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	<title>marzo 2022 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>Marzo 2022</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Mar 2022 20:36:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nota del Direttore Il 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, accogliendo l’appello di Papa Francesco abbiamo vissuto una giornata di preghiera e di digiuno per la pace in Ucraina. Con angoscia e speranza siamo stati vicini alle sofferenze del popolo ucraino aggredito dall’esercito della Russia. La violazione del diritto internazionale e dei diritti dell’uomo provoca morti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Nota del Direttore</strong></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, accogliendo l’appello di Papa Francesco abbiamo vissuto una giornata di preghiera e di digiuno per la pace in Ucraina. Con angoscia e speranza siamo stati vicini alle sofferenze del popolo ucraino aggredito dall’esercito della Russia. La violazione del diritto internazionale e dei diritti dell’uomo provoca morti e profughi. Per la pace in Europa e nel mondo occorre che si depongano le armi e questa guerra finisca. Pio XII nel 1939, alla vigilia del secondo conflitto mondiale, dichiarò: «Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra». </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Andrea Drigani </strong>con riferimento alle inchieste su taluni comportamenti delittuosi e non puniti dei chierici, constata l’inosservanza delle leggi penali canoniche. <strong>Giovanni Campanella </strong>invita alla lettura del libro di Don Antonio Mazzi che con piccole e piacevoli poesie affronta varie tematiche alla luce della parola di Dio. <strong>Gianni Cioli </strong>recensisce il volume di Francesco Benigno e di Vincenzo Lavenia sulla questione della pedofilia forse ritenuta più un peccato che non un crimine con delle conseguenze in ordine alla promozione della giustizia. <strong>Leonardo Salutati </strong>ripropone i «quattro grandi pilastri della pace» indicati da San Giovanni XXIII nell’Enciclica «Pacem in terris», tuttora disattesi, ma occorre respingere il pessimismo con l’ottimismo cristiano di Papa Roncalli. <strong>Francesco Romano </strong>illustra gli ultimi due provvedimenti legislativi (<em>Motu proprio</em>) di Papa Francesco, pubblicati nella memoria della Madonna di Lourdes, come esplicito servizio del Vescovo di Roma a garanzia della comunione ecclesiale. <strong>Stefano Tarocchi </strong>ci introduce al personaggio di Teofilo, al quale San Luca dedica il suo Vangelo e gli Atti degli Apostoli, che, al di là di ogni ipotesi, è il modello di ogni lettore che è invitato «a rendersi conto della solidità degli insegnamenti ricevuti». <strong>Carlo Parenti </strong>annota sul «Metaverso» un nuovo universo digitale che rischia di divenire un incubo, di qui la necessità di una qualche forma di regolazione di questi fenomeni virtuali. <strong>Antonio Lovascio </strong>trent’anni dopo le vicende di «Tangentopoli» rileva che la corruzione è, purtroppo, continuata, come sono anche mancate leggi adeguate per combattere il malgoverno, rimane essenziale una grande opera di educazione civica e morale. <strong>Alessandro Clemenzia </strong>presenta una fruttuosa esperienza di dialogo interreligioso promossa, da diversi anni, per iniziativa del Centro Internazionale Studenti «Giorgio La Pira» di Firenze. <strong>Francesco Vermigli </strong>alla luce di un discorso del Papa indica le quattro vicinanze che devono caratterizzare la missione del prete e la sua identità: vicinanza con Dio, vicinanza col vescovo, vicinanza tra i presbiteri, vicinanza col popolo di Dio. <strong>Stefano Liccioli </strong>da un fatto drammatico: il ritrovamento, dopo due anni, di una donna morta in casa, riflette sugli effetti devastanti dalla «cultura dell’indifferenza», unita al distanziamento pandemico che da fisico diviene esistenziale, per ricercare la via cristiana della fraternità. <strong>Giovanni Pallanti </strong>riferisce sulla figura di Jacques Delors, cattolico, democristiano e socialista francese, già Presidente della Commissione Europea, punto di riferimento per chi vuole un Europa unita e solidale. La rubrica <strong>«Coscienza universitaria»</strong> ospita una poesia, semplice e chiara, sulla pace e sulla guerra. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2022/marzo-2022">Marzo 2022</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«Scrivere un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo» </title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/stefano-tarocchi-2022/scrivere-un-resoconto-ordinato-per-te-illustre-teofilo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Mar 2022 20:19:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2022]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Tarocchi · È noto a tutti che solamente il terzo Vangelo e il libro degli Atti degli Apostoli sono gli unici due scritti del Nuovo Testamento che si aprono con un prologo di tipo letterario.   Per la verità, anche il Vangelo secondo Giovanni si apre con un prologo ma, potremmo dire, di differente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12636" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/San-Luca-300x158.jpg" alt="" width="300" height="158" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/San-Luca-300x158.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/San-Luca.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Stefano Tarocchi · È noto a tutti che solamente il terzo Vangelo e il libro degli Atti degli Apostoli sono gli unici due scritti del Nuovo Testamento che si aprono con un prologo di tipo letterario.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per la verità, anche il Vangelo secondo Giovanni si apre con un prologo ma, potremmo dire, di differente spessore. Possiamo definire i primi diciotto versetti del quarto Vangelo come un grandioso dipinto teologico, che offre al lettore uno sguardo prospettico sul contenuto.  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma il terzo Vangelo, scritto da Luca al pari del libro degli Atti, ha qualcosa di diverso, e di simile agli storici da quelli più antichi fino ai suoi contemporanei (da Tucidide a Plutarco e Giuseppe Flavio).  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’autore si esprime in maniera così incisiva ed accurata in questo breve passaggio, da permetterci di ricavare preziosi elementi per mettere a fuoco la sua intenzione compositiva. Per sapere di chi stiamo parlando, dobbiamo rivolgerci ad alcune lettere di Paolo, a cominciare dal “biglietto” a Filemone, di mano dello stesso apostolo: «Ti saluta Epafra, mio compagno di prigionia per Cristo Gesù, con Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei collaboratori» (Filemone 23-24). Quindi si parla di lui nei saluti di due lettere della tradizione di Paolo: «vi salutano Luca, il caro medico, e Dema» (Col 4,14). «cerca di venire presto da me, perché Dema mi ha abbandonato avendo preferito il secolo presente ed è partito per Tessalonica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me» (2 Tim 4,9-11). </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da altri testi antichi, compresi quelli della tradizione patristica (dal <em>Canone Muratoriano</em> a Ireneo, Origene e Girolamo), sappiamo che Luca non era palestinese di origine, anche se avrebbe visitato la terra di Gesù per raccogliere le fonti su cui riferisce. Era, infatti, una persona assai colta: anche se non è certo che fosse un medico, niente impedisce di escluderlo. Inoltre, era di origine pagana e conosceva bene la comunità cristiana di Antiochia, città della quale sarebbe originario. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il terzo evangelista è sì uno storico, ma è più che altro un teologo, che inquadra i fatti in un insieme assai preciso e dentro un prezioso orizzonte di fede. Del resto, egli usa la geografia del suo scritto in maniera eminentemente teologica, fondandola su Gerusalemme, su cui converge l’intero Vangelo e da cui muovono gli Atti. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma torniamo all’esordio del Vangelo, dove si introduce la figura di Teofilo.<br />
Così leggiamo: «poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto» (Lc 1,1-4)</span> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quello che scrive Luca nel suo primo scritto è un vero «racconto» storico, distinto dal semplice resoconto della predicazione, o dell’insegnamento. È il libro che contiene la conferma di ciò che più avanti nel tempo sarebbe stato chiamato il Vangelo, passando dal contenuto al libro che lo contiene, ossia dal «buon annuncio», al quadriforme Vangelo secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni.</span> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’evangelista esprime la consapevolezza di inserirsi nella corrente della tradizione, per risalire all’origine dell’insegnamento degli apostoli e dei responsabili delle comunità. L’opera è inoltre il frutto di ricerche accurate, basate sulla testimonianza oculare di quanti sono diventati annunciatori della parola. Una testimonianza che si è formata a partire dall’esordio del ministero di Gesù. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Teofilo, modello del lettore di ogni tempo, non è un destinatario passivo: è invitato in prima persona a «rendersi conto della solidità degli insegnamenti ricevuti».  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Egli deve scoprire le ragioni della sua fede; ciò che sta per leggere non è infatti la prima istruzione che egli riceve  bensì una tappa ulteriore del cammino che ha già compiuto per incontrare Cristo. Nel testo greco del terzo Vangelo si trova proprio un verbo (</span><span style="font-size: medium;"><em>katechéô</em></span><span style="font-size: medium;">), che contiene la parola «eco». Di qui ecco la </span><span style="font-size: medium;"><em>catechesi</em></span><span style="font-size: medium;">: una «parola fatta risuonare».</span> <img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12637" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/santo6714-219x300.jpg" alt="" width="219" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/santo6714-219x300.jpg 219w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/santo6714-365x500.jpg 365w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/santo6714-768x1053.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/santo6714.jpg 928w" sizes="(max-width: 219px) 100vw, 219px" /></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Di Teofilo si parla anche nell’esordio del libro degli Atti, simile al prologo del terzo Vangelo, ma in grado di trasportarci agli avvenimenti di cui vuole parlare: «nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo» (At 1,1-5) </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma di chi stiamo realmente parlando? Chi era in sostanza Teofilo?  </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo nome aveva un preciso significato: </span><span style="font-size: medium;"><em>colui che ama Dio</em></span>, <span style="font-size: medium;">oppure (anche meglio!): </span><span style="font-size: medium;"><em>colui che è amato da Dio</em></span><span style="font-size: medium;">. Gli scrittori cristiani antichi lo ritenevano non un personaggio storico ma come il rappresentante simbolico di tutti gli amici e amati da Dio. Così si sosteneva che Teofilo non era il vero nome, ma uno pseudonimo che voleva tenere nascosta la sua fede appartenente alla casa imperiale romana. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se però torniamo ai testi, vediamo che il Vangelo ne parla come «illustre Teofilo». Da qui l’idea che alcuni hanno sostenuto che Teofilo, con il suo nome vero, apparteneva alle classi più elevate della società. Oggi si ritiene che questo titolo fosse un semplice elogio, molto importante però per non idealizzare il destinatario di due libri del Nuovo Testamento tanto da farne scolorire la sua presenza nella storia. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come scrive C.K. Barrett nel suo commento al libro degli Atti «poteva essere un uomo dedito all’indagine, un catecumeno, un cristiano alla ricerca di ulteriori informazioni sulle origini della sua fede e sulla storia del sorgere della Chiesa o un magistrato romano». </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Di questo personaggio, realmente esistito, tuttavia noi non sappiamo nulla, tranne il fatto che viveva con grande probabilità ad Antiochia di Siria, oggi in Turchia, città nella quale il terzo Vangelo era stato scritto. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> </span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/stefano-tarocchi-2022/scrivere-un-resoconto-ordinato-per-te-illustre-teofilo">«Scrivere un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo» </a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Rigenerarsi dalla novità dell’altro. L’esperienza del dialogo interreligioso nel Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/alessandro-clemenzia-2022/rigenerarsi-dalla-novita-dellaltro-lesperienza-del-dialogo-interreligioso-nel-centro-internazionale-studenti-giorgio-la-pira</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Mar 2022 07:38:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2022]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · In questo breve articolo viene riportato, in modo sintetico, un mio breve intervento sull’esperienza del dialogo interreligioso nel Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, tenuto in un gruppo di lavoro, in occasione dell’incontro organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che ha visto la partecipazione di sessanta vescovi – e contemporaneamente di altrettanti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12622" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/logo-la-pira-300x158.png" alt="" width="300" height="158" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/logo-la-pira-300x158.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/logo-la-pira.png 535w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Alessandro Clemenzia · </span><span style="font-size: medium;">In questo breve articolo viene riportato, in modo sintetico, un mio breve intervento sull’esperienza del dialogo interreligioso nel Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, tenuto in un gruppo di lavoro, in occasione dell’incontro organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che ha visto la partecipazione di sessanta vescovi – e contemporaneamente di altrettanti sindaci – del Mediterraneo, per proseguire il percorso già avviato a Bari nel febbraio 2020. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si tratta di una storia non troppo lunga, e neanche estremamente recente. Tanti sono i luoghi in cui questo dialogo ha portato dei frutti, senza i quali non potremmo neanche immaginare oggi lo stare insieme di religioni differenti. Le realtà nate, ispirandosi al carisma profetico di Giorgio La Pira, sono la concretizzazione di quanto parleremo. Mi soffermerò, in particolare, su questo Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira; tale storia ci aiuterà a comprendere il presente e a ricordare che, prima di noi, c’è stato qualcuno che, magari silenziosamente, ha speso la propria vita per portare avanti un dialogo interreligioso. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 1977, dopo appena pochi giorni dalla scomparsa di Giorgio La Pira, il cardinale Giovanni Benelli (allora Arcivescovo di Firenze) chiese alla fondatrice del Movimento dei Focolari, Chiara Lubich di aiutarlo a iniziare una nuova esperienza: creare un “centro” capace di accogliere studenti universitari, presenti a Firenze, provenienti da ogni parte del mondo, soprattutto dai Paesi più poveri. L’intento era quello di offrire un “luogo” d’incontro per imparare a dialogare, per avere uno sguardo “nuovo” e “vero” verso le persone, le cose, le circostanze e avviare uno spazio di amicizia, all’interno del quale generare uomini e donne “rinnovati”. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il “dialogo” proposto, essendo indirizzato al mondo universitario, doveva essere in grado di farsi “cultura”; non una proposta astratta, concettuale, per pochi addetti ai lavori, ma una cultura che scaturisse dalle viscere dell’amicizia. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’intenso dialogo interreligioso, che si è avviato sin dai primi anni Ottanta nel Centro La Pira, è nato da alcuni semplici e quotidiani rapporti di amicizia, che hanno innescato in ciascuno il desiderio di approfondire l’identità dell’altro. Non un altro “generico”, ma quell’altro di cui ormai si conosceva il nome, la provenienza, l’identità culturale, la storia (e, dunque, le gioie e le ferite).</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un dialogo che nasceva non soltanto da uno sguardo reciproco, da un </span><span style="font-size: medium;"><em>io</em></span><span style="font-size: medium;"> che si trovava di fronte a un altro </span><span style="font-size: medium;"><em>io</em></span><span style="font-size: medium;">, riconoscendolo come un </span><span style="font-size: medium;"><em>tu</em></span><span style="font-size: medium;">, ma anche dal guardare verso un’unica direzione. Quei rapporti di amicizia, infatti, hanno portato ad una solidarietà concreta, a partire dalla realtà in cui si viveva, la città di Firenze, fino a raggiungere, negli anni, un impegno a livello internazionale, facilitato da quegli ex studenti del Centro La Pira, ormai rientrati nei propri Paesi di origine. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quei rapporti veri avevano portato ciascuno ad approfondire, non soltanto l’esperienza religiosa altrui, ma anche la propria, e a fare esperienza, sia del generare l’altro, sia dell’essere generati dall’altro: di riceversi in qualche modo dal diverso-da-sé. L’approfondimento della propria esperienza religiosa diventava un’esigenza del cuore, nata da quei </span><span style="font-size: medium;"><em>tu</em></span><span style="font-size: medium;"> che si incontravano al Centro. E in questa dinamica di relazioni autentiche, ciascun </span><span style="font-size: medium;"><em>io</em></span><span style="font-size: medium;">, non solo scopriva il </span><span style="font-size: medium;"><em>tu</em></span><span style="font-size: medium;">, e attraverso quel </span><span style="font-size: medium;"><em>tu</em></span><span style="font-size: medium;"> approfondiva se stesso, ma scopriva anche il </span><span style="font-size: medium;"><em>noi</em></span><span style="font-size: medium;"> a cui apparteneva. Un </span><span style="font-size: medium;"><em>noi</em></span><span style="font-size: medium;"> che non voleva essere una strana miscela composta da diverse religioni, ma un </span><span style="font-size: medium;"><em>noi</em></span><span style="font-size: medium;"> tanto chiaro, quanto aperto, proprio perché germogliato dall’esperienza del dialogo. La tensione della diversità, se è vero dialogo, va sempre mantenuta, in quanto il confronto non ostacola il cammino che la Verità stessa compie verso la creatura.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12623" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Benelli-un-vescovo-innovatore_articleimage-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Benelli-un-vescovo-innovatore_articleimage-300x215.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Benelli-un-vescovo-innovatore_articleimage.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per questa ragione il modo migliore per descrivere questo dialogo interreligioso è “il dialogo della vita”.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Centro La Pira ha così avuto come primi volontari al suo interno proprio gli stessi studenti che lo animavano. Tra questi c’era anche un gruppo di giovani musulmani che, incontrandosi quotidianamente, sentirono la necessità di pregare insieme: ben presto la Sala Teatina, nucleo del Centro La Pira, soprattutto i venerdì – naturalmente con il beneplacito del Vescovo diocesano – si trasformò in un luogo di preghiera per quei ragazzi; nel 1989 divenne la prima aula di preghiera della nascente Comunità islamica toscana. Dopo appena un anno, nel 1990, un gruppo di cinque studenti musulmani decisero di mettere insieme le proprie forze e competenze, acquisite lungo gli anni universitari, e di dar vita a un centro culturale, proprio all’interno del Centro La Pira: è così nato il primo Centro culturale islamico di Firenze e Toscana. Quella Sala, punto di riferimento per un numero sempre più elevato di persone, divenne troppo piccola per contenere in modo accogliente quel nuovo “popolo” che si stava formando. Per far fronte a questa necessità, la comunità si è dovuta trasferire in altro luogo. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È stata una delle esperienze più affascinanti del Centro La Pira: generare l’altro a diventare sempre più se stesso, e rigenerarsi dalla novità dell’altro.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Molto intenso è stato anche il rapporto con la comunità ebraica, tanto che il Centro La Pira divenne col tempo “luogo del dialogo” anche tra musulmani ed ebrei, passando così dal generare “l’altro” al generare “relazioni tra gli altri”. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono così continuati gli incontri di approfondimento culturale per conoscersi reciprocamente, per festeggiare insieme gli uni le feste religiose degli altri, fino a guardare tutti insieme verso un’unica direzione: una solidarietà condivisa, capace di mettere al centro l’uomo e la donna, e la loro libertà religiosa.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questi decenni, ogni crisi a livello planetario (soprattutto nei rapporti tra religioni), diventava per il Centro La Pira l’occasione per portare avanti, in modo sempre più approfondito e nuovo, il dialogo interreligioso. Proprio in quei momenti in cui sembrava “tremare”, a livello internazionale, il rapporto con il mondo islamico, nel Centro nasceva qualcosa di nuovo. Nel 1991 (in contemporanea alla prima Guerra del Golfo), venne promosso uno spettacolo teatrale sulla pace da parte di giovani cristiani e giovani musulmani; nel 2001, in risposta agli attentati di New York, si costituì l’Associazione di Donne musulmane (DOMUSCAI) e nacque una scuola di arabo per minori, per favorire il rapporto tra genitori e figli, per renderli sempre più consapevoli e “protagonisti” delle proprie radici culturali.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tuttora nel Centro si incontra un gruppo di giovani musulmani di seconda generazione. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’ultimo grande evento pubblico, prima che il Covid interrompesse le attività, risale al 30 gennaio 2020, nella Sala Teatina, la stessa che ha visto nascere a Firenze la prima comunità islamica: a distanza di un anno dal documento di Abu Dhabi, si è svolto un evento cittadino, fortemente auspicato dall’Arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, e dall’Imam di Firenze, Elzir Izzeddin, per rinnovare l’amicizia tra la le componenti cattoliche e islamiche di Firenze.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira è un vero e proprio “luogo” del dialogo interreligioso, non soltanto perché continua ad avere come suoi interlocutori persone di diverse convinzioni religiose, ma soprattutto in quanto vuole rendere l’altro il vero protagonista di questo dialogo.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/alessandro-clemenzia-2022/rigenerarsi-dalla-novita-dellaltro-lesperienza-del-dialogo-interreligioso-nel-centro-internazionale-studenti-giorgio-la-pira">Rigenerarsi dalla novità dell’altro. L’esperienza del dialogo interreligioso nel Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Mani pulite e l&#8217;illusione che tutto sia cambiato</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/antonio-lovascio-2022/mani-pulite-e-lillusione-che-tutto-sia-cambiato</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Lovascio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 20:17:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lovascio 2022]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonio Lovascio · Forse l’orologio è rimasto fermo a trent’anni fa, al 17 febbraio 1992 quando, con l&#8217;arresto a Milano di Mario Chiesa (“il mariuolo isolato dal resto del Partito Socialista”: così l’aveva definito Bettino Craxi), cominciò con Mani Pulite una stagione giudiziaria e politica che ha segnato le sorti del Paese: 5mila indagati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12618" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/img-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/img-300x188.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/img.jpg 750w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Antonio Lovascio · Forse l’orologio è rimasto fermo a trent’anni fa, al 17 febbraio 1992 quando, con l&#8217;arresto a Milano di Mario Chiesa (“il mariuolo isolato dal resto del Partito Socialista”: così l’aveva definito Bettino Craxi), cominciò con Mani Pulite una stagione giudiziaria e politica che ha segnato le sorti del Paese: 5mila indagati solo nel capoluogo lombardo, 1.200 condanne, 41 suicidi. Dati che, tra il 1992 e il 1994, hanno lasciato il segno nell’Italia smarrita ed avvelenata della Prima Repubblica. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Trent’anni dopo, assistendo alle ricostruzioni televisive e rileggendo la cronaca di quei giorni e di quei mesi, interrogandoci su cosa essa ci ha insegnato, dobbiamo a malincuore prendere atto di una rivoluzione mancata e secondo alcuni “tradita”. Perché purtroppo l’etica pubblica è evaporata quasi del tutto, passando attraverso il berlusconismo e l’antiberlusconismo, il giustizialismo di piazza (avviato con il cappio esposto dalla Lega in Parlamento nel 1993 contro i partiti che poi si sono estinti non avendo avuto la forza di rigenerarsi) e il garantismo peloso, la partitocrazia senza ormai partiti dalle profonde radici ideali, culturali e storiche come quella che stiamo vedendo in questo Terzo Millennio. Ma anche l’etica dei cittadini ha fatto il suo corso negativo, raggiungendo il livello massimo di evasione fiscale (si parla di cento miliardi di euro l’anno), cui si sono aggiunte nell’era pandemica le truffe sul reddito di cittadinanza e perfino nella dotazione e distribuzione delle mascherine. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">C’è chi pensa addirittura che oggi la corruzione &#8211; che purtroppo ha contagiato anche esponenti della magistratura &#8211; sia più diffusa di prima e le regole introdotte per fermare il finanziamento illecito dei partiti vengano troppo spesso aggirate, come dimostrano le inchieste giudiziarie puntate su alcune Fondazioni per generose “donazioni”, provenienti addirittura dall’estero, a qualche parlamentare o politico. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se la Giustizia deve essere riformata e pure autoriformarsi, ancor più deve fare la Politica, immeschinita non di meno in questa emergenza dai gioghi di potere, dalle ripicche personali. Pare abbia perso il senso dell’interesse generale per cedere alla tentazione del facile consenso da far fruttare nelle prossime competizioni elettorali. Molto preoccupata a sopravvivere a sé stessa, perde ogni confronto con la Politica che progettò l’Italia futura e moderna con la Costituzione, frutto pregiato della Resistenza. Riscoprire un nuovo senso del dovere e del “bene comune” è la Resistenza di oggi. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Politica e Giustizia per rinnovarsi possono partire proprio dalla lezione di Tangentopoli. E da un presupposto. La corruzione e il finanziamento illecito non li ha certo inventati dal nulla il pool di Mani Pulite alla Procura di Milano. Così come il clientelismo, le complicità e i compromessi con le grandi aziende e ambienti criminali, la lottizzazione degli incarichi pubblici, la spartizione degli appalti. Esistevano già e il &#8220;cittadino comune&#8221; lo sapeva bene: ne parlava indignato al bar o in coda negli uffici della Burocrazia e però, se capitava o gli serviva, ne approfittava per il suo tornaconto.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12616" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/TANG3-kfGD-U332093292131785H-593x443@Corriere-Web-Sezioni-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/TANG3-kfGD-U332093292131785H-593x443@Corriere-Web-Sezioni-300x224.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/TANG3-kfGD-U332093292131785H-593x443@Corriere-Web-Sezioni.jpg 593w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oggi più che rifare da capo la storia, sembra più utile riflettere su quanto è rimasto di quella triste stagione.  È rimasto il &#8220;prima&#8221;, o almeno la stessa percezione del &#8220;prima&#8221;: partiti deboli e visti con diffidenza dal &#8220;cittadino comune&#8221; che ha preferito affidarsi a movimenti populisti senza bussola e leader affidabili, oppure astenersi dal voto; una tendenza al protagonismo, per fortuna minoritaria ma comunque assai diffusa tra i pubblici ministeri; il vizio di gran parte del mondo dell’informazione e soprattutto dei Social di riferire le tesi accusatorie come fossero verità accertate e sancite da una sentenza definitiva. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il cambiamento, insomma, è ancora tutto da costruire, attraverso riforme serie ed incisive, che si sono finora inceppate sui banchi del Parlamento. Ma le riforme non bastano. Come suggerisce nel suo libro-testimonianza un vecchio cronista (Goffredo Buccini) che ha seguito tutte le inchieste di Mani Pulite, “servono molte discrete ore di educazione civica in classe”, per riavviare appunto, coinvolgendo pure le nuove generazioni, qualche orologio rimasto fermo all’ora di trent’anni fa.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/antonio-lovascio-2022/mani-pulite-e-lillusione-che-tutto-sia-cambiato">Mani pulite e l’illusione che tutto sia cambiato</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Un «mea culpa» per l’inosservanza delle leggi canoniche</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/mons-andrea-drigani-2022/un-mea-culpa-per-linosservanza-delle-leggi-canoniche</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 20:07:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2022]]></category>
		<category><![CDATA[mons. Andrea Drigani 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Andrea Drigani · San Giovanni Paolo II nella Costituzione Apostolica «Sacrae disciplinae leges», con la quale il 25 gennaio 1983 promulgava il nuovo «Codex iuris canonici», affermava che «le leggi canoniche, per la loro stessa natura, esigono l’osservanza» («canonicae leges suapte natura observantiam exigunt»). La proclamazione di questo principio potrebbe apparire ovvia ed evidente, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12569" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/27690-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/27690-201x300.jpg 201w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/27690.jpg 250w" sizes="auto, (max-width: 201px) 100vw, 201px" />di Andrea Drigani · San Giovanni Paolo II nella Costituzione Apostolica «Sacrae disciplinae leges», con la quale il 25 gennaio 1983 promulgava il nuovo «Codex iuris canonici», affermava che «le leggi canoniche, per la loro stessa natura, esigono l’osservanza» («canonicae leges suapte natura observantiam exigunt»). </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La proclamazione di questo principio potrebbe apparire ovvia ed evidente, e certamente lo è da un punto di vista teorico, ma purtroppo non per la sua applicazione pratica. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tale assioma viene poi ribadito al canone 212 § 1 del «Codex» laddove si dice che tutti i fedeli sono tenuti ad osservare con cristiana obbedienza quanto i sacri Pastori dispongono («statuunt») come capi della Chiesa («Ecclesiae rectores»). Il canone 392 § 1 precisa, poi, che il vescovo diocesano è tenuto ad urgere l’osservanza di tutte le leggi ecclesiastiche. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le diverse indagini, anche se non di natura giudiziaria, che sono state eseguite, su incarico delle conferenze episcopali nazionali, in alcuni stati europei circa i delitti, non puniti, contro il sesto comandamento del Decalogo commessi da chierici con minori di diciotto anni, hanno fatto emergere, tra l’altro, che le norme penali della Chiesa sono state pressochè disattese e inosservate. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E’ bene ricordare, infatti, che già il «Codex iuris canonici» del 1917 al canone 2359 § 2 prevedeva espressamente il suddetto delitto, reiterato, poi, dal «Codex iuris canonici» del 1983 al canone 1398 § 1, 1°.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Anche a causa della inadempienza di queste leggi penali e processuali canoniche, San Giovanni Paolo II col Motu proprio «Sacramentorum sanctitatis tutela», emanato il 30 aprile 2001, riservò alla Santa Sede, segnatamente alla Congregazione per la Dottrina della Fede, il giudizio sui predetti delitti.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quando, pure nella Chiesa, i processi penali non si celebrano si rischia di finire nel porto delle nebbie, alimentando confusioni e incertezze, e provocando altri tipi di processi: quelli mediatici. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I processi penali, ivi compresi quelli canonici, non si concludono sempre una sentenza di condanna, bensì di assoluzione, poiché il giudizio penale è per accertare la sussistenza o meno di un fatto delittuoso. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’ordinamento giuridico della Chiesa prevede la fattispecie dei delitti ed una serie di precise disposizioni per esaminare tali questioni, anche in sede procedurale, disposizioni alle quali bisogna rigorosamente attenersi. Gli affari penali non possono essere trattati in maniera clandestina.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Viene fatto di domandarsi il perché di tale inosservanza delle legge penali canoniche, forse vi è ancora una certa antigiuridicità per la quale si ritiene che dinanzi ai delitti si debba agire soltanto con esortazioni e suggerimenti, favorendo, però, in tal modo una nefasta scissione tra la misericordia e la correzione, tra la carità e la sanzione, creando in molti casi scandalo tra i fedeli.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-12570" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/UGr5crHAao7O_s4-mb.jpg" alt="" width="210" height="300" /></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Papa Francesco nella Costituzione Apostolica «Pascite gregem Dei», pubblicata il 23 maggio 2021 (<span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/luglio-2021/misericordia-e-correzione-un-rapporto-inscindibile" target="_blank" rel="noopener">cfr. A. Drigani, <em>Misericordia e correzione: un rapporto inscindibile,</em> in <em>Il mantello della giustizia,</em> luglio 2021</a></span>), ha dichiarato: «La carità richiede che i Pastori ricorrano al sistema penale tutte le volte che occorra, tenendo presenti i tre fini che lo rendono necessario nella comunità ecclesiale, e cioè il ripristino della giustizia, l’emendamento del reo e la riparazione degli scandali». </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le indagini di cui abbiamo riferito all’inizio dell’articolo hanno provocato diversi «mea culpa», l’ultimo dei quali da parte di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Devoto-Oli definisce il «mea culpa» come un modo di dire per chiedere venia o per esprimere rassegnazione di fronte alle conseguenze di un proprio errore. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Riguardo alle vicissitudini che abbiamo illustrato, un tipo di «mea culpa» si può sinceramente fare, cioè quello di non aver osservato le norme penali della Chiesa, e di emettere, quindi, il proposito, per l’avvenire, di osservarle. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/mons-andrea-drigani-2022/un-mea-culpa-per-linosservanza-delle-leggi-canoniche">Un «mea culpa» per l’inosservanza delle leggi canoniche</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Pacem in terris di Giovanni XXIII: una via intramontabile e necessaria per costruire la pace</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/leonardo-salutati-2022/pacem-in-terris-di-giovanni-xxiii-una-via-intramontabile-e-necessaria-per-costruire-la-pace</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Salutati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 18:14:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[don Leonardo Salutati 2022]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12625 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/images-1.jpeg" alt="" width="225" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/images-1.jpeg 225w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/images-1-150x150.jpeg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/images-1-80x80.jpeg 80w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" />di Leonardo Salutati • L’11 Aprile del 1963, quasi 60 anni fa, sulla scorta dell’esperienza ancora viva della tragedia della 2° Guerra mondiale e all’indomani del picco di tensione raggiunto nel 1962 tra le due potenze nucleari, USA e Unione Sovietica, a seguito della crisi dei missili di Cuba che portò pericolosamente l’umanità sull’orlo del baratro di un conflitto nucleare, sventato grazie all’intervento di Giovanni XXIII, lo stesso Pontefice pubblicò l’enciclica . Questo importantissimo documento generò una vera e propria rivoluzione nell’insegnamento della Chiesa sui temi riguardanti la pace e la guerra, concentrando la propria attenzione su ciò che è necessario per costruire la pace e condannando senza mezzi termini qualsiasi ricorso alla guerra.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Papa offre la novità di una riflessione che si sposta dal terreno teorico a quello concreto delle azioni utili a costruire la pace. Egli si rivolge alla coscienza di tutti gli uomini, credenti e non credenti, per dire loro che la pace è doverosa, è possibile e dipende da ciascuno, è il risultato di rapporti umani fondati sui quattro pilastri della verità, della giustizia, della carità e della libertà (<em>Pacem in terris</em> 20). La pace è, e non può essere altrimenti, il cammino stesso della storia umana orientata verso l’incontro con il Principe della pace (<em>ibidem</em> 89), il Signore Gesù «fine della storia umana» (<em>Gaudium et spes</em> 45).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fraternità, condivisione, attenzione alla dignità e ai bisogni di ogni membro della famiglia umana costituiscono il progressivo attuarsi del disegno di Dio sulla storia. Infatti Non può esserci vera pace se non c’è cura e attenzione allo sviluppo di tutta l’umanità secondo criteri di solidarietà e carità, e non secondo quelli della “legge del più forte”. <em>Pacem in terris</em> sottolinea in modo chiaro e innovativo il legame inscindibile tra pace vera e duratura e giustizia, affermando che la ricerca del <em>bene comune universale</em>, è il fine principale dell’autorità politica e il valore morale essenziale nella costruzione della vita sociale (<em>Pacem in terris</em> 66).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Affrontando la questione degli armamenti e del disarmo vengono richiamati quattro punti essenziali. 1) L’enorme quantità di armamenti prodotti è anzitutto uno spreco gigantesco di risorse che potrebbero essere utilizzate per lo sviluppo dei popoli, in particolare di quelli più poveri. 2) La corsa agli armamenti è assurda perché innesca una escalation che non garantisce la sicurezza a nessuno. 3) L’uso delle armi nucleari in un eventuale conflitto potrebbe condurre ad una catastrofe di dimensioni inimmaginabili che pregiudicherebbe la stessa esistenza dell’umanità. 4) L’invito alle autorità politiche ad impegnarsi affinché le tensioni e le dispute fra Stati siano affrontate e risolte essenzialmente per via diplomatica, attraverso la lealtà, il rispetto della giustizia e del diritto internazionale.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al culmine, poi, della riflessione su ciò che è necessario per costruire la pace, troviamo un passaggio che, purtroppo, la traduzione italiana rende in modo infedele al testo originale latino e che tradotto letteralmente enuncia un principio morale di assoluta importanza quando si afferma che: «In questa nostra epoca che si gloria della potenza atomica <em>è estraneo alla ragione</em> (<em>alienum est a ratione</em>) che la guerra sia ormai uno strumento adatto per ripristinare i diritti violati». Con questo pronunciamento siamo di fronte ad una svolta epocale, perché si dichiara definitivamente superata la secolare <em>dottrina della guerra giusta</em>.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con una lettura teologale e sapiente della storia, <em>Pacem in terris </em>non giudica il passato e neppure dichiara errate le valutazioni fatte dalla Chiesa in altri contesti storici. Tuttavia, con chiarezza, lucidità e lungimiranza prende atto che nel nostro tempo, in cui si dispone dell’arma atomica, è irrazionale, ovvero immorale, invocare la condizione più frequentemente e facilmente richiamata nel corso del tempo per giudicare la moralità di una guerra, ovvero la necessità di «ripristinare i diritti violati» di uno stato quale <em>giusta causa</em> per la guerra, invitando piuttosto a prendere atto della necessità e della possibilità di individuare nuovi criteri e nuove strade per superare le contese internazionali, in un modo più umano e rispettoso della dignità di ogni essere umano.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12626" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Pacem-in-terris-300x161.png" alt="" width="300" height="161" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Pacem-in-terris-300x161.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Pacem-in-terris-930x500.png 930w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Pacem-in-terris-768x413.png 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Pacem-in-terris.png 1201w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Purtroppo, ancora oggi, dobbiamo prendere atto che questo insegnamento, riproposto e arricchito dal successivo Magistero sociale della Chiesa, è stato poco considerato e, “irrazionalmente”, tante scelte di soggetti internazionali non hanno tenuto adeguatamente conto nel corso del tempo, dei &#8220;quattro pilastri della pace&#8221; indicati da <em>Pacem in terris</em>.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Giovanni XXIII era animato da un profondo ottimismo nelle capacità di ogni uomo di esprimere il bene e il buono che è in lui. L&#8217;ottimismo del Papa trovava fondamento nell’assoluta fiducia nel Signore Gesù che, dal momento della risurrezione, offre a tutti il dono della sua pace, che non è la semplice assenza di guerra ma la possibilità di un mondo riconciliato e fondato su verità, giustizia, amore e libertà. Oggi ancor di più ogni uomo di buona volontà dovrebbe fare proprio l’ottimismo di Giovanni XXIII, per individuare la via della pace nella propria quotidianità, così come dimostrò di saper fare a suo tempo il Santo Pontefice in occasione della drammatica crisi di Cuba.</span></span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/leonardo-salutati-2022/pacem-in-terris-di-giovanni-xxiii-una-via-intramontabile-e-necessaria-per-costruire-la-pace">Pacem in terris di Giovanni XXIII: una via intramontabile e necessaria per costruire la pace</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«Fidem servare» e «Assegnare alcune competenze», due Lettere Apostoliche pubblicate nello stesso giorno</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/francesco-romano-2022/fidem-servare-e-assegnare-alcune-competenze-due-lettere-apostoliche-pubblicate-nello-stesso-giorno</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 17:33:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2022]]></category>
		<category><![CDATA[padre Francesco Romano 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesco Romano • L’11 febbraio 2022 nella memoria della B. V. Maria di Lourdes e nel suo VIII anno di pontificato, Papa Francesco pubblica due Lettere Apostoliche in forma di motu proprio “Fidem servare” e “Assegnare alcune competenze” (Competentias quasdam decernere) entrate rispettivamente in vigore il 14 e 15 dello stesso mese. L’ultimo motu [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12643" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/b04edbb9-0ada-4f14-9990-9d9e9fa1577d-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/b04edbb9-0ada-4f14-9990-9d9e9fa1577d-300x170.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/b04edbb9-0ada-4f14-9990-9d9e9fa1577d.jpg 460w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Francesco Romano • </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’11 febbraio 2022 nella memoria della B. V. Maria di Lourdes e nel suo VIII anno di pontificato, Papa Francesco pubblica due Lettere Apostoliche in forma di motu proprio “Fidem servare” e “Assegnare alcune competenze” (</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>Competentias quasdam decernere</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">) entrate rispettivamente in vigore il 14 e 15 dello stesso mese. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’ultimo motu proprio di Papa Francesco era stato “Traditionis Custodes” pubblicato il 16 luglio 2021, il trentacinquesimo dalla sua salita al soglio di Pietro. Con questi ultimi due, pubblicati nello stesso giorno, si sale a trentasette. Pur comprensibilmente avvalendosi dell’ausilio di persone competenti a disposizione del suo servizio apostolico, vale la pena ricordare che la forma del “motu proprio” è esclusiva e personale decisione del Pontefice senza riferimento a istanze provenienti dai dicasteri della Curia Romana.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In questo modo Papa Francesco si sta rivelando un grande legislatore che va riformando passo dopo passo l’ordinamento canonico, intervenendo su istituti giuridici del Codice di Diritto Canonico, abrogando o derogando qua e là, ma anche con interventi più corposi come il processo matrimoniale canonico promulgato il 15 agosto 2015 con il m.p. “Mitis Iudex Dominus Iesus” e la riforma del VI Libro del Codice di Diritto Canonico relativo al diritto penale con la Costituzione “Pascite gregem Dei” del 23 maggio 2021.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Questa modalità progressiva di riformare gli strumenti della giustizia risponde al criterio di seguire con sguardo attento le esigenze ecclesiali e sociali più emergenti che chiedono di trovare di volta in volta un rinnovato ordine secondo l’antico assioma “ubi societas ibi ius”, e non viceversa.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La Lettera Apostolica “Fidem servare” reca come sottotitolo la specificazione “con la quale viene modificata la struttura interna della Congregazione per la Dottrina della Fede” da rendere immediatamente chiaro il suo oggetto. Un documento molto breve, ma l’importanza della sua finalità è possibile intravederla già dal titolo. </span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Si parte comunque premettendo che compito principale e criterio ultimo da seguire nella vita della Chiesa di cui si fa carico la Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) è “Custodire la fede assumendo competenze dottrinali e disciplinari. San Paolo VI mutò l’appellativo del Dicastero da “Sacra Congregazione del Sant’Uffizio” in “Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede” con il m.p. “Integrae servandae”, mentre San Giovanni Paolo II ne precisò le competenze nella Costituzione Apostolica “Pastor Bonus”. Il nome del Dicastero divenne più semplicemente “Congregazione per la Dottrina della Fede”.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Con il m.p. “Fidem servare” viene data alla CDF un’impostazione più adatta alle funzioni che le sono proprie con l’istituzione di due sezioni distinte per competenze dottrinali e disciplinari, assegnando a ciascuna un Segretario. In questo modo la sezione dottrinale trova la giusta importanza per il suo fondamentale ruolo di promozione della fede, oltre a portare avanti anche l’attività disciplinare.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La sezione dottrinale, come è noto, si occupa di promuovere e tutelare la dottrina circa la fede e la morale predisponendo l’esame dei documenti che devono essere pubblicati da altri Dicasteri della Curia Romana, nonché degli scritti e opinioni problematici per la retta fede. La sezione dottrinale si occupa anche di aprire un dialogo con gli autori di questi scritti per proporre i rimedi da apportare secondo quanto previsto dalla “agendi ratio in doctrinarum examine”.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Alla sezione dottrinale è affidato anche il compito di studiare le questioni che rientrano nella Costituzione apostolica “Anglicanorum coetus” circa gli ordinariati personali istituiti per gli anglicani che chiedono di entrare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’ufficio matrimoniale della sezione si occupa anche del <em>privilegium fidei</em> per lo scioglimento del vincolo del matrimonio <em>in favorem fidei</em> e di altri suoi aspetti legati alla validità del Sacramento.</span></p>
<p class="western" align="justify">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;">Fidem servare” al n. 2 introduce questa novità: “Essa, inoltre, favorisce gli studi volti a far crescere l’intelligenza e la trasmissione della fede al servizio dell’evangelizzazione, perché la sua luce sia criterio per comprendere il significato dell’esistenza, soprattutto di fronte alle domande poste dal progredire delle scienze e dallo sviluppo della società”. La CDF segue la riflessione teologica per favorire la crescita dell’intelligenza della fede, la sua trasmissione e la comprensione del significato dell’esistenza nel confrontarsi con il progresso scientifico e lo sviluppo della società.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La sezione disciplinare &#8211; nelle diverse istanze di Prefetto, Segretario, Promotore di Giustizia, Congresso, Sessione Ordinaria, Collegio per l’esame dei ricorsi &#8211; si occupa di promuovere la retta amministrazione della giustizia nel caso di delitti il cui giudizio è riservato alla CDF come per esempio i “delicta graviora”.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Anche per la Sezione disciplinare è prevista una offerta di formazione agli Ordinari e agli operatori del diritto.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La comunione nella Chiesa è in stretta connessione con la sua struttura gerarchica ed è dinamica per sua natura perché la coinvolge integralmente cioè in ogni sua singola parte, sia prossima che distale, da considerare il decentramento un valore e non una dispersione, un segno della sua universalità. </span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Su questo principio si fonda il cambiamento di alcune norme del Codice di Diritto Canonico introdotto dal motu proprio “Assegnare alcune competenze” in modo da estendere alcune prerogative esclusive dei Dicasteri della Santa Sede alla potestà esecutiva delle Chiese e delle istituzioni ecclesiali locali e garantire l’unità della disciplina della Chiesa universale.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12644" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/SantUffizio-scaled-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/SantUffizio-scaled-1-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/SantUffizio-scaled-1-750x500.jpg 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/SantUffizio-scaled-1-768x512.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/SantUffizio-scaled-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/SantUffizio-scaled-1-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’intento del Pontefice nell’operare questo decentramento attraverso le modifiche normative è di favorire il senso della collegialità e della responsabilità pastorale dei Vescovi e dei Superiori maggiori in cui si inserisce il ministero del Vescovo di Roma che assicura l’unità nella “universalità condivisa e plurale della Chiesa”.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Questa opera di decentramento trova la sua più evidente applicazione in alcune deroghe introdotte dal motu proprio nel Codice di Diritto Canonico: </span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">&#8211; nell’erigere un seminario interdiocesano per il quale, in deroga al can. 237 §2, non è più richiesta l’approvazione bensì la sola <em>conferma</em> della Santa Sede (cf Art. 1); </span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">&#8211; anche la <em>Ratio</em> di formazione sacerdotale nazionale in deroga al can. 242 §1 è <em>confermata</em> e non approvata dalla Santa Sede (cf Art 2); </span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">&#8211; in deroga al can. 265 viene estesa alle associazioni pubbliche clericali, che ne abbiano ottenuto facoltà dalla Sede Apostolica, la capacità di incardinare i chierici (cf Art. 3); </span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">&#8211; al can. 604 viene aggiunto il §3 per il riconoscimento e l’erezione di associazioni dell’ordine delle vergini di competenza del Vescovo diocesano nell’ambito del suo territorio, e della Conferenza Episcopale al livello nazionale (cf Art. 4); </span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">&#8211; in deroga al can. 686 §1 viene estesa da tre a cinque anni la facoltà del Moderatore supremo con il consenso del suo consiglio di concedere l’indulto di esclaustrazione a un professo perpetuo. Una proroga dell’indulto, o una concessione superiore a cinque anni, resta di esclusiva competenza della Santa Sede o del Vescovo diocesano se si tratta di istituti di diritto diocesano (cf Art. 5); </span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">&#8211; l’Art. 6 introduce una deroga al can. 688 §2 di conseguenza:</span></p>
<ul>
<li>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">l’indulto di lasciare l’istituto concesso dal Moderatore supremo con il consenso del suo consiglio a un professo temporaneo di un istituto di diritto diocesano non richiede più la conferma del Vescovo diocesano della casa di assegnazione; </span></p>
</li>
<li>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">resta invariato quanto riferito ai monasteri <em>sui iuris</em> di cui al can. 615 nei quali l’indulto di lasciare il monastero durante la professione temporanea continua a dover essere confermato dal Vescovo della diocesi dove si trova la casa di assegnazione; </span></p>
</li>
<li>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">resta invariato quanto si riferisce all’indulto di lasciare l’istituto per i professi temporanei appartenenti agli istituti religiosi di diritto pontificio e ai monasteri <em>sui iuris</em> di cui al can. 614 la cui competenza continua a essere del Moderatore supremo con il consenso del suo consiglio.</span></p>
</li>
</ul>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">&#8211; l’Art. 7 introduce due deroghe: </span></p>
<ul>
<li>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">la prima riguarda il can. 699 §2 per cui nei monasteri <em>sui iuris</em>, di cui al can. 615, il decreto di dimissione compete al Superiore maggiore con il consenso del suo consiglio, mentre decade la competenza del Vescovo diocesano riguardo alla decisione della dimissione. A mio avviso sarebbe stato più coerente con la norma di cui al can. 699 §1, considerato il testo e il contesto, che anche in questo caso la decisione del Superiore maggiore, che richiede il consenso del suo consiglio, fosse stata ugualmente raggiunta in modo collegiale, per di più non essendo più previsto l’intervento del Vescovo diocesano;</span></p>
</li>
<li>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">la seconda deroga riguarda il can. 700 per cui il decreto di dimissione di un professo &#8211; senza distinzione tra istituti di diritto pontificio, di diritto diocesano o di monasteri <em>sui iuris</em>, di cui al can. 614 – deciso collegialmente dal Moderatore supremo con il suo consiglio di cui al can. 699 §1, entra in vigore nel momento in cui viene notificato all’interessato. Decade la necessità della previa conferma della Santa Sede. è fatta salva la possibilità di inoltrare il ricorso all’autorità competente entro dieci giorni. </span></p>
</li>
<li>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Resta una legittima perplessità riguardo al venire meno del passaggio del decreto di dimissione dalla Santa Sede per la conferma. Sappiamo che la procedura richiede vera competenza ed esperienza, non per ultimo nell’assicurare quanto riguarda all’esercizio del diritto di difesa, ma anche il giusto distanziamento o neutralità da parte di chi è chiamato a giudicare la dimissione di un membro dal proprio istituto rimanendo nel contempo del tutto estraneo da vicende e implicazioni interne a esso. È ovvio che permane il diritto del religioso dimesso di interporre ricorso, ma quanti sono in grado di esercitarlo o di sapere a chi rivolgersi, anche per l’esiguo termine perentorio di dieci giorni?</span></p>
</li>
</ul>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">&#8211; l’Art. 8 deroga al can. 775 §2 per cui non è più richiesta l’<em>approvazione</em>, bensì solo la <em>conferma</em> della Santa Sede per la pubblicazione dei catechismi da parte della Conferenza Episcopale; </span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">&#8211; l’Art. 9 deroga al can. 1308 §1 per cui la riduzione degli oneri delle Messe non è più riservata alla Santa Sede, ma da ora spetta al Vescovo diocesano e al Moderatore supremo di un istituto di vita consacrata o di una società di vita apostolica clericali. Tale competenza del Vescovo diocesano non è più soggetta alla condizione che ciò sia espressamente stabilito nelle tavole di fondazione, pertanto il §2 decade e i successivi paragrafi del can. 1308 prendono il posto di quello che lo precedeva; </span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">&#8211; l’Art. 10 deroga al can. 1310 §1 fa decadere l’espressa volontà del fondatore di cause pie come condizione per permettere all’Ordinario la riduzione, il contenimento e la permuta delle volontà dei fedeli a favore di cause pie. Si richiede invece che siano uditi gli interessati, il consiglio degli affari economici e rispettata nel miglior modo possibile la volontà del fondatore.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’estensione di alcune competenze alla potestà esecutiva delle Chiese locali e delle istituzioni ecclesiali locali non è una menomazione dell’unità della disciplina della Chiesa universale che per volontà del suo divin Fondatore ha una costituzione gerarchica nel senso ben espresso dalla Costituzione conciliare “Lumen gentium”. </span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Tutto il sistema giuridico della Chiesa è informato alla c<em>ommunio Ecclesiae et Ecclesiarum</em> quale principio strutturale che dà vita alla socialità ecclesiale in cui diventano giuridicamente vincolanti le relazioni strutturali e quelle personali che presiedono all’esercizio del governo.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Si deve proprio a questa struttura gerarchica l’effetto dinamico che unisce nella comunione l’intero Corpo mistico che nella sua compagine visibile deve al ministero del Vescovo di Roma la garanzia dell’unità. In questo senso le due Lettere Apostoliche “Fidem servare” e “Assegnare alcune competenze”, anche in ragione della stessa data di pubblicazione, sono riconosciute tra loro accomunate.</span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/francesco-romano-2022/fidem-servare-e-assegnare-alcune-competenze-due-lettere-apostoliche-pubblicate-nello-stesso-giorno">«Fidem servare» e «Assegnare alcune competenze», due Lettere Apostoliche pubblicate nello stesso giorno</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Jacques Delors, cattolico, democristiano e socialista francese.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giovanni-pallanti-2022/jacques-delors-cattolico-democristiano-e-socialista-francese</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 14:02:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2022]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Pallanti · Jacques Delors nacque a Parigi, il 20 luglio 1925 e si laureò in Scienze Economiche alla Sorbona. Cominciò la sua attività politica insieme ai Democratici Cristiani Francesi (MPR) aderendo alla corrente di sinistra fortemente orientata socialmente, tanto da proporre La Vie Nouvelle che proponeva la formazione della cosiddetta seconda sinistra francese in alternativa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12612" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Delors_01-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Delors_01-222x300.jpg 222w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Delors_01-370x500.jpg 370w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Delors_01.jpg 413w" sizes="auto, (max-width: 222px) 100vw, 222px" />di Giovanni Pallanti · </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Jacques Delors nacque a Parigi, il 20 luglio 1925 e si laureò in Scienze Economiche alla Sorbona. Cominciò la sua attività politica insieme ai Democratici Cristiani Francesi (MPR) aderendo alla corrente di sinistra fortemente orientata socialmente, tanto da proporre La Vie Nouvelle che proponeva la formazione della cosiddetta seconda sinistra francese in alternativa al Partito Comunista. In questo periodo storico Delors fondò nel 1959, in dissenso con il gruppo dirigente del MPR schieratosi per l’Algeria francese e contro il fronte di liberazione algerino, la rivista  Citoyens 60, che diresse fino al 1965. Nel frattempo iniziò la sua collaborazione con riviste di estrema sinistra. Nel 1974 superando un suo cedimento al fascino del Marxismo, frutto del tentativo di distaccarsi dal Cattolicesimo francese storicamente a maggioranza monarchica e conservatrice, e dopo la Seconda Guerra Mondiale Gaullista, aderì al Partito Socialista guidato da Francois Mitterrand e partecipò alla redazione del programma elettorale presidenziale di Mitterrand. Responsabile nazionale del Partito Socialista per le relazioni economiche internazionali, entrò nella direzione nazionale socialista nel 1979. Delors non nascose mai, durante l’attività politica la sua fede cattolica. Dal Maggio 1981 al Luglio 1984 Delors fu Ministro dell’Economia e delle Finanze nel Governo guidato da Pierre Mauroy, nominato Primo Ministro da Mitterrand subito dopo l’elezione di quest’ultimo alla Presidenza della Repubblica. Con Mauroy, Delors fu Ministro per tre Governi consecutivi ottenendo, nel terzo Governo, anche la delega al bilancio. Nell’estate del 1985 Delors fu eletto Presidente della Commissione Europea e vi rimase fino al Gennaio del 1995, svolgendo tre mandati consecutivi: è stato il primo e fino ad ora l’ultimo Presidente della Commissione a svolgere tre mandati. Delors viene ricordato per aver istituito il mercato unico europeo, per la riforma della politica agricola comune, per gli accordi di Schengen e per il trattato di Maastricht, che istituì politicamente e sostanzialmente l’Unione Europea. Delors va considerato come una delle più<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12614" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/4-JD-jeunes-Europe-mod-Cropped-396x291-1-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/4-JD-jeunes-Europe-mod-Cropped-396x291-1-300x220.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/4-JD-jeunes-Europe-mod-Cropped-396x291-1.jpg 396w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> eminenti figure di europeista e soprattutto come un cattolico che, a differenza di numerosi intellettuali cattolici di sinistra, non aderì al Partito Comunista scegliendo la via più complessa e articolata anche per la sua carriera politica, il Partito Socialista che, come la Democrazia Cristiana Francese, aveva una vita democratica interna molto movimentata, non assicurava a nessuno il successo personale e un buon posto retribuito nel governo della Cosa Pubblica. Per questa ragione Delors, oggi novantasettenne, è considerato un punto di riferimento per chi vuole un’Europa unita e solidale con al centro delle politiche comunitarie, la libertà ed il rispetto della persona umana. Delors ha avuto due figli Jean Claude, morto nel 1982 e Martine sposata Aubry, diventata nel 2008 segretaria del Partito Socialista Francese e poi Sindaco di Lilla e più volte Ministro nel Governo francese.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giovanni-pallanti-2022/jacques-delors-cattolico-democristiano-e-socialista-francese">Jacques Delors, cattolico, democristiano e socialista francese.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>24 febbraio 2022</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/coscienza-universitaria-2022/24-febbraio-2022</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 09:38:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2022]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa che segue è una poesia che racconta dello sbigottimento e dell’inatteso riemergere della paura atavica della guerra. Tutto in pochi giorni, tutto come da copione millenario. Una bambina non lo sa e i suoi gesti sono gesti di una nuova speranza. (F.V.) La guerra avanza a puntate / sulla placida vita moderna: / ad [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12605 size-full" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/guerra-ucraina-russia.jpg" alt="" width="1200" height="675" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/guerra-ucraina-russia.jpg 1200w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/guerra-ucraina-russia-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/guerra-ucraina-russia-889x500.jpg 889w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/guerra-ucraina-russia-768x432.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/guerra-ucraina-russia-1170x658.jpg 1170w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/guerra-ucraina-russia-560x315.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></span></span></span></em></p>
<p align="justify"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa che segue è una poesia che racconta dello sbigottimento e dell’inatteso riemergere della paura atavica della guerra. Tutto in pochi giorni, tutto come da copione millenario. Una bambina non lo sa e i suoi gesti sono gesti di una nuova speranza. (F.V.)</span></span></span></em></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La guerra avanza a puntate / sulla placida vita moderna: / ad attanagliarci non è la morte / primordiale e prevedibile fine, per sempre vinta da Lui, / ma la riesumata insicurezza imposta da “loro” a “noi”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Stropiccia l’occhio in treno la bimba / cominciato ha la breve vacanza / è giovedì ma fa poca importanza / perché a Roma la mamma a venire / l’ha convinta senza tante storie.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ignora che infuria la guerra / e in Europa trema la terra / che il cielo azzurro non è più immacolato / che i campi d’oro vengono scavati / e di uomini poi riempiti </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Che il popolo ucraino cade arruolato / che il popolo russo in patria è arrestato / che risulta dura negoziare / e non si parla di perdonare.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E mentre la mano della mamma cerca, / non lo sa, ma confida già / nel Padre Eterno che sempre conforta.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E della pace cosa rimane?</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La preghiera di un mondo migliore / di uomini donati all’amore / e azioni compiute nel silenzio, / solidarietà che porta al cambiamento. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Laura Donnini<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-12606" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/download-2.jpeg" alt="" width="224" height="224" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/download-2.jpeg 224w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/download-2-150x150.jpeg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/download-2-80x80.jpeg 80w" sizes="auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px" /></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/coscienza-universitaria-2022/24-febbraio-2022">24 febbraio 2022</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Essere preti oggi. Il papa e i quattro pilastri</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/francesco-vermigli-2022/essere-preti-oggi-il-papa-e-i-quattro-pilastri</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Vermigli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 08:45:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[don Francesco Vermigli 2022]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesco Vermigli · In occasione del Simposio «Per una teologia fondamentale del sacerdozio» organizzato dalla Congregazione per i vescovi, papa Francesco ha tenuto nell’aula Paolo VI il 17 febbraio scorso un lungo discorso sull’identità più profonda del ministero presbiterale nel contesto odierno. In questa sede ci limitiamo a considerarne gli snodi principali. Il papa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12596" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/simposio-1030x505-1-300x147.png" alt="" width="300" height="147" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/simposio-1030x505-1-300x147.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/simposio-1030x505-1-960x471.png 960w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/simposio-1030x505-1-768x377.png 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/simposio-1030x505-1.png 1030w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Francesco Vermigli · In occasione del Simposio «Per una teologia fondamentale del sacerdozio» organizzato dalla Congregazione per i vescovi, papa Francesco ha tenuto nell’aula Paolo VI il 17 febbraio scorso un lungo discorso sull’identità più profonda del ministero presbiterale nel contesto odierno. In questa sede ci limitiamo a considerarne gli snodi principali.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il papa si volge a dare indicazioni precise sull’identità e il ministero del prete. Afferma infatti Francesco che «il sacerdote, più che di ricette o di teorie, ha bisogno di strumenti concreti con cui affrontare il suo ministero, la sua missione e la sua quotidianità». Precisamente, questo avviene mediante la presentazione di quattro punti – definiti dal papa colonne o pilastri, donde la presenza di questo termine del titolo – che identificano ai suoi occhi il modo concreto mediante il quale il prete compie la sua missione ed è fedele alla sua più profonda identità. Si tratta di quattro diverse vicinanze.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Vicinanza a Dio.</strong> È la più radicale, la più profonda: e non casualmente nel discorso del papa rivendica il maggior spazio. Il quadro di riferimento è quello dell’interiorità, della spiritualità del sacerdote, che è più, molto di più, di quella che potremmo chiamare con il papa una pratica religiosa; idea che reca invece con sé il dovere di adempiere ad un compito. Si pone poi il parallelo con Gesù: in particolare l’invito a non temere le ore più dure del ministero e della propria vocazione, guardando al Getsemani e alla croce. Si sottolinea il pericolo della fuga nell’attivismo, nel fare disordinato, nel dovere da svolgere, senza cuore, senza passione, senza zelo. Al contrario, questo contatto frequente perché quotidiano, questo contatto desiderato riconduce il prete alla verità della propria identità e della propria missione. È una relazione che apre alla verità su se stessi, anche alle proprie fragilità – affrontate senza timori – ma che sa aprirsi in maniera fiduciosa alla misericordia di Dio. Il contatto frequente con Dio apre il cuore, lo dilata; e dilatato, quel cuore sa accogliere il dolore e i desideri del popolo. La preghiera e la relazione coltivata con perseveranza con il Signore rende il prete consapevole dell’amore del Signore nei suoi confronti. Lo rende così tanto consapevole di essere grande agli occhi di Dio, da non temere di esser piccolo agli occhi del mondo.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Vicinanza al vescovo.</strong> L’ambito in cui principalmente si muove il ragionamento del papa, è l’ambito dell’obbedienza che si deve ad un padre, non tanto ad un superiore. In questo, l’esortazione che il papa fa è anche nei confronti dei vescovi, sollecitati a mostrarsi padri nei confronti dei loro presbiteri. Obbedire infatti non è eseguire ordini, innanzitutto; almeno per quanto attiene la compagine ecclesiale: nella Chiesa obbedire rientra nell’ambito di una relazione personale, fatta di fiducia e di sincerità, di ascolto e di accoglienza reciproca.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Vicinanza tra presbiteri.</strong> Assomiglia a ciò che il papa ha mostrato a riguardo della vicinanza al vescovo. Certo là la parola determinante era “obbedienza”, qui è “fraternità”: ma è medesimo l’invito a far diventare anche questa parola un atteggiamento interiore. La fraternità, infatti «non può essere un’imposizione morale esterna a noi. Fraternità è scegliere deliberatamente di cercare di essere santi con gli altri e non in solitudine, santi con gli altri». Essere fratelli, tra preti, dunque è una scelta, che certo nasce dalla comune ordinazione presbiterale, come sua radice profonda; ma è una comunanza che il prete è chiamato ad interiorizzare, a renderla il modo di stare con naturalezza tra i confratelli. Il discorso del papa si articola intorno al cosiddetto inno alla carità della I Lettera ai Corinzi, nel cap. 13. Francesco prende spunto da questo testo, per pensare il modo autentico dell’amicizia tra preti: senza invidia, benigna, che non si gonfia, giusta e vera, che non cerca il proprio interesse… E chiude dicendo: «Mi spingo a dire che lì dove funziona la fraternità sacerdotale, la vicinanza fra i preti, ci sono legami di vera amicizia, lì è anche possibile vivere con più serenità anche la scelta celibataria».<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-12599 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Papa-e-preti-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Papa-e-preti-300x200.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Papa-e-preti-750x500.jpeg 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Papa-e-preti-768x512.jpeg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/Papa-e-preti.jpeg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Vicinanza al popolo. </strong>È l’ultima vicinanza. Una vicinanza che sa prendere dalle altre tre; che anzi richiede le altre tre, per essere forte e autentica. La vicinanza del pastore nei confronti del suo popolo è – che il prete ne sia o meno consapevole – la presenza dello stile di Gesù: uno stile fatto di prossimità e tenerezza. Il clericalismo, dice il papa, al contrario si nutre di lontananza; anzi di molteplici lontananze. Al contrario, «la preghiera del pastore si nutre e si incarna nel cuore del Popolo di Dio. Quando prega, il pastore porta i segni delle ferite e delle gioie della sua gente, che presenta in silenzio al Signore affinché le unga con il dono dello Spirito Santo. È la speranza del pastore che ha fiducia e lotta perché il Signore benedica il suo popolo».</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quattro pilastri sostengono la vita del prete, la sua identità, il suo ministero, quattro vicinanze: il prete è agli occhi di Francesco – oggi, più che mai – l’uomo delle relazioni, l’uomo in relazione.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/francesco-vermigli-2022/essere-preti-oggi-il-papa-e-i-quattro-pilastri">Essere preti oggi. Il papa e i quattro pilastri</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Chi ci salverà dal virus dell&#8217;indifferenza?</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/stefano-liccioli-2022/chi-ci-salvera-dal-virus-dellindifferenza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 08:32:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Liccioli · Mi ha molto colpito la notizia di quella donna settantenne che nello scorso febbraio è stata trovata mummificata sulla sedia dell&#8217;abitazione in cui viveva alla periferia di Como, a due anni dalla sua morte. Mi ha colpito e mi ha fatto riflettere non tanto sul dramma della solitudine (come qualcuno si [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/stefano-liccioli-2022/chi-ci-salvera-dal-virus-dellindifferenza">Chi ci salverà dal virus dell’indifferenza?</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-12589" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/COMO-MARINELLA-BERETTA-300x224-1.jpg" alt="" width="300" height="224" />di </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Stefano Liccioli · Mi ha molto colpito la notizia di quella donna settantenne che nello scorso febbraio è stata trovata mummificata sulla sedia dell&#8217;abitazione in cui viveva alla periferia di Como, a due anni dalla sua morte. Mi ha colpito e mi ha fatto riflettere non tanto sul dramma della solitudine (come qualcuno si sarà affrettato a commentare), quanto sul fatto che una condizione più o meno scelta di vivere da soli non possa prescindere da un minimo di considerazione e d&#8217;interesse da parte di chi ci circonda. E, si badi bene, non si tratta di filantropia o carità cristiana, ma di un prerequisito essenziale per poter parlare di una società che sia veramente rispettosa della dignità di tutte le persone, indipendentemente dalle loro decisioni individuali.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La vicenda di Como può sembrare un fatto raro solo nei termini in cui è avvenuta, perché sono molti i drammi dell&#8217;indifferenza che si consumano quotidianamente in ogni parte d&#8217;Italia e nel silenzio dei media. Il problema a mio avviso dipende proprio dall&#8217;indifferenza, una vera e propria malattia capace di diffondersi tra di noi, così come spiegò Papa Francesco durante l&#8217;omelia della Messa celebrata a Santa Marta nel gennaio del 2019:«L’opposto più quotidiano all’amore di Dio, alla compassione di Dio, è l’indifferenza. “Io sono soddisfatto, non mi manca nulla. Ho tutto, ho assicurato questa vita, e anche l’eterna, perché vado a Messa tutte le domeniche, sono un buon cristiano”. “Ma, uscendo dal ristorante, guardo da un’altra parte”. Pensiamo: questo Dio che dà il primo passo, che ha la compassione, che ha misericordia e tante volte noi, il nostro atteggiamento è l’indifferenza».</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In nome di un male interpretato rispetto della privacy delle persone abbiamo confuso la discrezione ed il sacrosanto diritto alla riservatezza della gente con il disinteresse per i loro destini, alla faccia del richiamo paolino “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12,15). Senza arrivare agli eccessi di Como (ma, ripeto, questa città non è diversa da tante altre in Italia), muoiono vicini di casa e non si sa niente, nascono (purtroppo pochi) bambini o bambine nella strada in cui abitiamo e non si sa niente. Anche i fiocchi rosa o azzurri sembrano essere passati di moda e non solo a causa della denatalità, ma forse di una ritrosia a condividere con gli altri ciò che è veramente importante nella nostra vita come la nascita di un figlio o la scomparsa di una persona cara, salvo riversare sui social network i dettagli della nostra esistenza, anche quelli più inutili: l&#8217;ultimo paio di scarpe che abbiamo comprato, il piatto (a nostro avviso) migliore che abbiamo cucinato e così via. Ma si sa, abitare le piattaforme digitali è più facile che vivere la vita reale e soprattutto lì scegliamo noi cosa condividere e con chi farlo: forse perché su social teniamo gli altri a distanza di sicurezza e questo ci rassicura perché gli altri ci possono infastidire con le loro richieste e necessità. Parliamo, chattiamo, ma non comunichiamo per davvero nel senso che non mettiamo in comunione quello che siamo.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A mio avviso la pandemia ha aggravato questa situazione contribuendo a diffondere maggiormente la cultura dell&#8217;indifferenza. Il virus ci ha costretto a stare fisicamente lontani dagli altri per non essere contagiati, ma il distanziamento alla fine ha cominciato a riguardare non solo il loro corpo, ma le persone in sé, tout court, anche quando queste erano amici e parenti. Abbiamo cominciato ad imparare a fare a meno degli altri perché costituivano un pericolo per noi sia perché ci potevano trasmettere il virus e farci ammalare o, comunque, perché ci avrebbero complicato la vita tra tamponi, quarantene e isolamenti. E&#8217; sembrata realizzarsi, pur con qualche licenza filosofica, l&#8217;affermazione di Sartre nel suo dramma “A porte chiuse”:«L&#8217;inferno sono gli altri».<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12591" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/images-300x136.jpeg" alt="" width="300" height="136" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/images-300x136.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/images.jpeg 333w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ripeto, in molti casi la distanza fisica tra le persone è diventata, più o meno consapevolmente, anche esistenziale. Ci siamo abituati a stare lontani da amici e parenti quasi da non sentire più la problematicità di questi rapporti più allentati. Vedendo i comportamenti di certe persone mi è sembrato che in alcuni casi il timore del contagio per il Covid sia diventato il pretesto per chiudersi nell&#8217;individualismo e per scegliere di fare solo ciò che ci piace, in una dinamica di regresso adolescenziale piuttosto preoccupante.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">All&#8217;inizio della pandemia sembravamo ottimisti sul fatto che da questa vicenda saremmo usciti migliori. Dopo due anni non sono proprio convinto che sia andata così. Il motto di don Milani “I care”, “m&#8217;interessa” sembra relegato ai convegni sul priore di Barbiana o ai buoni propositi, non si capisce invece tutta la portata del suo invito a prendersi a cuore delle persone e delle situazione che ci circondano. Potremmo, grazie a Dio, essere diventati immuni dal contagio del Covid-19, ma chi ci salverà dal virus della cultura dell&#8217;indifferenza?</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/stefano-liccioli-2022/chi-ci-salvera-dal-virus-dellindifferenza">Chi ci salverà dal virus dell’indifferenza?</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Metaverso, il rifugio virtuale all’infelicità terrena.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/carlo-parenti-2022/12580</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Parenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 08:22:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Parenti 2022]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo Parenti · Metaverso.  Questo termine passa di bocca in bocca. Ma che cosa significhi non è chiaro ai più. Il Metaverso non esiste fisicamente. È un universo parallelo accessibile, come un videogioco, da un computer. È una “realtà virtuale” e per la scienza fisica si contrappone a un reale effettivo. Infatti, è nel mondo di internet che acquista vita. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-12629" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/download-2-1.jpeg" alt="" width="297" height="169" />di Carlo Parenti · <em>Metaverso</em>.  Questo termine passa di bocca in bocca. Ma che cosa significhi non è chiaro ai più. Il <em>Metaverso</em> non esiste fisicamente. È un universo parallelo accessibile, come un videogioco, da un computer. È una “realtà virtuale” e per la scienza fisica si contrappone a un <em>reale</em> <em>effettivo. </em>Infatti, è nel mondo di internet che acquista vita. Si pensa che il Metaverso possa essere il successore di internet.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il termine (</span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #ff6600;"><span style="font-size: medium;"><a style="color: #ff6600;" href="https://www.treccani.it/enciclopedia/tag/metaverso/" target="_blank" rel="noopener">vedi Treccani</a></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">) &#8211; impiegato per la prima volta nel 1992 da Neal Stephenson nel romanzo cyberpunk </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Snow crash</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> per indicare un mondo virtuale in 3D popolato di repliche umane digitali – definisce una zona di convergenza di spazi virtuali interattivi, localizzata nel <span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="https://www.treccani.it/enciclopedia/cyberspazio_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/" target="_blank" rel="noopener">cyberspazio</a></span> e accessibile dagli utenti attraverso un <span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="https://www.treccani.it/enciclopedia/avatar" target="_blank" rel="noopener">avatar</a></span> con funzione di rappresentante dell’identità individuale. Il termine ha avuto di recente una vasta risonanza mediatica nell’ottobre 2021, quando M. Zuckerberg ha mutato la denominazione dell’azienda da lui fondata, che controlla piattaforme quali Facebook, Instagram e WhatsApp, in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Meta Platforms.</em></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Il Metaverso è in sostanza una sorta di mondo parallelo in cui si può inventare un proprio <em>alter ego. </em>Diventerà sempre di più una fonte di grandi guadagni reali, ma dove si useranno pure criptovalute come Bitcoin &#8211; per le compagnie che gestiscono internet. Oltre a Facebook, anche Google a gennaio 2022 ha investito 69 miliardi di dollari per comprare un produttore di videogiochi per puntare sul Metaverso. Qualcomm e Microsoft sempre a gennaio hanno dato avvio a una collaborazione per lo sviluppo di prodotti e servizi dedicati al Metaverso. Secondo Bloomberg Intelligence, entro il 2024 il Metaverso raggiungerà un valore di 800 miliardi di dollari. Anche il colosso di investimento <em>Black Rock</em> vi crede molto e ritiene che cambierà la quotidianità delle persone e che un miliardo di individui popolerà questo mondo entro il 2030.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Per rendere più redditizio questo nuovo mercato gli avatar possono comprare NFT, acronimo <em>di non-fungible token</em>, risorse digitali vendute come pezzi da collezione o opere d’arte che hanno un certo valore in base alla loro unicità garantita e certificata. Per creare un Nft è necessario un procedimento tramite <em>blockchain, </em>cioè un registro di contabilità condiviso e immutabile che facilita il processo di registrazione delle transazioni e la tracciabilità dei beni in una rete commerciale. Il loro mercato oggi vale più di $ 40 miliardi e alcuni pezzi sono stati scambiati anche a diversi milioni di dollari. Un’opera di Beeple, ovvero l&#8217;artista Mike Winkelmann, l&#8217;anno scorso è stata venduta a 69 milioni di dollari. Un&#8217;opera non tangibile in modo tradizionale, ma resa in formato Nft e consistente in un collage delle cinquemila opere che Beeple aveva realizzato in altrettanti giorni. Ma si possono comprare anche oggetti concreti. Marchi molto noti come Adidas stanno per entrare nel Metaverso per vendere i propri prodotti agli individui reali che lo popoleranno con le loro repliche umane digitali. Le aziende produttrici e commerciali già pensano a “<em>metabrand</em>” per liberarsi dai vincoli delle piattaforme social. Osserva Gilberto Pierazzuoli: ”Dove fare allora gli acquisti? Falso problema. Questa è un’economia ipotetica: il punto di arrivo dell’economia finanziaria che sarà riuscita a sbarazzarsi definitivamente dei riferimenti all’economia reale. Ogni investimento è a rischio, è una scommessa. Il metaverso X sarà più a rischio ma con rendite più alte e così via”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Per accedere al Metaverso basta registrarsi a un qualsiasi sito che ne faccia parte e, per un&#8217;esperienza davvero immersiva, avere un visore o comunque qualche accessorio che consenta di proiettarsi nel mondo virtuale. Un sito è <em>Decentraland</em> che è una piattaforma basata su browser del mondo virtuale 3D. Gli utenti possono acquistare appezzamenti di terreno virtuali nella piattaforma come NFT tramite la criptovaluta MANA, che utilizza la blockchain di Ethereum. È un mondo sorprendentemente capitalista! Dei costruttori edili, spendendo milioni di dollari, hanno comprato terreni e costruito villaggi turistici e centri commerciali, tutti digitali, pensando di ricavarne delle fortune. Un altro spazio virtuale molto frequentato da giovani è invece Roblox. Un videogioco pubblicato nel 2006 che oggi vale 40 miliardi di dollari. Nel gioco si possono creare propri mondi virtuali, dove si può scegliere chi far entrare, si può socializzare con altri utenti e creare una realtà èersonale tramite uno specifico linguaggio di programmazione. È “una copia del nostro mondo in cui i bambini sgomitano per ottenere status symbol” (<em>The Guardian</em>)</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Questo universo virtuale non sarà un paradiso per un futuro luminoso, splendido, felice, ma -come nel romanzo di Stephenson- finirà con essere un luogo di diseguaglianze. Non a caso i turbocapitalisti delle grandi corporation se ne stanno impadronendo. Nel citato romanzo l’autore immagina infatti che ogni persona può realizzare in 3D ciò che desidera, negozi, uffici, nightclub e altro, il tutto potenzialmente visitabile dagli utenti. Una visione futuristica dell&#8217;internet moderna, frequentata dalle fasce della popolazione medio alte, dove la differenza tra le classi sociali è rappresentata dalla risoluzione del proprio avatar, da quelli in bianco e nero dei terminali pubblici, a quelli in 3D dei ricchi, e dalla possibilità di accedere a luoghi esclusivi (si veda anche Wikipedia). Nel Metaverso, per <em>Die Zeit</em>, vi sarà ogni ambito della vita: la salute, i consumi, l’intrattenimento e persino le professioni legate al sesso.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Si pensa che il Metaverso potrà essere un incubo, perché saremo sottoposti al dominio delle aziende che già oggi dettano le regole su internet. Intere generazioni cresciute sui videogiochi già vi trascorrono gran parte del loro tempo e saranno i fruitori di questo spazio virtuale. E anche gli adulti, complice l’isolamento da pandemia di Covid, sono sempre più “<em>posseduti</em>” da internet come oggi configurato.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Ma cosa ci spinge come esseri umani a creare delle nostre versioni digitali, gli avatar, e cosa si rischia?</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Ci dà una risposta Papa Francesco -il leader più attento ai veri fenomeni che connotano, anche negativamente, questo nostro cambiamento d’epoca- che in più occasioni ha colto i pericoli del web.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">&#8220;<em>Di fronte all&#8217;amara delusione per tanti sogni infranti, di fronte alla preoccupazione per le sfide che incombono, di fronte allo scoraggiamento per la povertà dei nostri mezzi, la tentazione è quella di chiudersi nel proprio egoismo individualistico e rifugiarsi nell&#8217;indifferenza alle sofferenze altrui[…]la quaresima è tempo propizio per contrastare queste insidie e per coltivare invece una più integrale comunicazione umana fatta di &#8216;incontri reali&#8217;, a tu per tu&#8221; (</em>messaggio per la quaresima 2022).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Nella Esortazione Apostolica ‘<em>Christus vivit’ </em>(del 2 aprile 2019) si legge:<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12630" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/71CP8C3i3lL-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/71CP8C3i3lL-195x300.jpg 195w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/71CP8C3i3lL-325x500.jpg 325w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/71CP8C3i3lL-768x1182.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/71CP8C3i3lL-998x1536.jpg 998w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/71CP8C3i3lL-1331x2048.jpg 1331w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/71CP8C3i3lL-1248x1920.jpg 1248w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2022/03/71CP8C3i3lL.jpg 1535w" sizes="auto, (max-width: 195px) 100vw, 195px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> “…<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>. Non è sano confondere la comunicazione con il semplice contatto virtuale. Infatti, «l’ambiente digitale è anche un territorio di solitudine, manipolazione, sfruttamento e violenza, fino al caso estremo del dark web. I media digitali possono esporre al rischio di dipendenza, di isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realtà concreta, ostacolando lo sviluppo di relazioni interpersonali autentiche…n.88[…]Non andrebbe dimenticato che «operano nel mondo digitale giganteschi interessi economici, capaci di realizzare forme di controllo tanto sottili quanto invasive, creando meccanismi di manipolazione delle coscienze…n.89[…]«le relazioni on line possono diventare disumane. Gli spazi digitali ci rendono ciechi alla fragilità dell’altro e ci impediscono l’introspezione. Problemi come la pornografia distorcono la percezione della sessualità umana da parte dei giovani. La tecnologia usata in questo modo crea una ingannevole realtà parallela che ignora la dignità umana». L’immersione nel mondo virtuale ha favorito una sorta di “migrazione digitale”, vale a dire un distanziamento dalla famiglia, dai valori culturali e religiosi, che conduce molte persone verso un mondo di solitudine e di auto-invenzione, fino a sperimentare una mancanza di radici, benché rimangano fisicamente nello stesso luogo. La vita nuova e traboccante dei giovani, che preme e cerca di affermare la propria personalità, affronta oggi una nuova sfida: interagire con un mondo reale e virtuale in cui si addentrano da soli come in un continente sconosciuto…n.90”.</em></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Non accontentarti di incontri virtuali, cerca quelli reali, soprattutto con chi ha bisogno di te: non cercare la visibilità, ma gli invisibili. Questo è originale, rivoluzionario[…]Coltivare la mistica dell&#8217;insieme, la gioia di condividere, l&#8217;ardore di servire&#8221; (ai giovani di Atene il 6 dicembre 2021). “…aprire la strada al dialogo, all’incontro, al sorriso, alla carezza. Questa è la rete che vogliamo. Una rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere”</em> (<em>24 gennaio 201</em><em>9).</em></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/carlo-parenti-2022/12580">Metaverso, il rifugio virtuale all’infelicità terrena.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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