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	<title>Stefano Liccioli 2017 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>Il valore della parità. Una riflessione a partire dal rapporto del Centro Studi per la Scuola Cattolica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2017 14:13:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli • E&#8217; stato presentato lo scorso ottobre il XIX rapporto del Centro Studi per la Scuola Cattolica intitolato “Il valore della parità”. Già il titolo ci suggerisce che oggetto del rapporto è l&#8217;intero sistema della scuola paritaria, di cui gli istituti cattolici rappresentano la parte maggioritaria. Il tema della parità ha delle [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-dicembre-2017/il-valore-della-parita-una-riflessione-a-partire-dal-rapporto-del-centro-studi-per-la-scuola-cattolica">Il valore della parità. Una riflessione a partire dal rapporto del Centro Studi per la Scuola Cattolica</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/12/scuola-cattolica.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5334" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/12/scuola-cattolica-300x240.jpg" alt="scuola-cattolica" width="300" height="240" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/12/scuola-cattolica-300x240.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/12/scuola-cattolica.jpg 360w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli • E&#8217; stato presentato lo scorso ottobre il XIX rapporto del Centro Studi per la Scuola Cattolica intitolato “Il valore della parità”. Già il titolo ci suggerisce che oggetto del rapporto è l&#8217;intero sistema della scuola paritaria, di cui gli istituti cattolici rappresentano la parte maggioritaria. Il tema della parità ha delle implicazioni che riguardano il pluralismo e la libertà di scelta educativa, ma anche il reale impegno dello Stato nel garantire l&#8217;esistenza di scuole pubbliche non statali, attraverso un sostegno economico significativo sul modello degli altri Paesi europei. Su questo aspetto, durante la presentazione del rapporto, è intervenuto Sergio Cicatelli, coordinatore scientifico del Centro Studi per la Scuola Cattolica che ha affermato:«Nel dibattito pubblico italiano sembra infatti spesso che il problema della scuola paritaria si debba ridurre a una questione meramente economica: quanto costa tenere in vita una scuola non statale, quanto (e se) lo Stato deve versare alle scuole paritarie per il loro servizio, quanto costerebbe allo Stato la scomparsa delle scuole paritarie. Rimangono troppo spesso in ombra le questioni di principio legate all’esistenza di una scuola non statale: se davvero i genitori siano i titolari del diritto/dovere educativo nei confronti dei figli, se si debba garantire ai genitori (o agli stessi studenti) la libertà di scelta educativa, se sia giusto e utile un monopolio statale dell’educazione scolastica, se si possa (o si voglia) parlare sul serio di sussidiarietà nella scuola italiana». Cicatteli ha ragione: quando si parla di scuola paritaria ci sono in gioco grandi questioni (la libertà di scelta educativa, in primis), non è solo questione di soldi. D&#8217;altra parte è anche vero che il dibattito pubblico spesso viene catalizzato dai temi più urgenti e la sostenibilità economica delle scuole paritarie cattoliche è uno di questi: non si potrà parlare di libertà di scelta, se non ci sono più scuole tra cui scegliere. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sempre durante la presentazione è intervenuto anche Mons. Galantino sostenendo che punto di partenza deve essere la responsabilità educativa dei genitori e la libertà che deve essere loro assicurata di poter scegliere la scuola dei figli senza condizionamenti di sorta: economici, pratici, giuridici. La libertà deve essere effettiva o non è libertà”. Mons. Galantino ha anche ricordato come il sistema di istruzione e formazione del nostro Paese rimanga ancora incompiuto sotto almeno tre punti di vista: quello della autonomia (garantita solo per una parte del sistema nazionale), quello della parità (pur sancita dalla legge da ormai 17 anni) e quello della effettiva libertà di scelta, ridotta ad un puro enunciato teorico.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Credo che il rapporto del Centro Studi per la Scuola Cattolica dedicato al valore della parità sia un contributo importante perché mette ulteriormente in risalto un tema su cui il nostro Paese risulta essere fanalino di coda in Europa (anche se per diversi “benpensanti” il confronto con l&#8217;Europa su questo argomento non risulta significativo come lo è invece per altri temi). </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Parlando di parità non dobbiamo però cadere in «quell&#8217; “eccesso diagnostico”, che non sempre è accompagnato da proposte risolutive e realmente applicabili» di cui parla Papa Francesco nell&#8217;Evangelii Gaudium. Abbiamo già tanti elementi sull&#8217;importanza delle scuole paritarie in Italia, in particolare di quelle cattoliche: i molti soldi che fanno risparmiare allo Stato, la buona qualità dei servizi offerti alle famiglie, le pratiche educative innovative. Credo che ora servano, in tempi molto rapidi, dei provvedimenti concreti per garantire un&#8217;effettiva parità tra scuole statali e non statali: negli altri Paesi europei ci sono modelli a cui ci potremmo ispirare e che garantiscono alle famiglie un vera libertà, non condizionata da fattori economici. Occorre però una vera volontà. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Credo che anche all&#8217;interno della Chiesa (e con Chiesa non mi riferisco solo alla gerarchia, ma faccio riferimento a tutto il popolo di Dio) debba maturare la consapevolezza del ruolo che hanno le scuole cattoliche che devono essere viste non come un&#8217;occupazione esclusiva degli ordini religiosi (quando sono rimasti ancora gli ordini religiosi a gestirle), ma come collaboratrici alla missione della Chiesa in ordine all&#8217;evangelizzazione, così come ci suggerisce il documento conciliare “Gravissimum Educationis”: elemento caratteristico della scuola cattolica è infatti «di dar vita ad un ambiente comunitario scolastico permeato dello spirito evangelico di libertà e carità, di aiutare gli adolescenti perché nello sviluppo della propria personalità crescano insieme secondo quella nuova creatura che essi sono diventati mediante il battesimo» (GEd 8).</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-dicembre-2017/il-valore-della-parita-una-riflessione-a-partire-dal-rapporto-del-centro-studi-per-la-scuola-cattolica">Il valore della parità. Una riflessione a partire dal rapporto del Centro Studi per la Scuola Cattolica</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«La Pira e la DC».  Una riflessione di Giovanni Pallanti contro ogni strumentalizzazione.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-novembre-2017/la-pira-e-la-dc-un-riflessione-di-giovanni-pallanti-contro-ogni-strumentalizzazione</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Nov 2017 20:24:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[novembre 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli • Con il suo “La Pira e la DC” (edito in questo mese dalla Sef) Giovanni Pallanti ci offre una riflessione che ha i caratteri di una vera indagine storico-critica. Il tema su cui ruota l&#8217;analisi dell&#8217;autore è circoscritto e ben definito: il rapporto che La Pira ebbe con la Democrazia Cristiana [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-novembre-2017/la-pira-e-la-dc-un-riflessione-di-giovanni-pallanti-contro-ogni-strumentalizzazione">«La Pira e la DC».  Una riflessione di Giovanni Pallanti contro ogni strumentalizzazione.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/11/lapira.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5206" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/11/lapira-219x300.jpg" alt="lapira" width="219" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/11/lapira-219x300.jpg 219w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/11/lapira.jpg 250w" sizes="(max-width: 219px) 100vw, 219px" /></a>di Stefano Liccioli • Con il suo “La Pira e la DC” (edito in questo mese dalla Sef) Giovanni Pallanti ci offre una riflessione che ha i caratteri di una vera indagine storico-critica. Il tema su cui ruota l&#8217;analisi dell&#8217;autore è circoscritto e ben definito: il rapporto che La Pira ebbe con la Democrazia Cristiana dal 1946 al 1977, con un accento particolare per il periodo dal 1968 al 1977, gli anni in cui nacque e si sviluppò il rapporto d&#8217;amicizia dello stesso Pallanti e dei giovani democristiani con La Pira. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La chiave di lettura del libro è, a mio avviso, ben rappresentata dalla citazione di Hannah Arendt riportata nelle prime pagine, secondo cui ogni generazione ha il diritto di scrivere la propria storia, senza però alterare la materia fattuale. L&#8217;intento principale dell&#8217;autore credo infatti sia proprio quello di mettere in risalto il pericolo rappresentato da tutte quelle manipolazioni della narrazione storica che spesso vengono fatte per «il tornaconto di una classe dirigente, di un uomo o di una donna che vogliono il potere in tutti i modi possibili, compresa la menzogna». Di queste strumentalizzazioni una delle vittime rischia di essere stato (e forse lo è stato) anche Giorgio La Pira la cui ricostruzione biografica, come mette in luce Pallanti, diverse volte presenta delle omissioni: si dimentica spesso, ad esempio, che la Pira è stato eletto al Consiglio Comunale di Firenze ed al Parlamento per la Democrazia Cristiana. A riprova dell&#8217;appartenenza di La Pira alla vicende della Democrazia Cristiana viene riportato un messaggio che nel maggio del 1977 egli mandò in qualità di deputato DC a Giovanni Galloni, presidente del congresso provinciale della DC fiorentina. Ma soprattutto viene ricordato che La Pira nel 1976 «scelse consapevolmente di finire la sua esperienza di uomo pubblico accettando la candidatura alla Camera dei Deputati per la DC nel collegio di Firenze, Prato e Pistoia oltreché quella di candidato (ed eletto) a senatore della Repubblica nel collegio di Montevarchi». Per il ritorno di La Pira in Parlamento tra le fila del partito dello scudo crociato s&#8217;impegnarono molto lo stesso Pallanti ed i giovani democristiani fiorentini. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sulle ragioni di certe omissioni da parte di «distratti curatori della vita politica del già sindaco di Firenze», Pallanti ha le idee chiare:«Sapendo che La Pira ha avuto un&#8217;importanza straordinaria come punto di riferimento ideale per uomini politici di tutto il mondo, hanno cercato, nascondendo la verità, di farlo diventare un politico “che apparteneva a tutti e a nessuno” e quindi facilmente strumentalizzabile». </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La riflessione dell&#8217;autore, senza perdere il carattere storiografico, si arricchisce anche di ricordi personali dell&#8217;autore che rafforzano quanto viene affermato grazie ad una testimonianza diretta su certi avvenimenti. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il testo di Pallanti oltre a consegnarci un spaccato della biografia di La Pira scevro da strumentalizzazioni e luoghi comuni, ha anche il merito di riportarci in un momento storico del nostro Paese e della nostra città animato da forti passioni politiche. Si raccontano di dibattiti (quello, ad esempio, tra Spadolini e La Pira durante la campagna elettorale referendaria sul divorzio del 1974) ed incontri, a volte anche non proprio pacifici. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si fa riferimento a giovani (nella caso specifico quelli democristiani) animati da entusiasmo e passione per il dibattito politico. Sembra un mondo lontano a pensare alla difficoltà che hanno invece le nuove generazioni ad interessarsi della Cosa pubblica, a vedere la politica come un campo in cui valga la pensa impegnarsi. Forse una delle ragioni di questa disaffezione dei giovani dalla politica è anche la scarsità (per non dire la mancanza) di figure come quella del “Sindaco santo” che credono in ciò che dicono e vivono con coerenza gli altri principi che professano con le parole. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A quaranta anni dalla scomparsa di La Pira, avvenuta il 5 novembre del 1977, il libro di Giovanni Pallanti si presenta dunque come un contributo importante per guardare alla grande figura di Giorgio La Pira, senza deviazioni e strumentalizzazioni di comodo. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-novembre-2017/la-pira-e-la-dc-un-riflessione-di-giovanni-pallanti-contro-ogni-strumentalizzazione">«La Pira e la DC».  Una riflessione di Giovanni Pallanti contro ogni strumentalizzazione.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Quei libri che non lavano «la veste sporca della Chiesa»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-ottobre-2017/quei-libri-che-non-lavano-la-veste-sporca-della-chiesa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Oct 2017 13:58:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ottobre 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli • «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! […] Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-ottobre-2017/quei-libri-che-non-lavano-la-veste-sporca-della-chiesa">Quei libri che non lavano «la veste sporca della Chiesa»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/10/nuzzi-fittipaldi-1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5099" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/10/nuzzi-fittipaldi-1-300x228.jpg" alt="nuzzi-fittipaldi (1)" width="300" height="228" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/10/nuzzi-fittipaldi-1-300x228.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/10/nuzzi-fittipaldi-1.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli • «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! […] Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli!». Sono le parole che l&#8217;allora Cardinale Joseph Ratzinger scrisse a commento di una delle stazioni della Via Crucis al Colosseo, in occasione del Venerdì Santo del 2005. Colui che dopo meno di un mese sarebbe diventato Papa Benedetto XVI, usò immagini e parole forti per stigmatizzare le colpe di coloro che dovrebbero essere, invece, testimoni luminosi dell&#8217;amore di Cristo. Cosa altro ci sarebbe da aggiungere? Ratzinger mi sembra avesse già messo in luce, in termini generali, ma molto espliciti, la pericolosa controtestimonianza, in particolare, di sacerdoti e religiosi. Più che dire, occorre fare, convertirsi per rinnovare i cuori ed essere in questo modo davvero luce del mondo e sale della terra.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ed invece, soprattutto negli ultimi anni, è sempre più fiorente una pubblicistica impegnata a denunciare scandali e malaffare nella Chiesa, basandosi su documenti riservati e trafugati, indiscrezioni e rivelazioni di “corvi”. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non entro nel merito di nessuno di questi libri e della loro veridicità (anche se a volte l&#8217;ossessione dello scoop a tutti i costi, così come il desiderio delle prime pagine dei giornali o dell&#8217;accusa, sempre e comunque, agli ecclesiastici rischiano di far dimenticare alcune delle regole fondamentali del giornalismo, come quella della verifica delle fonti o di una corretta acquisizione delle notizie). L&#8217;impressione però che si ha accostandosi a questi testi è che gli autori vogliano condurre il lettore a delle tesi già predefinite che, ad esempio, dividono la Chiesa, soprattutto la Chiesa gerarchica, in buoni (pochi) e cattivi (molti). Fatta salva la libertà di stampa ed il diritto di cronaca, sarebbe utile che questi giornalisti e scrittori facessero davvero cronaca raccontando tutto quello che riguarda una realtà grande e complessa come la Chiesa. Non ci si può limitare a collezionare notizie e fatti negativi o criminosi (alcuni magari ancora in attesa della conclusione di un processo) per raccontare la vita della Chiesa o della Curia Romana. Sarebbe come voler parlare del matrimonio prendendo come punto di osservazione l&#8217;aula di un tribunale dove avvengono i divorzi.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il rischio che corrono questi autori (ma forse ne sono consapevoli e li va bene) è di avere un approccio troppo ideologico e di parte a questioni anche importanti come quelle di cui vogliono parlare, perdendo così di vista la verità tutta intera. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Qualora questi scrittori intendano davvero contribuire al cambiamento della Chiesa per renderla più trasparente, rinuncino, ad esempio, ai diritti d&#8217;autore dei loro libri: in questo modo forse sarà più chiaro il loro intento e non ci sarà il rischio di fare del business con i mali che si vuol denunciare, facendo leva sulla curiosità delle persone interessate più “all&#8217;albero che cade che alla foresta che cresce”.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Concludo con un altro passaggio del commento di Ratzinger alla Via Crucis del 2005:«Signore, abbi pietà della tua Chiesa: anche all’interno di essa, Adamo cade sempre di nuovo. Con la nostra caduta ti trasciniamo a terra, e Satana se la ride, perché spera che non riuscirai più a rialzarti da quella caduta; spera che tu, essendo stato trascinato nella caduta della tua Chiesa, rimarrai per terra sconfitto. Tu, però, ti rialzerai. Ti sei rialzato, sei risorto e puoi rialzare anche noi. Salva e santifica la tua Chiesa. Salva e santifica tutti noi».</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-ottobre-2017/quei-libri-che-non-lavano-la-veste-sporca-della-chiesa">Quei libri che non lavano «la veste sporca della Chiesa»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Religioni per la pace: diverse, ma in dialogo</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-settembre-2017/religioni-per-la-pace-diverse-ma-in-dialogo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2017 08:27:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[settembre 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Stefano Liccioli • «Immagina che non ci sia alcuna nazione. Non è difficile da fare. Niente per cui uccidere o morire. E anche nessuna religione. Immagina tutte le persone vivere la vita in pace». John Lennon per immaginare un mondo in pace auspicava l&#8217;assenza delle religioni dalla Terra. L&#8217;accusa implicita, ma piuttosto evidente, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/09/Nostra-Aetate.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4978" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/09/Nostra-Aetate-300x194.jpg" alt="Nostra-Aetate" width="300" height="194" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/09/Nostra-Aetate-300x194.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/09/Nostra-Aetate.jpg 550w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli • «Immagina che non ci sia alcuna nazione. Non è difficile da fare. Niente per cui uccidere o morire. E anche nessuna religione. Immagina tutte le persone vivere la vita in pace». John Lennon per immaginare un mondo in pace auspicava l&#8217;assenza delle religioni dalla Terra. L&#8217;accusa implicita, ma piuttosto evidente, è che le diverse fedi siano, nell&#8217;umanità, fattori disgreganti, motivi di scontro e di conflitto. Il ragionamento potrebbe continuare, in maniera piuttosto semplicistica, portando come testimonianza di quanto si afferma le Crociate fino ad arrivare agli attentati dell&#8217;ISIS. L&#8217; obiezione più immediata che viene fatta a tali argomenti è che non sono le differenti credenze a causare le guerre, ma il fanatismo religioso. Non intendo in questa sede fare un&#8217;apologia delle religioni. Desidero piuttosto riflettere su alcuni elementi del dialogo interreligioso a partire dalla <i>Nostra Aetate</i>, la dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane (1965). E&#8217; vero, negli ultimi cinquanta anni il mondo è cambiato e certe situazioni che all&#8217;epoca non erano immaginabili, ora sono realtà. Ritengo comunque significativi due aspetti: l&#8217;apertura della Chiesa ad un confronto autentico con “il nostro tempo” e con “l&#8217;altro”, riconoscendo ciò che accomuna piuttosto che ciò che divide («La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini»), il contributo del dialogo interreligioso all&#8217;edificazione della pace («Non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio»). Nel 1986 si svolse ad Assisi la storica giornata di preghiera voluta da San Giovanni Paolo II per riunire gli esponenti di diverse religioni ed invocare da Dio il dono della pace. Ma l&#8217;intuizione del Papa santo è stata a mio avviso importante perché testimonia, anche a più di trenta anni di distanza, la forza che le religioni, con la loro portata etica, possono avere nel risvegliare negli uomini la cura e l&#8217;attenzione per gli altri, qualunque credo professino. Esse possono promuovere le relazioni tra gli uomini e le donne di ogni nazione, cultura ed età. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Considero doveroso fare però una precisazione. Il vero spirito di Assisi che tante volte viene richiamato rifugge ogni forma di sincretismo, anche quello che si manifesta in modalità più striscianti. Le religioni devono dialogare non perché “in fondo non ci sono differenze” o “basta credere in Qualcuno”. No, le fedi diverse devono collaborare per la pace nonostante le naturali differenze. La strada corretta mi sembra quella indicata da Mons. Tonino Bello che vedeva la pace come la “convivialità delle differenze”.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-settembre-2017/religioni-per-la-pace-diverse-ma-in-dialogo">Religioni per la pace: diverse, ma in dialogo</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Per un cammino autentico verso Santiago de Compostela</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-agosto-2017/per-un-cammino-autentico-verso-santiago-de-compostela</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2017 19:31:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[agosto 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli • Sono sempre di più le realtà ecclesiali (ma non solo) che, soprattutto nei mesi estivi, rilanciano la proposta di compiere, tutto o più spesso in parte, il Cammino di Santiago de Compostela. I destinatari della proposta sono in particolar modo i giovani, anche se quella del Cammino è un&#8217;esperienza accessibile pure [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-agosto-2017/per-un-cammino-autentico-verso-santiago-de-compostela">Per un cammino autentico verso Santiago de Compostela</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/08/2santiago_de_compostela.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4887" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/08/2santiago_de_compostela-300x198.jpg" alt="2santiago_de_compostela" width="300" height="198" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/08/2santiago_de_compostela-300x198.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/08/2santiago_de_compostela-757x500.jpg 757w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/08/2santiago_de_compostela-207x136.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/08/2santiago_de_compostela-430x283.jpg 430w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/08/2santiago_de_compostela.jpg 908w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Stefano Liccioli • Sono sempre di più le realtà ecclesiali (ma non solo) che, soprattutto nei mesi estivi, rilanciano la proposta di compiere, tutto o più spesso in parte, il Cammino di Santiago de Compostela. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I destinatari della proposta sono in particolar modo i giovani, anche se quella del Cammino è un&#8217;esperienza accessibile pure a chi ha diverse “primavere” alle spalle. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questa sede non intendo né ricostruire la storia del Cammino né offrire delle indicazioni pratiche su come affrontarlo. Dal momento però che in questi ultimi decenni è aumentata la filmografia e la pubblicistica sull&#8217;itinerario “compostelano”, così come sono molte le persone che, per vari motivi (non solo religiosi, dunque) e da diverse parti del mondo, lo compiono, ho trovato significativa la lettera pastorale scritta in questo mese dai vescovi responsabili delle diocesi che sono attraversate dal Cammino. Il messaggio è rivolto principalmente a chi fa accoglienza e ospitalità cristiana lungo l&#8217;itinerario (santuari, chiese, case religiose e monasteri), ma le indicazioni contenute sono, a mio avviso, importanti anche per i pellegrini, per vivere in maniera autentica questa esperienza. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I prelati dunque danno alcuni consigli pratici: tenere i prezzi accessibili a tutti, rendere “visibili, ma senza esagerare” i segni esteriori delle strutture d&#8217;accoglienza cristiane, mettendo un crocifisso all&#8217;entrata o nelle sale, un&#8217;effige di San Giacomo apostolo, consegnare ai pellegrini una guida informativa sul Cammino, proporre alle persone in viaggio la partecipazione a liturgie specifiche in diverse lingue. Interessante anche la raccomandazione dei vescovi sul modo di accogliere i pellegrini: non come giornalisti che intervistano gli ospiti né come psicologi che obbligano gli altri a parlare. Un luogo che si definisce “cristiano” – precisano i prelati– è per natura “aperto a tutti, fraterno e gioioso” e “nessuno sarà obbligato a esprimersi”. Un&#8217;ospitalità, dunque, improntata all&#8217;esempio ed alla gioia, che conduca il pellegrino per il cammino di san Giacomo e lo aiuti a meditare, a ritrovare se stesso e a scoprire Dio nel suo profondo”. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Preghiera, discernimento personale, cura del proprio rapporto con Dio: sono gli elementi principali che caratterizzano l&#8217;esperienza del Cammino di Santiago e lo posso testimoniare in prima persona. Nell&#8217;agosto del 2010 in occasione dell’Anno Santo Compostelano ho partecipato alla proposta estiva del Centro Diocesano di Pastorale Giovanile di Firenze che mi ha portato, insieme ad altri giovani, a fare a piedi alcune tappe del Cammino per un totale di 160 km. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mi sono sono reso conto che il Cammino già di per sé costituisce una scuola di vita che insegna la conoscenza di sé, il valore della fatica per arrivare alla meta, l’importanza di saper discernere le cose essenziali per il viaggio, la solidarietà con gli altri compagni, la bellezza del Creato che invita a pensare. Fare il Cammino significa percorrere una strada segnata in centinaia di anni dai passi di uomini e donne di ogni estrazione sociale, vuol dire seguire un itinerario che non è subordinato alle logiche della moderna viabilità finalizzata alla rapidità degli spostamenti, ma che intende educare spiritualmente le persone. E come non ricordare poi tutti quei paesini che nell’era della globalizzazione non meriterebbero forse di essere menzionati, ma per un pellegrino sono preziosi perché rappresentano l’arrivo, l’accoglienza di ospiti generosi. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infine la città di Santiago, i luoghi in cui nel 1989 sono risuonate le parole di Giovanni Paolo II alla Giornata Mondiale della Gioventù, il passaggio attraverso la Porta Santa della Cattedrale, la Messa, la preghiera sulla tomba di San Giacomo che venne ad evangelizzare la Spagna.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ovviamente c&#8217;è chi percorre la strada per Santiago anche per motivi culturali, turistici o comunque non religiosi. Ma guardare al Cammino solamente come ad una bella esperienza di trekking è molto riduttivo. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Concludo con una nota più nostrana e che riguarda la Via Francigena. Mi auguro che in vista del prossimo Anno Santo del 2025 questo itinerario che attraversa anche una parte del nostro Paese possa essere rilanciato e valorizzato (soprattutto per quel che concerne le strutture, lungo il percorso, destinate all&#8217;accoglienza) in maniera sistematica, con un stretta collaborazione tra realtà civili ed ecclesiali, rifuggendo inutili particolarismi locali. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-agosto-2017/per-un-cammino-autentico-verso-santiago-de-compostela">Per un cammino autentico verso Santiago de Compostela</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il centro estivo e quella ricchezza educativa da non perdere</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-luglio-2017/il-centro-estivo-e-quella-ricchezza-educativa-da-non-perdere</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jul 2017 07:56:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[luglio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli • Giugno è il mese in cui iniziano i centri estivi. In questi anni si sono moltiplicate le proposte che, una volta concluso l&#8217;anno scolastico, impegnano bambini e ragazzi al mattino come al pomeriggio. Sono ormai tante le realtà che organizzano queste attività: non più solo parrocchie, ma anche associazioni culturali e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/07/Centri-estivi-09.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4750" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/07/Centri-estivi-09-300x144.jpg" alt="Centri-estivi-09" width="300" height="144" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/07/Centri-estivi-09-300x144.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/07/Centri-estivi-09.jpg 771w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli • Giugno è il mese in cui iniziano i centri estivi. In questi anni si sono moltiplicate le proposte che, una volta concluso l&#8217;anno scolastico, impegnano bambini e ragazzi al mattino come al pomeriggio. Sono ormai tante le realtà che organizzano queste attività: non più solo parrocchie, ma anche associazioni culturali e sportive. Il motivo dell&#8217;aumento dell&#8217;offerta deve essere rintracciato, a mio parere, nel fatto che oramai, in molte famiglie, lavorano entrambi i genitori e c&#8217;è bisogno di qualcuno che si occupi dei figli in quel periodo di tempo in cui non c&#8217;è più l&#8217;attività scolastica: a volte la presenza generosa dei nonni non basta. Occorre, secondo me, vagliare bene però queste proposte e riconoscere, tra i centri estivi, quelle proposte che abbiano alla radice una seria e valida proposta educativa e non solo motivazioni di business. Infatti, in una logica di mercato, è sempre in agguato il rischio che dietro alla crescente domanda, da parte delle famiglie, di iniziative per i propri figli, ci siano anche realtà che sono mosse, nel loro operare, solo dalla ricerca del profitto economico. Lo stile di chi opera con i ragazzi per passione è molto diverso da chi lo fa per business, ma soprattutto dobbiamo salvaguardare la potenzialità educativa che hanno esperienze come un centro estivo. Una tale proposta non può essere vista solo come intrattenimento o &#8220;babysitteraggio&#8221;, ma è un&#8217;occasione per formare le giovanissime generazioni, proponendo i grandi valori. Non è mai troppo presto infatti per educare bambini e ragazzi ai quei principi come l&#8217;amicizia, il rispetto e l&#8217;aiuto per gli altri, che riteniamo fondamentali per la convivenza civile, a prescindere da ogni prospettiva religiosa. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questo ambito il mondo cattolico non deve perdere l&#8217;occasione di entrare in contatto con fanciulli e giovanissimi, attraverso campi-scuola e, appunto, i centri estivi. Sono iniziative che appartengono alla storia di parrocchie ed aggregazioni laicali e, in numerosi casi, arricchiscono il bagaglio della memoria di persone oggi adulte. Quanti, dopo ad esempio un campo-scuola, hanno preso una decisione importante nella loro vita, sollecitati anche dai temi trattati durante queste esperienze. Sono momenti forti, da un punto di vista aggregativo, situazioni adeguate per veicolare messaggi significativi e, nel caso di proposte in ambito cattolico, per favorire l&#8217;incontro con Gesù e la sua Parola. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A tutti i livelli c&#8217;è un gran parlare su come le realtà ecclesiali possano entrare in contatto con le nuove generazioni. Spesso però sfuggono o vengono trascurate occasioni come quelle appena descritte, si lascia che la domanda delle famiglie venga intercettata da altre associazioni, adducendo come causa (o scusa?) la mancanza di forze. Se è vero, da una parte, che per organizzare e gestire iniziative come un campo estivo servono molte energie, dall&#8217;altra tali energie potrebbero essere recuperate con una collaborazione efficace tra parrocchie vicine (l&#8217;unione fa la forza, anche in questo caso) oppure &#8220;sfrondando&#8221; certe attività meno importanti. </span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nei mesi scorsi l&#8217;Arcivescovo di Bologna, Mons. Matteo Zuppi, in un&#8217;intervista a &#8220;Famiglia cristiana&#8221; affermava:«Mi piacerebbe che, nelle parrocchie dove c’è già un doposcuola, questo venisse potenziato e dove non c’è venisse creato. Penso sia un modo efficace per creare un rapporto di amicizia, fiducia e credibilità con le famiglie e con i giovani». Anche quello del doposcuola è un mezzo per avvicinare i ragazzi, anche quelli più lontani dalla Chiesa, a volte anche di altre religioni, facendo leva su un bisogno reale come quello di un supporto scolastico soprattutto per persone che non possono permettersi costose ripetizioni e che non hanno genitori preparati che li possano accompagnare nello studio. Ma questo sarebbe un altro discorso che magari possiamo approfondire in un&#8217;altra circostanza.</span></span></p>
<p class="western" lang="zxx" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Concludo con un invito al mondo cattolico: non perdiamo l&#8217;opportunità di educare ed evangelizzare i ragazzi in contesti aggregativi come i centri estivi, non facciamoci rubare da altri le esperienze dei campi-scuola, ma mettiamone in risalto tutta la loro ricchezza educativa, al di là di ogni business.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-luglio-2017/il-centro-estivo-e-quella-ricchezza-educativa-da-non-perdere">Il centro estivo e quella ricchezza educativa da non perdere</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«Non vivete da turisti!» A Genova il Papa incontra i giovani</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-giugno-2017/non-vivete-da-turisti-a-genova-il-papa-incontra-i-giovani</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jun 2017 17:47:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[giugno 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Stefano Liccioli • Durante la vista pastorale a Genova, sabato 27 maggio 2017, Papa Francesco ha incontrato i giovani della missione diocesana. Le risposte che il Santo Padre ha dato alle domande di ragazzi e ragazze mi danno l’occasione per condividere alcune riflessioni sul mondo giovanile. Un mondo che il Papa sembra conoscere [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-giugno-2017/non-vivete-da-turisti-a-genova-il-papa-incontra-i-giovani">«Non vivete da turisti!» A Genova il Papa incontra i giovani</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/06/papa-francesco-3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4638" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/06/papa-francesco-3-300x165.jpg" alt="papa-francesco-3" width="300" height="165" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/06/papa-francesco-3-300x165.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/06/papa-francesco-3-907x500.jpg 907w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/06/papa-francesco-3.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli • Durante la vista pastorale a Genova, sabato 27 maggio 2017, Papa Francesco ha incontrato i giovani della missione diocesana. Le risposte che il Santo Padre ha dato alle domande di ragazzi e ragazze mi danno l’occasione per condividere alcune riflessioni sul mondo giovanile. Un mondo che il Papa sembra conoscere molto bene, offrendo lucide analisi a riguardo. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Uno dei nuclei intorno a cui è ruotato l’intervento del Papa è l’invito rivolto ai giovani a non essere “turisti della vita”, a limitarsi cioè ad un approccio superficiale all’esistenza. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La scuola, in tal senso, è un osservatorio privilegiato che permette di studiare tante dinamiche. Gli adolescenti, ma anche quelli più grandi di loro, tendono infatti ad “assaggiare la vita”, fare tante esperienze, rischiando però di non ricondurle ad un orizzonte di senso. In questo gli adulti, a cominciare dai genitori, hanno le loro responsabilità, colpevoli, non tanto di dare diverse opportunità ai ragazzi (anche se a volte sono tante, troppe), ma di non aiutarli ad ordinarle in una gerarchia d’importanza, a cercare di unificarle, trovandone un significato, ad imparare a ragionare per priorità. Questo è quello che invece servirebbe davvero ai giovani, spesso definiti “multitasking” (capaci di fare contemporaneamente tante cose, a rischio però di una certa superficialità): spostare l&#8217;attenzione dal fare al cogliere il senso ciò che si fa. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Papa Francesco entra poi nello specifico del tema della missione, precisando che non si tratta di un&#8217;iniziativa personale:«C&#8217;è un altro che mi manda, che mi invia a fare la missione. E non si può fare missione senza essere mandato da Gesù. E’ Gesù stesso che ti invia, è Gesù che ti spinge alla missione ed è lì accanto a te: è proprio Gesù che lavora nel tuo cuore, cambia il tuo sguardo e ti fa guardare la vita con occhi nuovi; non con occhi da turista». Significativo è l&#8217;invito all&#8217;atteggiamento di umiltà che deve avere un “missionario”: tutti siamo peccatori e tutti abbiamo bisogno dell’annuncio di Cristo. L&#8217;altro atteggiamento tipico, oserei dire imprescindibile, è l&#8217;amore, occorre amare le persone a cui si annuncia il Vangelo, altrimenti il rischio è quello di fare un esercizio di retorica o, nel migliore dei casi, di apologetica. Invece «amare è avere la capacità di stringere la mano sporca e la capacità di guardare gli occhi di quelli che sono in situazione di degrado e dire: “Per me, tu sei Gesù”. E questo è l’inizio di ogni missione, con questo amore io devo andare a parlare». Amare, precisa il Papa, significa anche non giudicare le persone, “aggettivarle”, ma accoglierle per quello che sono, nonostante quello che sono, proprio come ha fatto Cristo. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Prendendo infine spunto dalla figura dei navigatori ed in particolare da quella di Cristoforo Colombo, cara ai genovesi, il Santo Padre richiama due termini, orizzonte e coraggio:«Se tu non hai orizzonte e sei incapace di guardarti anche il naso, non sarai mai un buon missionario. Se tu non hai coraggio, mai lo sarai». I navigatori invece sanno leggere l&#8217;orizzonte ed hanno il coraggio per andare. Queste parole del Pontefice mi ha ricordato quel “prendi il largo” detto da Gesù a Simone. Stando con i giovani si percepisce, in generale, una difficoltà a porsi alti obiettivi, a sognare in grande, si preferisce vivacchiare, accettando le cose come sono, con il pericolo di considerare normale tutto quello che accade, anche le tragedie che segnano l&#8217;umanità: guerre, povertà, lo sfruttamento delle persone. Occorre lottare contro questa globalizzazione dell&#8217;indifferenza. Possono e devono farlo anche i giovani, con spirito critico e con coraggio. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In conclusione l&#8217;invito a non aver paura di lasciarsi sfidare dalla vita presente e da Cristo:«Questo è Gesù: intempestivo, che rompe i nostri sistemi, i nostri progetti. È Gesù che semina nei nostri cuori l’inquietudine di farci questa domanda. E questo è bello: questo è molto bello!»</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-giugno-2017/non-vivete-da-turisti-a-genova-il-papa-incontra-i-giovani">«Non vivete da turisti!» A Genova il Papa incontra i giovani</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Alla scuola dei martiri, per testimoniare con coerenza la propria fede</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2017/alla-scuola-dei-martiri-per-testimoniare-con-coerenza-la-propria-fede</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 May 2017 19:23:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[maggio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Stefano Liccioli • La recente liturgia della Parola che Papa Francesco ha presieduto nella Basilica di S. Bartolomeo all’Isola Tiberina, a Roma, ci ha ricordato che il martirio dei cristiani non è qualcosa che appartiene al passato, ma è una realtà attuale per tante persone che, oggi come allora, sono uccise, a causa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/05/download.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4527" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/05/download-300x173.jpg" alt="download" width="300" height="173" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/05/download-300x173.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/05/download-136x77.jpg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/05/download.jpg 606w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli • La recente liturgia della Parola che Papa Francesco ha presieduto nella Basilica di S. Bartolomeo all’Isola Tiberina, a Roma, ci ha ricordato che il martirio dei cristiani non è qualcosa che appartiene al passato, ma è una realtà attuale per tante persone che, oggi come allora, sono uccise, a causa di folli ideologie, solo perché discepoli di Gesù. Nell&#8217;omelia il Santo Padre ha precisato:«Il ricordo di questi eroici testimoni antichi e recenti ci conferma nella consapevolezza che la Chiesa è Chiesa se è Chiesa di martiri. [&#8230;] Essi hanno avuto la grazia di confessare Gesù fino alla fine, fino alla morte. Loro soffrono, loro danno la vita, e noi riceviamo la benedizione di Dio per la loro testimonianza».</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">All&#8217;origine della persecuzione nei confronti dei cristiani c&#8217;è l&#8217;odio che il principe del mondo riserva a tutti coloro sono stati salvati da Gesù con la sua morte e con la sua risurrezione. E&#8217; Gesù stesso che l&#8217;ha anticipato:«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me» (Gv 15,18).</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dunque le comunità cristiane sono ancora oggi perseguitate perché «noi siamo salvati da Gesù, e il principe del mondo questo non lo vuole, egli ci odia e suscita la persecuzione, che dai tempi di Gesù e della Chiesa nascente continua fino ai nostri giorni».</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Papa Francesco ha anche tracciato una sorta di ritratto del martire che «può essere pensato come un eroe, ma la cosa fondamentale del martire è che è stato un “graziato”: è la grazia di Dio, non il coraggio, quello che ci fa martiri». </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Su questo tema è interessante un passaggio dell&#8217;intervista che il regista Martin Scorsese ha rilasciato a padre Antonio Spadaro e pubblicata su “La Civiltà Cattolica”. In questi mesi è stato infatti proiettato, anche nelle sale cinematografiche italiane, “Silence” l&#8217;ultimo film del regista newyorkese, tratto dal romanzo di Shusaku Endo. La storia che viene raccontata è quella dei missionari gesuiti e dei cristiani «nascosti» nel Giappone del &#8216;600, vittime delle persecuzioni ordinate dalle autorità giapponesi. Anche per Scorsese, per sua stessa ammissione nella suddetta intervista, «tutto si riduce alla questione della grazia. La grazia è qualcosa che avviene nel corso della vita. Viene quando non te l’aspetti». Nel film viene messo bene in luce il travaglio interiore di coloro che, siano essi semplici fedeli cristiani oppure gesuiti, devono scegliere se abiurare la fede in Gesù oppure essere imprigionati e uccisi. Un travaglio che probabilmente sperimentano anche i martiri dei nostri giorni, quelli che non fanno notizia o che nessuno rammenta, ma che hanno avuto invece il coraggio di accettare la grazia di essere testimoni fino alla fine, fino alla morte. Tra costoro c&#8217;è anche quella donna che il Santo Padre ha ricordato durante l&#8217;incontro nella Basilica di San Bartolomeo:«Ero a Lesbo, salutavo i rifugiati e ho trovato un uomo trentenne, con tre bambini. Mi ha guardato e mi ha detto: “Padre, io sono musulmano. Mia moglie era cristiana. Nel nostro Paese sono venuti i terroristi, ci hanno guardato e ci hanno chiesto la religione e hanno visto lei con il crocifisso e le hanno chiesto di buttarlo per terra. Lei non lo ha fatto e l’hanno sgozzata davanti a me. Ci amavamo tanto!”». Non sappiamo il nome di questa donna, sappiamo però che ella, come ci racconta il libo dell&#8217;Apocalisse (7,17) è venuta dalla grande tribolazione e ha lavato le sue vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oltre a coloro che danno testimonianza a Cristo fino al dono della propria vita, la Chiesa ha bisogno anche dei martiri di tutti i giorni, quelli della vita ordinaria, portata avanti con coerenza, «uomini e donne fedeli alla forza mite dell’amore, alla voce dello Spirito Santo, che nella vita di ogni giorno cercano di aiutare i fratelli e di amare Dio senza riserve», così come li descrive il Pontefice.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dobbiamo impegnarci anche noi a far parte di questa schiera, vivendo il Vangelo dove siamo, così come siamo: la Chiesa ha bisogno anche della nostra testimonianza coerente per andare avanti, per continuare ad annunciare anche agli uomini di oggi, con la forza dello Spirito Santo che abbiamo ricevuto in dono, che Gesù è risorto, è vivo. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In un mondo lacerato dalle guerre e dall&#8217;odio, mettiamoci allora alla scuola dei martiri che, ha osservato Papa Francesco, «ci insegnano che, con la forza dell’amore, con la mitezza, si può lottare contro la prepotenza, la violenza, la guerra e si può realizzare con pazienza la pace».</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2017/alla-scuola-dei-martiri-per-testimoniare-con-coerenza-la-propria-fede">Alla scuola dei martiri, per testimoniare con coerenza la propria fede</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il messaggio del Papa ai giovani tra uno sguardo al passato e al coraggio per il futuro</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-aprile-2017/il-messaggio-del-papa-ai-giovani-tra-uno-sguardo-al-passato-al-coraggio-per-il-futuro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Apr 2017 07:55:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli •Torno a parlare del tema dei giovani e lo faccio prendendo spunto dal messaggio di Papa Francesco per la XXXII Giornata Mondiale della Gioventù che quest&#8217;anno si svolgerà a livello diocesano. L&#8217;argomento della Giornata del 2017 fa riferimento alle parole di Maria nel Magnificat «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc1,49) [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/04/180638152-cb8ca509-6099-4fbb-925c-577350cdebd2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4368" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/04/180638152-cb8ca509-6099-4fbb-925c-577350cdebd2-300x181.jpg" alt="180638152-cb8ca509-6099-4fbb-925c-577350cdebd2" width="300" height="181" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/04/180638152-cb8ca509-6099-4fbb-925c-577350cdebd2-300x181.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/04/180638152-cb8ca509-6099-4fbb-925c-577350cdebd2-829x500.jpg 829w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/04/180638152-cb8ca509-6099-4fbb-925c-577350cdebd2.jpg 990w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">•</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Torno a parlare del tema dei giovani e lo faccio prendendo spunto dal messaggio di Papa Francesco per la XXXII Giornata Mondiale della Gioventù che quest&#8217;anno si svolgerà a livello diocesano. L&#8217;argomento della Giornata del 2017 fa riferimento alle parole di Maria nel Magnificat </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">«Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc1,49) e rappresenta la prima tappa di un cammino che, ogni anno insieme alla Madonna, avrà come meta la GMG 2019 di Panama che sarà ispirata alle parole «Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola» (Lc1,38), risposta di Maria all’angelo. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non intendo qui offrire né il riassunto né un commento puntuale del messaggio. Mi limiterò a sottolineare alcuni aspetti che possono essere spunti per una riflessione sulla condizione giovanile.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si diceva che la figura di riferimento di questo triennio è appunto Maria. Ella viene indicata dal Papa come una ragazza coraggiosa, disposta all&#8217;impegno ed al servizio, non è una “giovane-divano”. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Quello dei “giovani-divano” è un tema di cui il Santo Padre aveva parlato durante il discorso alla veglia della Gmg di Cracovia nello scorso luglio. Si tratta di tutti quei ragazzi che preferiscono starsene comodi, in disparte, come se fossero già pensionati, invece di mettersi in gioco:«Come la giovane Maria, potete far sì che la vostra vita diventi strumento per migliorare il mondo. Gesù vi chiama a lasciare la vostra impronta nella vita, un’impronta che segni la storia, la vostra storia e la storia di tanti». Chi sta a contatto con i giovani sa quanto sia difficile farli appassionare ad iniziative o progetti, coinvolgerli nel realizzare qualcosa di grande e bello, che può costare magari qualche rinuncia o sacrificio. Essi, in diversi casi, presentano una diffidenza per ciò che è nuovo, per quello che li scuote dalle consuetudini, dalla “vita comoda”. Sembra un paradosso perché i giovani, per energie a disposizione e per età, potrebbero dare un contributo davvero significativo alla società (e per dire la verità diversi di loro lo danno). </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Siamo in quella che è stata definita l&#8217;epoca delle “passioni tristi” che, nell&#8217;ottica del filosofo Spinoza, non fanno riferimento al pianto o al dolore, ma alla mancanza di senso, al sentirsi impotenti di fronte alla realtà. Gérard Schmit e Miguel Benasayag nel loro libro intitolato appunto “L&#8217;epoca delle passioni tristi” raccontano di genitori ed insegnanti che non sanno più come far fronte all&#8217; indolenza dei loro figli o dei loro alunni, ai processi di demotivazione che li isolano nelle loro stanze a stordirsi le orecchie di musica, all&#8217;escalation della violenza, allo stordimento degli spinelli che intercalano ore di ignavia. Come sono riconducibili tutti questi sintomi alla «crisi storica»? La mancanza di un futuro come promessa arresta il desiderio nell&#8217;assoluto presente. Meglio star bene e gratificarsi oggi se il domani è senza prospettiva. Il problema sembra nascere dal percepire il futuro non più come una promessa, ma come una minaccia. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Non è un caso, secondo me, se Papa Francesco nel prosieguo del messaggio si sofferma sulla rapporto dei giovani con il tempo, non solo il futuro, ma anche il passato:«Maria è poco più che adolescente, come molti di voi. Eppure nel Magnificat dà voce di lode al suo popolo, alla sua storia. Questo ci mostra che essere giovani non vuol dire essere disconnessi dal passato. La nostra storia personale si inserisce in una lunga scia, in un cammino comunitario che ci ha preceduto nei secoli». </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ragazzi e ragazze di oggi sono tentati di vivere in un eterno presente fatto di esperienze vissute una dopo l&#8217;altra. «Nella nostra vita possiamo avere tanti ricordi, ma quanti di essi costruiscono davvero la nostra memoria? Quanti sono significativi per il nostro cuore e aiutano a dare un senso alla nostra esistenza? I volti dei giovani, nei “social”, compaiono in tante fotografie che raccontano eventi più o meno reali, ma non sappiamo quanto di tutto questo sia “storia”, esperienza che possa essere narrata, dotata di un fine e di un senso. Sono tutte esperienze che rischiano di essere solo dei frammenti se non vengono ricostruiti in un&#8217;unità. A tal proposito il Santo Padre consiglia:«Alla fine di ogni giornata ci possiamo fermare per qualche minuto a ricordare i momenti belli, le sfide, quello che è andato bene e quello che è andato storto. Così, davanti a Dio e a noi stessi, possiamo manifestare i sentimenti di gratitudine, di pentimento e di affidamento, se volete anche annotandoli in un quaderno, una specie di diario spirituale». </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La sfida educativa che interpella tutti noi adulti è quella di aiutare i giovani a non ammassare i loro ricordi come se fossero dati da archiviare in un hard disk, ma a confrontarsi con i fatti del passato (riconciliandosi con quelli più dolorosi) affinché diventino «realtà dinamica, sulla quale riflettere e da cui trarre insegnamento e significato per il nostro presente e futuro. Compito arduo, ma necessario, è quello di scoprire il filo rosso dell’amore di Dio che collega tutta la nostra esistenza».</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-aprile-2017/il-messaggio-del-papa-ai-giovani-tra-uno-sguardo-al-passato-al-coraggio-per-il-futuro">Il messaggio del Papa ai giovani tra uno sguardo al passato e al coraggio per il futuro</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>I giovani, la fede ed il discernimento vocazionale. La Chiesa verso il Sinodo</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-marzo-2017/i-giovani-la-fede-ed-il-discernimento-vocazionale-la-chiesa-verso-il-sinodo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2017 16:35:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[marzo 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli • Si svolgerà nell&#8217;ottobre del 2018 il sinodo dei vescovi, che nella sua XV assemblea generale ordinaria, affronterà il tema “I giovani, la fede ed il discernimento vocazionale”. Intendo qui offrire una presentazione del “Documento preparatorio” o “Lineamenta”, mettendo in luce i passaggi, a mio avviso, più significativi. Una prima osservazione riguarda [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-marzo-2017/i-giovani-la-fede-ed-il-discernimento-vocazionale-la-chiesa-verso-il-sinodo">I giovani, la fede ed il discernimento vocazionale. La Chiesa verso il Sinodo</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/03/Quel-filo-tra-Vaticano-II-e-Sinodo-dei-Vescovi_articleimage-e1475749011329.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4181" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/03/Quel-filo-tra-Vaticano-II-e-Sinodo-dei-Vescovi_articleimage-e1475749011329-300x129.jpg" alt="Quel-filo-tra-Vaticano-II-e-Sinodo-dei-Vescovi_articleimage-e1475749011329" width="300" height="129" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/03/Quel-filo-tra-Vaticano-II-e-Sinodo-dei-Vescovi_articleimage-e1475749011329-300x129.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/03/Quel-filo-tra-Vaticano-II-e-Sinodo-dei-Vescovi_articleimage-e1475749011329.jpg 770w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli • Si svolgerà nell&#8217;ottobre del 2018 il sinodo dei vescovi, che nella sua XV assemblea generale ordinaria, affronterà il tema “I giovani, la fede ed il discernimento vocazionale”. Intendo qui offrire una presentazione del “Documento preparatorio” o “Lineamenta”, mettendo in luce i passaggi, a mio avviso, più significativi. Una prima osservazione riguarda la struttura del documento articolata in tre parti, secondo un metodo che invita ad ascoltare attentamente la realtà, fornire dei criteri ed infine proporre delle strategie pastorali. Compito dei “Lineamenta” non è quello di dare delle soluzioni valide per tutte le Chiese del mondo, ma di stimolare la riflessione ed il discernimento di ogni Chiesa locale. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Illuminante è l&#8217;icona biblica che introduce il testo. Si tratta del “discepolo amato” le cui orme tutti i giovani sono invitati a seguire. La figura dell&#8217;apostolo Giovanni è stata scelta perché «può aiutare a cogliere l’esperienza vocazionale come un processo progressivo di discernimento interiore e di maturazione della fede, che conduce a scoprire la gioia dell’amoree la vita in pienezza nel dono di sé e nella partecipazione all’annuncio della Buona Notizia». </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il primo capitolo contestualizza il mondo giovanile nei nostri tempi, «non si tratta di un’analisi completa della società e del mondo giovanile, ma tiene presenti alcuni risultati delle ricerche in ambito sociale utili per affrontare il tema del discernimento vocazionale». Una delle sottolineature presenti in questo capitolo concerne il fatto che non esistono i giovani in modo astratto e sempre uguale, ma ci sono una pluralità di mondi giovanili, molto differenti tra di loro in base ai diversi contesti. Anche per quel che concerne l&#8217;arco temporale che viene scelto per indicare l&#8217;età giovanile (dai 16 ai 29 anni) si precisa come esso sia suscettibile di variazioni a seconda delle diverse circostanze locali. Vengono inoltre messi in luce gli aspetti che caratterizzano il mondo giovanile: complessità, vulnerabilità, flessibilità, precarietà e quel fenomeno preoccupante dei NEET (<i>Not (engaged) in Education, Employment or Training, </i>cioé giovani non impegnati nello studio, né nel lavoro né nella formazione). Infine un altro tratto che accomuna ragazzi e ragazze a livello globale è «il bisogno di figure di riferimento vicine, credibili, coerenti e oneste, oltre che di luoghi e occasioni in cui mettere alla prova la capacità di relazione con gli altri». </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel secondo capitolo intitolato “Fede, discernimento e vocazione” si entra nel vivo del tema oggetto del Sinodo, osservando come le giovani generazioni abbiano bisogno di un&#8217;attenzione particolare che li aiuti ad impiegare al meglio la loro libertà, un aspetto su cui sono fragili: nasce dunque l&#8217;esigenza della custodia, dell&#8217;accompagnamento e del discernimento. Il discernimento vocazionale viene spiegato come «quel processo con cui la persona arriva a compiere, in dialogo con il Signore e in ascolto della voce dello Spirito, le scelte fondamentali, a partire da quella sullo stato di vita. […] Come vivere la buona notizia del Vangelo e rispondere alla chiamata che il Signore rivolge a tutti coloro a cui si fa incontro: attraverso il matrimonio, il ministero ordinato, la vita consacrata? E qual è il campo in cui si possono mettere a frutto i propri talenti: la vita professionale, il volontariato, il servizio agli ultimi, l’impegno in politica?». Sottolineo come il discernimento sia considerato un processo che si sviluppa nel tempo, scandito in tre tappe ognuna di esse associata ai tre verbi di <i>Evangelii gaudium n. 51</i>: riconoscere, interpretare, decidere. L&#8217;aiuto delle persone nel discernimento è un lavoro “artigianale”, mai ripetitivo, volto a favorire «la relazione tra la persona ed il Signore, collaborando a rimuovere ciò che la ostacola». L&#8217;accompagnamento, si precisa, non può sostituire il dialogo intimo della persona con Dio. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infine il terzo capitolo dal titolo “L&#8217; azione pastorale” fa riferimento ad una fase progettuale a cui, fin dall&#8217;inizio viene dato un orientamento preciso che riguarda l&#8217;inclusione reciproca tra la pastorale giovanile e quella vocazionale. Alla Chiesa, per incontrare tutti i giovani (non solo quelli che “ci stanno”, ma proprio tutti, nessuno escluso) viene chiesto di avere un atteggiamento missionario e testimoniale, di sapere indicare figure di riferimento:«Servono credenti autorevoli, con una chiara identità umana, una solida appartenenza ecclesiale, una visibile qualità spirituale, una vigorosa passione educativa e una profonda capacità di discernimento». Tra i luoghi della pastorale giovanile vengono indicati la vita quotidiana, ma anche «gli ambienti specifici della pastorale», dove la Chiesa offre servizi particolari per i giovani (la GMG, gli eventi diocesani, gli oratori..) ed il mondo digitale. Il capitolo termina con una riflessione sugli strumenti per fare pastorale: si va dai linguaggi che valorizzino lo sport e la musica, visti come modalità espressive privilegiate dai giovani, per arrivare alla contemplazione ed alla preghiera (la <i>Lectio Divina </i>considerata «un metodo prezioso che la tradizione della Chiesa ci consegna»).</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Conclude il “Documento preparatorio” un questionario che chiede di raccogliere i dati del proprio territorio, leggere la propria situazione, condividere le pratiche che si ritengono più interessanti, ponendole all&#8217;attenzione della Chiesa universale. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si tratta di un lavoro preparatorio impegnativo che spero veda tra i protagonisti anche i giovani stessi, evitando così il rischio di limitare a parlare dei giovani piuttosto che parlare con i giovani. Questo passaggio dell&#8217;introduzione al documento, in tal senso, è di buon auspicio: il Sinodo stesso desidera «chiedere ai giovani stessi di aiutarla a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia».</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-marzo-2017/i-giovani-la-fede-ed-il-discernimento-vocazionale-la-chiesa-verso-il-sinodo">I giovani, la fede ed il discernimento vocazionale. La Chiesa verso il Sinodo</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>“Don Lorenzo Milani. L’esilio di Barbiana”. Una recensione</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2017/don-lorenzo-milani-lesilio-di-barbiana-una-recensione</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2017 06:56:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[febbraio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli • «Su don Lorenzo Milani è stato scritto molto». Inizia così la prefazione che lo storico Andrea Riccardi ha fatto per il libro di Michele Gesualdi intitolato “Don Lorenzo Milani. L’esilio di Barbiana”. Riccardi ha ragione, la figura del “Priore di Barbiana” è stata oggetto di tanti articoli e saggi, ma il [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2017/don-lorenzo-milani-lesilio-di-barbiana-una-recensione">“Don Lorenzo Milani. L’esilio di Barbiana”. Una recensione</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" style="color: #1c1c1c;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/02/194_img.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4014" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/02/194_img-233x300.jpg" alt="194_img" width="233" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/02/194_img-233x300.jpg 233w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/02/194_img-388x500.jpg 388w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/02/194_img.jpg 497w" sizes="auto, (max-width: 233px) 100vw, 233px" /></a>di Stefano Liccioli • «Su don Lorenzo Milani è stato scritto molto». Inizia così la prefazione che lo storico Andrea Riccardi ha fatto per il libro di Michele Gesualdi intitolato “Don Lorenzo Milani. L’esilio di Barbiana”. Riccardi ha ragione, la figura del “Priore di Barbiana” è stata oggetto di tanti articoli e saggi, ma il contributo di Michele Gesualdi è importante ed autorevole perché egli è stato testimone privilegiato della vicenda di don Milani condividendone dodici anni di vita. Il libro, come osserva sempre il professor Riccardi, è «unico nella vasta bibliografia. Introduce alla conoscenza di don Milani oggi, ma anche – pure per chi ha letto tanto su di lui – guida a capirne in profondità la figura».<br />
E’ così infatti che la vicenda biografica del Milani viene restituita nella sua essenzialità e ricchezza al tempo stesso, con un stile asciutto e diretto. La narrazione della sua vita viene intervallata con brani tratti dalle lettere di don Milani ed è così che sembra quasi che lui stesso prenda la parola e parli di sé in prima persona. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Viene raccontato il periodo della ricerca interiore e della conversione del giovane Lorenzo, la decisione di entrare in Seminario per diventare prete. Una scelta, questa, che gettò i genitori, entrambi agnostici, nello sconforto a tal punto che la mamma affermò:«Per noi è doloroso come se tu fossi morto in guerra». Il giovane Milani si adattò ben presto alla vita del Seminario, nonostante le perplessità del padre e la diffidenza di alcuni compagni che lo consideravano un “signorino”, proveniente da una famiglia ricca e lontana dalla Chiesa. Gli anni di preparazione al sacerdozio sono segnati anche da bei legami di amicizia, confronti su questioni morali e sociali, ma anche contrasti, in particolare quello con l’insegnante di Sacra Scrittura, Mons. Tirapani. Interessante, a tal proposito, il racconto di un esame che vide protagonisti proprio Mons. Tirapani, Lorenzo Milani ed il rettore del Seminario, Mons. Bartoletti, che faceva parte della commissione. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo l’ordinazione sacerdotale, nel 1947, don Lorenzo, venne nominato cappellano a San Donato a Calenzano, dove don Pugi era il Proposto. E’ qui che cominciò la sua “esperienza pastorale”, intensa e generosa, è qui che diede vita alla scuola popolare per gli operai ed i contadini del suo popolo, è qui che cominciò a farsi apprezzare come un prete ed un cristiano coerente. Ma è anche a San Donato che iniziò ad attirarsi le antipatie di quanti, laici e confratelli nel sacerdozio, che consideravano don Milani un seminatore di discordie. Saranno anche queste azioni di contrasto e maldicenza che, alla morte di don Pugi, chiuderanno a don Lorenzo la strada per subentrargli come proposto e gli “apriranno” , nel 1954, il viottolo per l’esilio a Barbiana, una località sperduta sul Monte Giovi a riguardo della quale il Cardinal Elia Dalla Costa, nel verbale della visita pastorale, aveva scritto:«Data la piccolezza del popolo e la posizione scomoda della chiesa, un sacerdote valido a Barbiana non avrebbe lavoro adeguato». Nel libro viene riportato uno scambio di battute tra l’anziana signora Giulia, la perpetua di don Pugi (che con la figlia Eda seguirà don Lorenzo a Barbiana) ed il Cardinale Dalla Costa che si era fermato alla prepositura di San Donato per assicurarsi che don Milani accettasse la nuova destinazione. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli anni di Barbiana vengono restituiti attraverso la testimonianza personale di Gesualdi che pare aprire, in certi passaggi, lo scrigno dei ricordi e condividerli con il lettore. E’ un’operazione, per sua stessa ammissione, non facile perché «molte di quelle memorie appartengono alla sfera dell’anima che non si desidera condividere con nessuno». L’autore aggiunge poi una precisazione:«Della scuola di Barbiana e della sua intensa vita, che è difficile separare da quella di don Lorenzo e della sua famiglia barbianese, non ne parlo volutamente in modo diffuso», riservandone la trattazione in un lavoro a sé stante perché si configurava come un’esperienza completamente diversa dalle altre. Altrettanto significativa è un’altra osservazione di Gesualdi:«Quand’era a Calenzano don Lorenzo cercava personaggi interessanti e li invitava a parlare alla scuola popolare. A Barbiana è esattamente il contrario: sono le personalità politiche, religiose, socialmente impegnate e colte a cercarlo e si arrampicano fin lassù per respirare quell’esperienza. Don Lorenzo dalla “cattedra del niente” parla, insegna ed elabora nuovi pensieri per l’oggi e per il futuro». </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In conclusione non si può che condividere il giudizio che don Luigi Ciotti ha espresso nella postfazione del testo:«Se il libro di Michele Gesualdi ha molti meriti, il primo è di consegnarci un ritratto autentico di don Milani. […] E’ un don Milani raccontato in tutta la sua prorompente, complessa umanità, un’umanità che nel suo vasto abbraccio sembra comprendere tutti gli stati d’animo». </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2017/don-lorenzo-milani-lesilio-di-barbiana-una-recensione">“Don Lorenzo Milani. L’esilio di Barbiana”. Una recensione</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Fare catechesi oggi: una sfida impossibile?</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-gennaio-2017/fare-catechesi-oggi-una-sfida-impossibile</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jan 2017 07:49:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[gennaio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli • Ho da poco concluso presso una parrocchia della diocesi di Firenze una serie di incontri rivolti ai catechisti, appuntamenti in cui mi sono presentato (e non poteva essere altrimenti) non come un insegnante, ma come un fratello disponibile a condividere delle riflessioni sul tema dell&#8217;iniziazione cristiana di bambini e ragazzi. E&#8217; [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-gennaio-2017/fare-catechesi-oggi-una-sfida-impossibile">Fare catechesi oggi: una sfida impossibile?</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/01/trasferimento1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3911" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/01/trasferimento1-300x204.jpg" alt="trasferimento" width="300" height="204" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/01/trasferimento1-300x204.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/01/trasferimento1-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2017/01/trasferimento1.jpg 622w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Stefano Liccioli • Ho da poco concluso presso una parrocchia della diocesi di Firenze una serie di incontri rivolti ai catechisti, appuntamenti in cui mi sono presentato (e non poteva essere altrimenti) non come un insegnante, ma come un fratello disponibile a condividere delle riflessioni sul tema dell&#8217;iniziazione cristiana di bambini e ragazzi. E&#8217; stata per me l&#8217;occasione per riflettere e confrontarmi su un argomento che dovrebbe essere centrale nella vita di ogni comunità cristiana e cioé l&#8217;evangelizzazione delle nuove generazioni, in particolare quella che avviene secondo itinerari catechetici più o meno strutturati. Ho scandito questo percorso di formazione secondo tre verbi: vedere, giudicare e agire. Parafrasando le parole di Papa Giovanni XXIII in occasione dell&#8217;apertura del Concilio Vaticano II, oggetto di analisi non è stato «il deposito della Fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, ma il modo con il quale esse sono annunziate, sempre però nello stesso senso e nella stessa accezione».</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vedere” cioé guardare alla condizione dei ragazzi, oggi, sia dal punto di vista delle caratteristiche cognitive che da quello della “sensibilità” alla religione, al “problema” di Dio. Ebbene, è importante osservare che i bambini ed i ragazzi di oggi si contraddistinguono per una capacità di attenzione non molto spiccata, anzi si potrebbe dire ridotta ed una propensione all&#8217;interattività cioè a privilegiare processi che li vedano protagonisti e non solo passivi destinatari di un annuncio. Per quel che concerne l&#8217;attenzione delle nuove generazioni alla questione di Dio c&#8217;è tutta una pubblicistica in questi ultimi tempi che parla di “prima generazione incredula”, di “ragazzi senza antenne per Dio”, di giovani che credono in Dio a “modo loro”, di “piccoli atei che crescono” . Queste considerazioni si fondano su statistiche e rilevazioni nazionali che mettono in luce come i giovani tra i 18 ed i 29 anni che si dicono cattolici convinti ed attivi siano passati dal 14,7 % del 1994 al 10,5 % del 2015, così come quelli che si dicono cattolici per tradizione ed educazione siano aumentati, nello stesso arco di tempo, dal 21,9 % al 36,3%. Questi numeri devono far riflettere anche le nostre comunità cristiane perché se da una parte è vero che quando non c&#8217;è una proposta religiosa familiare è difficile che si sviluppi nei giovani una religiosità convinta e attiva, dall&#8217;altra è altrettanto vero che, sempre secondo le suddette statistiche, il 76,5% dei giovani che si dicono non credenti hanno frequentato il catechismo: fatto salvo il libero arbitrio delle persone che le porta a donarsi o meno al dono della fede, credo che sia doveroso giudicare l&#8217;efficacia dei percorsi d&#8217;iniziazione alla vita cristiana che avvengono nelle nostre parrocchie. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa verifica comincia dal catechista stesso, dalle sue motivazioni, dal riconoscersi portatore di un Annuncio (la Buona notizia) che non è suo, dalla consapevolezza di essere la guida di un gruppo nell&#8217;ottica che indica Pietro rivolgendosi agli anziani:«Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge» (1 Pt 5, 1-4). I catechisti sono come seminatori, chiamati appunto a seminare la Parola di Dio nel cuore dei ragazzi, senza cedere a facili entusiasmi o scoraggiamenti, ma con la fiducia che i frutti verranno, ma probabilmente non saranno loro a raccoglierli. I catechisti infine non devono sentirsi “liberi battitori”, ma inseriti in una rete relazionale (il parroco, gli altri catechisti, i genitori) a cui sempre far riferimento. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste considerazioni ci devono portare ad “agire” condotti dalla domanda non tanto sul programma da svolgere o sulle attività da fare, ma su “che cristiani vogliamo diventino questi bambini?”, cioé persone felici di essere cristiani, uomini e donne appassionati che scelgono di vivere nel nostro tempo mettendo a frutto i propri talenti (Cfr. S. Meli – D. Giovannini, <i>Catechesi: come farla? Accordi e sintonie per comunicare la fede</i>). </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Iniziare alla vita cristiana non vuol dire solo far apprendere dei contenuti dottrinali, ma far sperimentare anche la bellezza della liturgia così come la centralità della carità nell&#8217;esistenza di un cristiano. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Interessante su questi argomenti una riflessione di Giovanni Paolo I, quando era il Cardinal Albino Luciani, che nella sua “Catechetica in briciole” ha sottolineato come il catechista insegni più con la sua vita che con le parole:«A me, pretino, dicevano:&#8221;Il testo è appena un sussidio, uno stimolo, non una comoda poltrona, in cui il catechista si adagia per riposarsi. Il testo, per quanto ben fatto, resta cosa morta: tocca al catechista renderla viva&#8221;. &#8220;Ai piccoli non si insegna tanto quello che si sa, quanto quello che si è: poco giovano le belle parole uscite dalla bocca del catechista, se altre parole escono dalla sua condotta a smentirle&#8221;». </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In conclusione dobbiamo riconoscere che la catechesi, oggi, presenta ostacoli e difficoltà, ma è una sfida che come cristiani non possiamo non affrontare, proprio come ha scritto San Paolo:«Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo!» (1 Cor 9,16). </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-gennaio-2017/fare-catechesi-oggi-una-sfida-impossibile">Fare catechesi oggi: una sfida impossibile?</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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