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	<title>Coscienza Universitaria 2023 - Il Mantello della Giustizia</title>
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	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
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		<title>Attualità della «Mystici corporis»</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/attualita-della-mystici-corporis</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 13:07:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2023]]></category>
		<category><![CDATA[dicembre 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Luca D’Orazio · Domanda sottintesa a fondamento di questo articolo riguarda l’attualità dell’enciclica Mystici Corporis di papa Pio XII, il quale, in un tempo di grande discussione teologica, cercò, attraverso la categoria di Corpo di Cristo, di chiarire, per quanto possibile, la natura della realtà ecclesiale. In particolare, ci si vuole soffermare, in questa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-14911" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/12/logo-fuci.jpg" alt="" width="240" height="224" />di Luca D’Orazio · Domanda sottintesa a fondamento di questo articolo riguarda l’attualità dell’enciclica <em>Mystici Corporis</em> di papa Pio XII, il quale, in un tempo di grande discussione teologica, cercò, attraverso la categoria di Corpo di Cristo, di chiarire, per quanto possibile, la natura della realtà ecclesiale. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In particolare, ci si vuole soffermare, in questa sede, sulla prima parte dell’enciclica, che pone all’attenzione del lettore e del fedele un’affermazione che trova la sua origine dalla Scrittura e dai Padri: la Chiesa è il Corpo di Cristo. Per analizzare tale affermazione il testo procede dividendola in tre parti, di cui si cercherà, nel lavoro specifico, di vedere le implicazioni nella dinamica ecclesiale. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>1-</b> La Chiesa è un corpo. L’uso del verbo essere dice che la Chiesa non è in un rapporto di possesso o di lontananza rispetto al corpo; bensì, spiega che è la sua stessa modalità di esistenza, è il suo stare nel mondo. Dunque, tale primo paragrafo suggerisce la concretezza dell’essenza della Chiesa: essa non è una realtà astratta e generica, ma viene descritta come presenza una ed indivisa che si rende percepibile nella sua concretezza storica, mediante una molteplicità di membri con diverse funzioni, gerarchicamente e organicamente disposti tra di loro, sorretti dai Sacramenti, segno concreto con cui il Signore provvede al suo corpo. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dunque, la realtà ecclesiale fugge ogni tipo di intimismo: in essa ciascun membro vive per l’altro e va in aiuto di chi è nel bisogno, per un maggior sviluppo del corpo. Pertanto, allo stesso tempo, viene elusa anche ogni forma di individualismo: nel Corpo di Cristo che è la Chiesa non si vive incentrati sul proprio Io, ma sull’essere protesi verso l’altro in una prospettiva di solidarietà. Ci si potrebbe chiedere: questo è frutto di uno sforzo personale? Questo nasce dall’adesione di ciascuno a Cristo che provvede al suo corpo per mezzo dei sacramenti con i quali, si dice, che il Signore provvede anche alle necessità sociali dell’uomo. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dunque, per sintetizzare, secondo questa prima parte la Chiesa nasce da una vita concreta condivisa in un cammino di carità pensato e guidato dal Signore che si fa presente. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>2-</b> La Chiesa è il corpo di Cristo. Il titolo di questa seconda parte e quanto detto in precedenza indica in che termini la Chiesa è in rapporto a Cristo: il Signore si trova in una posizione preminente rispetto alla Chiesa, che è, invece, in una condizione di subordinazione. Questo viene motivato riconoscendo Gesù come Fondatore guardando alla sua vita tutta fino all’effusione dello Spirito Santo a Pentecoste, come Capo alla guida della Chiesa attraverso il Santo Padre ed i Vescovi, come Sostentatore per mezzo dello Spirito Santo, infine come Salvatore per mezzo della Croce. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quindi, atteggiamento fondamentale della realtà ecclesiale diventa una disponibilità di fondo, a partire dalla quale diventa possibile l’accoglienza di una realtà altra da me stesso ma a cui, tuttavia, intuisco appartenere. Questo secondo paragrafo dice, allora, che la chiesa non è un corpo lasciato in balìa di se stesso, ma appartiene ad una Persona concreta. Pertanto, ciascuno è richiamato a concepirsi come membro che non può avere il controllo totale del tutto più grande di cui fa parte, ma che è chiamato a fare la sua parte <em>hic et nunc</em> guardando al bene del corpo e sapendo che sta contribuendo ad un bene maggiore. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo elemento che emerge riguarda l’origine della Chiesa: il testo afferma che essa nasce per iniziativa di Dio in Gesù Cristo; pertanto, altro atteggiamento proprio che emerge è il mantenere un dialogo con il Signore. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>3-</b> La Chiesa è il corpo mistico di Cristo. In questa terza ed ultima parte papa Pio XII motiva perché a corpo di Cristo bisogna aggiungere anche la specificazione &lt;&lt;mistico&gt;&gt;, considerando che Paolo non usa mai tale qualifica. Due sono le caratteristiche proprie del corpo mistico e dunque della realtà ecclesiale secondo l’enciclica: il fatto che le singole membra intimamente unite tra di loro mantengano una propria personalità, e sono ordinate al bene di tutti gli uomini, a differenza di quanto avviene nel corpo naturale, in cui si è orientati al bene di tutto il composto; poi, il fatto che principio interno che agisce nel corpo mistico è di ordine soprannaturale, è lo Spirito, mentre in un corpo puramente morale è l’avere un medesimo fine mediante l’autorità sociale. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questo terzo paragrafo si può cogliere come nuovo elemento proprio della realtà ecclesiale il fatto che in essa ciascuna conserva la sua personalità, ciascuno conserva il proprio io, semplicemente mettendolo al servizio, accettando di uscire dalla propria <em>comfort zone</em> per il bene di tutti e del proprio. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il riferimento poi allo Spirito rimanda ancora all’origine soprannaturale della Chiesa e suggerisce di non confidare esclusivamente nelle proprie strategie e piani di lavoro ragionando solo su un piano orizzontale, quanto, piuttosto, a rimanere aperti ad una dimensione verticale in ascolto e preghiera di Lui che è Capo e Sostentatore.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/attualita-della-mystici-corporis">Attualità della «Mystici corporis»</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Nello studio la preghiera</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/nello-studio-la-preghiera</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Nov 2023 15:47:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2023]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Chiara Castellani · Sono una studentessa di medicina al quarto anno e in questo articolo vorrei parlarvi di come si possa incontrare Dio non solo negli anni di studio ma proprio nelle giornate, nei pomeriggi, nelle alzatacce o nelle nottate di studio. Scusatemi per la mia pessima scrittura, ho abbandonato le materie umanistiche da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-14810" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/11/logo-fuci.jpg" alt="" width="240" height="224" />di Chiara Castellani · Sono una studentessa di medicina al quarto anno e in questo articolo vorrei parlarvi di come si possa incontrare Dio non solo negli anni di studio ma proprio nelle giornate, nei pomeriggi, nelle alzatacce o nelle nottate di studio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Scusatemi per la mia pessima scrittura, ho abbandonato le materie umanistiche da quattro anni e in generale non è mai stato un mio talento, scusatemi se i miei pensieri appariranno troppo semplici.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A partire dalla mia esperienza personale -una volta scelta medicina, una volta capito che la mia vocazione era lì- a un certo punto è arrivato il momento per me, come per tutti, in cui sono andata incontro (anzi direi che è stato più uno scontro) con la vita universitaria vera e propria. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Anche a prescindere dai contenuti da studiare, lo studente universitario va incontro a:</span></span></p>
<ol>
<li>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Esami enormi, così tanto grandi che sembrano veramente insormontabili, che ti chiedi come cavolo riuscirai a sapere tutte quelle cose, una volta studiata l’ultima ti sei già dimenticata la prima. Oppure piccoli ma numerosi, che devi essere una macchinetta per farli tutti e bene. <em>Frasi classiche: “aiuto oggi devo studiare 7000 pagine e devo fare 200 cose non so come cacchio fare, son disperata mi viene da piangere” “sono in ritardo con il programma, aiuto, non ce la farò mai a passare l’esame”</em></span></span></p>
</li>
</ol>
<ol start="2">
<li>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Materie di logica e di ragionamento &#8211; per fortuna a medicina son poche, ammiro chi ha queste doti per dono, ma non sono io e mi accompagna la classica sensazione di essere stupida, di non arrivarci &#8211; oppure materie semplicemente diverse, che necessitano di un approccio nuovo che devi imparare da zero.</span></span></p>
</li>
</ol>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>Frasi classiche:</em> “<em>non sei abbastanza sveglia, sai solo imparare a memoria</em>”</span></span></p>
<ol start="3">
<li>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Stare al passo, il cosiddetto “stare in pari”. Per alcuni questo è ininfluente, per me conta abbastanza, anche per gravare il minor numero di anni possibile sull’economia di famiglia. Un po’ di questa sofferenza è data, lo ammetto, dal paragone con gli altri e mi dico: cacchio Chiara ma perché alcuni riescono e altri no? </span></span></p>
</li>
</ol>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>Frasi classiche:</em> <em>“non sono abbastanza tenace e determinata per studiare ore e ore e laurearmi in tempo” “non sono abbastanza veloce a studiare” “non sono abbastanza coraggiosa e intelligente per fare un esame ragionando, devo sapere tutto quindi rimando l’appello”</em></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Capite bene che con questi pensieri il mio sport preferito è diventato il Salto dell’Appello. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Quando ho sbagliato l’approccio con Anatomia, studiata male per ben due mesi, rimandando quindi l’appello di altrettanti mesi, oltre a <em>“non sono intelligente”</em> la cosa è diventata addirittura più tragica, tipo <em>“non ce la farò mai a laurearmi”.</em></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">C’è molto il non sentirsi mai adeguati e mai pronti a dare quell’esame, anche perché la responsabilità che si ha nello studiare grava tantissimo su tutto. Non posso permettermi di studiare male, devo studiare sempre bene, e non per ambizione ma per necessità, e questo non mi permette di buttarmi negli esami. Lo considero anche un pregio, perché le cose vanno fatte bene, sono le basi per comprendere materie nuove. In futuro non ci sarà nessuno ad aiutarmi, le cose le dovrò sapere da sola, sarò io che dovrò sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato e per quali motivazioni avrò dato quel giudizio. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Mi son resa conto che il mio problema è spesso la mancanza di fiducia in me stessa, che mi porta a pensare di non riuscire a raggiungere i miei obiettivi e che le difficoltà che ho siano troppo grandi. Per me sconforto, ansia e depressione sono una dolce tentazione in cui indugio spesso.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Non ho risolto i problemi con la mia autostima, continuo a non avere soluzioni. Però ho fiducia nel lavoro e nella creazione di Dio. Credo fermamente che nessuno di noi sia un caso, che ci sia un disegno per ognuno di noi, don Fabio Rosini dice <b>“ci sono delle cose che solo tu potrai fare, delle persone che solo tu potrai amare”</b>. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A cosa serve avere un’autostima quando hai la consapevolezza che sei stato voluto, pensato e desiderato da sempre, dall’alba dei tempi? Quando hai la consapevolezza che sei qui per un motivo, anche se a volte non sai qual è? Quando riconosci che c’è un Dio che ha affrontato la croce, l’infamia, il deserto, e che è morto, e ha sconfitto la morte, per averti, per la tua salvezza?</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">E posso, <em>attraverso il Suo aiuto</em>, essere una brava persona e brava nel mio lavoro anche con le mie fragilità. Una volta mi è stata mandata una frase di un pastore protestante che ritengo molto vera e bella: <em>“God doesn’t call the qualified, He qualifies the called”</em>. Mi ha risollevata dal mio sentirmi perennemente inadeguata, perché se mi lascio plasmare ho fiducia di non sbagliare. Ho capito anzi che questa grande insicurezza può essere la più grande porta attraverso cui posso vivere concretamente il mio essere prima di tutto figlia di Dio. Una cosa mi risulta difficile perché sono umana, perché sono limitata, ed è in quel limite che Dio mi cerca per affrontare quella difficoltà.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Se fossi onnipotente, onnisciente, che bisogno avrei di Dio? </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Se avessi già la vita in tasca, come potrei riconoscermi piccola?</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">E’ in quella debolezza che Dio mi cerca. E’ lì “apposta”, non è che sono “da aggiustare” come spesso mi piace raccontarmi per vivere la mia dolce tentazione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">E’ una porta che in qualche modo mi è stata data, con cui sono nata, congenita, attraverso cui, con uno sforzo ben orientato, anziché rimanere nella mia disperazione, posso entrate in relazione con Lui.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Talvolta, quando sento che l’ansia per l’esame è incontenibile tanto da non riuscire a farmi concentrare, chiedo in preghiera anche di aiutarmi a gioire del mio studio, a studiare per il nutrimento stesso che mi dà, nonostante quell’ansia e cercando di dimenticare le pressioni che mi portano a cercare di dare l’esame quel determinato giorno. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Cerco di affidarGli le mie ore di studio dicendomi <em>“questo è il Tuo tempo e dedico queste ore a Te”</em>. Gli dedico il mio tempo di studio e di sacrificio, lo sforzo mentale di rimanere concentrata un’altra ora, di ripetere ad alta voce quell’argomento così ostico, di non perdere fiducia anche se ogni cellula del mio corpo grida che non riuscirò a passare l’esame. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In questo modo lo studio diventa preghiera. E devo dire che mi aiuta. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">E’ a Lui che devo rivolgermi nei momenti di difficoltà, in Lui riporre fiducia quando mi sento persa, a Lui chiedere consiglio, attraverso lo Spirito Santo, quando devo prendere una scelta, essere docile e mite, e mettermi in ascolto, perché il tumulto non è cosa di Dio. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In me non posso sperare, io da sola non riesco, ma in Te spero. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Questo discorso dei limiti non vale solo per lo studio. In particolare l’anno scorso ho potuto sperimentarlo anche nelle relazioni: <em>“non ce la farò mai a far pace con quella persona”,</em> o in passato con la mia famiglia: <em>“non ce la farò mai a rinconciliarmi con i miei”.</em></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Bisogna aver fede e continuare e lavorare giorno dopo giorno in modo sincero e incessante, in ogni ambito in cui la nostra natura, limitata, sentiamo che ci allontani dalla pace e dalla gioia promessa.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ritengo quindi che i miei difetti e le mie debolezze siano squarci attraverso cui entrare in relazione con Dio, grazie all’aiuto dello Spirito Santo. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Se così non fosse sarei solo un muro freddo e pieno di sé. Del resto purtroppo è già così per tanti medici e non solo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Certo, non vivo bene appena distolgo lo sguardo da questa consapevolezza.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Alla fine si sa che non si studia per laurearsi ma per plasmare la mente, scoprirsi nelle difficoltà e per riscoprire ogni giorno la propria vocazione. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per ricordarmi che non ci sono solo le mie forze, mi ripeto una frase che non so bene se sia di Sant’Agostino o di Sant’Ignazio di Loyola: <em>“agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo che in realtà tutto dipende da Dio”</em>.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Quindi sono in buone mani.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/nello-studio-la-preghiera">Nello studio la preghiera</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Tristezza e gioia: dai padri del deserto al Joyfest</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/tristezza-e-gioia-dai-padri-del-deserto-al-joyfest</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Oct 2023 18:36:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2023]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carmel Michela Ranieri · In un mondo che corre, che gira veloce e i cui ritmi sembrano impossibili da raggiungere, risulta assurdo pensare ad una vita lenta, avvolta nel silenzio e nella contemplazione. Questa è la vita che nel IV secolo, iniziarono a condurre i Padri del deserto, un gruppo di uomini che nei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-14747" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/1080x1080-post-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/1080x1080-post-300x300.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/1080x1080-post-500x500.jpg 500w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/1080x1080-post-150x150.jpg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/1080x1080-post-768x768.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/1080x1080-post-80x80.jpg 80w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/1080x1080-post-560x560.jpg 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/1080x1080-post.jpg 1080w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Carmel Michela Ranieri · In un mondo che corre, che gira veloce e i cui ritmi sembrano impossibili da raggiungere, risulta assurdo pensare ad una vita lenta, avvolta nel silenzio e nella contemplazione. Questa è la vita che nel IV secolo, iniziarono a condurre i Padri del deserto, un gruppo di uomini che nei deserti dell’Egitto, della Siria e della Palestina, vissero nello spirito di imitazione del Cristo che nel deserto combatte contro il maligno. Uno di loro, Evagrio Pontico in una delle sue opere, l’Antirrethikòs, spiega come combattere i pensieri malvagi insegnando l’arte della liberazione dagli inganni interiori. Gli otto <em>loghismoi </em>(i pensieri maligni appunto) elencati e descritti da Evagrio sono: superbia, avarizia, ira, invidia, lussuria, gola, accidia e tristezza. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La tristezza non è presente tra i sette vizi capitali, perché? Forse Papa Gregorio Magno se la dimenticò nello stillare l’elenco dei vizi? No, non andò proprio così. La tristezza non compare proprio per la sua natura. Questa infatti non è un atto in sè, ma un <em>atteggiamento </em>e il suo campo di battaglia più di tutti gli altri vizi è il <strong>pensiero. </strong></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I suoi strumenti preferiti sono l’irrealtà, l’ipotesi e l’aspettativa ed intesse spesso le sue trame su quello che non è successo e quello che dovrebbe succedere. La cosa interessante e paradossale è che mentre gli altri vizi spingono l’anima all’appagamento, la tristezza si nutre del dispiacere e <em>gode nell’infelicità*. </em>Giovanni Cassiano, monaco della Scizia, scrive: </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A volte la tristezza è conseguenza dell’ira che l’ha preceduta, oppure è generata da un <em><strong>desiderio frustrato </strong></em>o da qualche guadagno mancato, quando cioè uno si vede svanire la speranza che nutriva per questa o quella cosa.” </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il problema naturalmente non sono i desideri (per cui invece ringraziamo Dio), ma quando questi sono affetti da egoismo, quando per quanto buoni e santi, ci si attacca il cuore e si identifica con la loro realizzazione la felicità ultima. Tipiche sono le frasi “quando sarò/farò/avrò̀ ecc&#8230;. Allora sarò̀ felice”. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I padri identificavano questo atteggiamento con la <em>filautia, </em>ovvero l’amore smodato per se stessi, il vivere in modo auto-centrato. Si fa fatica a guardare l’altro con amore, con serenità̀, e si insinuano nel cuore invidia e rancore. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come combattere la tristezza? </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le due armi (si perché è una vera e propria battaglia) per vincere la tristezza sono la <strong>preghiera </strong>e la <strong>speranza. </strong></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">San Paolo scriveva nella lettera ai romani: </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera.” (Rm 12,12) Se la tristezza porta ad abbassare la testa, la speranza diventa lo sguardo verso una meta desiderabile, permette di guardare il futuro senza angoscia e dona come frutto di questo sguardo la <strong>gioia</strong>. Essendo una virtù teologale, la speranza non è farina del nostro sacco, o miracoloso risultato di qualche corso di yoga, no. La speranza è dono di Dio, profuma di eternità e contiene la vita. É frutto di una relazione, la relazione col Padre, che nasce ed è alimentata dalla preghiera. La preghiera spinge a stare con Dio, a consegnargli i nostri desideri chiedendo che ci siano restituiti, trasfigurati, purificati dal possesso che li ricopriva. La preghiera, mattone dopo mattone costruisce un cuore nuovo, pronto ad accogliere in libertà, e quindi con amore, i desideri che Lui ha seminato in noi. Eppure non c’è niente da fare, la tristezza vende di più, ormai si sa, basta guardare alle canzoni malinconiche, che sono le più ascoltare, ai film, per non parlare dei fatti di cronaca&#8230;fanno più audience di qualsiasi altra cosa. Ai giovani di oggi, (ma anche a quelli di ieri e di domani) serve speranza, fiducia, servono occasioni di comunione con i fratelli!<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-14748 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/81F4SUmx4L._AC_UF10001000_QL80_-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/81F4SUmx4L._AC_UF10001000_QL80_-194x300.jpg 194w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/81F4SUmx4L._AC_UF10001000_QL80_-324x500.jpg 324w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/81F4SUmx4L._AC_UF10001000_QL80_.jpg 648w" sizes="auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il 2 settembre si è tenuto a Igea Marina (Rimini) il <em>JoyFest</em>, il festival della gioia, il primo festival di musica cristiana organizzato in Italia in cui moltissimi artisti si sono esibiti portando sul palco la loro musica di lode al Padre. Il tutto coordinato da Don Alberto Ravagnani e unito ad alcune bellissime testimonianze di conversione dei ragazzi di Fraternità. Cantare insieme, pregare insieme, gioire insieme, rendere grazie per il dono della vita. L’inno del festival era una canzone dei The Sun che nel ritornello recita: “&#8230; e insieme a Te, vedo tutto il bene che c’è, Mi dai gioia piena, Sei più della mia vita!!”. E allora basta alle rivalità sterili e piene di invidia, basta alla concorrenza sfrenata per raggiungere le vette del mondo. Lasciamoci guidare dalla Madre della Chiesa, da colei che fin dall’annuncio dell’angelo è stata esempio perfetto di speranza e carità. Uniti a Maria siamo chiamati a intonare per sempre il canto del Magnificat, a incarnarlo ogni giorno nella nostra vita. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dunque, se è vero che la speranza passa dal rapporto col Padre e porta come frutto la gioia, è vero più che mai che noi TUTTI siamo chiamati a vivere il rapporto col Padre attraverso fratelli. Si delinea allora un circolo in cui è dalla relazione con l’altro, vissuta nella pienezza del vangelo che scaturiscono speranza e <em><strong>gioia piena</strong></em>: </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici”. (Gv15,9-17)</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">*chiaramente qui non si fa riferimento a forme patologiche di depressione, per cui l’aiuto di un medico è essenziale ma a quella tristezza che caratterizza un po’ tutti noi nella nostra quotidianità. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">https://www.salesalato.it/spiritualita/tristezza-lottavo-vizio-capitale/ https://cristomaestro.it/padri-del-deserto.html<br />
Rosini F. <em>L’arte della buona battaglia. La libertà interiore e gli otto pensieri maligni secondo Evagrio Pontico; </em>Milano 2023 </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/tristezza-e-gioia-dai-padri-del-deserto-al-joyfest">Tristezza e gioia: dai padri del deserto al Joyfest</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>XXXVII Giornata mondiale della gioventù</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/xxxvii-giornata-mondiale-della-gioventu</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Sep 2023 14:07:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2023]]></category>
		<category><![CDATA[settembre 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Laura Donnini · Sono solita immaginarmi le cose prima che accadano. Bandiere al cielo, magliette sgargianti, cori multilingue, notti insonni, sacchi a pelo e sudore era quanto mi aspettavo e quanto, in effetti, abbiamo trovato alla XXXVII Giornata Mondiale della Gioventù. Ho letto che durante la catechesi ai giovani del patriarcato di Venezia, Giuseppe [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-14662" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/09/logo-fuci.jpg" alt="" width="240" height="224" />di Laura Donnini · Sono solita immaginarmi le cose prima che accadano. Bandiere al cielo, magliette sgargianti, cori multilingue, notti insonni, sacchi a pelo e sudore era quanto mi aspettavo e quanto, in effetti, abbiamo trovato alla XXXVII Giornata Mondiale della Gioventù.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ho letto che durante la catechesi ai giovani del patriarcato di Venezia, Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, ha parlato di come la meta del viaggio sia l’incontro. Incontro con gli altri, con Dio, con l’Altro, che, conoscendoLo, ci rivela la nostra identità. Ritengo che questo sia vero tanto più ad una GMG i primi di agosto, dove un milione e mezzo di ragazzi da cinque continenti cercavano, e, parafrasando sant’Agostino, probabilmente hanno già trovato, qualcosa di ben diverso di giorni di svago nella pittoresca Lisbona, quando hanno deciso di partire. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se è vero che “essere insoddisfatti è essere uomini” (Pessoa), quel “brillare, ascoltare, non temere” dell’ omelia conclusiva di Papa Francesco ci aiuterà tanto. Così come l’invito ad affidare le nostre paure al Padre, a convertirle in sogni. A costruire il futuro calandosi bene nel presente. Ora, come siamo, senza aspettare o sperare di essere migliori o diversi. Quell’alzarsi e andare in fretta di Maria, messaggio scelto per questa GMG. D’altronde è Dio che ci ha chiamati e amati proprio così, come ha teneramente ricordato Papa Francesco alla sua “juventud”. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tra i c.d.“rise up” (catechesi, condivisioni, messe mattutine), testimonianze, serate di festa e raduni, personalmente mi aspettavo più occasioni di confronto, oltre che incontro, a livello internazionale, per stringere amicizia tra ragazzi di gruppi diversi e di paesi lontani. Possibilità, questa, rivelatasi difficilmente realizzabile anche per via della tabella di marcia da rispettare per non perdersi gli eventi clou del giorno (principalmente il Santo Padre all’accoglienza, alla via crucis e alla veglia) e per evitare di perdersi letteralmente per i vicoli della capitale. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Penso che ognuno di noi abbia ascoltato ciò che più aveva bisogno di sentire: a me sono rimaste le riflessioni di don Francesco, nostro accompagnatore e assistente spirituale del gruppo FUCI Tor Vergata, in particolare quelle sulla volontà divina, le catechesi di don Calogero, vescovo di Caltagirone, quando si è soffermato sulle motivazioni del perdono cristiano o ancora le urla roche di don Luigi Ciotti sul binomio testimonianza evangelica/responsabilità civile, incarnati dal Vangelo e dalla Costituzione. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In varie meditazioni è riecheggiato poi il termine “sorpresa”: l’amore di Dio sorprende sempre, perciò impegniamoci, preghiamo, e lasciamoci sorprendere senza timore. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come filo conduttore dei macro-eventi organizzati ho notato la persona, con toccanti storie di dolore e testimonianze di fede, la tanto attuale sostenibilità ambientale, mentre, rispetto a quanto immaginavo, poco si è parlato di guerra e pace o, per esempio, delle diverse condizioni di vita dei cattolici nei vari paesi partecipanti (dall’Italia al Mozambico), o delle scelte di vita cristiane…</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se tanto è stato scritto su come questa GMG abbia rappresentato un pezzo di cielo, uno scorcio su un presente e un futuro possibile di comunione fraterna tra i popoli, difficilmente si è sentito parlare di alcuni atti di violenza e di intolleranza verificatesi, che ci riportano ben sulla terra. D’altronde, aggiungo in conclusione, è proprio qui che Dio si è fatto uomo e che noi, i ragazzi di Lisbona di oggi, proviamo ad essere servi umili del Suo amore tenendo a mente, come ci ha ripetuto il Papa, che l’unica volta in cui guardiamo qualcuno dall’alto verso il basso è quando lo aiutiamo a rialzarsi.</span></span></span></p>
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		<title>Per la comunità cristiana: Principi dell’ordinamento sociale</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/per-la-comunita-cristiana-principi-dellordinamento-sociale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 18:07:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[agosto 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giacomo Funghi · Meglio conosciuto come Il codice di Camaldoli, Per la comunità cristiana compie quest’anno ottant’anni. In un periodo difficile, di difficile speranza, mentre gli equilibri della guerra volgevano a una svolta un gruppo di intellettuali della sezione dei laureati di Azione cattolica si riunirono dal 18 al 24 luglio del 1943 a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-14524" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/08/logo-fuci.jpg" alt="" width="240" height="224" />di Giacomo Funghi · Meglio conosciuto come <em>Il codice di Camaldoli</em>, <em>Per la comunità cristiana</em> compie quest’anno ottant’anni. In un periodo difficile, di difficile speranza, mentre gli equilibri della guerra volgevano a una svolta un gruppo di intellettuali della sezione dei laureati di Azione cattolica si riunirono dal 18 al 24 luglio del 1943 a Camaldoli per studiare, meditare e confrontarsi sulle questioni della ricostruzione dello stato dopo la guerra. Già papa Pio XII alla viglia di Natale del 1942 esortò i cattolici dicendo <em>“</em><em>Non lamento, ma azione è il precetto dell&#8217;ora; non lamento su ciò che è o che fu, ma ricostruzione di ciò che sorgerà e deve sorgere a bene della società.</em><em>”</em> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In quegli anni iniziò a nascere la necessità urgente tra gli intellettuali cattolici di confrontarsi alla luce della dottrina sociale della Chiesa sulle questioni della politica e dello stato in vista di una non troppo lontana ricostruzione. I conflitti tra Chiesa e stato avevano allontanato i pensatori cattolici dalle riflessioni sullo stato e quindi mancava una componente di pensiero fondamentale capace di riflettere in agire politico la dottrina sociale. A questo furono chiamati circa sessanta giovani, la maggior parte sotto i trent’anni (Aldo Moro 27, Andreotti 24) e in generale nessuno oltre i quaranta, a creare un testo per riflettere e studiare quali sarebbero dovute essere le linee guida dell’agire politico dei cattolici, perché <em>&lt;&lt;le competenze non si improvvisano&gt;&gt;</em> come si legge in un verbale dei lavori preparatori.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Due gli obbiettivi verso cui tendono tutte le proposizioni: il bene comune e la giustizia sociale; una l’ispirazione teologica: il personalismo, un approfondimento del pensiero tomistico che già monsignor Montini in un articolo di Azione fucina chiamava <em>“Il nostro tomismo”.</em></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il codice è articolato in sette sezioni: lo stato, la famiglia, l’educazione, il lavoro, produzione e scambio, attività economica, vita internazionale.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Già la prima parte espone posizioni dirompenti con la cultura del tempo esprimendo la concezione moderna di stato: è l’uomo che crea la società civile e lo stato, i suoi bisogni, i suoi desideri, la sua personalità, i suoi diritti e la sua dignità precedono lo stato. Pertanto: &lt;<em>&lt;6. Fine dello Stato è la promozione del bene comune, cioè a cui possono partecipare tutti i cittadini in rispondenza alle loro attitudini e condizioni; bene che i singoli e le famiglie non sono in grado di attuar, giacché lo Stato non deve sostituirsi ai singoli e alle famiglie (Rer. Nov. 28); bene conforme alla natura dell’uomo, essere formato di corpo e di spirito e preordinato a Dio (Pio XI, Mit Brennender, 8)&gt;&gt; </em>e &lt;&lt;<em>7. In concreto lo Stato deve riconoscere e rispettare i diritti inalienabili della persona umana, della famiglia, dei gruppi minori, degli altri Stati, della Chiesa. a) Persona umana. &#8220;Origine e scopo essenziale della vita sociale vuol essere la conservazione, lo sviluppo e il perfezionamento della persona umana, aiutandola ad attuare rettamente le norme e i valori della religione e della cultura, segnati dal Creatore a ciascun uomo e a tutta l&#8217;umanità, sia nel suo insieme sia nelle sue naturali ramificazioni&#8221; (Mess. Nat. 1942, n. 98)&gt;&gt;.</em></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per ogni tematica gli autori descrivono un ordinamento che garantisca i diritti delle persone e che permetta alle persone di sviluppare la propria personalità, non considerando solo le libertà individuali ma considerando anche la natura sociale dell’uomo e quindi le libertà collettive <em>&lt;&lt;1. L&#8217;uomo è un essere essenzialmente socievole: le esigenze del suo spirito e i bisogni del suo corpo non possono essere soddisfatti che nella convivenza. Sennonché la convivenza familiare e la solidarietà dei gruppi intermedi sono insufficienti: perché l&#8217;essere umano abbia possibilità adeguate di vita e di sviluppo occorre che le famiglie si uniscano tra di loro a costituire la società civile. La quale perciò proviene direttamente dalla natura dell&#8217;uomo, remotamente da Dio che ha creato l&#8217;uomo socievole&gt;&gt;</em>. Non si può non riconoscervi l’articolo due della Costituzione <em>&lt;&lt;La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.&gt;&gt;.</em> Discorso caro non solo a La Pira, ma anche a Moro, infatti, secondo lui la costituzione doveva essere antifascista e non afascista perché il fascismo era stato l’oppressione dei diritti e dello sviluppo della persona e della socialità.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questi sono solo alcuni esempi del grande lavoro svolto da quei giovani laureati e un’altra cosa mi pare giusto di ricordare qui. Chi può deve impegnarsi. Quei cattolici che elaborarono il codice di Camaldoli risposero all’imperativo di amare il prossimo nella forma più alta di carità: mettersi insieme per costruire una società libera, giusta e di solidarietà. È un impegno a cui non ci possiamo sottrarre. Se consideriamo l’impegno dei cattolici del passato di fronte alle difficoltà del loro tempo, dalla <em>non expedit</em>, al partito popolare, all’associazionismo antifascista, alla costituente, alla dissoluzione dei grandi partiti, dovremmo riflettere oggi come rispondiamo a quell’imperativo. Imponenti sono le parole di Sergio Paronetto, principale coordinatore delle vicende di Camaldoli, a riguardo</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>&lt;&lt;A latere di discussioni e programmi per l’avvenire che impegnano tutta la nostra attenzione c’è una distinzione tra le parole e il fare, tra le chiacch</em><em>i</em><em>ere e la vita. E mi par nettissima la nostra posizione, la nostra vocazione: è dalla parte del fare, con la croce, se vogliamo, dell’azione, non con la irresponsabilità e la comodità mentale di chi sta a guardare. Saremo dalla parte della barricata, dove si opera sugli uomini. Saremo tra quelli che verranno discussi e giudicati perché faranno, non fra quelli che giudicheranno e discuteranno. Saremo con quelli che sbaglieranno, non con quelli che troveranno da ridire, perché si è sbagliato; con quelli che avranno sempre torto, perché ci sarà sempre qualcuno che potrà dire ‘così bisognava fare, così io avrei fatto’. Posizione scomoda, forse. Ma guai a fuggire: bisogna impegnarsi, finché si può &gt;&gt;.</em></span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/per-la-comunita-cristiana-principi-dellordinamento-sociale">Per la comunità cristiana: Principi dell’ordinamento sociale</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Libera, nomi e numeri contro le mafie</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/libera-nomi-e-numeri-contro-le-mafie</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jul 2023 17:23:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2023]]></category>
		<category><![CDATA[luglio 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Arianna D’Amico · Era il dicembre 1994 quando la stampa annunciò ufficialmente la nascita di Libera, un “cartello di associazioni contro le mafie”. L’associazione nasce dall’iniziativa di don Luigi Ciotti, impegnato da tempo non solo nella lotta alle mafie, ma anche, più in generale, in diverse attività volte al contrasto delle disuguaglianze, delle dipendenze [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-14491" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/download-1.jpeg" alt="" width="224" height="224" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/download-1.jpeg 224w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/download-1-150x150.jpeg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/download-1-80x80.jpeg 80w" sizes="auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px" />di Arianna D’Amico · Era il dicembre 1994 quando la stampa annunciò ufficialmente la nascita di Libera, un “cartello di associazioni contro le mafie”. L’associazione nasce dall’iniziativa di don Luigi Ciotti, impegnato da tempo non solo nella lotta alle mafie, ma anche, più in generale, in diverse attività volte al contrasto delle disuguaglianze, delle dipendenze e delle oppressioni che spesso si presentano in diversi aspetti (e in diverse modalità) all’interno di un sistema sociale che “diventa ingiusto”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In particolare, quando si parla delle mafie si trovano parole ricorrenti quali potere, violenza, gerarchie ed omertà. <em>Libera</em>, per sua natura, si oppone a tali concetti cercando quindi di dare valore e significato al dialogo, alla collaborazione, alla legalità e alla giustizia. Un ruolo fondamentale lo ha il concetto di <em>memoria</em>: il ricordo e la consapevolezza dell’esistenza della criminalità organizzata si accompagnano alle molte testimonianze e alla continua ricerca della verità, come lo stesso don Ciotti sottolinea ogni volta che ne ha l’occasione. Questo riguarda in primo luogo tutti quei casi in cui si conosce il nome o la storia di una vittima ma non si sa niente, o molto poco, sui motivi e le circostanze della sua morte. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’obiettivo di Libera è quindi quello di portare a dei cambiamenti permanenti, etici, sociali e culturali per contrastare e “rompere” alla radice il sistema mafioso e, per esteso, l’illegalità e l’ingiustizia. Tra le molte associazioni aderenti, oltre al Gruppo Abele, presieduto da Ciotti, si trovano l’Arci, l’Acli, Legambiente e la Fuci. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 1993, in seguito alle stragi di Capaci e via d’Amelio don Ciotti fondò il periodico “<em>Narcomafie”</em>, successivamente sostituito da “<em>Lavialibera”, </em>per creare un nuovo mezzo di comunicazione e diffusione (e talvolta di supporto), al quale hanno contribuito nel tempo giornalisti, docenti, magistrati e molti altri. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono nate poi varie iniziative e percorsi educativi, tra i quali i progetti riguardanti i beni confiscati alla mafia, basati<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-14454 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/3aea327a6e_69925354-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/3aea327a6e_69925354-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/3aea327a6e_69925354-751x500.jpg 751w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/3aea327a6e_69925354-768x512.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/3aea327a6e_69925354.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> sulla volontà di trasformare la ricchezza accumulata dalle famiglie mafiose in qualcosa di socialmente utile. Uno dei progetti principali, <em>E!State Liberi!, </em>riguarda i campi di <em>impegno e formazione, </em>che portano ogni anno una partecipazione attiva e un contributo pratico alla gestione di tali territori. Oltre, ovviamente, alla sensibilizzazione e alla formazione che li caratterizzano, i campi cercano di coinvolgere partecipanti di ogni tipo, dai ragazzi agli adulti, dalle scuole alle aziende, per dare una nuova vita a luoghi e risorse che altrimenti rischierebbero di rimanere vuote e inutili, a partire dai territori coltivati nel sud Italia. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È da qui che nasce <em>Libera Terra, </em>che porta avanti i principi dell’associazione anche nel mercato alimentare: formata da un insieme di cooperative sociali agricole (essenzialmente da contadini), si occupa della gestione di strutture produttive e terreni confiscati alle mafie. Il marchio di <em>libera terra</em> racchiude un ideale di rispetto e valorizzazione di territori, sapori e, soprattutto, persone, tanto da essere definito “il marchio della qualità e della sostenibilità”. Anche qui lo scopo è quello di raccontare i sapore di terre spesso ignorate, nonché quelle principalmente colpite dal fenomeno mafioso, attraverso i loro prodotti tipici. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/libera-nomi-e-numeri-contro-le-mafie">Libera, nomi e numeri contro le mafie</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Raccontare la realtà e l’economia</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/raccontare-la-realta-e-leconomia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2023 17:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2023]]></category>
		<category><![CDATA[giugno 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giacomo Funghi &#8211; L’economia all’origine era nata come una branca della filosofia morale e indicava come organizzare il mercato e regolarlo. I benedettini e i francescani furono le prime scuole di pensiero economico; pensiero che guidava l’azione, come per esempio con i monti di pietà. Economia e morale erano strettamente legate perché la ricchezza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><i><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-14357" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/06/logo-fuci.jpg" alt="" width="240" height="224" /></i>di Giacomo Funghi &#8211; L’economia all’origine era nata come una branca della filosofia morale e indicava come organizzare il mercato e regolarlo. I benedettini e i francescani furono le prime scuole di pensiero economico; pensiero che guidava l’azione, come per esempio con i monti di pietà. Economia e morale erano strettamente legate perché la ricchezza prodotta con il lavoro potesse essere un aiuto e motivo di emancipazione per molti.</p>
<p align="JUSTIFY">Tra il XVII-XVIII secolo, studiosi come Ricardo, Cournot, Warlas crearono i primi modelli economici su piano cartesiano divenendo noti come i “classici” insieme anche a Smith e altri. In quel periodo nacque lo studio della microeconomia, ossia dell’analisi del comportamento dei singoli agenti del mercato e di come i prezzi dei beni vengono stabiliti. Quest’analisi era ed è puramente matematica per cui si prendeva come assioma la perfetta razionalità degli agenti: secondo i classici ogni agente economico, consumatore o produttore, è capace di calcolare precisamente al centesimo “l’utilità” delle sue scelte, utilità come beneficio del possesso della cosa. Da qui l’economia capitalista delle prime due rivoluzioni industriali, in cui tutto era ridotto a un calcolo, una questione di affari e il lavoratore era solo un fattore di produzione, come un macchinario, che fa parte dell’equazione del profitto che l’industriale voleva massimizzare. Sono gli anni di Dickens e Hard Times e la morale dell’economia fu sostituita da equazioni da massimizzare con derivate. Da lì a poco saranno anche gli anni del marxismo e degli scioperi dei lavoratori.</p>
<p align="JUSTIFY">Negli anni trenta del novecento nelle università inglesi la materia di <i>political economy</i> cambiò il nome in <i>economics</i> perché quella desinenza <i>cs</i> ricordava materie come <i>phisics </i>o <i>matemathics</i> le cui leggi non dipendono dalla morale. Il pensiero economico dominante voleva togliere dall’economia i suoi elementi umanistici per trasformarla in una scienza pura a servizio del mercato. Non era più importante la condizione umana perché il mercato era in grado di risolvere tutto, l’incrocio tra domanda e offerta era un equilibrio ritenuto giusto ed efficiente. Se un’impresa fallisce, se bisogna licenziare del personale è solo perché è stato determinato dalla mano invisibile del mercato secondo cui ognuno portando avanti il proprio interesse porta il beneficio di tutti, non importa come.</p>
<div id="attachment_14358" style="width: 235px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14358" class="wp-image-14358 size-medium" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/06/keynes_ritratto-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/06/keynes_ritratto-225x300.jpg 225w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/06/keynes_ritratto.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /><p id="caption-attachment-14358" class="wp-caption-text">John Maynard Keynes</p></div>
<p align="JUSTIFY">Dopodiché nel 1936 Keynes pubblicò la <em>Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta</em> destinata per sempre a cambiare l’economia con la nascita della macroeconomia. Il pensiero keynesiano portò molte novità, dalla considerazione della spesa pubblica alla rigidità dei prezzi, e da questo si svilupparono diverse scuole di pensiero: prima i keynesiani, i diretti allievi di Keynes, poi nel secondo dopoguerra i neokeynesiani a cui si contrapposero i post-keynesiani e infine, in qualche modo, i monetaristi. Le idee dei classici pure non rimasero sepolte e continuarono con i neoclassici. Molte scuole di pensiero diverse le une dalle altre che propongono un’idea diversa per rappresentare e interpretare la realtà. Quello che resta è spesso una visione matematica dell’economia quando invece le sue leggi non sono leggi deterministiche ma che dipendono dal comportamento delle persone.</p>
<p align="JUSTIFY">Tanti anni di capitalismo e politiche neoliberiste hanno risvegliato il senso morale dell’economia che non può più da molto tempo essere ignorato. Negli studi economici non possiamo basare più le scelte dei consumatori basandoci su un’equazione, alquanto banale, che definisce “l’utilità” di un bene. Non è l’utilità che l’uomo desidera ma la felicità che non si risolve nel potere del possesso sulle cose, ma dai rapporti interpersonali.</p>
<p align="JUSTIFY">Molte imprese in questi anni hanno saputo cogliere l’aspetto puramente umano dell’economia disegnando i loro modelli di business in modo tale da instaurare una relazione con le comunità locali per rendere il lavoro uno strumento che sviluppa e dà dignità all’uomo invece che degradarlo. Sono le imprese sociali del terzo settore, in Italia ne abbiamo tante e ogni giorno imprenditori e imprenditrici dimostrano quello che molti economisti hanno ignorato: che l’economia è il prendersi cura degli altri, anche di chi non rientra in certi canoni di “produttività”, è il saper scambiare i beni in maniera equa, che la vita non è tutta un calcolo, che quando il lavoro crea benessere verso l’esterno si costruiscono comunità migliori e solidali.</p>
<p align="JUSTIFY">L’economia sta cambiando, anche se ci sembra che il mondo della grande finanza sia lontano da questi ragionamenti e che in alcune parti del mondo si continua con attività che danneggiano la terra, il mondo sta cambiando e continuerà a cambiare e gli economisti (con la speranza di poter un giorno dire “noi” economisti) dovranno essere capaci di considerare questa nuova realtà nei loro studi, studi che influenzeranno le scelte economiche e le scelte di politica economica che influenzeranno la vita di ognuno di noi. «<i>We are basically story-tellers»</i> scrisse in breve articolo intitolato <i>“What economists do?”</i> Robert Lucas, uno dei più importanti economisti dello scorso secolo e premio Nobel scomparso il 15 maggio. Chissà se sapremo raccontare la realtà, leggere i segni dei tempi, accorgerci dei problemi nascosti e saper proporre delle soluzioni. L’economia moderna ha bisogno di economisti e di giuristi e di sociologi e di filosofi e di altre figure che insieme si riuniscano per comprendere l’agire dell’uomo e raccontarlo, per ricercare e condividere quella sapienza che possa ispirare azioni per costruire società più giuste e pacifiche. Chissà se nel fare queste cose sapremo anche essere pronti a tendere l’orecchio a Cristo, perché quello di cui abbiamo maggiormente bisogno sono testimoni di una vita diversa, di uno studio diverso, di un’economia non per se stessa, non per il denaro, ma a servizio dell’uomo, soprattutto se debole perché lì troveremo Cristo e la fatica del nostro agire avrà un senso.</p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/raccontare-la-realta-e-leconomia">Raccontare la realtà e l’economia</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Dove lo Spirito è di casa</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/dove-lo-spirito-e-di-casa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 May 2023 15:24:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2023]]></category>
		<category><![CDATA[maggio 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Laura Donnini · Da venerdì 10 a domenica 12 marzo 2023 si è svolto nella mistica cornice di Assisi il convegno “Dove lo Spirito è di casa”, promosso dall’Ufficio Nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Conferenza Episcopale Italiana insieme all’Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni. Il convegno si inserisce nel solco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-14202 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/download-1.jpeg" alt="" width="224" height="224" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/download-1.jpeg 224w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/download-1-150x150.jpeg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/download-1-80x80.jpeg 80w" sizes="auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px" />di Laura Donnini · Da venerdì 10 a domenica 12 marzo 2023 si è svolto nella mistica cornice di Assisi il convegno “Dove lo Spirito è di casa”, promosso dall’Ufficio Nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Conferenza Episcopale Italiana insieme all’Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il convegno si inserisce nel solco del cammino sinodale e in particolare del “cantiere della strada e del villaggio”, che invita a “mettersi in ascolto (…) anche del mondo della cultura, dell’educazione e della ricerca”, come spiega Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio per l’educazione, la scuola e l’università della CEI. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo le parole chiave di <em>vocazione</em>, <em>discernimento </em>e<em> creatività</em>, la CEI ha scelto di mettere al centro i giovani che si trovano negli anni determinanti per l’orientamento di fondo della propria vita, un tempo in cui sono chiamati a farsi le domande giuste. Come scrive papa Francesco: “Tante volte nella vita perdiamo tempo a domandarci: ma chi sono io? Tu puoi domandarti chi sei tu e fare tutta una vita cercando chi sei tu. Ma domandati: <em>Per chi</em> sono io?” (<em>Christus vivit </em>286)</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I testimoni autorevoli scelti per gli interventi, riflessioni bibliche, dialoghi, si sono rivelati persone di una vivacità intellettuale straordinaria, saldamente legata ad una fede dall’entusiasmo contagioso, con una genuina disponibilità all’ascolto e al confronto costante.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-14204" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/Dove-lo-Spirito-e-di-casa-Assisi-2023-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/Dove-lo-Spirito-e-di-casa-Assisi-2023-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/Dove-lo-Spirito-e-di-casa-Assisi-2023-667x500.jpg 667w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/Dove-lo-Spirito-e-di-casa-Assisi-2023-768x576.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/Dove-lo-Spirito-e-di-casa-Assisi-2023.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ascoltare inoltre quello che gli altri universitari, giovani consacrati, accompagnatori, conosciuti durante le tavole rotonde e i momenti informali, raccontavano liberamente della propria vita, ha reso ancora più tangibile il concetto di vocazione. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una delle frasi che ho trovato rivelatrice e che ho subito condiviso con i miei cari è stata pronunciata dal professor Luigino Bruni: “Immaginate un albero. La vita ci porta a sviluppare solo alcuni rami. <em>Ecco perché esiste il Paradiso: solo lì avremo tutto l’albero</em>”. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo il passaggio sotto la porta dell’espoliazione di San Francesco, e la successiva sosta presso la sua tomba, il momento più alto per me è stato l’Adorazione nella Basilica Inferiore, allietata da un coro magnifico ed una compagnia ormai divenuta amicizia. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Grazie e alla prossima!</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/dove-lo-spirito-e-di-casa">Dove lo Spirito è di casa</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La scia di sangue tra le aule, i figli divorati dai padri</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/la-scia-di-sangue-tra-le-aule-i-figli-divorati-dai-padri</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Apr 2023 04:55:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Marco Tarallo · Nel 2023 i suicidi di studenti universitari sono stati già tre. Nel 2022 sono stati almeno altri tre. Risalendo negli anni, vi è un sottile rivolo di sangue a scorrere tra le aule universitarie. Diana, Riccardo, Claudio, sono nomi, pochi, che escono a fatica dalla selva dell’anonimato che protegge il dolore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-14091 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/download.jpeg" alt="" width="224" height="224" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/download.jpeg 224w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/download-150x150.jpeg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/download-80x80.jpeg 80w" sizes="auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px" />di Marco Tarallo · Nel 2023 i suicidi di studenti universitari sono stati già tre. Nel 2022 sono stati almeno altri tre. Risalendo negli anni, vi è un sottile rivolo di sangue a scorrere tra le aule universitarie. Diana, Riccardo, Claudio, sono nomi, pochi, che escono a fatica dalla selva dell’anonimato che protegge il dolore e la privacy, e che pure vanno custoditi e ricordati come caduti di un’unica lotta comune, spesso silenziosa ma nota a tutti gli studenti. Il nome che possiamo scegliere per questa lotta è mutevole, a seconda dell’aspetto che vogliamo sottolineare, ma per le generazioni universitarie e scolastiche è unica e riconoscibile, non ce ne sono altre. E’ la lotta per sopravvivere alla morsa tra un presente depressivo e opprimente e un futuro asfittico e deteriorato. In Internet troverete molti articoli di commento e descrizione di questo, tanto che non è necessario qui tornarci troppo<a class="sdfootnoteanc" href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc"><sup>1</sup></a>. Molte fattori conducono la grande maggioranza degli studenti a pensieri e desideri autodistruttivi, in alcuni atenei e dipartimenti si arriva anche al 90% dei ragazzi: le pressioni psicologiche e le aspettative proprie e degli altri, i malesseri di percorsi educativi disfunzionali, gli insuccessi ingigantiti da narrazioni sul merito e sul successo tanto luccicanti quanto inique e velenose, percorsi occupazionali e esistenziali compromessi prima ancora di cominciare da un ambiente depauperato di vere risorse e opportunità, gli attacchi pienamente politici a chi è identificabile quale ‘giovane’, di volta in volta per le tendenze, i gusti, gli atteggiamenti e le prospettive inevitabilmente dissimili dalle generazioni adulte, anzi ormai anziane che detengono il potere materiale e simbolico nell’Italia senescente<a class="sdfootnoteanc" href="#sdfootnote2sym" name="sdfootnote2anc"><sup>2</sup></a>. Non tutti sono condotti al suicidio, certamente. Si tratta degli esiti più tragici, ridotti nonostante il loro preoccupante aumento tendenziale. Non collegare però questi morti alla generale disfunzione di una società che mangia i suoi figli nella serenità del presente e nella tranquillità del futuro, e infine nella salute, è un errore fatale che non si può commettere.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella sua precarietà e nelle sue fragilità la condizione studentesca è indissolubilmente legata all’istituzione che abita. I discorsi dei rappresentanti degli studenti, nelle cerimonie di inizio anno accademico o di rilascio dei diplomi, convergono da tempo sui disagi inaccettabili vissuti dai loro compagni e sul legame oggettivo tra questi e la struttura dell’istituzione che li ospita. Non solo, battono questi interventi in stile diverso ma di orientamento spontaneamente omogeneo, è l’impostazione politica sui temi dell’educazione e dell’istruzione, dell’ingresso nel mondo adulto del lavoro e della cittadinanza ad essere nociva e distorsiva delle vite delle persone, nelle possibilità di avere un’esistenza ragionevolmente stabile, una condizione umana sostenibile. I discorsi di Emma Ruzzon, del maggio 2022 all’Università di Padova, e quello delle allieve alla Scuola Normale di Pisa, nel luglio 2021, sono solo gli esempi più noti di una sequela sempre più lunga di interventi lucidi e coerenti, quanto inascoltati, di generazioni che si dimostrano capaci di analisi critica e anche di attitudine operativa. Il discorso pavese del presidente Mattarella nel settembre 2021, sul merito non tanto come conquista individuale ma promozione collettiva, è lì a intervallare e scandire il tempo di questa polifonia.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Fuci si è occupata di questo e prevedibilmente se ne occuperà. All’Assemblea Federale dell’aprile 2021 fu approvata la mozione <em>Linee guida per ripensare l’Università</em>, che riconosceva quanto<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-14038" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/universita-non-e-una-gara-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/universita-non-e-una-gara-300x150.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/universita-non-e-una-gara-960x480.jpg 960w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/universita-non-e-una-gara-768x384.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/universita-non-e-una-gara-1120x560.jpg 1120w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/universita-non-e-una-gara.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«vigilare sulle necessità e i mutamenti dell’università di oggi sia fondamentale anche per riscoprire il carisma universitario della Federazione, vorremmo che la FUCI cominciasse a sognare un progetto per l’università che desidera e riflettesse su che tipo di universitari e laici ci sentiamo chiamati ad essere. Crediamo che rendere centrale la riflessione politica sull’università sia legato a doppio filo alla sopravvivenza della Federazione del tempo presente». </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al modulo formativo del novembre 2021 fu presentata dalla Commissione di ripensamento formativo per l’ambito universitario un Rapporto di studio che rilevava i grossi disagi tra gli studenti, li poneva in relazione a una condizione precedente la pandemia globale e riconosceva: «La risposta che ci siamo dati è che inevitabilmente le caratteristiche della condizione studentesca in università sono legate fortemente alle condizioni dell’università in quanto istituzione.» Il documento, legando all’impostazione efficientista e produttivista del governo delle Università e della cultura contemporanee i disagi oggettivi e soggettivi degli studenti, rilevati anche sondaggi e interviste operati da agenzie professionali europee, concludeva con l’apertura di un nuovo orizzonte: «Davanti a queste domande e queste sensibilità, la fuci può porsi l’obiettivo di accompagnare lo studente alla conoscenza della propria condizione, del proprio eventuale stato di malessere, del suo rapporto con la vita universitaria e con il ruolo che può costruire al suo interno per sé e per la fuci.»</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con ogni probabilità anche la Proposta formativa della Fuci, che arriverà ad approvazione all’Assemblea nazionale di fine aprile, porrà l’apostolato fucino in un ambiente universitario ma anche civile produttivista e efficientista e proporrà un cammino di vita universitaria più densa, più spirituale e più umana. Vi sono dunque documenti che manifestano la «cognizione del dolore» da parte della Fuci. Non per questo l’associazione ha saputo mettere in campo un parco minimo di iniziative in merito operanti, accessibili e riconoscibili, né ha saputo o almeno tentato di porre questo ordine di problemi al centro di un dibattito pubblico o almeno ecclesiale. Al fine di conservare un ruolo effettivo e in definitiva un’utilità, la domanda da fare alla Proposta formativa che verrà e alla Fuci del futuro prossimo sarà allora questa: «Vuoi e sarai in grado di porti in relazione attiva con la condizione universitaria contemporanea, per accompagnare i singoli giovani a sopravvivere alla giungla degli atenei e per gridare con verità le sue ingiustizie?»</span></span></span></p>
<div id="sdfootnote1">
<p class="sdfootnote"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a> <span style="color: #0563c1;"><u><a href="https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1642216/quando-l-universita-ti-uccide" rel="nofollow"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1642216/quando-l-universita-ti-uccide</span></a></u></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">; </span><span style="color: #0563c1;"><u><a href="https://www.valigiablu.it/scuola-universita-competizione-disagio-psicologico/" rel="nofollow"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">https://www.valigiablu.it/scuola-universita-competizione-disagio-psicologico/</span></a></u></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">; </span><span style="color: #0563c1;"><u><a href="https://espresso.repubblica.it/attualita/2023/02/14/news/studenti_suicidi_universita-387043153/;https://www.wired.it/article/universita-suicidi-disagio-studenti-napoli-milano-palermo/" rel="nofollow"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">https://espresso.repubblica.it/attualita/2023/02/14/news/studenti_suicidi_universita-387043153/;https://www.wired.it/article/universita-suicidi-disagio-studenti-napoli-milano-palermo/</span></a></u></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">; <u>(<a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/02/03/news/giovani_universitari_suicidi_negli_ultimi_tre_anni_almeno_una_decina_di_casi_gli_studenti_troppa_pressione_e_nessun_supp-11245317/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #ff6600;">vedi</span></a>)</u></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p class="sdfootnote"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote2anc" name="sdfootnote2sym">2</a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> Cfr. i numeri di questa rubrica del giugno 2020, agosto 2021, dicembre 2022.</span></p>
</div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/la-scia-di-sangue-tra-le-aule-i-figli-divorati-dai-padri">La scia di sangue tra le aule, i figli divorati dai padri</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Conversione ecologica nella forma di una ciambella</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/conversione-ecologica-nella-forma-di-una-ciambella</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 09:33:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2023]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesco Lupelli · L’ultimo argomento che è stato trattato nel corso di Economia dello sviluppo da me seguito nello scorso semestre presentava come titolo i Limiti della crescita. Avevamo infatti visto come a partire dalla Rivoluzione industriale nella seconda metà del Settecento il Regno Unito, e poi a seguire i principali Paesi Occidentali, abbiano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-13985 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/03/download.jpeg" alt="" width="224" height="224" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/03/download.jpeg 224w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/03/download-150x150.jpeg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/03/download-80x80.jpeg 80w" sizes="auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px" />di Francesco Lupelli · L’ultimo argomento che è stato trattato nel corso di <em>Economia dello sviluppo </em>da me seguito nello scorso semestre presentava come titolo i <em>Limiti della crescita</em>. Avevamo infatti visto come a partire dalla Rivoluzione industriale nella seconda metà del Settecento il Regno Unito, e poi a seguire i principali Paesi Occidentali, abbiano assistito a una crescita esponenziale espressa in PIL pro capite. Solo più recentemente si sono uniti in questa traiettoria Paesi quali Cina e India recuperando alcune posizioni in questa gara frenetica. È a partire dal 1972 con la pubblicazione del rapporto “The limits to growht” del Club di Roma che si è iniziato a domandarci quanto fosse sostenibile questa crescita; crescita economica che comporta due principali problematiche: progressivo esaurimento delle risorse e aumento di inquinamento su scala globale. Nella fattispecie si sono innescate una serie di crisi ecologiche quali: cambiamento climatico relativo all’aumento delle temperature di +1° rispetto ai livelli preindustriali, perdita di biodiversità e integrità biosferica, acidificazione degli oceani, riduzione della fascia dell’ozono nella stratosfera, deforestazione; giusto per citarne alcune. La nostra <em>casa comune</em> si trova per la prima volta sotto una pressione senza precedenti e non dovuta a cause naturali ma legate all’era dell’antropocene. Da ciò nasce l’idea di concepire le nostre attività comprese tra una base, garanzia universale dei diritti, e un tetto: i confini ecologici planetari. L’immagine di una ciambella ci aiuta a concettualizzare questo spazio di sicurezza per l’essere<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-13987" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/03/LtG.png" alt="" width="211" height="300" /> umano: il vuoto al centro è definito come <em>critical human deprivation</em>, il cerchio interno è come dicevamo <em>the social foundation</em> e quello esterno <em>the ecological ceiling</em>, al di fuori si parla di <em>critical planetary degradation</em>. Una base per il benessere sociale sotto la quale nessuno deve cadere e un tetto ecologico che non deve essere superato, tra questi due confini si trova uno spazio sicuro e giusto per tutti in cui prosperare grazie al perseguimento degli obiettivi sociali e nel rispetto dei confini planetari. Quando si parla di sostenibilità dello sviluppo umano la si intende all’interno di questo spazio in quanto non sarebbe altrimenti perseguibile se il sistema economico non rispettasse i limiti biofisici dei sistemi naturali del nostro pianeta. C’è necessità dunque di un cambiamento, di una conversione ecologica. L’importanza della cura del creato è un tema caro al Santo Padre che ci ricorda di come preservandolo viene “difeso” di rimando il disegno di Dio iscritto nella natura.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/conversione-ecologica-nella-forma-di-una-ciambella">Conversione ecologica nella forma di una ciambella</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Verso l&#8217;euro</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/verso-leuro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 10:43:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2023]]></category>
		<category><![CDATA[febbraio 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giacomo Funghi · Prima ancora che la seconda guerra mondiale finisse, a Bretton Woods, negli Stati Uniti, vennero siglati i nuovi patti internazionali sul regime dei tassi di cambio. Venne scelto di adottare un sistema di tassi di cambio fissi e di tenere chiuso il conto di capitale, ossia le operazioni finanziarie potevano essere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-13858 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/download-2.jpeg" alt="" width="224" height="224" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/download-2.jpeg 224w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/download-2-150x150.jpeg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/download-2-80x80.jpeg 80w" sizes="auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px" />di Giacomo Funghi <span style="font-family: Liberation Serif, serif;">·</span> Prima ancora che la seconda guerra mondiale finisse, a Bretton Woods, negli Stati Uniti, vennero siglati i nuovi patti internazionali sul regime dei tassi di cambio. Venne scelto di adottare un sistema di tassi di cambio fissi e di tenere chiuso il conto di capitale, ossia le operazioni finanziarie potevano essere effettuate solo all’interno del paese, un italiano, per esempio, non poteva comprare titoli pubblici o privati statunitensi e viceversa. Questo per rispettare “il trittico dell’impossibilità ” che impedisce di avere contemporaneamente tassi di cambio fissi, una politica monetaria autonoma e la perfetta mobilità dei capitali. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il sistema di Bretton Woods crollò, per via di anomalie nel sistema, prima nel 1971 e definitivamente nel 1973. Dal 1973 al 1979 il regime dei tassi di cambio passó da cambi fissi a flessibili, il valore di una valuta era quindi determinato dalla domanda e dall’offerta delle valute e per rispettare il trittico dell’impossibilità il conto di capitale venne gradualmente aperto. Questo regime dei tassi di cambio, però, rendeva il valore delle valute molto instabili e difficili da controllare. Per questo nel 1979 vennero siglati degli accordi per il “sistema monetario europeo” (SME) che adottava tra i paesi dell&#8217;allora Comunità Europea un sistema di tassi di cambio fissi a bande di oscillazione per cercare di rendere l’Europa un’area di stabilità monetaria. Le problematiche dello SME si notarono presto, la Germania in quegli anni emerse in Europa come potenza industriale e il suo peso economico era tale che una una loro politica monetaria creava feedback verso gli altri paesi e asimmetrie nello SME. La continua apertura del conto di capitale a livello internazionale enfatizzò il trittico dell’impossibilità, tanto che sia l&#8217;Inghilterra che l’Italia dovettero uscire dallo SME per via della crisi della sterlina e della lira che minacciava le economie interne. La soluzione allora poteva essere adottare una moneta unica per proteggere l’economia europea dalle speculazioni e unire gli stati nel mercato unico europeo. Era possibile, però, che stati diversi potessero adottare la stessa moneta?</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Negli anni sessanta degli economisti stabilirono i caratteri dell”Area Valutaria Ottimale (AVO) che sono: perfetta mobilità dei fattori produttivi (capitale e lavoro), tendenza ad avere cicli economici simili in termini di inflazione e disoccupazione, flessibilità di prezzi e salari, un’elevata integrazione finanziaria per far convergere i tassi d’interesse, una politica fiscale comune che possa aiutare a rimuovere le asimmetrie tra le varie regioni. La Comunità Europea non aveva questi requisiti, ma gli stati si impegnarono per far convergere queste variabili per poter diventare un’area valutaria ottimale e ci riuscirono, o quasi. Nel 1992 vennero siglato il patto di Maastricht che istituiva la Banca Centrale Europea, nel 1999 entrò in vigore l’euro e nel 2002 l’euro entrò in circolazione nei portafogli delle persone. A livello internazionale il conto di capitale era ormai totalmente aperto, l&#8217;euro era ed è scambiato a tassi di cambio flessibili, perciò, per il trittico già citato, il costo di adottare la moneta unica fu la perdita della politica monetaria autonoma affidata alla BCE. All’Unione Europea manca ancora qualcosa per l’AVO, la mobilità del lavoro incontra la<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-13860" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/euro-1272055.610x431-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/euro-1272055.610x431-300x212.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/euro-1272055.610x431.jpg 610w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> barriera della differenza linguistica, ma soprattutto manca una politica fiscale comune. Manca anche un organo politico che legittimato ad occuparsene perché né il parlamento né la commissione europea sono autorizzati ad agire in tal senso. Infatti negli anni dal 1997 con il Patto di Stabilità e Crescita e con le sue modifiche (attualmente sospeso per la crisi pandemica) si è cercato di ovviare a questa mancanza cercando una cooperazione fiscale più che una politica comune. Anche se molto assente sui giornali italiani, attualmente questi termini di integrazione politica – fiscale sono discussi nel parlamento europeo, con proposte che mirano sempre di più alla realizzazione di un’Europa più unita, che possa essere in grado di affrontare le grandi sfide internazionali.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/verso-leuro">Verso l’euro</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>In memoria del Prof. Del Punta</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/in-memoria-del-prof-del-punta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 18:45:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2023]]></category>
		<category><![CDATA[gennaio 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Samuele Cosimo Fazzi · Lo scorso 18 novembre è venuto a mancare il Prof. Riccardo Del Punta, docente di Diritto del Lavoro presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Firenze. Ho avuto la fortuna di essere stato uno dei suoi ultimi allievi, lo ricordo come un maestro capace di trasmettere ai suoi studenti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-13734 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/download.jpeg" alt="" width="224" height="224" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/download.jpeg 224w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/download-150x150.jpeg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/download-80x80.jpeg 80w" sizes="auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px" />di Samuele Cosimo Fazzi · Lo scorso 18 novembre è venuto a mancare il Prof. Riccardo Del Punta, docente di Diritto del Lavoro presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Firenze. Ho avuto la fortuna di essere stato uno dei suoi ultimi allievi, lo ricordo come un maestro capace di trasmettere ai suoi studenti non solo la passione ma anche una particolare sensibilità alle tematiche riguardanti il mondo del lavoro. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come sancisce l’Art 1 C.1 della nostra Costituzione, “l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”, purtroppo oggi appare un’affermazione paradossale, da ricordare la nota vicenda della GKN, multinazionale responsabile di un licenziamento collettivo avvenuto nello stabilimento di Campi Bisenzio (citata dal Professore durante le sue lezioni), fino alle recenti morti di studenti durante i cosiddetti PCTO (percorsi di competenze trasversali e di orientamento), ma di esempi ce ne sono tanti e altrettanti ce ne saranno e non solo nel nostro paese, basti pensare che in alcune parti del mondo la dignità dei lavoratori è sacrificata nell’interesse di poche e potenti persone.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Noi come uomini e donne dobbiamo assumere posizione contro questa situazione di continuo sfruttamento e mancata dignità del lavoro e dei lavoratori su 3 piani distinti:</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">1) come cittadini siamo chiamati a rispettare le leggi senza cercare giustificazioni o colpe altrui, in una società civile dove siamo ognuno responsabile delle proprie azioni e tutti corresponsabili verso l’ordinamento.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">2) come giuristi (o aspiranti tali, come il sottoscritto), mi rivolgo a chi studia diritto e ha ruoli di responsabilità non solo politico-istituzionale ma anche accademica, dobbiamo porre una maggiore attenzione al diritto del lavoro, branca giuridica poco studiata ma indispensabile, in virtù del fatto che, come dicevo prima rappresenta il fondamento del nostro stato.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-13735" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/foto-300x173.jpg" alt="" width="300" height="173" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/foto-300x173.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/foto.jpg 576w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">3) come cristiani, non possiamo scindere la nostra fede dalla realtà in cui viviamo: non possiamo definirci credenti se andiamo in chiesa la domenica e ci accostiamo ai sacramenti ma poi rifiutiamo di prendere posizione di fronte alle ingiustizie; come d’altro canto, non possiamo basare interamente il nostro credo sulla lotta alle ingiustizie sociali dimenticando la verità essenziale, altrimenti nelle chiese, le croci potrebbero essere sostituite con la falce e martello. Nel mondo attuale questi due aspetti sono complementari infatti se uno dei due manca la nostra fede è fuffa. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Piuttosto che fare un panegirico del Professore, rischiando di proporre un ritratto sentimentalista, ho preferito riportare ciò che ho ricevuto da Lui e sono sicuro che da lassù apprezzerà.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/in-memoria-del-prof-del-punta">In memoria del Prof. Del Punta</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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