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	<title>aprile 2019 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>Presentazione degli articoli del mese di  aprile 2019</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/presentazione-degli-articoli-del-mese-di-aprile-2019</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 21:16:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/DOMENICA-PALME-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7159" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/DOMENICA-PALME-1-300x246.jpg" alt="DOMENICA-PALME-1" width="300" height="246" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/DOMENICA-PALME-1-300x246.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/DOMENICA-PALME-1.jpg 560w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><strong>Andrea Drigani</strong> a cinque anni dall’uscita del primo numero de «Il mantello della giustizia» presenta alcune constatazioni sull’opera svolta, con l’auspicio di continuare proficuamente in questo servizio per promuovere il diritto all’educazione cristiana. <strong>Giovanni Campanella</strong> recensisce il libro dell’economista Nino Galloni sull’attuale crisi finanziaria mondiale, dalla quale, tra l’altro, emerge che il benessere non può essere considerato solo in senso individuale, bensì sociale cioè diffuso. <strong>Francesco Vermigli</strong> si sofferma sulla figura e sul pensiero di Sant’Anselmo, vescovo e dottore della Chiesa, per il quale Dio è Colui che viene conosciuto, ma anche Colui che rende possibile la sua conoscenza. <strong>Carlo Parenti</strong> segnala come il sistema robotico in via di allestimento a livello planetario provoca un drastico ridimensionamento del numero dei lavoratori, anche se la tecnologia potrebbe creare nuove professionalità. <strong>Alessandro Clemenzia</strong> introduce alla lettura del recente saggio di Sergio Givone, un itinerario filosofico circa la necessità dell’esperienza religiosa per ogni uomo. <strong>Giovanni Pallanti</strong> nel centenario della nascita ricorda Carlo Donat Cattin (1919-1991) uomo politico e sindacalista cristiano, che come ministro realizzò lo «Statuto dei lavoratori». <strong>Francesco Romano</strong> riflette sulla «communio», originata dal Sacramento del Battesimo, che costituisce l’essenza dell’ordinamento giuridico della Chiesa. <strong>Mario Alexis Portella</strong> richiama l’attenzione sulla grave situazione del Venezuela con particolare riferimento alla politica degli USA che per essere più efficace, nel ristabilimento del diritto, deve coordinarsi con gli altri stati dell’Europa. <strong>Leonardo Salutati</strong> ripercorre la storia del cooperativismo cattolico, iniziato col magistero di Leone XIII e proseguito nell’insegnamento da tutti gli altri pontefici, che continua ad essere di una grande attualità anche nella presente contingenza economica. <strong>Gianni Cioli</strong> analizza il rapporto, nella vita morale, tra «radicalità evangelica» e «misericordia»<b> </b>che non può essere considerato conflittuale, bensì complementare. <strong>Dario Chiapetti</strong> illustra lo stato dei rapporti tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa di Grecia all’insegna dell’agire per conoscersi e del conoscersi per agire. <strong>Stefano Tarocchi</strong> annota sulla parabola del Padre misericordioso (Lc 15,11-32), un testo letterario splendido che ha coinvolto e coinvolge anche diversi scrittori ed artisti. <strong>Antonio Lovascio </strong>osserva che un intervento del Presidente Mattarella e una sentenza della Corte Costituzionale, emessa poco tempo fa, hanno pienamente confermato la condanna della prostituzione e della sua inammissibile legalizzazione. Per <strong>Stefano Liccioli</strong> l’universale vocazione alla santità, ribadita dal Vaticano II e dal magistero, viene recepita con entusiasmo anche dai giovani, alcuni dei quali sanno pure darne testimonianza. <strong>Carlo Nardi</strong> con Erasmo da Rotterdam ci rammenta che il disinteresse per la parola di Dio e la disaffezione alla preghiera provocano gravi danni alla salute dell’anima e delle anime.</span></span></span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/presentazione-degli-articoli-del-mese-di-aprile-2019">Presentazione degli articoli del mese di  aprile 2019</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il Manuale di Erasmo da Rotterdam</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/erasmo-da-rotterdam</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 14:20:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Nardi • Erasmo da Rotterdam (1466/69-1536), in una pagina del Manuale del cristiano in guerra contro il peccato, con la sua finezza di buon conoscitore degli uomini, rileva alcuni sintomi dell’affievolirsi della vita di fede. Quali sono questi campanelli d’allarme? Con la sua amabile ironia che conosce le nostre umane debolezze, con più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size: medium; font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download2.jpeg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-7163" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download2.jpeg" alt="download" width="225" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download2.jpeg 225w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download2-150x150.jpeg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download2-37x37.jpeg 37w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download2-128x128.jpeg 128w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download2-184x184.jpeg 184w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a>di Carlo Nardi • Erasmo da Rotterdam (1466/69-1536), in una pagina del </span><i style="font-size: medium; font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Manuale del cristiano in guerra</i> <i style="font-size: medium; font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">contro il peccato</i><span style="font-size: medium; font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">, con la sua finezza di buon conoscitore degli uomini, rileva alcuni sintomi dell’affievolirsi della vita di fede. Quali sono questi campanelli d’allarme? Con la sua amabile ironia che conosce le nostre umane debolezze, con più efficacia dei disperanti censori, esorta a prenderci sul serio davanti a Dio, a noi stessi, al prossimo.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Primo sintomo. È il disinteresse, si direbbe un’uggia dinanzi alla parola di Dio. Così, quando lo stomaco ha le nausee, non è un buon segno di salute. Probabilmente Erasmo ha in mente sant’Agostino, a lui carissimo, il quale nelle <i>Confessioni </i>definisce la memoria ‘stomaco dell’anima’. Quindi attenti alla disappetenza per l’ascolto e lettura della Sacra Scrittura, che Erasmo voleva tradotta nelle lingue correnti, soprattutto amata, studiata possibilmente in ebraico, greco e latino, comunque pregata, anzi cantata.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo punto dolente. Col rinviare di volta in volta la preghiera si finisce per non pregare più: prima la disattenzione, poi la disaffezione per i momenti di colloquio con Dio, per quei tempi preziosi. Erasmo, uomo della libertà dello spirito, è pungente circa esteriorità imbonitrici o meschinità avvilenti che sanno di una meccanica superstiziosa. Ma egli sa anche quanti infingimenti e scuse possiamo trovare nelle nostre coscienze svagolate per non pregare. Nella preghiera è questione di gusto, ma di un gusto orientato e disciplinato. Governato da nostro signore Gesù Cristo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Altrimenti l’insensibilità invade la mente e la vita, propria e altrui. A questo proposito Erasmo, parlando ad un tu ipotetico, non è meno concreto: «Vedi un fratello che soffre e nulla ti commuove, perché i beni tuoi stanno al sicuro? Ancora un esempio più chiaro. Hai ingannato, hai commesso adulterio: l’anima ha ricevuto una ferita, eppure non solo non ne soffri, ma te ne compiaci, come di un guadagno e te ne vanti. Perché l’anima non sente nulla? Proprio perché è morta. Ma in che senso è morta? Perché non ha la vita, cioè Dio, che è carità?» (<i>Manuale </i>cap. 1: trad. ital. A.M. Erba, Roma 1994, pp. 100-101). </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/erasmo-da-rotterdam">Il Manuale di Erasmo da Rotterdam</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«Tra radicalità e misericordia». Considerazioni sulla proposta morale di papa Francesco a partire da un saggio di Giannino Piana</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/tra-radicalita-e-misericordia-considerazioni-sulla-proposta-morale-di-papa-francesco-a-partire-da-un-saggio-di-giannino-piana</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Cioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 08:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2019]]></category>
		<category><![CDATA[don Gianni Cioli 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Gianni Cioli • Il libro La Casa fondata sulla roccia. L’etica evangelica tra radicalità e misericordia (Assisi 2015), del noto teologo morale Giannino Piana, è una raccolta di saggi, già apparsi in buona parte sulle riviste Servitium e Credere oggi, e qui riproposti con opportune integrazioni e aggiornamenti in modo da costituire i capitoli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/piana.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7124" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/piana-300x269.jpg" alt="piana" width="300" height="269" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/piana-300x269.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/piana.jpg 557w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Gianni Cioli • Il libro <em>La Casa fondata sulla roccia. L’etica evangelica tra radicalità e misericordia</em> (Assisi 2015), del noto teologo morale Giannino Piana, è una raccolta di saggi, già apparsi in buona parte sulle riviste Servitium e Credere oggi, e qui riproposti con opportune integrazioni e aggiornamenti in modo da costituire i capitoli di un insieme organico. Si tratta di testi brevi, in un linguaggio semplice, privi di note a piè di pagina e di bibliografia dettagliata. Il libro si presenta pertanto come un’opera di carattere eminentemente divulgativo, strumento utile per introdurre i non addetti ai lavori a cogliere aspetti essenziali dell’etica evangelica.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il libro di Piana è però anche qualcosa di più che una buona sintesi divulgativa circa i fondamenti della morale cristiana. Già nel titolo l’opera offre un orizzonte interpretativo, illuminante anche per una riflessione scientifica sulla teologia morale fondamentale e su problematiche pastorali connesse ai giudizi morali. L’orizzonte che Piana prospetta per interpretare l’etica del vangelo e profilarne l’attualità di fronte alle sfide odierne sta innanzitutto nella profonda correlazione che intercorre tra “radicalità”, esigenze morali fissate da Gesù nel discorso della montagna (Mt 5-7) per quanti vogliono entrare nel regno dei cieli, e l’atteggiamento di “misericordia” che lo stesso Gesù manifesta verso i peccatori nell’annunciare la buona notizia come testimonianza dell’amore del Padre. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«L’affermazione della radicalità evangelica», sottolinea l’autore nell’introduzione, «si coniuga […] costantemente con l’esercizio della misericordia, quando si tratta di accostare le situazioni personali. Nonostante le apparenze contrarie, non vi è alcuna contraddizione fra questi due atteggiamenti. La fermezza nel proporre l’integralità del messaggio fa infatti credito alle infinite risorse dell’uomo, alla possibilità che ha di attingere mete insospettate di perfezione e di santità. Mentre, a sua volta, la misericordia prende corpo a partire dalla considerazione dello status di precarietà e di limite proprio della condizione umana, e più ancora dalla constatazione della presenza del mistero del peccato e del male, che esercita un forte condizionamento sulle decisioni umane. Se è dunque, da una lato, importante piegarsi con il proprio cuore e la propria comprensione – di qui viene una delle radici etimologiche di “misericordia” – sulla debolezza umana, è, dall’altro, altrettanto importante (e necessario) non rinunciare ad annunciare con forza e sine glossa il messaggio evangelico, sollecitando un’adesione ad esso, che non può avvenire se non imboccando la via di una permanente metanoia» (pp. 8-9).</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Radicalità e misericordia, piuttosto che come poli di una dialettica non risolvibile una volta per tutte, andrebbero comprese come i due fuochi di un’ellisse: la morale cristiana sussiste nel reciproco stare insieme, in una tensione vitale e dinamica, di entrambi gli elementi.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo orizzonte interpretativo, semplice ad essere annunciato, meno ovvio ad essere concretizzato, appare particolarmente interessante nell’attuale scenario profilatosi attraverso le sfide offerte alla teologia pratica dal magistero di papa Francesco che ha eletto la misericordia come categoria fondamentale per delineare l’essenza e la missione della Chiesa (cf. S. Morra, Dio non si stanca. La misericordia come forma ecclesiale, Bologna 2015). L’invito alla perfezione di Mt 5 non viene banalizzato e perduto, ma collocato entro una logica d’incarnazione: «Vediamo così che l’impegno evangelizzatore si muove tra i limiti del linguaggio e delle circostanze. Esso cerca sempre di comunicare meglio la verità del Vangelo in un contesto determinato, senza rinunciare alla verità, al bene e alla luce che può apportare quando la perfezione non è possibile. Un cuore missionario è consapevole di questi limiti e si fa “debole con i deboli […] tutto per tutti” (1Cor 9,22). Mai si chiude, mai si ripiega sulle proprie sicurezze, mai opta per la rigidità autodifensiva. Sa che egli stesso deve crescere nella comprensione del Vangelo e nel discernimento dei sentieri dello Spirito, e allora non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada» (Francesco, Evangelii gaudium 45).</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A dire il vero nel libro di Piana i riferimenti a papa Francesco sono occasionali e marginali, ma l’orizzonte interpretativo in cui l’autore si muove segnala una interessante sintonia. Il binomio “radicalità e misericordia”, se non risolve, sfida comunque a ripensare con coraggio i non pochi nodi problematici della teologia morale del terzo millennio. Non solo: potrebbe offrire anche una chiave di lettura efficace per meglio comprendere il magistero del papa attuale, mediante una rivisitazione della controversa categoria del “compromesso in campo etico”.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/tra-radicalita-e-misericordia-considerazioni-sulla-proposta-morale-di-papa-francesco-a-partire-da-un-saggio-di-giannino-piana">«Tra radicalità e misericordia». Considerazioni sulla proposta morale di papa Francesco a partire da un saggio di Giannino Piana</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La Merlin e «l’infame schiavitù del nostro secolo»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/la-consulta-le-battaglie-di-lina-e-linfame-schiavitu-del-nostro-secolo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 19:14:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2019]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio • E’ “l’infame schiavitù del nostro secolo”, come l’ha definita nella tradizionale Festa dell’8 marzo al Quirinale, il Capo dello Stato Sergio Mattarella. È quella che caratterizza le donne vittime di sfruttamento sessuale. Donne &#8211; spesso di minore età e talvolta provenienti da vere e proprie tratte &#8211; di cui si approfittano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/case_chiuse.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7146" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/case_chiuse-300x130.jpg" alt="case_chiuse" width="300" height="130" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/case_chiuse-300x130.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/case_chiuse.jpg 341w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Antonio Lovascio • E’ “l’infame schiavitù del nostro secolo”, come l’ha definita nella tradizionale Festa dell’8 marzo al Quirinale, il Capo dello Stato Sergio Mattarella. È quella che caratterizza le donne vittime di sfruttamento sessuale. Donne &#8211; spesso di minore età e talvolta provenienti da vere e proprie tratte &#8211; di cui si approfittano uomini di ogni età e censo. Vittime non meno di quelle che vengono uccise ( i femminicidi in Italia sono purtroppo in aumento!) per mano di mariti, compagni e fidanzati. E’ un fenomeno diffuso che sicuramente svilisce il grado di civiltà del nostro Paese. Ma per debellarlo non servono i “colpi di genio” alla Salvini, che &#8211; mentre si autoproclama difensore della famiglia &#8211; vorrebbe il ritorno alle “case chiuse”, ignorando che In Olanda, ad Amsterdam, in Germania, dove da decenni le “case di tolleranza” ci sono, stanno facendo marcia indietro perché sia il mercato legale che quello illegale sono in mano al racket; e che altre Nazioni, come la Francia e la Norvegia, tentano di scoraggiare la domanda e dunque il rapporto prostituente con norme punitive nei confronti dei clienti.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ad abbassare i toni del vicepremier e leader della Lega, a fargli riporre (momentaneamente ?) nel cassetto una proposta oltre che profondamente ingiusta ormai vecchia, superata ed obsoleta, è intervenuta la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità riguardanti il reclutamento e il favoreggiamento della prostituzione, puniti dalla legge Merlin. Questa resta in vigore tutta intera, anche per il mercato del sesso &#8220;libero-professionale&#8221; delle escort, disponibili e prenotabili. La decisione della Consulta è netta: reclutare, agevolare, favorire la prostituzione resta un delitto anche oggi, come 60 anni fa.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E la prostituta ne è vittima, diciamolo subito, a scanso di equivoci: come con inconfutabili argomentazioni ha commentato su “Avvenire” Giuseppe Anzani (raffinato giurista già magistrato), l’oggetto del divieto penale non è la sua condotta, costretta o libera che sia, forzata o intraprendente, pur sempre toccata da stigma sociale di sprezzo (o di pietà) per il &#8220;turpe mestiere&#8221;, ma l’attività altrui che l’attornia e che come una rete ne impania la vita, o un segmento di vita, con differenti gravità di figure criminose, dalla tratta schiavizzante al lenocinio alla mera agevolazione di una scelta predecisa. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La legge che porta il nome di Lina Merlin (combattiva senatrice socialista, maestra elementare di Pozzonovo in provincia di Padova), è rimasta ferma, anzi salda. Ma il dibattito ha smosso tanti problemi che meriterebbero un altro profondo scandaglio rispetto alla sociologia dei mutamenti del costume dall’epoca delle &#8220;case chiuse&#8221; a oggi. È vero, i tempi sono cambiati dal 1958, come hanno sottolineato diversi opinionisti. Ora esistono i centri massaggi, esistono i privé dei locali a luci rosse, esistono gli annunci sul web. Il sesso a pagamento è offerto ovunque, è cresciuta anche la prostituzione maschile. Ma la sostanza non è affatto mutata, né la domanda fondamentale: è libertà, questa? Esiste qualcuno che onestamente può pensare che, fatta salva qualche rara eccezione, esercitare la prostituzione sia una espressione di autodeterminazione? Non mistifichiamo la realtà: hanno scritto o affermato in interviste alcuni autorevoli costituzionalisti. La prostituzione è sempre subordinazione e negazione della relazione. Non c’è esercizio di libertà sessuale in una prestazione offerta dietro compenso, perché lo scambio di denaro presuppone il potere del cliente di disporre a piacimento del corpo dell’altro. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Occorre prendere atto che accostare la parola autodeterminazione, in particolare femminile, all’esercizio della prostituzione è del tutto fuorviante. E proprio l’autodeterminazione &#8211; il motivo dominante del dubbio sollevato sull’incriminazione del reclutamento e del favoreggiamento della prostituzione – è diventata, più che uno slogan, un vortice del pensiero. “Se decidi di prostituirti ne hai libertà; di più, ne hai diritto; anzi tale diritto fa parte dei diritti inviolabili protetti dall’art. 2 della Costituzione”: così si è andati dicendo. “Che senso avrebbe, dunque, punire chi aiuta un altro a realizzare una sua libertà, un suo diritto?” Così ragionando, non si è forse aperto uno spiraglio analogo, seppure ancora incerto, in tema di suicidio? (Anche questo s’è purtroppo sentito!). Forse un giorno il consumo personale di droga, che la legge dice non punibile, sarà pensato come libero-diritto siccome autodeterminato, e la sua agevolazione un fatto indifferente? Potremmo proseguire con altri esempi sulle orme dell’analisi di Giuseppe Anzani, ampiamente condivisa da altri esperti di Diritto e di diritti. Ponendo altri interrogativi per sintetizzare le aberranti linee di pensiero di chi non vuole arginare lo sfruttamento sessuale delle donne. Ma fermiamoci alle parole forti di Mattarella: la prostituzione corrompe una società intera, perché distrugge la dignità femminile.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/la-consulta-le-battaglie-di-lina-e-linfame-schiavitu-del-nostro-secolo">La Merlin e «l’infame schiavitù del nostro secolo»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«Era perduto ed è stato ritrovato». Note su una parabola</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/era-perduto-ed-e-stato-ritrovato-note-su-una-parabola</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 19:06:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2019]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi • Una delle pagine più commoventi (e più alte) della letteratura di ogni tempo, la terza delle tre parabole della misericordia del capitolo 15 del Vangelo secondo Luca, deve essere letta ai giorni nostri con un doppio scarto rispetto al tradizionale titolo del “figlio prodigo”. Il primo scarto sarà quello linguistico: oggi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/rembrandt_il_figliol_prodigo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7141" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/rembrandt_il_figliol_prodigo-253x300.jpg" alt="rembrandt_il_figliol_prodigo" width="253" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/rembrandt_il_figliol_prodigo-253x300.jpg 253w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/rembrandt_il_figliol_prodigo-422x500.jpg 422w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/rembrandt_il_figliol_prodigo-640x758.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/rembrandt_il_figliol_prodigo.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 253px) 100vw, 253px" /></a>di Stefano Tarocchi • Una delle pagine più commoventi (e più alte) della letteratura di ogni tempo, la terza delle tre parabole della misericordia del capitolo 15 del Vangelo secondo Luca, deve essere letta ai giorni nostri con un doppio scarto rispetto al tradizionale titolo del “figlio prodigo”. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il primo scarto sarà quello linguistico: oggi nessuno, o quasi, comprende il vocabolario desueto della prodigalità, che peraltro è solo una conseguenza delle azioni del figlio minore del testo lucano (esiste anche il figlio maggiore!). E comunque questo figlio, che ha la «tendenza a spendere o a donare con larghezza eccessiva e senza riflessione» è un esempio di sperpero dissennato. Lo dice la stessa narrazione evangelica per ben due volte: «là – nel paese remoto dove ha scelto di vivere la sua vita, lontano dal padre e dalla famiglia – sperperò il suo patrimonio (lett. “la sua esistenza”) vivendo in modo dissoluto (lett.: “senza speranza di salvezza”); «ha divorato le tue sostanze (lett. “la tua vita”) con le prostitute» (Lc 15,13.30). Non potrebbero esserci verbi più eloquenti di questi ultimi due nel descrivere l’uso dei beni che ha fatto questo figlio</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo figlio aveva voluto conoscere il mondo: un «paese lontano», fuori dalla terra di Israele – infatti vi si allevano i porci – «fuori dal perimetro chiuso del sistema familiare». Inoltre «il suo viaggio inizia con un atto di violenza, uno strappo alla legge»: ecco così l’imperativo «dammi», capace di provocare «una rottura irreversibile» (Massimo Recalcati). </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il padre narrato dalla parabola ha lasciato che si compisse fino in fondo la richiesta di avere accesso al suo patrimonio e quindi decidere un’esistenza distante da lui: «“padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze (lett. “la sua vita”)» (Lc 15,1-2). </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quando tuttavia il figlio ritorna, dopo aver provato tutte le conseguenze della sua libertà dissennata e dissipata, ciò che era irreversibile si apre in maniera inattesa. Il suo viaggio lontano da casa si conclude con la riconciliazione, dapprima con il padre, e poi, attraverso lui, con il fratello. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si potrebbe scrivere che «Dio è colui che «ha preso [questo suo figlio] con un amo invisibile e con una lenza invisibile, che è abbastanza lunga per lasciarlo vagare sino ai confini del mondo, e, tuttavia, riportarlo indie­tro con una sola tirata del filo» (Gilbert Keith Chesterton).</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il secondo scarto, secondo il percorso che ho voluto evidenziare nel rileggere questa parabola, sarà quello di indicare il vero protagonista della parabola: il padre che, rivolgendosi al figlio maggiore, che gli ha appena detto «è tornato questo tuo figlio» (Lc 15,30), riassume il senso profondo del testo evangelico: «“Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”» (Lc 15,31). È solo il padre a restituire ad ognuno dei suoi due figli la loro vera natura di comunione: due fratelli e non solo «tuo figlio», come vorrebbe l’orizzonte gretto del maggiore. Dopo aver accettato il perdono del figlio minore, il padre insegna all’altro che cosa significa essere riconciliato, nella festa senza limiti della misericordia divina: «portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso (lett. “nutrito con il frumento”, che rende la sua carne tenera”), ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa» (Lc 15,22-23).</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Forse è vero che se «nessuno sopporta di non essere perdonato: soltanto Dio ne è capace», come ha scritto Graham Greene.<br />
Così, come nel celebre dipinto di Rembrandt, si svelano anche lo spessore e la complessità della figura del padre, rappresentato appunto con una mano di uomo e una di donna. Dio che è padre e anche madre.<br />
Il percorso della parabola evangelica si centra su un perenne percorso dove liberamente ciascuno dei figli deve ricuperare sé stesso di fronte al padre, e al cielo, che egli rende presente.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/era-perduto-ed-e-stato-ritrovato-note-su-una-parabola">«Era perduto ed è stato ritrovato». Note su una parabola</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Facciamoci trascinare dalla santità dei giovani</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/facciamoci-trascinare-dalla-santita-dei-giovani</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 18:37:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli • Lunedì 25 marzo 2019 Papa Francesco ha firmato l&#8217;esortazione apostolica frutto del Sinodo dedicato ai giovani. Il titolo di questo importante documento è “Christus vivit – Cristo vive” e verrà pubblicato il 2 aprile del 2019, una data che non credo sia stata scelta a caso visto che coincide con il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/papa-loreto-31.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7156" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/papa-loreto-31-300x200.jpg" alt="papa-loreto-31" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/papa-loreto-31-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/papa-loreto-31-750x500.jpg 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/papa-loreto-31-640x427.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/papa-loreto-31-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli • Lunedì 25 marzo 2019 Papa Francesco ha firmato l&#8217;esortazione apostolica frutto del Sinodo dedicato ai giovani. Il titolo di questo importante documento è “Christus vivit – Cristo vive” e verrà pubblicato il 2 aprile del 2019, una data che non credo sia stata scelta a caso visto che coincide con il quattordicesimo anniversario della nascita al Cielo di San Giovanni Paolo II, un papa che ha avuto molto a cuore i giovani. Vi posso anticipare che nel prossimo numero de&#8217; &#8220;Il Mantello della Giustizia&#8221; offrirò una presentazione di questa esortazione, completando, per certi versi, un percorso che la nostra rivista ha fatto accompagnando, a più voci, questo sinodo, fin dalle sue fasi preparatorie. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel frattempo volevo richiamare, in questa sede, un passaggio del documento finale del suddetto sinodo:«È stato chiaro fin dall’inizio del percorso sinodale che i giovani sono parte integrante della Chiesa. Lo è quindi anche la loro santità, che in questi ultimi decenni ha prodotto una multiforme fioritura in tutte le parti del mondo: contemplare e meditare durante il Sinodo il coraggio di tanti giovani che hanno rinunciato alla loro vita pur di mantenersi fedeli al Vangelo è stato per noi commovente; […] Attraverso la santità dei giovani la Chiesa può rinnovare il suo ardore spirituale e il suo vigore apostolico. Il balsamo della santità generata dalla vita buona di tanti giovani può curare le ferite della Chiesa e del mondo, riportandoci a quella pienezza dell’amore a cui da sempre siamo stati chiamati: i giovani santi ci spingono a ritornare al nostro primo amore (cfr. Ap 2,4)». La santità che viene indicata dal Santo Padre non è solo quella riconosciuta formalmente dalla Chiesa, ma anche e soprattutto quella che sempre il pontefice definisce nell&#8217;esortazione apostolica “Gaudete et exsultate” la santità “della porta accanto”, di quelli cioé «che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”». (GE, 4). A testimonianza di ciò, durante il sinodo sono stati indicati come giovani testimoni anche ragazzi e ragazze che non sono stati canonizzati o beatificati, ma hanno comunque testimoniato, in diverse situazioni di vita, il loro amore per Dio e per i fratelli. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le riflessioni di Papa Francesco ci aiutano, a mio avviso, ad avere in generale uno sguardo positivo sulla condizione dei giovani, abbandonando i soliti luoghi comuni. A volte siamo tentati di pensare che nel cammino di fede le nuove generazioni abbiano tutto da imparare dagli adulti, ma non è così. In tal senso mi hanno colpito le parole del Santo Padre pronunciate la scorsa estate al circo massimo in occasione di una veglia di preghiera con i giovani italiani. Prendendo spunto dalla corsa degli apostoli Pietro e Giovanni al sepolcro vuoto di Gesù, Papa Bergoglio disse:«Poiché siete giovani, io, come Pietro, sono felice di vedervi correre più veloci, come Giovanni, spinti dall’impulso del vostro cuore, sensibile alla voce dello Spirito che anima i vostri sogni. […] Sarò felice di vedervi correre più forte di chi nella Chiesa è un po’ lento e timoroso, attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci, come Giovanni aspettò Pietro davanti al sepolcro vuoto».</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Valorizzare i giovani non vuol dire metterli al centro della nostra attenzione in qualche occasione, ma promuovere il loro sano protagonismo, facendoci trascinare anche nel cammino di fede dai loro slanci, dal loro entusiasmo, dai loro esempi di santità. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/facciamoci-trascinare-dalla-santita-dei-giovani">Facciamoci trascinare dalla santità dei giovani</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Tanta abbondanza insieme a tanta povertà</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/tanta-abbondanza-insieme-a-tanta-poverta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Campanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 17:32:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2019]]></category>
		<category><![CDATA[don Giovanni Campanella 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Campanella • Nel mese di ottobre 2018, la casa editrice Arianna ha pubblicato un libro, intitolato L’inganno e la sfida – Dalla società post-industriale a quella post-capitalistica – 2019: le ragioni di una crisi finanziaria, all’interno della collana “Free writers”. L’autore è Antonino (talvolta chiamato Nino) Galloni. Antonino Galloni è figlio del noto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/galloni.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7102" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/galloni-300x224.jpg" alt="galloni" width="300" height="224" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/galloni-300x224.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/galloni.jpg 593w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Giovanni Campanella • Nel mese di ottobre 2018, la casa editrice Arianna ha pubblicato un libro, intitolato <i>L’inganno e la sfida – Dalla società post-industriale a quella post-capitalistica – 2019: le ragioni di una crisi finanziaria</i>, all’interno della collana “Free writers”. L’autore è Antonino (talvolta chiamato Nino) Galloni.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Antonino Galloni è figlio del noto avvocato, politico, vicepresidente del CSM e professore di diritto Giovanni Galloni. Quest’ultimo, al tempo in cui era ordinario di Diritto Agrario a Firenze, insegnò anche al direttore di questa rivista. Nel mese di maggio 2018, il nostro Giovanni Pallanti scrisse un articolo in memoria dell’esimio professore (<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2018/per-giovanni-galloni">articolo</a>)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A distanza di un anno, mi cimento nella recensione dell’ultimo scritto del figlio Antonino. Nino si è molto distinto nello studio dell’altra grande branca delle scienze sociali, l’economia. Nato a Roma nel 1953, è stato funzionario di ruolo del Ministero del Bilancio, direttore generale del Ministero del Lavoro e ha svolto controlli contabili all’INPDAP, all’INPS ed all’INAIL. È stato tra i più stretti collaboratori del celebre economista Federico Caffè.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al centro di questo saggio di Galloni sta la stridente contraddizione tra il superato limite della scarsità dell’offerta dei beni, raggiunto finalmente nel ‘900 dopo secoli di imponenti sforzi, e la palese persistenza di grandi sacche di povertà. L’eccessiva finanziarizzazione dell’economia e un uso improvvido di strumenti di politica monetaria hanno portato agli attuali scenari di crisi.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Com’è possibile questa paradossale coesistenza di abbondanza e povertà, benessere e malessere? Lasciando da parte il fatto che a volte si può essere poveri nell’abbondanza (essere afflitti da diversi tipi di povertà), sembrerebbe proprio che sussistano ancora gravi problemi di distribuzione. Problema di distribuzione vuol dire problema di interconnessione. E problema di connessione è problema di relazione. L’universo delle relazioni è sempre stato elemento fondamentale nella vita dell’uomo. Sembra però che oggi tale problema si sia ancora più approfondito, “arricchito”, “sfaccettato”, bussando più insistentemente alle nostre coscienze. Già nella premessa, la psicologa Roberta Lasi suggerisce che una possibile via di risoluzione sia quella di non pensare più al benessere come a qualcosa di individuale e puntuale ma come a qualcosa di necessariamente diffuso. Benessere individuale è illusione. Lo era già prima ma ancora più lo è nell’odierna società delle connessioni.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La solita vecchia rincorsa alla massimizzazione del profitto è ciò che sempre ci frega. Ora però ci frega ancor di più: infatti è ormai dalla metà del secolo scorso che gli investimenti finanziari promettono molto, molto di più degli investimenti nell’economia reale. Questo drena moltissime risorse e capitale dalle attività reali verso attività puramente finanziarie e speculative. Ciò va a discapito del lavoro e di prospettive di crescita per tutti. Ma, appunto, profitto è davvero sinonimo di benessere? Siccome sembra che il singolo privato non sia ancora in grado di darsi una buona risposta da solo, è necessario che gli Stati facciano la loro parte nell’arginare il nefasto fenomeno dell’ultrafinanziarizzazione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dato il problema dell’assenza di liquidità per l’economia reale, Galloni avanza l’ipotesi di organizzarsi con credito alternativo, piattaforme finanziarie alternative, moneta alternativa.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>«Una tipologia simile, che nacque ai tempi della carenza di euro in Grecia, prevedeva l’emissione di una moneta, il Civic, da parte di una pubblica amministrazione (pa) piena di impegni, ma priva di euro. Funzionava così: la pa emetteva civics (del valore teorico di 50 euro ciascuno) e li destinava a paga giornaliera di disoccupati che aggiustassero le strade o curassero i giardini; poi apriva un servizio pubblico a pagamento (ad esempio un nuovo asilo nido) e chiedeva agli utenti di pagare metà in euro e metà in civics; i genitori (nell’esempio dell’asilo nido) se li procurano dai disoccupati neo-assunti. Ed ecco: senza spendere un euro che la pa non aveva, veniva dato un lavoro e un reddito ai disoccupati, sistemate strade e giardini, aperto un nuovo servizio (seppure a pagamento)» (p. 100).</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’ultimo paragrafo è dedicato al fenomeno delle migrazioni africane. I disastri del colonialismo europeo hanno portato in Africa ciò che per millenni non c’era: la fame. Le corrotte classi dirigenti locali sono quasi sempre “figlie” delle politiche sfruttatrici europee. Pochissime sono state le eccezioni. Galloni ricorda ottimi esempi da seguire: l’Eni di Enrico Mattei (e mi riallaccio a uno dei miei recenti articoli) riuscì a portare, anche se per poco tempo, una cultura di sviluppo locale e di condivisione degli utili.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/tanta-abbondanza-insieme-a-tanta-poverta">Tanta abbondanza insieme a tanta povertà</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ricordo di Carlo Donat Cattin</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/ricordo-di-carlo-donat-cattin</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 17:26:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • Carlo Donat Cattin nacque a Finale Ligure, in provincia di Savona, il 26 giugno 1919.  La madre era di una nobile famiglia e il padre, antifascista e iscritto al Partito Popolare di Don Luigi Sturzo era originario della Savoia. Quest’anno è il centenario della nascita di questo grande leader politico cristiano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download-1.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-7105" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download-1.jpeg" alt="download (1)" width="261" height="193" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download-1.jpeg 261w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download-1-260x193.jpeg 260w" sizes="auto, (max-width: 261px) 100vw, 261px" /></a>di Giovanni Pallanti • Carlo Donat Cattin nacque a Finale Ligure, in provincia di Savona, il 26 giugno 1919.  La madre era di una nobile famiglia e il padre, antifascista e iscritto al Partito Popolare di Don Luigi Sturzo era originario della Savoia. Quest’anno è il centenario della nascita di questo grande leader politico cristiano democratico torinese. Il quotidiano cattolico “Avvenire” e il giornale della Santa Sede “L’Osservatore Romano” gli hanno dedicato un’ intera pagina, alla vita e alle lotte per il progresso dei lavoratori e la libertà che hanno contraddistinto  il suo l’impegno sindacale e politico. Su “L’Osservatore Romano “ è stato pubblicato, come già ricordato, l’intervento dello storico Francesco Malgeri alla commemorazione di Donat Cattin  organizzata dal Senato della Repubblica, alla presenza della Presidente Casellati, a cui è intervenuto anche Pier Ferdinando Casini.  “Rai storia”  ha dedicato un documentario  &#8211; il coraggio della politica- di Roberto Fagiolo sulla vita del democristiano piemontese ( Donat Cattin pur essendo nato in  Liguria ha vissuto lungamente a Torino dove diventò segretario della Cisl di quella provincia poi consigliere comunale, consigliere provinciale e segretario provinciale della Democrazia Cristiana prima di diventare deputato e senatore della Repubblica). In questo documentario della Rai  realizzato subito dopo la  sua morte   avvenuta nel 1991 c’è una bellissima testimonianza di Francesco Cossiga ( registrata nel 1991)  che spiega come la parabola politica ed esistenziale di Donat Cattin può essere compresa solo se si pensa alla storia  dei Santi Sociali Torinesi: Don Bosco, Faà di Bruno, Piergiorgio Frassati,  ecc.. Solo in questa prospettiva si può capire, infatti,  l’impegno e le scelte politiche di Donat Cattin.<br />
Dopo la lotta partigiana ( è stato ufficiale dei granatieri e dopo l’8 settembre 1943 passò alla Resistenza antifascista) diventò leader  per i lavoratori cristiani della CGIL per poi aderire alla CISL fondata da  Giulio Pastore. Dirigente delle ACLI, nel 1954 fu eletto consigliere nazionale della Democrazia Cristiana. Successivamente diventerà, come già  ricordato, consigliere comunale e provinciale di Torino e   deputato e senatore per lo Scudo Crociato.<br />
Ministro  in diversi governi del Lavoro, del Mezzogiorno, dell’Industria  e della Sanità  Donat Cattin è sempre stato un cattolico,  impegnato in politica,  che aveva fatto propria una dimensione laica,  nei metodi e nella prassi,  all’opposto di ogni clericalismo. La schiettezza verbale e comportamentale di Donat Cattin era leggendaria . Come ha scritto il quotidiano “Avvenire” per lui esisteva prevalentemente  il Si o il No.  Conosceva l’arte della politica e della mediazione tra interessi contrapposti ma non era disponibile a quella sudditanza opportunistica, tipica di tanti cattolici,  che pensano che non avere nemici sia la prova di una giusta e buona vita.<br />
Donat Cattin è stato un combattente sia nella vita privata, dove sofferse molto la tragedia del figlio Marco terrorista del gruppo “Prima linea” coinvolto in fatti di sangue e morto, dopo aver espiato  le sue colpe in carcere, in modo eroico tentando di bloccare un tamponamento su un autostrada, tentativo che gli costò la vita venendo travolto da un camion che in quella pubblica.  Io l’ho conosciuto molto bene: quando diventai per la seconda volta segretario provinciale della Democrazia Cristiana fiorentina, nel 1987, lo invitai alla  mia prima manifestazione pubblica . Al teatro dell’Oriolo tenemmo una pubblica assemblea dal titolo : “ La Democrazia Cristiana partito di Popolo” . Donat  Cattin è stato un mio riferimento politico ( pur non facendo io parte di  “Forze Nuove”  ma della sinistra di base) come Francesco Cossiga, per le sue lotte contro i padroni a favore dei lavoratori.  Donat  Cattin fu il ministro che nel 1970 varò lo Statuto dei Lavoratori ed è stato il più autentico rappresentante europeo di un popolarismo combattivo, democratico e mai subalterno ad interessi padronali e  all’egemonia culturale comunista sulle masse lavoratrici.  Con lui ho fatto tante cose. Quando era Ministro della Sanità e io segretario provinciale della Democrazia cristiana  fiorentina si visitarono le cliniche ospedaliere di Careggi. Ricordo ancora, per far capire come si muoveva Donat Cattin nell’esercizio del suo potere anche nelle piccole cose, che prima di incontrare i medici primari ospedalieri volle visitare, assieme a me,  i gabinetti e le cucine delle cliniche. Mi disse: “ E’ inutile parlare con i capi bastone della sanità se poi la gente è costretta a vivere male la degenza ospedaliera”.<br />
Questo episodio può ben fa comprendere come  questo uomo di cultura cattolica francese sia riuscito a diventare un protagonista di primo piano di un partito di centro che guardava a sinistra come la DC. Di fronte alla incultura che contraddistingue i politici di oggi ricordo che questo uomo nato  cento anni fa,  aveva costruito il proprio pensiero politico leggendo Dostoevskij, Maritain, Emmanuel  Mounier , Francois Mauriac, Georges Bernanos.  Donat Cattin amava,in modo particolare, la poesia. I suoi poeti preferiti erano Eugenio Montale e  Camillo Sbarbaro . Alla fine degli anni ’60 lessi sul quotidiano milanese “ il Giorno” un’intervista  che gli fece  Marco Nozza . Era un’intervista estiva di una serie intitolata “Sotto l’ombrellone” .  Durante lo svolgimento dell’intervista Egli disse che sotto l’ombrellone leggeva poesie  e che aveva scoperto un grande libro: “ Un po’ di febbre” di Sandro Penna . Corsi a comprarlo. E ne rimasi anch’io positivamente colpito. Poi anni dopo quando conobbi bene Donat Cattin scopriì, che pure essendo di generazioni diverse , avevamo fatto tutti  e  due le stesse letture diventando, pur a livello diverso, esponenti della Democrazia Cristiana animati dallo stesso spirito di  lotta per la libertà, la democrazia e il progresso dei lavoratori.<br />
Il 13 dicembre 2011 il Consiglio Regionale della Toscana organizzò,nel ventesimo anniversario della morte, un ricordo al grande leader di “Forze Nuove” (così si chiamava la sinistra sociale democristiana fondata e guidata da Donat Cattin).<br />
Oltre al consigliere regionale Giuseppe del Carlo parteciparono all’iniziativa Ettore Buonalberti, esponente storico di “Forze Nuove”, Ezio Cartotto già  direttore de “Il Popolo Lombardo” , Gianni Conti esponente fiorentino e toscano di “Forze Nuove” ed io.<br />
Durante l’incontro quando toccò a me parlare mi commossi più volte: in tempi diversi Donat Cattin ed io avevamo fatto le stesse esperienze, oltreché le stesse letture giovanili, essendo stati lui nel 1947 e io nel 1974 candidati alla segreteria nazionale della gioventù democristiana. Poi tutti e due consiglieri  comunali e provinciali delle nostre città e delle  nostre province. Io a differenza di lui non diventai deputato della Democrazia Cristiana per la fortissima opposizione alla mia candidatura degli industriali e commercianti fiorentini che mi combattevano in ogni modo. Tutti e due eravamo stati segretari provinciali della Democrazia Cristiana. Lui a Torino e io a Firenze. Donat Cattin negli anni ’80 fu vice segretario nazionale della Democrazia Cristiana quando era segretario Flaminio Piccoli. Troppe le cose che ci univano. Lui nel 2011 era morto da vent’anni e la Dc era finita da più di quindici anni.<br />
Inutile che spieghi il perché mi commossi parlando di un tempo andato pieno di speranze e ormai svanito.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/ricordo-di-carlo-donat-cattin">Ricordo di Carlo Donat Cattin</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’Apostolikì Diakonia da papa Francesco. Sugli ultimi passi del cammino della Chiesa cattolica romana con la Chiesa ortodossa di Grecia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario Chiapetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 09:11:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2019]]></category>
		<category><![CDATA[don Dario Chiapetti 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Dario Chiapetti • Lo scorso 25 febbraio papa Francesco ha ricevuto una Delegazione dell’Apostolikì Diakonia, l&#8217;organismo ecclesiastico ufficiale del Santo Sinodo della Chiesa di Grecia, che si occupa della programmazione, dell&#8217;organizzazione e della realizzazione dell&#8217;opera educativa e missionaria della suddetta Chiesa (web). In tale occasione il papa ha pronunciato un breve ma denso discorso. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/apostoliki_it.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7134" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/apostoliki_it-300x104.jpg" alt="apostoliki_it" width="300" height="104" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/apostoliki_it-300x104.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/apostoliki_it.jpg 612w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Dario Chiapetti </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">•</span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo scorso 25 febbraio papa Francesco ha ricevuto una Delegazione dell’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Apostolikì Diakonia</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, l&#8217;organismo ecclesiastico ufficiale del Santo Sinodo della Chiesa di Grecia, che si occupa della programmazione, dell&#8217;organizzazione e della realizzazione dell&#8217;opera educativa e missionaria della suddetta Chiesa (<a href="http://www.apostoliki-diakonia.gr">web</a>)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In tale occasione il papa ha pronunciato un breve ma denso discorso. Dopo aver rivolto i suoi cordiali saluti alla Delegazione, e in particolare al Direttore Agathanghelos, vescovo di Fanarion, ha espresso apprezzamento per la collaborazione tra quest’ultima e il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani iniziata da oltre quindici anni e che ha dato vita a tanti lodabili progetti culturali e formativi, segno di una volontà di camminare insieme nella reciproca conoscenza e azione per una testimonianza comune. In particolare, Francesco ha invitato a un impegno nella pastorale familiare proprio quale «fecondo campo di collaborazione tra ortodossi e cattolici». E ciò, sia facendo riscoprire ai fedeli coniugati il «dono del matrimonio»; sia accompagnando coloro che si trovano a vivere situazioni in cui «la vita familiare non si realizza secondo la pienezza dell’ideale evangelico e non si svolge nella pace e nella gioia»; sia a «collaborare attivamente per promuovere, in vari contesti, nazionali e internazionali, attività e proposte che riguardano le famiglie e i valori familiari».</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’incontro, svoltosi in un clima di fraternità, segna un’ulteriore importante tappa del dialogo tra Chiesa cattolica romana e ortodossa di Grecia e si inserisce in un cammino che le due Chiese stanno condividendo da tempo. Ricordo qua brevemente le sue ultime più importanti tappe. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il 4 maggio 2001 fu firmata la Dichiarazione comune di Giovanni Paolo II e il Vescovo di Atene e tutta la Grecia, Christodoulos. All’Areopago di Atene avvenne ciò che, secondo Walter Kasper, allora Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, aprì una nuova pagina delle relazioni tra le due Chiese e del loro rapporto talvolta difficile. In tale occasione, i due capi ecclesiastici espressero il loro desiderio di comunione e l’impegno comune nella testimonianza cristiana relativamente alle problematiche connesse all’evoluzione sociale e scientifica, alle guerre, alla globalizzazione e all’Europa.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel marzo 2002 una Delegazione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa di Grecia fu ricevuta in visita da Giovanni Paolo II e il 14 febbraio 2003 il già ricordato Kasper contraccambiò la visita a Christodoulos. In tale occasione il porporato portò a Sua Beatitudine le parole di Giovanni Paolo II, parole di apprezzamento per il cammino svolto e pieno di auspici per un suo sviluppo, e soprattutto per quanto concerne l’urgenza di una testimonianza di unità «in modo che le radici cristiane dell’Europa rivivano di linfa nuova». Sempre in tale occasione, Kasper parlò del cammino insieme delle due Chiese come un cammino che suscita molteplici speranze. La speranza di una riconciliazione tra le parti; la speranza di ritrovare un favorevole contesto da cui far scaturire progetti e collaborazioni che possano avere un vero influsso sui bisogni dell&#8217;Europa; la speranza di ripristinare un profondo dialogo teologico; e ovviamente la speranza che la Chiesa ortodossa di Grecia sia consapevole dell’impegno della Chiesa cattolica romana a promuovere un’intesa e uno scambio all’insegna di autentici contatti fraterni.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infine, il 14 dicembre 2006, a Roma, Benedetto XVI e Christodoulos firmarono la Dichiarazione comune che richiamava l’urgenza di un «dialogo della verità» e di un «dialogo della carità»; del dialogo teologico costruttivo come «una delle vie essenziali di cui disponiamo per ristabilire l&#8217;unità [&#8230;] affinché tutti gli uomini siano, anch&#8217;essi, in comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e che la loro gioia sia perfetta»; dell’importanza delle religioni al fine di promuovere la pace; dell’imperativo per la scienza di rispettare la dignità della persona, per l’Europa di difendere i diritti fondamentali dell’uomo, per la tecnologia e l’economia di difendere il creato. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa veloce carrellata dei passi svolti nel dialogo tra le due Chiese mette in luce come <i>conoscenza</i> <i>reciproca</i> e <i>azione</i> <i>comune</i> sono i termini su cui &#8211; di fatto dalle spinte del Concilio Ecumenico Vaticano II &#8211; si stanno muovendo i rapporti tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa di Grecia &#8211; e l’ecumenismo in generale &#8211; e che, da più di quindici anni, nel caso di queste due Chiese, si è passati a una vera attuazione pratica di un cammino comune. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><a name="_GoBack"></a> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ciò che davvero occorre è <i>conoscersi per agire</i> e <i>agire per conoscersi</i>. Quanto al primo aspetto, se la conoscenza reciproca non può prescindere dall’esame degli aspetti dottrinali e tale sforzo deve consistere in un esercizio intellettuale teso ad un approfondimento della verità, il fine della conoscenza reciproca deve essere un’azione comune. Tale azione deve qualificarsi come testimonianza &#8211; <i>intra</i> e <i>extra</i>-ecclesiale – e, precisamente, manifestazione del giovanneo <i>ut unum sint</i>, laddove l’<i>unum</i> dice non monadicità, e quindi uniformità (il plotiniano dissolvimento dei molti nell’uno), ma i molti, rivela cioè un’ontologia dell’<i>alterità stabilita in comunione</i> e della <i>comunione stabilità in alterità</i>. Quanto invece al secondo aspetto &#8211; dell’agire per conoscersi -, vale quanto affermato da Bergoglio e cioè che «fare insieme aiuta a riscoprirsi fratelli». In tal senso, sono personalmente convinto che valga il principio gnoseologico secondo cui <i>la comunione conosce</i> e ciò in quanto <i>la comunione è la verità</i>. L’amore, ciò che caratterizza un vero incontro tra persone e che coinvolge l’umano e l’esistenza con le sue istanze e urgenze, conosce. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’uomo ecumenico deve esporsi all’incontro, o &#8211; per dirla con Emmanuel Lévinas &#8211; al volto dell’altro. E per far questo &#8211; per dirla con Gesù di Nazaret &#8211; deve prendere il largo. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non è questa la vocazione del cristiano?</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/lapostoliki-diakonia-da-papa-francesco-sugli-ultimi-passi-del-cammino-della-chiesa-cattolica-romana-con-la-chiesa-ortodossa-di-grecia">L’Apostolikì Diakonia da papa Francesco. Sugli ultimi passi del cammino della Chiesa cattolica romana con la Chiesa ortodossa di Grecia</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La proposta cooperativa per «vincere la solitudine che trasforma la vita in un inferno»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/la-proposta-cooperativa-per-vincere-la-solitudine-che-trasforma-la-vita-in-un-inferno</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Salutati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 08:52:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2019]]></category>
		<category><![CDATA[don Leonardo Salutati 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Leonardo Salutati • Nell’Enciclica Rerum novarum, al n. 37 Papa Leone XIII introduceva il tema sul diritto naturale di associazione con due citazioni bibliche: «Guai a chi è solo; se cade non ha una mano che lo sollevi» (Qo 4,9-10) e «Il fratello aiutato dal fratello è simile a una città fortificata» (Pro 18,19). La [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/la-proposta-cooperativa-per-vincere-la-solitudine-che-trasforma-la-vita-in-un-inferno">La proposta cooperativa per «vincere la solitudine che trasforma la vita in un inferno»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/rochdale-pioneers-high-res.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7127" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/rochdale-pioneers-high-res-300x248.jpg" alt="rochdale-pioneers-high-res" width="300" height="248" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/rochdale-pioneers-high-res-300x248.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/rochdale-pioneers-high-res-605x500.jpg 605w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/rochdale-pioneers-high-res-640x529.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/rochdale-pioneers-high-res.jpg 1103w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Leonardo Salutati • Nell’Enciclica <i>Rerum novarum</i>, al n. 37 Papa Leone XIII introduceva il tema sul diritto naturale di associazione con due citazioni bibliche: «Guai a chi è solo; se cade non ha una mano che lo sollevi» (Qo 4,9-10) e «Il fratello aiutato dal fratello è simile a una città fortificata» (Pro 18,19). La fraternità, la libertà, la partecipazione, la solidarietà, la sussidiarietà, il bene comune, il rifiuto dell’indifferenza, la gratuità sono il più basilare rimedio ai conflitti, anche economici, e il punto di partenza per costruire una società giusta ed equa, tesa a rispecchiare in quanto possibile la patria definitiva, dove «non vi sarà più … né lutto né lamento né affanno» (Ap 21,4). Nella visione di Leone XIII, l’associazionismo cattolico, che includeva anche il movimento cooperativo, era un decisivo strumento per la costruzione di una società impregnata di valori umani e cristiani.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da allora il Magistero sociale della Chiesa ha mantenuto e sviluppato lo stesso messaggio: una società che voglia rispettare la dignità umana non può essere edificata dal gioco di forze lasciate a se stesse, siano esse la lotta di classe o il mercato. Solo il costante impegno per la giustizia, guidato e completato dall’amore vicendevole, può costruire una società fraterna e solidale e, sulla linea inaugurata da <i>Rerum novarum</i>, le imprese cooperative sono menzionate, in modo più o meno esplicito, in molti documenti sociali successivi tra i quali: <i>Quadragesimo anno</i> (nn. 33-34); <i>Radiomessaggio del 1° settembre 1944 di Pio XII</i>; <i>Mater et magistra</i> (nn. 72, 76-77); <i>Gaudium et spes</i> (n. 71); <i>Laborem exercens</i> (n. 14); <i>Centesimus annus</i> (n. 43). In particolare in S. Giovanni Paolo II troviamo interventi di grande intensità.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In tale contesto, come hanno riaffermato recentemente sia Benedetto XVI (2011) che Papa Francesco ancora lo scorso 16 marzo nel <i>Discorso ai membri della Confederazione delle Cooperative Italiane</i> in occasione del centenario dalla fondazione, l’azione cooperativa rimane un esempio paradigmatico di un’economia impostata sulla logica della comunione e della fraternità.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il tempo della <i>Rerum Novarum</i>, contrassegnato da estreme disuguaglianze sociali che, tuttavia, permangono ancora oggi &#8211; come rileva Papa Francesco: «Dappertutto la convivenza tra ricchezza e miseria è uno scandalo, è una vergogna per l’umanità» (2015) – spinse al rifiorire in Europa della tradizione cooperativa come reazione alla natura fortemente individualistica dell’impresa capitalistica.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il 21 dicembre 1844 a Rochdale (cittadina a Nord di Manchester) fu fondata la prima cooperativa di consumo la <i>Rochdale equitable pioneers society</i> per iniziativa di una trentina di tessitori. In seguito si formarono, diffondendosi in tutta Europa e anche in Italia, cooperative di produzione, di lavoro, di credito, culturali, sociali. Dal 1895 l’<i>Alleanza cooperativa internazionale</i> (ICA) fa da garante e custode dell’identità cooperativa, associando circa 240 organizzazioni cooperative di 90 Paesi, attive in tutti i settori dell’economia, che rappresentano oltre 800 milioni di cooperatori: si tratta della più grande organizzazione non governativa riconosciuta dalle Nazioni Unite. In Italia il movimento cooperativo si diede una prima strutturazione nel 1886 con la nascita della <i>Federazione fra le cooperative italiane</i>, che nel 1893 cambiò la propria denominazione in <i>Lega nazionale delle cooperative italiane</i>. Nel 1919 la componente cattolica costituì una organizzazione autonoma, la <i>Confederazione cooperativa italiana</i>, che insieme alle altre fu forzatamente inglobata nell’ente fascista delle cooperative nel 1926 e rinacque il 15 maggio del 1945.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il fenomeno cooperativo, nella realtà pratica della società cristiana, precede gli appelli di Leone XIII tanto che le Banche di Credito Cooperativo, le Casse Rurali e di Risparmio, sono state le “pronipoti” dei Monti di pietà, nati dai Francescani nella seconda metà del Quattrocento, generati da carismi religiosi e civili assieme. Nella Chiesa, infatti, la vita del popolo di Dio e gli sviluppi dottrinali si intrecciano costantemente, l’associazionismo e il credito popolare anticipano la formulazione degli insegnamenti sociali cristiani, per cui talvolta risulta difficile discernere quale abbia avuto la precedenza storica. In tal senso, il testo di <i>Rerum Novarum</i> non contiene un riferimento diretto al movimento cooperativo, che è già vivo ed operante nel popolo di Dio, ma prende atto della sua realtà, che stimola il rafforzamento delle cooperative esistenti e la nascita di nuove in tutti gli ambienti della vita economica e civile, in particolare in Italia.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il cooperativismo è una risposta ai riduzionismi economici e ricorda che l’economia è una realtà che non esaurisce tutta la socialità, ma si colloca all’interno della medesima e si subordina ad essa. Ma soprattutto, ricorda papa Francesco riprendendo idealmente le citazioni bibliche di <i>Rerum novarum</i> n. 37, «il vantaggio più importante ed evidente della cooperazione è vincere la solitudine che trasforma la vita in un inferno. (…) Il nostro mondo è malato di solitudine (…) per questo ha bisogno di iniziative che permettano di affrontare insieme ad altri ciò che la vita impone. Camminando e lavorando insieme si sperimenta il grande miracolo della speranza». In questo senso la cooperazione è un modo per rendere concreta la speranza nella vita delle persone, «un altro modo di declinare la prossimità che Gesù ha insegnato nel Vangelo».</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/la-proposta-cooperativa-per-vincere-la-solitudine-che-trasforma-la-vita-in-un-inferno">La proposta cooperativa per «vincere la solitudine che trasforma la vita in un inferno»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Cinque anni dopo</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/cinque-anni-dopo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 07:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2019]]></category>
		<category><![CDATA[mons. Andrea Drigani 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Andrea Drigani • Nell’aprile del 2014 usciva il primo numero di questa Rivista online: «Il mantello della giustizia». Trascorsi cinque anni è forse il caso di fare delle constatazioni e delle considerazioni. Nell’editoriale di presentazione osservavo, tra l’altro, che il titolo riprendeva una citazione del Libro di Isaia (61,10), nella quale il profeta esprime [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2014/02/giudiziouniversale.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2014/02/giudiziouniversale-300x200.jpg" alt="giudiziouniversale" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2014/02/giudiziouniversale-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2014/02/giudiziouniversale-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Andrea Drigani </span><span lang="it-IT">•</span> <span lang="it-IT">Nell’aprile del 2014 usciva il primo numero di questa Rivista online: «Il mantello della giustizia». Trascorsi cinque anni è forse il caso di fare delle constatazioni e delle considerazioni. Nell’editoriale di presentazione osservavo, tra l’altro, che il titolo riprendeva una citazione del Libro di Isaia (61,10), nella quale il profeta esprime la sua gioia e la sua esultanza per essere nel Signore e del Signore, e la consapevolezza che Dio lo ha avvolto con il mantello della giustizia. Rammentavo, altresì, che la giustizia è la virtù per la quale si deve dare ad ognuno ciò che è suo diritto. Facevo presente, poi, che tra questi diritti vi è anche quello di conoscere e di seguire l’insegnamento cristiano, nelle diverse circostanze personali, sociali e culturali. Concludevo che il compito de «Il mantello della giustizia» era quello di aiutare a far sì che questo diritto venisse sempre meglio garantito e sviluppato. In questo primo quinquennio che ha visto la produzione di oltre 600 articoli (con una media di 5.000 visite al mese), si può affermare, senza enfasi, che è stato offerto un contributo per la promozione del diritto all’educazione cristiana (cfr. can. 217 CIC), con cui i fedeli possono essere formati a conseguire la maturità umana e contemporaneamente a conoscere e vivere il mistero della salvezza. Dopo aver reso grazie a Dio, come sempre, la gratitudine si estende alla redazione ed ai collaboratori, per la costanza e la solerzia, per il livello e lo stile degli scritti, per la condivisione di questo progetto. Ci siamo mossi nelle nostre riflessioni dall’attualità ecclesiale, ma anche sociale, politica e internazionale, tenendo conto delle indicazioni del Magistero ed anche della storia</span><span lang="it-IT">,</span><span lang="it-IT"> convinti che senza memoria non c’è futuro. Si è preferito un linguaggio divulgativo ma profondo, affrontando argomenti inerenti al mistero della Chiesa e alla sua azione pastorale, alla vita morale e virtuosa, al diritto canonico, alla spiritualità, all’esegesi biblica, alla tradizione patristica, alle relazioni con l’Ortodossia, al rapporto con le altre religioni, alla dottrina sociale cristiana, al necessario ricordo di vescovi, preti e laici autentici testimoni della fede, per non far mai dimenticare l’universale vocazione alla santità. Ma abbiamo rivolto pure la nostra attenzione a temi più specificamente politici (interni ed internazionali), giuridici, etici, economici, artistici, cercando però di leggerli «sub lumine rationis et Revelationis». E’ proprio il caso di rivolgersi un augurio: di continuare, con l’aiuto di Dio, in quest’opera di approfondimento culturale cristiano a servizio di tutti coloro che, più o meno consapevolmente, ricercano Colui che ha detto di sé: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12). </span></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/cinque-anni-dopo">Cinque anni dopo</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La comunione ecclesiale si attua all’interno di una società giuridicamente organizzata</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/la-comunione-ecclesiale-si-attua-allinterno-di-una-societa-giuridicamente-organizzata</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 07:02:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2019]]></category>
		<category><![CDATA[padre Francesco Romano 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesco Romano • Il “bene comune della Chiesa”, come bene del singolo e della comunità, trova la sua sintesi nel concetto di communio. Se unico e indivisibile è il sacerdozio di Cristo, il sacerdozio ministeriale dei chierici si distingue, e li distingue all’interno del popolo di Dio, per il servizio svolto a vantaggio dell’intero [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/la-comunione-ecclesiale-si-attua-allinterno-di-una-societa-giuridicamente-organizzata">La comunione ecclesiale si attua all’interno di una società giuridicamente organizzata</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/Battesimo-cover.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7092" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/Battesimo-cover-300x158.jpg" alt="Battesimo-cover" width="300" height="158" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/Battesimo-cover-300x158.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/Battesimo-cover-640x337.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/Battesimo-cover.jpg 870w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Francesco Romano • Il “bene comune della Chiesa”, come bene del singolo e della comunità, trova la sua sintesi nel concetto di <i>communio</i>. Se unico e indivisibile è il sacerdozio di Cristo, il sacerdozio ministeriale dei chierici si distingue, e li distingue all’interno del popolo di Dio, per il servizio svolto a vantaggio dell’intero Corpo di Cristo espresso dal sacerdozio comune e dal sacerdozio ministeriale, dai laici e dai chierici. La chiamata alla santità, invece, non può avere distinzioni dentro il popolo di Dio, ma è universale. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Superata la nozione di Chiesa come <i>societas inequalis</i>, il Vaticano II offre l’immagine di Chiesa comunità sacramentale. <i>Communio</i> e <i>sacramentum</i> formano un binomio inscindibile. L’azione salvifica di Cristo è visibilmente ed efficacemente presente nella Chiesa nella sua struttura comunionale.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il diritto canonico, essendo ordinamento della Chiesa, dovrà riflettere la sua natura <i>comunionale</i> ed esprimere il carattere della <i>sacramentalità</i>, per essere lo strumento utile ed efficace al servizio della sua azione salvifica.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’ecclesiologia di comunione è il fondamento per l’ordine della Chiesa e per le corrette relazioni che si stabiliscono al suo interno, perché questo popolo di Dio sia veramente messianico (LG 9) nella comunione, quale segno e strumento di unità della fede, dei sacramenti e dell’unità gerarchica (can. 205). </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La conservazione della comunione con la Chiesa è posta al vertice degli obblighi di tutti i fedeli, sia laici che chierici, anche nel loro modo di agire (can. 209). Il bene comune della Chiesa, i diritti altrui e i propri doveri nei confronti degli altri sono il criterio che i fedeli hanno per esercitare in modo retto i propri diritti (can. 223 §1). Anche l’autorità ecclesiastica, che deve regolare l’esercizio dei diritti che sono propri dei fedeli, opererà il suo discernimento guidata dal criterio del bene comune (can. 223 §2).</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’appartenenza dell’uomo a Cristo gli rivela la sua nuova natura comunionale modellata sulla vita trinitaria, alla quale viene ammesso, e vissuta all’interno della Chiesa. Il criterio comunionale del bene comune assicura al fedele l’esercizio dei diritti e dei doveri in relazione alla partecipazione all’edificazione del Corpo di Cristo.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La comunione ecclesiale non è un concetto astratto, è un principio costituzionale della Chiesa che trova concretamente attuazione all’interno di una società giuridicamente organizzata. Il popolo di Dio e le relazioni che si stabiliscono al suo interno fondano la loro ragion d’essere nella comune radice che si riassume nella nozione di <i>christifidelis</i>, il fedele battezzato che è nella piena comunione con la Chiesa cattolica (can. 205), sulla quale prendono poi forma le tre figure di laico, di chierico e di consacrato. Sul piano ecclesiale l’uguaglianza fondamentale (can. 204) trova la sua radice nel battesimo che incorpora l’uomo alla Chiesa di Cristo e in essa lo costituisce “persona” (can. 96). Antecedentemente a ogni differenziazione tra laico e chierico esiste questa unità ontologica che è principio di uguaglianza e di condivisione del triplice ufficio profetico, sacerdotale e regale di Cristo.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È su questa base comune di appartenenza e di uguaglianza che si inserisce il principio di varietà per cui ogni fedele, o in forza del solo battesimo o in forza anche della sacra ordinazione, sarà reso partecipe nel modo proprio (<i>suo modo participes</i>) dell’ufficio sacerdotale profetico e regale di Cristo, secondo la condizione giuridica propria [<i>secundum propriam cuisque condicionem</i>] (can. 204).</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La condizione giuridica del fedele nel corso della sua vita può cambiare entrando a far parte dello stato clericale, ma il dato permanente e immutabile è che “fra tutti i fedeli, in forza della loro rigenerazione in Cristo, sussiste una vera uguaglianza nella dignità e nell’agire, e per tale uguaglianza tutti cooperano all’edificazione del Corpo di Cristo, secondo la condizione e i compiti propri di ciascuno” (can. 208).</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La natura comunionale del battezzato nella Chiesa cattolica lo coinvolge a pieno titolo nelle relazioni che interagiscono all’interno del Corpo di Cristo del quale viene a far parte per la sua nuova condizione ontologica. Non deve sfuggire la grande novità introdotta nel <i>Codex</i> 1983 che estende a tutti i fedeli laici la possibilità di <i>cooperare</i> con i pastori e secondo i propri carismi alla <i>potestas regiminis</i> nell’edificazione del Corpo di Cristo: «Nell’esercizio della medesima potestà [di coloro che sono insigniti dell’ordine sacro (§1)] i fedeli possono cooperare a norma del diritto» (can. 129 §2). Novità significativa quale espressione immediata della riconosciuta radicale uguaglianza, non per mera concessione, ma per la partecipazione ai <i>munera</i> di Cristo che scaturisce dal sacramento del battesimo.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Pertanto, la partecipazione al sacerdozio comune dei fedeli determinerà l’assunzione di obblighi e diritti comuni a qualunque stato giuridico di appartenenza, in quanto radicati nel battesimo, comportando la capacità di esercitare la missione affidata a tutta la Chiesa: “Principio di uguaglianza nella dignità e nell’agire (can. 208); obbligo di conservare sempre la comunione con la Chiesa e di adempiere ai propri doveri (can. 209); obbligo per tutti di condurre una vita santa e di promuovere la crescita della Chiesa e la sua santificazione (can. 210); dovere-diritto di tutti i fedeli di diffondere l’annuncio divino della salvezza (can. 211); dovere dei fedeli di osservare ciò che i Pastori dichiarano come maestri della fede o dispongono come capi della Chiesa (can. 212 §1), diritto dei fedeli di manifestare ai Pastori le proprie necessità spirituali e i desideri (can. 212 §2), diritto e dovere, in base alla propria scienza e competenza, di manifestare ai Pastori il proprio pensiero sul bene della Chiesa (can. 212 §3); diritto di ricevere dai Pastori gli aiuti spirituali (can. 213); diritto ad avere un proprio rito e a seguire un proprio metodo di vita spirituale conforme alla dottrina della Chiesa (can. 214); diritto di fondare associazioni e di tenere riunioni (can. 215); diritto di promuovere e sostenere l’attività apostolica (can. 216); diritto ad avere l’educazione cristiana (can. 217); diritto alla libertà di ricerca per chi si occupa di scienze sacre (can. 218); diritto di essere liberi nella scelta del proprio stato di vita (can. 219); diritto alla buona fama e alla tutela della propria intimità (can. 220); diritto di rivendicare i propri diritti nel tribunale ecclesiastico, di essere giudicati secondo le disposizioni di legge, di non essere colpiti da pene canoniche se non a norma di legge (can. 221 § 1-3); obbligo di sovvenire alle necessità della Chiesa e di promuovere la giustizia sociale (can. 222 §§2 e 3); bene comune della Chiesa, diritti altrui e doveri propri quali criteri guida per tutti i fedeli nell’esercizio dei propri diritti (can. 223)”.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quindi, il principio di uguaglianza di tutti i fedeli cristiani appartiene al solido substrato dell’ecclesiologia conciliare e trova il suo riflesso immediato nella sistematica del Libro II del <i>Codex </i>1983, operando un capovolgimento di impostazione rispetto al <i>Codex</i> 1917. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo aver definito lo statuto giuridico di ogni fedele sulla base dei diritti e dei doveri radicati nel battesimo, il <i>Codex</i> 1983 delinea prima lo statuto giuridico dei fedeli laici e poi quello dei chierici. Segue, nella Parte II del Libro II la “costituzione gerarchica della Chiesa” presentando la nuova accezione del principio di gerarchia come fonte di comunione e di unità nella pluralità, a differenza della precedente configurazione più di tipo “gerarcologico”.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/la-comunione-ecclesiale-si-attua-allinterno-di-una-societa-giuridicamente-organizzata">La comunione ecclesiale si attua all’interno di una società giuridicamente organizzata</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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