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	<title>Carlo Nardi - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>Con l&#8217;utopia in atto, in ricordo dell&#8217;amica Anna Lenzuni.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2022 06:43:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2022]]></category>
		<category><![CDATA[febbraio 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Nardi · Primo punto. Il vino di Cana. L’utopia possibile in una pagina di Ernst Bloch. Voci antiche, in Parrocchia di Santa Maria a Quinto in Sesto Fiorentino. Lettera settimanale ai parrocchiani 6 (2010) n. 2, 17 gennaio, p. 4. A proposito di nozze di Cana mi piace, come mi pare che piaccia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12499" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/02/principio-speranza-scritto-negli-1938-e85c30a2-4bd2-4e1b-a994-01ffd7c992d4-292x300.jpg" alt="" width="292" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/02/principio-speranza-scritto-negli-1938-e85c30a2-4bd2-4e1b-a994-01ffd7c992d4-292x300.jpg 292w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/02/principio-speranza-scritto-negli-1938-e85c30a2-4bd2-4e1b-a994-01ffd7c992d4-487x500.jpg 487w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/02/principio-speranza-scritto-negli-1938-e85c30a2-4bd2-4e1b-a994-01ffd7c992d4.jpg 584w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" />di Carlo Nardi · Primo punto<em>. Il</em> <em>vino di Cana. L’utopia possibile in una pagina di Ernst Bloch. Voci antiche, </em>in<em> Parrocchia di Santa Maria a Quinto in Sesto Fiorentino. Lettera settimanale ai parrocchiani </em>6 (2010) n. 2, 17 gennaio, p. 4. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A proposito di nozze di Cana mi piace, come mi pare che piaccia in fidanzati prossimi, una pagina di Ernst Bloch, marxista di larga, molto larga osservanza, da <em>Principio Speranza,</em> con quale adattamento sulla traduzione del tedesco: </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«Il matrimonio diventa comunità in miniatura, diventa il ‘corpo di Cristo’ reso presente da uomo e donna. L’immagine nel matrimonio, come in una casa, ha la sua prossima erotico con uno splendore insieme sensibile e spirituale. A ciò credono milioni di persone. Credono al matrimonio. Per loro il matrimonio. Per loro il matrimonio viene concluso in vi resta fino alla morte, nonostante un possibile squallore o uno catastrofe terrena. I coniugi stessi sono mistero del sacramento”. “Immagine e modello del matrimonio è l’alleanza di Cristo con la sua comunità, ‘poiché siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: lo dico in rifermento Cristo e nella sua chiesa” (Ef 5, 30-32). “L’amore” di lei per lui “nel Cantico dei cantici, con i seni più amabili del vino, con l’amato che è sceso a pascersi fra i giardini e a cogliere rose, quanto ardente canto di nozze” “viene interpretato come colloquio d’amore di Cristo con la sua chiesa, come dedizione del capo al corpo”. “Comunione sessuale e fedeltà si identificano” “con la comunione religiosa e sociale”. “In san Paolo il matrimonio diventa l’unione del discepolo e della discepola”. ”per fondersi nell’immagine del ‘nuovo’ Dio” in Cristo ”per appartenegli nella nuova cosa”, la Chiesa, sicché la comunità sessuale diventa comunità di culto”. “La creatura, certo, al vino di questo miracolo ha aggiunto ampiamente acqua e infelicità, e soprattutto lo fece la società per nulla ispirata al cristianesimo , tardo-romana, feudale, capitalistica, in cui il ‘corpo di Cristo non si delineava in maniera proprio perfetta nel contesto sociale. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Comunque, l’utopia delle vite e dei tralci ebbe la sua efficacia nell’intimità che la famiglia volle conservarsi all’interno di una società di classi. Nonostante tutti i tratti fortemente patriarcali , non ci fu un’utopia dell’amore che desse tanta importanza al matrimonio e ne rendesse vincolante l’immagine. Il tratto patriarcale fondamentale, con l’uomo come ‘capo’, era comunque inserito in una comunità amorosa di ordine ampio, in cui non doveva esserci più dominio, e nemmeno una solitudine a due. Il principio di una collettività nascosta si rifletteva come fede, amore, speranza nel matrimonio.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">»</span></span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-12500" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/02/200px-Bundesarchiv_Bild_183-35545-0009_Berlin_Ernst_Bloch_auf_15._Schriftstellerkongress.jpg" alt="" width="200" height="264" /></span></span></span></em></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La pagina, con acuti rilievi critici di contraddizioni storiche nel vissuto del matrimonio, potrebbe comunque apparire, se non se ne conoscesse l’autore, addirittura un’esaltazione della dottrina del sacramento. Certo, vi si coglie un sincero compiacimento per la sostanza del matrimonio cattolico.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Difatti i tratti espressi suggestivamente da Bloch sono quelli che le pagine bibliche, dal <em>Cantico </em>a s. Paolo e s. Giovanni, consegnano all’antichità cristiana. Questa, soprattutto nel confronto con il vasto mondo mediterraneo, li elaborò in modo tale da considerare sensi e mente, piacere e dono, e tentare “in riferimento a Cristo e alla Chiesa” una sintesi faticosa, problematica, utopica ma possibile fra <em>eros e agàpe</em>, fra gioco e serietà, mentre marito e moglie si “scambiano alla pari servizio e possesso”.¹</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">¹Giovanni Crisostomo, <em>Omelia sul matrimonio </em>(mazzoni Dami, p. 156; cf. PG 51,214)</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Testo più ampio nel mio <em>La grande Artemide. Introduzione ad Efeso cristiana, </em>in Anna Lenzuni (a cura di), <em>la lettera agli Efesini nel cristianesimo antico, </em>Bologna, Edizioni Dehoniane, Letture patristiche, 12, 2008, pp. 19-63.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/carlo-nardi-2022/con-la-utopia-in-atto-quando-anna-lenzuni-pensava-talora-molto-attenta">Con l’utopia in atto, in ricordo dell’amica Anna Lenzuni.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ripensare di Fioretta Mazzei</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gennaio-2022/ripensare-di-fioretta-mazzei</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2022 07:43:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2022]]></category>
		<category><![CDATA[gennaio 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" class="size-full wp-image-12229 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/la-pira-mazzei.jpg" alt="" width="173" height="240" />di Carlo Nardi · Mi ritrovo con uno scritto del tempo che fu, ossia Fioretta Mazzei, <em>Giorgio La Pira. Cose viste e ascoltate. </em>Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, ottobre 1987, nonché <em>L’incinsione in copertina</em> è di Pietro Parigi (Calenzano 1892 &#8211; Firenze 1990) che si vede con in altero antico.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ed ecco i pensieri della Mazzei: </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa non è una biografia; è quasi un diario, ritrovato soprattutto nel lago silenzioso della memoria dove nei momenti raccolti affiorano fatti, ricordi e pensieri insieme. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Talvolta sono meno esattamente disegnati, ma sempre più pieni di significati di quando scorrono nella realtà perché lì per lì spesso sfuggono alla nostra osservazione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Devo dire però che esito molto a consegnare questo scritto alla pubblicazione. Lo scrissi, e l’ho detto, per una sorta di dovere, in quella calda estate del ’79; ricercavo nel ricordo alcuni aspetti più profondi e interiori dalla ‘genesi dell’azione’ &#8211; come avrebbe detto lui &#8211; di tutta la vita di La Pira, quell’aspetto, cioè, che egli rivelava in qualche modo a sprazzi, incastonato e luminoso nel concreto dell’attività quotidiana.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma forse non ho ribadito sufficientemente per chi non l’ha conosciuto quanto peso aveva per lui il concreto realizzato. Contavano le cose fatte, piccole e grandi, concluse, portate a termine. Il pane che sfama, il cappotto che non ti fa rabbrividire, la medicina che ti toglie la febbre, la tecnica che (5) diminuisce fatica, furono per lui il visibile segno cristiano, &#8211; a differenza di tutte le spiritualità <em>astratte </em>&#8211; come più tardi segno cristiano furono la precisa scelta su Principi per gli ebrei e per la Polonia; poi la disoccupazione vinta con strumenti sicuri; l’Isolotto costruito; la Pignone salvata; Suez pacificata; il Vietnam non irrimediabilmente distrutto; la pace ‘inevitabile’ scelta con decisione invece delle bombe.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">…</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo punire al concreto era la sua risposta per il Giudizio Universale, la sua speranza per l’ingresso nella casa del Padre: <em>l’avete fatto a me</em>, dirà il Signore. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E questa scelta del concreto era anche per lui possibilità di aggregazione di tutti gli nomini di buona volontà, nessuno escluso: per costruire insieme la caso comune!</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Naturalmente ogni <em>atto </em>di La Pira è sostenuto da riflessioni e da lunghi, organici studi, scrupolosamente verificati, per ogni argomento, come le riflessioni delle persone più pensose del suo tempo. La sua biblioteca tuttora raggruppa i libri secondo le epoche dei suoi vari intenti. Ecco: io scrivendo, in definiva non so neppure per chi, ho tenuto spesso tutto questo per ovvio, ma mi dispiacerebbe che incontrato La Pira qui, per la prima volta, non riuscisse facile verificare questa saldatura <em>d’anima e corpo </em>che è insieme mistero dell’uomo e mistero cristiano dell’Incarnazione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il mondo di oggi cerca ancora, forse più di sempre, il segno dell’anima e del corpo insieme, e per questo desidero ribadirlo in prefazione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Altro aspetto che ho tenuto per ovvio e scontato è il contesto storico e ideologico in cui La Pira si muove. Tento qui una rapida corsa. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le riflessioni sul valore della persona.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La seconda guerra mondiale con i crolli fisici e ideologici che ne sono derivati.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Crisi della civiltà occidentale? “No, la bibliografia mondiale su questo tema è vastissima”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Crisi della civiltà cristiana? “No, anzi, emersione di essa, come unica proposta dopo le macerie”. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">(Di qui più tardi il significato del titolo: Convegni per la pace e civiltà cristiana). </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Anche qui la bibliografia mondiale è vista; ad essa si aggiungono gli atti dei pontifici di Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e oggigiorno, come di riscontro, di Giovanni Paolo II. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In Italia l’assemblea costituente e la ricostruzione fisica e morale del paese: l’entusiasmo, la non burocratizzazione degli interventi; la partecipazione volontaria di tanta gente.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le vicende dei governi DC, il centro sinistra, i rapporti col partito comunista.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E nel contesto internazionale: la politica dei blocchi; lo spazio comunista; il muro di Berlino; l’Ungheria; il disgelo; Kennedy e Krusciov; le trattative per descalation; la fine del colonialismo; e l’emergenza dei popoli; Bandung e i non allineati; l’emergenza della Cina; la pace di Algeria; la collera dei poveri.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-12228" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/fmazzei-e1537267959973-284x300-1.jpg" alt="" width="284" height="300" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’allunaggio e le scoperte dell’universo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La guerra del Vietnam; la guerra dei 6 giorni di Israele; la questione palestinese.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La consacrazione dalla Russia alla Madonna da parte di Pio XII; il Concilio: i viaggi di Paolo VI. Il papa all’ONO, in Israele, a Delhi, a Manila, con sosta a Hong Kong; Monsignor Casaroli a Helsinki. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È in questo contesto, sia pur appena accennato, che la lira si muove, interviene, spinge, anima e spera; è tenendo conto di esso, con lo guardo a (8) livello mondiale, che possiamo seguire i suoi movimenti e la logica dei suoi pensieri. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">…</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non ho ricostruito il primo getto di questo scritto, non mi è riuscito. Ho solo inserito qua e là altri ricordi, forse disordinando ancor di più. Pazienza! Sono tante le cose di tutti quegli anni, dal ’43 in avanti, in cui il lavoro, nel dopoguerra, il Consiglio Comunale e dopo, per altri impegni in Italia e fuori, mi ha fatto, per così dire, quotidiana testimone. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Personalmente volevo porre una pietra per quello scrittore o quegli scrittoti che verranno: La Pira prima di tutto e soprattutto era un cristiano! </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">…</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dico grazie con affetto agli amici che mi hanno spinto consistenza e a quelli che esitavano date nuovi con i </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">quali ci incontreremo a causa di La Pira. A tutti noi il signore metta in cuore di collaborare alla ‘fioritura’: <em>come in cielo così in terra</em>.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E, come La Pira, consegno questo libro alla Madonna, al suo sorriso, alla sua benedizione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">18 ottobre 1980, S. Luca Evangelista. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">…</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Perché proprio san Luca? Forse perché il santo medici, sia dei corpi sia delle anime (cf. Giuseppe Ricciotti, <em>Vita di Gesù Cristo</em>, Arnoldo Mondadori, Verona 1974, p. 130). </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Carlo Nardi, <em>La riscrittura ne ‘L’attesa della povera gente’</em>. <em>Teologia biblica ed economia</em>, in <em>I cattolici e la piena occupazione</em> <em>‘L’attesa della povera gente’ di Giorgio La Pira</em>.<em> A cura di Piero Roggi (m. 2020). Introduzione di G. Conticelli, A. Giovagnoti, A. Giuntini, A. Magliuei, C. Nardi, S. Nerozzi, L. Pagliai e D. Parisi</em>, Giuntini Editrice, Firenze 2005, pp. 137-168.</span></span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gennaio-2022/ripensare-di-fioretta-mazzei">Ripensare di Fioretta Mazzei</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’amorosa del giovanottino e cose pie.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/don-carlo-nardi-2021/lamorosa-del-giovanottino-e-cose-pie</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 13:52:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=12135</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p class="western" align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-12136 size-full" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/Chiesa_di_San_Michele_a_Castello_Florence_-_Facade-640x424-1.jpg" alt="" width="640" height="424" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/Chiesa_di_San_Michele_a_Castello_Florence_-_Facade-640x424-1.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/Chiesa_di_San_Michele_a_Castello_Florence_-_Facade-640x424-1-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p class="western" align="justify">di Carlo Nardi · Mi ritrovo bambino con mamma Adriana e la nonna Lidia con un canto, quello dell’<i>amorosa</i>:</p>
<p class="western" align="justify"><i>Giovanottino, tu mi piaci tanto,</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>come gli piace il mare alla sirena.</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Sapevo il Credo e me lo son scordato</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>ed ora non do più l’Avemmaria …</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Giovanottino, tu mi piaci tanto,</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>come gli piace il mare alla sirena.</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Sapevo le parole del Messale</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>ed ora non so più l’Avemmaria …</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Meglio sarebbe s’io non t’avessi amato …</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Sapevo il Credo e me lo son scordato,</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>sapevo le parole del messale</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>ed ora non so più l’Avemmaria … </i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Come</i> <i>farò salvar l’anima mia?</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Come farò salvar l’anima mi(i)a? </i></p>
<p class="western" align="justify">E chi era il <i>giovanottino</i>? Un socialista. Anzi un anarchico! Come mi disse don Andrea …</p>
<p class="western" align="justify">Ora, quand’ero ragazzino a Castello (Firenze), quel canto l’ho sentito, ed ancora l’ho in mente, quel <i>amoroso.</i></p>
<p class="western" align="justify">Chissà che le piissime amiche dell’<i>amorosa</i> cantassero il <i>Miserere </i>anche il mettere il petto; e nel <i>Parce Domine </i>c’è dell’umanità, ma anche insieme di tremendo. Eppure, forse qualcuno mi siede qualche per me: un piccolo scritto di un tempo che fu, tempo del mio nonno Alfredo …? Non certo, ma di fatto ho ritrovato uno scritto …</p>
<p class="western" align="justify">Ho ritrovati in <i>Ricordo dei Missionari Cappuccini 16° edizione – 210° migliaio. Firenze. Concento dei Cappuccini di Montughi [1]. </i>Nonché <i>Firenze 14/1/1956. Fr. Torquato da Lecore, Ministro Provinciale. Reimprimattur. Florentiae, die 18 lanuarlii 1956. Can. Marius Tirapani Vic. Gen. [2].</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Pax et bonum.</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Due parole di presentazione.</i></p>
<p class="western" align="justify">Eccoti, o anima cristiana, il libretto che i padri missionari ti consegnano in ricordo delle Sante Missioni.</p>
<p class="western" align="justify">È piccolo, eppure ti sarà sempre tanto caro, come ogni ricordo.</p>
<p class="western" align="justify">Rivivrai per esso l’entusiasmo ed il fervore dei giorni di missione.</p>
<p class="western" align="justify">Ritroverai in queste pagine le pratiche di devote che i Padri Missionari ti hanno tanto consigliato e che sono fondamentali per ogni anima che vuol vivere la grazia di Dio. Col sole di ogni mattina tornerai a riaprire queste pagine per santificate il nuovo giorno il nuovo giorno che Dio ti concede.</p>
<p class="western" align="justify">Esso inizia infatti con le preghiere del mattino, ti fa assistere devotamente alla Santa Messa, ti offre delle belle meditazioni alle quali vorrei ogni giorno consacrare il tuo angolino di tempo, ti prepara con un serio esame di coscienza a ricevere i Sacramenti della Confessione e Comunione, ti aiuta alla recita del Santo Rosario, e con il sole che muore ti invita a pregare per coloro che sono morti.</p>
<p class="western" align="justify">Non è bella la giornata così vissuta? Ritieni perciò questo librettino come il tuo <i>Vate mecum </i>nel quale saprai in ogni istante ritrovare te stessa, dalle preghiere, alla meditazione, ai canti.</p>
<p class="western" align="justify">Nel momenti belli del tuo raccoglimento ricorda i Padri Missionari affinché possiamo date anche ad altre, come hanno dato a te, la luce di Gesù.</p>
<p class="western" align="justify">I PP. Missionari Cappuccini [cc. 3-4].</p>
<p class="western" align="justify">Così di mio nonno.</p>
<p class="western" align="justify">E poi fu il Concilio che si aprì al mondo e il mondo apre al Concilio di san Giovanni XXIII e san Paolo VI. Inoltre, da<img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12137" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/cose-pie-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/cose-pie-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/cose-pie.jpg 640w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> ragazzino più grande, sentivo e vedevo, e il nuovo e l’antico, nonché le belle cose e mi trovai coi Padri, nonché le belle cose. Ed ora papa Francesco ci dona nel nuovo Concilio, come arcivescovo Giuseppe Betori cardinale ci dona il Sinodo di Firenze, tant’è che in attesa, anzi in atto. E allora <i>Dio ce ne renda merito</i>.</p>
<p class="western" align="justify">Intanto il cristiano cattolici e per tutti uomini e donne come siano mi pare opportuno ascoltare come fu il Sinodo tra il 1988 e di 1992 che l’arcivescovo Silvano Piovanelli cardinale in Firenze si concluse nel 11 ottobre 1992.</p>
<p class="western" align="justify">Vedi <i>34 Sinodo della Chiesa Fiorentina primo dopo il Concilio Vaticano II. Documento concluso 1988 – 1992</i>, Cooperativa Firenze 2000, Firenze, Via de’ Picci 2, 1993.</p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/don-carlo-nardi-2021/lamorosa-del-giovanottino-e-cose-pie">L’amorosa del giovanottino e cose pie.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ancora su I Padrenostri di questi tempi</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/don-carlo-nardi-2021/ancora-su-i-padrenostri-di-questi-tempi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2021 17:39:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2021]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-11749 size-medium" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/1B2v-170x300.jpg" alt="" width="170" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/1B2v-170x300.jpg 170w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/1B2v-284x500.jpg 284w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/1B2v.jpg 380w" sizes="auto, (max-width: 170px) 100vw, 170px" /></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Carlo Nardi · Ripropongo con alcune ulteriori considerazioni quanto ho già scritto sull’argomento <i>I Padrenostri di questi tempi</i>, in <i>Il mantello della giustizia</i> in rete, aprile 2021:</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Su questo argomento molti hanno scritto e molto è stato scritto. Ecco una mia noterella.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Voglio offrire un pensiero che mi stuzzica la mente. Penso al vecchio Padre nostro con … <i>e non c’indurre in tentazione</i>, modificato adesso nel nuovo messale con … <i>e non abbandonarci alla tentazione</i>.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In verità, questa nuova traduzione non mi sconfinfera. Il salto di resa nelle due versioni è grande: in effetti quei due verbi ‘<i>indurre</i>’ e ‘<i>abbandonare</i>’ sono due cose diverse. Forse vicine, ma non mi sento di dire di più. A questo riguardo rimando al dotto libro di Alberto Maggi (<i>Padre dei poveri: 2. Il Padrenostro. Traduzione commento dal Vangelo di Matteo</i>, Cittadella Editrice – Assisi, terza ristampa, febbraio 2018), il quale presenta un condivisibile studio sui testi della preghiera (pp. 137-151). In particolare, egli traduce il versetto in questione (Matteo 6,13a) col verbo introdurre”, che rende il senso del greco <i>eisférein</i>, “portare/spingere verso”. Al contrario, non appare nel testo originale l’idea di un “abbandono”, per quanto essa possa sembrare a prima vista più consolante. Di fronte all’importanza di questa preghiera per il Cristianesimo, mi pare che si dovrebbe andare assai cauti, anche sulla scorta di <i>Dei Verbum</i> 10: “la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti da non potere indipendentemente sussistere, e tutti insieme, secondo il proprio modo, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime”. D’altronde, rispetto a questo imbarazzo nei riguardi del Vangelo, mi viene da domandarmi: vogliamo forse essere più cristiani di Cristo?</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fin qui quello che ho scritto, sennonché mi sentivo di dire qualcosa di nuovo. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><a name="_Hlk78268794"></a> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La nuova versione di quel punto del Padre nostro mi pare che non sia valida, perché si tratta di una parola del Signore, e in questo modo non lo è più.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E’ così che quando ho dovuto usare il nuovo Messale italiano (pag. 445), ho detto ai miei parrocchiani che il nuovo Padre nostro nel punto in questione è diverso dalla vecchia versione e anche dall’antico testo latino che è tuttora rimasto in uso, e meno male, grazie a Dio. Per questo, dopo aver pronunciato <i>obtorto collo</i> il nuovo testo, aggiungiamo il canto del <i>Pater noster</i> in latino, in modo che sia chiara la differenza in quel pezzettino. E d’altra parte la differenza fra i due pezzettini ha il pregio di stimolare la nostra riflessione sul mistero del male, del “cattivo”, con il quale siamo sempre in contesa, una contesa in cui ci affidiamo alla bontà del Signore.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-11750 size-medium" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/81TvPM2URhL-337x500-1-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/81TvPM2URhL-337x500-1-202x300.jpg 202w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/81TvPM2URhL-337x500-1.jpg 337w" sizes="auto, (max-width: 202px) 100vw, 202px" /></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Anche l’antica preghiera dell’Ave Maria ha subito una forzatura quando il <i>fructus ventris tui</i> è stato tradotto con <i>frutto del tuo seno</i>. Per quanto in greco il termine <i>koilìa</i> (seno) abbia un significato estensivo, risulta evidente che in specifica relazione con la maternità il termine <i>venter</i> (ventre) del latino è chiaramente e in tutti i sensi il più preciso e appropriato. A tal proposito mi ritorna alla mente una colorita espressione del dotto padre Ferdinando Batazzi: “O che i figlioli possano nascere dalle mammelle?” &#8230; dalle ciocce, dico io.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tornando al Padrenostro, sarebbe quindi opportuno quanto meno un ulteriore sforzo per ricercare una espressione che volendo superare quella percezione di costrizione, che come osserva il nostro arcivescovo Giuseppe Betori cardinale (in <i>Avvenire</i>, intervista del 10 dicembre 2017) oggi ha assunto il termine <i>introdurre</i> nell’italiano corrente, risulti aderente e coerente appunto con <i>portare </i>o<i> spingere verso</i>.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E il Padreterno sorriderà bonariamente? Se Dio vuole, come dicevano i nostri vecchi.</span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/don-carlo-nardi-2021/ancora-su-i-padrenostri-di-questi-tempi">Ancora su I Padrenostri di questi tempi</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Perché il Manzoni nella penitenza.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2021/perche-il-manzoni-nella-penitenza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Oct 2021 18:27:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2021]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Nardi · Del Manzoni quanto mai proficuo un suo scritto. Penso alle Osservazioni sulla morale cattolica (1818) e in particolare ad alcuni passi: Spirito me effetti delle forme imposte alla penitenza (capitolo VIII, parte III). «Quali sono poi finalmente queste forme penitenziali? La confessione delle colpe, per dare al sacerdote la cognizione dell’animo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10947" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/10/16512036048-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/10/16512036048-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/10/16512036048-667x500.jpg 667w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/10/16512036048-768x576.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/10/16512036048-640x480.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/10/16512036048.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Carlo Nardi · </span><span style="font-size: medium;">Del Manzoni quanto mai proficuo un suo scritto. Penso alle </span><span style="font-size: medium;"><i>Osservazioni</i></span> <span style="font-size: medium;"><i>sulla morale cattolica</i></span><span style="font-size: medium;"> (1818) e in particolare ad alcuni passi: </span><span style="font-size: medium;"><i>Spirito me effetti delle forme imposte alla penitenza </i></span><span style="font-size: medium;">(capitolo VIII, parte III).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«Quali sono poi finalmente queste forme penitenziali? La confessione delle colpe, per dare al sacerdote la cognizione dell’animo del peccatore, senza la quale è impossibile ch’egli eserciti la sua autorità; l’imposizione delle opere di soddisfazione; la formula dell’assoluzione. Io non mi propongo di fare l’apologia; giacché cosa può mai trovarsi a ridire in esse, che non sono altro che il mezzo più semplice, più indispensabile, più conforme all’istituzione evangelica, per applicate la misericordia di Dio, e il Sangue della propiziazione? Farò bensì osservare, non già tutti gli effetti di questa istituzione divina (rimettendomi alle molte opere apologetiche che ne ragionano, e alle lodi che ha avute anche da molti di quelli che non l’hanno conservata), farò osservare principalmente quegli effetti che sono in relazione col ritorno alla virtù per i traviati, e col mantenimento della virtù ne’ giusti.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’uomo caduto nella colpa ha pur troppo una tendenza a persisterci; e l’essere privato del testimonio della bona coscienza l’affigge senza miglioralo. Anzi è una cosa riconosciuta, che il reo aggiunge spesso colpa a colpa, per estinguere il rimorso; simile a coloro che, nella perturbazione e nel terrore dell’incendio, buttano nelle fiamme ciò che vien loro alle mani, come per soffogarle. Il rimorso, quel sentimento che la religione con le sue speranze fa diventar contrizione, e che è tanto fecondo in sua mano, è per lo più o sterile o dannoso senza di essa. Il reo sente nella sua coscienza quella voce terribile: non sei più innocente; e quell’altra più terribile ancora: non potrai esserlo più; e riguardando la virtù come una cosa perduta, sforza l’intelletto a persuadersi che ne può far di meno, che è un nome, che gli uomini l’esaltano perché la trovano utile negli altri, o perché la venerano per pregiudizio; cerca di tenere il core occupato con sentimenti viziosi che lo rassicurino, perché i virtuosi sono un tormento per lui. Ma per lo più quelli che vanno dicendo a sé stessi che la virtù è un nome vano, noi ne sono veramente persuasi: se una voce interna annunziasse loro autorevolmente, che possono riconquistarla, la crederebbero una verità, o, per dir meglio, confesserebbero a sé stessi d’averla, in fondo, creduta sempre tale. Questo fa la religione in chi vuole ascoltarla: essa parla in nome d’un Dio che ha promesso di buttarsi dietro le spalle le iniquità del pentito: essa promette il perdono, e offre il mezzo di scontare il prezzo del peccato. Mistero di speranza e di misericordia! mistero che la ragione non può penetrare, ma che tutta la occupa nell’ammirarlo; mistero che, nell’inestimabilità del prezzo della redenzione, dà un’idea infinita e dell’ingiustizia del peccato e del mezzo d’espiarlo, un’immensa ragione di pentimento, e un’immensa ragione di fiducia.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-10948" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/10/download-5.jpeg" alt="" width="195" height="258" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma la religione non fa solamente questo; essa rimove anche gli altri ostacoli che gli uomini oppongono al ritorno alla virtù. Il reo sfugge la società di quelli che non lo somigliano, perché li teme superbi della loro virtù: aprirà egli il suo core a loro, che ne profitteranno per fargli sentite che sono da più di lui? Che consolazione gli daranno essi, che non possono restituirgli la giustizia? Essi che stanno lontani da lui, per parere incontaminati? Che parlano di lui con disprezzo, perché si veda sempre più che disprezzano il vizio? Essi che lo sforzano così a cercare la compagnia di quelli che sono colpevoli come lui, e che hanno le stesse ragioni per ridersi della virtù? La giustizia umana ha pur troppo con sé l’orgoglio del Fariseo che si paragona col Pubblicano, che prende un posto lontano da lui; che non s’immagina che quello possa diventare un suo pari; che, se potesse, lo terrebbe sempre nell’abiezione del peccato.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma questa divina religione d’amore e di perdono ha istituiti de’ conciliatori tra Dio e l’uomo. Li vuole puri, perché la loro vita accresca autorità alle loro parole, perché il peccatore, con l’accostarsi a loro, si senta ritornato nella compagnia de’ virtuosi; ma li vuole umili, e perché possano esser puri, e perché quello possa ricorrere a loro, senza temere d’esserne respinto. Egli s’avvicina senza ribrezzo a un uomo che confessa d’esser peccatore anche lui, a un uomo che, dal sentire le di lui colpe, ricava anzi fiducia che chi le rivela sia caro a Dio, e venera nel ravveduto la grazia di Colui che richiama a sé i cori; a un uomo che riguarda in quello che gli sta a’ piedi la pecora cercata e portata sulle spalle del pastore, l’oggetto della gioia del cielo; a un uomo che tocca le sue piaghe con compassione e con rispetto, che le vede già coperte di quel Sangue che invocherà sopra di esse. Sapienza mirabile della religione di Cristo! Essa impone al penitente dell’opere di soddisfazione, che diventano per lui un testimonio consolante del suo cambiamento, e con le quali si rinfranca nell’abitudini virtuose e nella vittoria di sé stesso; con le quali mantiene la carità, e compensa, in certa maniera, il mal fatto. Perché, non solo la religione non gli accorda il perdono, se non a condizione che ripari, potendo, i danni fatti al prossimo; ma, per ogni sorte di colpe, lo assoggetta alla penitenza, la quale non è altro che l’aumento di tutte le virtù, e quella che fa dell’offensore di Dio un ministro umile e volontario della sua giustizia. Essa prescrive a’ suoi ministri, che s’assicurino il più che possono della realtà del pentimento e del proposito; indagine che tende, non solo a impedire che s’incoraggisca il vizio con la facilità del perdono, ma a dare una più consolante fiducia all’uomo che è pentito davvero: tutto è sollecitudine di perfezione e di misericordia. E i ministri che riconciliassero leggermente chi non fosse realmente mutato, essa li minaccia che, in vece di scioglierlo, saranno legati essi medesimi; tanta è la sua cura perché l’uomo non cambi in veleno i rimedi pietosi che Dio ha dati alla nostra debolezza.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Chi, con queste disposizioni, è ammesso alla penitenza, è certamente nella strada della virtù; chi s’è sentito dire dal ministro del Signore, che è assolto, si trova come ristabilito nel retaggio dell’innocenza, e principia di novo a battere questa strada con alacrità, con tanto più di fervore quanto più si rammenta che frutti amari ha colti in quella del vizio, quanto più sente che gli atti e i sentimenti virtuosi sono i mezzi che la religione gli presenta per crescere nella fiducia che le sue tracce su quella trista strada siano cancellate.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La religione ha ricevuto dalla società un vizioso, e le restituisce un giusto: essa sola poteva fare un tal cambio. Chi avrebbe tentato, chi avrebbe pensato d’istituire de’ ministri per aspettare il peccatore, per invitarlo, per insegnar la virtù, per richiamare a quella chi ricorre a loro, per parlargli con quella sincerità che non si trova nel mondo, per metterlo in guardia contro ogni illusione, per consolarlo a misura che diventa migliore?» </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nelle </span><span style="font-size: medium;"><i>Osservazioni</i></span><span style="font-size: medium;"> mi piace rivedere alcuni grandi scritti dell’oratoriano Jean-Baptiste Massillon, il gesuita Louis Bourdaloue predicatore, Biagio Pascal con i sui </span><span style="font-size: medium;"><i>Pensieri</i></span><span style="font-size: medium;">, Pierre Nicole teologo giansenista (cf. 1267). Così il Manzoni ci dice della penitenza. Ma come non pensare al grandissimo Agostino? E anche a un pensoso Mario Soldati in </span><span style="font-size: medium;"><i>Colazione a Port-Royal </i></span><span style="font-size: medium;">ne </span><span style="font-size: medium;"><i>La Messa dei villeggianti</i></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2021/perche-il-manzoni-nella-penitenza">Perché il Manzoni nella penitenza.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>O mamma, o mammina …</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/settembre-2021/o-mamma-o-mammina</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2021 07:40:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2021]]></category>
		<category><![CDATA[settembre 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it?p=10767</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Carlo Nardi · Si tratta di scritti, di vite umane, e di morti; e di bimbi o bimbe, e di mamme e babbi. E di cristiani, come si diceva allora, e talora piangere. Questo col Pascoli in Sera festiva tra una delle Myricae (X). Così con Giovanni Pascoli, Myricae, introduzione di Pier Vincenzo Mangaldo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-10769" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/09/2560028107153_0_0_464_0_75-207x300.jpg" alt="" width="184" height="267" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/09/2560028107153_0_0_464_0_75-207x300.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/09/2560028107153_0_0_464_0_75.jpg 345w" sizes="auto, (max-width: 184px) 100vw, 184px" />di Carlo Nardi · Si tratta di scritti, di vite umane, e di morti; e di bimbi o bimbe, e di mamme e babbi. E di <i>cristiani</i>, come si diceva allora, e talora piangere. Questo col Pascoli in <i>Sera festiva</i> tra una delle <i>Myricae </i>(X). Così con Giovanni Pascoli, <i>Myricae</i>, introduzione di Pier Vincenzo Mangaldo, note di Franco Melotti, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1981.2001, e quindi: </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Sera festiva</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">O mamma, o mammina, hai stirato / la nuova camicia di lino? </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non c’era laggiù tra il bucato, / sul bossolo o sul biancospino.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Su gli occhi tu tieni le mani … / Perché? Non lo sai che domani …? </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB"><i>din don dan, din don dan</i></span><span lang="en-GB">.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si parlano i bianchi villaggi / cantando in un lume di rosa; </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">dall’ombra de’ monti selvaggi / si sente una romba festosa.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tu tieni a gli orecchi le mani … / tu piangi; ed è festa domani …</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB"><i>din don dan, din don dan</i></span><span lang="en-GB">.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tu pensi … Oh! ricordo: la pieve … / quanti anni ora sono? una sera </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">il bimbo era freddo, di neve; / il bimbo era bianco, di cera:</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">allora sonò la campana (perché non pareva lontana?)</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB"><i>din don dan, din don dan</i></span><span lang="en-GB">.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sonavano la festa, come ora, / per l’angiolo; il nuovo angioletto</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">nel cielo volava a quell’ora; / ma tu lo volevi al tuo petto, </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">con noi, nella piccola zana: / gridavi; e lassù la campana …</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così il Pascoli. Sono da leggere anche le parole del <i>discorso</i>: “è il discorso di un bimbo dolorosamente colpito<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-10771" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/09/giovanni-pascoli-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/09/giovanni-pascoli-300x197.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/09/giovanni-pascoli-207x136.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/09/giovanni-pascoli-260x170.jpg 260w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/09/giovanni-pascoli-430x283.jpg 430w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/09/giovanni-pascoli.jpg 624w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> perché la mamma non partecipa alla gioia di una vigilia festiva. Ma il giorno di festa è anche l’anniversario della morte di un fratellino e la mamma è chiusa in quel ricordo che a poco a poco va delineandosi anche nel bambino. Alla fine di ogni strofa le onomatopee vogliono riprodurre lo scampanio di festa, ma finiscono per trapassare nei rintocchi di un lontano funerale”. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mia mamma mi cantava. L’aveva imparata da bambina alla scuola elementare a Castello, là ove anch’io l’ho imparata, e pur anch’io la canto ancora. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E in tutto questo son lucciconi.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/settembre-2021/o-mamma-o-mammina">O mamma, o mammina …</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Una Chiesa di tutti e per tutti</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/agosto-2021/10553</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Aug 2021 19:25:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[agosto 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Nardi · La Chiesa delle origini ha cercato sempre di farsi capire da tutti. Nel Mediterraneo orientale ha tradotto la bibbia in greco, la lingua parlata e capita in quel tempo. Ai tempi di papa Vittore (189-198) il culto a Roma è nella lingua che tutti capiscono, il latino appunto. Nel terzo secolo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10670" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/Bust_philosopher_Louvre_Ma544-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/Bust_philosopher_Louvre_Ma544-198x300.jpg 198w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/Bust_philosopher_Louvre_Ma544-330x500.jpg 330w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/Bust_philosopher_Louvre_Ma544-768x1163.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/Bust_philosopher_Louvre_Ma544-1014x1536.jpg 1014w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/Bust_philosopher_Louvre_Ma544-1352x2048.jpg 1352w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/Bust_philosopher_Louvre_Ma544-640x969.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/Bust_philosopher_Louvre_Ma544-scaled.jpg 1690w" sizes="auto, (max-width: 198px) 100vw, 198px" />di Carlo Nardi </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><em class="western">· </em></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">La Chiesa delle origini ha cercato sempre di farsi capire da tutti. Nel Mediterraneo orientale ha tradotto la bibbia in greco, la lingua parlata e capita in quel tempo. Ai tempi di papa Vittore (189-198) il culto a Roma è nella lingua che tutti capiscono, il latino appunto. Nel terzo secolo la Bibbia è in copto, la lingua delle popolazioni interne dell’Egitto, la lingua di sant’Antonio abate. Insomma, la Chiesa primitiva ha dato subito la parola ai poveri: una parola semplice, dignitosa, aderente alla vita, inquietante le coscienze, come quella delle parabole del Vangelo. E oggi?</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Inquietante banda d’ignoranti e villani erano i cristiani della fine del secondo secolo per il dotto pagano Celso in un suo circostanziato trattato da lui intitolato Discorso vero, – ossia: «</span></span><em class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span lang="it-IT">ve lo dico io come stanno le cose!</span></span></span></em></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">» -: una Chiesa di gentuccia, di lazzaroni, che fa adepti tra donnaccole e schiavi (cf. Origene, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Contro Celso I,27</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I cristiani più accorti non avevano difficoltà a rispondere che anche il mite Epicuro quasi cinque secoli prima aveva accolto nel Giardino, la sua scuola familiare di sapienza, donne e schiavi in assoluta parità rispetto alla filosofia che già Aristotele aveva additato come un bene per tutti per raggiungere la felicità.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Poi, soprattutto, la Chiesa non può e non deve rinunciare a quello che per Celso era un difetto e che invece la Prima lettera ai Corinti (1,26-31) e non solo dicono essere una prerogativa ed un impegno della Chiesa stessa. Lo ricordava Giovanni XXIII nell’imminenza del Concilio (11 settembre 1962): la Chiesa «</span></span><em class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span lang="it-IT">si presenta qual è, e vuol essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente dei poveri», come dire che per &#8220;essere Chiesa di tutti&#8221; dev’essere &#8220;Chiesa dei poveri&#8221;</span></span></span></em></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">», ossia dove i poveri si sentano pienamente a casa loro per il semplice fatto che è la loro casa.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-10671" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-300x169.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-888x500.jpeg 888w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-768x432.jpeg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-640x360.jpeg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-136x77.jpeg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/08/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563.jpeg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Allora soltanto è Chiesa di tutti, anche dei ricchi: non senza un perché papa Giovanni precisava subito dopo che «dovere di ogni uomo, dovere impellente del cristiano è di considerare il superfluo con la misura delle necessità altrui». Mi vien da dire: ce n’è per tutti in quella frase. E mi fa pensare anche una idea di sant’Agostino: «</span></span><em class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span lang="it-IT">Ci correggano, ci critichino i grammatici, purché ci capiscano i popoli</span></span></span></em></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">». E&#8217; criterio fondamentale della predicazione: farsi capire da tutti, ossia da chi è meno provveduto in fatto di lingua.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Chiesa dei tempi di Celso ha inteso farsi capire da tutti. Nel Mediterraneo orientale ha dato in mano la bibbia in greco, la lingua parlata o comunque capita. In occidente la si sta traducendo in latino.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Insomma, la Chiesa primitiva ha dato subito, – dico con don Milani -, la parola ai poveri: una parola semplice, dignitosa, aderente alla vita, inquietante le coscienze, come quella delle parabole del Vangelo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">17 luglio dell&#8217;anno 180: Sperato, Narzalo, Cittino, e Donata, Seconda e Vestia, gente comune, gente qualunque di un villaggio interno dell’odierno Magreb, sono citati davanti al proconsole, nel suo ufficio nella grande Cartagine: il capo d’accusa, essere complici della &#8220;</span></span><em class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span lang="it-IT">stupidaggine</span></span></span></em></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8221; della fede cristiana. Pronta e serena la confessione: «</span></span></span><em class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Sono cristiano, sono cristiana. Voglio essere quello che sono</span></span></span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il governatore, probabilmente scocciato di trovarsi a mandare a morte persone perbene, vorrebbe dar loro trenta giorni per ripensarci. Poi gli cade l’occhio su una cassetta: «</span></span><em class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span lang="it-IT">Che c’è lì dentro?</span></span></span></em></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">». «</span></span></span><em class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Libri</span></span></span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">» della bibbia, «l</span></span></span><em class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">e lettere di Paolo, uomo giusto</span></span></span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">». Quegli scritti danno loro la forza per far loro rispondere al proconsole: «</span></span></span><em class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Non c’è alcun motivo di ripensamento: la cosa è giusta così com’è</span></span></span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">». La condanna a morte è dichiarata ed eseguita.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/agosto-2021/10553">Una Chiesa di tutti e per tutti</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Giovane ricco</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/luglio-2021/giovane-ricco</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jul 2021 18:39:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2021]]></category>
		<category><![CDATA[luglio 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Nardi · Nel Vangelo secondo san Marco si trova il Ricco (Marco 10,17-31 in genere), nel Vangelo secondo san Matteo si trova il Giovane ricco (Matteo 19,20. cf. 16-30), nonché nel Vangelo secondo san Luca si trova un pio Notabile (Luca 18,18. cf. 18-30). Questi i Vangeli sinottici. Ma c’è anche un Vangelo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10519" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/07/christ-rich-young-ruler-hofmann-1020802-mobile-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/07/christ-rich-young-ruler-hofmann-1020802-mobile-300x219.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/07/christ-rich-young-ruler-hofmann-1020802-mobile-686x500.jpg 686w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/07/christ-rich-young-ruler-hofmann-1020802-mobile-768x560.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/07/christ-rich-young-ruler-hofmann-1020802-mobile-640x467.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/07/christ-rich-young-ruler-hofmann-1020802-mobile.jpg 878w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Carlo Nardi </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">· N</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">el Vangelo secondo san Marco si trova il </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Ricco </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">(Marco 10,17-31 in genere), nel Vangelo secondo san Matteo si trova il </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Giovane ricco</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> (Matteo 19,20. cf. 16-30), nonché nel Vangelo secondo san Luca si trova un pio </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Notabile </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">(Luca 18,18. cf. 18-30). Questi i Vangeli sinottici. Ma c’è anche un </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Vangelo secondo gli ebrei </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">per lo più usato in parte in latino. Ed ora a proposito del cosiddetto </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>giovane ricco </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e non solo. A questo proposito apro qualcosa di mio: un mio scritto</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i> Clemente di Alessandria</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Quale ricco si salva? Il cristiano e l’economia </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">(Cultura cristiana antica. Testi),</span></span></span><i> </i><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Borla, Roma 1991, con ampia introduzione, il resto con il codice greco della biblioteca dell’Escorial ed un Vaticano greco, ma copiato dal suddetto. Tuttavia anche con citazioni, in primo luogo il titolo dello scritto usato da Eusebio di Cesarea, e vari fogli come di Massimo il Confessore mediante uno pseudo Dionigi l’Areopagita ed un frammento armeno. Quindi il testo. Introduzione: </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Sconcerto di fronte alle esigenze del Vangelo</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> (pp. 59-66); Parte prima: </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Libertà interiore e retto uso della ricchezza</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> (pp. 67-92); Parte seconda: </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>L’amore cristiano</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> (pp. 93-105).</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Marco </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">10: il ricco, il giovane ricco’, secondo </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Matteo, </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e quindi nell’età malleabile, l’età delle scelte, delle scelte di vita: una scelta, quella del personaggio del Vangelo, che lo lascia nella sua malinconica solitudine, anzi una non scelta, un’occasione mancata, un treno perso, &lt;&lt;perché aveva molti beni&gt;&gt;. La prima letteratura cristiana si è lasciata interrogare e inquietare da questo testo, episodio, personaggio e soprattutto parole di Gesù. E’ interessante una lettura probabilmente tra i cristiani provenienti dal popolo ebraico, vicini a s. Giacomo autore della lettera cattolica, lettura presente in un frammento di un vangelo apocrifo. Al sentirsi dire da parte del ricco d’aver osservato e osservare i comandamenti di Dio, Gesù gli mostra tanti disgraziati e poveracci per i quali non fa né dà nulla. Insomma, Gesù ne smaschera se non la mala fede, una falsa coscienza. L’interpretazione non pare andare d’accordo con lo sguardo di profonda simpatia, anzi di compiacimento che Gesù gli riserva. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Eppure quell’interpretazione sarà in san Basilio (+ 379) e con qualche accenno in Clemente di Alessandria (+ 215), il<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-10521" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/07/71h03wwf3KL-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/07/71h03wwf3KL-202x300.jpg 202w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/07/71h03wwf3KL-336x500.jpg 336w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/07/71h03wwf3KL-768x1142.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/07/71h03wwf3KL-1033x1536.jpg 1033w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/07/71h03wwf3KL-640x951.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/07/71h03wwf3KL.jpg 1254w" sizes="auto, (max-width: 202px) 100vw, 202px" /> quale dedica al testo di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Marco </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">un operetta, forse due o più discorsi cuciti insieme, dal titolo significativo: </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Quale ricco si salva? </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Che dice in sintesi in quel suo libretto? Intanto, non vuole né far disperare né lisciare nessuno. Ma dice che </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>primo </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">le cose create, i frutti della terra in sé sono un bene di Dio e non una maledizione. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Secondo</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">: l’attenzione alla bramosia di avere, di avere sempre di più, di possedere, di trattenere, rende la persona simile a quello che ha, insensibile come l’oro e l’argento, pronta a tutto, senza scrupoli.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Terzo: </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">quello che si ha, lo si ha per dare. I modi possono essere diversi, ma è per comunicarlo, per parteciparlo. E mi pare corretta l’interpretazione delle problematiche, anche ambigue parole di Gesù sull’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>ingiusta ricchezza</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, con cui farsi gli amici: Cristo, per Clemente, “dichiara che ogni possesso che si tiene per se stessi come proprio e non si mette in comune con chi ha bisogno, è ingiusto, ma che, a partire da questa situazione di ingiustizia, è anche possibile compiere un’opera giusta: dare un sollievo a qualcuno” (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Quale ricco si salva? </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">31,6). E non è poco, secondo il Signore (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Mt </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">25), come già per i profeti, specialmente Amos e Isaia.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per saperne di più dei miei scritti in merito:</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>L’Evangelo nella Vita Antonii di s. Atanasio</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Rivista di ascetica e mistica</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, ossia </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>RAM</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> 50 (1981), pp. 34-46.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Nota a Clemente Alessandrino, Quis dives selvetur</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> 19,3, in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Pronetheus</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> 9 (1983), pp. 105-110.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il seme eletto e la maternità di Dio nel</i></span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Quis dives selvetur</i></span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>di</i></span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Clemente Alessandrino</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Pronetheus</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> 11 (1985), pp. 271-286. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il giovinetto (Introduzione e traduzione italiana in endecasillabi sciolti della poesia Der gerettete Jungling di J.G. Herder)</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>RAM </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">56 (1987), pp. 158-160.</span></span></span><i> </i></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Socratismo evangelico nell’Ottavo Stronateis (cap. I) di</i></span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Clemente Alessandrino</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Annali dei Dipartimento di Filosofia dell’Università di Firenze</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> 4 (1988), pp. 23-36.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il racconto del giovane capo dei briganti del Quis dives selvetur di Clemente Alessandrino negli Atti di Giovanni dello pseudo-Procoro</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Pronetheus</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> 15 (1989), pp. 80-90.</span></span></span><i> </i></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><i>Clemens Alexandrius (QDS 25,4) Platonis Apologiae (30E) inteprens, </i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">in</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><i> Pronetheus </i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">15 (1989), pp. 207-208.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Clemente di Alessandria, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Quale ricco si salva? Il cristiano e l’economia,</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Borla, Roma 1991.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">‘<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Respirare Dio’, ‘respirare</i></span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Cristo’: patristica ed esicasmo fra Oriente e Occidente, </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">in</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i> RAM </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">61 (1991), pp. 304-316</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Gioventù e riconciliazione cristiana. La proposta di Clemente Alessandrino</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>RAM </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">62 (1993), pp. 343-367</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>, con appendice di mia traduzione del Quis dives selvetur </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">42,1-15: pp. 368-371.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Quale ricco si salva. La proposta di Clemente Alessandrino, </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">in</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i> Parola, Spirito e Vita </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">42 (2000), pp. 177-190</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>. </i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Ricchezze, </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Parrocchia di Santa Maria a Quinto in Sesto Fiorentino. Lettera settimanale ai parrocchiani</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> 2 (15 ottobre 2006) n° 28, p. 3. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Giovanni Crisostomo e i poveri. La sua inquietante utopia. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Voci antiche</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">,</span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Parrocchia di Santa Maria a Quinto in Sesto Fiorentino. Lettera settimanale ai parrocchiani</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> 3 (28 ottobre 2007) n° 30, p. 3.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Clément d’Alexandrie, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Quel riche sera sauvé? Texte grec: O. Stahlin et L. Fruchtel (GCS 17 2), Introduction, notes et index par Carlo Nardi, Professeur à la Faculté de théologie d’Italie centrale, Florence / Patrick Descourtieux, Professeur à l’Institutum Patristicum Augunstinianum, Rome / Traduction Patrick Descourtieux / Sources Chrétiennes N° 567 / Les éditions du Cert 29, Bd La Tour-Maudoueg, </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Paris 2011:</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ricchezze e povertà, dignità e miserie. Tra le molteplici voci patristiche l’accorato disagio di Doroteo di Gaza, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">in</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Religioni e Società (Chiesa e povertà. Disagi e prospettive)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> 29 (maggio-agosto 2014), n. 79, pp. 38-45</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Giovanni Crisostomo e i poveri. La sua inquietante utopia. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Voci antiche</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">,</span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Parrocchia di Santa Maria a Quinto in Sesto Fiorentino. Lettera settimanale ai parrocchiani</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> 3 (28 ottobre 2007), n° 30, p. 3.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/luglio-2021/giovane-ricco">Giovane ricco</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La Vita di Cristo dell’abate Ricciotti tra sangue e vangelo.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2021/la-vita-di-cristo-dellabate-ricciotti-tra-sangue-e-vangelo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2021 07:31:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2021]]></category>
		<category><![CDATA[giugno 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Nardi · Precisamente: Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo [anno 1941] con una introduzione critica del Autore e una premessa di Luigi Santucci, I-II, Arnoldo Mondadori Editore, prima edizione Oscar Mondadori nel settembre del 1974. Prefazione alla 1a edizione La prima vaga idea di scrivere questo libro mi venne molti anni fa in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10309" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/06/91IMicodZ5L-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/06/91IMicodZ5L-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/06/91IMicodZ5L-668x500.jpg 668w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/06/91IMicodZ5L-768x575.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/06/91IMicodZ5L-1536x1150.jpg 1536w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/06/91IMicodZ5L-640x479.jpg 640w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Carlo Nardi · Precisamente: Giuseppe Ricciotti, <i>Vita di Gesù Cristo </i>[anno 1941]<i> con una introduzione critica del Autore e una premessa di Luigi Santucci</i>, I-II, Arnoldo Mondadori Editore, prima edizione Oscar Mondadori nel settembre del 1974. <i> </i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Prefazione alla 1a edizione </i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La prima vaga idea di scrivere questo libro mi venne molti anni fa in circostanze straordinarie. Ero stato trasportato in un ospedaletto da campo, che stava rimpiattato sotto un bosco d’abeti in un vallone delle Alpi: per qualche tempo rimasi là tra la vita e la morte, più vicino a questa che a questa; notte e giorno il vallone rintronava schianto delle granare, attorno a me gridavano feriti e rantolati moribondi, il lezzo delle cancrene che ammorbava l’aria sembrava un preannunzio del cimitero. Aspettano la mia sorte, a un certo momento pensai che, se fossi sopravvissuto, avrei potuto scrivere una <i>Vita di Gesù Cristo</i>; il vangelo di lui, infatti, stava là sul mio pagliericcio, e le sue pagine ove le macchie di sangue si erano sovrapposte a guise di rubriche alle lettere greche mi parevano un simbolo intrecciato di vita e di morte.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Guarito che fui e tornato alla vita normale, quell’idea della <i>Vita di Gesù Cristo </i>invece di attirarmi mi sgomentava, e ogni volta che vi ripensavo ne avevo sempre più paura: eppure non solo non mi abbandonava giammai, ma piuttosto diventava per il mio spirito una specie di necessità. Come si fa istintivamente di fronte alle necessità paurose, cominciai con girarle dattorno, quasi per illudere me stesso: mi detti a pubblicare studi su testi ebraici e siriaci, quindi una <i>Storia d’Israele</i> e poi ancora la guerra giudaica di Flavio Giuseppe, ma la cera roccaforte restava ancora là intatta nel bel mezzo nei mie giri, risparmiata dalla mia paura. Ben poco mi scossero esortazioni d’amici e inviti d’autorevolissimi persone: risposi immutabilmente per molti anni che le mie forze non reggevano davanti a una <i>Vita di Gesù Cristo.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Invece più tardi, contro ogni previsione, ho ceduto. Ma ciò è avvenuto perché l’agonia dell’ospedaletto da campo, dopo tanti anni, si è rinnovata e in circostanze assai peggiori: quando cioè vidi che la tempesta di una nuova guerra s’addensava sull’umanità, e che l’Europa secondo ogni più facile previsione sarebbe stata nuovamente allagata di sangue, allora mi parve che non la mia persona ma tutta intera l’umanità, quella cosiddetta civile, giacesse moribonda con un vangelo macchiato di sangue sul suo pagliericcio.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quest’immagine divenne allora così imperiosa su di me fui costretto ad obbedire: essendo tornato il sangue sul mondo, bisognava pure il vangelo. E così il presente libro è stato scritto mentre l’Europa era nuovamente in preda alla guerra ossia a ciò ch’è la negazione più integrale del vangelo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se faccio queste confidenze al lettore non è per parlare della mia insignificante persona: è invece per avvertite in quale stato d’animo è stato scritto questo libro. La quale avvertenza è, a parer mio, importantissima per giudicare ogni biografia di Gesù: il lettore che avrà la pazienza di scorrere l’ultimo capitolo all’Introduzione si convincerà facilmente che le biografie di Gesù scritto dallo Strauss, del Renen, del Loisy e di tanti ricevettero le loro particolari coloriture soprattutto allo stato d’animo del rispettivo aurore. Altrettanto avvenuto a me &#8211; e lo confesso onestamente &#8211; giacché lo stato d’animo con cui ha scritto è stato quello di uscite dal presente e raccogliermi nel passato, uscire dal sangue e raccogliermi nel vangelo. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Ma appunto per questa ragione ho voluto fare opera esclusivamente storico-documentaria: ha cercato cioè il fatto antico e non la teoria moderna, la sodezza del documento e non la friabilità d’una sua interpretazione in voga: ho perfino osato imitare la nota ‘impassibilità’ degli evangelisti canonici, i quali non hanno né una esclamazione di letizia quando Gesù nasce né un accento di lamento quando egli muore. Ho mirato, dunque, a far opera di critica. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">So benissimo che quest’ultima parola, comparsa critica è soltanto demolitrice e la sua ultima conclusione dove essere un ‘No’; ma non è affatto dimostrato che cotesti valentuomini abbiano ragione, e tanto meno affatto dimostrato che cotesti valentuomini abbiano ragione, e tanto meno che la loro intenzione demolitrice sia risultata realmente efficace sui documenti presi di mira: anche su questo punto l’ultimo capitolo dell’Introduzione convincerà facilmente il lettore spassionato e imparziale. Del resto cotesti demolitori sono ormai quasi ‘superati’; naturalmente essi, dopo aver imperato per parecchi anni, rifiutano di abdicare e rimangano tenacemente attaccati ai loro metodi; ma, come è già avvenuto per l’Antico Testamento, anche per il Nuovo la critica programmaticamente demolitrice dei ‘vecchi’. Oggi, in forza sia d elle recentissime scoperte documentarie sia di tante altre ragioni, la saggia critica mira ad essere costruttrice e la sua ultima conclusione vuole essere un ‘Si’. Compito difficile, senza dubbio: ma la riluttanza anche provavo a scrivere questo libro era causata specialmente da questa difficoltà, di essere nello stesso tempo critico e costruttivo.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-10311" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/06/716o2bJWZTL-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/06/716o2bJWZTL-300x300.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/06/716o2bJWZTL-500x500.jpg 500w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/06/716o2bJWZTL-150x150.jpg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/06/716o2bJWZTL-37x37.jpg 37w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/06/716o2bJWZTL-128x128.jpg 128w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/06/716o2bJWZTL-184x184.jpg 184w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/06/716o2bJWZTL.jpg 585w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per amore di chiarezza, e per non costringere il lettore a ricorrere ad altri libri, ho dovuto riassumere nell’Introduzione alcune poche pagine del volume secondo della mia <i>Storia d’Israele</i>: trattavo infatti argomenti che ero costretto a trattare anche qui. Non si cerchino argomenti che ero costretto a trattate anche qui. Non si cerchino invece in questo libro moltissime altre cose che esse, già troppo ampio, non doveva né poteva trattare. Tale è il caso, ad esempio, della bibliografia, che per il nuovo testamento forma quasi una scienza a sé e richiederebbe un volume a parte. Solo eccezionalmente mi sono indotto a citare qua e là alcuni pochi lavori particolari, mentre per uno sguardo generale valgono &#8211; e sono anche troppi &#8211; gli autori citati nell’ultimo capitolo dell’Introduzione …</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Roma, gennaio 1941</span></span></span></p>
<p align="justify"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ed ora mi ritrovo in un piccolo detto che abbraccia un mondo intero con un dotto scritto che anela e induce verità.</span></span></span></em></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2021/la-vita-di-cristo-dellabate-ricciotti-tra-sangue-e-vangelo">La Vita di Cristo dell’abate Ricciotti tra sangue e vangelo.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«I Padrenostri di questi tempi»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2021/i-padrenostri-di-questi-tempi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2021 07:05:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Nardi · Su questo argomento molti hanno scritto e molto è stato scritto. Ecco una mia noterella. Voglio offrire un pensiero che mi stuzzica la mente. Penso al vecchio Padre nostro con … e non c’indurre in tentazione, modificato adesso nel nuovo messale con … e non abbandonarci alla tentazione. In verità, questa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10036" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/Padre-nostro-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/Padre-nostro-196x300.jpg 196w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/Padre-nostro-326x500.jpg 326w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/Padre-nostro-768x1177.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/Padre-nostro-640x981.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/Padre-nostro.jpg 870w" sizes="auto, (max-width: 196px) 100vw, 196px" /><br />
</i></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Carlo Nardi · Su questo argomento molti hanno scritto e molto è stato scritto. Ecco una mia noterella.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Voglio offrire un pensiero che mi stuzzica la mente. Penso al vecchio Padre nostro con … <i>e non c’indurre in tentazione</i>, modificato adesso nel nuovo messale con … <i>e non abbandonarci alla tentazione</i>.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In verità, questa nuova traduzione non mi sconfinfera. Il salto di resa nelle due versioni è grande: in effetti, quei due verbi ‘<i>indurre’</i> e ‘<i>abbandonare’</i> sono due cose diverse<i>. </i>Forse vicine, ma non mi sento di dire di più. A questo riguardo rimando al dotto libro di Alberto Maggi (<i>Padre dei poveri: 2. Il Padrenostro. Traduzione commento dal Vangelo di Matteo</i>, Cittadella Editrice &#8211; Assisi, terza ristampa, febbraio 2018), il quale presenta un condivisibile studio sui testi della preghiera (pp. 137-151). In particolare, egli traduce il versetto in questione (<i>Matteo</i> 6,13a) col verbo “introdurre”, che rende il senso del greco <i>eisférein</i>, “portare/spingere verso”. Al contrario, non appare nel testo originale l’idea di un “abbandono”, per quanto essa possa sembrare a prima vista più consolante. Di fronte all’importanza di questa preghiera per il Cristianesimo, mi pare che si dovrebbe andare assai cauti, anche sulla scorta di <i>Dei verbum</i> 10: “la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti da non potere indipendentemente sussistere, e tutti insieme, secondo il proprio modo, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime”. D’altronde, rispetto a questo imbarazzo nei riguardi del Vangelo, mi viene da domandarmi: vogliamo forse essere più cristiani di Cristo?</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2021/i-padrenostri-di-questi-tempi">«I Padrenostri di questi tempi»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Sant’Anna tra dolci nidi, acque feconde e i canti di gioia.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2021/santanna-tra-dolci-nidi-acque-feconde-e-i-canti-di-gioia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2021 08:28:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2021]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Nardi · 1. Antiche testimonianze. Mi son trovato più volte a pensare e a scrivere su sant’Anna. Dico: S. Anna e gli antichi testi, in Sant&#8217;Anna dei Fiorentini. Fede, storia, arte, tradizione, a cura di A. Valentini, Firenze 2003, pp. 73-81; Id., Per chi non lo sa. Le burrasche di sant’Anna, in Il [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2021/santanna-tra-dolci-nidi-acque-feconde-e-i-canti-di-gioia">Sant’Anna tra dolci nidi, acque feconde e i canti di gioia.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10002" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/santi-gioacchino_e_anna_1474773-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/santi-gioacchino_e_anna_1474773-195x300.jpg 195w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/santi-gioacchino_e_anna_1474773.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 195px) 100vw, 195px" />di Carlo Nardi <span style="font-family: Liberation Serif, serif;">·</span> </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>1. Antiche testimonianze.</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Mi son trovato più volte a pensare e a scrivere su sant’Anna. Dico: <i>S. Anna e gli antichi testi</i>, in <i>Sant&#8217;Anna dei Fiorentini. Fede, storia, arte, tradizione</i>, a cura di A. Valentini,<i> </i>Firenze 2003, pp. 73-81; Id., <i>Per chi non lo sa. Le burrasche di sant’Anna</i>, in <i>Il mantello della giustizia </i>in rete, luglio 2017, nonché in <i>Parrocchia di Santa Maria a Quinto in Sesto Fiorentino. Lettera settimanale ai parrocchiani </i>3 (1° luglio 2017) n. 23, pp. 1-2; e <i>Sant’Anna con antiche testimonianze</i> in <i>Il mantello della giustizia </i>in rete, aprile 2020.</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Difatti, qualche tempo fa mi piacque un modo di dire d’una parrocchiana, la Sira che sciorinò una memoria con soli tre punti. </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>E Sant’Anna di Giovacchino sposa, </i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>madre della Madonna, </i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>nonna del buon Gesù.</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Era il 2009, mentre una canicola del luglio, assolato e assetato, induceva soltanto sospirare nell’attesa delle volute piogge che pur ci fanno pensosi perché ‘Dio ce la mandi bona, e senza vento’, mentre, dopo i calori, ecco ‘le burrasche di sant’Anna’, verso al ventisei del mese, il giorno della festa, quella di lei insieme a lui, Gioacchino, il quale, con quel suo nome vetusto, non poteva esser altro se non un vegliardo. </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Tant’è il Padreterno quella festa l’aveva voluta, e in cielo e in terra. E se gli umani ci mettessero un po’ di scienza e di coscienza, per anni e forse secoli, sarebbero rammentati per cose buone e, a maggior ragione, nel ragionare sui venerandi coniugi. Si sa che i Testamenti, Vecchio e Nuovo, che la Chiesa dice canonici, tacciono alquanto su scritti cosiddetti apocrifi. Non di meno, un’antica devozione era già al lavoro nel secondo secolo. Difatti, non paghi della sobria essenzialità dei quattro Vangeli, ricevuti e assunti dalla grande Chiesa, ben presto si fece avanti un stuolo di racconti, che giungono a noi pii e curiosi. Uno in particolare il cosiddetto <i>Protoevangelo di Giacomo </i>o meglio <i>La </i><i>Natività di Maria</i>, quella appunto di sant’Anna e di san Gioacchino, e della Vergine santa, e quindi nonna e nonno di nostro signor Gesù Cristo. E, a forza di raccontare, sembra voler riempire zone d’ombra per temere un vuoto imbarazzante: e del resto non erano autori assai vari nel ciclo epico greco, rapsodi itineranti, rispetto a vicinanze e divergenze, ed iliadi e odissee per quanto ci è rimasto?</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia alcuni antefatti dei Vangeli sia di Matteo che di Luca con l’infanzia di Gesù si ritrovano nel </span><span style="font-size: medium;"><i>Protevangelo di Giacomo </i></span><span style="font-size: medium;">in alcune parti, cir</span><span style="font-size: medium;">condato anche da altri </span><span style="font-size: medium;"><i>Apocrifi del Nuovo Testamento</i></span><span style="font-size: medium;">, su cui peraltro c’è un libro a cura di Anna Lenzuni, assieme a Manfredo Manfredi, Elena Giannarelli, Paolo Carrara, Laura Bocciolini Palagi, Paolo Sacchi, Paolo Marrassini e chi scrive tra ‘Letture patristiche’ (Bologna 2004). Tra i molti scritti apocrifi di tipo devozionali è notevole lo </span><span style="font-size: medium;"><i>Pseudo Matteo</i></span><span style="font-size: medium;">, opera in latino dei primi cristiani. Era noto al dottissimo Girolamo, peraltro assai sospettoso per tale letteratura ritenuta di bassa lega, e non senza una ragione. E se il </span><span style="font-size: medium;"><i>Vangelo secondo Luca </i></span><span style="font-size: medium;">si apre, poco prima, con l’annunciazione dell’arcangelo Gabriele alla vergine Maria (Lc 1,26-38), il suddetto </span><span style="font-size: medium;"><i>Protevangelo</i></span><span style="font-size: medium;">, o </span><span style="font-size: medium;"><i>Protovangelo</i></span><span style="font-size: medium;">,</span><i> </i><span style="font-size: medium;">invece avvia con sant’Anna, la madre della Madonna.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: medium;">E di Anna ci sono altre nelle sacre Scritture, e direi </span><span style="font-size: medium;"><i>n</i></span><span style="font-size: medium;"><i>omen omen</i></span><span style="font-size: medium;">. La prima Anna è</span><span style="font-size: medium;"> la madre di Samuele, gratificata dal figlio insperato per volontà divina, al quale il piccolo è donato. Di fatti Anna era sterile, ma Dio intervenne ed ella fu madre. Fu come nel caso di Sara, moglie Abramo e madre di Isacco, e infine nel Nuovo Testamento &#8211; finalmente una donna! &#8211; Elisabetta, la madre di Giovanni Battista: madri, consacrate per essere chiamate a grandi cose in una totale dedizione a Dio. Anche Anna è liberata da un’incresciosa sterilità, del tutto simile alla giovane Sara, in tempo all’incapacità di convolare a nozze vitali e feconde finalmente all’inatteso incontro Tobia, poco più che ragazzo. </span></span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">La &#8220;nostra&#8221; Anna, come la futura sposa Sara del giovane Tobia, è schernita per il suo ventre infruttuoso, e invece negli antichi testi cristiani si diffonde, qual profumo, d’una orazione da risvolti cosmici: tant’è che Anna rende partecipi della sua sventura uccelli d’aria e bestie acquatiche e terrestri; e come Sara in preghiera accorata, alfine esaudita, il tutto umanamente e ancor piamente. </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Non senza un perché il nome Anna dice in ebraico ‘grazia’ e ‘consolazione’, e comunica un pudico affetto sponsale e traboccante devozione. E Maria, la figlia, anche lei desiderata e insperata, offerta a Dio nel Tempio &#8211; parla ancora il <i>Protevangelo </i>&#8211; si consacrata nella verginità. Decisiva, sceglie la sua vita, accentua, rispetto alla madre bramosa di prole, il suo ‘faccia di me’ (<i>faciat me secundum verbum tuum</i>), pressoché inaudito di una verginità in sintonia con l’assoluta iniziativa divina con la nascita del figlio di Dio senza concorso d’uomo. Se pertanto la figlia tende ad assumere nell’integrità verginale, la maternità fisica, &#8211; nel <i>Protevangelo </i>è una delle più antiche testimonianze della verginità <i>in partu </i>e peraltro in<i> </i>parto senza doglie -, Anna, come l’antica Sara, assurge a matriarca, l’ultima a garantire la discendenza fisica, abramitica, del Figlio di Dio che al contempo è il figlio dell’uomo. </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Da queste premesse è quanto mai logico che nel prosieguo della sua leggenda agiografica, sant’Anna succeda alla ‘bugiarda pronuba’ (Manzoni) per mostrare poi nell’iconografia la piena umanità del divino Nipote. Sono sviluppi successivi, ma impliciti negli antichi documenti, in particolare nel <i>Protoevangelo, </i>fatto conoscere dall’erudizione fiorentina del papirologo Ermenegildo Pistelli (<i>Protevangelo</i> <i>di Jacopo. Prima traduzione italiana con introduzione e note. Segue un’appendice dello Pseudo Matteo</i>, Lanciano 1920.1929), di don Giuseppe Bonaccorsi (<i>Vangeli apocrifi, </i>Firenze 1948), don Enrico Bartoletti: congiunture storiche che sembrano legare ulteriormente rispetto ad un suo patrocinio sant’Anna con Firenze (C. Nardi, <i>Mario Naldini e la papirologia</i>, in <i>I papiri letterari cristiani. Atti del convegno internazionale di studi in memoria di Mario Naldini a dieci anni dalla sua scomparsa. Firenze, 10-11 giugno 2010</i>, a cura di G. Bastianini e A. Casanova, Firenze 2011, pp. 1-20 con l’Istituto Papirologico ‘G. Vitelli’, Studi e testo di papirologia. Nuova serie 13). </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><i>2. Cinguettio di nidi, e frustrazione e rivalsa. </i></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: medium;">Dal </span><span style="font-size: medium;"><i>Protevangelo di Giacomo </i></span><span style="font-size: medium;">Anna risulta frustrata della prole, scoraggiata, abbattuta per una sterilità di fatto. Ma da chi dipende? Da lei, ricettacolo repellente o almeno inaffidabile, o dal morto seme di lui, Gioacchino, o addirittura dalle sue flosce membra? Lo sguardo di Anna si posa su uno stormo di uccellini. C’è una certa invidia per quel tripudio di canti e di voli, di amore e di vita? Uccellini, passerotti: per gli italiani, nondimeno toscani, e non solo nella immaginata Monticelli di Narciso Parigi, “uccello” e “passera” nel parlar figurato non hanno bisogno di tante spiegazioni. Un po’ più di spiegazioni ci vogliono per il greco di Aristofane, nella </span><span style="font-size: medium;"><i>Lisistrata, </i></span><span style="font-size: medium;">ma poi non più di tanto, perché rizzare le ali per spiccare il volo è proprio di lui, di lui maschio, s’intende. Quel che doveva mancare al vecchio Gioacchino. E tra i romani Persio chiamava con la sua </span><span style="font-size: medium;"><i>Satira </i></span><span style="font-size: medium;">(1,26) Titi, nome che designava una specie di uccelli, i giovanotti romani piuttosto su di giri per certe letture ardite. </span></span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Si tratta insomma di lui, uccello, o appunto del suo che cerca il nido, di lei, s’intende, e quindi madre a custodire il suo nido. Così, semplicemente, una succinta sintesi d’un vastissimo immaginario coitale. Insomma, la tragedia della sterilità, particolarmente sentita in Israele, il cui segno distintivo, la circoncisione vuol dire anche via libera, senza ostacoli di prepuzi, al concepimento, alla generazione. Sicché da lei non sarebbe mai potuto nascere il messia atteso. E sterilità di lei, donna secca, soda, inutile, o del marito Gioacchino, risecchito, infrollito o addirittura appassito? Di chi la colpa, per chi l’infamia, su chi la maledizione? Vite fatte per dare vita, per procreare, ma deludenti. Di qui l’invidia per gli uccellini, con il loro tripudio di canti, di amori, con i loro nidi, con la loro famiglia, dove c’è una maternità e una paternità, che Gioacchino ed Anna ignorano. Nido che è l’utero di Sara per il fallo di Gioacchino, nido che è la loro casa, per una certa identificazione biblica, in <i>Isaia, </i>tra l’inabitare e il penetrare. </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">E non era una storia nuova: era una tragedia, per cui si erano ricercati tutti gli accorgimenti umani, persino uteri in affitto come quello di Agar in sostituzione della matriarca Sara, consenziente e contento il patriarca Abramo, beato, peraltro relativamente, tra le donne. E non solo. Di fronte a un motivo ricorrente occorre trovare nelle molteplici testimonianze somiglianze e differenze. </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Qualche considerazione, dai confronti, è opportuna?<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-10003" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/Giotto_incontro_Gioacchino_Anna_Porta_Aurea-1321x1200-1-300x273.jpg" alt="" width="300" height="273" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/Giotto_incontro_Gioacchino_Anna_Porta_Aurea-1321x1200-1-300x273.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/Giotto_incontro_Gioacchino_Anna_Porta_Aurea-1321x1200-1-550x500.jpg 550w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/Giotto_incontro_Gioacchino_Anna_Porta_Aurea-1321x1200-1-768x698.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/Giotto_incontro_Gioacchino_Anna_Porta_Aurea-1321x1200-1-640x581.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/03/Giotto_incontro_Gioacchino_Anna_Porta_Aurea-1321x1200-1.jpg 1321w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">A una prima occhiata, Anna come Sara. Eppure Abramo era stato già padre e, diversamente da Sara per Abramo, Anna non affitta uteri per Gioacchino. </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Allora, Anna di Gioacchino, come l’antica Anna, futura madre di Samuele. Ma Elcana, il suo tenero e affettuoso marito, aveva già avuto figli dall’altra moglie legittima: la nuova Anna invece non ha rivali in casa. Una conclusione si può trarre: né Abramo né Elcana erano sterili, lo erano le donne, Sara e Anna. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">C’è poi la madre di Sansone, figlio unico o almeno primogenito. Sterile lei o il marito? Infine Elisabetta, futura madre del Battista. Sterile lei o Zaccaria. Un’altra conclusione. La sterilità è allo stesso numero di probabilità da parte dell’uomo che della donna: sterile lei, Anna, o Gioacchino? L’incertezza umanizza l’uomo, il maschio, &#8211; nessuno è perfetto -, riabilita, in un’implicita guerra fra sessi, la donna. Parità biologica, anche patologica, parità assiologica?</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Non solo parità della donna. Forse una rimonta. Le precedenti madri della serie hanno partorito tutte figli maschi. Salute e figli maschi! per i loro impazienti mariti. Donde maschietti promessi da Dio come Isacco e Samuele fanciullo, consacrati come Giovanni sobbalzante in grembo. Invece Anna ha una figlia femmina: tutto ciò ed oltre nella festa della concezione di sant’Anna, la futura Immacolata, più che promessa, votata, consacrata, presantificata: addirittura immacolata, una femmina, da sempre purtroppo considerata emblema dell’instabilità della passione! </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Insomma si ravvisano toni di rivalsa. Perché la preghiera di Anna ha i suoi effetti. Quali? La reviviscenza di Gioacchino, specialmente in omelie bizantine, l’<i>eruditio puellae, </i>la madre che insegna alla fanciulla a leggere, anche nell’iconografia tarda, l’<i>ostensio</i> <i>pueri </i>e, del divino Infante, l’<i>ostensio</i> <i>naturae</i>, della ‘natura’, con cui anche i nostri vecchi intendevano il sesso. Il tutto da quei nidi e uccelli<i> </i>svolazzanti e canterini, invidiati da Anna, senza scomodare troppo il dottor Freud, ma fidando del linguaggio comune (C. Nardi, <i>Lo sposo e la sposa. Multiforme ierogamia nelle consegne dell&#8217;antica letteratura cristiana, </i>in <i>Religioni e società. Rivista di scienze sociali della religione</i><i> </i>16 [2001], 40-41, pp. 180-221; Id., <i>La grande Artemide. Introduzione ad Efeso cristiana</i>, in <i>La Lettera agli Efesini nel cristianesimo antico</i>, a cura di A. Lenzuni, Bologna 2008, pp. 19-63).</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>3. Acque feconde.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: medium;">Nella sua accorata preghiera nel </span><span style="font-size: medium;"><i>Protovangelo di Giacomo </i></span><span style="font-size: medium;">sant’</span><span style="font-size: medium;">Anna (si raccomanda e s’indirizza anche alle acque, vitali e feconde. Insomma, tutto il contrario del suo risecchire. C’è la memoria del brulicare genesiaco. Dopo il tripudio degli uccelli e la fecondità delle bestie terragnole, ci sono le realtà per noi inanimate, ma non così per gli antichi: le acque vitali, la terra madre. Qualche considerazione, a caldo o a freddo, ben sapendo che la bibliografia è sterminata. </span></span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Sì, il simbolismo dell&#8217;acqua è molteplice. Sa di reviviscenza. In effetti, l&#8217;esperienza dell&#8217;acqua ci strappa espressioni di rinascita. Dopo una doccia o un bagno viene da dire: ‘mi sento rivivere’, ‘rinascere’, dopo aver goduto le sensazioni dello sguazzare, superato il timore dell&#8217;immersione. L&#8217;acqua è connessa alle origini biologiche e alla loro percezione. Il patir la sete fa gridare: acqua. L&#8217;esperienza della sporcizia, della loia, fa invocare: acqua. Si beve, si ha bisogno di bere. Ci si lava, ci si vuol lavare. Insomma, acqua è vita. </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Dove c’è acqua, c’è vita. Nelle riflessioni degli antichi greci, &#8211; gl’inventori della filosofia, che vuol dire amore per il sapere -, l&#8217;elemento acqua è identificato con la <i>materia mater</i>, l&#8217;<i>hypokeímenon</i> aristotelico, materia prima che permane in tutte le ulteriori differenziazioni, suscettibile di assumere tutte le forme. </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Ci sono conferme biologiche. Ancora la biologia dà conferme, nella correlazione acquatica tra ontogenesi e filogenesi, tra il singolo essere vivente originato da un liquido seme e accagliatosi, come il latte in cacio (<i>sicut lac me coagulasti</i>, nel latino della <i>Vulgata </i>in <i>Giobbe, </i>in una delle lezioni del vecchio mattutino dei defunti), entro il liquido amniotico e la lenta storia dei viventi emersi dai mari. Talete ed Empedocle ci avevano azzeccato. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Come le cosmogonie mitiche. Perché non importa aspettare la filosofia greca. Anche in Omero tutto viene dall&#8217;acqua, dalla grande Teti. Le cosmogonie parlano di acque primordiali, femminili, materne, lunari, &#8211; l&#8217;Artemide efesina -, e di un rugiadoso seme divino, maschile paterno, solare, apollineo.</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Le cosmologie filosofiche tematizzano l&#8217;intuizione del mito da Talete di Mileto in poi: l&#8217;acqua è pura potenzialità suscettibile di ogni forma, “umile acqua” (san Francesco), materia madre. </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Insomma, nel mondo greco, secondo la cosmogonia di Omero, da Teti, ninfa marina, nacquero dei e uomini; Talete poneva come principio (<i>arché</i>), causa e al tempo stesso garanzia dell&#8217;esistenza di tutte le cose che sono, l&#8217;acqua, elemento che, immutabile, suscettibile di tutte le forme.</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Nell&#8217;Antico Testamento l&#8217;acqua è presentata come elemento primordiale già nella <i>Genesi</i>: «sulle acque caotiche» «si librava lo spirito di Dio», l&#8217;elemento fecondante, vitale, strutturante, significante rispetto alle acque, capaci di diventare tutto (Gen 1,2).</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Le sacre lettere danno conferma alla fenomenologia umana. La <i>Genesi </i>si apre con lo Spirito di Dio che «aleggiava sulle acque»: covava le acque, secondo tradizioni semitiche, per lo più siriache, acque potenzialmente ed effettivamente vitali.</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Non solo, se secondo una tradizione, con qualche conferma nella topografia di Gerusalemme la casa di Anna e Gioacchino, pastore, sarebbe stata attigua alla piscina probatica , la ‘vasca delle pecore’, &#8211; trasposizione arcaizzante della basilica bizantina dedicata ad Anna, ivi costruita, con l’ipotesi di una fondazione della chiesa sulla casa della titolare -, se la piscina probatica è collegata alla guarigione di un paralitico, insieme alla sua giustificazione, si tratta di acque in qualche modo battesimali. D’altra parte è difficile trovare acque ‘cristiane’ non connesse al battesimo. </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Acque battesimali, dunque. Anche in questo caso, con semplicità. Che ci vuole per battezzare? L’acqua. E’ la risposta più spontanea e immediata. E anche giusta. In effetti, il ‘battesimo’ presuppone un&#8217;‘immersione’: il greco <i>baptízein </i>‘battezzare’ proviene da <i>báptein </i>‘immergere’, come il tedesco <i>Taufe</i> e <i>taufen</i> ‘battesimo’ ‘battezzare’, da cui direttamente l’italiano ‘tuffo’ e ‘tuffare’. Mentre per gli altri sacramenti la Chiesa utilizza materia lavorata dall&#8217;uomo, l&#8217;acqua per il battesimo, primo sacramento, porta della salvezza (<i>ianua salutis</i>), è materia non manipolata (C. Nardi, <i>Dal tedesco</i> <i>“Taufe”. Tuffi e battesimo tra estetica ed etica</i>, in <i>Giornale di Bordo di storia, letteratura e arte</i> terza serie 38 [2015], pp. 21-28).</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Nella chiesa apostolica e immediatamente seguente si preferiva il battesimo nell&#8217;acqua corrente, raccomandato dalla <i>Didachè</i>. Filippo, uno dei sette scelti dagli apostoli, immerge il ministro della regina di Etiopia. Nel vangelo della Samaritana il ‘pozzo’ diventa «sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,10). Poi si adattarono a fonti battesimali anche i bagni in cui gli antichi passavano parte del pomeriggio a rilassarsi. Già, perché anche dopo un bagno ci si sente rivivere. </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">D’altra parte l’acqua ha molto da dire. A maggior ragione l’acqua materia del battesimo, come dicevano con la teologia i catechismi. Nella tipologia del diluvio è la morte di un eone e la nascita di un nuovo eone, con l&#8217;alleanza attraverso l&#8217;arca, prefigurazione della Chiesa (Gen 6-9). L&#8217;altra tipologia veterotestamentaria è il passaggio del mar Rosso nell&#8217;esodo, sintetizzata da un lato nel <i>praeconium</i> <i>paschale</i>, dall&#8217;altro lato nell&#8217;odierna benedizione dell&#8217;acqua battesimale, quindi il battesimo si collega all&#8217;attualizzazione della Pasqua dell&#8217;Antico Testamento nella nuova Pasqua cristiana, che è efficace per il fedele attraverso il segno del Battesimo. A questo proposito nell&#8217;antichità cristiana ci sono due concezioni della Pasqua: Pasqua come Passio, come Passione, quindi il Battesimo diventa la partecipazione alla Passione e morte di Cristo, la quale ha già in se la risurrezione (il greco <i>pascha</i> per paretimologia da <i>paschein</i> soffrire); e Pasqua come <i>transitus</i>, passaggio, e abbiamo allora, secondo la lettura più corretta dell&#8217;Esodo, il passaggio dall&#8217;Egitto (che rappresenta il peccato, l&#8217;idolatria, la morte, ecc.) alla libertà.</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Il battesimo è quindi gravido di significati, e d&#8217;altra parte l&#8217;itinerario battesimale serve per capire la struttura del battistero: c&#8217;è la creazione a partire dal caos, dalla <i>ataxia</i> platonica della <i>chora,</i> dallo spazio indifferenziato, alla <i>taxis</i>, all&#8217;ordine e quindi alla vita; c&#8217;è il passaggio del popolo dalla morte dell&#8217;Egitto alla vita, dalla schiavitù del peccato alla libertà.</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">C&#8217;è il passaggio di Cristo da questo mondo al Padre nella sua morte e risurrezione, c&#8217;è il passaggio del cristiano dall&#8217;uomo vecchio all&#8217;uomo nuovo nel battesimo, al Figlio di Dio, al bambino spirituale. Dunque il battesimo d&#8217;acqua contiene tutto, dal mistero cosmico (in riferimento alla creazione) al discorso storico (la storia del passaggio del Mar Rosso; e l&#8217;evento Cristo, evento <i>hic</i> <i>et nunc</i>) ma nello stesso tempo all&#8217;escatologia; Clemente Alessandrino infatti intravede nel Battesimo un &#8216;proto-purgatorio&#8217; come &#8216;Pasqua in atto&#8217;, come cammino dell&#8217;anima verso la sua divinizzazione; del resto il Purgatorio dantesco oltre ad una dimensione penitenziale (<i>sette P ne la fronte mi descrisse col punton della spada</i>) ha anche una dimensione battesimale, infatti Dante fa un bagno nel Lete.</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Bagno &#8230; <i>regressus in uterum, ingressus in uterum, egressus ex utero.</i> Acque garanzia di rinascita. E si può dire: Il tutto nel battesimo. E il tutto, antropologico e cosmico, si ripresenta, assunto, nel battesimo, ‘immersione’ in greco, <i>Taufe </i>in tedesco, il nostro ‘tuffo’: non c&#8217;è che far mente locale, con una sintesi fantastica tra spiaggia e chiesa, alla molteplice ritualità del battesimo, del battesimo specialmente nell&#8217;ambito della veglia pasquale, ritualità attuale felicemente patristica, liturgia pasquale di immersione nelle tenebre, nelle acque, ed emersione alla luce, alla vita, al profumo del crisma, al banchetto nuziale. Il tutto ancora nella vita personale cristiana: morte e vita in Cristo crocifisso e risorto, dal battesimo all&#8217;identificazione paolina con Cristo: un morire e vivere, un vivere e morire in Cristo crocifisso e risorto. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Anche sotto questo aspetto si ritrova la vicenda di Anna, che sembra assumere connotati di profezia battesimale.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><i>4. Tra le filastrocche. </i></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: medium;">A proposito di saggezza popolare, non posso fare a meno di integrare il contributo in </span><span style="font-size: medium;"><i>Sant’Anna dei Fiorentini,</i></span><span style="font-size: medium;"> sotto citato, con l’apporto di un’altra fonte, la Lola del Chiavaccini, parrocchiana di Santa Maria a Quinto in Sesto Fiorentino, da testimonianza ricevuta addì 31 di maggio ’04, la festa della visita della Madonna a sant’Elisabetta, &#8211; siam sempre nei vangeli dell’infanzia e nei misteri gaudiosi del rosario … L’aggiungo a una filastrocca con cui concludevo il mio articolo su sant’Anna. Eccone la </span><span style="font-size: medium;"><i>varia lectio </i></span><span style="font-size: medium;">questa sestese rispetto alla pistoiese: </span></span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>Anna, sant&#8217;Anna, foste balia e mamma.</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>Quarant’anni viveste e non aveste </i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>né figli né figliole!</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>Un dì dal cielo un angiol fu calato </i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>e disse ad Anna: Una figlia avrai:</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>la gran Madre di Dio partorirai.</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>Si formulano voti e si dice: </i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>Se questa grazia io la devo avere,</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>fatemela sognare, e vedere</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>chiesa parata,</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>prato fiorito</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>e tavola apparecchiata.</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>Se questa grazia non la devo avere,</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>fatemi sognare e vedere</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>acqua corrente,</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>fuoco ardente,</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>spada pungente</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>che non faccia male ad alcuna gente.</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><i>E si conclude con tre ave, pater, gloria.</i></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;">Provar per credere?! </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Non è proprio una preghiera da approvazione ecclesiastica, ma tra quello che gira la ci potrebbe stare e poi nessuno la prenderebbe troppo sul serio, e non farebbe un gran male. Anzi, sant’Anna vi si mostra ancora mamma e nonna premurosa, e c’è da ben sperare per qualche acquata davvero provvidenziale. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: medium;">Per chi volesse approfondire ulteriormente, cf. C. Nardi, </span><span style="font-size: medium;"><i>Acque del Mediterraneo. Esperienza umana, interpretazione cristiana, </i></span><span style="font-size: medium;">in </span><span style="font-size: medium;"><i>Giornale di Bordo di storia, letteratura ed arte</i></span><span style="font-size: medium;"> terza serie 13 [2004], pp. 44-46; cf. H. Rahner,</span><span style="font-size: medium;"><i> L&#8217;ecclesiologia dei Padri. Simboli della Chiesa</i></span><span style="font-size: medium;">, Roma 1971, pp. 865-938; M. Eliade, </span><span style="font-size: medium;"><i>La nascita mistica. Riti e simboli d&#8217;iniziazione</i></span><span style="font-size: medium;">, Brescia 1974, pp. 171-178; I</span><span style="font-size: medium;">d</span><span style="font-size: medium;">., </span><span style="font-size: medium;"><i>Trattato di storia delle religioni</i></span><span style="font-size: medium;">, Torino 1954, pp. 193-221). E per riprendersi dalle paturnie meglior non c’è che </span><span style="font-size: medium;"><i>I grilli </i></span><span style="font-size: medium;">(anno 1856), autore Antonio Guadagnoli (1798-1858) (in </span><span style="font-size: medium;"><i>Gosto e Mea. I grilli. Il movimento. Epistola</i></span><span style="font-size: medium;">, a cura di G. Amerighi, per la Libreria Editrice Fiorentina), benemerito de </span><span style="font-size: medium;"><i>Il vero Sesto Cajo Baccelli. Guida dell’agricoltore. Lunario per l’anno </i></span><span style="font-size: medium;">tra le mie mani, ossia del nonno </span><span style="font-size: medium;"><i>1959. Edizione C. Ruffilli. Firenze (315)</i></span><span style="font-size: medium;">.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2021/santanna-tra-dolci-nidi-acque-feconde-e-i-canti-di-gioia">Sant’Anna tra dolci nidi, acque feconde e i canti di gioia.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>In compagnia di soldatacci. A partire da una paginetta linda e cara di Luca Mazzinghi.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2021/in-compagnia-di-soldatacci-a-partire-da-una-paginetta-linda-e-cara-di-luca-mazzinghi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 20:13:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2021]]></category>
		<category><![CDATA[febbraio 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Nardi · In questo Natale ho ricevuto un piccolo scritto che in pensiero e bontà molto dona, autore Luca Mazzinghi con un Natale del Signore 2020. Parrocchia di san Romolo a Bivigliano (in Vaglia di Firenze). “La Chiesa di santa Maria in Trastevere fu fondata nel III secolo d.C. nel luogo ove sorgeva [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-9779" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/01/Santa-Maria-Trastevere-Cavallini-Nativita-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/01/Santa-Maria-Trastevere-Cavallini-Nativita-300x199.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/01/Santa-Maria-Trastevere-Cavallini-Nativita-754x500.jpg 754w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/01/Santa-Maria-Trastevere-Cavallini-Nativita-768x509.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/01/Santa-Maria-Trastevere-Cavallini-Nativita-640x425.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/01/Santa-Maria-Trastevere-Cavallini-Nativita-207x136.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/01/Santa-Maria-Trastevere-Cavallini-Nativita-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/01/Santa-Maria-Trastevere-Cavallini-Nativita.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Carlo Nardi · In questo Natale ho ricevuto un piccolo scritto che in pensiero e bontà molto dona, autore Luca Mazzinghi con un <i>Natale del Signore 2020. Parrocchia di san Romolo a Bivigliano (in Vaglia di Firenze).</i> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Chiesa di santa Maria in Trastevere fu fondata nel III secolo d.C. nel luogo ove sorgeva un ospizio per sodati in pensione (<i>taberna meritoria</i>). Una leggenda narra che in questo luogo, nel 38 a.C., fosse scaturita per un giorno e una notte una fonte di olio minerale confluita fino nel Tevere; i cristiani vedranno poi in questo fatto il segno della grazia di Dio che, come la nascita di Gesù, l’unto del Signore, si spande per il mondo intero. L’episodio leggendario è ripreso nel mosaico di Pietro Cavallini (1291) che raffigura la <i>taberna </i>e la <i>fons olei </i>che fluisce nel Tevere, ponendola ai piedi della scena della natività. La scena è dominata dalla presenza di Maria; da un lato, un pensoso Giuseppe incarna tutti i dubbi e le domande che l’umanità che si porta dietro, di fronte all’evento del Natale: sono anche i nostri dubbi su Dio, in questo tempo di pandemia. Dall’altro lato della scena, un angelo porge ai pastori il lieto annuncio della nascita del figlio di Dio. Quel bambino in fasce, sotto lo sguardo un po’ preoccupato di Maria, è per chi lo accoglie il segno della presenza di Dio nel nostro mondo: un Dio che condivide la nostra fragilità umana. Il Dio fatto uomo rende ogni essere umano ugualmente importante davanti a lui e fa di ognuno di noi un fratello e sorella di chiunque incontriamo sul nostro cammino. Questo Natale in tempi così difficili sia per ognuno di noi un natale di fraternità”. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo scritto, che in poche parole ha detto tutto quanto, mi spinge a rimuginare su quello che vogliono dire per me questi punti, perché non sono soltanto parole, ma anche vite di uomini e di donne che ora mi son nella mente. Quali? In specie i gladiatori e simili, da accordare niente meno che con la Santa Famiglia che è Gesù, Giuseppe e Maria; vale a dire, unire il sacro col profano, ossia le gentacce e l’impossibile, ambedue situazioni umane così diverse e così vicine. Anche nei nostri pensieri, per lo più strampalati.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-9780" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/01/big-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/01/big-216x300.jpg 216w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/01/big-359x500.jpg 359w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/01/big.jpg 460w" sizes="auto, (max-width: 216px) 100vw, 216px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Forse ritorno bambino grandicello quando babbo e mamma mi raccontavano della poderosa <i>Tunica</i> del 1953 con Richard Burton e <i>Il Gladiatore</i> del 1954, mentre un altro <i>Gladiatore</i> apparirà nel 2000, diretto da Ridey Scott con Russell Crowe, e dunque film a iosa. Ma anche letteratura, e da ultimo la seconda edizione del libro di Piero Bargellini sulla vita di Gesù (<i>Lui. Racconti della vita di Gesù. Introduzione dell’abate Bernardo Gianni</i>, Firenze 2020), dedicato a don Giulio Facibeni e proposto alla diocesi dall’arcivescovo Giuseppe Betori. La lettura in questi giorni di un capitolo particolarmente intenso in cui si descrive la passione dal punto di vista di un soldato romano, mi è balzato agli occhi un collegamento con il milite dell’affresco. Scrive Bargellni: “e nel passargli davanti, chi gli dava con la canna in testa, chi gli sputava in viso, chi gli sonava una ceffata. Ma quel divertimento ci venne presto a noia. Non c’era soddisfazione con lui. … Tutti eravamo di cattivo umore, scontenti e annoiati. Soltanto lui, sulla pana, con quello straccio rosso, quella corona di spine, quella canna fra le mani, il viso tumefatto dalle percosse e lordo agli sputi, restava sereno e dignitoso. Sembrava un vero re: il sovrano di un regno che noi, soldati, non avevamo mai creduto che esistesse” (p. 76). Per comprendere il senso di questa descrizione basta leggere la postfazione di don Corso Guicciardini: “il merito di Piero Bargellini consiste nel dar voce alla fede e al sacrificio di tanti uomini e donne che hanno accettato di parlare di Gesù. … L’autore non offre qualcosa di inventato, ma una delle dimensioni più autentiche di Gesù Cristo, una vera e propria ispirazione che trasmette ai suoi amici uomini”. Aggiungerei che non parla soltanto di Gesù, ma anche delle persone intorno a lui, come il soldato romano, malvagio sì, ma che già sente il peso della futilità del male. Sarà poi riuscito a toccare la fonte dell’olio come il suo collega nell’affresco trasteverino? Lo speriamo, e lo auguriamo anche a noi. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/febbraio-2021/in-compagnia-di-soldatacci-a-partire-da-una-paginetta-linda-e-cara-di-luca-mazzinghi">In compagnia di soldatacci. A partire da una paginetta linda e cara di Luca Mazzinghi.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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