimestre del 2017. Peggio fanno solo Grecia (52,7%) e Turchia (50,9%). La situazione è simile per l’occupazione femminile. Contro una media Ocse del 59,7%, l’Italia si ferma al 48,5% poco sopra il Messico (45,3%), la Grecia (44,1%), e la Turchia, più distaccata, con il 31,7% di donne occupate.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La conseguenza di questo terribile trend ? Mentre ci dividiamo e polemizziamo sui flussi migratori e sull’assedio disperato di chi fugge dalle guerre e dalla povertà estrema, siamo diventati a nostra volta un Paese di &#8220;emigrazione&#8221;. Nell&#8217;ultimo periodo, infatti, sono espatriati, in media, oltre 100 mila italiani l&#8217;anno, esattamente 106 mila nel 2016. In maggioranza giovani fra 18 e 34 anni; con titolo di studio e livelli professionali elevati. Se ne vanno perché qui non trovano sbocchi occupazionali adeguati, come emerge da un sondaggio dell&#8217;Osservatorio di Demos diretto dal prof. Ilvo Diamanti, presentato su <i>Repubblica</i>. Ormai si tratta di una convinzione diffusa e consolidata: circa sei persone su dieci, infatti, pensano realisticamente che i figli &#8211; a differenza del passato &#8211; non riusciranno a riprodurre o, a maggior ragione, a migliorare la posizione sociale dei genitori. Mentre due italiani su tre ritengono che, per fare carriera, i giovani se ne debbano andare altrove. E si comportano di conseguenza. Se ne vanno e non ritornano. Per questo, la rappresentazione del mondo delineata dai giovani appare sempre più ripiegata sul passato e sempre meno aperta al futuro. E il linguaggio riflette e ripropone, in modo marcato, questa visione. La parola &#8220;speranza&#8221;, nella popolazione, è proiettata nel &#8220;futuro&#8221; da quasi due persone su tre. Ma fra i giovanissimi (15-24 anni) la percentuale si riduce sensibilmente: 57%. E fra i giovani-adulti (25-34 anni) crolla addirittura al 41%. Sono proprio loro che avvertono il disagio maggiore. Delusi, cercano di reagire all’immobilismo della politica che non riesce a creare “posti veri” : si accontentano quindi del precariato con buste-paga “creative”, di piccoli lavoretti, impegnandosi nel volontariato o nello sport, pur di non poltrire tutto il giorno su un divano e pesare sulle loro famiglie, cosa di cui vengono spesso accusati. Ma non possono resistere a lungo in questa situazione di incertezza, che ha già creato gravi tensioni sociali e rischia di degenerare. Tocca dunque al Governo e ad un Parlamento “arlecchino”, che ci ha offerto lo spettacolo indecoroso di 501 cambi di casacca, trovare subito rimedi efficaci per l’Universo Neet, in modo da invertire le “classifiche della vergogna”; senza attendere il suo scioglimento a marzo e farsi assorbire solo dai “giochi delle coalizioni”, dagli interessi di bottega dei partiti e dei loro leader che aggravano la crisi dello Stato. Certo si dovrebbe ammettere il flop delle riforme fin qui adottate, compresa l’iniziativa Garanzia Giovani: visto che l’Unione Europea l’ha rifinanziata, andrebbe almeno corretta e rilanciata su nuove basi per realizzare finalmente adeguate politiche attive per incrementare l’occupazione. Tenendo sempre presente il monito di Papa Francesco: &lt;Il lavoro non è un dono gentilmente concesso a pochi raccomandati: è un diritto per tutti!&gt;. Anche per la Millennial Generation !</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-agosto-2017/lavoro-la-millennial-generation-e-le-classifiche-della-vergogna">Lavoro: La “millennial generation” e le classifiche della vergogna</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Guerra alla povertà, non ai poveri.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-luglio-2017/guerra-alla-poverta-non-ai-poveri</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jul 2017 06:24:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[luglio 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio • Papa Francesco ama i gesti concreti. “Più fatti e meno parole”. Per questo, al termine del Giubileo della Misericordia, ha voluto offrire alla Chiesa la Giornata Mondiale dei Poveri (quest’anno sarà celebrata domenica 19 novembre) perché tutte le comunità cristiane dei cinque continenti diventino sempre più e meglio segno visibile della carità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/07/REUTERS610714_Articolo-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4737" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/07/REUTERS610714_Articolo-1-300x212.jpg" alt="REUTERS610714_Articolo (1)" width="300" height="212" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/07/REUTERS610714_Articolo-1-300x212.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/07/REUTERS610714_Articolo-1.jpg 640w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Antonio Lovascio </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">•</span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Papa Francesco ama i gesti concreti. “Più fatti e meno parole”. Per questo, al termine del Giubileo della Misericordia, ha voluto offrire alla Chiesa la</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Giornata Mondiale dei Poveri (</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">q</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">uest’anno sarà celebrata domenica 19 novembre) perché tutte le comunità cristiane dei cinque continenti diventino sempre più e meglio segno visibile della carità di Cristo per gli ultimi e i più bisognosi. Un invito che non vale solo per quel giorno (tanto per liberarci le coscienze!) e per i credenti. E’ rivolto a tutti, indipendentemente dall’appartenenza religiosa; tutti insomma dobbiamo reagire alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la proposta dell’incontro ed aprendoci alla condivisione di ogni forma di solidarietà. Bergoglio predica il Vangelo con straordinaria incisività, cita spesso le Sacre Scritture, e non può fare a meno di commentare le statistiche spietate della nostra contemporaneità, vittima di una globalizzazione senza regole e di una finanza ingorda.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quanti sono i poveri del pianeta ? Cominciamo col dire che gli esperti parlano di povertà estrema quando una persona o tutti gli abitanti di un’intera ragione sono costretti a vivere con meno di 1,90 dollari al giorno per procurarsi cibo, acqua, medicine e tutto ciò di cui ci sarebbe bisogno per avere una vita dignitosa. Quasi il tredici per cento della popolazione mondiale (qualcosa come 902 milioni di abitanti) non può disporre di questi due dollari, soprattutto nell’Africa Subsahariana, in Asia meridionale e sulla costa orientale bagnata dal Pacifico, in America Latina e nei Caraibi. La percentuale può sembrare “bassa”, ma non deve trarre in inganno o addirittura indurre a sottostimare la gravità dell’emergenza. Non può farlo l’Europa e tantomeno l’Italia. Su di noi la dice lunga il Rapporto annuale dell’Istat, che sintetizza in oltre 7 milioni le persone in difficoltà. Le famiglie in condizione di povertà assoluta sono pari a 1 milione e 582 mila, per un totale di 4 milioni e 598 mila persone, numero mai raggiunto dal 2005 a oggi. Colpiti in particolar modo i nuclei più numerosi ( 4 o 5 componenti) di estrazione operaia. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Cifre impressionanti. Queste miserie ci interpellano ogni giorno con i volti segnati dal dolore, dall’emarginazione, dal sopruso, dalla violenza, dalle torture e dalla prigionia, dalla guerra, dalla privazione della libertà e della dignità, dall’ignoranza e dall’analfabetismo, dall’emergenza sanitaria, dalla mancanza di lavoro o dalla precarietà, dalle tratte e dalle schiavitù, dall’esilio e dalla migrazione forzata. La povertà ha l’immagine di donne, uomini e bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro. Quale elenco impietoso e mai completo si è costretti a comporre dinanzi ai riflessi dell’ingiustizia sociale, delle vergogne morali, dell’avidità di pochi e dell’indifferenza generalizzata! Alle quali fa da contraltare la ricchezza sfacciata che si accumula nelle mani di pochi privilegiati, e che spesso si accompagna all’illegalità e allo sfruttamento offensivo della rispettabilità umana. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dinanzi a questo scenario, efficacemente tratteggiato da Papa Francesco nel suo Messaggio per la “Giornata” del 19 novembre, non possiamo restare inerti e tanto meno rassegnarci. L’Italia non è certo un’”isola felice” che si distingue dal resto del mondo. Oltre alle statistiche dell’Istat basta sfogliare attentamente e riflettere sull’ultimo Rapporto della Caritas, richiamato in una recente intervista anche dal neo presidente della CEI, card. Gualtiero Bassetti. All’indigenza, allo stato di “grave deprivazione materiale” di troppe famiglie che non riescono a “sbarcare il lunario”, si accompagnano tante altre povertà. C’è ad esempio quella che inibisce lo spirito di iniziativa di tanti giovani, impedendo loro di trovare un lavoro; non meno grave della soglia che anestetizza il senso di responsabilità inducendo a preferire la delega e la ricerca di favoritismi; della povertà che avvelena i pozzi della partecipazione e restringe gli spazi della professionalità umiliando così il merito di chi lavora e produce. A tutto questo occorre rispondere con una nuova visione della vita e della società. I poveri non sono un problema: sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo, come amava dire il Beato Paolo VI, il “papa pellegrino” grande promotore, con i suoi viaggi, di pace e di lotta alle diseguaglianze. Montini censurerebbe così i politici di oggi: i poveri si servono, non si usano; dobbiamo far sentir loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine. Dunque: guerra alla povertà, ma non contro i poveri! </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-luglio-2017/guerra-alla-poverta-non-ai-poveri">Guerra alla povertà, non ai poveri.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’italia sempre più vecchia. Attenti alla cultura dello scarto</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-giugno-2017/litalia-sempre-piu-vecchia-attenti-alla-cultura-dello-scarto</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jun 2017 18:01:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[giugno 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; di Antonio Lovascio • Occhio alle statistiche dell’Istat, agli studi del Censis ed all’Annuario del Ministero della Salute , tre ottimi “osservatori” per seguire la rivoluzione sociale più profonda in atto oggi nel Paese e anche la meno discussa, perché avviene nei soggiorni di casa invece che nelle piazze. In Italia (siamo tra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/06/Anziani-600x300.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4645" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/06/Anziani-600x300-300x150.jpg" alt="Anziani-600x300" width="300" height="150" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/06/Anziani-600x300-300x150.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/06/Anziani-600x300.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Antonio Lovascio • Occhio alle statistiche dell’Istat, agli studi del Censis ed all’Annuario del Ministero della Salute , tre ottimi “osservatori” per seguire la rivoluzione sociale più profonda in atto oggi nel Paese e anche la meno discussa, perché avviene nei soggiorni di casa invece che nelle piazze. In Italia (siamo tra i più longevi non solo in Europa ma anche nel mondo) sta prendendo una forma sempre più marcata un nuovo ceto: i grandi anziani. I centenari. Hanno infatti avuto una crescita esponenziale: ora sono 17 mila e tra 30 anni saranno più di 150 mila. Come ha ricordato Federico Fubini (Corriere della Sera) erano 51 quando Benito Mussolini marciò su Roma meno di un secolo fa e meno di mille quando l’Italia vinceva il Mondiale di Spagna (1982) con Dino Zoff capitano ed Enzo Bearzot in panchina, davanti ad un esultante Presidente Sandro Pertini e a un divertito, giovane re Juan Carlos. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Entrando nei dettagli – che forse aiutano a capire meglio il fenomeno &#8211; dal 2003 fino all’anno scorso il numero degli ultranovantenni è aumentato di una quantità pari agli abitanti di Bari. All’ultimo censimento il record è toccato a Siena. Può darsi che i giovani abbiano lasciato la città o che nascano pochi bambini, non solo che a Siena si vive bene e più a lungo. L’analisi e le cifre dell’Istat sulle realtà territoriali con una proporzione più alta di grandi anziani aiutano comunque a fare un po’ di chiarezza. Vi figurano in effetti centri con una natalità molto più bassa della media italiana — La Spezia, Savona, Udine o Trieste — e questo spiega il peso relativo degli anziani. Nell’elenco dell’Istat emergono però tre città ad alta densità di ultranovantenni dove la frequenza delle nascite è nelle medie nazionali, o solo di poco sotto: appunto Siena, oltre a Firenze e Bologna. Nemmeno questa è una prova che in quei comuni si vive di più e che dunque vanno cercati lì i segreti di una lunga esistenza. È solo un altro indizio. Quei tre capoluoghi di provincia però presentano un ulteriore punto in comune perché, fra i grandi anziani, hanno tutte una proporzione di laureati sopra alle medie nazionali. Questo in effetti sembra logico: le probabilità di morire durante la mezza età diminuiscono infatti di molto per chi ha raggiunto livelli di istruzione più alti. Lo studio allunga la vita, in media, perché in certi casi la salva, come spiega Stefano Mazzucco su Neodemos facendo un esempio: fra i maschi italiani fra i 25 e i 44 anni le probabilità di morire sono triple in chi ha la licenza elementare rispetto a chi è laureato.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se le ultime statistiche ci hanno fatto scoprire l’Italia centenaria, è un po’ che sappiamo che stiamo collezionando record anche per gli over 65. </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al 31 dicembre 2015 ogni 100 giovani c’erano 161,4 ultrasessantacinquenni, rispetto ai 157,7 dell’anno precedente. Per quanto riguarda il confronto con gli altri Paesi europei, secondo gli ultimi dati disponibili siamo al secondo posto nel processo di invecchiamento della popolazione, preceduta solo dalla Germania. Sul territorio è</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">la Liguria la regione con l’indice di vecchiaia più alto</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">(246,5 anziani ogni 100 giovani) mentre</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">quella con il valore più basso è la Campania </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">(117,3%) ma in entrambi i casi i valori sono in aumento rispetto all’anno precedente. Di fronte al drastico cambiamento demografico il Servizio sanitario nazionale è costretto a ripensarsi e riprogettare la sua rete di offerta di servizi. La gestione delle risorse diventa sempre più difficile soprattutto per il braccio di ferro tra Stato e Regioni, alcune delle quali hanno purtroppo fatto segnare </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> numeri in ‘profondo rosso’ se non da bancarotta: ecco perché si rende sempre più necessario un serio ripensamento sia a livello logistico che strutturale delle prestazioni erogabili. Le strutture pubbliche specializzate nell’assistenza agli anziani sono largamente insufficienti e spesso inaccessibili per chi ha pensioni da fame o redditi non elevati. Per fortuna ad integrare i servizi comunali e regionali esistono RSA gestite da Istituti religiosi o dal Volontariato cattolico. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una “missione” sempre più raccomandata da Papa Francesco, che alla “terza età” ha dedicato una parte importante nella Catechesi della famiglia. Bergoglio predica che la vecchiaia &#8211; sostenuta dai progressi della medicina &#8211; è ricchezza, non può essere considerata come una malattia. Il secolo attuale, in cui la natalità decresce e gli anziani aumentano, è definito dagli studiosi occidentali <i>il secolo dell’invecchiamento</i>. Uno sbilanciamento che, dice il Papa “ci interpella, anzi, è una grande sfida per la società contemporanea”. Per converso, esiste una cultura del profitto che “insiste nel far apparire i vecchi come un peso, una “zavorra”. Il risultato è che l’anziano è un onere da scartare. E questa <i>cultura dello scarto</i>, alla quale – ammonisce il Pontefice – è vile assuefarsi,“è una cosa brutta, è peccato!”. Il nostro voler rimuovere la paura della vulnerabilità, accresce in chi è nell’età senile “l’angoscia di essere mal sopportati e abbandonati”. La Chiesa insegna vicinanza ai nonni, soprattutto ora che si avvicina l’estate e molti – anche se ammalati o soli &#8211; vengono lasciati (da figli e nipoti) al loro destino o affidati per lunghi periodi ad una “badante” pensando così di mettersi la coscienza a posto. Alla nostra società perversa, Papa Francesco puntando il dito contro le degenerazioni, ammonisce che “dove non c’è onore per gli anziani non c’è futuro per i giovani”. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-giugno-2017/litalia-sempre-piu-vecchia-attenti-alla-cultura-dello-scarto">L’italia sempre più vecchia. Attenti alla cultura dello scarto</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Lo spettro nucleare ed il vuoto della politica mondiale</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2017/lo-spettro-nucleare-ed-il-vuoto-della-politica-mondiale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 May 2017 08:37:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[maggio 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Antonio Lovascio • Lasciando il Cairo da coraggioso “pellegrino di pace”, dopo aver condannato le violenze del fondamentalismo e del terrorismo islamico, Papa Francesco ha invitato tutti i belligeranti a fermarsi: «Oggi una guerra allargata distruggerebbe buona parte dell’umanità, è terribile. Serve una soluzione diplomatica e un intervento dell’Onu, che ha il dovere [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2017/lo-spettro-nucleare-ed-il-vuoto-della-politica-mondiale">Lo spettro nucleare ed il vuoto della politica mondiale</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/05/1486109521286.jpg-donald_trump_minaccia_kim_jong_un___in_caso_di_attacco_nucleare_risposta_schiacciante_.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4531" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/05/1486109521286.jpg-donald_trump_minaccia_kim_jong_un___in_caso_di_attacco_nucleare_risposta_schiacciante_-300x204.jpg" alt="1486109521286.jpg--donald_trump_minaccia_kim_jong_un___in_caso_di_attacco_nucleare_risposta_schiacciante_" width="300" height="204" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/05/1486109521286.jpg-donald_trump_minaccia_kim_jong_un___in_caso_di_attacco_nucleare_risposta_schiacciante_-300x204.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/05/1486109521286.jpg-donald_trump_minaccia_kim_jong_un___in_caso_di_attacco_nucleare_risposta_schiacciante_-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/05/1486109521286.jpg-donald_trump_minaccia_kim_jong_un___in_caso_di_attacco_nucleare_risposta_schiacciante_.jpg 610w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Antonio Lovascio • Lasciando il Cairo da coraggioso “pellegrino di pace”, dopo aver condannato le violenze del fondamentalismo e del terrorismo islamico, Papa Francesco ha invitato tutti i belligeranti a fermarsi: «Oggi una guerra allargata distruggerebbe buona parte dell’umanità, è terribile. Serve una soluzione diplomatica e un intervento dell’Onu, che ha il dovere di riprendere la sua leadership perché si è un po’ annacquata».  E’ stato l’ennesimo, forte richiamo alla “terza guerra mondiale a pezzi”, della quale parla da due anni. Troppi avvenimenti si sono succeduti nelle ultime settimane: quello che sta accadendo in Corea del Nord (il presidente Trump, aprendo indirettamente un braccio di ferro con la Cina, ha mandato nel Pacifico navi militari, il dittatore Kim Jong ha risposto minacciando di bombardare la Corea del Sud ) è solo l’ultimo atto di una terrificante escalation, che ha visto i missili lanciati dagli americani sull’aeroporto siriano di Al Shayrat; tensioni crescenti fra Mosca e Washington, non certo cancellate da una telefonata tra i Capi della Casa Bianca e del Cremlino, che si sono dati appuntamento al prossimo G20 di luglio ad Amburgo; la madre di tutte le bombe sganciata dal Pentagono in Afghanistan. Per non parlare dei Paesi che stanno soffrendo conflitti interni in Medio Oriente, Yemen, Africa; dei sanguinosi eccidi dei cristiani in Egitto fino ai naufraghi del Mediterraneo, riguardo ai quali le decine o le centinaia di morti non solo non fanno più storia, ma purtroppo nemmeno notizia, se non per le polemiche sui salvataggi in mare, dopo le accuse del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, che ha ipotizzato anche possibili finanziamenti da parte dei trafficanti di uomini alle Organizzazioni umanitarie.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Siamo entrati in una fase di politica muscolare globale, nella quale gli Stati Uniti (a differenza di quanto il presidente neoeletto faceva intendere in campagna elettorale, strizzando l’occhio a Putin) danno l’impressione di voler rapidamente ripristinare i rapporti di forza esistenti quando nel 1991 è crollata l’Unione Sovietica. Una strategia militare fatta di armi chimiche e convenzionali, ma pure di tanta propaganda, che, prevedibilmente, proseguirà anche in futuro. Secondo gli esperti è un gioco estremamente pericoloso: nessuno infatti sa quando e come gli altri replicheranno ; anche se non è difficile intuire che Trump conta di ripetere quanto riuscì a Reagan allorchè fece cadere l’URSS. Il quadro è tuttavia molto diverso da allora: la Russia è profondamente radicata in Medio Oriente e in Ucraina; se Putin sente il fiato addosso degli americani, solitamente controbatte da par suo: nel breve termine potrebbe raddoppiare il sostegno ad Assad. La Siria ruota nell’orbita di Mosca dal 1971, quando il padre di Bashar diventò presidente e sperava, con l’aiuto militare sovietico, di recuperare il Golan da Israele, peso nel 1967 quando lui comandava l’Aviazione. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se l’America ha la sua linea rossa &#8211; esibire il duro piglio della superpotenza per compiacere gli alleati israeliani e sauditi – la Russia ne ha tracciata un’altra: non si fanno cambi di regime senza il consenso di Mosca, che aveva già dovuto inghiottire la caduta di Gheddafi nel 2011 (Molti altri se ne stanno pentendo!). Le democrazie occidentali sono tra Scilla e Cariddi. Possono fare del loro meglio per cacciare Assad privandolo di qualsiasi riconoscimento internazionale o assestando – come nel caso della rappresaglia americana – qualche duro colpo militare. Ma rischiano in questo modo di favorire l’ISIS, che l’esercito sciita iracheno sta cercando di sconfiggere a Mosul con l’aiuto della Casa Bianca. L’unico modo per uscire da questa trappola sarebbe quello di decidere quale sia il nemico peggiore: Assad o l’islamismo fanatico e radicale ? La Russia ha già scelto da che parte stare. L’Europa che si sta distraendo (o sciogliendo ?) nelle competizioni elettorali, dovrebbe interrogarsi su cosa succederebbe dopo l’eliminazione del tiranno di Damasco, ricordarsi che il Mediterraneo è la sua casa, non quella degli Stati Uniti. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nello scacchiere internazionale assistiamo poi alla progressiva ascesa (non solo economica) della Cina: sta cambiando gli equilibri non solo in Asia, ma in tutto il pianeta. E ancora più li cambierà in avvenire. Trump sa benissimo che Pechino non abbandonerà mai lo spericolato e stravagante Kim Jong, se non riceverà in cambio cospicue concessioni da parte degli Usa, che, a loro volta, non sono in grado di imporre nulla alla Cina senza pagarne il congruo prezzo. Per questo, come prevede Romano Prodi, non ci sarà un conflitto nucleare, ma assisteremo forse (e lo speriamo vivamente!) a un lungo negoziato, magari anche sotto traccia, nel quale gli eredi di Mao si impegneranno a rendere un po’ più difficile la vita al dittatore nordcoreano e gli Stati Uniti saranno meno rigidi nei confronti delle importazioni dalla Repubblica Popolare, che tanto pesano sulla bilancia commerciale e sui posti di lavoro americani. Senza tener conto che il Paese più popolato del pianeta (oltre 1 miliardo e 375 milioni di abitanti) a sua volta potrebbe aprire gradualmente il più appetibile e meno sfruttato mercato mondiale. Sarà un’illusione: il business può fermare o almeno frenare la sfida nucleare! </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2017/lo-spettro-nucleare-ed-il-vuoto-della-politica-mondiale">Lo spettro nucleare ed il vuoto della politica mondiale</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La politica e l&#8217;Italia dei troppi corrotti</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-aprile-2017/la-politica-e-litalia-dei-troppi-corrotti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Apr 2017 17:19:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio • Tangentopoli, 25 anni dopo. L’Italia non ha imparato nulla da quella stagione di scandali, che, nei primi anni Novanta, ha coinvolto imprenditori, uomini politici, decimato la classe dirigente della cosiddetta Prima Repubblica. Anzi, la nebbia ora si è fatta più fitta in un Paese che ha perso il senso dell’orientamento, invischiato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/04/Finanza_grande.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4351" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/04/Finanza_grande-300x168.jpg" alt="Finanza_grande" width="300" height="168" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/04/Finanza_grande-300x168.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/04/Finanza_grande-136x77.jpg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/04/Finanza_grande.jpg 680w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Antonio Lovascio • Tangentopoli, 25 anni dopo. L’Italia non ha imparato nulla da quella stagione di scandali, che, nei primi anni Novanta, ha coinvolto imprenditori, uomini politici, decimato la classe dirigente della cosiddetta Prima Repubblica. Anzi, la nebbia ora si è fatta più fitta in un Paese che ha perso il senso dell’orientamento, invischiato nella melma dell’instabilità e della corruzione, “la ruggine che ci corrode: un cristiano che la fa entrare dentro di sé, puzza”, per usare le parole di Papa Francesco.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non si sa come uscire dal guado. La fiducia nei partiti è crollata a livelli peggiori di quella, bassissima, che avevano dopo Mani Pulite. Trionfa il populismo, che oggi come allora non sa però indicare rimedi, non è affidabile nonostante lieviti nei sondaggi. Ragioniamo intanto sui dei dati di fatto, senza fare come Luigi Pirandello che novant’anni fa – sperando di liberarsi di una giusta ossessione – fuggì a Berlino. Ebbene, se non vogliamo mettere la testa sotto la sabbia, la realtà fotografata nelle scorse settimane dalla Guardia di Finanza dimostra che abbiamo proprio perso il senso della legalità. L’ha smarrito la politica, ma non di meno i cittadini; e spesso ce lo scordiamo! Sono triplicati nel 2016 gli appalti pubblici irregolari, che hanno raggiunto l’enorme cifra di 3,4 miliardi, rispetto al &#8216;solo&#8217; miliardo del 2015. Naturalmente si sono moltiplicati gli arrestati o indagati per corruzione, concussione, peculato e abuso d’ufficio. Per non parlare delle truffe al sistema sanitario (due ticket su tre sono irregolari); del proliferare del gioco d’azzardo (una sala su tre è fuorilegge). E dell’escalation dell’evasione fiscale, calcolata dall’Eurispes tra i 250 ed i 270 miliardi di euro l’anno, più del doppio della stima ministeriale comunicata al Parlamento. Chi ci toglie la maglia nera in Europa, anche se sono stati scoperti altri 8 mila soggetti che non avevano mai presentato il Modello “730” o “740” ?</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il rapporto delle Fiamme Gialle ci dice altresì che sono stati sprecati 5,3 miliardi di euro di denaro pubblico. Il dilagare della corruzione conferma che non abbiamo compreso la lezione di Tangentopoli. Del resto, in tutti questi anni non si è messa mano a vere riforme di struttura, a partire dai rapporti tra politica e Pubblica amministrazione per avere efficienza, processi decisionali più veloci, per delegiferare al massimo ed impedire il coacervo di regolamenti che ancora oggi sono confusi, illeggibili, faticosi. Abbiamo sotto gli occhi l’inchiesta sulla CONSIP, la “centrale acquisti” dello Stato con azionista unico il ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze creata nel 1997 per rendere “più conveniente e trasparente” l&#8217;utilizzo delle risorse pubbliche nella gestione di beni e servizi. Dalle carte e dalle intercettazioni dei magistrati napoletani e romani abbiamo invece scoperto che è diventata la greppia di appetiti famelici, per imprenditori, lobbies e clientele anche familiari, che tessevano fitte relazioni affaristiche ricorrendo anche ai cosiddetti “pizzini”, resi famosi dalle cronache sulla Mafia. Ma se non cambiamo &#8211; con meno norme, ma appropriate &#8211; uno Stato corrotto in quanto inefficiente, anche la lotta alla corruzione dell’Agenzia affidata al giudice Raffaele Cantone (“Impossibile prevenire, in Italia mancano valori civili”) e della Magistratura rischia di essere inutile anche perché spesso interviene a crimini compiuti. Per colpire le illegalità sul territorio, nelle aree metropolitante come nei centri di medie dimensioni, bisogna riformare la Giustizia, rendendola più celere ed efficace. Servono indagini mirate sugli appalti più consistenti, sull’abusivismo edilizio; patti operativi tra i Pm ordinari e quelli contabili delle varie Corte dei Conti regionali per consentire all’Erario di recuperare almeno i danni subiti, di applicare quelle sanzioni pecuniarie che a volte disincentivano più di una condanna che magari, con l’ausilio di qualche “azzeccarbugli”, potrà anche essere cancellata nell’ultimo grado di giudizio. E’ pure urgente uno scambio di informazioni bilaterali continue anche con Comuni e Regioni: non è nel loro interesse difendersi dai “maneggioni” e da chi, per ingordigia di profitti personali, sottrae miliardi di euro alla collettività ? </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dalla politica ora tutti si attendono nterventi concreti. Già sappiamo che esistono dei motivi culturali nell’infiltrarsi della corruzione nei gangli della nostra società. Lo Stato è spesso percepito, in vaste aree del Paese,per lo storico susseguirsi di dominazioni straniere, come qualcosa di estraneo, di antagonista. L&#8217;arricchimento è considerato dagli italiani come il principale segno di distinzione e di superiorità sociale. L&#8217;aristocrazia del denaro è l&#8217;unica gerarchia riconosciuta. I soldi facili costituiscono una tentazione cui, ai più, è difficile resistere. Anche il potere lo si acquisisce col denaro, più che con la competenza.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Detto questo, non si deve però guardare alla corruzione come a un problema squisitamente amministrativo e giudiziario, incoronando di volta in volta sceriffi e giustizieri, diffondendo un clima di sospetto e di sfiducia e, così facendo, riducendo anche le politiche anticorruzione a strumento estrattivo anziché inclusivo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Giustamente la dottrina sociale della Chiesa affronta questo fenomeno nella sua dimensione più ampia, riferendosi a qualsiasi forma di disumanizzazione dei meccanismi di convivenza sociale che, richiede invece valori morali condivisi. La risposta alla corruzione non può, dunque, essere né l’antipolitica, né una diffusa sfiducia nelle istituzioni, bensì, un modello di sistema democratico e aperto, che favorisca la partecipazione attiva ai processi decisionali quale presupposto stesso di un’ecologia umana. Sarà la trasformazione delle virtù individuali in un solido ordine sociale a fare da argine alla corruzione, alle clientele e ad ogni forma degenerativa del potere.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-aprile-2017/la-politica-e-litalia-dei-troppi-corrotti">La politica e l’Italia dei troppi corrotti</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Cosa Papa Francesco vorrebbe dire a Trump</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-marzo-2017/cosa-papa-francesco-vorrebbe-dire-a-trump</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2017 06:56:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio •Altro che “modello Reagan”. Donald Trump, nonostante il messaggio insolitamente sobrio e misurato pronunciato davanti al Congresso USA, sta superando nei fatti il presidente cowboy che ha segnato profondamente gli Anni Ottanta del secolo scorso. Il nuovo inquilino della Casa Bianca va ben oltre: costruisce ogni giorno nuovi &#8220;muri&#8221;, materiali e ideali, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/03/muro-messico-2-755x478.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4214" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/03/muro-messico-2-755x478-300x190.jpg" alt="muro-messico-2-755x478" width="300" height="190" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/03/muro-messico-2-755x478-300x190.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/03/muro-messico-2-755x478.jpg 755w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Antonio Lovascio •Altro che “modello Reagan”. Donald Trump, nonostante il messaggio insolitamente sobrio e misurato pronunciato davanti al Congresso USA, sta superando nei fatti il presidente cowboy che ha segnato profondamente gli Anni Ottanta del secolo scorso. Il nuovo inquilino della Casa Bianca va ben oltre: costruisce ogni giorno nuovi &#8220;muri&#8221;, materiali e ideali, commerciali e politici, culturali e religiosi. “Punisce” la stampa che lo critica perché promette un massiccio riarmo nucleare (aumenta del 10 percento i fondi al Pentagono e taglia gli stanziamenti all&#8217;Agenzia degli Aiuti) ricevendo dure repliche da Mosca che minaccia un ritorno alla Guerra fredda. Bersaglia emigranti, mercanti, governanti, credenti. Confeziona persino «marchi» d’infamia verso popoli, comunità, etnie e organizzazioni sovrannazionali e li mette in circolazione con la forza mediatica della parola dell’«uomo più potente del mondo».</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per quanto cruciale per la sicurezza del mondo e gli equilibri internazionali, la questione del rapporto Usa-Russia nell’era Trump somiglia sempre più a una pièce teatrale col presidente-miliardario che un giorno difende Putin dall’accusa di essere un assassino sostenendo che l’America non si è comportata molto meglio, e il giorno dopo scandisce che gli Usa sono decisi a riaffermare la loro assoluta supremazia militare e atomica. Così come è ondivago con l’Europa: dopo aver ricreato un asse con Londra lanciata nella Brexit, provoca la Germania e cerca di blandire l’Italia e in Francia alcuni candidati all’Eliseo. Ma questonon fa che aumentare la diffidenza tra le due rive dell’Atlantico. Quasi tutte le capitali europee, a prescindere dall’orientamento politico dei suoi leaders e da alcuni plateali ammiccamenti, sono quantomeno perplesse davanti ai tweet, al comportamento e alle dichiarazioni martellanti del nuovo presidente Usa. Come molti americani e in generale come gli abitanti di tutto il pianeta, gli europei non si sono ancora abituati all’idea di dover trattare con un uomo imprevedibile.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Molto prudente è l’atteggiamento Vaticano, anche se l’offensiva contro gli immigrati tocca il cuore della strategia bergogliana. &lt;</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vedremo quello che farà. Non possiamo essere profeti di calamità. In tempi di crisi non funziona il giudizio&gt;.  </span></span></span><a class="western" href="http://www.lastampa.it/2017/01/22/vaticaninsider/ita/vaticano/il-papa-su-trump-bisogna-essere-concreti-vedremo-ci-che-far-BwpzIXBFXguqxGqoGMRVGN/pagina.html"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così Papa Francesco ha riposto a una domanda del quotidiano spagnolo «El País»</span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> su Donald Trump, mostrando di non volersi associare, pur condannando i “pulismi”, a certe campagne preventive contro il neo-presidente. Anche se, com&#8217;era peraltro prevedibile, alcuni dei provvedimenti emanati dalla Casa Bianca nelle ultime settimane hanno suscitato fortissime proteste di ampi settori del mondo cattolico, a partire dall&#8217;ordine esecutivo ormai noto come «muslim ban». E lo stesso Segretario di Stato card. Pietro Parolin, primo collaboratore di Bergoglio, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ha richiamato la necessità di “promuovere l’incontro e il dialogo tra uomini e donne appartenenti a gruppi etnici, culture e religioni differenti”, cercando di “unire idee diverse, opposte opinioni politiche, visioni religiose e persino ideologie differenti” per servire la causa dell’uomo, la pace, la giustizia. Citando nel suo intervento trasmesso da Radio Vaticana quanto il Papa ha detto al Corpo diplomatico il 9 gennaio scorso: “La pace si conquista con la solidarietà” e non rifugiandosi “nelle piccole nicchie di interesse, nelle chiusure individualistiche e nel nazionalismo più o meno mascherato, che colora ormai il paesaggio di un mondo post-globale”. “Il metodo più sicuro per costruire un avvenire migliore consiste nel ristabilire la dignità di quelli che soffrono”. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fino ad oggi nessuna richiesta di udienza è arrivata in Vaticano da parte della Casa Bianca (che considera il Papa l’unico vero leader in Occidente) anche se alcuni osservatori ipotizzano una possibile data per l&#8217;incontro a fine maggio, quando il presidente americano parteciperà al G7 di Taormina. Il primo pontefice latino-americano si muove con prudenza e lungimiranza ( basti pensare al paziente canale diplomatico aperto con la Cina per la nomina dei Vescovi) ma verrà presto il momento del “faccia a faccia”. Il confronto viene spiegato da certi settori della stampa come scontro ideologico tra un presidente di destra (anche con la ripresa di temi cari ai cattolici, come la lotta all’aborto, fatta nella lettera del vicepresidente Pence alla marcia anti-aborto) e un Papa considerato “di sinistra”. Qualche osservatore azzarda addirittura la previsione che Trump potrebbe aggregare settori di cattolici e vescovi americani, legati alle battaglie culturali sui valori non negoziabili.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma come ha spiegato lo storico Andrea Riccardi le categorie destra/sinistra non spiegano molto. Anche perché il Papa &#8211; aperto alle posizioni di pluralismo &#8211; sta facendo i conti in modo rispettoso con i tradizionalisti (Lefevriani compresi) e con quegli ultraconservatori che crearono tribolazioni anche a Paolo VI. Francesco (che ha tollerato la permanenza delle opposizioni ai vertici curiali e l’affissione di locandine anonime contro di lui) è capace di decisioni ferme &#8211; ne è una prova quella con l’Ordine di Malta &#8211; quando si tratta del futuro di parti della Chiesa che strumentalmente richiamano con nostalgia Wojtyla e Ratzinger. Quest’ultimo certamente schierato con il suo successore.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sarebbe un’ingenuità, strana per un realista come Trump, sopravvalutare le opposizioni al Papa da parte di vescovi americani con supporter anche in Italia e pensare di dividere la Chiesa con un’azione anti-Francesco. Una voce circolata nelle scorse settimane parlava d’incontri diretti tra il tycoon nato per essere Re e qualche cardinale americano non propriamente filo-Bergoglio. Ma pare non sia fondata. Invece i cardinali statunitensi vicini a Francesco si sono fatti sentire con sistematicità sui provvedimenti più discussi della Casa Bianca. Quello di Chicago, Cupich, ha parlato di «un momento oscuro per la storia degli Stati Uniti». Con lui, i cardinali O’ Malley e Tobin. Intanto con pazienza il Pontefice non alza, ma abbatte i muri, quando auspica “un nuovo tempo, in cui il mondo globalizzato diventi una famiglia di popoli” ; “ una pace vera… attenta ai bisogni autentici delle persone , che prevenga i conflitti, che vinca gli odi e superi le barriere con l’incontro e il dialogo”. Bergoglio certo non si stancherà di ripeterlo a Trump, se prima o poi varcherà i cancelli del Vaticano.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-marzo-2017/cosa-papa-francesco-vorrebbe-dire-a-trump">Cosa Papa Francesco vorrebbe dire a Trump</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La caporetto dell&#8217;emergenza educativa</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2017/la-caporetto-dellemergenza-educativa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2017 17:11:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[febbraio 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Antonio Lovascio • C’è voluto il coraggio di una scrittrice spesso controcorrente come Susanna Tamaro per fermare l’attenzione su un fenomeno già puntualmente evidenziato dai quiz televisivi, ma troppo a lungo nascosto dalla roboante propaganda della “Buona Scuola”: le conoscenze scolastiche di molti diplomati o neolaureati millenial (a partire da quelli nati dopo [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2017/la-caporetto-dellemergenza-educativa">La caporetto dell’emergenza educativa</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/02/SOSTEGNOSCOLASTICO-450x272.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4009" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/02/SOSTEGNOSCOLASTICO-450x272-300x181.jpg" alt="SOSTEGNOSCOLASTICO-450x272" width="300" height="181" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/02/SOSTEGNOSCOLASTICO-450x272-300x181.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/02/SOSTEGNOSCOLASTICO-450x272.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Antonio Lovascio • C’è voluto il coraggio di una scrittrice spesso controcorrente come Susanna Tamaro per fermare l’attenzione su un fenomeno già puntualmente evidenziato dai quiz televisivi, ma troppo a lungo nascosto dalla roboante propaganda della “Buona Scuola”: le conoscenze scolastiche di molti diplomati o neolaureati millenial (a partire da quelli nati dopo il 1980 e cresciuti con i Social) vedono frequentemente scambiare le Marche per la Puglia e le città collocate qua e là senza cognizione alcuna della loro reale posizione geografica; per non parlare della storia, in cui i ritratti di Mazzini e Cavour risultano spesso sconosciuti ai più, come il nome di Mussolini. Che questa non sia finzione, ma una triste realtà, ce lo confermano purtroppo le statistiche internazionali che fanno il giro del mondo: ci hanno fatto precipitare nelle graduatorie Ocse di due punti in un solo anno, relegandoci al 34° posto su 70 Paesi. Ci difendiamo a stento nella matematica, mentre nel campo delle lettere e delle scienze l’ignoranza regna sovrana. Del resto anche i dati nazionali impietosamente raccontano che il numero di persone capaci di leggere un testo e di capirne il significato sia calato di anno in anno in maniera esponenziale. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ancora una volta, quindi, emergono le impressionanti falle del nostro sistema educativo che ha tolto dignità ed autorità agli insegnanti. Un sistema che, in nome del lassismo, della demagogia, del vivi e lascia vivere «tanto l’importante è il pezzo di carta», ha costantemente abbassato il livello delle pretese. È anche colpa di un sistema politico che ha sempre considerato il Ministero dell’Istruzione come un jolly da tirar fuori dal cappello nei momenti di bisogno, come “riserva di caccia elettorale”. Una botta ai sindacati, una botta ai concorsi, un po’ di fumo soffiato in faccia alle famiglie per mascherare che sotto il fumo non c’era nessun arrosto e avanti così, inventando pompose rivoluzioni che, alla prova dei fatti, si sono mostrate, per lo più, drastiche involuzioni. “Riforme” bruciate sul campo insieme ai loro ideatori: Berlinguer, Moratti, Fioroni, Gelmini, Giannini, ecc. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1c1c1c;">Dunque, al pari della disoccupazione e dell’allarme valanghe o terremoti, l’Educazione è la vera grande emergenza nazionale. Come scrive Susanna Tamaro, non essere gravemente preoccupati e non fare nulla per risolverla vuol dire condannare l’Italia ad un sempre maggior declino economico e sociale. Che adulti, cittadini, lavoratori saranno infatti i ragazzi di queste generazioni abbandonate alla complessità dei tempi senza che sia stato loro fornito il sostegno dei fondamenti? Sono stati cresciuti con il mito della modernità (come sono bravi nel maneggiare cellulari e tablet!), della facilità (“il tutto subito!”), del tirare a campare. Ma la vita, ad un certo punto, per la sua stessa natura pretenderà qualcosa da loro e gli eventi stessi inevitabilmente li porranno davanti a delle realtà che di facile non avranno nulla. Allora, forse, rimpiangeranno di non vere avuto insegnanti capaci di prepararli, di educarli come si deve.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1c1c1c;">Ma se, spinti e incalzati dalle loro famiglie, volessero anche cambiare rotta, ora non potrebbero farlo. Questi poveri studenti devono infatti fare i conti con il più caotico valzer delle cattedre che si sia mai registrato, emerso in tutta la sua evidenza alla ripresa delle scuole, dopo le vacanze di Natale. Il girotondo, secondo un dossier di “Tuttoscuola”, ha visto impegnati 250 mila tra maestri e professori e 2 milioni e mezzo di allievi (uno su tre) . </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Particolarmente colpiti gli alunni con disabilità</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, perché il 29,8% dei posti di sostegno sono “in deroga”, cioè non stabili, e i docenti di sostegno non di ruolo cambiano pressoché ogni anno. </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il tasso di mobilità degli insegnanti, che negli anni scorsi coinvolgeva circa un docente su dieci</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">(una percentuale già di per sé elevata), quest’anno è esploso,</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">si è addirittura triplicato</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, facendo</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">saltare il banco della continuità didattica</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. È</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">l’effetto del “piano straordinario di mobilità” previsto dalla legge n. 107/2015 sulla “Buona scuola”</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, preliminare al varo del piano straordinario di assunzioni voluto dal governo Renzi prima di Gentiloni. In pratica un’“ultima chiamata” che doveva consentire al personale docente di spostarsi nella sede più gradita anche “in deroga al vincolo triennale di permanenza nella provincia”. Fatto questa sorta di “condono”, doveva partire la nuova modalità di assegnazione della sede di servizio,</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">la cosiddetta “chiamata diretta”</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">: non sarebbe stato più il docente a scegliere la scuola, ma la scuola a scegliere il docente. È quanto prevede la legge n. 107, ma l’accordo sulla mobilità firmato dalla ministra Fedeli con i sindacati allo spirare del 2016 prevede una nuova deroga da ogni vincolo di permanenza per tutti i docenti di ruolo, compresi quelli chiamati con incarico triennale dai dirigenti scolastici. </span></span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Pertanto</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">il prossimo anno si replica: le famiglie italiane devono prepararsi a un’ulteriore schizofrenica girandola di insegnanti, con ulteriori pesanti effetti </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">sul servizio scolastico. </span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se la continuità didattica è un’importante precondizione per una scuola di qualità, quello in corso è un anno disastroso per ciò che dovrebbe contare di più, ovvero l’apprendimento degli studenti: il peggiore, da questo punto di vista, della storia della scuola italiana.</span></span></span><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Ecco perché , come realisticamente prefigura Susanna Tamaro, si profila un’altra grande Caporetto. </span></span></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2017/la-caporetto-dellemergenza-educativa">La caporetto dell’emergenza educativa</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le Chiese locali e le sfide di Papa Francesco</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-gennaio-2017/le-chiese-locali-e-le-sfide-di-papa-francesco</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jan 2017 09:42:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[gennaio 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio • Quando parla del suo pontificato, Francesco confessa una difficoltà di prospettiva: «Ho la vaga sensazione che sarà breve. ..Credo che  il Signore mi abbia messo qui per poco tempo. Però è solo una  sensazione, per questo lascio sempre le possibilità aperte…». Bergoglio ha da poco superato le 80 primavere e si appresta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/01/VI-IT-ART-28665-Betori_Bergoglio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3886" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/01/VI-IT-ART-28665-Betori_Bergoglio-300x193.jpg" alt="vi-it-art-28665-betori_bergoglio" width="300" height="193" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/01/VI-IT-ART-28665-Betori_Bergoglio-300x193.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/01/VI-IT-ART-28665-Betori_Bergoglio.jpg 770w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Antonio Lovascio • Quando parla del suo pontificato, Francesco confessa una difficoltà di prospettiva: «Ho la vaga sensazione che sarà breve. ..Credo che  il Signore mi abbia messo qui per poco tempo. Però è solo una  sensazione, per questo lascio sempre le possibilità aperte…». Bergoglio ha da poco superato le 80 primavere e si appresta a vivere il quarto anno sul Soglio di Pietro. La sua grande forza carismatica ha introdotto un nuovo rapporto con il mondo che soffre, con la gente, e significativi cambiamenti nella Chiesa.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ad esempio, con la riforma della Curia verrebbe a cadere l’epistilio montiniano che presidiava vari campi pastorali con una serie di organismi articolati, creati mezzo secolo fa da Paolo VI (determinante il supporto dell’allora Sostituto alla Segreteria di Stato Giovanni Benelli) per renderli più adeguati alla vita ecclesiale del post-Concilio. Il Consiglio dei nove cardinali che ora coadiuvano il Papa (il cosiddetto C9) ha già formalizzato la proposta di un nuovo “dicastero” (non è definito né congregazione né pontificio consiglio) chiamato attualmente “Carità, Giustizia e Pace”, e considera conclusa anche l’istruttoria sulla revisione di diverse congregazioni (Dottrina della fede, Culto divino, Cause dei santi, religiosi). Ma il cammino di questa Riforma incontra anche delle resistenze, denunciate con durezza dallo stesso Pontefice nel discorso a cardinali e vescovi della Curia Romana riuniti nella Sala Clementina per lo scambio degli auguri natalizi. Un tipo di resistenza, ha osservato, che si vela “dietro le parole giustificatrici e, in tanti casi, accusatorie&#8221;, in coloro che si rifugiano &#8220;nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare tutto sul personale senza distinguere tra l&#8217;atto, l&#8217;attore e l&#8217;azione&#8221;. Francesco vede pure &#8220;resistenze nascoste, che nascono dai cuori impauriti o impietriti alimentati dalle parole vuote del gattopardismo spirituale di chi si dice pronto al cambiamento, ma vuole che tutto resti come prima”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La “sferzata” di Bergoglio fa sicuramente discutere, ma nell’episcopato si sono già alzate voci autorevoli, come quella dell’arcivescovo di Firenze card. Giuseppe Betori in risposta a chi amplifica i contrasti ecclesiali prendendo lo spunto dai “Dubia” espressi da quattro cardinali (Brandmüller, Burke, Caffarra, Meisner) su “Amoris laetitia”, l’Esortazione Apostolica sull’amore nella famiglia. &lt; Al Papa si obbedisce, punto. Poi lo si interpreta, come è sempre stato nella storia, e questo fa emergere diverse sensibilità. Anche Giovanni XXIII e Paolo VI hanno subito contrapposizioni. Quello che è cambiato- aggiunge Betori &#8211; è la potenza dei mezzi di comunicazione: basta che un prete metta una frase su Facebook , gli amici la condividono, i Blog la riprendono…Da qui quella che sembra l’acutezza di certe posizioni. Ma Francesco, che invita a partire dalla realtà e non dai principi, nulla cambia nella dottrina e nella disciplina&gt;.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Bergoglio sa benissimo che una Riforma non si fa accorpando alcuni dicasteri o creandone di nuovi. Per questo prima di attuarla nelle “strutture”, ha delineato la sua visione di Chiesa nel testo programmatico dell’<i>Evangelii Gaudium</i>, incarnato nell’azione quotidiana. Il Papa vuole dare una risposta alle sfide del mondo attuale: «un’economia dell’esclusione e dell’inequità nella società e tra i diversi popoli» che rende «impossibile sradicare la violenza» e produce la «cultura dello scarto»; «una globalizzazione dell’indifferenza», che si giova del potere soporifero della «cultura del benessere»; «la negazione del primato dell’essere umano», scalzato da «nuovi idoli», il «feticismo del denaro» e la «dittatura di un’economia senza volto»; «la speculazione finanziaria» e la «corruzione ramificata»; «il rifiuto dell’etica e il rifiuto di Dio»; gli «attacchi alla libertà religiosa» e la «persecuzione dei cristiani»; «una diffusa indifferenza relativista»; il prevalere nella cultura dominante di ciò che è «esteriore, immediato, visibile, veloce, superficiale, provvisorio»; nell’ambito religioso l’emergere del «fondamentalismo» e di «spiritualità senza Dio», la crisi culturale profonda che attraversa la famiglia (EvG, 52-67). </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Qualcuno storce il naso. Ma in realtà Francesco &#8211; come hanno commentato Andrea Riccardi e Marco Magatti sul “Corriere della Sera”- non fa altro che rispondere alla questione “culturale” già posta da Benedetto XVI: per contrastare l’asfissia della ragione in cui rischia di soffocare il mondo è necessario ridurre la distanza tra ruolo e persona, tra norma ed esperienza, tra astrazione e concretezza.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Concluso l’anno giubilare della Misericordia, fanno bene le Chiese locali a riprendere nel 2017 l’invito che il Papa, dal convegno di Firenze del novembre 2015, ha rivolto ai vescovi italiani: ad interrogarsi nelle loro Diocesi sull’<i>Evangelii Gaudium</i>. Da una vigorosa spinta dal basso può prendere corpo un vero “disegno teologico” di Riforma, seguendo la “rotta” che Bergoglio ha tracciato con umiltà, fermezza e serenità. La serenità che lo ha sostenuto in questi primi tre anni di Pontificato nel compiere passi a prima vista “impossibili”: la decisione di vivere a Santa Marta; la prima uscita ufficiale a Lampedusa; la messa celebrata sulla frontiera tra Messico e Stati Uniti; la benedizione chiesta al patriarca ortodosso Bartolomeo; lo storico incontro con Fidel Castro, prima che morisse; un Sinodo sulla famiglia dove il metodo praticato è stato tanto importante quanto il risultato finale; la prima enciclica ecologica <i>Laudato Si</i>; le visite improvvisate ai poveri ed ai carcerati di Roma e quelle alle “periferie” del mondo; il viaggio in Svezia per ricordare Lutero; le lettere e gli incalzanti appelli ai Grandi per la pace in Siria e all’Europa per accogliere i disperati che fuggono dalle guerre. Con la certezza che un gesto autentico colpisce più di mille discorsi, e parla a tutti. Soprattutto ai giovani: il primo orizzonte pastorale bergogliano.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-gennaio-2017/le-chiese-locali-e-le-sfide-di-papa-francesco">Le Chiese locali e le sfide di Papa Francesco</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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