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Posted on 1Ott, 2017

Quei libri che non lavano «la veste sporca della Chiesa»

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nuzzi-fittipaldi (1)di Stefano Liccioli • «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! […] Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli!». Sono le parole che l’allora Cardinale Joseph Ratzinger scrisse a commento di una delle stazioni della Via Crucis al Colosseo, in occasione del Venerdì Santo del 2005. Colui che dopo meno di un mese sarebbe diventato Papa Benedetto XVI, usò immagini e parole forti per stigmatizzare le colpe di coloro che dovrebbero essere, invece, testimoni luminosi dell’amore di Cristo. Cosa altro ci sarebbe da aggiungere? Ratzinger mi sembra avesse già messo in luce, in termini generali, ma molto espliciti, la pericolosa controtestimonianza, in particolare, di sacerdoti e religiosi. Più che dire, occorre fare, convertirsi per rinnovare i cuori ed essere in questo modo davvero luce del mondo e sale della terra.

Ed invece, soprattutto negli ultimi anni, è sempre più fiorente una pubblicistica impegnata a denunciare scandali e malaffare nella Chiesa, basandosi su documenti riservati e trafugati, indiscrezioni e rivelazioni di “corvi”.

Non entro nel merito di nessuno di questi libri e della loro veridicità (anche se a volte l’ossessione dello scoop a tutti i costi, così come il desiderio delle prime pagine dei giornali o dell’accusa, sempre e comunque, agli ecclesiastici rischiano di far dimenticare alcune delle regole fondamentali del giornalismo, come quella della verifica delle fonti o di una corretta acquisizione delle notizie). L’impressione però che si ha accostandosi a questi testi è che gli autori vogliano condurre il lettore a delle tesi già predefinite che, ad esempio, dividono la Chiesa, soprattutto la Chiesa gerarchica, in buoni (pochi) e cattivi (molti). Fatta salva la libertà di stampa ed il diritto di cronaca, sarebbe utile che questi giornalisti e scrittori facessero davvero cronaca raccontando tutto quello che riguarda una realtà grande e complessa come la Chiesa. Non ci si può limitare a collezionare notizie e fatti negativi o criminosi (alcuni magari ancora in attesa della conclusione di un processo) per raccontare la vita della Chiesa o della Curia Romana. Sarebbe come voler parlare del matrimonio prendendo come punto di osservazione l’aula di un tribunale dove avvengono i divorzi.

Il rischio che corrono questi autori (ma forse ne sono consapevoli e li va bene) è di avere un approccio troppo ideologico e di parte a questioni anche importanti come quelle di cui vogliono parlare, perdendo così di vista la verità tutta intera.

Qualora questi scrittori intendano davvero contribuire al cambiamento della Chiesa per renderla più trasparente, rinuncino, ad esempio, ai diritti d’autore dei loro libri: in questo modo forse sarà più chiaro il loro intento e non ci sarà il rischio di fare del business con i mali che si vuol denunciare, facendo leva sulla curiosità delle persone interessate più “all’albero che cade che alla foresta che cresce”.

Concludo con un altro passaggio del commento di Ratzinger alla Via Crucis del 2005:«Signore, abbi pietà della tua Chiesa: anche all’interno di essa, Adamo cade sempre di nuovo. Con la nostra caduta ti trasciniamo a terra, e Satana se la ride, perché spera che non riuscirai più a rialzarti da quella caduta; spera che tu, essendo stato trascinato nella caduta della tua Chiesa, rimarrai per terra sconfitto. Tu, però, ti rialzerai. Ti sei rialzato, sei risorto e puoi rialzare anche noi. Salva e santifica la tua Chiesa. Salva e santifica tutti noi».