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	<title>Don Mario Alexis Portella 2018 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>La nuova fase delle persecuzioni cristiane in Iraq: qualcuno se ne cura?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Alexis Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Dec 2018 19:24:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Don Mario Alexis Portella 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Mario Alexis Portella • Il governo degli Stati Uniti ha recentemente manifestato pubblicamente e con esultanza la sua soddisfazione per la vittoria militare riportata sull’ISIS in Iraq e in Siria, nonostante la piccola presenza dei militanti che ancora mantengano una presenza nel territorio siriano. Il presidente Donald Trump ha dichiarato: &#60;&#60;Grazie alle forze armate [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6635" style="width: 239px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1264.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-6635" class="size-medium wp-image-6635" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1264-229x300.jpg" alt="S. E. R. Moms. Bashar Warda, Arcivescovo Caldeo di Erbil (Iraq)" width="229" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1264-229x300.jpg 229w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1264-382x500.jpg 382w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1264-640x837.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1264.jpg 1667w" sizes="(max-width: 229px) 100vw, 229px" /></a><p id="caption-attachment-6635" class="wp-caption-text">S. E. R. Moms. Bashar Warda, Arcivescovo Caldeo di Erbil (Iraq)</p></div>
<p align="justify"><span lang="it-IT" style="font-size: medium; font-family: Arial, sans-serif;">di Mario Alexis Portella </span><span lang="it-IT" style="font-size: medium; font-family: Arial, sans-serif;">•</span> <span lang="it-IT" style="font-size: medium; font-family: Arial, sans-serif;">Il governo degli Stati Uniti ha recentemente manifestato pubblicamente e con esultanza la sua soddisfazione per la vittoria militare riportata sull’ISIS in Iraq e in Siria, nonostante la piccola presenza dei militanti che ancora mantengano una presenza nel territorio siriano. Il presidente Donald Trump ha dichiarato: </span><span lang="it-IT" style="font-size: medium; font-family: Arial, sans-serif;"><i>&lt;&lt;Grazie alle forze armate degli Stati Uniti e alla nostra collaborazione con molte delle vostre nazioni, sono lieto di annunciare che gli assassini assetati di sangue conosciuti come ISIS sono stati cacciati dal loro territorio una volta detenuti in Iraq e in Siria&gt;&gt;.</i></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">L&#8217;impressione di molti in Occidente è che, a seguito della sconfitta del “califfato” islamico, le minoranze religiose in Iraq, in particolare i cristiani, non siano più perseguitate. Almeno questa è la tesi dei media </span><span lang="it-IT"><i>mainstream</i></span><span lang="it-IT">. Ma è una tesi ben lontana dalla realt</span><span lang="fr-FR">à</span><span lang="it-IT">. Le persecuzioni, di fatto, hanno assunto una nuova forma anche se i persecutori hanno per lo più il medesimo volto e la medesima mente. Per esempio, ex-membri dell’ISIS si sono inseriti in posizioni-chiave di governi locali e nelle milizie sciite che controllano le citt</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">e i villaggi in cui vivono i cristiani. Il problema politico più grave consiste nell’assenza, almeno da parte</span><span lang="de-DE"> irachen</span><span lang="it-IT">a, di un’autorit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">in grado di operare, con opportune iniziative, un cambiamento di rotta che possa garantire la sicurezza dei cristiani ed una pace stabile in quel territorio martoriato. Ma non è solo un problema di assenza di autorità. E’ anche l’atteggiamento e l’impegno pro-cristiani degli Stati, in particolare occidentali, più potenti e, di conseguenze, più influenti sulla politica internazionale. Basta vedere i vescovi cattolici statunitensi, i quali non solo hanno assolto l’Islam dai crimini commessi in nome della religione ma, di fronte al genocidio dei cristiani ispirato dai testi islamici, insieme a tanti politici progressisti, hanno promosso o sostenuto la campagna contro l’islamofobia, cioè la criminalizzazione di qualsiasi critica ragionevole. E forse ancor più scoraggiante è il risultato di un sondaggio condotto da “Aiuto alla Chiesa che Soffre” in USA, McLaughlin &amp; Associates: i cattolici americani sono più preoccupati del riscaldamento globale che della persecuzione contro i cristiani.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="pt-PT">Avendo </span><span lang="it-IT">recentemente visitato la citt</span><span lang="fr-FR">à di Mosul </span><span lang="it-IT">devastata dalla guerra &#8211; una delle prime regioni del mondo ad accogliere il messaggio del cristianesimo — ho avuto l’opportunit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">di parlare con un certo numero di cristiani residenti nel settore di Niniveh, nelle altre città e villaggi che circondano Mosul. Essi concordano sul fatto che la drastica riduzione della popolazione, e direi quasi una desertificazione, post-ISIS, sia sostanzialmente dovuta alla mancanza da parte degli Stati Uniti e di altri paesi di un accorto, lungimirante piano per continuare o, dove occorra, iniziare la ricostruzione nelle terre un tempo abitate dai cristiani. Ci sono anche i profughi che vivono in condizioni disperate in affollati e malsani campi d’accoglienza, piano che, se posto in essere, permetterebbe loro di tornare e riprendere una vita da cittadini liberi. Mi limito ad un esempio, ma ne potrei portare molti altri: a Karamless oggi abitano solo trecento famiglie cristiane sulle oltre ottocento ivi stanziate prima dell’occupazione dell’ISIS; i gruppi sciiti, come gli Shabak, poiché ora sono più numerosi, si sono appropriati della quasi totalità degli spazi ancora utilizzabili provando ad imporre la legge e la cultura islamica. Altri che sono aiutati dai finanziamenti governativi per la ricostruzione delle case, si son pure insediati nelle proprietà dei cristiani. Il parroco di S. Adeo a Karamless, p. Thabet Habeb, mi ha detto che è in corso una lotta continua con il governo per cercare di conservare o riottenere le abitazioni e tutto ciò che era di loro pertinenza.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Un altro problema è stato il “rafforzamento” della </span><span lang="it-IT"><i>rule of law </i></span><span lang="it-IT">che le milizie sciite e curde — alcuni curdi di Niniveh</span></span></span></p>
<div id="attachment_6637" style="width: 235px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_0911-e1543350135411.jpg"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-6637" class="size-medium wp-image-6637" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_0911-e1543350135411-225x300.jpg" alt="Sua Beatitudine Ignazio Youssef III Younan, Patriarca siro cattolico di Antiochia " width="225" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_0911-e1543350135411-225x300.jpg 225w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_0911-e1543350135411-375x500.jpg 375w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_0911-e1543350135411-640x853.jpg 640w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><p id="caption-attachment-6637" class="wp-caption-text">Sua Beatitudine Ignazio Youssef III Younan, Patriarca siro cattolico di Antiochia</p></div>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">sono yazidi — hanno sancito di propria iniziativa senza provvedere a garantire la “sicurezza” nelle citt</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">prevalentemente cristiane prima dell’Isis. Invece di operare al fine di conseguire quella stabilit</span><span lang="fr-FR">à indispensabile per la rinascita di un’ordinata convivenza</span><span lang="it-IT">, permettono che i cristiani siano vessati per motivi puramente religiosi, senza conceder loro alcuna possibilit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">di ricorrere al governo centrale iracheno. Anzi, il sindaco della città di Teleskof, Bassim Bello, che è cristiano, mi ha parlato delle difficili e pericolose battaglie ingaggiate affinché ai cristiani sia concesso di riaprire, dopo averle messe in sicurezza e se possibile restaurate, le loro chiese e perché vengano loro riconosciuti dai governi locali e centrale pari diritti con l’eliminazione di ogni sorta di discriminazione. Ed anche a Erbil, la capitale del Kurdistan, che è autonoma </span><span lang="en-US">dal governo centrale </span><span lang="it-IT">iracheno e che è forse la regione più sicura di tutto l’Iraq, molti cristiani subiscono soprusi di vario genere: le donne cristiane sono importunate perché non </span><span lang="en-US">indossano l</span><span lang="it-IT">a </span><span lang="it-IT"><i>hijab</i></span><span lang="it-IT"> (la sciarpa che copre la testa) e i curdi ubriachi di notte sventagliano colpi delle loro armi per riaffermare la loro supremazia: e questi sono solo due esempi, e non i più gravi, di quanto precaria sia la situazione in una città in una piazza nella quale si trova una statua della Vergine Maria.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">I cristiani iracheni, i giovani in particolare, e gli occidentali che lavorano in Iraq per ripristinare la stabilit</span><span lang="fr-FR">à, mi </span><span lang="it-IT">hanno espresso tutta la loro sfiducia nei politici, sia occidentali, soprattutto statunitensi, che iracheni. Essi sono convinti, e lo affermano con forza, che i governanti delle varie potenze siano più interessati ai petrodollari che ai diritti umani. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">L’unica luce in questo desolato panorama è che i cristiani iracheni conservano una forte volont</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">di continuare a combattere per la loro fede ed i loro diritti, con la speranza che il loro esempio possa portare altri iracheni, indipendentemente dalla religione professata e dall’etnia, al conseguimento di un costante rispetto reciproco. Alcune chiese distrutte durante la guerra con l’ISIS sono state riaperte al culto, nonostante le minacce scoraggianti e gli ostacoli frapposti dai loro connazionali musulmani. E’ doveroso, qui, ricordare che l’arcivescovo cattolico caldeo di Erbil, Basar Warda, alcui anni fa ha fondato l’Universit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">cattolica di Erbil con la speranza che essa possa fornire un’istruzione superiore ai cristiani iracheni, di modo che essi possano non solo rimanere in Iraq, ma costruirvi un futuro più luminoso in un clima di pace e sicurezza. Se gli Stati Uniti e le altre Nazioni, e alcuni membri della gerarchia cattolica seguissero più seriamente e senza secondi fini questa fase della ricostruzione irachena, ci sarebbe una reale possibilit</span><span lang="fr-FR">à d’instaurare un’era nuova non soltanto sul piano politico-economico ma anche su di un piano religioso tale che possa garantire il diritto d’esistenza, di pratica e di diffusione al</span><span lang="it-IT">la fede cristiana.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/dicembre-2018/la-nuova-fase-delle-persecuzioni-cristiane-in-iraq-qualcuno-se-ne-cura">La nuova fase delle persecuzioni cristiane in Iraq: qualcuno se ne cura?</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La protesta per l’omicidio di Kashoggi: una giustizia parziale</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2018/la-protesta-per-lomicidio-di-kashoggi-una-giustizia-parziale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Alexis Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Nov 2018 20:14:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Mario Alexis Portella 2018]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Mario Alexis Portella • L’omicidio misterioso del giornalista saudita Jamaal Khashoggi all’interno del consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul, all’inizio di questo ottobre, è stato classificato come “il reato dell’anno”. Tutti additano il principe Mohammad bin Salman (MBS) — il leader effettivo del regno saudita — quale responsabile di questo atto. Nonostante la sua netta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/11/bin-salman-khashoggi-1068862.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-6522" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/11/bin-salman-khashoggi-1068862-300x185.jpg" alt="bin-salman-khashoggi-1068862" width="300" height="185" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/11/bin-salman-khashoggi-1068862-300x185.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/11/bin-salman-khashoggi-1068862-812x500.jpg 812w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/11/bin-salman-khashoggi-1068862-640x394.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/11/bin-salman-khashoggi-1068862.jpg 1055w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Mario Alexis Portella • L’omicidio misterioso del giornalista saudita Jamaal Khashoggi all’interno del consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul, all’inizio di questo ottobre, è stato classificato come “il reato dell’anno”. Tutti additano il principe Mohammad bin Salman (MBS) — il leader effettivo del regno saudita — quale responsabile di questo atto. Nonostante la sua netta smentita, molti capi di governi hanno affermato che si devono prender provvedimenti severi come contro i sauditi, comprese sanzioni economiche. Essi ritengono che l’assassinio di Khashoggi sia stato una violazione della democrazia. Anzi, la vittima è stata dichiarato “martire” della giustizia. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ci sono due punti, però, su cui riflettere in questo evento. Primo, Khashoggi, pur avendo il permesso di risiedere in America, non era un fautore della democrazia. Secondo, mentre la reazione da parte di politici e leader mondiali, favorevoli alla rappresaglia contro l’Arabia Saudita, è comprensibile, è incomprensibile e condannabile il loro silenzio sulle decapitazioni pubbliche e sulle violazioni dei diritti umani nel regno saudita, per non parlare dell’indifferenza innanzi alle persecuzioni contro i cristiani e alle violenze cui sono sottoposte le donne.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ci si chiede perch<span lang="fr-FR">é </span>Khashoggi, a livello internazionale sia visto come un eroe della libertà umana. Forse perché MBS, come suo padre, non tollera nessun critica all’operato del suo governo. Tanti uomini che hanno lottato a viso aperto per realizzare una società aperta in quel regno sono in prigione; anche le donne che hanno lottato per il diritto di guidare le macchine. Khashoggi, infatti, era un critico noto del regime mentre abitava in Arabia Saudita e, per questa sua battaglia, si è trasferito un anno fa negli Stati Uniti dove poteva tranquillamente svolgere la sua attività di denuncia del regime satrapico. N<span lang="fr-FR">on c</span>’è bisogno di un genio per farci comprendere che il suo omicidio non è stato premeditato dal governo saudita. Ciò detto, si deve osservare che le posizioni di Khasoggi non concordavano con quelle che sono alla base di una società aperta come quella degli Stati Uniti. In un articolo, per esempio, su<span lang="en-US">l Washington Post</span> il 28 agosto di questo anno, lui ha fortemente criticato l’opposizione dell’America all’organizzazione terroristica la Fratellanza Musulmana:<i>&lt;&lt;L’avversione degli Stati Uniti alla Fratellanza Musulmana, che è più evidente nell’attuale amministrazione di Trump, è la radice di tutte le sfortune nel mondo arabo. Lo sradicamento dei Fratelli Musulmani non è altro che un’abolizione della democrazia e una garanzia che gli arabi continueranno a vivere sotto regimi autoritari e corrotti&gt;&gt;.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In altre parole, proprio come Mohammed Morsi dichiarò il 23 giugno 2012 — quando era il candidato della Fratellanza alla presidenza dell’Egitto — davanti agli studenti dell’Universit<span lang="fr-FR">à </span>del Cairo: <i>&lt;&lt;Il Corano è la nostra costituzione, il Profeta è il nostro leader, il jihad è la nostra strada e la morte nel nome di Allah è il nostro obiettivo &gt;&gt;.</i> L’appoggio di Khashoggi alla Fratellanza non lo distingue affatto dalla politica draconiana della famiglia reale saudita.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tutti noi abbiamo il diritto di esprimere le nostre opinioni. Ma, come è stato dimostrato, egli era un gran sostenitore della sharia: la legge islamica che si basa sulla disuguaglianza tra musulmani e non musulmani e tra uomo e donna. Anzi, Khashoggi ha pubblicamente manifestato il suo affetto per i nemici dell&#8217;umanit<span lang="fr-FR">à</span>, come Osama bin Laden. Questa non è libert<span lang="fr-FR">à </span>di espressione, ma piuttosto un abuso di essa.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tutto questo, però, non giustifica il suo omicidio, e la smentita del principe saudita, con le coperture di cui ha usufruito, è vergognosa, e persino ridicola. Tuttavia, è doveroso domandare: quando s’è levata la protesta pubblica dei nostri politici nei confronti degli atroci abusi del regime dell’Arabia Saudita, come la soppressione del<span lang="fr-FR">la libertà </span>religiosa o la sottomissione delle donne agli uomini? E sorvolo sugli atteggiamenti di altri governi che commettono gli stessi crimini, come quelli perpetrati dal presidente nigeriano Buhari, che massacra i cristiani, pur godendo dell’appoggio del Presidente Trump che gli consente di acquistare armi dall’America. E quali sono le sanzioni contro il Pakistan per aver condannato a morte per blasfemia Asia Bibi, il cui crimine consisteva nel discutere con un gruppo di donne che si rifiutavano di bere l’acqua che lei offriva loro giacché il suo esser cristiana rendeva l’acqua <span lang="es-ES-u-co-trad">impur</span>a? Naturalmente, gli Stati Uniti e l’Ue non possono sorvegliare il mondo, tuttavia tendono a perseguire i loro interessi, i guadagni economici prevalgono sulla difesa delle popolazioni o di parti di popolazioni oppresse. La giustizia dovrebbe essere imparziale, e non selettiva. In modo particolare, l’America ha storicamente dimostrato di aver guadagnato il titolo di <i>Leader del mondo libero</i>. Se gli Stati Uniti non prendono atto di certe situazioni e non intervengono per sanarle, chi lo farà? Indubbiamente, l’Ue pratica la realpolitik — la politica basata su di una concreta pragmaticit<span lang="fr-FR">à</span>, rifuggendo da ogni premessa ideologica o morale — propria del governo statunitense. Proviamo a ricordare ai nostri politici che il diritto alla vita, alla libert<span lang="fr-FR">à </span>e alla ricerca della felicità è un diritto per tutti e dovrebbe essere salvaguardato prima di qualunque interesse privato.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2018/la-protesta-per-lomicidio-di-kashoggi-una-giustizia-parziale">La protesta per l’omicidio di Kashoggi: una giustizia parziale</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il dilemma della non-assimilazione degli immigrati e la perdita dell’identità nazionale</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2018/il-dilemma-della-non-assimilazione-degli-immigrati-e-la-perdita-dellidentita-nazionale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Alexis Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Oct 2018 17:04:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Mario Alexis Portella 2018]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2018]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=6405</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Mario Alexis Portella • Quando gli immigrati ed i profughi arrivavano in barca negli Stati Uniti d’America alle fine del ‘800 e all’inizio del ‘900, vedevano, entrando nel porto di New York, la Statua della Libertà che li accoglieva. All’interno del piedistallo c’è una targa con le parole, che ripresenta lo spirito del popolo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/10/050614477-7a9a5671-6a12-4b7f-8128-39ce6c3828d7.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-6418" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/10/050614477-7a9a5671-6a12-4b7f-8128-39ce6c3828d7-300x169.jpg" alt="050614477-7a9a5671-6a12-4b7f-8128-39ce6c3828d7" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/10/050614477-7a9a5671-6a12-4b7f-8128-39ce6c3828d7-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/10/050614477-7a9a5671-6a12-4b7f-8128-39ce6c3828d7-136x77.jpg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/10/050614477-7a9a5671-6a12-4b7f-8128-39ce6c3828d7.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Mario Alexis Portella • Quando gli immigrati ed i profughi arrivavano in barca negli Stati Uniti d’America alle fine del ‘800 e all’inizio del ‘900, vedevano, entrando nel porto di New York, la Statua della Libertà che li accoglieva. All’interno del piedistallo c’è una targa con le parole, che ripresenta lo spirito del popolo americano: “Dammi i tuoi stanchi, i tuoi poveri, le tue masse affollate che desiderano respirare liberamente”. Oggi, però, l’atteggiamento degli Usa nei confronti dei nuovi arrivati è cambiato. Anzi, a partire degli anni ‘70, il popolo americano, come anche i popoli europei occidentali, ha manifestato una sempre più viva preoccupazione per l’evidente metamorfosi della natura e dei tipi di immigrazione, che reputano una minaccia all’identità nazionale.</span></span></p>
<p class="western" align="justify">    <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’immigrazione su larga scala (combinata con una bassa fertilità nativa) sta trasformando la composizione etnica dell’Occidente. Il cambiamento è drammatico: in Canada, per esempio, i bianchi che componevano l’86% della popolazione, secondo le previsioni, nel 2106 saranno ridotti al 20%. Si prevede che gli Stati Uniti e l’Europa occidentale si troveranno di fronte a trasformazioni simili, anche se meno drammatiche. Naturalmente, c’è il problema dei costi del mantenimento degli immigrati e profughi, che non tutti possono essere accolti —ma questo è un problema a sé. Il dilemma accoglienza – respingimento non è tanto economico quanto sociopolitico, specificamente consiste nella non-assimilazione dei nuovi arrivati nella nostra società.</span></span></p>
<p class="western" align="justify">   <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il presidente statunitense Donald Trump, quando propose di costruire un muro attraverso il territorio al confine col Messico per bloccare l’immigrazione illegale, e contestualmente stabilì una restrizione all’emigrazione negli Stati Uniti da diversi paesi islamici mediorientali, fu criticato dalla maggior parte dei governi mondiali e da alcuni alti esponenti della gerarchia cattolica, i quali lo additarono come un nazionalista e un razzista. Altri politici, come Matteo Salvini in Italia e Viktor Orban in Ungheria, hanno perseguito la stessa politica, subendo anch’essi le medesime aspre critiche. </span></span></p>
<p class="western" align="justify">    <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">E’ da ricordare che questa politica iniziò coi presidenti Bill Clinton e Barak Hussein Obama. Anzi, la “chiusura” dei confini agli immigrati e profughi non è una novità; è sempre stata una strategia per difendere la sicurezza e la cultura della società. Già in un passato remoto, ad esempio, l’imperatore romano Adriano, nel 122 d.C., ordinò ai suoi soldati che si trovavano in Bretagna di costruire un muro di confine — il “Vallo di Adriano”, la cui costruzione durò cinque anni —per separare l’attuale Scozia dal “mondo civile”, cioè per proteggere il territorio romano ed impedire ai barbari di entrarvi. Adriano voleva mantenere la pace. Di conseguenza, egli arrivò alla conclusione che gli scozzesi non erano capaci di assimilarsi alla </span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>pax romana</i></span><span lang="it-IT">. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify">    <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il giudice della Corte Suprema Americana, Louis D. Brandeis, figlio di immigrati ebrei, disse in un discorso del 1915 sul “Vero americanismo” che gli immigrati avevano bisogno di fare molto più che imparare l’inglese e le buone maniere. Piuttosto, sosteneva, “devono essere aiutati ad armonizzarsi completamente con i nostri ideali e le nostre aspirazioni”. Questo era un pensiero diffuso. Ma la volontà d’integrarsi manca alla stragrande maggioranza dei nuovi arrivati, particolarmente a coloro che provengono dagli stati islamici. </span></span></p>
<p class="western" align="justify">    <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Per molti occidentali, l’emigrazione e l’insediamento di musulmani provenienti da oltre settanta nazioni minaccia di rimodellare la composizione etnica e religiosa del loro stato-nazione, la loro tradizione democratico-capitalistica e i loro valori sociali. Indubbiamente, ci sono tanti immigrati che fuggono dalle norme draconiane della sharia nella speranza di crearsi una nuova e dignitosa vita. E costoro abbiamo il dovere di aiutarli. Ma altri emigrano dai loro paesi a causa della dottrina della </span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Hijra</i></span><span lang="it-IT"> (basata sull’emigrazione di Maometto a Medina dalla Mecca nel 622); essi sentono il dovere di lasciare (o sono costretti a lasciare) la loro patria per diffondere il regno di Allah su questa terra anche con la lotta armata. Secondo Aisha, la terza moglie del Profeta, “Quando al messaggero di Allah è stato chiesto sull’immigrazione, egli risponde: </span><span lang="it-IT"><i>&lt;&lt; Non c’è più bisogno dopo la conquista della Mecca, ma solo per fare jihad (guerra santa) e con intenzione sincera, quando ti chiedono di emigrare per la causa dell’Islam, va’ &gt;&gt;. </i></span><span lang="it-IT">(</span><span lang="it-IT"><i>Sahih Muslim</i></span><span lang="it-IT">, Libro 20, hadith 4599).</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify">    <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In Europa è stato fatto un sondaggio per conoscere l’entità del sostegno popolare ad una politica restrittiva dell’immigrazione. Con sorpresa di molti, otto dei dieci paesi interessati hanno dimostrato che più della metà dei cittadini è favorevole alla restrizione di un’ulteriore immigrazione musulmana in Europa. I due paesi che non hanno ottenuto la maggioranza a favore di tale politica sono la Spagna e l’Inghilterra, con “solo” il 41% e il 47% rispettivamente (il sondaggio è stato condotto a febbraio 2018, prima che entrambi i paesi fossero devastati dagli ultimi attacchi terroristici islamici, il che può consentirci di supporre che queste percentuali potrebbero subire qualche cambiamento).</span></span></p>
<p class="western" align="justify">  <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In America ed in Europa la reazione e la ricerca della soluzione al problema immigrazione si configura in quella che Geert Wilders, leader del “Partito per la libertà” (PVV) dell’Olanda, chiama la “Primavera patriottica”, cioè un’ondata di nazionalismo: gli europei chiedono un rallentamento e possibilmente una totale chiusura all’immigrazione e una “de-islamizzazione” del continente, giacché è innegabile il radicamento della religione islamica assieme alla sua influenza in campo politico e sociale, data l’inscindibilità, nell’Islam, di religione e potere politico. Né meno preoccupante appare l’incremento demografico musulmano nell’intero continente. In Germania, il partito della Merkel ha subito una sconfitta imbarazzante a causa, ma non solo, dell’attuazione della “politica delle frontiere aperte”. Ciò ha permesso all’estrema destra politica del paese di essere presente nel Parlamento, per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale. La Polonia ha annunciato nell’ agosto di quest’anno che è disposta ad accogliere i migranti provenienti dall’Europa, ma non dal Medio Oriente o dall&#8217;Africa. Witold Waszckkowski del Partito Legge e Ordine della Polonia ha dichiarato: </span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>&lt;&lt; La Polonia è aperta alle migrazioni dall’Europa, dalla Bielorussia e dai Balcani, semplicemente non vogliamo partecipare al processo obbligatorio di reintegrazione dei migranti dall’Africa e dal Medio Oriente&gt;&gt; .</i></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify">    <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Mentre le preoccupazioni dei popoli occidentali sono ben motivate, gli attuali detentori del potere, partiti e uomini, non presentano programmi solidi per affrontare e risolvere il problema dell’immigrazione. Ad esempio, i governanti ed i cittadini non riescono a comprendere che alla base di questo problema ci sono anche aberranti politiche, e mi riferisco a quelle che promuovono aborto, diffusione di mezzi anticoncezionali artificiali, unioni omossessuali, individualismo, ecc., che hanno contribuito a un crollo demografico, fino al punto che non siamo più capaci di difendere i nostri diritti naturali. Anzi, queste scelte politiche dovrebbero indurci a capire il perché del rifiuto dei musulmani di assimilarsi a questa società. Infine è importante notare che, a causa del buio morale in cui è crollato l’Occidente, non soltanto stiamo creando una sempre più profonda dicotomia con coloro che non vogliono integrarsi, ma addirittura ci stiamo passo dopo passo assimilando a loro. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2018/il-dilemma-della-non-assimilazione-degli-immigrati-e-la-perdita-dellidentita-nazionale">Il dilemma della non-assimilazione degli immigrati e la perdita dell’identità nazionale</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La pace tra l’Etiopia e l’Eritrea: una prospettiva per la pace mondiale</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/settembre-2018/la-pace-tra-letiopia-e-leritrea-una-prospettiva-per-la-pace-mondiale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Alexis Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Sep 2018 10:10:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Mario Alexis Portella 2018]]></category>
		<category><![CDATA[settembre 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Mario Alexis Portella • L’8 luglio 2018 nella città di Asmara, capitale dell’Eritrea, è avvenuto un “miracolo”: la fine di una ventennale violenta e sanguinosa guerra tra Eritrea ed Etiopia. Per iniziativa del nuovo Primo Ministro etiope Abiy Ahmed si è tenuto un incontro per risolvere le complicate relazioni tra i due paesi, ufficialmente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/09/primopiano_6198.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-6324" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/09/primopiano_6198-300x191.jpg" alt="primopiano_6198" width="300" height="191" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/09/primopiano_6198-300x191.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/09/primopiano_6198.jpg 470w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di </span><span lang="it-IT">Mari</span><span lang="it-IT">o Alexis Portella </span><span lang="it-IT">•</span> <span lang="it-IT">L’8 luglio 2018 nella città di Asmara, capitale dell’Eritrea, è avvenuto un “miracolo”: la fine di una ventennale violenta e sanguinosa guerra tra Eritrea ed Etiopia. Per iniziativa del nuovo Primo Ministro etiope Abiy Ahmed si è tenuto un incontro per risolvere le complicate relazioni tra i due paesi, ufficialmente in guerra dal 1998. Il clima di ritrovata amicizia e la volontà ferma di pacificazione si sono manifestati sin dall’abbraccio all’aeroporto di Asmara tra Ahmed ed il dittatore eritreo Isaias Afwerki e nell’affermazione solenne del leader etiope: &lt;&lt; L’inimicizia si conclude con questa generazione: che inizi l’era dell’amore e della riconciliazione &gt;&gt;.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La guerra era scoppiata a seguito dell’annessione unilaterale dell’Eritrea all’Etiopia – sotto il regno di Haile Selassié – per giungere a conclusione nel 1991 con la vittoria eritrea e la proclamazione dell’indipendenza nel 1993. Il conflitto tra le due nazioni si riaprì tra il 1998 e il 2000 per questioni relative alla definizione dei confini a caro prezzo di vite umane: oltre 70.000 morti ad operazioni belliche terminate. Formalmente il conflitto poteva dirsi concluso con la firma dell’accordo di pace di Algeri, il 12 dicembre del 2000, che sanciva l’istituzione di una commissione il cui compito era di stabilire definitivamente i confini tra i due Paesi. Tuttavia le tensioni s’aggravarono nel marzo 2012 quanto le forze armate etiopi lanciarono un assalto ad alcune postazioni in territorio eritreo, come reazione al presunto addestramento in Eritrea di “gruppi sovversivi” che avrebbero dovuto effettuare attacchi contro Etiopia. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella consapevolezza che molte sfide dovranno essere affrontate – radicate ostilità etniche e miseria, ad esempio – non si può negare che si siano aperte promettenti prospettive di collaborazione tese a favorire lo sviluppo sociale ed economico, ed anche la libertà per le Chiese Cattolica e Ortodosse di ambo i Paesi che molto hanno sofferto. Indubbiamente restano vari problemi di natura giuridica che abbisognano di un effettivo chiarimento, specie da parte dell’eritreo Isaias che continua in un atteggiamento di ambiguità riguardo alle clausole dell’accordo. Né minori sono le difficoltà che deve superare l’etiope Ahmed il quale, per le sue aperture, ha già subito un attentato a cui è riuscito a sfuggire. Esponente degli Oromo all’interno del Fronte Democratico Rivoluzionario Etiope (la coalizione di forze al potere dal 1991, anno della deposizione del dittatore comunista Menghistu) ha stretto un patto con i rivali tigrini. Di lui non va passata sotto silenzio la lezione appresa dai genitori, musulmano il padre e convertita al cristianesimo la madre, che egli si sforza di porre in essere: è possibile la concordia tra persone di diversa ideologia e religione soltanto nel pieno rispetto reciproco.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Comunque, come racconta il sacerdote Mussie Zerai dell’Eparchia di Asmara, Ahmed si sta adoprando con energia per raggiungere una pace &lt;&lt; che non sia solo tra questi due paesi ma che coinvolga anche altri stati vicini, come Sudan, Gibuti e Somalia, quindi in tutto il Corno d’Africa &gt;&gt;. In questa prospettiva una pace duratura e diffusa può diventare &lt;&lt; </span><span lang="it-IT"><i>un esempio per tutto il continente perché ad oggi ci sono più di venti conflitti, latenti e non, diffusi in tutta l’Africa &gt;&gt;.</i></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/settembre-2018/la-pace-tra-letiopia-e-leritrea-una-prospettiva-per-la-pace-mondiale">La pace tra l’Etiopia e l’Eritrea: una prospettiva per la pace mondiale</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La Nigeria e la persecuzione cristiana nascosta</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/agosto-2018/la-nigeria-e-la-persecuzione-cristiana-nascosta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Alexis Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Aug 2018 11:52:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[agosto 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Don Mario Alexis Portella 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Mario Alexis Portella • Papa Francesco nel 2016, durante il volo a Cracovia per celebrare la Giornata Mondiale della Gioventù, rispondendo alle domande sulle violenze contro i cristiani perpetrate dagli islamisti, disse che « Il mondo è in guerra…. È una guerra di interessi, una guerra per soldi, una guerra per le risorse naturali, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/08/nigeria-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-6173" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/08/nigeria-1-300x169.jpg" alt="nigeria 1" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/08/nigeria-1-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/08/nigeria-1-136x77.jpg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/08/nigeria-1.jpg 740w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di </span><span lang="it-IT">Mario Alexis Portella</span> <span lang="it-IT">•</span> <span lang="it-IT"> Papa Francesco nel 2016, durante il volo a Cracovia per celebrare la Giornata Mondiale della Gioventù, rispondendo alle domande sulle violenze contro i cristiani perpetrate dagli islamisti, disse che </span><span lang="fr-FR"><i>«</i></span><span lang="it-IT"><i> Il mondo è in guerra…. È una guerra di interessi, una guerra per soldi, una guerra per le risorse naturali, ma non è una guerra di religione » </i></span><span lang="it-IT">. Mentre le parole del Vescovo di Roma propongono una distinzione tra l’Islam-religione e i musulmani che commettono massacri in nome dell’Islam, allo stesso tempo non si può negare che ci sia un jihad o una guerra religiosa da parte degli islamici. Ispirati dai loro testi sacri e dall’esempio del loro fondatore, il profeta Maometto, essi cercano di eliminare i nemici di Allah, particolarmente i cristiani, ed imporre la sharia, la legge che chiede la sottomissione ai precetti d’Islam. Un luogo nel mondo dove questa feroce persecuzione si verifica ma è quasi tenuta nascosta dai più diffusi </span><span lang="it-IT"><i>media</i></span><span lang="it-IT">, è la Repubblica Federale della Nigeria: un totale tra cinquantamila e settantamila cristiani sono stati passati per le armi negli ultimi vent’anni; oltre seimila entro i primi sei mesi del 2018. Sorprendentemente, però, queste stragi non sono del tutto opera del Boko Haram, ma dello stesso governo nigeriano. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La persecuzione contro i cristiani in Nigeria, che risale al califfato di Sokoto chiamato anche impero Fulani (1804-1903)<span lang="it-IT">—un’etnia nomade dedita principalmente alla pastorizia e al commercio—è aumentata sino ad assumere la forma di vero e proprio sterminio soprattutto a partire dal 2015 quando fu eletto presidente Muhammadu Buhari. Il vescovo cattolico Joseph Bagobiri, della Diocesi di Kafanchan (nord-ovest della Nigeria in cui la sharia è stata imposta dal 1999)—deceduto nel febbraio di questo anno—ha affermato che nel 2016 cinquantatré villaggi sono stati bruciati, oltre ottocento cristiani sono stati uccisi e più di mille e cento case e sedici chiese distrutte dagli odierni militanti islamici Fulani. Mons. Bagobiri ha anche espresso il suo sconcerto per il fatto che la persecuzione dei cristiani in Nigeria non riceve lo stesso livello di attenzione internazionale che si riserva ai cristiani perseguitati nel Medio Oriente. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli Igbo nigeriani<span lang="it-IT">—etnia delle regioni centro-meridionale e sud-orientale del paese che abbracciò il cristianesimo e i modelli culturali occidentali—sono stati tacitamente oggetto di distruzioni e carneficine ad opera dei Fulani per motivi di odio etnico e religioso. Mons. Bagobiri fu uno dei primi ad svelare e denunciare il coinvolgimento del governo nigeriano</span> <span lang="it-IT">nelle persecuzioni anticristiane: “Gli attacchi ai cristiani si incontrano con la palese indifferenza della leadership del paese, a meno che la polizia non abbia le armi adegu</span><span lang="it-IT">a</span><span lang="it-IT">te per intervenire o non abbia avuto l’ordine di farlo.” </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La fucilazione di diciannove cattolici, tra cui due sacerdoti durante la celebrazione della S. Messa in una chiesa nel villaggio di Mbalom (sud-est della Nigeria) il 24 aprile 2018, anche l<span lang="it-IT">’uccisione, due mesi fa, di più di centoventi protestanti, inclusi un pastore e la sua famiglia, sono state una delle ultime azioni di guerra contro i cristiani sponsorizzate dal governo. Non si può affermare, pertanto, se non si vuole negare la cruda realtà, che Buhari non abbia mai avuto un programma islamista. Nel 2001, durante un seminario islamico a Kaduna, Buhari dichiarò: </span><span lang="it-IT"><i>&lt;&lt; </i></span><span lang="fr-FR"><i>Continuer</i></span><span lang="it-IT"><i>ò a mostrare apertamente e a sentire come mio interiore dovere l’impegno totale per l’applicazione della Sharia che si sta espandendo in tutta la Nigeria. A Dio piacendo, non fermeremo la lotta per l’attuazione totale della Sharia nel paese &gt;&gt;.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">È importante notare che l’Islam, pur incorporando elementi religiosi, ha sempre avuto un fondamento socio-politico mai superato.</span> <span lang="en-US">Il termine “islam” è il </span><span lang="en-US"><i>ma</i></span><span lang="ar-SA">ṣ</span><span lang="en-US"><i>dar</i></span><span lang="en-US">, cioè un sostantivo verbale o un nome di azione che deriva dall’arabo “</span><span lang="en-US"><i>s-l-m </i></span><span lang="en-US">(</span><span lang="en-US"><i>al-Silm</i></span><span lang="en-US">)”: “sottomettersi” o “arrendersi”.</span><span lang="it-IT"> Di conseguenza, la “guerra santa” (Jihad) diventa un obbligo per ogni musulmano che va attuato in modo sia violento che non violento, e non esclusivamente limitato a motivi strettamente </span><span lang="it-IT"><i>religiosi</i></span><span lang="it-IT">. Essa è considerato una lotta o combattimento per Allah, perché in tal modo soltanto la società viene purificata da ciò che non è islamico. Occorre sottolineare gli atti del profeta Maometto che negli ultimi dieci anni della sua vita—dopo la conquista della Mecca—ha personalmente partecipò ad almeno nove guerre ogni anno o vi delegò altri. Il versetto cinquantuno della quinta sura del Corano dice: </span><span lang="it-IT"><i>&lt;&lt; O voi che credete, non sceglietevi per amici né giudei né cristiani &gt;&gt;. </i></span><span lang="it-IT">Infine, basta leggere il comandamento di Allah nel quinto versetto della nona sura (l’ultimo capitolo fondamentale del Corano che sia stato scritto: da tener presente che i capitoli non seguono uno stretto ordine cronologico) relativo al comportamento da tenere con cristiani, ebrei ed altri non musulmani: </span><span lang="it-IT"><i>&lt;&lt; Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete gli idolatri dovunque li incontriate! Catturateli, assediateli e tendete loro ogni sorta d’insidie &gt;&gt;.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Monsignor Bagobiri nella sua denuncia descrive quella che si potrebbe definire una sistematica persecuzione religiosa portata avanti da gruppi di musulmani estremisti contro i Cristiani in generale ed i Cattolici in particolare. Emmanuel Ogebe</span><span lang="it-IT">, un attivista di diritti umani in Nigeria, afferma che l</span><span lang="en-US">e motivazioni </span><span lang="it-IT">di queste stragi sono</span><span lang="en-US"> religiose ed economiche. Secondo Ogebe le bande armate Fulani hanno lanciato il Jihad contro cattolici e cristiani della regione per distruggere i villaggi e occupare le terre per far pascolare il loro bestiame.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">La Conferenza Episcopale della Nigeria ha pubblicamente chiesto a Buhari di dimettersi in seguito al massacro di Mbalom sostenendo, che si è deliberatamente messo al servizio dei sostenitori di una sola religione. Il presidente della Camera dei rappresentanti nigeriana Yakubu Dogara ha convocato pubblicamente Buhari per rispondere a domande sulle sue scelte politiche e e fornire le prove del suo impegno concreto per mettere fine in modo all’ondata di omicidi in diversi stati della Federazione. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Per comprendere meglio la motivazione religioso-politica del jihad, basta leggere alcune parole nella </span><span lang="it-IT"><i>Sirat Rasul Allah (La vita del messaggero di Allah)</i></span><span lang="en-US"> di Muhammad Ibn Ishaq (c. 706-773), la prima biografia su Maometto: </span><span lang="en-US">Allah disse: </span><span lang="en-US"><i>&lt;&lt; Non è permesso a nessun profeta di prendere prigionieri fino a quando non ha fatto un massacro sulla terra &gt;&gt;</i></span><span lang="en-US">, cioè </span><span lang="en-US"><i>&lt;&lt; ha massacrato i suoi nemici finché non li ha cacciati dalla terra. Tu [Maometto], desideri i tesori di questo mondo, i suoi beni e il riscatto dei prigionieri. Ma Allah desidera il prossimo mondo &gt;&gt;</i></span><span lang="en-US"> cioè, uccidere gl’infedeli per manifestare la religione che egli vuole che regni in terra e grazie alla quale il nuovo mondo può essere realizzato. (Ibn Ishaq. Sirat Rasul Allah, tradotto da A. Guillaume. Oxford: Oxford University Press, 1982, 326-327). </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Purtroppo, i leaders del mondo, come gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Cina, continuano a vendere gli armi alla Nigeria e ad altri paesi oppressivi; essi mostrano più interesse per il commercio che alla difesa della dignità dell’essere umano e la pace mondiale. In altre parole, come disse Benedetto XVI durante il suo intervento alle Nazioni Unite il 18 aprile 2008, la comunità internazionale nella sua &lt;&lt; </span><span lang="it-IT">indifferenza o mancanza di intervento [hanno recato] danno reale ». Oppure, come ha detto papa Francesco durante il suo discorso al Congresso statunitense nel 2015 che questa vendita di armi, sotto la pretesa di combattere il male, è </span><span lang="it-IT"><i>&lt;&lt; un affare sporco di sangue &gt;&gt;.</i></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/agosto-2018/la-nigeria-e-la-persecuzione-cristiana-nascosta">La Nigeria e la persecuzione cristiana nascosta</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’annullamento e il “rinvio” del vertice Trump-Kim Jong-Un — Un’opportunità per la pace o tempo perso?</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2018/lannullamento-e-il-rinvio-del-vertice-trump-kim-jong-un-unopportunita-per-la-pace-o-tempo-perso</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Alexis Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 12:50:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Mario Alexis Portella 2018]]></category>
		<category><![CDATA[giugno 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Mario Alexis Portella • Il 9 marzo di quest’anno è stato annunciato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva accettato l’invito del leader della Corea del Nord Kim Jong-Un ad un incontro storico. Lo scopo apparentemente era la distensione dei rapporti diplomatici e la risoluzione della crisi fra i due stati determinata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/06/corea.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5982" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/06/corea-300x169.jpg" alt="corea" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/06/corea-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/06/corea-889x500.jpg 889w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/06/corea-136x77.jpg 136w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di </span><span lang="it-IT">Mario Alexis Portella </span><span lang="it-IT">•</span> <span lang="it-IT">Il 9 marzo di quest’anno è stato annunciato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva accettato l’invito del leader della Corea del Nord Kim Jong-Un ad un incontro storico. Lo scopo apparentemente era la distensione dei rapporti diplomatici e la risoluzione della crisi fra i due stati determinata dall’incremento della potenza nucleare nordcoreana. L’invito è stato avanzato dopo la dura reazione di Trump alla capacità del regime di Jong-Un di lanciare missili nucleari contro la Corea del Sud. La stessa America di Trump ha avuto una reazione che suona anche come condanna della politica dei suoi Predecessori che avevano permesso a questa minaccia nucleare, di svilupparsi sino al punto di non ritorno. Trump escludendo cedimenti e servendosi a volte anche di toni insultanti, ha aperto un confronto con il giovane leader della Corea del Nord. Trump ha sempre dimostrato una chiara volont</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">di incontrarlo direttamente, facendo leva anche sulle sanzioni sostenute dalle Nazioni Unite per portare la Corea del Nord al tavolo dei negoziati o a piegarsi alle condizioni poste dalle potenze mondiali.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Per un breve lasso di tempo, sembrava che questo sforzo funzionasse. Dopo una serie di contatti diplomatici senza precedenti che hanno coinvolto gli Stati Uniti, le due Coree e la Cina, la Casa Bianca ha annunciato che un vertice tra Trump e Kim era previsto per il 12 giugno a Singapore. Per manifestare pubblicamente le sue buone disposizioni, Kim Jong-Un ha deciso un blocco dei test nucleari e della produzione di missili balistici; egli ha anche chiuso un sito di test nucleari e rilasciato tre prigionieri americani dopo aver incontrato il nuovo Segretario di Stato di Trump, Mike Pompeo. Ma, il 24 maggio il previsto vertice </span><span lang="it-IT">è stato bruscamente annullato da Trump ponendo così fine alla trattativa, almeno temporaneamente, giacché il giorno dopo il presidente statunitense sembrava titubante sulla decisione presa. Sebbene egli abbia attribuito l’annullamento del vertice alla “tremenda rabbia e aperta ostilit</span><span lang="fr-FR">à”</span><span lang="it-IT"> contenute nelle dichiarazioni ufficiali della Corea del Nord, la spiegazione più plausibile della marcia indietro di Trump è da rinvenire nella consapevolezza che il vertice era destinato al fallimento, dato che la Corea del Nord mostrava segni evidenti di rifiuto a smantellare completamente il suo arsenale nucleare e le sue capacit</span><span lang="fr-FR">à di difesa &#8211; offesa</span><span lang="it-IT">.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Se tutti e due leader si incontreranno come previsto </span><span lang="it-IT">— e solo il tempo lo dirà — ci sono due aspetti, secondo me, da sottolineare riguardo al raggiungimento della vera pace nella penisola coreana. Il primo è che, nonostante le trattative tese a normalizzare i rapporti tra Corea del Nord e Corea del Sud con la rinuncia delle mire espansionistiche della prima sulla seconda, il ruolo della Cina non è scontato. Infatti, a</span><span lang="it-IT"> causare la frenata nel percorso di dialogo avviato con Pyongyang, secondo il Presidente Trump, il secondo incontro tra Kim e i vertici cinesi avvenuto l’8 maggio. &lt;</span><span lang="it-IT"><i>&lt; </i></span><span lang="en-US"><i>Xi Jin Ping </i></span><span lang="it-IT"><i>è il più grande giocatore di poker del mondo &gt;&gt;, </i></span><span lang="it-IT">ha dichiarato Trump, indicando un possibile ruolo di Pechino nelle difficoltà sorte nei giorni prima della cancellazione dell’incontro storico. </span><span lang="it-IT"><i>&lt;&lt; Qualcosa è cambiato, dopo che Kim è rientrato dalla Cina &gt;&gt;</i></span><span lang="it-IT">, ha commentato il capo della Casa Bianca</span><span lang="it-IT">.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">L</span><span lang="it-IT">’autorità cinese mal tollera il regime di Kim Jong-Un, ma come aveva fatto nel passato con suo padre Kim Jong-Il, fornir</span><span lang="fr-FR">à ancora </span><span lang="it-IT">un sostegno sufficiente per evitare, così, la prospettiva di una Corea unita alleata degli Stati Uniti. Pechino seguir</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">questa strada anche se ben comprende i costi strategici di tale scelta, sia in termini di aggiornamento e consolidamento della difesa missilistica della Corea del Nord, sia nella fosca prospettiva di un Giappone possibile avamposto nucleare americano. In realtà la Cina non aspira a nulla di più che alla permanenza dello </span><span lang="fr-FR"><i>status quo</i></span><span lang="it-IT"> nella penisola coreana.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Presidente Trump, come gi<span lang="it-IT">à con gli accordi (e patti) con l’Arabia Saudita, non si è mai interessato alla questione dei diritti umani. La Corea del Nord è accusata di essere uno degli Stati in cui i diritti dell’uomo sono violati.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Parecchi ex-funzionari e diplomatici degli Stati Uniti hanno criticato Trump per aver spesso sminuito il tema dei diritti umani nella sua politica estera, tranne quando si tratta di abusi da parte di certi avversari come </span><span lang="pt-PT">Cuba</span><span lang="it-IT">,</span><span lang="pt-PT"> Venezuela</span><span lang="it-IT"> e Corea del Nord, almeno fino a poco tempo fa: nei campi di prigionia di quest’ultimo stato, infatti, ci sono tra 80.000 e 120.000 detenuti politici che non hanno avuto un processo giudiziale per difendersi, e che sono spesso torturati. Lo stesso Kim Jong-Un è sospettato di aver ordinato l’assassinio del suo fratellastro Kim Jong Nam in Malesia nel febbraio scorso, così come l’esecuzione di suo zio Jang Song Thaek nel 2013.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">È </span><span lang="it-IT">molto più difficile interpretare il pensiero di Pyongyang. Vari e validi osservatori attribuiscono l’apparente flessibilit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">del paese al costo economico delle sanzioni e al timore di un attacco militare degli Stati Uniti, che, potrebbero minare l’esistenza stessa dello stato nordcoreano. Secondo questa visione, Pyongyang può essere spinta a rinunciare a tutte le sue armi nucleari, e altro ancora, al fine di assicurare la sua sopravvivenza e migliorare il suo </span><span lang="it-IT"><i>status</i></span><span lang="it-IT"> economico. Ma dopo che il nuovo Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton ha detto che la denuclearizzazione della Libia deve servire da modello per quella della Corea del Nord —facendo allusione all’abbandono a dicembre 2003 del programma nucleare da parte dell’allora leader libico Muammar Gheddafi, rovesciato e ucciso nel 2011 — rende difficile, se non impossibile, per Kim Jong-Un di sbarazzarsi del suo arsenale. </span><span lang="it-IT">Comunque, una cosa è certa: non ci sar</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">mai una pace vera e duratura finch</span><span lang="fr-FR">é </span><span lang="it-IT">le violazioni dei diritti umani non saranno affrontati in modo deciso. Sappiamo che la politica estera di Trump, in particolare con l’Arabia Saudita, la Cina e lo Stato di Israele, è mossa dagli interessi economici delle ristrette e influenti cerchie economico-finanziarie. Ed è qui la vera causa del fallimento di ogni solida opportunit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">di reale e stabile pace!</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Forse sarebbe opportuno inneggiare a quello che il papa S. Giovanni XXIII disse, rispetto ai rapporti tra gli Stati, nella sua Enciclica </span><span lang="it-IT"><i>Pacem in terris </i></span><span lang="it-IT">(1963):</span></span></span></p>
<p align="justify">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>I rapporti fra le comunit</i></span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR"><i>à </i></span><span lang="it-IT"><i>politiche vanno inoltre regolati secondo giustizia: il che comporta, oltre che il riconoscimento dei vicendevoli diritti, l</i></span><i>’</i><span lang="it-IT"><i>adempimento dei rispettivi doveri. [E] che la ragione d</i></span><i>’</i><span lang="it-IT"><i>essere dei poteri pubblici non è quella di chiudere e comprimere gli esseri umani nell</i></span><i>’</i><span lang="it-IT"><i>ambito delle rispettive comunit</i></span><span lang="fr-FR"><i>à </i></span><span lang="it-IT"><i>politiche; è invece quella di attuare il bene comune delle stesse comunit</i></span><span lang="fr-FR"><i>à </i></span><span lang="it-IT"><i>politiche; il quale bene comune però va concepito e promosso come una componente del bene comune dell</i></span><i>’</i><span lang="it-IT"><i>intera famiglia umana.”</i></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2018/lannullamento-e-il-rinvio-del-vertice-trump-kim-jong-un-unopportunita-per-la-pace-o-tempo-perso">L’annullamento e il “rinvio” del vertice Trump-Kim Jong-Un — Un’opportunità per la pace o tempo perso?</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il bombardamento di Trump in Siria. Un nuovo capitolo della guerra per procura con la Russia</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2018/il-bombardamento-di-trump-in-siria-un-nuovo-capitolo-della-guerra-per-procura-con-la-russia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Alexis Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 May 2018 18:26:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Mario Alexis Portella 2018]]></category>
		<category><![CDATA[maggio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Mario Alexis Portella • Chi voglia trovare un vespaio d’incontri e scontri, interni ed internazionali, nel mondo di oggi, indubbiamente lo troverà in Siria. Oltre alla guerre contro l’ISIS ed alle offensive dei ribelli che cercano di abbattere il governo centrale del presidente siriano Bashar al-Assad, è intervenuto a complicare la situazione il secondo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/05/trump.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5861" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/05/trump-300x200.jpg" alt="trump" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/05/trump-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/05/trump-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/05/trump.jpg 620w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Mario Alexis Portella </span><span lang="it-IT">•</span> <span lang="it-IT">Chi voglia trovare un vespaio d</span><span lang="it-IT">’incontri e scontri, interni ed internazionali, nel mondo di oggi, indubbiamente lo troverà in Siria. Oltre alla guerre contro l’ISIS ed alle offensive dei ribelli che cercano di abbattere il governo centrale del </span><span lang="pt-PT">presidente siriano Bashar al-Assad</span><span lang="it-IT">, è intervenuto a complicare la situazione il secondo bombardamento degli Stati Uniti in Siria &#8211; il primo risale al 2017 — azione, questa volta, intrapresa congiuntamente con </span><span lang="pt-PT">Francia e </span><span lang="it-IT">Regno Unito: la motivazione addotta è il video che mostra un gran numero di vittime sofferenti ritenuto la prova che Assad ha utilizzato armi chimiche contro il suo popolo il 4 aprile 2018. Il Presidente </span><span lang="de-DE">Donald</span><span lang="it-IT"> Trump, senza di sostanziali (e necessarie) prove per dimostrare la colpevolezza di Assad, e neppur potendo appellarsi ad una minaccia imminente contro l’America, ha ordinato un lancio di missili, che secondo la stampa, hanno colpito un centro di ricerca nel cuore di Damasco, un presunto impianto di stoccaggio di armi chimiche a Ovest di </span><span lang="en-US">Homs</span><span lang="it-IT">  ed  una seconda struttura nelle vicinanze, ritenuta anch’essa deposito di armi chimiche e di equipaggiamenti </span><span lang="it-IT"><i>ad hoc</i></span><span lang="it-IT">. Dopo l’offensiva Trump ha twittato “Missione compiuta!”. Mentre il presidente statunitense ha pubblicamente dichiarato che lo scopo finale di questa “missione” era soltanto l’eliminazione delle armi chimiche, essa è risultata invero essere un altro capitolo della “missione” continua per cacciare Assad, in modo che il governo americano possa istituire la sua egemonia nella regione per favorire gli interessi dell’Arabia Saudita e di altri paesi arabi. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Questa </span><span lang="it-IT">“missione” iniziò q</span><span lang="es-ES">uando </span><span lang="it-IT">il Presidente Assad negò a</span><span lang="pt-PT">l Qatar e all</span><span lang="it-IT">’Arabia Saudita di estendere un gasdotto attraverso il suo paese nel 2009. L’amministrazione Obama, con l&#8217;aiuto dei sauditi, ingaggiò mercenari ribelli per cercare di rovesciare </span><span lang="pt-PT">Assad</span><span lang="it-IT">. Secondo un articolo del </span><span lang="en-US"><i>Wall Street Journal</i></span><span lang="it-IT"> del 23 dicembre 2015,</span> <span lang="en-US"><i>“U.S. Pursued Secret Contacts with Assad Regime for Years,” </i></span><span lang="it-IT"><i>(Gli USA hanno perseguito contatti segreti col regime Assad da anni)</i></span><span lang="it-IT">, gli Stati Uniti hanno cercato di sbarazzarsi di Assad sin dall’inizio del 2010. Questa tesi si basa su interviste con oltre due dozzine di noti e importanti personalità, tra cui funzionari statunitensi, anche attualmente in servizio, funzionari e diplomatici arabi. Parte della strategia araba-statunitense era di presentare il presidente siriano come un dittatore responsabile di ripetuti crimini contro l’umanità; da tale strategia sono state generate le manifestazioni del 2011 nel contesto più ampio della primavera araba mirata ad ottenere riforme d’impronta democratica nel paese. Contemporaneamente, gli USA hanno imposto un governo provvisorio: il Consiglio nazionale siriano (CNS) nel 2011.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il CNS, che non <span lang="it-IT">è altro che uno Stato fantoccio manovrato da americani e arabi e vanta un posto nella Lega Araba sostenuta dall’Arabia Saudita, è stato oggetto di forti critiche perché né è parte integrante la componente estremista islamista che include i membri della Fratellanza Musulmana, contro la quale aveva aspramente combattuto con esito positivo il presidente Hafez al-Assad (il padre di Bashar) nel 1982: il regime di Assad, ricordiamo, salì al potere nel 1970, sette anni dopo che il partito Sociale Nazionale Ba&#8217;ath (</span><span lang="it-IT">ossia il “Risorgimento”) — fondato nel 1947 — </span><span lang="it-IT">aveva tentato un colpo di stato militare contro il governo civile. Il partito “laico” come dimostra </span><span lang="it-IT">proprio dalla diversità religiosa dei tre fondatori: l’</span><span lang="it-IT"><i>alawita</i></span><span lang="it-IT"> Zakī al-Arsūzī, il </span><span lang="it-IT"><i>cristiano</i></span><span lang="it-IT"> ortodosso Michel ʿAflaq e il musulmano </span><span lang="it-IT"><i>sunnita</i></span><span lang="it-IT"> Ṣalāḥ al-Dīn al-Bīṭār così come Akram el-Hurānī che più tardi raggiungerà il gruppo e sarà il responsabile dell’aggiunta dell’aggettivo “sociale”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Sotto la dittatura del primo Assad, la Siria visse un periodo di costante</span><span lang="fr-FR"> stabilità ad opera di </span><span lang="it-IT">un sistema di governo verticistico, monopartitico e repressivo; Assad, in maniera simile agli altri leader arabi, sviluppò anche un forte culto della personalit</span><span lang="fr-FR">à</span><span lang="it-IT">. La stabilit</span><span lang="fr-FR">à politica</span><span lang="it-IT">, garantita anche dall’appoggio dell’Unione Sovietica, permise di apportare importanti riforme infrastrutturali, e la laicit</span><span lang="fr-FR">à caratterizzante il partito al potere </span><span lang="it-IT">assicurò una forte tutela alle numerose minoranze religiose presenti in Siria, in modo particolare ai cristiani che potevano pubblicamente praticare la loro fede e persino aprire loro scuole col sostegno di fondi statali! </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Quanto detto, sia chiaro, non vuol significare una simpatia o addirittura un invito ad appoggiare i regimi dittatoriali perché è mia profonda convinzione che il miglior assetto politico-istituzionale è la democrazia rappresentativa, ed in particolare quella della Repubblica degli Stati Uniti d’America col suo </span><span lang="it-IT"><i>“checks and balances”</i></span><span lang="it-IT">. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">E questo giudizio interessa, si comprenderà facilmente, anche Bashar al-Assad che, come già suo padre, ha promulgato delle norme oppressive a favore della minoranza alawita — una minoranza islamica-sciita — di cui egli fa parte, garantendosi i posti più importanti nell’amministrazione pubblica e nei gradi delle forze armate. Nonostante questo, come ha insistito il Vescovo Cattolico latino di Aleppo (Siria) Antoine Audo durante un’intervista ai giornalisti a Ginevra nel 2016, </span><span lang="it-IT"><i>&lt;&lt; Assad ha sempre rispettato i diritti dei cristiani e quando i terroristi hanno raggiunto la Siria, sostenuti dall’Occidente, dall’Arabia Saudita e dalla Turchia, i cristiani cominciarono ad essere ad essere perseguitati e massacrati &gt;&gt;. </i></span><span lang="it-IT">Anche Assad nel settembre del 2017 disse ai giovani cristiani ortodossi che loro, cioè i cristiani</span> <span lang="it-IT"><i>&lt;&lt; non sono ospiti né sono come uccelli migratori. Essi fanno parte dell’origine della Nazione, e senza di loro non c’è la Siria molteplice che conosciamo &gt;&gt; .</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L<span lang="it-IT">’ISIS in Siria, apparentemente, non è più, oggi, un fattore decisivo nella vita politica come lo è stato nel periodo in cui si è dichiarato, e tale è stato considerato, il rappresentante e la voce di tutti i musulmani del mondo, l’autoproclamato califfato islamico 2014, impostosi con la violenza sul territorio siriano ed iracheno. Anche se nel frattempo i jihadisti stranieri continuano ad affluire verso la Siria per combattere come aderenti all’ISIS, adesso questa regione è devastata dalle guerre per procura tra gli Stati Uniti d’America e la Federazione Russa (un’altra denominazione per indicare l’Unione Sovietica) che non sembrano destinate a terminare a breve. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Gli USA, insieme con l</span><span lang="it-IT">’Arabia Saudita, le monarchie del Golfo, Turchia, Francia e Regno Unito, hanno sostenuto le forze di opposizione ad Assad, mentre la Russia, l’</span><span lang="nl-NL">Iran</span><span lang="it-IT"> e le milizie Hezbollah sono intervenuti a sostegno del regime. Da non dimenticare – per capire la complessità della situazione politico-militare di queste terre – il problema del popolo kurdo, occupante il territorio al nord della Siria al confine della Turchia, che ha contributo validamente ad eliminare il pericolo ISIS in Sira. I kurdi, benché siano appoggiati dagli americani, sono ritenuti terroristi dal governo turco di Erdogan, che ne persegue lo sterminio.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">T<span lang="it-IT">ornando al tema della diffusa condanna di Assad da parte di tante potenze mondiali per l’uso, presunto, di armi chimiche, la propaganda su stampa e TV ci ha mostrato immagini di immense folle prive di ogni protezione, ad esempio, guanti, maschere, ecc., vittime innocenti di questo attacco col sarin. I danni, anche letali, prodotti dal rilascio del sarin nell’aria, si verificano tramite il contatto del gas soprattutto con la pelle e con gli occhi, ma anche tramite il respiro dell’aria infetta: addirittura dagli abiti esposti al gas può diffondersi il contagio a vasto raggio. Anche una piccola goccia di sarin sulla pelle può provocare sudorazione e contrazioni muscolari. Sfila davanti ai nostri sguardi il film di una popolazione inerme esposta alle disastrose conseguenze dell’attacco chimico, priva di qualsiasi possibilità di difesa…è legittimo, ci si deve chiedere, è giusto ?</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Tutte le informazioni e le cosiddette prove prodotte a conferma che Assad ha effettivamente commesso atti criminosi contro l</span><span lang="it-IT">’umanità, provengono da territori non da lui controllati, cioè dai ribelli e dalla Protezione Civile Siriana, ossia i “Caschi Bianchi”. Quest’ultima è </span><span lang="de-DE">un</span><span lang="it-IT">’organizzazione che tenta di riscattare le vittime delle guerre in Siria, ma di fatto è un’associazione di propaganda di guerra a beneficio dei governi occidentali che tentano di rovesciare il regime di Assad, non solo collegata coi servizi segreti britannici e americani, ma apertamente, e per sua stessa ammissione, finanziata con milioni di dollari dal Dipartimento di Stato USA, dal Foreign Office, e da Germania, Paesi Bassi e Danimarca, ecc. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ecco “le prove” di una “missione” clandestina orchestrata per deporre Assad e creare un inestricabile caos nel Medio Oriente, dove ogni paese in cui si sono insediati gli USA per le loro mire economico-strategiche, ha finito per diventare lo scenario di una orribile tragedia!</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2018/il-bombardamento-di-trump-in-siria-un-nuovo-capitolo-della-guerra-per-procura-con-la-russia">Il bombardamento di Trump in Siria. Un nuovo capitolo della guerra per procura con la Russia</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La personalizzazione della democrazia e la minaccia al sistema democratico</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/la-personalizzazione-della-democrazia-e-la-minaccia-al-sistema-democratico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Alexis Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2018 05:44:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Don Mario Alexis Portella 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Mario Alexis Portella • Il 9 novembre 1989, dopo decenni di oppressione sovietica, cadde il muro che separava Berlino Ovest da Berlino Est. Storicamente, questo evento determinò un’ondata rivoluzionaria in tutti i paesi del blocco comunista che si concluse con la fine della stessa URSS. Si tratta di un sovvertimento ideologico presentato come un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/idi-marzo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5792" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/idi-marzo-300x165.jpg" alt="idi-marzo" width="300" height="165" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/idi-marzo-300x165.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/04/idi-marzo.jpg 612w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Mario Alexis Portella </span><span lang="it-IT">•</span> <span lang="it-IT">Il 9 novembre 1989, dopo decenni di oppressione sovietica, cadde il muro che separava Berlino Ovest da Berlino Est. Storicamente, questo evento determin</span><span lang="it-IT">ò un’ondata rivoluzionaria in tutti i paesi del blocco comunista che si concluse con la fine della stessa URSS. Si tratta di un sovvertimento ideologico presentato come un progetto legittimo di apertura alle libertà democratiche del comunismo russo i cui vertici politici, giocando bene tutte le loro carte sul piano interno ed internazionale, miravano in realtà, e vi son riusciti, a ricostruire il loro stato imperiale. Nell’entusiasmo delle ribellioni libertarie nessuno ebbe a pensare che la democrazia sarebbe stata ormai in pericolo. Malgrado le elezioni democratiche nella maggior parte dei paesi del mondo, i trionfatori come Vladimir Putin in Russia, Abdel Fattah el-Sisi in Egitto, Rodrigo Duterte nelle Filippine, Recep Tayyip Erdgoan in Turchia e Viktor Orbán in Ungheria hanno sempre cercato di indebolire i bastioni della democrazia, ad es., per mezzo di una giustizia asservita al potere e dei servizi segreti. Ma ancora più </span><span lang="es-ES">inquietante per l’equilibrio</span><span lang="it-IT"> democratico appare l’elezione di Donald J. Trump a Presidente degli Stati Uniti d’America, il 45°, un uomo che non ha mai ricoperto cariche pubbliche e che mostra scarso rispetto nei confronti dei diritti costituzionali.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le sfide alla democrazia provenivano in precedenza dai <span lang="it-IT"><i>dittatori democratici</i></span><span lang="it-IT">, cioè quelle autorità elette al governo dei vari stati — ad es. gli USA e il Regno Unito — per promuovere “la politica della libertà”, in altre e più veritiere parole, per sostenere gli interessi statunitensi e britannici. Un esempio lo rinveniamo nel Cile, e precisamente l’11 settembre 1973, quando, dopo mesi di crescenti manifestazioni di massa e relative tensioni, in particolare per le strade della capitale Santiago, gli aerei Hawker Hunter, costruiti dagli inglesi, bombardarono La Moneda, il palazzo presidenziale dove il presidente cileno Salvador Allende era barricato. Durante il colpo di stato, Allende lanciò parole di sfida ai suoi avversari in un discorso da una trasmissione radiofonica nazionale, nella speranza che i suoi ancor numerosi sostenitori scendessero in piazza in difesa della democrazia. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Allende, sin dalla sua elezione nel 1970, introdusse leggi per migliorare le condizioni sociali ed economiche delle donne; venne fondata nel 1971 la Segreteria delle Donne che si occup</span><span lang="it-IT">ò di assistenza prenatale, e furono istituiti servizi di lavanderia, programmi alimentari pubblici, centri diurni, e grande cura si riservò alla salute delle donne. La durata del congedo di maternità fu estesa da sei a dodici settimane. Allende cercò anche di diffondere l’arte tra la popolazione cilena, attraverso il finanziamento di una serie di attivit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">culturali. Con la concessione del voto ai diciottenni e agli analfabeti, la partecipazione di massa al processo decisionale fu incoraggiato, e le tradizionali strutture gerarchiche furono contestate sulla base del principio dell’egualitarismo. Ciononostante, a causa delle sue idee socialiste, i paesi democratici occidentali, e soprattutto gli Stati Uniti, iniziarono a temere che il Cile potesse ben presto diventare una nazione comunista ed entrare nella sfera d’influenza dell’Unione Sovietica. Avendo gi</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">dovuto subire minacciosa situazione di Cuba e le difficoltà provocate dai governi non allineati come il peronismo argentino, la vittoria di Allende fu considerata un disastro dal governo statunitense, che voleva proteggere gli interessi commerciali delle multinazionali nordamericane in America latina e prevenire la diffusione del comunismo durante la Guerra Fredda. Per tale motivo, il Presidente Richard Nixon</span><span lang="en-US"> inform</span><span lang="it-IT">ò la CIA che un governo di Allende in Cile non sarebbe stato accettato e stanziò 10.000.000 di dollari per frenare la corsa al potere di Allende o per spodestarlo ove al potere fosse pervenuto. Il risultato finale fu la sconfitta di Allende e la conseguente dittatura del Generale Augusto Pinochet.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In modo simile, ma con un risultato ben diverso, il 15 luglio 2016, una parte dell’esercito turco tentò di rovesciare il governo del Presidente Erdogan con un colpo di stato durante il quale morirono almeno duecento persone e ne rimasero ferite oltre duemila. Tra le molte vicende che ne derivarono ricordiamo una videochiamata di Erdogan trasmessa in diretta per invitare i cittadini a scendere in piazza per difendere le istituzioni contro i golpisti: addirittura l’aereo sul quale viaggiava Erdogan arrivò a tiro dei jet dei ribelli, che tuttavia non fecero fuoco. A tarda notte, stando alle notizie che arrivavano, sembrava che i golpisti ce l’avessero fatta: alla mattina la situazione era del tutto rovesciata, e le forze fedeli ad Erdogan avevano ripreso il totale controllo della situazione. I</span><span lang="en-US">n realt</span><span lang="fr-FR">à</span><span lang="it-IT">, questo falso colpo di stato in Turchia non fu altro che un contro-colpo di stato (con migliaia di prigionieri militari, giornalisti, Rettori delle universit</span><span lang="fr-FR">à</span><span lang="it-IT">, molti poliziotti): insomma golpe e contro-golpe furono opera dello stesso Erdogan al fine di realizzare uno stato interamente islamico in Turchia sotto la sua guida.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A giudizio di diversi politologi, i politici come Trump intimidiscono la stampa libera e minacciano di calpestare i risultati delle elezioni, affermando che si tratta di esiti manipolati come quelli recenti che hanno proclamato Vladimir Putin Presidente della Federazione Russa. Il punto cruciale di questa realt<span lang="it-IT">à politica abbastanza diffusa è che lo stato democratico viene forgiato a misura della personalità del detentore della guida di una nazione, nonostante la sua non-idoneità all’ufficio. Essa diventa una “democrazia autoritaria” che, come disse il Beato Paolo VI nella Sua Lettera Apostolica </span><span lang="it-IT"><i>Octogesima Adveniens</i></span><span lang="it-IT"> (1971), assieme al socialismo burocratico ed il capitalismo tecnocratico, è </span><span lang="it-IT"><i>&lt;&lt; [un] appello all’utopia è spesso un comodo pretesto per chi vuole eludere i compiti concreti e rifugiarsi in un mondo immaginario. [Proponendo] un futuro ipotetico rappresenta un facile alibi per sottrarsi a responsabilità immediate &gt;&gt;.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo non vuol dire che questi governanti non abbiano fatto e non facciano niente di positivo soprattutto per il loro paese. Infatti, Trump non ha soltanto migliorato l<span lang="it-IT">’economia, incluso l’abbassamento della disoccupazione, ma ha persino convinto i cittadini americani che sono essi a governare tramite lui che tutti impersona. Lo stesso fece Adolf Hitler in Germania, eletto democraticamente! Ma a quale costo? Non è mia intenzione, sia chiaro, mettere sullo stesso piano Trump e Hitler, e neanche penso che siano giuste o ben fondate le accuse di razzismo, xenofobia e misoginia che gli vengon rivolte: intendo solo rimarcare la strategia del presentarsi come un’autorità politica pronta ad impegnare tutte le proprie energie per perseguire gli interessi del popolo, approfittando della sfiducia nel sistema politico, e di conseguenza incrementando il suo prestigio e la sua forza, e nel contempo creando un clima di paura per esercitare il potere sui “sudditi” invece di governare effettivamente soltanto per il bene della nazione. Così muore la democrazia. Speriamo che in America — nazione leader del mondo libero — e così per il resto del mondo, il sistema del “checks and balances” rammenterà a Trump ed al suo “entourage”, come già avvenne per Nixon, che un’autorità eletta dal popolo non può impunemente oltrepassare le ragioni della sua elezione, addirittura intaccando, poco o molto non importa, i principi costituzionali.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-aprile-2018/la-personalizzazione-della-democrazia-e-la-minaccia-al-sistema-democratico">La personalizzazione della democrazia e la minaccia al sistema democratico</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’America, la città sulla collina? Il dilemma della realpolitik e la negazione dei diritti umani</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2018/lamerica-la-citta-sulla-collina-il-dilemma-della-realpolitik-e-la-negazione-dei-diritti-umani</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Alexis Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Mar 2018 18:04:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Mario Alexis Portella 2018]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Mario Alexis Portella • Quando si parla dei paesi che hanno lottato e contribuito alla libertà e all’affermazione dei diritti umani, si pensa innanzitutto alla Repubblica degli Stati Uniti d’America perché è la terra che ha applicato nella sua storia quello che proclama, come scrisse Thomas Jefferson nella Dichiarazione d’Indipendenza: tutti gli uomini sono [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2018/lamerica-la-citta-sulla-collina-il-dilemma-della-realpolitik-e-la-negazione-dei-diritti-umani">L’America, la città sulla collina? Il dilemma della realpolitik e la negazione dei diritti umani</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/03/america.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5630" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/03/america-300x162.jpg" alt="america" width="300" height="162" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/03/america-300x162.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/03/america.jpg 305w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di </span><span lang="it-IT">Mario Alexis Portella </span><span lang="it-IT">•</span> <span lang="it-IT"> Quando si parla dei paesi che hanno lottato e contribuito alla libert</span><span lang="it-IT">à e all’affermazione dei diritti umani, si pensa innanzitutto alla Repubblica degli Stati Uniti d’America perché è la terra che ha applicato nella sua storia quello che proclama, come scrisse Thomas Jefferson nella Dichiarazione d’Indipendenza: </span><span lang="it-IT"><i>tutti gli uomini sono creati eguali; essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, e tra questi diritti ci sono la Vita, la Libert</i></span><span lang="fr-FR"><i>à</i></span><span lang="it-IT"><i>, e il perseguimento della Felicit</i></span><span lang="fr-FR"><i>à</i></span><span lang="it-IT">. Tuttavia, a causa della filosofia della </span><span lang="it-IT"><i>realpolitik</i></span><span lang="it-IT">, oggi l’America, che nella sua storia ha combattuto così duramente contro i dittatori per sollevare i popoli dalla loro condizione di oppressione, istituendo la democrazia nei paesi finalmente liberi, sta perdendo il suo ruolo di garante della pace universale.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La <span lang="it-IT"><i>realpolitik</i></span><span lang="it-IT">, ispirata dal</span><span lang="it-IT"> Cancelliere dell’Impero Austriaco </span><span lang="en-US">il Principe </span><span lang="it-IT">Klemens Wenzel von Metternich (1821 — 1848),</span><span lang="it-IT"> fu</span><span lang="it-IT"> utilizzata per la prima volta per descrivere la linea di condotta della politica estera del Primo Ministro della Prussia Otto von Bismark (1862 — 1890). Egli, </span><span lang="it-IT">d</span><span lang="it-IT">opo la vittoria contro l’Impero Austriaco nella Battaglia di Sadowa (1866), si astenne dal </span><span lang="en-US">chiede</span><span lang="it-IT">re delle riparazioni per permettere la nascita di un Impero tedesco con a capo il Re di Prussia. Si giustificò </span><span lang="en-US"> cos</span><span lang="it-IT">ì col futuro Kaiser tedesco Guglielmo I (1871 — 1888): &lt;&lt; </span><span lang="it-IT"><i>Non dobbiamo scegliere un tribunale, dobbiamo costruire una politica tedesca &gt;&gt;</i></span><span lang="it-IT">.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">La </span><span lang="it-IT"><i>realpolitik</i></span><span lang="it-IT">, quindi, non è altro che una politica pragmatica, tendente a risolvere i problemi in un quadro politico-sociale concreto, rifuggendo da ogni premessa ideologica o morale: anche nel contesto internazionale questo atteggiamento si evidenzia nelle scelte basate più su questioni pratiche che su principi universali o etici. Tale prassi, in USA, comporta che uno Stato debba stabilire o mantenere rapporti con altri Stati, a costo di tollerare le violazioni dei diritti naturali che in quegli stati sono perpetrate. Come ha spiegato il Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, il Generale H. R. McMaster, il Presidente Donald Trump ha adottato la </span><span lang="it-IT"><i>realpolititik</i></span><span lang="it-IT">, da cui deriva il concetto di “</span><span lang="en-US">America First</span><span lang="it-IT">” che si regge su quattro pilastri: protezione del Paese, prosperit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">economica, pace attraverso la forza e lotta al terrorismo. Ne consegue l’individuazione dei principali quattro avversari, cioè Cina, Russia, Corea del Nord e Iran. È da rimarcare, quindi, che l’attuale democrazia americana non è più quella di un tempo, come fu definita da Benedetto XVI nel suo discorso a Washington nel 2008: </span><span lang="it-IT"><i>&lt;&lt; </i></span><span lang="it-IT">[…]</span><span lang="it-IT"><i> dagli albori della Repubblica, la ricerca di libert</i></span><span lang="fr-FR"><i>à </i></span><span lang="it-IT"><i>dell’America è stata guidata dal convincimento che i principi che governano la vita politica e sociale sono intimamente collegati con un ordine morale, basato sulla signoria di Dio Creatore. Gli estensori dei documenti costitutivi di questa Nazione si basarono su tale convinzione, quando proclamarono la “verit</i></span><span lang="fr-FR"><i>à </i></span><span lang="it-IT"><i>evidente per se stessa” che tutti gli uomini sono creati eguali e dotati di inalienabili diritti, fondati sulla legge di natura e sul Dio di questa natura &gt;&gt;.</i></span> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">La </span><span lang="it-IT"><i>realpolitik</i></span><span lang="it-IT"> in America non nasce certo con Trump ma piuttosto durante l’amministrazione del Presidente Nixon. Spinto da</span><span lang="en-US">l suo Segretario di Stato Henry Kissinger, Nixon si recò in Cina per incontrare </span><span lang="it-IT">il presidente Mao Zedong </span><span lang="en-US">nel 1972. In seguito a quell’incontro, </span><span lang="it-IT">entrambi i paesi ristabilirono i rapporti diplomatici, gli scambi commerciali e conclusero un’alleanza contro l’Unione Sovietica. Se i risultati sul piano internazionale furono positivi, </span><span lang="en-US">i diritti naturali del popolo furono trascurati a tutto vantaggio de</span><span lang="it-IT">l profitto economico, il che significò un maggior isolamento della stessa Unione Sovietica. In modo simile, </span><span lang="en-US">l</span><span lang="it-IT">’anno </span><span lang="en-US">scorso Trump </span><span lang="it-IT">– con la vendita delle armi (350 miliardi di dollari per i prossimi dieci anni) all’Arabia Saudita – oltre a cercare di isolare l’</span><span lang="nl-NL">Iran</span><span lang="it-IT"> e aiutare gli arabi nella loro guerra ingiusta contro lo Yemen, ha ripreso la linea di Nixon: separare “l’economia” dalla “politica”, con la conseguenza di incrementare lo sfruttamento economico a scapito della dignit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">umana.</span><span lang="en-US"> Del resto, anche il </span><span lang="it-IT">Presidente George W. H. Bush</span><span lang="en-US">, durante </span><span lang="it-IT">le proteste di studenti, intellettuali e operai</span><span lang="en-US"> che chiedevano al loro governo</span><span lang="it-IT"> il diritto alla libertà di espressione e di coscienza in Piazza Tienanmen a Pechino</span><span lang="en-US"> nel </span><span lang="it-IT">1989</span><span lang="en-US">,</span><span lang="it-IT"> scelse di non fare pressioni su</span><span lang="en-US">lle autorità cinesi affinché </span><span lang="it-IT">concedessero tali diritti</span><span lang="en-US">. E</span><span lang="it-IT"> nonostante il massacro voluto ed attuato dal governo cinese, Bush disse che quel caos era </span><span lang="it-IT"><i>&lt;&lt; un problema interno &gt;&gt;</i></span><span lang="it-IT"> della Cina che non riguardava l’interesse nazionale degli americani. Ugualmente, la </span><span lang="it-IT"><i>realpolitik</i></span><span lang="it-IT"> prevale nel programma e nell’azione del Presidente Barak Hussein Obama che ha progettato ed attuato il Piano d’azione congiunto globale, cioè l’accordo nucleare iraniano nel 2015, mentre avrebbe potuto far leva per costringere Teheran a concedere la libertà di espressione e di pacifica riunione, ed anche stabilire la pace in Siria. A seguito di questo errore di politica internazionale di Obama sono aumentate le violazioni dei diritti umani ed i crimini commessi contro l’umanità dai musulmani sciiti. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Non fu questa la posizione del Presidente Ronald Reagan, che, per esempio, più volte ebbe a premere sui governanti dell’Unione Sovietica perché fosse consentito ai suoi cittadini di emigrare e viaggiare all’estero prima ancora di incontrare ufficialmente i capi sovietici; la stessa linea politica seguì col dittatore cileno, il Generale Augusto Pinochet, quando lo costrinse a procedere ad elezioni democratiche in cambio della continuazione dell’appoggio statunitense. Forse gioverebbe a Trump riflettere e applicare nella sua politica quello che Reagan ha detto nel 1983. Egli, affermando che i politici conservatori dei suoi tempi rappresentavano lo spirito dei Padri Fondatori americani, disse: </span><span lang="it-IT"><i>&lt;&lt;Penso che i conservatori americani siano gli unici in grado di presentare al mondo questa visione del futuro, una visione degna del passato americano. Ho sempre avuto un grande affetto per le parole di John Winthrop [un inglese che emigrò con un gruppo di ottanta pellegrini dall’Inghilterra alla Colonia di</i></span><span lang="en-US"><i> Massachusetts </i></span><span lang="it-IT"><i>in America a causa delle persecuzioni religiose; dopo diventò il 3</i></span><span lang="it-IT"><i>°</i></span><span lang="it-IT"><i> Governatore della Colonia (1630 –1634)]: “Saremo una citt</i></span><span lang="fr-FR"><i>à </i></span><span lang="it-IT"><i>su una collina. Gli occhi di tutte le persone sono su di noi, così che, se noi dovessimo in quest’opera che abbiamo intrapreso contrastare la volontà di Dio e così lo inducessimo a ritirare da noi il suo attuale aiuto, diventeremmo un esempio negativo per tutto il mondo”. Ebbene,</i></span><span lang="fr-FR"><i> l</i></span><span lang="it-IT"><i>’America non è stata un esempio negativo per tutto il mondo. Quella piccola comunit</i></span><span lang="fr-FR"><i>à </i></span><span lang="it-IT"><i>di pellegrini prosperò e, guidata dai sogni e, sì, dalle idee dei Padri Fondatori, divenne un faro per tutti gli oppressi e i poveri del mondo&gt;&gt;. </i></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il lettore di questo articolo magari si chiederà perché sia importante che gli Stati Uniti cambino il loro atteggiamento politico. La risposta non è difficile: siccome tutti gli Stati europei, ed anche quelli sudamericani, seguono l’esempio degli americani, è necessario che gli USA riprendano alacremente il ruolo svolto sin dalla nascita. E se l’America non promuove e non assicura i diritti umani nel mondo, chi lo farà?</span> </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2018/lamerica-la-citta-sulla-collina-il-dilemma-della-realpolitik-e-la-negazione-dei-diritti-umani">L’America, la città sulla collina? Il dilemma della realpolitik e la negazione dei diritti umani</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La rinascita della religione in Cina – Un fenomeno imprevisto</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-febbraio-2018/la-rinascita-della-religione-in-cina-un-fenomeno-imprevisto</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Alexis Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2018 09:40:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Mario Alexis Portella 2018]]></category>
		<category><![CDATA[febbraio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Mario Alexis Portella • Per decenni, la maggioranza degli occidentali ha pensato che la Cina fosse un paese in cui la religione e la fede avessero un ruolo marginale. Anzi, le varie “storie” sulla fede in Cina tendono a parlare soltanto delle vittime, come i cristiani cinesi, che sono costretti a praticare il cristianesimo [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-febbraio-2018/la-rinascita-della-religione-in-cina-un-fenomeno-imprevisto">La rinascita della religione in Cina – Un fenomeno imprevisto</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/02/cina-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5506" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/02/cina-1-300x200.jpg" alt="cina 1" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/02/cina-1-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/02/cina-1-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/02/cina-1.jpg 750w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di </span><span lang="it-IT">Mario Alexis Portella </span><span lang="it-IT">•</span> <span lang="it-IT">Per decenni, la maggioranza degli occidentali ha pensato che la Cina fosse un paese in cui la religione e la fede avessero un ruolo marginale. Anzi, le varie “storie” sulla fede in Cina tendono a parlare soltanto delle vittime, come i cristiani cinesi, che sono costretti a praticare il cristianesimo clandestinamente, o i gruppi, come il Falun Gong, che ugualmente subiscono la repressione da parte del governo. Di conseguenza, come spiega Ian Johnson, collaboratore del </span><span lang="it-IT"><i>The Wall Street Journal</i></span><span lang="it-IT">, l’immagine economica, politica e sociale di questo sterminato Paese che emerge dai resoconti di giornalisti e storici pressoché unanimemente, o almeno in modo preponderante, è quella di enormi citt</span><span lang="fr-FR">à che </span><span lang="it-IT">spuntano spesso dov’era deserto, di centinaia di milioni di lavoratori diligenti sfruttati in vaste fabbriche, di nuovi ricchi che ostentano la loro opulenza, di contadini che lavorano in campi inquinati, di dissidenti che languiscono in prigione. Lo stesso Johnson, però, nel suo libro </span><span lang="it-IT"><i>The Souls of China — The Return of Religion After Mao [Le anime della Cina — Il ritorno della religione dopo Mao] </i></span><span lang="it-IT">(2017), dice che oggi è da valutare, al fine di un giudizio motivato sulla Cina, un importante fenomeno che sfugge ai più: il risveglio della religione, simile al Grande Risveglio che caratterizzò gli Stati Uniti nel diciannovesimo secolo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In tutta la Cina, sono centinaia i templi, le chiese e le moschee che ogni anno vengono aperti al culto, attirando milioni di nuovi fedeli. Le cifre dei seguaci delle varie religioni sono spesso oggetto di dibattito, ma anche un visitatore occasionale non può non notare i segni di questo risveglio tanto sono evidenti: nuove chiese che punteggiano la campagna, templi ricostruiti o ampliati notevolmente, e persino nuove politiche governative che incoraggiano i valori tradizionali. Fede e valori, insomma, stanno tornando al centro di una discussione diffusa a livello nazionale su come organizzare la vita cinese.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">E’ da tenere in considerazione che n</span><span lang="fr-FR">on c</span><span lang="it-IT">’è e non c’è mai stata in Cina la “religione”, se si intende per </span><span lang="fr-FR"><i>“</i></span><span lang="it-IT"><i>religione” </i></span><span lang="it-IT">un insieme di norme etiche o di credenze in un dio o in più divinità e di relative pratiche cultuali, in relazione ad una concezione del destino umano. Pur avendo la “religione”, nei limiti o connotati accennati, contribuito in modo essenziale alla crescita dell’individuo cinese, si deve affermare che essa è stata storicamente fondata sulla comunità più che sull’identità personale. Ogni villaggio aveva almeno un tempio dove i residenti onoravano un certo dio. La religione, come identità comunitaria, era il nucleo del sistema politico, offrendo assistenza pratica nella gestione dell’impero antico. Infatti, l’imperatore era chiamato “il Figlio del Cielo” e presiedeva ai rituali che sottolineavano la sua natura semi-divina. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Per gran parte della sua storia, la Cina aveva tre principali correnti religiose: il buddismo — originato dagli insegnamenti dell’asceta itinerante indiano Siddhartha Guatama (5° a.C.), con lo scopo di arrivare al nirvana, cioè la </span><span lang="it-IT">condizione di perfetta pace e serenità consistente nell’annullamento di desideri e passioni;</span><span lang="it-IT"> il confucianesimo — dal fondatore Confucio (551 — 479 a.C.), dottrina umanistica fortemente basata sui legami familiari e sull’armonia sociale tra gruppi più vasti, e quindi sulla rettitudine quale fondamento del mondo reale, piuttosto che su di una soteriologia che proietti le speranze dell’uomo in un futuro trascendente; il taoismo (circa 4° — 2° a.C.), basata sul </span><span lang="it-IT"><i>Dao (la via)</i></span><span lang="it-IT">: prassi filosofico-mistica dal rilevante indirizzo morale: </span><span lang="it-IT">il taoista è chiamato a dedicare la propria vita alla ricerca dell’armonia con la natura, ovvero con il </span><span lang="it-IT"><i>Dao</i></span><span lang="it-IT">, per poter raggiungere la completezza e l’unione con l&#8217;essenza dell&#8217;universo.</span> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">I</span><span lang="es-ES">n gran parte </span><span lang="it-IT">queste tre religioni o discipline (insieme di pensiero filosofico, misticismo e prassi morale), ciascuna coi suoi seguaci, non funzionavano come istituzioni tra loro separate. Gli uomini “religiosi” credevano in un amalgama di queste fedi che è meglio individuata e definita semplicemente come “religione cinese”. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Per quanto riguarda la storia del cristianesimo in Cina, come attesta lo storico Alfredo Jacopozzi, l</span><span lang="it-IT">e più antiche tracce di cristianesimo in Cina risalgono al VII secolo. Una stele ritrovata nel 1625 a Chang&#8217;a (Xian) attesta una presenza di cristiani nestoriani, che per i noti conflitti con Bisanzio, si rifugiarono in Persia e da lì  si diffusero in India e in Cina. Una prima missione si ebbe sotto il pontificato di Niccolò IV che inviò il francescano Giovanni da Montecorvino, presso l&#8217;imperatore Kublai Khan (1260-1294), che apprezzava il cristianesimo. Giovanni arrivò in Cina all&#8217;indomani della morte del grande imperatore. Il suo successore Timurleng (1294-1307), anche se non si convertì alla fede cristiana, non pose alcun ostacolo all’azione missionaria. Nel 1299 Giovanni costruì la prima chiesa a Pechino e iniziò un lento lavoro di inculturazione, traducendo in cinese i Salmi e il Nuovo Testamento. Ma è solo all</span><span lang="it-IT">a fine del sedicesimo secolo, con l’evangelizzazione del gesuita Matteo Ricci (1552-1610), che il cristianesimo si radica più decisamente nella società cinese. A differenza dell’Islam, che è entrato in Cina un millennio prima, anche se era in gran parte confinato nella periferia del paese, il cristianesimo si diffonde via via nel cuore economico della Cina e tra le classi più influenti. Però la cristianità, anche se ebbe un sicuro un punto d’appoggio nel governo imperiale, rimase un fenomeno non rilevante fino alla riforma del diciannovesimo secolo, dopo le due “guerre dell’oppio”, quella contro l’Inghilterra (1839-42) e quella contro Inghilterra e Francia (1856-60): fu in questo momento che al Cristianesimo fu riconosciuto ufficialmente il pieno diritto di predicazione, di evangelizzazione e di proselitismo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Con la rivoluzione culturale di Mao Zedong nel 1966, il Partito Comunista iniziò uno degli assalti più feroci alla religione nella storia del mondo. Quasi ogni luogo di culto fu chiuso e quasi tutti i chierici furono cacciati. Nella roccaforte cattolica di Taiyuan, nella provincia dello Shanxi, la cattedrale centrale fu trasformata in una “mostra vivente” per dimostrare l&#8217;arretratezza della religione: preti e suore erano tenuti in gabbia e agli abitanti locali fu imposto di andare ad osservarli come fossero bestie. In tutto il paese, i chierici buddisti, taoisti e cattolici che avevano preso i voti di castit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">furono costretti a sposarsi; i santuari di famiglia furono smantellati; i templi furono sventrati, abbattuti o trasformati in fabbriche o uffici governativi.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In ogni modo, la realt</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">odierna, occorre riconoscerlo, evidenzia che centinaia di milioni di cinesi sono rosi dal dubbio sulla bontà dell’assetto della loro societ</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">e si stanno rivolgendo alla religione per trovare risposte che non possono ricevere altrove nel loro mondo </span><span lang="es-ES">radicalmente </span><span lang="it-IT">secolarizzato. Essi si chiedono che cosa renda buona la vita e se ci siano valori e fini dell’esistenza più alti e validi rispetto al guadagno materiale. Riporto quel che dice un quarantaduenne pastore protestante di una chiesa della metropoli di Chengdu nel sudovest del paese: </span><span lang="it-IT"><i>&lt;&lt; Pensavamo di essere infelici perch</i></span><span lang="fr-FR"><i>é </i></span><span lang="it-IT"><i>eravamo poveri. Ma ora molti di noi non siamo più poveri, eppure siamo ancora infelici. Ci rendiamo conto che manca qualcosa, e questa è una vita spirituale &gt;&gt;. </i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da un sondaggio del governo di Pechino del 2014 risultano circa mezzo milione di monache e monaci buddisti con circa 33,000 templi; secondo un altro sondaggio sarebbero 48,000 tra sacerdoti e monache taoisti con 9,000 templi, il doppio del numero di templi rispetto al 1990. I cristiani-cinesi, secondo il Washington Post, sono pi<span lang="it-IT">ù di 70 milioni – un numero che sta aumentando così rapidamente che, stando ad alcune proiezioni, nel 2030 la Cina avrà la popolazione cristiana più nutrita del mondo.</span> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Questa esplosione di attivit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">religiosa comporta rischi per il Partito Comunista. Ma i leader della Cina ne hanno tratto vantaggio e l’hanno persino incoraggiata in qualche modo. Finora il Partito ha gestito un delicato equilibrio, tollerando il risveglio spirituale, ma senza tuttavia esagerare, per non provocare una reazione popolare contro la centralizzazione del potere in atto. E mentre Pechino persegue una linea di apertura in campo sociale, economico e politico, questo equilibrio potrebbe, pertanto, diventare più difficile da mantenere. Per questo, sarebbe un vantaggio per la Chiesa e per la Cina e per tutto il mondo se essa riprendesse alacremente il ruolo svolto secoli fa.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-febbraio-2018/la-rinascita-della-religione-in-cina-un-fenomeno-imprevisto">La rinascita della religione in Cina – Un fenomeno imprevisto</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Trump e Gerusalemme — Una situazione complessa e complicata</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gennaio-2018/trump-e-gerusalemme-una-situazione-complessa-e-complicata</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Alexis Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jan 2018 11:09:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Mario Alexis Portella 2018]]></category>
		<category><![CDATA[gennaio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Mario Alexis Portella • La decisione del Presidente Donald Trump di trasferire l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, dà seguito alla legge statunitense del 1995 che riconosceva questa città come capitale dello Stato di Israele. La sua applicazione era stata rinviata di sei mesi in sei mesi dai presidenti americani — da Bill [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: 'Helvetica Neue', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/01/gerusalemme_movie.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5421" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/01/gerusalemme_movie-300x146.jpg" alt="gerusalemme_movie" width="300" height="146" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/01/gerusalemme_movie-300x146.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2018/01/gerusalemme_movie.jpg 770w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Mario Alexis Portella</span></span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">•</span></span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">La decisione del Presidente Donald Trump di trasferire l’ambasciata statunitense </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="nl-NL">da Tel Aviv</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> a Gerusalemme, d</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">seguito alla legge statunitense del 1995 che riconosceva questa città come capitale dello Stato di Israele. La sua applicazione era stata rinviata di sei mesi in sei mesi dai presidenti americani — da Bill Clinton fino a Barak Hussein Obama — proprio per l’importante valore geopolitico di un simile atto. Trump, dopo aver ricevuto il consenso dalle due camere legislative, ha giustificato la sua decisione affermando: </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>«È ora di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele, è l’inizio di un nuovo approccio al conflitto israelo-palestinese. Israele è uno stato sovrano che ha il diritto, come ogni altro Paese, di decidere la sua capitale. Essere consapevoli di questo è una condizione necessaria per raggiungere la pace».</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> </span></span></span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Helvetica Neue', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Questo provvedimento di Trump non poteva non suscitare polemiche ed ostilità, perché ritenuto una violazione dello </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>status quo</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> formalizzato col Trattato di Berlino del 1878, che aveva proclamato Gerusalemme luogo sacro per gli ebrei, i cristiani ed i musulmani i quali avrebbero dovuto fruirne senza discriminazione alcuna, e successivamente, caduto l’Impero Ottomano, confermato dalla Gran Bretagna che esercitava il protettorato sulla Palestina (1920-1948) ed infine dall’</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Accordo Fondamentale</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> siglato nel 1993 tra la Santa Sede e Israele, in cui gli Israeliti promisero di osservare lo </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>status quo</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">. Tale </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>status quo</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, ricordiamo, ha la sua origine addirittura nel 1192 quando il Sultano Saladino assegnò, anche per porre fine alla rivalità tra le varie confessioni cristiane che ne richiedevano l’uso esclusivo, la </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">responsabilità </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">di aprire il portone della Chiesa del Santo Sepolcro a due famiglie musulmane. Ciò nonostante, gli ebrei da oltre tremila anni considerano Gerusalemme la loro capitale per ragioni religiose, culturali e politiche. Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 68 d.C., e la conseguente dispersione del popolo ebraico, per il </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>popolo eletto</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> il ritorno a Gerusalemme è rimasto sempre un punto fermo, un fine da raggiungere, essendo la Citt</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="pt-PT">Santa</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> l’antica capitale del suo Regno. I palestinesi, che costituiscono circa un terzo della popolazione della citt</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> — inclusa una minoranza cristiana — la rivendicano come la capitale dello Stato a cui aspirano. Essa per i palestinesi musulmani ha assunto un autentico valore simbolico, una dimensione religiosa essenziale per la presenza della Spianata delle Moschee, nella citt</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Vecchia, da dove il profeta Maometto, secondo i racconti folcloristici, venne assunto in cielo: perciò è il terzo luogo santo per gl’islamici, insieme a La Mecca e Medina.</span></span></span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Helvetica Neue', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La scelta di Trump </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">è stata condannata dalla Comunità Internazionale, specificamente dalla maggioranza degli stati membri delle Nazioni Unite, inclusa la Sede Apostolica, ed anche dai vescovi cattolici orientali ed ortodossi che vi vedono ulteriori motivi di divisioni in quei territori senza pace.</span></span></span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Helvetica Neue', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Prima di sbilanciarsi a giudicare se la decisione Trump sia giusta o meno, bisogna chiarire due punti fondamentali sul piano giuridico. In primo luogo, non rientra nei poteri di giurisdizione delle Nazioni Unite o di qualsiasi altro ente politico, anzi li travalica, stabilire ciò che una nazione sovrana può e non può riconoscere nella piena autonomia delle sue competenze. Se la Turchia, per esempio, dovesse riconoscere Gerusalemme Est come capitale della “</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="nl-NL">Palestina</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">”, l’</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="pt-PT">ONU nulla potrebbe decidere </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="pt-PT"><i>pro</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="pt-PT"> o </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="pt-PT"><i>contra</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">. (Naturalmente, la maggior parte dei membri delle Nazioni Unite applaudirebbe una simile mossa).</span></span></span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Helvetica Neue', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In secondo luogo, la Comunit</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">à Internazionale dimentica o finge di dimenticare che è stata la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del dicembre 2016 — voluta dal presidente Obama — a cambiare lo </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>status quo</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> di Gerusalemme ed ha così reso più complicati gli sforzi per conseguire un già difficile compromesso sulla pace. Prima di questa risoluzione improvvida, il Muro Occidentale di Gerusalemme, il quartiere ebraico e le strade di accesso all’Universit</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ebraica e all’Ospedale Hadassah erano ampiamente riconosciuti di pertinenza di Israele, o, nel peggiore dei casi, come territorio oggetto di contestazione. Tutti sapevano che qualsiasi accordo di pace avrebbe inevitabilmente riconosciuto che queste aree storicamente ebraiche erano una parte integrante di Israele. Di certo non furono illegalmente occupate da Israele, così come, al contrario, Bettlemme era stata illegalmente occupata dall’Autorit</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Palestinese. Sia Gerusalemme che Bettlemme erano state inizialmente considerate parte di una zona internazionale dalle Nazioni Unite quando il mandato britannico fu diviso in due stati per due popoli — una decisione che fu accettata dagli ebrei e respinta da tutte le nazioni arabe e dagli arabi palestinesi della zona che rifiutavano di riconoscere la legittimità dello Stato di Israele. </span></span></span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Helvetica Neue', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il problema odierno, comunque, riguarda l</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">’occupazione della Città Santa, problema sorto a seguito della Guerra dei Sei Giorni (1967) vinta da Israele. All’origine di questo conflitto vi fu l’attacco ad Israele da parte della Giordania che occupò illegalmente il Muro occidentale e il quartiere ebraico di Gerusalemme, impedendo in tal modo ogni possibilità di accesso degli ebrei a queste aree sante, così come all&#8217;Universit</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">e all&#8217;Ospedale. Nel 1950, la Giordania annesse i territori che aveva conquistato nella guerra del 1948, cioè Gerusalemme orientale e Cisgiordania, dichiarandosi “Protettore” della Terra Santa. Gli unici paesi che riconobbero l’annessione di questi territori alla Giordania furono la Gran Bretagna e il Pakistan, mentre tutte le altre nazioni, inclusi gli stati arabi, la condannarono: la Gran Bretagna, invero, riconobbe solo l’annessione della Cisgiordania e non ha mai riconosciuto la sovranit</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à giordana o </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">israeliana su alcun settore di Gerusalemme, visto che l&#8217;annessione della Giordania del 1950 e l&#8217;annessione israeliana di Gerusalemme Ovest erano considerate illegali.</span></span></span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Helvetica Neue', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Contravvenendo agli accordi dell’armistizio del 1949, la Giordania non permise agli ebrei di accedere ai loro luoghi santi o al cimitero ebraico sul Monte degli Ulivi. Anche agli arabi-israeliani fu negato l’accesso alla moschea di al-Aqsa e alla Cupola della Roccia. I cristiani, a loro volta, che, a differenza degli ebrei, avevano accesso ai loro luoghi santi, dovettero anch’essi subire restrizioni secondo la legge giordana: furono, infatti, ad es., stabiliti dei limiti al numero di pellegrini a cui consentire l’ingresso nella Citt</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Vecchia e a Bettlemme nei periodi di Natale e Pasqua. Alle associazioni di carit</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">à </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">cristiane e alle istituzioni religiose fu vietato l’acquisto di beni immobili a Gerusalemme, e le scuole cristiane furono assoggettate a severi controlli: dovevano insegnare in arabo, restar chiuse ogni venerdì — il giorno santo musulmano — e insegnare a tutti gli studenti il </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="es-ES">​​</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Corano. Allo stesso tempo, non fu permesso di distribuire materiale religioso cristiano ai seguaci di altre religioni.</span></span></span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Helvetica Neue', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dire che la situazione odierna di Gerusalemme </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">è delicata è un eufemismo. Il tempo ci mostrerà se lo spostamento dell’ambasciata americana sia stata una decisione positiva: anche il Guatemala ha deciso di compiere lo stesso passo. Una cosa, però, al momento è certa: la ripresa delle violenze da parte degli islamici, nonostante che tanti leader politici e religiosi continuino a sostenere che l’Islam è una religione di pace. Non c’è dubbio che alcuni consiglieri di Trump, come il suo genero ebreo, Jared Kushner — sionista — abbiano spinto il Presidente USA a privilegiare la visione del sionismo — il movimento </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">internazionale il cui fine è l&#8217;affermazione del diritto alla autodeterminazione del popolo ebraico mediante l&#8217;istituzione di uno Stato ebraico, inserendosi nel più vasto fenomeno del nazionalismo moderno</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">. Indubbiamente è lecito pensare che prima o poi si realizzerà la pace tra gli israeliani ed i palestinesi, benché i due popoli credano che le loro rivendicazioni siano giustificate; i palestinesi musulmani, addirittura, vanno purtroppo ben oltre armando i terroristi che si suicidano facendo strage di ebrei. Ritenere che questo odio sia facilmente indebellabile oppure che tutte e due facciano la pace fra di loro in questi condizioni è impossibile.</span></span></span></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gennaio-2018/trump-e-gerusalemme-una-situazione-complessa-e-complicata">Trump e Gerusalemme — Una situazione complessa e complicata</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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