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	<title>don Alessandro Clemenzia 2020 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
	<lastBuildDate>Fri, 29 Oct 2021 12:37:22 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Responsabilità sociale dell’impresa e magistero papale.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2021/responsabilita-sociale-dellimpresa-e-magistero-papale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Parenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2021 13:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2021]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Parenti · Un mio anziano amico, già direttore generale e amministratore delegato di alcune tra le primarie compagnie di assicurazione italiane, mi ha confessato che nel corso della sua vita ha spesso ripensato a suo padre, il quale temeva che fosse troppo sensibile e quindi potesse essere fuorviato da persone poco corrette e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10114" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/04/Business-Roundtable-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/04/Business-Roundtable-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/04/Business-Roundtable.jpg 480w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Carlo Parenti · Un mio anziano amico, già direttore generale e amministratore delegato di alcune tra le primarie compagnie di assicurazione italiane, mi ha confessato che nel corso della sua vita ha spesso ripensato a suo padre, il quale temeva che fosse troppo sensibile e quindi potesse essere fuorviato da persone poco corrette e a sua madre, che gli insegnava ad avere rispetto per chi era più anziano di lei (mi viene in mente il tema caro a Francesco sull’importanza dell’insegnamento dei nonni). Ambedue gli hanno trasmesso principi indelebili di rettitudine e di onestà. Tali insegnamenti gli sono tornati alla mente negli anni, quando ha dovuto prendere atto che ai vertici delle Società spesso arrivavano persone non adeguate né sul piano etico né su quello professionale. Esse manifestavano la costante volontà di realizzare disegni immaginati soprattutto per produrre interessi personali, comunque particolari a vantaggio solo di pochi, indipendentemente dalle ricadute sull’azienda e sui lavoratori. Oggi , quando ha raggiunto gli 83 anni, può dire che la corazza costruita su di lui da suo padre, con il suo illuminato esempio, è stata sufficiente a respingere ogni attacco, anche quelli più pericolosi. Si è convinto, alla fine, che l’integrità ha un prezzo, ma che questo prezzo, per quanto alto sia, vale sempre la pena pagarlo. E posso testimoniare che ha personalmente molto “<i>pagato</i>” per salvare aziende da mani rapaci di furfanti travestiti da illuminati manager. Senza arricchirsi! E subendo ingiustizie.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Può sembrare che questo sia un discorso da libro Cuore, il romanzo ottocentesco di Edmondo De Amicis, che tratta col linguaggio del tempo, anche in modo paternalistico, di forti valori morali, familiari, fraterni, di relazioni sociali solidaristiche ed eque. Può sembrare…e Roberto se ne rende conto a costo di apparire patetico e nostalgico! </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma il richiamo ai principi e alla correttezza ed equità nelle relazioni è in realtà molto moderno e anche nel mondo delle imprese si è finalmente fatto largo e se ne è compresa l&#8217;importanza. Mi riferisco primariamente  ai principi di <i>Corporate Governance</i>, cioè agli elementi propri di un corretto governo societario che includono principi come onestà, fiducia, apertura mentale, orientamento ai risultati, responsabilità, rispetto reciproco e impegno nella società.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È importante quindi che la direzione e il management sviluppino un modello di governo che allinei i valori dei vari partecipanti della società, e che provveda a un controllo periodico &#8211; anche attraverso funzioni quali la Compliance, il Risk Management, l’Audit &#8211; dell&#8217;efficienza del modello. In particolare, il senior management deve impegnarsi in maniera etica e onesta, soprattutto di fronte a conflitti di interesse reali o apparenti. Vanno garantiti diritti e trattamento equo degli azionisti. Si deve  assicurare a tutti i soggetti, individui od organizzazioni, attivamente coinvolti nella attività d&#8217;impresa (<i>stakeholder</i> quali, ad esempio &#8211; oltre ai soci di maggioranza e minoranza &#8211; lavoratori dipendenti, collaboratori autonomi, clienti, fornitori, parti sociali, finanziatori). il rispetto dei loro interessi. Va quindi usata chiarezza  e verità nei report finanziari, equità e proporzionalità nelle retribuzioni, attenzione reale ai bisogni dei clienti e al rispetto dell&#8217;ambiente naturale e sociale. Tutto questo ha significativamente trovato ulteriore spazio nel concetto di <i>Responsabilità Sociale d&#8217;Impresa.</i> Cioè  l&#8217;idea che &#8211; dopo quelle economiche &#8211; le performance e le esternalità sociali delle aziende siano qualcosa di imprescindibile. E molte realtà imprenditoriali si sono interrogate in maniera sempre più attenta e puntuale sul proprio ruolo all&#8217;interno della società. Proprio in questo solco nell&#8217;agosto 2019 le grandi corporation della &#8220;<i>Business Roundtable</i>&#8221; &#8211; associazione che riunisce i vertici di alcune delle principali imprese USA &#8211; hanno sottoscritto un documento attraverso il quale i loro manager si sono impegnati a ripensare le proprie decisioni in base all&#8217;impatto che queste possono avere sull&#8217;ambiente e sulle comunità locali.<img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-10115" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/04/download.png" alt="" width="270" height="187" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una &#8220;dichiarazione d&#8217;intenti&#8221; condivisa da ben181 tra i più importanti &#8220;colossi&#8221; americani (quali Amazon, Google, General Motors, JPMorgan, Johnson &amp; Johnson, Apple, Boeing, etc), che, inoltre, si focalizza anche sul citato rapporto tra le imprese e i loro stakeholder, sia interni che esterni, impegnando i vertici delle corporation ad agire in maniera corretta ed etica nei loro confronti, nel pieno rispetto dei dipendenti, dei fornitori e dei consumatori.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La dichiarazione contiene tre punti fondamentali.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In primo luogo le multinazionali si impegnano a sviluppare una supply chain (catena di distribuzione) etica: ciò comporta maggiore attenzione verso tutti i fornitori e, ovviamente, verso tutte le piccole e medie imprese che interagiscono a vari livelli con queste grandi società. Il secondo punto è dedicato ai dipendenti, che vanno valorizzati promuovendo politiche di formazione continua e iniziative di welfare, come sanità integrativa e previdenza complementare. L&#8217;ultimo aspetto riguarda le comunità locali: l&#8217;impegno è quello di supportare e promuovere le realtà in cui le aziende operano, anche (e soprattutto) sotto il profilo ambientale.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tutto questo segna un evidente punto di discontinuità all&#8217;interno della cultura liberale e di mercato che, finora, ha sempre sostenuto e insegnato che l’impegno dell’impresa è innanzitutto nei confronti dei propri azionisti: produrre utili, distribuire dividendi, massimizzare il valore d&#8217;impresa per gli shareholders. Poco spazio quindi alla responsabilità sociale d’impresa. So che negli ultimi 15 anni le aziende Usa hanno distribuito ben il 94% dei profitti agli azionisti.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oggi invece- <u>e speriamo che siano fatti e non parole</u>&#8211; si afferma che “I datori di lavoro stanno investendo nei lavoratori e nelle comunità perché sanno che questo è l’unico modo per avere successo a lungo termine”. Così il capo della &#8220;<i>Business Roundtable</i>&#8220;, che è l’amministratore delegato di JPMorgan Chase &amp; Co., la più grande banca al mondo. Ciò nell&#8217;ottica della sostenibilità, responsabilità sociale, ecologia integrale, economia circolare. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Concetti al centro della Laudato Sì di papa Francesco, che sul tema si è più sinteticamente espresso in una intervista (<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/intervista-papa-francesco-i-soldi-non-si-fanno-i-soldi-ma-il-lavoro-AEf2V5lF" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vedi</a>) </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">al Sole 24 Ore del 7 settembre 2018. Una vera e fondamentale lezione di gestione d’impresa.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vi sono indicazioni importanti. Riprendono appunto i fondamentali temi della sua enciclica “Laudato si’” -sulla “cura della casa comune”- per lavoro e dignità, persona, sviluppo e giustizia sociale e della “Evangelii Gaudium” (“La vocazione di un imprenditore è un nobile lavoro, sempre che si lasci interrogare da un significato più ampio della vita”, nel contesto di una ‘economia giusta’ che sappia andare oltre ‘il feticismo del denaro’”). E rilanciano in modo nuovo i grandi temi del rapporto tra la Chiesa e l’economia, dalla “Gaudium et spes” del 1965 alla “Populorum progressio” di Paolo VI del marzo 1967 sino alla “Caritas in veritate” di Benedetto XVI del giugno 2009, sulla grande traccia della “Rerum novarum” di Leone XIII del 1891, le radici della “dottrina sociale” della Chiesa.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2021/responsabilita-sociale-dellimpresa-e-magistero-papale">Responsabilità sociale dell’impresa e magistero papale.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Locale e universale nell’enciclica Fratelli tutti</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/dicembre-2020/locale-e-universale-nellenciclica-fratelli-tutti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2020 19:41:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · Nella lettera Enciclica Fratelli tutti emerge una tensione tra due lemmi, apparentemente contraddittori, ma che esprimono l’opposizione presente nella natura stessa della realtà: l’universale e il locale. La relazione tra questi sta particolarmente a cuore a Papa Francesco, tanto che da essa egli fa scaturire il significato di “periferia”, termine altrettanto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-9556" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/fratelli-tutti-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/fratelli-tutti-207x300.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/fratelli-tutti-345x500.jpg 345w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/fratelli-tutti-768x1112.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/fratelli-tutti-1061x1536.jpg 1061w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/fratelli-tutti-640x926.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/fratelli-tutti.jpg 1200w" sizes="(max-width: 207px) 100vw, 207px" />di Alessandro Clemenzia · Nella lettera Enciclica <i>Fratelli tutti</i> emerge una tensione tra due lemmi, apparentemente contraddittori, ma che esprimono l’opposizione presente nella natura stessa della realtà: l’universale e il locale. La relazione tra questi sta particolarmente a cuore a Papa Francesco, tanto che da essa egli fa scaturire il significato di “periferia”, termine altrettanto centrale nel suo pensiero. A tale proposito, grande è l’influsso che la studiosa Amelia Lezcano Podetti e il tomista uruguayano Alberto Methol Ferré hanno esercitato sulla formazione intellettuale di Bergoglio: in particolare da loro il Papa ha appreso una forma dialettica (non hegeliana) del pensare, capace di tenere insieme poli opposti, non contraddittori. Un metodo certamente acquisito negli anni di studio del giovane gesuita argentino, soprattutto (come ha ben sottolineato il filosofo Massimo Borghesi nel suo libro <i>Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale</i> [Jaca Book 2017]), nel suo incontro con gli scritti di Romano Guardini e nell’interpretazione offerta da p. Gaston Fessard degli <i>Esercizi</i> <i>spirituali</i> di Ignazio di Loyola. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Già in <i>Evangelii gaudium</i> Papa Francesco aveva esplicitato questo metodo attraverso alcune coppie polari (pienezza-limite; idea-realtà; globalizzazione-localizzazione), come si legge nella spiegazione dei quattro principi: il tempo è superiore allo spazio; l’unità è superiore al conflitto; la realtà è superiore all’idea; il tutto è superiore alla parte. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Da tale approccio dialettico si può affermare che la verità è sempre dinamica, non statica, è una forza sinfonica e armonica che scaturisce dalla relazione tra elementi opposti, mai monolitica e monotona: ciò significa che la distinzione – anche lì dove si manifesta nella massima tensionalità – è il luogo in cui la Verità continua incessantemente a donarsi all’uomo.</span></span></p>
<div id="attachment_9558" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9558" class="wp-image-9558 size-medium" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/Amelia-Podetti-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/Amelia-Podetti-300x186.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/Amelia-Podetti-430x268.jpg 430w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/Amelia-Podetti.jpg 433w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-9558" class="wp-caption-text">Amelia Lezcano Podetti</p></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il tema del rapporto dinamico tra universale e locale, soprattutto per quanto concerne l’ambito delle relazioni internazionali, era stato già riportato in <i>Evangelii gaudium</i>, citato espressamente da <i>Fratelli tutti</i> proprio all’inizio della riflessione su questo argomento: «Tra la globalizzazione e la localizzazione si produce una tensione. Bisogna prestare attenzione alla dimensione globale per non cadere in una meschinità quotidiana. Al tempo stesso, non è opportuno perdere di vista ciò che è locale, che ci fa camminare con i piedi per terra. Le due cose unite impediscono di cadere in uno di questi due estremi: l’uno, che i cittadini vivano in un universalismo astratto e globalizzante, […]; l’altro, che diventino un museo folkloristico di “eremiti” localisti, condannati a ripetere sempre le stesse cose, incapaci di lasciarsi interpellare da ciò che è diverso e di apprezzare la bellezza che Dio diffonde fuori dai loro confini» (<i>Eg</i> 234). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Papa Francesco introduce tale riflessione parlando di “sapore locale” (nn. 143-145) e “orizzonte universale” (nn. 146-150), entrambi necessari per un’esistenza concreta integrale: la perdita di uno dei due elementi porterebbe «a una deformazione e a una polarizzazione dannosa» (n. 142).</span></span></p>
<div id="attachment_9559" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9559" class="size-medium wp-image-9559" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/methol-bergoglio-copy-2-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/methol-bergoglio-copy-2-300x187.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/12/methol-bergoglio-copy-2.jpg 458w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-9559" class="wp-caption-text">Alberto Methol Ferré</p></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Bergoglio menziona la dimensione locale facendo riferimento al rapporto tra dialogo (che presuppone la presenza dell’altro) e identità personale, spesso colti tra loro in modo contrapposto. La prima affermazione è che non ci può essere l’uno senza l’altra: «Non mi incontro con l’altro se non possiedo un substrato nel quale sto saldo e radicato, perché su quella base posso accogliere il dono dell’altro e offrirgli qualcosa di autentico» (n. 143). Eppure Papa Francesco non si ferma a spiegare l’importanza del rapporto tra i due poli in opposizione (universale e locale), ma spiega anche la profonda interazione tra loro, tanto che l’uno ha delle immediate ripercussioni sull’altro. Per questa ragione è di fondamentale importanza conservare entrambi i poli e la tensione tra loro. Il poliedro è l’immagine migliore per descrivere una tale complessa realtà, «dove, mentre ognuno è rispettato nel suo valore, “il tutto è più delle parti, ed è anche più della loro semplice somma”» (n. 145).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’attenzione all’identità, tuttavia, non va confusa con un narcisismo localistico che mira soltanto a preservare il proprio; e qui ci si introduce nell’altro polo, nell’universale, in assenza del quale «la vita locale non è più veramente recettiva» (n. 146). È, infatti, grazie all’ampiezza della mente e del cuore che si può arrivare a un’interpretazione del locale, in quanto ciascuno può guardarsi in modo più vero soprattutto attraverso lo sguardo dell’altro: «Guardando se stessi dal punto di vista dell’altro, di chi è diverso, ciascuno può riconoscere meglio le peculiarità della propria persona e della propria cultura» (n. 147).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ma in cosa consiste questo “universale” o “globale” di cui si parla? Si tratta di molto più che della somma dei locali, è la medesima dinamica comunionale tra loro: «Conviene ricordare che la società mondiale non è il risultato della somma dei vari Paesi, ma piuttosto è la comunione stessa che esiste tra essi, è la reciproca inclusione, precedente rispetto al sorgere di ogni gruppo particolare» (n. 149). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’universale, dunque, precede il locale ed è l’esperienza relazionale attraverso cui i molti possono divenire (trinitariamente) “uno”.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/dicembre-2020/locale-e-universale-nellenciclica-fratelli-tutti">Locale e universale nell’enciclica Fratelli tutti</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Lo stile mariano della Chiesa in Papa Francesco</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2020/lo-stile-mariano-della-chiesa-in-papa-francesco</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2020 18:07:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2020]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · «La mariologia oggi serve alla Chiesa e al mondo?». Con questa domanda provocatoria Papa Francesco ha introdotto un’interessante riflessione sull’importanza dello stile mariano in teologia e, in particolare, in ecclesiologia. Si tratta di un discorso tenuto ai docenti e studenti della Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” di Roma (24 ottobre 2020), in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-9399" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/Our_Mother_of_Perpetual_Help-243x300.jpg" alt="" width="243" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/Our_Mother_of_Perpetual_Help-243x300.jpg 243w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/Our_Mother_of_Perpetual_Help.jpg 372w" sizes="auto, (max-width: 243px) 100vw, 243px" />di Alessandro Clemenzia · «La mariologia oggi serve alla Chiesa e al mondo?». Con questa domanda provocatoria Papa Francesco ha introdotto un’interessante riflessione sull’importanza dello stile mariano in teologia e, in particolare, in ecclesiologia. Si tratta di un discorso tenuto ai docenti e studenti della Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” di Roma (24 ottobre 2020), in occasione del settantesimo anniversario della sua fondazione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La risposta affermativa alla domanda posta circa l’importanza della mariologia trova nel Concilio Vaticano II, e in particolare nell’VIII capitolo della costituzione dogmatica <i>Lumen gentium</i>, il suo più vero orizzonte di comprensione. Maria è descritta come <i>madre</i> e come <i>donna</i>.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La maternità è qualcosa di totalmente coinvolgente per la Chiesa, in quanto anch’essa, per corrispondere al disegno di Dio sull’umanità, ha un «cuore materno che batte per l’unità», capace di generare e rigenerare ogni giorno la vita dei suoi figli con tenerezza e gratuità (sfuggendo, in questo modo, le logiche mondane dell’utile e del profitto). La maternità genera figliolanza e, di conseguenza, è la causa della fraternità: è interessante come il Papa citi a tale proposito la sua ultima enciclica Fratelli tutti, lì dove afferma che «per molti cristiani, questo cammino di fraternità ha anche una Madre, di nome Maria. Ella ha ricevuto sotto la Croce questa maternità universale (cfr <i>Gv</i> 19,26) e la sua attenzione è rivolta non solo a Gesù ma anche al “resto della sua discendenza” (<i>Ap</i> 12,17). Con la potenza del Risorto, vuole partorire un mondo nuovo, dove tutti siamo fratelli, dove ci sia posto per ogni scartato delle nostre società, dove risplendano la giustizia e la pace» (n. 278).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La maternità è un’identità che non ha paura di aprirsi alla presenza dell’altro: anzi, la sua specificità viene affermata proprio nel momento in cui è capace di mettersi totalmente in gioco per generare la vita a un altro e offrirgli così un futuro.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">«Come la madre fa della Chiesa una famiglia, così la donna fa di noi un popolo»: e qui viene introdotto l’altro termine-chiave della riflessione, vale a dire l’essere donna. Il Papa recupera l’apporto peculiare di Maria nella storia della salvezza, che consiste nell’aver portato Dio nel mondo, e invita la Chiesa a imitarne «l’ingegno e lo stile». La prima a trovarne giovamento sarebbe proprio la teologia, per evitare di cadere nel concettualismo e nell’astrattismo e per rimanere «delicata, narrativa, vitale». Questo è un punto fermo nella riflessione di Papa Francesco: una teologia “narrativa” è quella che parte dalla concretezza della realtà, è quella che chiede al credente non solo di avere uno sguardo capace di interpretare il senso del reale, ma anche di saper “toccare” la concretezza dell’esistenza. I due sensi fondamentali per l’antropologa di Bergoglio – come ha scritto chiaramente Massimo Borghesi (M. Borghesi, <i>Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale</i>, Jaca Book, 2017) – sono il vedere e il toccare. In questo Papa Francesco è fortemente influenzato dalla spiritualità ignaziana, come egli ha avuto occasione di affermare in un’altra occasione: «Per sant’Ignazio i grandi princìpi devono essere incarnati nelle circostanze di luogo, di tempo e di persone» (Papa Francesco, <i>La mia porta è sempre aperta</i>, Rizzoli 2013). È questa la concretezza che offre al pensiero uno stile “narrativo”. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Continua Francesco, la mariologia «può contribuire a portare nella cultura, anche attraverso l’arte e la poesia, la bellezza che umanizza e infonde speranza». Anche questo è un altro punto essenziale nella riflessione del Papa e anche del suo stesso modo di comprendere l’essere, come unità dei trascendentali; come ha avuto modo di affermare il cardinale Bergogli, prima della sua elezione a Sommo Pontefice, la verità, la bontà e la bellezza sono inseparabili: «Nel cittadino deve svilupparsi questa dinamica della verità, insieme alla bontà e alla bellezza. Se ne manca una, l’essere si frattura, si idealizza, diventa un’idea, non è reale. Devono procedere insieme, non disgiungersi» (J.M. Bergoglio, <i>Noi come cittadini, noi come popolo</i>, Jaca Book, p. 49).<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-9400" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/Madia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/Madia-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/Madia-751x500.jpg 751w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/Madia-768x512.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/Madia-640x426.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/Madia-140x94.jpg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/11/Madia.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></p>
<p align="justify"><a name="_GoBack"></a> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">E proprio perché la Chiesa, sposa di Cristo, è donna, essa è chiamata a realizzare al suo interno spazi più dignitosi per la donna, a partire dalla comune dignità battesimale. Questa sottolineatura al fondamento del battesimo, per far scaturire da esso il ruolo della donna nella Chiesa, torna spesso nella riflessione del Papa, proprio per evitare due grandi tentazioni: il femminismo, che parla di un diritto che deve essere concesso in virtù della distinzione sessuale e non in forza del battesimo, e il clericalismo, che porta con sé l’idea del potere a discapito dell’intero Popolo di Dio. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il saluto di Papa Francesco al Marianum termina con l’immagine tratta da un mosaico di padre Rupnik, dove la grandezza di Maria sta nel porre, al centro della scena, il figlio: «Lei riceve Gesù, e con le mani, come scalini, lo fa scendere»; si tratta della condiscendenza, della <i>synkatabasis</i> di Cristo attraverso la Madre. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ma allora, «chi è Maria per noi?», si domanda il Papa. Ella è «colei che, per ognuno di noi, fa scendere Cristo». Questo è lo stile mariano che la Chiesa deve assumere, per vivere quell’identità aperta, capace di vivere il proprio protagonismo nel porre sempre Cristo al centro della scena. Questo è anche l’insegnamento che ci ha lasciato la <i>Lumen gentium</i> su la natura e la missione della Chiesa. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2020/lo-stile-mariano-della-chiesa-in-papa-francesco">Lo stile mariano della Chiesa in Papa Francesco</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Circa la validità del Battesimo conferito con la formula «Noi ti battezziamo»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2020/circa-la-validita-del-battesimo-conferito-con-la-formula-noi-ti-battezziamo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2020 06:37:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2020]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · «Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche» (SC 7). Con queste parole, estrapolate dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium, viene affermata una verità di fondamentale importanza per l’esperienza cristiana, tanto da innervare l’intera vita liturgico-sacramentale della Chiesa. Tale citazione è stata presa come punto di riferimento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/250px-SantAgostino-dIppona.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-9305" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/250px-SantAgostino-dIppona-250x300.jpg" alt="250px-Sant'Agostino-d'Ippona" width="250" height="300" /></a>di Alessandro Clemenzia · «Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche» (SC 7). Con queste parole, estrapolate dalla Costituzione <i>Sacrosanctum Concilium</i>, viene affermata una verità di fondamentale importanza per l’esperienza cristiana, tanto da innervare l’intera vita liturgico-sacramentale della Chiesa. Tale citazione è stata presa come punto di riferimento anche dal “Responsum” della Congregazione per la Dottrina della Fede per risolvere un dubbio sulla validità del Battesimo conferito con la formula “Noi ti battezziamo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”: si tratta di una nota dottrinale, recentemente uscita (06.08.2020), sulle arbitrarie modifiche delle formule sacramentali stabilite dai testi liturgici della Chiesa, al fine di evitare interpretazioni e prassi disorientanti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">I quesiti posti sono i seguenti. Nel primo ci si chiede se sia valido il Battesimo conferito con la formula: «<i>Noi ti battezziamo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo</i>»; nel secondo, ci si domanda se coloro per i quali è stato celebrato il Battesimo con la suddetta formula debbono essere battezzati in forma assoluta. Al primo la risposta è negativa; al secondo, invece, è positiva. Ma a chi si riferisce questo fatidico “noi” come soggetto dell’atto sacramentale? La risposta non va ricercata in chissà quale speculazione teologica, ma fa riferimento – come scrive la nota stessa – a un’azione compiuta «a nome del papà e della mamma, del padrino e della madrina, dei nonni, dei familiari, degli amici, a nome della comunità … ». </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La modifica della formula tradizionale è sostenuta dall’intenzione di sottolineare il valore comunitario del Battesimo, al contrario da come si potrebbe interpretare quell’ “io ti battezzo”, in cui emergerebbe l’eccessiva importanza conferita al potere sacrale del presbitero a discapito dell’<i>actuosa participatio</i> dei fedeli, tanto auspicata dal Concilio Vaticano II. La sostituzione dell’<i>io</i> con il <i>noi</i> restituirebbe, secondo questa interpretazione pastorale, la giusta collocazione sacramentale degli altri membri della Chiesa. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Prima ancora di entrare nell’argomento propriamente teologico, in cui viene spiegata la natura di quell’<i>io</i>, ci si può domandare quale tentazione può nascondersi dietro tale ingenua preoccupazione pastorale. Viene recuperata una citazione di Romano Guardini, secondo il quale nell’azione liturgica l’orante «deve aprirsi a un altro impulso, di più possente e profonda origine, venuto dal cuore della Chiesa che batte attraverso i secoli. Qui non conta ciò che personalmente gli piace o in quel momento gli sembra desiderabile…» (R. Guardini, Introduzione alla preghiera, Brescia 2009, p. 196). Proprio nel desiderio di dilatare l’apparente solipsismo dell’<i>io</i> nel <i>noi</i> si nasconde una, seppure inconsapevole, deriva soggettivistica di chi crede di poter manipolare una formula che appartiene alla Tradizione, sostituendola con testi ritenuti più idonei. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il valore della Tradizione viene affermato, nella nota dottrinale, attraverso un procedimento di ordine metodologico, vale a dire ricorrendo a quello che la Tradizione stessa ha affermato in proposito. Il primo autore ad essere citato è Tommaso d’Aquino, il quale, alla questione «utrum plures possint simul baptizare unum et eundem» (S.Th. III, q. 67, a. 6 c.), risponde in modo negativo. Il secondo è Agostino d’Ippona; di quest’ultimo la nota dottrinale si è servita soprattutto per comprendere la natura di quell’<i>io</i>: non è il presbitero in quanto tale il vero protagonista dell’evento liturgico, ma Cristo stesso (cf. S. Augustinus, In Evangelium Ioannis tractatus, VI, 7), o meglio è la Chiesa che, «quando celebra un Sacramento, agisce come Corpo che opera inseparabilmente dal suo Capo, in quanto è Cristo-Capo che agisce nel Corpo ecclesiale da lui generato nel mistero della Pasqua». A conferma di ciò la nota dottrinale presenta la continuità tra la teologia di <i>Sacrosanctum Concilium</i> e la dottrina dell’istituzione divina dei Sacramenti del Concilio di Trento.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/battesimo-acqua-fonte-battesimale-CMYK.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-9288" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/battesimo-acqua-fonte-battesimale-CMYK-300x193.jpg" alt="battesimo-acqua-fonte-battesimale-CMYK" width="300" height="193" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/battesimo-acqua-fonte-battesimale-CMYK-300x193.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/battesimo-acqua-fonte-battesimale-CMYK-777x500.jpg 777w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/battesimo-acqua-fonte-battesimale-CMYK-640x412.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/10/battesimo-acqua-fonte-battesimale-CMYK.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Proprio in virtù della soggettualità ecclesiale, il celebrante è la Chiesa in quanto Corpo di Cristo che agisce sempre insieme al suo Capo, Cristo stesso, per cui modificare le formule liturgiche «non costituisce un semplice abuso liturgico, come trasgressione di una norma positiva, ma un vulnus inferto a un tempo alla comunione ecclesiale e alla riconoscibilità dell’azione di Cristo, che nei casi più gravi rende invalido il Sacramento stesso, perché la natura dell’azione ministeriale esige di trasmettere con fedeltà quello che si è ricevuto (cfr. 1 Cor 15, 3)».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Certamente, il soggetto celebrante non è il presbitero singolarmente preso, ma tutta la comunità dei battezzati; il ministro tuttavia è «segno-presenza di Colui che raduna», e dunque – parole molto forti del documento – egli «è un segno esteriore della sottrazione del Sacramento al nostro disporne e del suo carattere relativo alla Chiesa universale». La ministerialità del presbitero, infatti ha un valore chiaramente relativo a Cristo; e questa verità dottrinale viene confermata da un’altra citazione di Agostino: «Battezzi pure Pietro, è Cristo che battezza; battezzi Paolo, è Cristo che battezza; e battezzi anche Giuda, è Cristo che battezza» (S. Augustinus, In Evangelium Ioannis tractatus, VI, 7 ).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Tale relatività del ministro ordinato a Cristo significa che il presbitero agisce non in nome proprio, ma nella persona di Cristo e in nome della Chiesa, e questa dinamica del <i>noi</i> ecclesiale nell’<i>io</i> si esprime proprio «nell’atto esteriore che viene posto, con l’utilizzo della materia e della forma del Sacramento». </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La nota dottrinale è chiara: quando lo zelo pastorale porta alla manipolazione di una formula sacramentale non va contro il rubricismo liturgico, ma si imbatte in seri problemi di natura cristologica ed ecclesiologica. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2020/circa-la-validita-del-battesimo-conferito-con-la-formula-noi-ti-battezziamo">Circa la validità del Battesimo conferito con la formula «Noi ti battezziamo»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>150° anniversario della «Pastor Aeternus»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/settembre-2020/150-anniversario-della-pastor-aeternus</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2020 06:29:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2020]]></category>
		<category><![CDATA[settembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · Il 18 luglio scorso la Pastor Aeternus ha “festeggiato” il suo 150° anniversario. Era il 1870 quando Pio IX ha indetto – dopo tre secoli dall’ultimo Concilio – il Vaticano I: evento ricordato molto spesso con toni polemici a causa della promulgazione del dogma dell’infallibilità del Romano Pontefice, come se fosse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/102119.angelus.part_.1-300x194.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-9077" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/102119.angelus.part_.1-300x194-300x194.jpg" alt="ARTWORK WITH PART1" width="300" height="194" /></a>di Alessandro Clemenzia · Il 18 luglio scorso la <i>Pastor Aeternus</i> ha “festeggiato” il suo 150° anniversario. Era il 1870 quando Pio IX ha indetto – dopo tre secoli dall’ultimo Concilio – il Vaticano I: evento ricordato molto spesso con toni polemici a causa della promulgazione del dogma dell’infallibilità del Romano Pontefice, come se fosse l’istituzionalizzazione del potere assolutistico del Papa. Ci si dimentica però che, proprio per le condizioni imposte al suo esercizio, vale a dire il parlare <i>ex cathedra</i> (circa il soggetto) e su argomenti che riguardano la fede e la morale (circa l’oggetto), di esso si è usufruito una volta soltanto nella storia, in occasione della proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria da parte di Pio XII. Di un altro dogma, invece, sempre contenuto nella <i>Pastor Aeternus</i>, si parla ben poco: il primato di giurisdizione del Romano Pontefice.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Certamente, il Vaticano I è stato un Concilio particolare, se non altro per la vastità degli argomenti da trattare al momento dell’indizione, e per il modo improvviso in cui si è concluso o, meglio, non si è concluso, a causa dell’ingresso a Roma delle truppe piemontesi (il 20 settembre 1870).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In verità, la questione dell’infallibilità non è di poco conto, basti pensare che un gruppo dei dissidenti diede avvio alla cosiddetta “chiesa vetero-cattolica”. Molti storici definiscono questo Concilio uno spartiacque, proprio per le novità che ha apportato alle relazioni tra Romano Pontefice ed episcopato: eppure il contenuto essenziale della <i>Pastor Aeternus</i> è in perfetta continuità con la Tradizione della Chiesa; vi è, ad esempio, un riferimento, esplicitato nella costituzione dogmatica, alla <i>Laetentur caeli</i> del Concilio di Firenze (6 luglio 1439), dove si afferma che il Romano Pontefice ha il primato su tutto l’universo, è capo di tutta la Chiesa e ha il pieno potere di pascere, reggere e governare la Chiesa universale. I dogmi contenuti nella costituzione dogmatica conciliare, dunque, sono in continuità con il pensiero e l’esperienza della Chiesa lungo i secoli.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Andando oltre al semplicistico slogan “il Concilio dell’infallibilità”, che ancora oggi viene usato in diversi manuali di ecclesiologia, si può cogliere come il contributo che la <i>Pastor Aeternus</i> ha offerto riguardi la decisiva questione dell’unità della Chiesa, tema peraltro che animava l’ecclesiologia romantica e il contesto culturale e sociale dell’Ottocento. Che il tema dell’unità abbia svolto un ruolo essenziale per i padri conciliari è evidente sin dal <i>Proemio</i>, ove si fa riferimento a tutti i fedeli: «Il Pastore eterno e Vescovo delle nostre anime, per rendere perenne la salutare opera della Redenzione, decise di istituire la santa Chiesa, nella quale, come nella casa del Dio vivente, tutti i fedeli si ritrovassero <i>uniti nel vincolo di una sola fede e della carità</i>. Per questo, prima di essere glorificato, pregò il Padre non solo per gli Apostoli, ma anche per tutti coloro che avrebbero creduto in Lui attraverso la loro parola, <i>affinché fossero tutti una cosa sola, come lo stesso Figlio e il Padre sono una cosa sola</i>».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Tale unità, vincolo di fede e di carità, tra i fedeli trova nella relazione tra Padre e Figlio non soltanto il suo modello, ma anche la sua stessa forma: è all’interno di questa dinamica trinitaria che viene fondato il discorso sulla missione degli Apostoli: «Così dunque inviò gli Apostoli, che aveva scelto dal mondo, nello stesso modo in cui Egli stesso era stato inviato dal Padre». Non basta, così, l’unità tra i fedeli, è necessaria anche quella tra i vescovi; e a tale proposito viene introdotta la figura del Successore di Pietro: «Perché poi lo stesso Episcopato <i>fosse uno ed indiviso</i> e l’intera moltitudine dei credenti, per mezzo dei sacerdoti strettamente uniti fra di loro, si conservasse <i>nell’unità della fede e della comunione</i>, anteponendo agli altri Apostoli il Beato Pietro, in lui volle fondato <i>l’intramontabile principio e il visibile fondamento della duplice unità</i>». La formula <i>unitatis principium ac visibile fundamentum</i> spiega la differenza tra Pietro e gli altri Apostoli.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/download.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-9078" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/09/download.jpeg" alt="download" width="240" height="210" /></a> </span></span></p>
<p align="justify"><a name="_GoBack"></a> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Sin dal <i>Proemio</i> della <i>Pastor Aeternus</i>, dunque, si comprende come il ministero petrino sia a servizio, sul piano della Chiesa universale, di quell’unità che viene dal Padre, per Cristo e nello Spirito Santo; unità, dunque, che scaturisce dalla vita trinitaria, e non dalla volontà dell’intero Popolo di Dio o del singolo Romano Pontefice. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Pur non trattando direttamente il tema della natura e della missione della Collegialità dei Vescovi (che sarà affrontato dal Concilio Vaticano II nel III capitolo della <i>Lumen Gentium</i>), la <i>Pastor Aeternus</i> mostra, attraverso gli aggettivi che qualificano la <i>potestas</i> del Papa (“piena”, “suprema”) e la modalità del suo esercizio (“ordinaria” e “immediata”), che egli esercita su tutta la Chiesa – e dunque anche su ogni diocesi – la medesima potestà che ogni vescovo esercita nella propria Chiesa locale. La natura “episcopale” della sua giurisdizione spiega chiaramente come la potestà dei vescovi non sia minimamente limitata, ma anzi affermata, corroborata e rivendicata da quella del Romano Pontefice. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La <i>Pastor Aeternus</i> non è il frutto della vittoria di una parte dell’episcopato sull’altra, ma è l’esplicitazione e la riformulazione, da parte della Chiesa, di una nota essenziale della sua natura, l’unità, alla luce di quanto stava avvenendo sul piano politico, sociale, culturale e teologico dell’epoca. Una formulazione di fede che parte dal contesto in cui si vive, in continuità con la Tradizione ecclesiale, non conferisce provvisorietà alla verità che viene espressa, in quanto la storia è il luogo in cui Dio continua a comunicare Se stesso e a introdurre sempre di più la sua Chiesa nel centro della Rivelazione cristiana.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Affermare l’unità significa, contemporaneamente, ribadire il valore della distinzione: la natura della collegialità episcopale, infatti, come ha mostrato chiaramente la <i>Lumen Gentium</i>, trova nella dottrina del Vaticano I sul primato petrino la sua espressione e il suo nucleo portante.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/settembre-2020/150-anniversario-della-pastor-aeternus">150° anniversario della «Pastor Aeternus»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La dinamicità dello Spirito e l’azione missionaria della Chiesa</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/agosto-2020/la-dinamicita-dello-spirito-e-lazione-missionaria-della-chiesa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2020 16:02:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[agosto 2020]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2020]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=9009</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · “Non dalla Chiesa si può ricavare un’intelligenza della missione, bensì dalla missione un’intelligenza della Chiesa”. Queste parole di Jürgen Moltmann (Kirche in der Kraft des Geistes, p. 23) illustrano chiaramente come l’autocoscienza ecclesiale cambi di tempo in tempo proprio per il diverso volto che la missione assume in relazione al mondo. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/pom.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-9038" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/pom-300x195.jpg" alt="pom" width="300" height="195" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/pom-300x195.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/pom-640x416.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/pom-207x136.jpg 207w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/pom-260x170.jpg 260w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/pom.jpg 755w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Alessandro Clemenzia · “Non dalla Chiesa si può ricavare un’intelligenza della missione, bensì dalla missione un’intelligenza della Chiesa”. Queste parole di Jürgen Moltmann (<i>Kirche in der Kraft des Geistes</i>, p. 23) illustrano chiaramente come l’autocoscienza ecclesiale cambi di tempo in tempo proprio per il diverso volto che la missione assume in relazione al mondo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Tale premessa aiuta a introdursi all’interno dell’importanza che l’odierno magistero conferisce alla <i>missionarietà</i> come esperienza comunitaria capace di generare la Chiesa attraverso uno sguardo rivolto al tempo contemporaneo. Per questo, secondo Francesco, è importante avviare il processo di una ri-forma della Chiesa, per l’esistenza di «strutture ecclesiali che possono arrivare a condizionare un dinamismo evangelizzatore» (EG 24). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il messaggio che il Papa ha inviato, lo scorso 21 maggio 2020, alle Pontificie Opere Missionarie (POM) è un invito a cogliere la missione come nucleo fondamentale dell’odierna autocoscienza ecclesiale, alla luce, naturalmente, del contesto culturale e sociale in cui la Chiesa si trova a vivere. Partendo dall’evento dell’ascensione, dove gli apostoli tornarono «pieni di gioia» a Gerusalemme (cf. Lc 24,52) in attesa di quel dono dello Spirito che, nel giorno di Pentecoste, avrebbe realmente cambiato le cose, Francesco sottolinea come l’efficacia della missione ecclesiale è garantita dall’azione dello Spirito Santo: «Quando nella missione della Chiesa non si coglie e riconosce l’opera attuale ed efficace dello Spirito Santo, vuol dire che perfino le parole della missione – anche le più esatte, anche le più pensate – sono diventate come “discorsi di umana sapienza”, usati per dar gloria a se stessi o rimuovere e mascherare i propri deserti interiori». La missione della Chiesa, dunque, è intimamente connessa con le missioni trinitarie del Figlio di Dio e dello Spirito Santo: muoversi in questo ambito non vuol dire speculare teologicamente sulle dinamiche sociologiche, ma ritenere che «la salvezza non è la conseguenza delle nostre iniziative missionarie, e nemmeno dei nostri discorsi sull’incarnazione del Verbo. La salvezza per ognuno può accadere solo attraverso lo sguardo dell’incontro con Lui, che ci chiama». L’azione missionaria, dunque, consiste nell’attestare, con la sua stessa esistenza, l’opera di qualcun Altro: in questo dinamismo “relativo” consiste la sacramentalità della Chiesa. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ed è proprio attraverso le opere compiute dallo Spirito Santo nella compagine ecclesiale, che si può arrivare a una qualche conoscenza dell’identità della Terza persona divina: «È lo Spirito che accende e anima la missione, le imprime dei connotati “genetici”, accenti e movenze singolari che rendono l’annuncio del Vangelo e la confessione delle fede cristiana un’altra cosa rispetto ad ogni proselitismo politico o culturale, psicologico o religioso». La realtà che, nella Chiesa, ha il “fiuto” per riconoscere l’azione del Pneuma divino è il Popolo di Dio: quest’ultimo, in virtù dell’unzione, ha un “istinto” della fede<i> </i>– denominato <i>sensus fidei </i>– che lo rende <i>infallibile “in credendo”.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Papa-Francesco-alle-Pom-la-Chiesa-non-e-una-dogana_opengraph.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-9039" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Papa-Francesco-alle-Pom-la-Chiesa-non-e-una-dogana_opengraph-300x158.jpg" alt="Papa-Francesco-alle-Pom-la-Chiesa-non-e-una-dogana_opengraph" width="300" height="158" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Papa-Francesco-alle-Pom-la-Chiesa-non-e-una-dogana_opengraph-300x158.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/08/Papa-Francesco-alle-Pom-la-Chiesa-non-e-una-dogana_opengraph.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></i> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Se il mondo è il destinatario della missione, dunque, il santo Popolo di Dio deve essere il primo interlocutore dell’azione missionaria.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Strumento a servizio del ministero petrino, che presiede nella carità, a sostegno di tutte le chiese locali soprattutto per quanto concerne l’annuncio del Vangelo, le POM, con la loro stessa azione, «hanno smentito gli argomenti di chi, anche negli ambienti ecclesiastici, contrappone in maniera impropria carismi e istituzioni, leggendo sempre i rapporti tra queste realtà attraverso una ingannevole “dialettica dei principi”. Mentre nella Chiesa anche gli elementi strutturali permanenti – come i sacramenti, il sacerdozio e la successione apostolica – vanno continuamente ricreati dallo Spirito Santo, e non sono a disposizione della Chiesa come un oggetto di possesso acquisito».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Riconoscere il primato dell’azione dello Spirito attraverso uno sguardo rivolto sul Popolo di Dio e il rimembrare che il destinatario è sempre il mondo, chiede certamente alle strutture ecclesiali, soprattutto quelle costituite in funzione dell’azione missionaria, di recuperare una dinamicità relazionale tale, da non farle ripiegare sulla celebrazione e la promozione di se stesse. L’autoreferenzialità, a cui spesso allude il Papa, ha delle immediate ripercussioni sul modo in cui la Chiesa pensa se stessa; citando le parole del cardinale Joseph Ratzinger, contenute in una relazione titolata <i>Una compagnia sempre riformanda</i>, scrive Francesco: «Per queste vie si alimenta anche l’idea ingannevole che una persona sia tanto più cristiana quanto più è impegnata in strutture intra-ecclesiali, mentre in realtà quasi tutti i battezzati vivono la fede, la speranza e la carità nelle loro vite ordinarie, senza essere mai comparsi in comitati ecclesiastici e senza occuparsi degli ultimi sviluppi di politica ecclesiastica». La vita ordinaria, dunque, è il luogo in cui il Vangelo incontra le persone ed è il primo “territorio” di missione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La Chiesa, dunque, nel presente e nel futuro, se vive lo slancio missionario come azione informante e performante dello Spirito, non potrà mai essere né rigida né statica. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/agosto-2020/la-dinamicita-dello-spirito-e-lazione-missionaria-della-chiesa">La dinamicità dello Spirito e l’azione missionaria della Chiesa</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Prassi liturgica e obbedienza alla circostanza</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/luglio-2020/8866-2</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2020 12:49:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2020]]></category>
		<category><![CDATA[luglio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · In questo tempo di pandemia si sono incontrati, e forse scontrati, due tipi di necessità: uno imposto dalla circostanza, che richiedeva al singolo cittadino di non uscire dalla propria abitazione, neanche per adempiere al precetto domenicale; un altro, invece, riguarda l’adempimento di una prassi del senso religioso, anche se differentemente in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/1584124921614_1584124944.jpg-.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8898" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/1584124921614_1584124944.jpg--300x122.jpg" alt="1584124921614_1584124944.jpg--" width="300" height="122" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/1584124921614_1584124944.jpg--300x122.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/1584124921614_1584124944.jpg--960x389.jpg 960w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/1584124921614_1584124944.jpg--640x260.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/1584124921614_1584124944.jpg-.jpg 1896w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Alessandro Clemenzia · </span><span style="font-size: medium;">In questo tempo di pandemia si sono incontrati, e forse scontrati, due tipi di necessità: uno imposto dalla circostanza, che richiedeva al singolo cittadino di non uscire dalla propria abitazione, neanche per adempiere al precetto domenicale; un altro, invece, riguarda l’adempimento di una prassi del senso religioso, anche se differentemente in base alle varie esperienze di fede. A partire da questo incontro/scontro è sorto un dibattito, tanto in ambito teologico-sacramentale, quanto in quello pastorale-spirituale, coinvolgendo, per l’interdisciplinarità dell’argomento, anche esperti del mondo politico, giuridico e canonico.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il dibattito ha fatto spostare l’attenzione da una dimensione più soggettiva della situazione sociale a una più oggettiva: dalla necessità di partecipare all’assemblea liturgica alla domanda sulla legittima sospensione della forma pubblica della Messa, attraverso un atto di legge. I vari interventi ruotano attorno alla seguente domanda: il mezzo usato dal governo è stato realmente necessario? Certamente va riconosciuto che la decisione di sospendere le liturgie pubbliche, richieste dal governo e dalle ordinanze regionali, è stata anche recepita dalla Conferenza Episcopale Italiana, in ottemperanza al principio di reciproca collaborazione con lo Stato italiano (sancito dal Concordato, articolo 1). </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al di là del Concordato, che segna certamente un punto di non ritorno, è importante fare riferimento a una prassi che nella Chiesa è sempre esistita, basti pensare ai provvedimenti presi da Alessandro VII a causa di una terribile peste che dilagò nella città di Roma nel 1656, oppure alle disposizioni emanate dall’Arcivescovo di Lucca Giulio Arrigoni a causa del colera, avvenuto tra il 1854 e il 1855.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La polemica, soprattutto in ambito giuridico, riguarda non tanto la decisione della Conferenza Episcopale Italiana di recepire e disporre quanto richiesto dal governo e interrompere le liturgie pubbliche, ma la performatività di quanto affermato dal governo nel dichiarare sospese le Messe nella forma pubblica. Per approfondire questo argomento – che fuoriesce dalle mie personali competenze – vorrei riportare due contributi di esperti, recentemente usciti: uno, scritto da Massimiliano Viola, dottorando di ricerca in diritto costituzionale e cultore della materia in diritto pubblico, l’altro, da Andrea Drigani, docente di Diritto Canonico presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale (Firenze).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il primo tratta l’argomento esclusivamente da un punto di vista giuridico. La questione fondamentale è quella di comprendere se lo Stato italiano, pur riconoscendo le finalità delle restrizioni nel contenimento della propagazione del virus, abbia realmente il potere di sospendere le “riunioni” di carattere religioso. Per rispondere a ciò, Viola si rifà al principio di proporzionalità, al quale ogni forma di autorità deve essere soggetta, e scrive: «</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ora, è noto che il giudizio di proporzionalità è tradizionalmente scandito in tre fasi: (i) la valutazione dell’</span></span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">idoneità</span></span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> dei mezzi prescelti rispetto al fine da perseguire; (ii) la verifica intorno alla </span></span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">necessarietà</span></span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> del mezzo adottato, che deve imporre il minor sacrificio possibile degli altri diritti o interessi protetti; (iii) la </span></span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">proporzionalità in senso stretto</span></span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, che guarda agli effetti dell’atto, secondo uno schema di costi-benefici, non dovendo gravare in modo eccessivo sul destinatario della misura. Si tratta, a ben vedere, di un’analisi sul </span></span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">quomodo </span></span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">del potere».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alla luce di questo principio, secondo Viola nascono alcune perplessità: riconoscendo il caso d’emergenza sanitaria in cui ci si trova, il culto pubblico da parte dello Stato non può essere impedito, a norma della Costituzione, se non per motivi di buon costume. Proprio per questo la soluzione circa le celebrazioni liturgiche poteva essere la medesima delle restrizioni usate per il supermercato, e non l’impossibilità di assistere al culto. Non solo, secondo l’autore bisogna ricordare che «a essere posta in dubbio è la sussistenza, in capo allo Stato italiano, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">del potere di dichiarare unilateralmente sospese le sante Messe nella forma pubblica</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">», e questo in forza del fatto che i due ordinamenti, secondo il Concordato, sono separati tra loro, per questo gli effetti del potere dell’uno sono nulli per l’altro; alla Chiesa, inoltre, a norma dei Patti lateranensi, deve essere assicurata la libertà di esercizio di culto. Viola riconosce tuttavia l’intervento della Conferenza Episcopale Italiana, la quale – come autorità ecclesiastica – può eccezionalmente dispensare dal precetto della partecipazione assembleare alla Messa domenicale.<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/1586618199106.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8899" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/1586618199106-300x156.jpeg" alt="1586618199106" width="300" height="156" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/1586618199106-300x156.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/07/1586618199106.jpeg 540w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Senza entrare negli altri temi trattai, vorrei passare al contributo del prof. Drigani, il quale rintraccia come punto di partenza della riflessione il preambolo dell’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana, sottoscritto il 18 febbraio 1984. Certamente, la libertà di culto è affermata dalla Costituzione italiana; eppure – ricorda Drigani – la Dichiarazione conciliare </span><span style="font-size: medium;"><i>Dignitatis Humanae</i></span><span style="font-size: medium;"> fa una precisazione, ribadendo che l’esercizio del diritto alla libertà religiosa, essendo esercitato nella società umana, deve essere regolato da alcune norme, e tra queste vi è il principio morale della responsabilità personale e sociale: «nell’esercitare i propri diritti i singoli esseri umani e i gruppi sociali sono tenuti ad avere riguardo tanto ai diritti altrui, quanto ai propri doveri verso gli altri e verso il bene comune». Pur rimanendo aperti gli edifici di culto, di fronte un caso di pandemia ci si trova in uno stato di emergenza tale, in cui al precetto religioso devono passare avanti la tutela degli altri, il bene comune e la solidarietà sociale. Il canonista termina la sua riflessione riconoscendo lo stato di necessità in cui ci si trova e ricordando un antico principio del diritto romano: «Necessitas non habet legem, sed ipsa sibi facit legem». </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come si può osservare, si tratta di due contributi che offrono diverse chiavi interpretative sulla questione; al di là di uno schierarsi dall’una o dall’altra parte, è importante conoscere le ragioni di entrambe. Sia Massimiliano Viola che Andrea Drigani aprono all’ecclesiologia interessanti prospettive di ricerca. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/luglio-2020/8866-2">Prassi liturgica e obbedienza alla circostanza</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Un Progetto Italia per la «povertà educativa»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2020/un-progetto-italia-per-la-poverta-educativa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 15:30:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2020]]></category>
		<category><![CDATA[giugno 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio · Che autunno sarà ? Ce lo stiamo ripetendo con ansia, senza ancora sapere come passeremo l’estate, non solo perché temiamo la “seconda ondata” del Coronavirus. A molti fa paura la “tensione sociale” – già si usa il termine “rabbia” &#8211; che sta montando nel Paese. Vorremmo spendere parole di conforto per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/download-3.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8727" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/download-3-300x158.jpeg" alt="download (3)" width="300" height="158" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/download-3-300x158.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/download-3.jpeg 310w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Antonio Lovascio · Che autunno sarà ? Ce lo stiamo ripetendo con ansia, senza ancora sapere come passeremo l’estate, non solo perché temiamo la “seconda ondata” del Coronavirus. A molti fa paura la “tensione sociale” – già si usa il termine “rabbia” &#8211; che sta montando nel Paese. Vorremmo spendere parole di conforto per chi ha avuto lutti, e di speranza per chi ha perso un lavoro o pensa di perderlo ( si stimano tra i 700 mila e il milione di posti, che non verranno recuperati prima del 2023); per i 7 milioni di cassintegrati che non riescono a riscuotere l’indennità nei tempi delle loro urgenti necessità; per imprenditori, commercianti e artigiani che stentano ad accedere ai bonus ed prestiti garantiti dallo Stato e non sanno se potranno continuare la loro attività. Per la Scuola sottoposta a un lungo <i>blackout: </i>insegnanti e studenti non sanno<i> </i>quando e in che modo partirà il nuovo anno scolastico. E l’elenco potrebbe continuare. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’Europa, dopo le gaffe iniziali, finalmente s’è desta. Smentendo i sovranisti e il pessimismo non solo degli euroscettici, si propone come forza propulsiva dello sviluppo e sta predisponendo un Piano di aiuti per andare in soccorso ai Paesi più in crisi. Sappiamo quanto l’’Italia ne abbia bisogno, ma sarà capace di collocare nella giusta direzione le ingenti risorse promesse da Bruxelles e dalla Bce, con condizionalità legate a certe riforme non più rinviabili ? Per superare il flagello pandemico sull’economia serve un Progetto di lungo respiro, non si può più procedere esclusivamente con l’assistenzialismo anche se le famiglie e chi ha perso lavoro non vanno abbandonati. L’intervento dello Stato e l’erogazione di sussidi sono necessari, ma non possono che avere una durata limitata. Si tornerà a crescere, sostenendo il peso del debito pubblico, solo con finanziamenti finalizzati alla coesione sociale ed a creare un sistema più efficiente, che privilegino competenze, merito, ricerca, concorrenza, come è emerso in un confronto a più voci sul “Corriere della Sera” aperto e condotto con lungimiranza e spirito di solidarietà da Ferruccio de Bortoli. In concreto: si dovrà avere cura del “capitale umano”, investire soprattutto – oltre che su Sanità e rilancio dell’occupazione &#8211; su Scuola, Università e Tecnologia. Evitando che si ripeta il crollo del 20 per cento nelle immatricolazioni degli atenei del periodo recessivo 2008-2013. Consapevoli che l’esplodere di una “povertà educativa” (ne conviviamo da sempre!) per effetto di una profonda congiuntura, aumenta ancora di più le disuguaglianze. Allarga il solco già profondo che separa chi è all’interno, seppur indebolito, di un circuito economico<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/081900509-0e54099c-800d-4733-a5a7-cb93c4e0665b.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8729" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/081900509-0e54099c-800d-4733-a5a7-cb93c4e0665b-300x167.jpg" alt="081900509-0e54099c-800d-4733-a5a7-cb93c4e0665b" width="300" height="167" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/081900509-0e54099c-800d-4733-a5a7-cb93c4e0665b-300x167.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/081900509-0e54099c-800d-4733-a5a7-cb93c4e0665b-640x356.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/081900509-0e54099c-800d-4733-a5a7-cb93c4e0665b-136x77.jpg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/081900509-0e54099c-800d-4733-a5a7-cb93c4e0665b.jpg 644w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> e chi ne è stato espulso. Questa fascia sociale in difficoltà – che vive soprattutto nelle periferie e nei quartieri difficili &#8211; sarà costretta a privilegiare il sostentamento immediato e a penalizzare l’investimento in istruzione e formazione dei propri figli. E così, con un “capitale umano”ulteriormente indebolito, sarà ancora più arduo per l’intero Paese ritrovare la via dello sviluppo senza la quale l’enorme debito accumulato non sarà sostenibile. Ma soprattutto rischieremo di penalizzare, ancora una volta, una generazione di giovani che non ha peso politico, non protesta, pagherà le scelte di necessità delle famiglie meno abbienti e gli errori di padri e nonni. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un Governo già fragile di suo (lo si è visto in certi decisioni confuse durante il lockdown e all’inizio della Fase 2) deve poter contare sulla lealtà dell’opposizione: questa adesso collabori, non è il tempo della propaganda e delle chiusure ideologiche. Un passo lo ha già fatto il patron di Fininvest e leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, rispondendo all’appello di Ferruccio de Bortoli, che ha invitato i maggiori imprenditori italiani a farsi promotori &#8211; superando però il mero concetto di mecenatismo &#8211; di una raccolta di fondi per finanziare un grande progetto, mobilitando <i>family office </i>per i quali l’Italia è un granello dei loro investimenti. Disposti anche ad autotassarsi se necessario. E offrire al Paese i mezzi necessari per una decisa lotta alla “povertà educativa”, il sostegno alla digitalizzazione scolastica, alla formazione in generale del capitale umano a supporto dell’istruzione pubblica – la cui centralità nessuno contesta – la crescita di una futura classe dirigente, pubblica e politica, di cui oggi scontiamo debolezze e incompetenze. “Guide” dotate di un’ampia cultura generale, che abbiano una visione complessiva della realtà italiana, la capacità di immaginare che tipo di società, di valori e di interessi si vuole incarnare. E’ la lezione che ci porta il Coronavirus e che dobbiamo raccogliere immediatamente, utilizzando al meglio le risorse che ci metterà a disposizione l’Europa. Convogliandole in un Progetto che ci trasformi in un Paese moderno, per giovani, sconfiggendo la burocrazia invasiva, facendo diventare l’Amministrazione pubblica alleata di imprese e cittadini. Ci vuole intanto un Patto tra Stato e privati all’insegna della competenza, per studiare una misura importante di supporto alla formazione, per unire esperienza e responsabilità, con creatività e coraggio. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2020/un-progetto-italia-per-la-poverta-educativa">Un Progetto Italia per la «povertà educativa»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Una nuova commissione di studio sul diaconato femminile</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2020/una-nuova-commissione-di-studio-sul-diaconato-femminile</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 15:19:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2020]]></category>
		<category><![CDATA[giugno 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · È stata resa nota l’8 aprile 2020 la decisione di Papa Francesco di istituire una nuova commissione di studio sul diaconato delle donne; argomento oggetto d’indagine di numerosi dibattiti e ricerche, già da diversi decenni, sia in campo teologico che magisteriale. Nel 2003, un documento della Commissione Teologica Internazionale, intitolato “Il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/71EvE-LmJ8L.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8731" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/71EvE-LmJ8L-212x300.jpg" alt="71EvE-LmJ8L" width="212" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/71EvE-LmJ8L-212x300.jpg 212w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/71EvE-LmJ8L-353x500.jpg 353w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/71EvE-LmJ8L-640x906.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/71EvE-LmJ8L.jpg 1070w" sizes="auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a>di Alessandro Clemenzia · È stata resa nota l’8 aprile 2020 la decisione di Papa Francesco di istituire una nuova commissione di studio sul diaconato delle donne; argomento oggetto d’indagine di numerosi dibattiti e ricerche, già da diversi decenni, sia in campo teologico che magisteriale. Nel 2003, un documento della Commissione Teologica Internazionale, intitolato “Il diaconato: evoluzione e prospettive”, affermava chiaramente: «Spetterà al ministero di discernimento che il Signore ha stabilito nella sua Chiesa pronunciarsi con autorità sulla questione». Senza minimamente entrare nel tema o nei diversi contributi che hanno via via approfondito l’argomento in questi ultimi decenni, vorrei qui evidenziare soltanto alcune tappe nell’odierno Pontificato in cui è chiaramente emersa la questione del diaconato femminile.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In un discorso tenuto in occasione di un’udienza con l’Unione Internazionale delle Superiore Generali (il 12 maggio 2016), papa Francesco – rispondendo alle domande dei presenti – aveva sottolineato il debole inserimento delle donne negli organi decisionali della Chiesa. Nelle sue risposte emergeva soprattutto la necessità di non ridurre l’ordinazione sacra a uno strumento per arrivare a una qualsiasi forma di <i>leadership</i> nella Chiesa. È necessario, dunque, avviare una riflessione teologica e storica sull’argomento, tenendo sempre presenti due grandi tentazioni: il femminismo, che parla di un diritto che deve essere concesso in virtù della distinzione sessuale e non in forza del battesimo, e il clericalismo, che porta con sé l’idea del potere come forma estrema di protagonismo a discapito degli altri. È necessario, secondo il Pontefice, approfondire con competenza questo tema: «Dunque, sul diaconato, sì, accetto e mi sembra utile una commissione che chiarisca bene questo, soprattutto riguardo ai primi tempi della Chiesa».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Fu così istituita, nel maggio 2016, una commissione di studio sul diaconato delle donne, presieduta dall’allora Segretario (oggi Prefetto) della Congregazione per la Dottrina della Fede Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, che ha elaborato un rapporto finale, consegnato nelle mani del Papa per la sua personale riflessione, senza volerlo destinare alla pubblicazione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Un’altra tappa significativa è quella dell’incontro di Papa Francesco con i partecipanti alla 21ª assemblea plenaria dell’Unione Internazionale Superiore Generali (il 10 maggio 2019), dove il Papa, in un discorso a braccio, anche alla luce dei frutti del lavoro della commissione, riferisce la necessità di approfondire maggiormente la questione: «Si deve studiare la cosa, perché io non posso fare un decreto sacramentale senza un fondamento teologico, storico». Sempre in quella occasione, egli ha ribadito l’importanza di non ridurre la figura della donna nella Chiesa a un semplice ruolo funzionale, ma di recuperare invece quale sia il suo vero carisma.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel recente Sinodo sull’Amazzonia è uscito nuovamente, insieme a tante altre questioni, il tema del diaconato femminile. Nel discorso pronunciato dal Papa al termine dell’assemblea sinodale (il 26 ottobre 2019), è stato affermato: «Vorrei solo sottolineare questo: che ancora non ci siamo resi conto di cosa significa la donna nella Chiesa e ci limitiamo solo alla parte funzionale, che è importante, […] ma il ruolo della donna nella Chiesa va molto aldilà della funzionalità. È su questo che bisogna continuare a lavorare».<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/412EMwLpyxL.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8733" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/412EMwLpyxL-195x300.jpg" alt="412EMwLpyxL" width="195" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/412EMwLpyxL-195x300.jpg 195w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/06/412EMwLpyxL.jpg 325w" sizes="auto, (max-width: 195px) 100vw, 195px" /></a></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Anche nell’Esortazione postsinodale <i>Querida Amazonia</i> viene messa in luce l’importanza che hanno ricoperto le donne in Amazzonia, soprattutto in un territorio che per un lungo lasso di tempo ha conosciuto una totale assenza di presbiteri: «Donne che hanno battezzato, catechizzato, insegnato a pregare, sono state missionarie» (n. 99). Non si tratta di un semplice riconoscimento istituzionale, ma «ci invita ad allargare la visione per evitare di ridurre la nostra comprensione della Chiesa a strutture funzionali. Tale riduzionismo ci porterebbe a pensare che si accorderebbe alle donne uno <i>status</i> e una partecipazione maggiore della Chiesa solo se si desse loro accesso all’Ordine Sacro. Ma in realtà questa visione limiterebbe le prospettive, ci orienterebbe a clericalizzare le donne, diminuirebbe il grande valore di quanto esse hanno già dato e sottilmente provocherebbe un impoverimento del loro indispensabile contributo» (n. 100). È necessario, dunque, aldilà di una dimensione meramente funzionale, recuperare la figura della donna all’interno della struttura intima della Chiesa (cf. n. 101), cercando di stimolare, alla luce delle emergenze di questo preciso momento storico, il sorgere di nuovi servizi pastorali che valorizzino la donna per ciò che la rende peculiare nella sua vocazione e nel suo carisma. La scoperta del femminile, inoltre, deve essere contestualizzata a partire da una comprensione sinodale di Chiesa (cf. n. 103).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In questo contesto papa Francesco ha voluto approfondire maggiormente la figura della donna nei primi secoli della Chiesa, istituendo (lo scorso 8 aprile) una nuova commissione di studio, presieduta dall’Arcivescovo di L’Aquila, il cardinale Giuseppe Petrocchi, e mostrando così come la Chiesa possa offrire una sempre nuova e più attuale risposta alle sfide odierne tornando alle sue origini.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giugno-2020/una-nuova-commissione-di-studio-sul-diaconato-femminile">Una nuova commissione di studio sul diaconato femminile</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La forma eucaristica della Chiesa: il contributo del cardinale Betori</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2020/la-forma-eucaristica-della-chiesa-il-contributo-del-cardinale-betori</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2020 16:50:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2020]]></category>
		<category><![CDATA[maggio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · In questo tempo di pandemia, la riflessione ecclesiologica si è tutt’altro che ritirata dal suo incessante desiderio di scrutare i segni dei tempi: tutto ciò che gravita attorno all’uomo è la sua materia prima d’indagine. Ogni circostanza diventa il luogo di un gran numero di provocazioni, che spingono l’uomo a cercare [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2020/la-forma-eucaristica-della-chiesa-il-contributo-del-cardinale-betori">La forma eucaristica della Chiesa: il contributo del cardinale Betori</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/Giovedi-Santo-Betori-sia-valorizzata-la-sofferenza-dei-credenti-che-rinunciano-all-Eucaristia_opengraph.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8628" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/Giovedi-Santo-Betori-sia-valorizzata-la-sofferenza-dei-credenti-che-rinunciano-all-Eucaristia_opengraph-300x158.png" alt="Giovedi-Santo-Betori-sia-valorizzata-la-sofferenza-dei-credenti-che-rinunciano-all-Eucaristia_opengraph" width="300" height="158" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/Giovedi-Santo-Betori-sia-valorizzata-la-sofferenza-dei-credenti-che-rinunciano-all-Eucaristia_opengraph-300x158.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/Giovedi-Santo-Betori-sia-valorizzata-la-sofferenza-dei-credenti-che-rinunciano-all-Eucaristia_opengraph.png 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Alessandro Clemenzia · In questo tempo di pandemia, la riflessione ecclesiologica si è tutt’altro che ritirata dal suo incessante desiderio di scrutare i segni dei tempi: tutto ciò che gravita attorno all’uomo è la sua materia prima d’indagine. Ogni circostanza diventa il luogo di un gran numero di provocazioni, che spingono l’uomo a cercare il senso più profondo della realtà. È questo il contesto migliore in cui interpretare i numerosi dibattiti che animano l’attuale riflessione teologica, come ad esempio la liceità delle adorazioni eucaristiche per via telematica, o la questione della celebrazione della Messa senza il popolo; o ancora la validità dell’assolvimento dei precetti ecclesiali senza una vera e propria prassi eucaristica, etc.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Tali dibattiti rappresentano in realtà un’occasione rivolta alla Chiesa di approfondire la sua natura e il fondamento su cui poggia l’intera esistenza cristiana. L’omelia del cardinale Giuseppe Betori, in occasione della celebrazione della Messa <i>in coena Domini</i> nella cattedrale fiorentina ha offerto, a tale proposito, preziosissimi elementi su cui discernere. I punti nodali su cui l’Arcivescovo si è soffermato, e che rappresentano i cardini della liturgia eucaristica del giovedì santo nel triduo pasquale, sono due: la lavanda dei piedi e l’istituzione dell’Eucaristia.</span></span></p>
<p align="justify"><a name="_GoBack"></a> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Un primo elemento decisivo riguarda la misura del discepolato: «La misura dell’essere discepoli di Gesù è la capacità di porsi l’uno di fronte all’altro non per rivendicare i propri diritti, neanche nella prospettiva di uno scambio alla pari – amare quelli che ci amano –, ma nel sottomettersi agli altri nel servizio». Da queste parole si intravede la dimensione fondamentalmente relazionale dell’identità ecclesiale: una relazionalità tra gli uomini che – seppure fondata sul desiderio del raggiungimento di una sua pienezza, vale a dire la reciprocità – rimane sempre asimmetrica, in quanto non è il risultato di un accordo tra i singoli, ma è la dinamica caratterizzante attraverso cui ciascuno si pone di fronte all’altro nella totale consegna di sé. La lavanda dei piedi, in altre parole, è la visibilità del volto comunionale della Chiesa.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Un secondo elemento evidenziato riguarda la sottolineatura dell’altra azione compiuta da Gesù, vale a dire l’istituzione dell’Eucaristia. Di fronte a un sempre più evidente neo-romanticismo che penetra sempre più silenziosamente all’interno del “sentimento religioso”, riducendo così la fede a una mera ricerca interioristica di appagamento, Betori indica chiaramente il realismo del sacramento: “L’Eucaristia non è sentire Gesù vicino a noi, presente al nostro cuore. L’Eucaristia è una presenza reale”, così oggettiva da essere capace di trasformare in Lui colui che se ne ciba, generando così tra gli uomini nuove forme di relazione. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La sottolineatura di un bene così essenziale, quale la partecipazione eucaristica, sembra quasi entrare in conflitto con la decisione che la Chiesa stessa ha preso nel domandare ai fedeli di vivere questo tempo di pandemia senza riunirsi insieme nelle celebrazioni. Eppure, spiega il Cardinale, questa stessa rinuncia, se accolta con cuore sincero e con il senso di obbedienza alla circostanza, è capace di conformare il cristiano, singolarmente e comunitariamente, a Cristo. E qui emerge un altro elemento essenziale per la riflessione ecclesiologia, vale a dire la <i>forma Christi</i> della Chiesa: come, infatti, il Verbo di Dio si è svuotato della sua natura divina fino alla morte e alla morte di croce, così il cristiano – nel non sottrarsi come cittadino alle disposizioni date dal governo e dalle singole Conferenze Episcopali – è chiamato a svuotarsi di sé, di ciò che appartiene essenzialmente all’identità della Chiesa (e cioè l’Eucarestia), per mettersi come <i>alter Christus</i> a servizio degli altri (in questo caso nel “limitare l’espandersi del contagio virale”).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;">Un ulteriore contributo offerto dall’omelia di Betori riguarda il modo in cui comprendere la dimensione comunitaria<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/unnamed.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8629" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/unnamed-300x225.jpg" alt="unnamed" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/unnamed-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/05/unnamed.jpg 512w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> dell’azione liturgica, il cui fondamento non è la partecipazione dell’assemblea (sempre e comunque essenziale nella celebrazione), ma l’azione di Dio: tali sottolineature «non sono annotazioni marginali, perché ne va della concezione della salvezza, che scaturisce sempre e solo dalla grazia, pur prendendo forma nella vita personale e comunitaria». Ciò che rende “una” la chiesa non è, dunque, una dinamica sociologica, ma il farsi “presenza” di Dio stesso in mezzo al suo popolo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Un ultimo elemento da sottolineare è quello attraverso cui Betori concentra le implicazioni più profonde di quanto ha affermato, riuscendo a far confluire insieme tre differenti immagini di Chiesa: Popolo di Dio, Corpo di Cristo e Comunione. In virtù dell’incarnazione del Verbo, egli si domanda «se non appartenga proprio alla natura dell’Eucaristia, e quindi ai suoi effetti, riconoscere nella carne del fratello la continuità del Corpo e del Sangue di Cristo che l’Eucarestia ci dona». In questo senso l’adorazione eucaristica dei singoli continua incessantemente attraverso il mettersi a servizio di ciascuno verso gli altri: chi, infatti, serve il corpo dei fratelli, serve il Corpo di Cristo. E ciò, conclude il cardinale, «darà autenticità ai gesti comunitari che faremo quando finalmente potremo tornare a riunirci come assemblea eucaristica».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Questa omelia, oltre a guidare il popolo di Dio nel vivere ecclesialmente ogni gesto quotidiano, si inserisce nella vivacità teologica di questi giorni e offre una risposta chiara ad alcune domande che hanno provocato il cuore di molti fedeli.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/maggio-2020/la-forma-eucaristica-della-chiesa-il-contributo-del-cardinale-betori">La forma eucaristica della Chiesa: il contributo del cardinale Betori</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La religione capitalistica</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2020/la-religione-capitalistica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 06:09:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aprile 2020]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · In una situazione come quella odierna, in cui la quarantena sta obbligando la maggior parte delle persone a cambiare radicalmente il proprio stile di vita, si può insinuare una grande tentazione dietro la buona intenzione di impegnare bene il tempo: non lasciare alcuno spazio vuoto nella giornata. Eppure, nel momento in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/download1.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-8455" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/download1.jpeg" alt="download1" width="178" height="282" /></a>di Alessandro Clemenzia · In una situazione come quella odierna, in cui la quarantena sta obbligando la maggior parte delle persone a cambiare radicalmente il proprio stile di vita, si può insinuare una grande tentazione dietro la buona intenzione di impegnare bene il tempo: non lasciare alcuno spazio vuoto nella giornata. Eppure, nel momento in cui le normali attività vengono meno, l’attenzione dal “fare” può essere spostata al proprio “essere”, e a tutto ciò che lo condiziona. Non solo: ci viene offerta la possibilità di guardarci attorno e vedere cosa, individualmente e comunitariamente, ci afferra e cattura oppure ci genera alla libertà.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Da pochi mesi è uscito un saggio di Luigino Bruni, intitolato <i>Il capitalismo e il sacro</i> (Vita e Pensiero, 2019), che invita a riflettere non soltanto sui grandi sistemi che muovono il mondo, ma anche su un dinamismo esistenziale che ormai fa parte della nostra quotidianità e che è entrato nel meccanismo scontato delle tante abitudini. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Evitando di cadere nello sterile ottimismo di chi si sforza di vedere il positivo dove esso non c’è o – come bravi profeti di sventura – di puntare il dito contro tutto ciò che ci circonda, la realtà nella quale viviamo ha sempre un che di positivo: se non altro per il fatto che essa è la dimostrazione più evidente del fatto che esistiamo e che siamo vivi. Da questa consapevolezza deve nascere un giudizio vero sulla realtà, che chiede di conoscere e indagare il contesto in cui viviamo. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Oramai è un dato certo, al di là di ogni colorazione politica, che il capitalismo rappresenti una deriva antropologica per quella radicalità evangelica che tanti cercano ancora di perseguire. Si è spesso accusata la logica del mercato di voler obliare quella plurisecolare religiosità che ha in-formato la società e la cultura europea. Luigino Bruni nel suo testo mostra quale sia la logica religiosa che sottostà al capitalismo, il quale si presenta al credente non come abolizione del sacro, ma come <i>idolatria</i>, in quanto è una religione che si sta soppiantando, in modo molto veloce, al posto di quella precedente, assumendo di quest’ultima i suoi tratti caratteristici. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La strategia per realizzare questo piano è stata quella di «minare le comunità e isolare le <i>persone</i> trasformandole in <i>individui</i>» (p. 39), vale a dire di eliminare dai singoli quella tensione relazionale che li caratterizza per rinchiuderli in un’esistenza dove non c’è più posto per l’altro. E in questo il capitalismo è stato molto abile, in quanto non soltanto lo ha fatto davanti ai nostri occhi, ma spesso ci ha resi inconsapevolmente protagonisti: «Fino a qualche decennio fa nei mercati si scambiavano anche parole. In seguito, l’atto di consumo perfetto è diventato l’acquisto online, dove il prodotto mi raggiunge a casa senza che tra me e l’oggetto del desiderio si inserisca nessun altro essere umano (possibilmente neanche il postino)» (p. 39).<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8456" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-300x169.jpeg" alt="cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-300x169.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-888x500.jpeg 888w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-640x360.jpeg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-136x77.jpeg 136w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/04/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563.jpeg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il capitalismo – recuperando il pensiero del filosofo tedesco Walter Benjamin – ha un suo culto di una durata perenne, non ci sono infatti giorni feriali, e produce un costante senso di colpa; le liturgie ruotano attorno alla concessione di doni, come gli <i>sconti</i>. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A imitazione della Chiesa che tende sempre di più a mettere in luce e a vivere, nella sua autocoscienza, la dimensione comunionale, la religione del <i>business</i> «sta diventando comunitaria, superando anche la stagione del consumo individuale che fino a pochissimi anni fa sembrava essere il destino del nostro capitalismo» (p. 35). Siamo, infatti, nell’epoca capitalistica della post-sazietà, dove l’intento, una volta trasformata la persona in individuo, è quello di creare nuove forme di comunità. L’importanza data all’individuo era solo una fase intermedia per arrivare a un consumo comunitario: «il mercato del futuro sarà sociale e pieno di storie collettive» (p. 41). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">E come l’annuncio del Vangelo è una forma essenziale della natura e della missione della Chiesa, così il <i>marketing</i> del XXI secolo si appoggia al fenomeno narrativo dello <i>storytelling</i>, che incanta il consumatore, attivando in lui emozioni, desideri e bisogni, per arrivare a una sua manipolazione. Come il cristianesimo è un’esperienza totalizzante, così anche il capitalismo chiede <i>tutto</i> ai lavoratori, promettendo il paradiso della carriera. Il sacrificio, fondamentale per il culto ebraico e per quello cristiano, esiste anche per le grandi imprese globali: è ciò che viene costantemente domandato ai lavoratori.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La parola “gratuità” è il grande <i>tabù</i> del capitalismo, in quanto le relazioni ideali si fondano sul contratto e sullo scambio commerciale: se le imprese, infatti, lasciassero i lavoratori seguire in modo gratuito le loro doti personali, esse non riuscirebbero più a controllare le azioni finalizzate agli obiettivi aziendali. Per soddisfare ciò che il cuore dell’uomo desidera maggiormente vengono comunque offerte “piccole dosi” di dono (che Bruni denomina “il dono omeopatico”), perché possano sostituirsi al vero dono; per cui, ad esempio, «invece di mettere in discussione la quantità insostenibile di voli aerei, le compagnie aeree ci dicono che pianteranno alcuni alberi per ‘rimediare’ all’inquinamento prodotto col nostro volo» (p. 65). Il dono viene trasformato in <i>incentivo</i>: mentre la dinamica del primo genera reciprocità asimmetriche tra colui che dona e colui che lo riceve e a sua volta ridona, l’incentivo è un contro-dono parziale che l’impresa fa al lavoratore, è un premio finalizzato al contratto, che «mira a chiudere un rapporto senza lasciare posizioni aperte di debito e credito» (p. 69).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il testo di Luigino Bruni è una seria presa di posizione davanti ciò che accade davanti ai nostri occhi, e mostra come il peggiore avversario della fede non sia l’economia, che per la Scrittura è qualcosa di assolutamente serio, ma l’idolatria, che nelle diverse circostanze cambia volto e nome, ma rimane sempre se stessa. </span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/aprile-2020/la-religione-capitalistica">La religione capitalistica</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Per un patto educativo globale</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2020/per-un-patto-educativo-globale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2020 16:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2020]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia • L’educazione è un processo tipicamente umano, da cui nessuna cultura può sentirsi esente, e che necessita di un metodo attuativo sempre rinnovato, inverato tanto dall’educatore quanto dalla reale condizione di colui a cui egli si rivolge. L’emergenza educativa è un tema di grande attualità che investe non soltanto il mondo giovanile, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/cq5dam.web_.800.800-1.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8403" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/cq5dam.web_.800.800-1-300x200.jpeg" alt="cq5dam.web.800.800 (1)" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/cq5dam.web_.800.800-1-300x200.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/cq5dam.web_.800.800-1-750x500.jpeg 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/cq5dam.web_.800.800-1-640x426.jpeg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/cq5dam.web_.800.800-1-140x94.jpeg 140w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/cq5dam.web_.800.800-1.jpeg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di Alessandro Clemenzia • L’educazione è un processo tipicamente umano, da cui nessuna cultura può sentirsi esente, e che necessita di un metodo attuativo sempre rinnovato, inverato tanto dall’educatore quanto dalla reale condizione di colui a cui egli si rivolge. L’emergenza educativa è un tema di grande attualità che investe non soltanto il mondo giovanile, ma anche gli adulti, coloro che vivono in quello stadio esistenziale denominato “maturità”. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">È capace il cristiano, proprio alla luce della sua esperienza ecclesiale, di offrire un proprio peculiare metodo educativo, rivolto alla persona nella sua globalità e a prescindere da una determinata interlocuzione generazionale?</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il Papa, nel discorso rivolto ai partecipanti all’assemblea plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica (20 febbraio 2020), ha offerto alcuni spunti interessanti proprio per coloro che si muovono nell’ambito educativo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Francesco ha da subito sottolineato la <i>dinamicità </i>del processo educativo: esso, infatti, non è una mera trasmissione di contenuti, ma «è una realtà dinamica, è un movimento che porta alla luce le persone», orientato al loro pieno sviluppo in senso individuale e sociale. A partire da questa consapevolezza egli si è soffermato su alcuni tratti caratteristici dell’educazione cristianamente intesa.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La prima proprietà riguarda l’essere <i>un movimento ecologico</i> che, avendo al centro la persona nella sua integralità, «ha lo scopo di portarla alla conoscenza di se stessa, della casa comune in cui è posta a vivere e soprattutto alla scoperta della fraternità come relazione che produce la composizione multiculturale dell’umanità, fonte di reciproco arricchimento». Riprendendo quanto aveva precedentemente scritto nella <i>Laudato si’</i>, l’attenzione ecologica viene colta soprattutto nella sua accezione relazionale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La seconda proprietà dell’educazione è l’essere <i>un movimento inclusivo</i>, capace cioè di accoglienza verso tutti gli esclusi, per arginare quella sempre più avanzata cultura dello scarto, e ciò «si concretizza nelle azioni educative a favore dei rifugiati, delle vittime della tratta degli esseri umani, dei migranti, senza alcuna distinzione di sesso, di religione o etnia». Pur essendo un tema di grande attualità politica, spiega il Papa, tale inclusività trova il suo fondamento nel DNA del cristianesimo: «L’inclusione non è un’invenzione moderna, ma è parte integrante del messaggio salvifico cristiano».<a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/download-1.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-8404" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/download-1-300x55.jpeg" alt="download (1)" width="300" height="55" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/download-1-300x55.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/03/download-1.jpeg 522w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Una terza proprietà riguarda il suo essere <i>un movimento pacificatore</i>, capace cioè di generare e portare pace, contro ogni divulgata forma di “egolatria”, che produce fratture «tra le generazioni, tra i popoli, tra le culture, tra le popolazioni ricche e quelle povere, tra maschile e femminile, tra economia ed etica, tra umanità e ambiente»; fratture che, secondo Francesco, nascono dalla paura della diversità e della differenza. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Un’ultima proprietà dell’educazione messa in luce è il suo essere <i>un movimento di squadra</i>; si tratta di una caratteristica fondamentale che fa comprendere come il soggetto educativo chiamato in causa non sia il singolo, ma l’intera comunità di studio o di ricerca o di formazione. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per fare fronte alla crisi della dimensione comunionale dell’educazione, Papa Francesco ha indetto la giornata per il patto educativo globale, prevista per il prossimo 14 maggio, affidando l’organizzazione alla Congregazione per l’Educazione Cattolica. L’intento di tale evento è quello di ricomporre il “villaggio dell’educazione”, per ritrovarsi insieme e trovare un passo comune e rivoluzionario in vista di «un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna». </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nella medesima direzione di questo patto educativo globale va anche quella dimensione interdisciplinare e transdisciplinare, esplicitamente e caldamente suggerita e indicata dalla Costituzione Apostolica <i>Veritatis gaudium</i> per quanto riguarda gli studi ecclesiastici.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A ciascuna realtà accademica ecclesiale è richiesto non soltanto di assumere quanto la suddetta Esortazione Apostolica ha indicato, ma anche di partecipare all’evento del prossimo 14 maggio, non per fare presenza o non sentirsi esclusi dai giochi, ma per scommettere con coraggio su un’alleanza educativa capace di generare unità lì dove la paura della diversità ha causato una frammentarietà globale dell’umano.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2020/per-un-patto-educativo-globale">Per un patto educativo globale</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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