<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giovanni Pallanti 2019 - Il Mantello della Giustizia</title>
	<atom:link href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/category/giovanni-pallanti-2019/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it</link>
	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
	<lastBuildDate>Sat, 27 Nov 2021 17:26:46 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>
	<item>
		<title>«Democrazia Cristiana, il racconto di un partito»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/dicembre-2019/democrazia-cristiana-il-racconto-di-un-partito</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2019 06:19:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=7991</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • Marco Follini ha scritto un libro per l’editore Sellerio “ Democrazia Cristiana, il racconto di un Partito”. Un libro utile per conoscere la storia del Partito dei cattolici democratici che ha dominato la vita politica italiana dal 1945 al 1994 .Non è un libro di storia per la verità.  Lo stesso [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/dicembre-2019/democrazia-cristiana-il-racconto-di-un-partito">«Democrazia Cristiana, il racconto di un partito»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/11/10718-3.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7993" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/11/10718-3-178x300.jpg" alt="10718-3" width="178" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/11/10718-3-178x300.jpg 178w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/11/10718-3.jpg 186w" sizes="(max-width: 178px) 100vw, 178px" /></a>di Giovanni Pallanti • Marco Follini ha scritto un libro per l’editore Sellerio “ Democrazia Cristiana, il racconto di un Partito”. Un libro utile per conoscere la storia del Partito dei cattolici democratici che ha dominato la vita politica italiana dal 1945 al 1994 .Non è un libro di storia per la verità.  Lo stesso Follini in fondo al volume scrive :” questa non è una storia. È un racconto. Un tentativo di catturare lo spirito democristiano cercando di indagare alcuni dei  molti, troppi risvolti, di spiegarne, insieme, la grandezza, lo splendore, la mediocrità e il disfacimento.” Un libro di 234 pagine: troppo poche per raccontare compiutamente le vicende democratico cristiane.  I tanti personaggi che hanno guidato lo Scudo crociato ( De Gasperi, Fanfani, Moro, Andreotti, Donat Cattin, De Mita, Cossiga, Emilio Colombo,  Forlani, Marcora, Granelli,  ecc..) sono con sintetiche biografie raccontate abbastanza bene. Molto meno, invece, è illustrata la storia di un grande personaggio come Giorgio La Pira che  ha rappresentato nella storia d’Italia dal 1939 al 1977 una linea politica progressista alternativa ai fascisti e ai comunisti. Così come è trattato con scarso approfondimento il ruolo di Giuseppe Dossetti che fu per diversi anni l’alternativa all’interno della Dc ad Alcide De Gasperi.  Molto efficacemente Follini racconta qual’era la vera leadership della Dc: “ nessuna di queste figure, né di tutte le altre che vi facevano contorno, aveva il potere di personificare il partito. Semmai, la forza e la ragione della DC sembravano consistere piuttosto nella voluta impersonalità con cui il partito stemperava tutti quei caratteri.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/11/download.jpeg"><img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-7994" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/11/download.jpeg" alt="download" width="270" height="187" /></a> Non c’era un leader, neppure quando – scrive Follini &#8211; la situazione sembrava reclamare unità di comando. La leadership era sempre per così dire corale”.  Questa è stata la vera forza della Democrazia Cristiana che l’ha fatta primeggiare nella politica italiana per 50 anni .  Follini racconta anche che la DC nasce alla fine della seconda guerra mondiale per volontà di Monsignor Giovanni Battista Montini allora nella Segreteria di Stato di Papa Pio XII con Monsignor Domenico Tardini. Tardini, all’opposto di Montini, teorizzava che i cattolici dovevano essere presenti in tutti i partiti, come dice oggi il Cardinale Ruini: ieri come oggi sarebbero stati privi di ogni reale peso politico. Aveva ragione Montini, futuro San Paolo VI , che si può ben considerare un co- fondatore della Democrazia Cristiana Italiana. Finita dopo 50 anni quando il suo ruolo fu da molti considerato, purtroppo, esaurito. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/dicembre-2019/democrazia-cristiana-il-racconto-di-un-partito">«Democrazia Cristiana, il racconto di un partito»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«Roma città corrotta e infetta»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2019/roma-citta-corrotta-e-infetta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2019 15:53:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2019]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=7867</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • La Diocesi del Papa è Roma. Come successore di San Pietro, primo vescovo di Roma, il Papa è il supremo pastore della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.  Ma cos’è la città di Roma? E’ la città di Sodoma e Gomorra. Tutto il peggio si concentra in Roma. Quando nel XVI secolo Martin [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2019/roma-citta-corrotta-e-infetta">«Roma città corrotta e infetta»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/11/garbageroma.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-7914" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/11/garbageroma.jpg" alt="garbageroma" width="275" height="183" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/11/garbageroma.jpg 275w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/11/garbageroma-140x94.jpg 140w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a>di Giovanni Pallanti • La Diocesi del Papa è Roma. Come successore di San Pietro, primo vescovo di Roma, il Papa è il supremo pastore della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.  Ma cos’è la città di Roma? E’ la città di Sodoma e Gomorra. Tutto il peggio si concentra in Roma. Quando nel XVI secolo Martin Lutero, scandalizzato dalla vendita delle indulgenze e dalla corruzione morale dei preti e degli abitanti di Roma, fu spinto alla più grande divisione della cristianità non aveva tutti i torti. Dai tempi degli antichi romani l’antica capitale dell’Impero era fondata sul sangue e sulla corruzione.  Sul sangue perché la politica veniva sempre risolta con azioni di forza anche per il governo dell’Urbe e dell’Impero. Sulla corruzione perché i notabili dell’antica Roma per conquistare il “Consolato” erano disposti a spendere milioni e milioni di sesterzi per comprare il voto della loro clientela popolare.  Il Papato dall’alto  medioevo fino al Concilio di Trento (1545-63) era spesso, salvo Pontefici santi, impersonato da uomini che della santità personale non ne avevano nemmeno una briciola. Basti pensare che Papa Alessandro VI, il più corrotto sul piano personale  che la Storia ricordi, fu combattuto dal Priore di San Marco a Firenze, il domenicano Girolamo Savonarola, che  anche per questa ragione fu impiccato e bruciato in Piazza della Signoria il 23 maggio 1498.  Il popolo romano non è stato mai migliore della Chiesa Cattolica in Roma. Anzi da essa ha preso i peggiori vizi.  Per arrivare a tempi più recenti nell’Ottocento i romani erano dediti alla frequentazione delle osterie che sulla porta mettevano una frasca di alloro per richiamare l’attenzione del popolino che si abbeverava con il vino dei Castelli e frequentava le puttane romane che per numero gareggiavano con quelle del Carnevale di Venezia. Le poesie di Gioacchino Belli sono una bella testimonianza della società romana di quel tempo.  La Chiesa non fu immune dalla piccola e grande malvagità del popolino romano. Quando Pio IX incaricò del governo pontificio Pellegrino Rossi  Egli fu ucciso a coltellate da un carrettiere  di nome Ciceruacchio il 25 novembre 1848, per impedire un rinnovamento della pubblica amministrazione e della giustizia nello Stato Pontificio. Il popolino romano ha sempre desiderato, a grande maggioranza, il caos all’ordine.  Nell’era contemporanea  con Leone XIII si è inaugurata una serie di Romani Pontefici degni di grande rispetto. Tra questi Pio XI, San Giovanni XXIII, San Paolo VI e San Giovanni Paolo II. Ricordando, in estrema sintesi, la storia sociale e morale di Roma non meraviglia il fatto che nel 2019, vi siano trenta piazze dell’Urbe dove si spaccia la droga H24 ( cioè giorno e notte). Così come non meraviglia che in tempi recenti la banda della Magliana fosse in collegamento, tramite i servizi segreti deviati e spezzoni della politica, con ambienti vaticani che sono stati responsabili, piaccia o no, della sparizione di Emanuela Orlandi. In questi giorni l’uccisione, con un colpo di pistola alla testa del ventiquattrenne Luca Sacchi, è stata collegata dagli inquirenti ad una compravendita di una dose importante di droga che probabilmente serviva per essere rivenduta. Infatti nello zaino di Anastasiya Kylemnyk, compagna del Sacchi, alcuni testimoni raccontano di aver visto mazzette di banconote per <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/11/download-1.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7916" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/11/download-1-300x150.jpeg" alt="download (1)" width="300" height="150" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/11/download-1-300x150.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/11/download-1.jpeg 318w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>migliaia di euro sufficienti  per l’acquisto di un grosso quantitativo di cannabis e cocaina. La coraggiosa  mamma dell’assassino, Valerio Del Grosso di 21 anni,  ha denunciato alla polizia il figlio e il suo complice: una piccola luce nel buio della vita romana. Un esempio coraggioso su cui meditare.  Roma, la Diocesi del Papa, assediata dalle Mafie, da  Trastevere ad Ostia, piena zeppa di rifiuti e supermercato della droga è ancora quella città infetta dove miracolosamente soffia il vento dello Spirito Santo che riesce a tutelare l’attuale Pontefice Francesco dalla corruzione della Curia Romana e dai vizi della capitale d’Italia.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2019/roma-citta-corrotta-e-infetta">«Roma città corrotta e infetta»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La «pietas» di Georges Simenon</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/la-pietas-di-georges-simenon</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 13:03:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2019]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=7758</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • Georges Simenon è stato ricordato dall’”Osservatore Romano” nel numero del 2-3 settembre 2019. Era il trentesimo anniversario della scomparsa dello scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico per aver inventato il personaggio di Jules Maigret commissario della polizia francese. Come mai l’”Osservatore Romano” ha voluto [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/la-pietas-di-georges-simenon">La «pietas» di Georges Simenon</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Georges-Simenon-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7760" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Georges-Simenon-1-300x200.jpg" alt="Georges-Simenon-1" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Georges-Simenon-1-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Georges-Simenon-1-750x500.jpg 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Georges-Simenon-1-640x427.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Georges-Simenon-1-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/Georges-Simenon-1.jpg 876w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Giovanni Pallanti • Georges Simenon è stato ricordato dall’”Osservatore Romano” nel numero del 2-3 settembre 2019. Era il trentesimo anniversario della scomparsa dello scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico per aver inventato il personaggio di Jules Maigret commissario della polizia francese. Come mai l’”Osservatore Romano” ha voluto ricordare il grande scrittore che apparentemente poco ha a che fare con i temi trattati dal quotidiano vaticano? Chi non conosce Simenon  si sarà forse meravigliato. Chi lo ha letto sa perfettamente che nei suoi romanzi e nella serie dedicata al commissario Maigret egli sa descrivere in maniera chiara e semplice i comportamenti degli uomini e delle donne fino a percepire i drammi e le gioie dell’anima umana. I racconti polizieschi che hanno come protagonista Maigret sono un caleidoscopio per narrare le vicende umane attraversate da una turbolenzaesistenziale o in un delitto attraverso le indagini di un poliziotto che scopre, alla fine, non solo il dolore della vittima ma anche il dramma dell’assassino. In questa <i>piètas</i> di Simenon c’è la sua matrice cristiana e cattolica. Il senso del peccato, per Lui, non abbandona mai le vicende del mondo. Anche le persone più insospettabili possono essere state influenzate dal male. Anche le persone buone possono, per una qualsiasi ragione, commettere un crimine.  Simenon è stato considerato dal grande scrittore francese Andrè Gide, premio Nobel nel 1947, un maestro della letteratura tant’è che Gide scrive ad un amico di avere letto, in una sola settimana, otto libri di Simenon. La tiratura delle sue opere, tra cui molti romanzi, sono state tradotte in cinquanta lingue e pubblicate in quaranta paesi superando, ad oggi, i settecento milioni di copie. Dopo Jules Verne e Alexandre Dumas (padre) è il terzo scrittore di lingua francese più tradotto al mondo. Nei suoi romanzi, ( vale la pena di ricordare: ”Tre camere a Manhattan”, “l’uomo che guardava passare i treni”, “la neve era sporca”, “ i fantasmi del cappellaio”,”Cargo” e tanti altri ) l’ambientazione è talmente straordinaria che mentre si legge scorrono assieme alle parole le immagini di ambienti , di paesaggi e la vita delle persone come se si guardasse un film. La capacità di contestualizzare ambienti e storie umane è la più grande qualità di <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/arton147376.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7762" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/arton147376-300x150.jpg" alt="arton147376" width="300" height="150" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/arton147376-300x150.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/10/arton147376.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Simenon,soprattutto quando descrive i personaggi femminili, il che lo fa essere uno dei più grandi narratori e romanzieri degli ultimi due secoli. In Lui, come ben si comprende leggendo le storie del commissario Maigret, c’è un impasto di cultura contadina e un’ ispirazione cattolica( in fondo alla sua anima di libertino) che lo fa essere un attento osservatore del reale che non indulge in compassione per il male del mondo ma che vive serenamente e consapevolmente l’essere umano portatore al contempo di bene e di male. La cultura contadina, (Maigret viene immaginato, da Simenon, come figlio di un fattore di una grande tenuta della campagna francese), gli consente di affrontare tutte le situazioni scabrose con rammarico ma senza mai perdere la speranza nel genere umano. Per questo modo di intendere la vita Simenon è superiore anche al grandissimo Balzàc. Lo scrittore siciliano Andrea Camilleri diceva che Simenon aveva scritto vivendo e vivendo scriveva. Esatto. La vita di Georges Simenon (Liegi 13 febbraio 1903- Losanna 4 settembre 1989 ) è stata forse, infatti, il suo più grande romanzo.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2019/la-pietas-di-georges-simenon">La «pietas» di Georges Simenon</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«La patria europea» di Bruno Forte</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/settembre-2019/la-patria-europea-di-bruno-forte</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Sep 2019 08:03:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2019]]></category>
		<category><![CDATA[settembre 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=7673</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • Bruno Forte, arcivescovo di Chieti e Vasto, è uno dei vescovi italiani più intelligenti e colti. Nel gennaio 2019 ha pubblicato per la casa editrice Morcelliana un agile saggio di 40 pagine dal titolo “La patria europea”. Nel cinque capitoli in cui si suddividono le 40 pagine del testo (sette delle [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/settembre-2019/la-patria-europea-di-bruno-forte">«La patria europea» di Bruno Forte</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/la-patria-europea.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7674" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/la-patria-europea-218x300.png" alt="la-patria-europea" width="218" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/la-patria-europea-218x300.png 218w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/la-patria-europea-364x500.png 364w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/la-patria-europea-640x879.png 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/la-patria-europea.png 1000w" sizes="auto, (max-width: 218px) 100vw, 218px" /></a>di Giovanni Pallanti • Bruno Forte, arcivescovo di Chieti e Vasto, è uno dei vescovi italiani più intelligenti e colti. Nel gennaio 2019 ha pubblicato per la casa editrice Morcelliana un agile saggio di 40 pagine dal titolo “La patria europea”. Nel cinque capitoli in cui si suddividono le 40 pagine del testo (sette delle quali dedicate al discorso di Alcide De Gasperi alla Conferenza parlamentare europea del 21 aprile 1954) monsignor Forte analizza la genesi recente dell’idea di unione europea. Il libro va letto perché una recensione dettagliata rischia di essere più lunga del saggio stesso dell’arcivescovo di Chieti. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una prima osservazione: nel terzo capitolo, “Il futuro dal nostro passato: i fondatori e la patria europea”, cita De Gasperi, Adenauer, Schuman e Monnet, facendo comprendere le loro idee, ma mai esplicitando che erano tutti e quattro democratici cristiani. Vecchio vizio di una furba intellighenzia cattolica italiana, che riconosce i meriti storici della Dc, in Europa e in Italia, senza mai citarla, come se questi personaggi fossero stati degli “indipendenti” al servizio della causa europea. Invece l’essere stati tutti e quattro Dc, è la prova storica che l’idea di Europa come continente di pace e di progresso, è nata da chi si è opposto al nazifascismo e al comunismo, come i suddetti quattro padri fondatori. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Bruno Forte non racconta che prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, i quattro padri fondatori appartenevano a movimenti popolari di ispirazione cristiana, movimenti democratici e antitotalitari, che furono osteggiati dalla chiesa cattolica, in Germania, in Italia e poi in Francia durante la guerra. In Germania il nunzio apostolico, cardinale Pacelli, ordinò ai democristiani del Centrum, a cui aderiva Adenauer, di votare pieni poteri a Hitler e di autosciogliersi subito dopo, in cambio del concordato fra Vaticano e Germania nazista, che Hitler non rispetto’ mai. In Italia, il Vaticano costrinse don Luigi Sturzo all’esilio per firmare il concordato con Mussolini nel 1929, distruggendo sostanzialmente il Partito popolare a cui aderiva De Gasperi. In Francia, durante la Repubblica di Vichy, la grande maggioranza dei vescovi francesi si schierò con Petain e mettendosi contro il movimento a cui appartenevano Schuman e Monnet, che si schierarono con De Gaulle. <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/bruno_forte_repertorio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7675" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/bruno_forte_repertorio-300x225.jpg" alt="bruno_forte_repertorio" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/bruno_forte_repertorio-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/bruno_forte_repertorio.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tutto questo l’arcivescovo teologo, nel suo breve saggio, lo ignora, risparmiando forse una pagina del breve testo pubblicato dalla Morcelliana. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In un capitolo molto interessante “La sfida dei migranti e la dignità di chi bussa all’Europa”, riprende l’insegnamento di papa Francesco e prima di lui di Giovanni Paolo II. Secondo Forte l’Europa è il continente del benessere a cui hanno diritto di approdare tutti i profughi del mondo, dimenticando che la vecchia Europa è diventata il continente welfare state grazie alle lotte di milioni di persone. Nessuno ha regalato all’Europa il suo status attuale e poco conta ricordare che nel Settecento e nell’Ottocento, anzi dal 1492, l’Europa ha colonizzato mezzo mondo. Perché questo riferimento storico, pur vero, vale fino a un certo punto? Perché negli altri mondi le lotte contadine e operaie e le classi dirigenti post coloniali, spesso appoggiate anche dalla chiesa cattolica, non hanno fatto niente per il progresso dei loro popoli. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il libro di  monsignor Forte è interessante e va letto, accompagnando la lettura con forte spirito critico degno di chi conosce la storia. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/settembre-2019/la-patria-europea-di-bruno-forte">«La patria europea» di Bruno Forte</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il martirio di Don Alcide Lazzeri</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/agosto-2019/il-martirio-di-don-alcide-lazzeri</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2019 06:03:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[agosto 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=7534</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • Chi sceglie di farsi prete risponde ad una vocazione che lo sottopone ad una vita difficile: in tempi di pace il prete, quale sia la sua condizione nell’ambito della Chiesa, rischia di essere accerchiato da un gruppetto di amici e/o fans  che oltre ad affaticarlo lo isolano dal resto dell’umanità. In [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/agosto-2019/il-martirio-di-don-alcide-lazzeri">Il martirio di Don Alcide Lazzeri</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/Civitella2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7536" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/Civitella2-300x200.jpg" alt="Civitella2" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/Civitella2-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/Civitella2-752x500.jpg 752w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/Civitella2-640x426.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/Civitella2-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/Civitella2.jpg 1240w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Giovanni Pallanti • Chi sceglie di farsi prete risponde ad una vocazione che lo sottopone ad una vita difficile: in tempi di pace il prete, quale sia la sua condizione nell’ambito della Chiesa, rischia di essere accerchiato da un gruppetto di amici e/o fans  che oltre ad affaticarlo lo isolano dal resto dell’umanità. In tempo di guerra il prete può essere il primo a morire se vuole rimanere fedele alla sua missione o, se Parroco, alla sua comunità. La sorte di Don Alcide Lazzeri  fu proprio questa: il 29 giugno 1944 ,festa dei Santi Pietro e Paolo, fu il primo ad essere fucilato dalla truppa tedesca che compì una strage, per ritorsione, erano stati uccisi dei soldati tedeschi, a Civitella Val di Chiana. Quel giorno morirono 244 persone. Don Alcide Lazzeri, 57 anni, aveva da poco finito di celebrare la messa delle 7, quando quattro soldati tedeschi irruppero in chiesa ordinando a tutti i presenti di uscire. Intuendo quello che stava per succedere don Alcide, in testa a tutti, proclamò l’innocenza del suo popolo e chiese di essere ucciso lui solo e di salvare la vita a tutti gli altri. Un testimone di eccezione ha voluto con tutta la sua forza che 75 anni dopo la strage di Civitella fosse aperto il processo di beatificazione per don Lazzeri. Il testimone in questione è il Vescovo Emerito di Fiesole Mons. Luciano Giovannetti, nativo di Civitella Val di Chiana, che assistè al martirio del suo Parroco. Mons. Giovannetti nel 1944 aveva 10 anni ed era uno dei chierichetti all’altare dell’ultima messa di don Lazzeri. Si salvò per miracolo dalla strage perché la sua mamma con grande destrezza riuscì a farlo allontanare dalla chiesa mentre i tedeschi facevano uscire le oltre <i>duecento persone presenti creando una inevitabile confusione. </i>Il vescovo Giovannetti ha raccontato<i>: “ … ancora sogno quello che accadde. La sofferenza è sempre la stessa. Ci siamo salvati perché la mamma, che  era alla Messa, mi prese per mano e fuggimmo nell’orto della canonica. Usciti abbiamo visto i primi cadaveri in strada. Ci siamo nascosti dietro le mura che circondano Civitella nella macchia. Dietro a noi grida, fischi dei proiettili e morte. Si dice che il sangue dei martiri porta frutti: ecco il mio ministero, prima presbiteriale poi episcopale, è uno dei frutti della santità eroica del mio Arciprete don Alcide Lazzeri,che offrì se stesso per  tentare di salvare l’intera comunità che gli era stata affidata….”</i> . Pochi giorni fa il  vescovo di Arezzo Mons. Riccardo Fontana ha aperto il processo di beatificazione del martire cristiano don Alcide<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/don-Alcide-Lazzeri.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7538" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/don-Alcide-Lazzeri-212x300.jpg" alt="don-Alcide-Lazzeri" width="212" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/don-Alcide-Lazzeri-212x300.jpg 212w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/don-Alcide-Lazzeri-353x500.jpg 353w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/08/don-Alcide-Lazzeri.jpg 452w" sizes="auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a> Lazzeri. Un esempio di coraggio fiorito nel mezzo di una tragedia che non va dimenticata. Il martirio di Don Lazzeri è molto simile a quello di altri due sacerdoti uccisi, in odio alla fede, in tempi recenti: mons. Oscar Arnulfo  Romero arcivescovo di San Salvador ucciso il 24 marzo 1980 mentre celebrava la messa in una cappella di un ospedale. Mons Romero fu colpito da una fucilata sparata da un cecchino al servizio della dittatura militare di El Salvador .Papa Francesco il 14 ottobre  del 2018  lo ha elevato agli altari come santo. In Francia è stato ucciso da due giovani islamici, il 26 luglio 2016,  il prete ottantacinquenne Jacques Hamel mentre celebrava la santa messa. Papa Francesco ha disposto l’immediata apertura del processo di beatificazione per martirio. Il sangue di questi martiri riscatta molti peccati della Chiesa di ieri e di oggi. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/agosto-2019/il-martirio-di-don-alcide-lazzeri">Il martirio di Don Alcide Lazzeri</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Per Franco Zeffirelli</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/luglio-2019/7456-2</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2019 18:32:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2019]]></category>
		<category><![CDATA[luglio 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=7522</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • La morte di Franco Zeffirelli ha avuto un’ enorme eco in Italia e nel mondo. E’ superfluo, quindi, ripassare per l’ennesima volta le benemerenze artistiche di questo grande uomo di teatro che nella regia delle opere liriche ha raggiunto traguardi di spettacolarità e di perfezione tra i più significativi . Autore [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/luglio-2019/7456-2">Per Franco Zeffirelli</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/gesù_di_Nazareth_zeffirelli_powell_set_making_1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7457" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/gesù_di_Nazareth_zeffirelli_powell_set_making_1-300x234.jpg" alt="gesù_di_Nazareth_zeffirelli_powell_set_making_1" width="300" height="234" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/gesù_di_Nazareth_zeffirelli_powell_set_making_1-300x234.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/gesù_di_Nazareth_zeffirelli_powell_set_making_1-642x500.jpg 642w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/gesù_di_Nazareth_zeffirelli_powell_set_making_1-640x498.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/gesù_di_Nazareth_zeffirelli_powell_set_making_1.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Giovanni Pallanti • La morte di Franco Zeffirelli ha avuto un’ enorme eco in Italia e nel mondo. E’ superfluo, quindi, ripassare per l’ennesima volta le benemerenze artistiche di questo grande uomo di teatro che nella regia delle opere liriche ha raggiunto traguardi di spettacolarità e di perfezione tra i più significativi . Autore anche di regie di prosa ha messo in scena Shakespeare e Edoardo De Filippo in versione inglese. Per questa sua dedizione al grande teatro la Regina di Inghilterra Elisabetta II lo nominò cavaliere dell’impero britannico. In Italia è stato spesso criticato per le sue regie cinematografiche che pure hanno avuto sempre un grande successo di pubblico fuori dai confini nazionali. Franco Zeffirelli aveva un amore viscerale per la sua città d’origine: Firenze. Di questa città, forse, è stato l’ultimo epigono rinascimentale per la sua creatività e il suo stile di vita. Le sue principali caratteristiche sono state tre. Caratteristiche che sono state poco sottolineate . </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Uno) Si è detto che Zeffirelli è stato antifascista e anticomunista .L’avversione all’egemonia comunista nel mondo della cultura lo ha portato ad essere osteggiato in molti ambienti culturali. In verità Zeffirelli ha spesso lavorato con persone legate al partito comunista più o meno organicamente come i costumisti Danilo Donati, Anna Anni e Piero Tosi. Sia Tosi che Donati hanno vinto l’Oscar per i costumi . Un altro esponente comunista fu chiamato da Zeffirelli a interpretarlo nel suo film autobiografico “Un tè con Mussolini”: l’attore è Massimo Ghini che è stato segretario generale del sindacato attori CGIL. Quindi Zeffirelli era aperto alla collaborazione con dei bravi professionisti indipendentemente dalle loro scelte politiche. Nonostante questo Zeffirelli ha sempre avuto il coraggio delle sue idee: nel 1983 si candidò alla Camera dei Deputati per la Democrazia Cristiana fiorentina risultando il primo dei non eletti. Una scelta coraggiosa anche perché nessuno pensava che pochi anni dopo, nel 1989, sarebbe iniziata la crisi definitiva del comunismo su scala mondiale. Nel 1994 fu eletto Senatore della Repubblica per Forza Italia nel collegio di Catania. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Due) Zeffirelli con il film “La vita di Gesù” ha compiuto un capolavoro che ha segnato la storia della cinematografia cristiana .In questo campo Zeffirelli ha tracciato con immagini bellissime una strada di alto profilo estetico per la pietà popolare che è il fulcro essenziale della fede cattolica. Come diceva il cardinale Michele Pellegrino, arcivescovo di Torino, ma insigne studioso dei Padri della Chiesa,” …la pietà popolare è l’arteria principale della fede cristiana: e vale molto di più delle ricerche teologiche….”<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/e5b9a0b4b63c4281b42ae21567d78723-e5b9a0b4b63c4281b42ae21567d78723-0.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7458" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/e5b9a0b4b63c4281b42ae21567d78723-e5b9a0b4b63c4281b42ae21567d78723-0-300x207.jpg" alt="Italy Zeffirelli Funeral" width="300" height="207" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/e5b9a0b4b63c4281b42ae21567d78723-e5b9a0b4b63c4281b42ae21567d78723-0-300x207.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/e5b9a0b4b63c4281b42ae21567d78723-e5b9a0b4b63c4281b42ae21567d78723-0-725x500.jpg 725w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/e5b9a0b4b63c4281b42ae21567d78723-e5b9a0b4b63c4281b42ae21567d78723-0-640x441.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/e5b9a0b4b63c4281b42ae21567d78723-e5b9a0b4b63c4281b42ae21567d78723-0.jpg 996w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Terzo) Pur essendo cattolico praticante, i suoi funerali si sono celebrati il 18 giugno di quest’anno nel Duomo di Firenze, officiati dal Cardinale Betori , Zeffirelli era dichiaratamente omosessuale. Al contempo, però, era contro l’aborto, da Lui definito “un assassinio” , era contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso e contro i gay pride. Per queste ragioni Zeffirelli è stato una personalità unica nella storia del novecento e per questa ragione la sua morte, all&#8217;età di 96 anni, ha suscitato una profonda commozione.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/luglio-2019/7456-2">Per Franco Zeffirelli</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un nuovo saggio storico su Giorgio La Pira</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2019/un-nuovo-saggio-storico-su-giorgio-la-pira</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2019 16:40:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2019]]></category>
		<category><![CDATA[giugno 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=7331</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • La Pira è morto da 42 anni ma continuano ad essere pubblicati saggi e biografie sulla sua vita. Una molto originale e ben fatta è la storia del sindaco santo di Firenze di Domenico Di Carlo. Di Carlo è un avvocato e un politico già consigliere e assessore al Comune di [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2019/un-nuovo-saggio-storico-su-giorgio-la-pira">Un nuovo saggio storico su Giorgio La Pira</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/lapiraoperatoredipace.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-7333" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/lapiraoperatoredipace.jpg" alt="lapiraoperatoredipace" width="200" height="293" /></a>di Giovanni Pallanti • La Pira è morto da 42 anni ma continuano ad essere pubblicati saggi e biografie sulla sua vita. Una molto originale e ben fatta è la storia del sindaco santo di Firenze di Domenico Di Carlo. Di Carlo è un avvocato e un politico già consigliere e assessore al Comune di Pescara e successivamente consigliere regionale dell’Abruzzo per la Democrazia Cristiana. Di Carlo in questo lungo saggio di 227 pagine ha tracciato il percorso etico, culturale e politico del Sindaco di Firenze eletto, la prima volta, in contrapposizione al comunista Mario Fabiani nel 1951. Il libro (“<i>Giorgio La Pira, Operatore di pace, profeta di speranza e di un nuovo umanesimo</i>” ed. Solfanelli) si articola in 18 capitoli. Nel primo capitolo viene analizzato “l’uomo della pace nel mar Mediterraneo” dalla sua nascita a Pozzallo il 9 Gennaio 1904. In questo capitolo è interessante la ricostruzione della formazione intellettuale di La Pira: la sua amicizia con il futuro Premio Nobel Salvatore Quasimodo, la loro passione per la letteratura e, per La Pira, una eco dannunziana che non lo lascerà mai neppure quando in età adulta da Sindaco di Firenze esponeva le sue ragioni politiche. Se qualcuno volesse fare un confronto tra i discorsi di Gabriele D’Annunzio a Fiume e quelli di La Pira a Firenze troverebbe molte analogie. Il secondo capitolo parla della formazione spirituale “sulle orme di San Francesco d’Assisi”, così come il terzo capitolo esamina il pensiero tomista maritainiano in funzione antinazifascista, anticomunista e anti liberista borghese. Di Carlo nei capitoli successivi tratta “il guerriero di Cristo all’assemblea costituente, al governo per la difesa della povera gente, la nuova frontiera amministrativa evangelica: tre mandati da Sindaco, un Sindaco senza frontiera e operatore di pace”. Poi la parte finale del libro tratta di La Pira come profeta di pace e il ricordo della sua funzione magisteriale. <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/image001.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-7335" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/06/image001.jpg" alt="image001" width="250" height="205" /></a>Di Carlo ricorda la lunga frequentazione con La Pira e gli insegnamenti avuti sul piano culturale e politico che lo porteranno ad una militanza attiva nella Democrazia Cristiana. Di Carlo io l’ho conosciuto negli anni ’70 all’Università di Firenze quando guidavo come presidente il Centro Universitario Giuseppe Donati. Donati era il direttore de “Il Popolo”, quotidiano del PPI di Don Luigi Sturzo e fu uno dei più duri avversari del nascente regime fascista. Donati morì in esilio a Parigi e intitolammo la nostra associazione al suo nome perché si era laureato in scienze sociali all’Università di Firenze. Giorgio La Pira appoggiò il lavoro politico degli studenti del Centro Donati. Per questa ragione Di Carlo mi ha fatto scrivere la prefazione a questo bel saggio che con grande perizia storica racconta il vero La Pira e la sua grande testimonianza di fede che la Chiesa cattolica ha riconosciuto dopo un lungo processo canonico, con il titolo di “venerabile”.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2019/un-nuovo-saggio-storico-su-giorgio-la-pira">Un nuovo saggio storico su Giorgio La Pira</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sull&#8217;incendio di Notre-Dame</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2019/sullincendio-di-notre-dame</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 May 2019 13:34:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2019]]></category>
		<category><![CDATA[maggio 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=7286</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • Il 2 maggio 2019 il Presidente della Repubblica Italiana Mattarella è andato in Francia e con il Presidente Macron ha reso omaggio alla tomba di Leonardo da Vinci nel 500° anniversario della morte dell’artista italiano. Successivamente Mattarella si è recato a Notre-Dame per rendere omaggio, come ha detto lui, a un [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2019/sullincendio-di-notre-dame">Sull’incendio di Notre-Dame</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/05/1555351751222.jpg-incendio_a_notre_dame__cattedrale_evacuata__turisti_in_fuga.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7288" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/05/1555351751222.jpg-incendio_a_notre_dame__cattedrale_evacuata__turisti_in_fuga-300x200.jpg" alt="1555351751222.jpg--incendio_a_notre_dame__cattedrale_evacuata__turisti_in_fuga" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/05/1555351751222.jpg-incendio_a_notre_dame__cattedrale_evacuata__turisti_in_fuga-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/05/1555351751222.jpg-incendio_a_notre_dame__cattedrale_evacuata__turisti_in_fuga-640x426.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/05/1555351751222.jpg-incendio_a_notre_dame__cattedrale_evacuata__turisti_in_fuga-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/05/1555351751222.jpg-incendio_a_notre_dame__cattedrale_evacuata__turisti_in_fuga.jpg 670w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Giovanni Pallanti • Il 2 maggio 2019 il Presidente della Repubblica Italiana Mattarella è andato in Francia e con il Presidente Macron ha reso omaggio alla tomba di Leonardo da Vinci nel 500° anniversario della morte dell’artista italiano. Successivamente Mattarella si è recato a Notre-Dame per rendere omaggio, come ha detto lui, a un monumento attraverso il quale è passata la storia di Francia dal 1200 a oggi. Sia Mattarella che il Presidente francese Macron hanno fatto riferimento a Notre-Dame come a un luogo che poteva significare tutto, senza mai riferirsi esplicitamente all’essere la cattedrale del Vescovo cattolico di Parigi. Sarà anche un modo per rispettare la laicità dello Stato francese, ma sicuramente equivale anche ad un annullamento dell’identità cristiana della Francia e dell’Europa. In una concezione corretta e rispettosa delle identità, la laicità dello Stato dovrebbe essere una cornice dentro la quale le diverse identità religiose e politiche sono rispettate avendo pari diritti e pari doveri nei confronti della comunità nazionale e, più in generale, di quella europea. Notre-Dame è stata visitata il 2 maggio scorso dai due Presidenti perché il primo giorno della Settimana Santa del 2019 ha preso fuoco tutto il tetto della cattedrale parigina. Ancora oggi non si sa con certezza quale sia stata la natura dell’incendio che ha commosso (le televisioni di tutto il mondo l’hanno trasmesso in diretta) milioni di esseri umani. Si è trattato di un incidente? Dubito. Un incendio come quello che si è visto in televisione minuto per minuto è probabilmente di natura dolosa. Insospettisce, infatti, che dopo molti giorni non ci sia una spiegazione precisa dell’accaduto. La Francia ha conosciuto negli ultimi anni una serie impressionante di attentati di origine islamica. Numerose sono state le vittime umane. Recentemente anche molte chiese sono state date alle fiamme: il 17 marzo scorso la chiesa di San Simplicio a Parigi. Probabilmente, per evitare guai peggiori, si è voluto chiudere gli occhi anche sull’incendio di Notre-Dame, definendolo un danno grave per un “monumento” e non per una chiesa. <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/05/105329277-5c12b9ca-8f3f-4b4a-8193-943b7f186e1c.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7290" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/05/105329277-5c12b9ca-8f3f-4b4a-8193-943b7f186e1c-300x169.jpg" alt="105329277-5c12b9ca-8f3f-4b4a-8193-943b7f186e1c" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/05/105329277-5c12b9ca-8f3f-4b4a-8193-943b7f186e1c-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/05/105329277-5c12b9ca-8f3f-4b4a-8193-943b7f186e1c-136x77.jpg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/05/105329277-5c12b9ca-8f3f-4b4a-8193-943b7f186e1c.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Anche in questa occasione l’Europa occidentale, nata dalla religione e dalla cultura giudeo-cristiana, ha nascosto la testa sotto la cenere dell’incendio. Un Europa così fatta, che rinuncia alle proprie radici e alla propria storia, rischia di essere sempre più un grande mercato comune, senza valori che lo uniscano concretamente in un progetto politico ispirato anche spiritualmente e dove i Cristiani sono anche. La Chiesa cattolica tace anch’essa con molta viltà che viene contrabbandata come prudenza. Probabilmente i Vescovi europei sono anch’essi in crisi come gran parte della classe dirigente politica. Una deficienza che, se non risolta positivamente, danneggerà la Chiesa e la sua presenza nella società europea molto più di quanto non si possa immaginare.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2019/sullincendio-di-notre-dame">Sull’incendio di Notre-Dame</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ricordo di Carlo Donat Cattin</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/ricordo-di-carlo-donat-cattin</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 17:26:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=7070</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • Carlo Donat Cattin nacque a Finale Ligure, in provincia di Savona, il 26 giugno 1919.  La madre era di una nobile famiglia e il padre, antifascista e iscritto al Partito Popolare di Don Luigi Sturzo era originario della Savoia. Quest’anno è il centenario della nascita di questo grande leader politico cristiano [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/ricordo-di-carlo-donat-cattin">Ricordo di Carlo Donat Cattin</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download-1.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-7105" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download-1.jpeg" alt="download (1)" width="261" height="193" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download-1.jpeg 261w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/04/download-1-260x193.jpeg 260w" sizes="auto, (max-width: 261px) 100vw, 261px" /></a>di Giovanni Pallanti • Carlo Donat Cattin nacque a Finale Ligure, in provincia di Savona, il 26 giugno 1919.  La madre era di una nobile famiglia e il padre, antifascista e iscritto al Partito Popolare di Don Luigi Sturzo era originario della Savoia. Quest’anno è il centenario della nascita di questo grande leader politico cristiano democratico torinese. Il quotidiano cattolico “Avvenire” e il giornale della Santa Sede “L’Osservatore Romano” gli hanno dedicato un’ intera pagina, alla vita e alle lotte per il progresso dei lavoratori e la libertà che hanno contraddistinto  il suo l’impegno sindacale e politico. Su “L’Osservatore Romano “ è stato pubblicato, come già ricordato, l’intervento dello storico Francesco Malgeri alla commemorazione di Donat Cattin  organizzata dal Senato della Repubblica, alla presenza della Presidente Casellati, a cui è intervenuto anche Pier Ferdinando Casini.  “Rai storia”  ha dedicato un documentario  &#8211; il coraggio della politica- di Roberto Fagiolo sulla vita del democristiano piemontese ( Donat Cattin pur essendo nato in  Liguria ha vissuto lungamente a Torino dove diventò segretario della Cisl di quella provincia poi consigliere comunale, consigliere provinciale e segretario provinciale della Democrazia Cristiana prima di diventare deputato e senatore della Repubblica). In questo documentario della Rai  realizzato subito dopo la  sua morte   avvenuta nel 1991 c’è una bellissima testimonianza di Francesco Cossiga ( registrata nel 1991)  che spiega come la parabola politica ed esistenziale di Donat Cattin può essere compresa solo se si pensa alla storia  dei Santi Sociali Torinesi: Don Bosco, Faà di Bruno, Piergiorgio Frassati,  ecc.. Solo in questa prospettiva si può capire, infatti,  l’impegno e le scelte politiche di Donat Cattin.<br />
Dopo la lotta partigiana ( è stato ufficiale dei granatieri e dopo l’8 settembre 1943 passò alla Resistenza antifascista) diventò leader  per i lavoratori cristiani della CGIL per poi aderire alla CISL fondata da  Giulio Pastore. Dirigente delle ACLI, nel 1954 fu eletto consigliere nazionale della Democrazia Cristiana. Successivamente diventerà, come già  ricordato, consigliere comunale e provinciale di Torino e   deputato e senatore per lo Scudo Crociato.<br />
Ministro  in diversi governi del Lavoro, del Mezzogiorno, dell’Industria  e della Sanità  Donat Cattin è sempre stato un cattolico,  impegnato in politica,  che aveva fatto propria una dimensione laica,  nei metodi e nella prassi,  all’opposto di ogni clericalismo. La schiettezza verbale e comportamentale di Donat Cattin era leggendaria . Come ha scritto il quotidiano “Avvenire” per lui esisteva prevalentemente  il Si o il No.  Conosceva l’arte della politica e della mediazione tra interessi contrapposti ma non era disponibile a quella sudditanza opportunistica, tipica di tanti cattolici,  che pensano che non avere nemici sia la prova di una giusta e buona vita.<br />
Donat Cattin è stato un combattente sia nella vita privata, dove sofferse molto la tragedia del figlio Marco terrorista del gruppo “Prima linea” coinvolto in fatti di sangue e morto, dopo aver espiato  le sue colpe in carcere, in modo eroico tentando di bloccare un tamponamento su un autostrada, tentativo che gli costò la vita venendo travolto da un camion che in quella pubblica.  Io l’ho conosciuto molto bene: quando diventai per la seconda volta segretario provinciale della Democrazia Cristiana fiorentina, nel 1987, lo invitai alla  mia prima manifestazione pubblica . Al teatro dell’Oriolo tenemmo una pubblica assemblea dal titolo : “ La Democrazia Cristiana partito di Popolo” . Donat  Cattin è stato un mio riferimento politico ( pur non facendo io parte di  “Forze Nuove”  ma della sinistra di base) come Francesco Cossiga, per le sue lotte contro i padroni a favore dei lavoratori.  Donat  Cattin fu il ministro che nel 1970 varò lo Statuto dei Lavoratori ed è stato il più autentico rappresentante europeo di un popolarismo combattivo, democratico e mai subalterno ad interessi padronali e  all’egemonia culturale comunista sulle masse lavoratrici.  Con lui ho fatto tante cose. Quando era Ministro della Sanità e io segretario provinciale della Democrazia cristiana  fiorentina si visitarono le cliniche ospedaliere di Careggi. Ricordo ancora, per far capire come si muoveva Donat Cattin nell’esercizio del suo potere anche nelle piccole cose, che prima di incontrare i medici primari ospedalieri volle visitare, assieme a me,  i gabinetti e le cucine delle cliniche. Mi disse: “ E’ inutile parlare con i capi bastone della sanità se poi la gente è costretta a vivere male la degenza ospedaliera”.<br />
Questo episodio può ben fa comprendere come  questo uomo di cultura cattolica francese sia riuscito a diventare un protagonista di primo piano di un partito di centro che guardava a sinistra come la DC. Di fronte alla incultura che contraddistingue i politici di oggi ricordo che questo uomo nato  cento anni fa,  aveva costruito il proprio pensiero politico leggendo Dostoevskij, Maritain, Emmanuel  Mounier , Francois Mauriac, Georges Bernanos.  Donat Cattin amava,in modo particolare, la poesia. I suoi poeti preferiti erano Eugenio Montale e  Camillo Sbarbaro . Alla fine degli anni ’60 lessi sul quotidiano milanese “ il Giorno” un’intervista  che gli fece  Marco Nozza . Era un’intervista estiva di una serie intitolata “Sotto l’ombrellone” .  Durante lo svolgimento dell’intervista Egli disse che sotto l’ombrellone leggeva poesie  e che aveva scoperto un grande libro: “ Un po’ di febbre” di Sandro Penna . Corsi a comprarlo. E ne rimasi anch’io positivamente colpito. Poi anni dopo quando conobbi bene Donat Cattin scopriì, che pure essendo di generazioni diverse , avevamo fatto tutti  e  due le stesse letture diventando, pur a livello diverso, esponenti della Democrazia Cristiana animati dallo stesso spirito di  lotta per la libertà, la democrazia e il progresso dei lavoratori.<br />
Il 13 dicembre 2011 il Consiglio Regionale della Toscana organizzò,nel ventesimo anniversario della morte, un ricordo al grande leader di “Forze Nuove” (così si chiamava la sinistra sociale democristiana fondata e guidata da Donat Cattin).<br />
Oltre al consigliere regionale Giuseppe del Carlo parteciparono all’iniziativa Ettore Buonalberti, esponente storico di “Forze Nuove”, Ezio Cartotto già  direttore de “Il Popolo Lombardo” , Gianni Conti esponente fiorentino e toscano di “Forze Nuove” ed io.<br />
Durante l’incontro quando toccò a me parlare mi commossi più volte: in tempi diversi Donat Cattin ed io avevamo fatto le stesse esperienze, oltreché le stesse letture giovanili, essendo stati lui nel 1947 e io nel 1974 candidati alla segreteria nazionale della gioventù democristiana. Poi tutti e due consiglieri  comunali e provinciali delle nostre città e delle  nostre province. Io a differenza di lui non diventai deputato della Democrazia Cristiana per la fortissima opposizione alla mia candidatura degli industriali e commercianti fiorentini che mi combattevano in ogni modo. Tutti e due eravamo stati segretari provinciali della Democrazia Cristiana. Lui a Torino e io a Firenze. Donat Cattin negli anni ’80 fu vice segretario nazionale della Democrazia Cristiana quando era segretario Flaminio Piccoli. Troppe le cose che ci univano. Lui nel 2011 era morto da vent’anni e la Dc era finita da più di quindici anni.<br />
Inutile che spieghi il perché mi commossi parlando di un tempo andato pieno di speranze e ormai svanito.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2019/ricordo-di-carlo-donat-cattin">Ricordo di Carlo Donat Cattin</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Venerabile Joszef Mindszenty</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2019/il-venerabile-joszef-mindszenty</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Mar 2019 09:38:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2019]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=6956</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • Il cardinale Joszsef Mindszenty, Primate di Ungheria nacque il 29 marzo 1892 e morì a Vienna il 6 maggio 1975. Ordinato sacerdote il 17 giugno 1915, dopo la prima guerra mondiale e il crollo dell&#8217;Impero austro-ungarico andarono al potere i comunisti di Bela Kun. Nel 1919 il futuro primate di Ungheria [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2019/il-venerabile-joszef-mindszenty">Il Venerabile Joszef Mindszenty</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/03/06-Card_Jozsef_Mindszenty-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-6958" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/03/06-Card_Jozsef_Mindszenty-2-300x195.jpg" alt="06-Card_Jozsef_Mindszenty-2" width="300" height="195" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/03/06-Card_Jozsef_Mindszenty-2-300x195.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/03/06-Card_Jozsef_Mindszenty-2-207x136.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/03/06-Card_Jozsef_Mindszenty-2-260x170.jpg 260w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/03/06-Card_Jozsef_Mindszenty-2.jpg 408w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Giovanni Pallanti • Il cardinale Joszsef Mindszenty, Primate di Ungheria nacque il 29 marzo 1892 e morì a Vienna il 6 maggio 1975. Ordinato sacerdote il 17 giugno 1915, dopo la prima guerra mondiale e il crollo dell&#8217;Impero austro-ungarico andarono al potere i comunisti di Bela Kun. Nel 1919 il futuro primate di Ungheria fu arrestato dal neo regime bolscevico. Il 3 marzo 1944 fu nominato vescovo di Veszprem da Pio XII. Fra il 1944 e il 1945 fu nuovamente imprigionato questa volta dai nazisti. Finita la seconda Guerra mondiale l&#8217;Ungheria diventò una repubblica socialista, succube dell&#8217;Unione sovietica. Mindszenty diventò un duro oppositore del totalitarismo comunista, che aveva anche forti correnti anticlericali nel suo seno. Fu presto oggetto di ogni tipo di persecuzione: il 26 dicembre 1948 fu prelevato in episcopio dalla polizia e arrestato. Nel frattempo Papa Pio XII lo aveva elevato al rango di cardinale, nel concistoro del 18 febbraio 1946, con il titolo di Santo Stefano al Monte Celio.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dal giorno dopo Natale del 1948 iniziò una lunga persecuzione che vide il primate di Ungheria oggetto di ogni tipo di tortura, sia fisica che psicologica: fu picchiato per giorni, drogato e costretto ad ascoltare bestemmie, il tutto per spingerlo a confessare di aver commesso reati contro il regime comunista.  Dopo un processo-farsa fu condannato all&#8217;ergastolo. La persecuzione del cardinale Mindszenty sembrava non dover finire mai. In carcere, dove trascorse 8 anni, non poteva leggere testi sacri e aveva il divieto di inginocchiarsi. Le guardie furono sempre pronte a interromperlo se si accorgevano che recitava preghiere, anche sottovoce. Nel 1956 quando il popolo di Ungheria insorse contro il regime comunista, il cardinale Mindszenty fu liberato dal carcere. Quando le truppe sovietiche repressero nel sangue i patrioti ungheresi, Mindszenty sì rifugiò nell&#8217;ambasciata degli Stati Uniti a Budapest.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quando cominciò il dialogo della Santa Sede con i regimi comunisti dell&#8217;Europa centrale e orientale al fine di allargare le maglie della libertà religiosa, il primate di Ungheria si schierò contro la politica di Paolo VI e dell&#8217;arcivescovo Casaroli, poi cardinale. Quando Paolo VI si adoperò per liberarlo dall&#8217;esilio nell&#8217;ambasciata americana di Budapest, il regime comunista ottenne dal Vaticano la promessa del suo silenzio, che gli fu imposto in nome dell&#8217;obbedienza che il primate di Ungheria doveva al papa. Quando compì 75 anni, doveva dimettersi dall&#8217;incarico formale che ancora rivestiva. Il papa derogò a questo obbligo e solo quando compì 81 anni, Paolo VI chiese le sue dimissioni dalla cattedra primaziale di Ungheria. Il cardinale Mindszenty oppose un rispettoso rifiuto. Papa Montini lo sollevò d&#8217;autorità dall&#8217;incarico di primate. Trasferitosi dal Vaticano a Vienna, morì nella capitale austriaca pregando per il suo popolo. Il 12 febbraio 2019 Papa Francesco ha riconosciuto le virtù eroiche del cardinale Mindszenty, dichiarandolo venerabile. Una grande opera di verità che glorifica il nome di un Pastore della Chiesa che si è battuto strenuamente contro ogni totalitarismo.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2019/il-venerabile-joszef-mindszenty">Il Venerabile Joszef Mindszenty</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ottone Rosai pittore cristiano</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2019/ottone-rosai-pittore-cristiano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2019 15:11:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[febbraio 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=6904</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • Ottone Rosai  nato a Firenze il 28 aprile 1895 e morto, per caso, a Ivrea dove Adriano Olivetti aveva allestito una sua grande mostra di pittura nel  13 maggio 1957. Questo grande artista, lo si è paragonato a Masaccio, ha conosciuto un oblio che la sua vita vissuta, sempre combattendo nella [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2019/ottone-rosai-pittore-cristiano">Ottone Rosai pittore cristiano</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/02/ottonerosai.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-6906" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/02/ottonerosai-300x170.jpg" alt="ottonerosai" width="300" height="170" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/02/ottonerosai-300x170.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/02/ottonerosai-136x77.jpg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/02/ottonerosai.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Giovanni Pallanti • Ottone Rosai  nato a Firenze il 28 aprile 1895 e morto, per caso, a Ivrea dove Adriano Olivetti aveva allestito una sua grande mostra di pittura nel  13 maggio 1957. Questo grande artista, lo si è paragonato a Masaccio, ha conosciuto un oblio che la sua vita vissuta, sempre combattendo nella vita e nell’arte, non meritava. Questo oblio era dovuto ad una caduta dell’interesse per le arti figurative e lo studio in genere che caratterizza, da molti anni, la decadenza culturale dell’Italia.Ora, proprio in questi giorni, sono uscite due importanti pubblicazioni che rendono omaggio alla straordinaria qualità pittorica di Ottone Rosai ( catalogo generale ragionato delle opere di Ottone Rosai – 1 volume- a cura di Giovanni Faccenda ed. Giorgio Mondadori ) la seconda è pubblicata da Polistampa ( Ottone Rosai, ”  Gli scritti dispersi” con l’aggiunta postuma delle carte di Carlo Cordiè (nato 1910 morto nel 2002) .Cordiè era un giovane studioso di Ottone Rosai e faceva parte di un gruppo legato all’”Universale”, diretto da Berto Ricci, che dette vita  ad un numero unico   “Il Rosai”  a cui collaborò anche  Indro Montanelli. “ Gli Scritti dispersi “ è  importantissimo, per conoscere la cultura fiorentina e italiana del  ‘900 ed  è a cura di Giuseppe Nicoletti ,già ordinario di letteratura italiana all’Università di Firenze e studioso di Rosai. Quello che colpisce  di Rosai guardando le pitture e i disegni e soprattutto gli scritti poco conosciuti pubblicati in questo volume è la straordinaria partecipazione e passione per i fatti della storia del suo tempo. Rosai era un anima dolce e disperata. Eroico combattente nella prima guerra mondiale, decorato al valor militare e nominato sul campo per il suo coraggio  tra gli Arditi Aiutante di Battaglia, difese nel 1919, con uno scritto pubblicato anche in questo libro,il Generale Capello che ingiustamente era stato messo sotto accusa dai socialisti per la ritirata di Caporetto. Così come per chi poco conosce la personalità del più grande artista fiorentino del novecento c’è da leggere, in questo volume dove ci sono scritti inediti o poco conosciuti , un bellissimo profilo su Gesù  Cristo. Pochi teologi hanno la forza e la passione,  oggi, di raccontare Cristo e la fede in Lui. Una straordinaria lettera, pubblicata sul “La Nazione” nel 1978 dallo storico dell’arte  Carlo Ludovico Raghianti  ( già presidente toscano del CLN)  in cui Rosai rivendica di essere stato fascista dal 1919 al 1924 e dal 1924 al 1945 anti fascista attivo con i Gappisti Bruno Fanciullacci e il pittore Enzo Faraoni ( che poi diventerà suo assistente alla Accademia di Belle arti di Firenze dove Rosai insegnò pittura).L’artista è considerato grandissimo . L’uomo è meno conosciuto. Oggi , però, dove troviamo persone  animate dalle grandi passioni come lui ? Rosai, pur avendo vissuto mille avventure, era un uomo ed un artista che credeva in Gesu’ Cristo, come già ricordato.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Lo testimonia in maniera precisa ed inequivocabile   quanto il pittore fiorentino ebbe a scrivere su “ La Rocca” il 15.04.1943 ( riportato in “Scritti Dispersi “): “ ..Credo in  Dio nel senso più vasto della parola, e cioè ad un Dio giusto e persino tremendo; l’ Iddio degli uomini e non dei mezz’uomini che ha sempre paura di compromettersi con un po’ di cervello e di cuore”.  Rosai sempre nel solito articolo cita quanto da lui scritto su “ Frontespizio”, diretto da Piero Bargellini, nel numero di aprile del 1937:  “ Di dolore avrà fatta la vita, continuo, infinito, per non poter  giungere- scrive Rosai- a dare con la sua opera la pace né a sé né  agli altri ( il pittore cristiano- NdR). Non conoscerà compromessi; tra i suoi atti e la sua arte tutto sarà coerenza. La croce addossatasi la porterà non come condanna, ma quale simbolo di fede”.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel 1958, andavo alle scuole elementari e  il mio babbo Gastone mi portò a vedere, assieme a mio fratello Simone,  il tabernacolo dipinto da Ottone Rosai al  Poggio Imperiale:  “la Crocifissione” era stata dipinta da Rosai quattro anni prima:  era una pittura sconvolgente, tragica e masaccesca. Mio babbo ci disse : “Guardate, Rosai ha crocifisso un Gesù che sembra un operaio”. Un ricordo indelebile di una testimonianza cristiana di uno dei più importanti pittori del Novecento italiano ed europeo.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2019/ottone-rosai-pittore-cristiano">Ottone Rosai pittore cristiano</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title> A cento anni dall&#8217;Appello ai «liberi e forti»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gennaio-2019/a-cento-anni-dallappello-ai-liberi-e-forti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jan 2019 20:15:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[gennaio 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=6799</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti • Il 18 gennaio 1919 don Luigi Sturzo lanciò un appello ai “liberi e forti”. I liberi e i forti sono sempre stati una razza rara, difficilmente reperibile tra gli esseri umani. Don Luigi Sturzo aveva capito, dopo la prima guerra mondiale, che il diritto della forza andava sostituito con la forza [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gennaio-2019/a-cento-anni-dallappello-ai-liberi-e-forti"> A cento anni dall’Appello ai «liberi e forti»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/01/don-luigi-sturzo-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-6806" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/01/don-luigi-sturzo-1-300x179.jpg" alt="don-luigi-sturzo-1" width="300" height="179" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/01/don-luigi-sturzo-1-300x179.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/01/don-luigi-sturzo-1-640x383.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2019/01/don-luigi-sturzo-1.jpg 744w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Giovanni Pallanti • Il 18 gennaio 1919 don Luigi Sturzo lanciò un appello ai “liberi e forti”. I liberi e i forti sono sempre stati una razza rara, difficilmente reperibile tra gli esseri umani. Don Luigi Sturzo aveva capito, dopo la prima guerra mondiale, che il diritto della forza andava sostituito con la forza del diritto. Molti cattolici democratici che avevano seguito gli insegnamenti sociali di don Romolo Murri si erano dichiarati a favore dell’intervento italiano del 1915 al fianco della Francia e dell’Inghilterra. Tra questi Giuseppe Donati, Giovanni Gronchi, Attilio Piccioni, Igino Giordani, don Giovanni Minzoni, e tanti altri. Questi furono decorati al valore militare per il loro eroico comportamento in guerra. Dopo l’esperienza bellica si schierarono per la pace, contro coloro che avevano sposato il mito della guerra fine a se stesso. Un’altra grande componente costituente del partito popolare fu il movimento contadino che si rivoltò, dopo il conflitto mondiale, contro il padronato che vessava fittavoli e mezzadri. Per questa ragione i cattolici democratici del PPI irruppero sulla scena politica italiana con un partito di centro che guardava a sinistra; i popolari erano, in altre parole, riformatori e progressisti. Il Vaticano aveva osteggiato duramente la prima Democrazia cristiana di don Murri nei primi anni del ‘900. Il Papa Benedetto XV, invece, aveva benevolmente tollerato l’iniziativa di don Sturzo. Sostanzialmente però la Chiesa, nei fatti, fu avversa ai Popolari. A molti vescovi e preti non piaceva il motto “la terra ai contadini” che intaccava oltre ai latifondi privati, anche le residue proprietà ecclesiastiche. Con l’avvento di Mussolini alla presidenza del Consiglio dei ministri nel 1922, e dopo il delitto Matteotti nel 1924, molta parte della Chiesa italiana si schierò con i fascisti. Il Vaticano costrinse don Sturzo all’esilio, prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti, per poter trattare e alla fine sottoscrivere, l’11 febbraio 1929, il Concordato con il regime fascista e lo Stato italiano. Anche da posizioni diverse da quelle vaticane, nel mondo cattolico ci fu chi si oppose strenuamente alla fondazione del PPI. Uno dei maggiori critici di don Luigi Sturzo fu Ernesto Bonaiuti, sacerdote leader dei “modernisti” e sospeso <i>a divinis</i> dall’autorità ecclesiastica. Bonaiuti diceva che l’avvento del fascismo era dovuto anche allo sgretolamento elettorale del blocco liberale ad opera dei Popolari che si presentarono alle elezioni autonomi da quei gruppi politici che componevano il blocco di governo che aveva guidato l’Italia fino al 1919. Bonaiuti dimenticava, però, che il PPI si era imposto come riferimento dei contadini che volevano maggiore giustizia sociale e una condizione di vita più umana nelle campagne di tutta Italia. Don Luigi Sturzo, che era stato pro sindaco di Caltagirone, si era anche esposto duramente contro la mafia con un’opera teatrale e sul suo giornale “La croce di Costantino”. Cento anni fa nacque un partito laico di ispirazione cristiana, che ebbe un ruolo fondamentale nell’affermazione di una nuova classe dirigente che fu sconfitta solo dalla violenza fascista. Tra gli aderenti ai Popolari ci fu anche il padre di San Paolo VI, Giorgio Montini, eletto deputato dello Scudocrociato a Brescia. Dopo la grande esperienza di governo della Democrazia cristiana di De Gasperi, Fanfani, Andreotti e Moro, nata nel 1946 e finita nel 1992, da molte parti si cerca di riproporre una presenza politica dei cattolici italiani, che sono sinora stati dispersi in diverse formazioni politiche, diventando sempre più ininfluenti. Il centenario della fondazione del Partito popolare, e la storia della grande Democrazia cristiana di De Gasperi ci insegnano che ci vuole dei laici coraggiosi, preparati culturalmente, poco adusi alle sagrestie e alle sottane dei preti e molto decisi nel proporre la dottrina sociale della Chiesa. Uomini, oggi più che in passato, molto rari. Stiamo a vedere che cosa succederà in un prossimo futuro, armati del pessimismo dell’intelligenza e dell’ottimismo della volontà. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gennaio-2019/a-cento-anni-dallappello-ai-liberi-e-forti"> A cento anni dall’Appello ai «liberi e forti»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
