<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>dicembre 2021 - Il Mantello della Giustizia</title>
	<atom:link href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/category/dicembre-2021/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it</link>
	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 May 2022 09:13:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>
	<item>
		<title>Presentazione degli articoli del mese di dicembre 2021</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/dicembre-2021/presentazione-degli-articoli-del-mese-di-dicembre-2021-2</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 22:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=12146</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p><b><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12147" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/trenascite-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/trenascite-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/trenascite-751x500.jpg 751w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/trenascite-768x512.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/trenascite.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></b><strong>Andrea Drigani</strong> nella memoria liturgica di San Damaso I Papa, che cade nel mese di dicembre, rileva il suo ruolo nella promozione della memoria storica del cristianesimo, attraverso il culto dei martiri e la custodia delle catacombe. <strong>Giovanni Campanella </strong>invita alla lettura del volume di Ferruccio de Bortoli che indaga sugli effetti sociali conseguenti alla pandemia, che insieme ad elementi negativi, si ravvisano pure di positivi, anche in ordine alla solidarietà. <strong>Francesco Romano </strong>riflette sul fondamento teologico e canonico della potestà di governo negli istituti di vita consacrata. <strong>Carlo Parenti </strong>illustra la situazione persecutoria nei confronti dei Copti in Egitto, con l’articolo di Patrick Zaki, imprigionato per questo motivo. <strong>Gianni Cioli </strong>con l’aiuto di Joseph Ratzinger e Klaus Demmer annota sull’educazione della coscienza: una necessità pedagogica fondamentale.<strong> Stefano Liccioli </strong>alla luce di un discorso di Francesco trae occasione per ragionare di giornalismo all’insegna di tre verbi: ascoltare, approfondire, raccontare.<strong> Leonardo Salutati </strong>svolge alcune considerazioni sul Reddito di cittadinanza, che potrà essere migliorato ma non eliminato, poichè oggetto di una raccomandazione dall’Unione Europea, per contrastare la crescente povertà, anche secondo la Dottrina Sociale della Chiesa.<strong> Alessandro Clemenzia </strong>prospetta un ruolo alle Facoltà Teologiche per contribuire al formarsi di comunità ospitali, basate sul senso profondo dell’accoglienza: l’<i>io </i>che accoglie il <i>tu</i>.<strong> Antonio Lovascio </strong>introduce al Convegno promosso dalla CEI a Firenze, nel prossimo febbraio, al quale parteciperà Papa Francesco, che muovendo dal ricordo di Giorgio La Pira interesserà l’attuale situazione dei Paesi Mediterranei e il «Mare nostrum».<strong> Carlo Nardi </strong>dalla sua infanzia rievoca un passato di preghiere, di umanità e di difficoltà, che hanno trovato il loro completamento e superamento nel Vaticano II. <strong>Giovanni Pallanti </strong>prendendo spunto dal recente volume di Giorgio Aimetti ricorda Carlo Donat Cattin, un grande esponente della tradizione democratico-cristiana, difensore della dignità dei lavoratori e nemico di ogni totalitarismo.<strong> Francesco Vermigli </strong>con l’aiuto di San Bernardo di Chiaravalle ci aiuta ad una migliore comprensione del Tempo di Avvento, con la suggestione della triplice venuta di Gesù.<strong> Stefano Tarocchi </strong>da un viaggio in Giordania rammenta come anch’essa è da ritenere parte della Terra Santa, per gli accadimenti riportati dal vangelo e per i siti archeologici che li confermano. Nella rubrica <strong>«Coscienza universitaria»</strong>si fa memoria di riconoscenza e di preghiera per il sacerdote Andrea Lombardi, già assistente regionale della FUCI Toscana.</p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/dicembre-2021/presentazione-degli-articoli-del-mese-di-dicembre-2021-2">Presentazione degli articoli del mese di dicembre 2021</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>San Damaso I Papa. Una memoria per la memoria</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/dicembre-2021/san-damaso-i-papa-una-memoria-per-la-memoria</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Drigani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 20:47:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=12081</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-12082 size-full" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/San-Damaso-I-1280x720-1-1200x720-1-300x180-1.jpg" alt="" width="300" height="180" />di Andrea Drigani · Il giorno 11 del mese di dicembre Il Calendario liturgico prevede la memoria di San Damaso I Papa, che fu Pontefice Romano dal 366 al 384.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Celebrare la memoria di San Damaso, vuol dire ricordare un Papa che ha promosso e coltivato, grandemente, la memoria dei santi martiri. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">San Damaso profuse, infatti, un formidabile impegno per il restauro delle Catacombe, per la loro custodia e per favorirne la visita, anche attraverso la redazione, basata su dati sicuri, delle epigrafi sepolcrali.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il culto e la venerazione dei martiri era ritenuto come un richiamo concreto e visibile alla storia delle origini cristiane, in aggiunta e a completamento delle narrazioni scritte.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">San Damaso in questa sua opera ci rammenta, anche ai nostri giorni, come la conoscenza della storia della Chiesa può favorire la conoscenza del mistero della Chiesa. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Pontificato di San Damaso fu abbastanza difficoltoso e travagliato; dovette combattere contro un avversario Ursino, che si comportava da antipapa, il quale gli mosse false accuse di ogni genere, con denunce alle autorità imperiali, che tuttavia furono respinte perché infondate, anche se cagionarono contrasti all’interno della Chiesa. Da qui si comprende come gli attacchi e le contestazioni nei confronti del Papa non sono qualcosa di recente, ma purtroppo vengono da molto lontano.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’azione ed il magistero di San Damaso si rivolsero, tra l’altro, alla lotta contro le eresie in particolare l’arianesimo e l’apollinarismo. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si può osservare, inoltre, che San Damaso è il primo papa che inizia, nel diritto ecclesiale, l’uso delle Decretali (<i>Litterae vel Epistulae Decretales</i>), cioè delle lettere precettive che i Romani Pontefici inviavano ai vescovi o ad altre autorità, di solito su richiesta per dirimere casi pratici e risolvere dubbi. Le Decretali assieme alle decisioni (<i>Canones</i>) dei Concili Ecumenici e particolari sono, tuttora, le fonti del diritto canonico.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A San Damaso si deve pure la proclamazione del primato della Sede Apostolica di Roma, prima di tutto nei confronti dell’Imperatore Romano d’Oriente, che tentava di far valere la supremazia politica su tutta la Chiesa Cattolica. San Damaso, a scanso di ogni equivoco, precisò che Roma non aveva il primato perché città imperiale (in concorrenza con Costantinopoli), ma in quanto Sede dell’Apostolo Pietro.<img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-12083" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/catacombe-romane-nuove-scoperte-300x171-1.jpg" alt="" width="300" height="171" /></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La questione del primato della Sede Romana, sembra ritornare di stringente attualità tenuto conto del duro scontro tra il Patriarcato di Mosca e il Patriarcato di Costantinopoli, che sta portando enorme turbamento tra le Chiese ortodosse e l’intera cristianità. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">San Damaso ebbe anche il merito di affidare a San Gerolamo, che fu suo segretario, la traduzione in lingua latina della Sacra Scrittura (<i>Vulgata) </i>per diffondere e far conoscere la Parola di Dio (Cfr. S. Tarocchi, <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/novembre-2020/san-girolamo-traduttore-e-servitore-della-parola-di-dio" target="_blank" rel="noopener"><i>San Girolamo: traduttore e servitore della Parola di Dio, </i>in <i>Il Mantello della giustizia</i>, novembre 2020)</a>. </span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come si è scritto all’inizio, il compito più rilevante di San Damaso è stato quello di tutelare e dare impulso alla memoria storica del cristianesimo, in particolare con i lavori compiuti nei cimiteri e nella basiliche romane. Con ciò – osservava il gesuita Antonio Ferrua (1901-2003) – si è meritato la riconoscenza imperitura degli archeologi, che se lo sono scelto a protettore.</span></span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/dicembre-2021/san-damaso-i-papa-una-memoria-per-la-memoria">San Damaso I Papa. Una memoria per la memoria</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le persecuzioni dei copti in Egitto raccontate da Patrick Zaki, in carcere da 22 mesi per le sue denunce.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/carlo-parenti-2021/le-persecuzioni-dei-copti-in-egitto-raccontate-da-patrick-zaki-in-carcere-da-22-mesi-per-le-sue-denunce</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Parenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 20:43:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carlo Parenti 2021]]></category>
		<category><![CDATA[dicembre 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=12077</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-12078 size-medium" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/zaki-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/zaki-300x216.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/zaki-693x500.jpg 693w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/zaki-768x554.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/zaki.jpg 1190w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Carlo Parenti · </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È nota la vicenda dell’attivista egiziano, studente a Bologna, Patrick George Zaki, che si trova dall’8 febbraio 2020 in detenzione preventiva. 22 mesi di crudeltà e sofferenza. Il suo processo è stato rinviato al 7 dicembre per permettere agli avvocati di studiare l’atto di accusa. La sua colpa: qualche critica al regime che è responsabile dell’efferata uccisione di un altro giovane ricercatore, Giulio Regeni. Su Daraj Media, una piattaforma di notizie panaraba <a href="https://daraj.com/en/" target="_blank" rel="noopener">(vedi)</a> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">è stato pubblicato uno degli articoli costati a Zaki l’incriminazione. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ne hanno dato notizia il 14 settembre scorso i principali giornali italiani, tra cui Corriere e Repubblica. Nel sito della Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili (CILD) il testo completo <a href="https://cild.eu/blog/2021/09/15/cosi-legitto-discrimina-noi-copti/" target="_blank" rel="noopener">(vedi).</a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’articolo ha per oggetto le persecuzioni cui sono sottoposti i copti nell’Egitto mussulmano. Ne traggo alcuni passaggi dalle traduzioni dei citati organi di stampa. È una narrazione di alcune vicende quotidiane di discriminatorie con osservazioni di semplice buon senso da parte di Patrick che però il regime evidentemente non tollera.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non passa un mese senza che vi siano episodi contro i copti egiziani, da tentativi di spostarli in Alto Egitto a rapimenti, chiusure di chiese o attentati dinamitardi o l’uccisione di un cristiano che viene sempre definito una persona <i>mentalmente disturbata</i>. Questo scritto è un semplice tentativo di monitorare gli eventi di una settimana dai <i>Diari dei cristiani di Egitto</i>; una settimana è sufficiente per rendersi conto delle prove terribili a cui sono sottoposti…</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">IL MARTIRE CRISTIANO</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel primo giorno della festività musulmana di Id al-Fitr l’Egitto è stato testimone di un attentato terroristico, che è costato la vita a quattordici membri delle forze di sicurezza egiziane. Visto che quando è stato fatto l’elenco delle vittime non c’era il nome di nessun soldato cristiano, siamo rimasti sorpresi quando abbiamo saputo di un funerale militare nella città natale di uno dei militari: Abanoub Marzuk del villaggio di Bani Qurra.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ho scritto un post sul blog per chiedere le ragioni di questo blackout sul nome di Abanoub. Ho ricevuto una serie di attacchi da utenti dei social network, oltre che da giornalisti, che hanno confermato che queste cose sono “normali”, perché le forze armate non pubblicano i nomi dei martiri che cadono negli attentati terroristici in Sinai, per ragioni di sicurezza e per non intaccare il morale delle truppe dislocate lì. Tutte queste pressioni mi hanno indotto a cancellare il post. Ho detto che forse mi ero sbagliato e non era un atto di discriminazione, e mi sono scusato con i colleghi.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Qualche ora dopo, hanno cominciato a circolare notizie su proteste nella città natale della recluta, a cui le forze armate avevano deciso di intitolare una scuola: la popolazione di quella città aveva fatto pressioni decise per impedirlo perché Abanoub era un “cristiano”. I mezzi di informazione egiziani non hanno fatto abbastanza luce sulla questione, ma diversi giornalisti e attivisti cristiani hanno espresso le loro obiezioni.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ishaq Ibrahim, un ricercatore dell’Egyptian Initiative for Personal Rights (l’ong con cui collaborava prima dell’arresto Patrick ndr.) , ha commentato su Facebook. “Quelli che hanno rifiutato di intitolare ad Abanoub una scuola non sono esponenti dei Fratelli musulmani, non sono salafiti, non sono estremisti o così via. Abbiate il coraggio di dire che è stato un pubblico funzionario che ha preso questa decisione lasciandosi influenzare dai suoi pregiudizi. Qualsiasi tentativo di addossare la colpa a gruppi religiosi è un tentativo di annacquare le proprie responsabilità”. Ibrahim ha evidenziato nel suo post l’assenza del ruolo dello Stato e l’avallo del razzismo sistematico della gente del villaggio.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">LA QUESTIONE DELL’EREDITÀ </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nelle eredità, un maschio riceve una quantità pari a quella che ricevono due femmine, anche nel caso dei cristiani! “<i>Non c’è nel diritto egiziano questa cosa che un uomo deve ricevere una quota di eredità pari a quella di due donne</i>”. Così ha stabilito un giudice dopo la presa di posizione sull’eredità dell’avvocata per i diritti umani Huda Nasrallah (oggi avvocata dello stesso Patrick Zaky ndr). Dopo la morte del padre, Huda ha deciso di combattere la sua battaglia da sola, ma non solo in nome suo, bensì in nome di tutte le donne cristiane.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il terzo articolo della Costituzione del 2014 afferma che “i principi delle scritture dei cristiani e degli ebrei egiziani sono la principale forte legislativa per tutte le questioni che regolano il loro statuto personale, gli affari religiosi e la selezione delle loro guide spirituali”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’articolo 245 del Regolamento della Chiesta ortodossa copta, pubblicato nel 1938, afferma nel terzo capitolo, riguardo agli eredi e al diritto di ciascuno di loro all’eredità, che “i discendenti dell’erede hanno la priorità sugli altri parenti e ricevono tutta l’eredità o quello che ne resta dopo che il marito o la moglie hanno ricevuto la loro parte. Nel caso ci siano eredi multipli, e abbiano tutti lo stesso grado di parentela con il defunto, le proprietà verranno divise fra di essi in parti eguali, senza differenza alcuna fra maschi e femmine”.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-12079" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/1389079664773_rainews_20140107080422484-300x157-1.webp" alt="" width="300" height="157" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Huda ha rifiutato la proposta dei suoi due fratelli. Aveva un obbiettivo più ambizioso, che andava ben oltre il suo caso personale, ed era arrivare a provvedimenti che possano essere applicati anche a casi successivi, per colmare le ingiustizie a cui devono far fronte le donne egiziane riguardo al diritto della persona, dalle questioni legate alle separazioni all’eredità. Molti maschi cristiani approfittano del fatto che i tribunali non riconoscono la religione cristiana nelle sue norme sull’eredità e si prendono più di quello a cui avrebbero diritto secondo la loro religione, perché lo ha ordinato il tribunale; la legge, quindi, è diventata un ostacolo per l’ottenimento dei propri diritti da parte delle donne, in particolare le donne cristiane.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa battaglia dimostra una forma di persecuzione contro le donne cristiane in base al diritto islamico, anche se la religione cristiana non afferma questi concetti e non li ha affrontati, né da vicino né da lontano: ma le storture della società patriarcale sono sostanzialmente supportate e giustificate dalla legge.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NON ACCETTIAMO LA TUA TESTIMONIANZA PERCHE’ SEI UN CRISTIANO “</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un post di questo tenore ha raggiunto una diffusione inverosimile su Facebook qualche settimana fa, e si riferisce a quanto accaduto al padre di un dottore, Mark Estefanos, coperto d’insulti in tribunale. Tutto ciò in seguito a lunga storia del padre, ingegnere e dipendente statale per 35 anni. Il padre doveva recarsi in tribunale per testimoniare in una vertenza riguardante un collega, ma il giudice ha respinto la testimonianza dell’ingegner Makarios perché cristiano. «Un copto non avrà mai nessuna autorità su un musulmano». Il padre e il figlio, dottore, sono rimasti sbalorditi, e quest’ultimo ha pubblicato un post per riferire che a causa di situazioni come queste sta pensando di lasciare l’Egitto, perché non gode degli stessi diritti dei suoi connazionali. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo problema fu sollevato per la prima volta nel 2008, quando Ahmed Shafiq, cittadino musulmano, chiese la testimonianza del suo vicino di casa cristiano, Sami Farag, in una questione ereditaria, ma il tribunale di Shubra El-Kheima respinse le dichiarazioni di un cittadino cristiano, in quanto la sua testimonianza non era ritenuta ammissibile, sotto il profilo legale nonché religioso, contro un musulmano. Il tribunale costrinse Shafiq a reperire un testimone musulmano. Per tornare alla costituzione… scopriamo che esiste una palese contraddizione sul diritto alla testimonianza e la sua normativa, visto che nel secondo articolo si dichiara che «l’Islam è la religione di stato, l’arabo la sua lingua ufficiale, ei principi della Sharia islamica sono alla base della legislazione», mentre l’articolo 53 recita che «i cittadini sono uguali davanti alla legge e godono di uguali diritti, libertà e doveri pubblici, e non esiste discriminazione tra di loro in base a fede religiosa, credenze, genere, origine, razza, colore, lingua, disabilità, classe sociale, appartenenza politica o geografica, o qualunque altra ragione. La discriminazione e l’incitamento all’odio costituiscono un crimine, punito dalla legge. Lo Stato ha l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per eliminare ogni forma di discriminazione e a tal scopo la legge regola la nomina di una commissione indipendente». D’altro canto, la Sharia islamica respinge la testimonianza di un non musulmano in più di un testo. «Nel diritto in materia di assunzione di prove, non si trova nulla che faccia distinzione tra cristiani e musulmani e impedisca di accogliere la testimonianza di qualsiasi cittadino», con queste parole si è espresso l’avvocato Reda Bakir dell’Iniziativa egiziana per i diritti della persona. Facendo riferimento al diritto sull’assunzione delle prove, è chiaro che non esiste alcun articolo legale che imponga di respingere la testimonianza di un non musulmano. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Muhammad Hassan, ex avvocato dei diritti umani e ricercatore in campo giudiziario, tuttavia conferma: «Sono propenso all’applicazione della legge islamica per tutto ciò che riguarda questioni religiose incontestabili. Non si tratta di essere al di sopra della legge o altro. Ma l’esercizio dell’autorità è riservato ai musulmani, e l’Egitto è la patria dell’Islam, mentre il dhimmi (non musulmano) paga la jizya (tasse) per agevolare le sue istanze».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa era una semplice osservazione di quello che può sopportare la comunità cristiana in Egitto solo in una settimana!”</span></span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/carlo-parenti-2021/le-persecuzioni-dei-copti-in-egitto-raccontate-da-patrick-zaki-in-carcere-da-22-mesi-per-le-sue-denunce">Le persecuzioni dei copti in Egitto raccontate da Patrick Zaki, in carcere da 22 mesi per le sue denunce.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le Facoltà Teologiche come comunità ospitali</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/alessandro-clemenzia-2021/le-facolta-teologiche-come-comunita-ospitali</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 20:38:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=12075</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12103" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/Facolta-teologica-dell-Italia-centrale-a-novembre-l-inaugurazione-della-nuova-sede_articleimage-1200x762-1-640x406-1-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/Facolta-teologica-dell-Italia-centrale-a-novembre-l-inaugurazione-della-nuova-sede_articleimage-1200x762-1-640x406-1-300x190.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/Facolta-teologica-dell-Italia-centrale-a-novembre-l-inaugurazione-della-nuova-sede_articleimage-1200x762-1-640x406-1.jpg 640w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Alessandro Clemenzia · Questo articolo è la rielaborazione di un intervento di saluto, rivolto in occasione del Convegno intitolato <i>Per una comunità ospitale. L’arte come “luogo” di accoglienza nel tempo della ricostruzione</i>, organizzato dalla Conferenza Episcopale Toscana (20 novembre 2021) presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Si tratta di un saluto che ha voluto sintonizzarsi con la realtà, oggetto d’indagine del Convegno. Infatti, il significato dell’accoglienza, che la Facoltà Teologica di Firenze ha riservato a questo evento, non può non fare i conti con quel “luogo di ospitalità” dove ciascuno può essere se stesso, ri-conoscersi, e da cui scaturisce una nuova forma di appartenenza, di condivisione e di dialogo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il teologo Christoph Theobald, il primo ad essere intervenuto su tale argomento (il 23 novembre 2019) all’interno di questo percorso culturale organizzato dalla Conferenza Episcopale Toscana, ha illustrato nel suo magistrale intervento il tema dell’ospitalità o, meglio, il paradosso dell’<i>ospitalità</i> tra simmetria e asimmetria, tra rischio e fiducia, tra reciprocità e gratuità.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12104" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/falcolta-teologiche-2-300x275.jpg" alt="" width="300" height="275" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/falcolta-teologiche-2-300x275.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/falcolta-teologiche-2.jpg 512w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />L’ospitalità è una dinamica antropologica, un movimento, che consiste nell’offrire all’altro la possibilità di abitare il proprio “luogo” interiore, lasciando che in esso egli possa liberamente esprimere se stesso. È l’affermazione del cuore capace di riconoscere: <i>io sono perché tu sia, e tu sia veramente te stesso</i>. Farsi abitare dal <i>tu</i>, senza riduzionismi, è la vera ospitalità. Ciò porta a una conseguenza senza precedenti: l’<i>io</i>, nel vedersi abitato dal <i>tu</i>, si scopre realmente “altro” da come era prima. L’ospitalità, infatti, quando è autentica, porta il singolo a una nuova identità. Da una tale esperienza di “io abitato dal tu” (un <i>io</i>, dunque, dilatato) può nascere il desiderio di una corrispondenza per portare la relazione a una sua pienezza: il desiderio che anche il <i>tu</i> sia (o diventi) capace di ospitarmi in sé. Se dunque è vero che <i>io sono perché tu sia</i>, è altrettanto vero che <i>io sono perché tu sei</i>. L’<i>io</i>, infatti, riconosce se stesso nel riceversi dal <i>tu</i>. Questa modalità relazionale, nella sua orizzontalità più estrema, è proprio il luogo in cui Dio, dando se stesso, si dice, si rivela alle sue creature: e questo è il mistero più profondo dell’esperienza cristiana, che trova nell’evento dell’incarnazione del Verbo di Dio il suo culmine rivelativo: l’umano è il luogo in cui Dio dice se stesso; anzi, facendo nostre le parole del teologo Karl Rahner, possiamo anche affermare che l’umano è la grammatica usata da Dio per dire se stesso. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">E proprio in questa dinamica, all’insegna dell’ospitalità reciproca, fluisce la vita stessa di Dio: ma ciò che si rende visibile del divino è solo l’umano. Ricordo le parole del prof. Piero Coda, quando, durante una lezione di cristologia, disse a proposito di Gesù di Nazareth: <i>era così veramente uomo, così pienamente uomo che non poteva non essere Dio</i>.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Al di là, però, di questa dinamica interpersonale (che abbiamo descritto come relazione tra l’<i>io</i> e il <i>tu</i>), ciò su cui in questo Convegno si intende lavorare è la ricerca di un “luogo” capace di accoglienza, dove chiunque (ciascuno con le proprie peculiarità) possa esprimere se stesso e sentirsi espresso; e questo ci fa compiere un passo in avanti sul tema dell’ospitalità, in quanto mostra come quest’ultima non si misura unicamente all’interno di un rapporto interpersonale duale (<i>io</i> e <i>tu</i>), ma anche dentro un “luogo” non deterministico, contemporaneamente comune e proprio: il <i>noi</i>. Il <i>noi</i> dove l’<i>io</i>, il <i>tu</i>, l’<i>altro</i> e gli <i>altri</i> possano ciascuno dirsi nella libertà e ritrovarsi espressi nella verità. In questo contesto scopriremo cosa ha da dirci l’arte: se è vero – come è scritto nella traccia del Convegno – che la liturgia, l’annuncio, la catechesi, la scuola, il mondo della sofferenza, la sfida ecologica, le sfide delle culture urbane sono una declinazione dell’ospitalità oppure se questi sono piuttosto una concreta possibilità del darsi dell’ospitalità, e non nonostante ma proprio dentro questo tempo di distanziamento.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12106" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/L-arte-come-forma-di-ospitalita-a-Firenze-il-convegno-promosso-dalle-diocesi-toscane_articleimage-640x262-1-300x123.jpg" alt="" width="300" height="123" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/L-arte-come-forma-di-ospitalita-a-Firenze-il-convegno-promosso-dalle-diocesi-toscane_articleimage-640x262-1-300x123.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/L-arte-come-forma-di-ospitalita-a-Firenze-il-convegno-promosso-dalle-diocesi-toscane_articleimage-640x262-1.jpg 640w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />L’augurio è che la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale possa farsi luogo di questo luogo (di questo <i>noi</i> di cui si è parlato), perché non rimanga un astratto spazio all’interno del quale si svolge un evento che, con il tempo, diventerà sempre più passato, ma luogo esperienziale di un’ospitalità vera, per generare nei docenti e negli studenti che ogni giorno lo abitano, la consapevolezza di riconoscersi interiormente dilatati e, in relazione agli altri, di essere generati <i>alterità ospitali</i>.</span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/alessandro-clemenzia-2021/le-facolta-teologiche-come-comunita-ospitali">Le Facoltà Teologiche come comunità ospitali</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Virtù sprigionate dall’emergenza</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giovanni-campanella-2021/virtu-sprigionate-dallemergenza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Campanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 20:28:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[don Giovanni Campanella 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=12068</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-12069 size-full" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/9788811817208_0_536_0_75-199x300-1.jpg" alt="" width="199" height="300" />di Giovanni Campanella · Nel mese di novembre 2020, la casa editrice Garzanti ha pubblicato, all’interno della collana “Saggi”, un libro intitolato <i>Le cose che non ci diciamo (fino in fondo)</i> e scritto da Ferruccio de Bortoli. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>«Ferruccio De Bortoli è nato a Milano il 20 maggio 1953. È stato direttore del “Corriere della Sera” e del “Sole 24 ore”, amministratore delegato di RCS Libri e presidente della Flammarion. Dal 2015 è presidente della casa editrice Longanesi e dell’associazione Vidas. È oggi editorialista del “Corriere della Sera” e, in Svizzera, del “Corriere del Ticino”» (terza di copertina).</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questo libro, il nostro autore esamina alcuni problemi che spesso sono sottaciuti nel dibattito pubblico, tra cui gli svantaggi dei sussidi non produttivi, l’arretratezza del nostro capitale umano e della nostra cultura scientifica e un antieuropeismo populista privo di solide ragioni economiche. Allo stesso tempo, però, evidenzia i punti di forza dimostrati dalla gente del nostro Paese da nord a sud nelle dure settimane di autoreclusione. Dimostra alla fine che esistono buoni motivi per tornare ad avere fiducia nel domani, autentico propellente per una forte ripresa nazionale.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel corso della trattazione, de Bortoli si scaglia di frequente contro la crescita del debito pubblico. A prima vista, de Bortoli non sembrerebbe un “keynesiano” nel senso popolare del termine. Nel primo e nel quarto capitolo, stigmatizza l’imprudente proliferare di sussidi e bonus a favore di pochi e inerti e a sfavore di tutta la collettività. Va detto però che il libro osserva la situazione italiana nel 2020, prima che Mario Draghi diventasse premier. E si sa che anche a Mario Draghi sta molto cuore la distinzione tra debito “buono” ossia produttivo e debito “cattivo”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Molti sono gli elementi positivi che inaspettatamente hanno fatto da argine contro i danni della pandemia, primo fra tutti l’emergere della solidarietà tra italiani ma anche tra nazioni (de Bortoli ricorda che la Germania ha accolto molti pazienti italiani in terapia intensiva nei propri ospedali di Colonia e Francoforte, provvedendo al trasporto con i propri militari), alla faccia dell’abbondante retorica del “possiamo farcela da soli” di certa politica. Per la verità, all’inizio c’è stata più di un’incomprensione e qualche aiuto è risultato solo “di facciata”. Tuttavia, molti nel silenzio hanno dato il loro preziosissimo apporto, vicenda tanto più straordinaria considerando i tempi di incipiente individualismo in cui viviamo.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-12070 size-full" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/1200px-Ferruccio_De_Bortoli_-_Festival_Economia_2013-226x300-1.jpeg" alt="" width="226" height="300" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>«I volontari evangelici di Samaritan’s Purse hanno eretto a Cremona, in 36 ore, un efficiente ospedale da campo con 68 posti letto. Ma non sono certo andati in televisione a vantarsene. Il loro team leader, Bev Kauffeldt, è rimasto un perfetto sconosciuto. La sua squadra, composta anche da tedeschi, inglesi, australiani e canadesi, oltre che da americani, ha lavorato in silenzio. Come gli alpini a Bergamo. Encomiabili. Quando hanno detto ai volontari di Samaritan’s Purse di andare a Cremona non sapevano nemmeno dove fosse sulla cartina geografica. Qualcuno pensava alla Svizzera. E quando si è trattato di smontare, il 9 maggio, la struttura che ha curato 300 pazienti, non hanno fatto alcuna cerimonia» (p. 32). </i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nell’ultima pagina della trattazione, de Bortoli accenna alla preghiera di papa Francesco del 27 marzo 2020 in una Piazza San Pietro suggestivamente vuota, in cui il Papa faceva appello a discernere ciò che è essenziale.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>«Penso che ogni cittadino, anche non credente, dovrebbe prendere quelle parole del pontefice e scriverle su un altro post-it, messo in bella vista. Da leggere ogni giorno. La cura della casa comune è al centro dell’enciclica Laudato si’ e anche della più recente Fratelli tutti. Nei mesi della quarantena gli italiani nel complesso hanno dimostrato di saperla curare la casa comune, di avere a cuore la salute pubblica. Ora si tratta di non disperdere quell’immenso capitale sociale ritornando a coltivare i difetti di sempre. E dimenticare così le virtù sprigionate dall’emergenza» (p. 142)</i></span></span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giovanni-campanella-2021/virtu-sprigionate-dallemergenza">Virtù sprigionate dall’emergenza</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«Non c’è autorità se non da Dio» (Rm 13, 1). L’autorità è connaturale per la società e la promozione del bene comune</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/padre-francesco-romano-2021/non-ce-autorita-se-non-da-dio-rm-13-1</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 20:25:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[padre Francesco Romano 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=12066</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-12111 size-full" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/autorita-dio.jpeg" alt="" width="299" height="168" />di Francesco Romano • Non di rado suscita perplessità la frase strettamente estrapolata dalla Lettera ai Romani di San Paolo dove è detto “chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio” (Rm. 13, 2). Infatti ognuno potrebbe osservare che tanti misfatti vengono commessi anche dall’autorità costituita, sia in ambito civile che religioso, o da un certo tipo di regime politico per cui sorge il conflitto che leggiamo negli Atti degli Apostoli: “Ma Pietro e gli altri apostoli risposero: bisogna obbedire a Dio anziché agli uomini” (At 5, 29).</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Chiesa è costituita e organizzata come società. In essa sono presenti anche gli istituti di vita consacrata che partecipano dei suoi elementi strutturali e costitutivi, considerati nella duplice natura carismatica e istituzionale. Il voto di obbedienza professato dagli ascritti fa sentire maggiormente il peso che ha il superiore qualora arrivasse a esercitare in modo non esemplare una forma di comando sui “sudditi” in contraddizione con le finalità che dovrebbe perseguire l’autorità. Per la rilevanza di diritto pubblico la Chiesa provvede con il proprio ordinamento giuridico all’organizzazione comunitaria degli istituti di vita consacrata. La loro partecipazione alla stessa natura strutturale della Chiesa richiede, inoltre, che gli istituti di vita consacrata siano retti da una specifica potestà ecclesiastica di governo. Nella vita degli istituti religiosi il processo associativo è una intrinseca esigenza. La legittima autorità è quindi assolutamente necessaria come elemento formale che la struttura e la organizza.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come nella Chiesa, anche negli istituti di vita consacrata la potestà non è di ordine naturale, ma viene conferita sacramentalmente da Cristo attraverso il battesimo e l’ordine sacro. L’ufficio di superiore, come ogni altro ufficio (cf. can. 274), necessita della potestà sacra per poter essere esercitato. Essa è unica nella sua realtà ontologica, ma articolabile in <i>potestas sanctificandi, docendi,</i> <i>regendi</i> in ragione del suo esercizio richiesto dall’ufficio. Soltanto i chierici sono abilitati a ottenere uffici per il cui esercizio si richiede la potestà ecclesiastico di governo (can. 129 §1). </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il laico entra a far parte della dimensione sociale della Chiesa con il battesimo che lo costituisce “persona” in senso giuridico (cf. can. 96), con gli obblighi e i diritti che sono propri dei cristiani. Nell’esercizio della stessa potestà che hanno i chierici di reggere e guidare socialmente i fedeli, possono essere chiamati anche i laici a titolo di <i>cooperazione</i> (can. 129 §2). L’<i>habilitas</i> dei laici a <i>cooperare</i> ha la sua radice nel battesimo. Dalla gerarchia vi sono chiamati perché ne sono sacramentalmente capaci, e non viceversa.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli istituti di vita consacrata si distinguono in clericali e laicali, religiosi e secolari, di diritto pontificio e di diritto diocesano. Da questa specifica identità degli istituti di vita consacrata dipende la differente partecipazione dei superiori alla potestà di governo secondo il can. 596 §§1-3.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dal confronto tra il can. 501 §1 del <i>Codex</i> 1917 e il can. 596 §1 del <i>Codex</i> 1983 si nota che nella legislazione vigente è scomparsa quella potestà qualificata come “dominativa”, ovvero quella potestà paterna che esercitava lo <i>ius corrigendi</i>, come ad esempio la <i>verberatio</i>, l’esercizio dei poteri sanzionatori all’interno della famiglia.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il concetto di potestà dominativa nell’ambito della vita consacrata ha conosciuto una evoluzione passando dal suo iniziale significato di acquisizione possessoria del suddito che emetteva la professione solenne in un Ordine, dove i superiori esercitavano la potestà di governo indipendentemente dal loro stato laicale o clericale, per giungere alla codificazione del 1917 dove la potestà ecclesiastica di governo veniva riservata solo alle Religioni clericali di diritto pontificio esenti. La potestà dominativa veniva esercitata dai superiori di Religioni sia clericali che laicali, di diritto diocesano o di diritto pontificio non esenti, ai quali si aggiunsero nel 1947 gli istituti secolari sia di diritto pontificio che di diritto diocesano.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Potremmo porci la domanda sul senso del cambiamento introdotto con il <i>Codex</i> 1983 e se la scomparsa della potestà qualificata come “dominativa” risponda a una profonda riflessione teologica e giuridica iniziata già con la promulgazione del primo <i>Codex</i>. Tra i vari interrogativi sollevati dagli Autori vi era la questione di come conciliare la potestà dominativa, di natura privatistica, con la natura degli istituti di vita consacrata, propria del diritto pubblico della Chiesa. Inoltre, gli Autori si domandavano quale fosse l’estensione della potestà dominativa rispetto alla normativa che regola la potestà di giurisdizione. Il contributo dell’illustre giurista claretiano Card. Larraona ha rappresentato la novità nel superamento del concetto di potestà dominativa privata, introducendo la distinzione tra <i>potestas stricte publica</i> e <i>potestas dominativa publica</i> detta anche <i>imperfecta seu inchoata</i>.<br />
<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12112" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/pio-xii-100143.660x368-640x357-1-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/pio-xii-100143.660x368-640x357-1-300x167.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/11/pio-xii-100143.660x368-640x357-1.jpg 640w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />A rafforzare questa linea va ricordato il can. 305 del <i>Codex Iuris Canonici Orientalis</i> promulgato da Pio XII il 9 II 1952; la risposta del 26 III 1952 data dalla Pontificia Commissione per l’Interpretazione Autentica del CIC con cui estende alla potestà dominativa i cann. 197, 199, 206-209 (<i>Codex</i> 1917) sulla potestà di giurisdizione; l’allocuzione <i>Haud mediocri</i> dell’11 XI 1958 di Pio XII ai Superiori generali.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con la promulgazione del nuovo <i>Codex</i> il problema dibattuto tra gli studiosi verte sulla natura della potestà comune a tutti gli istituti di vita consacrata (can. 596 §1) e sull’eventuale distinzione ontologica rispetto alla potestà negli istituti religiosi clericali di diritto pontificio (can. 596 §2).</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tra gli studiosi in questo ambito emerge Anastasio Gutierrez che, esclusa la distinzione di natura ontologica tra la potestà indicata dai due paragrafi del can. 596, individua una differenza solo di tipo quantitativo &#8211; perché unica è nella Chiesa la potestà ecclesiastica di governo che Cristo le partecipa – limitatamente ai canoni sulla potestà di regime esecutiva per il foro esterno indicati dal can. 596 §3.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Andrea Boni, accogliendo la posizione dottrinale del Gutierrez, sostiene la distinzione meramente quantitativa tra i §§1 e 2 del can. 596. Alla potestà di governo esecutiva del can. 596 §1 sono abili tutti i superiori, indipendentemente dalla loro condizione laicale o clericale, in quanto svolgono questo ufficio in chiave di <i>cooperazione</i> (129 §2) con la gerarchia ecclesiastica. La statura teologico-giuridica che conferisce al <i>christifidelis</i> il battesimo lo abilita alla cooperazione con i chierici nell’esercizio della potestà sacra di governo della Chiesa.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Su questa linea è anche Umberto Betti che vede nel battesimo la radice della possibilità della partecipazione dei laici all’esercizio della potestà di giurisdizione. Per questo il Betti fa leva sulla risposta della Congregazione per la Dottrina della Fede del 15 dicembre 1976 che introduce la categoria di uffici <i>intrinsecamente gerarchici</i> per indicare l’ambito specifico dell’esercizio della potestà sacra la cui <i>habilitas</i> è collegata alla ricezione dell’ordine sacro. Di conseguenza, per il Betti, esistono anche uffici <i>estrinsecamente gerarchici</i> ai quali possono accedere i laici in forza del loro battesimo, insieme e in dipendenza dalla gerarchia. Il battesimo è la scaturigine della capacità ontologica dei poteri annessi a tali uffici. L’assunzione dei laici da parte dei ministri ordinati conferisce la legittimazione al suo ordinato esercizio.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Anche Domingo Andrés, converge sulla linea del Gutierrez e del Boni, circa la natura e l’estensione della potestà del can. 596. La potestà del can. 596 §1, comune a tutti gli istituti di vita consacrata senza distinzioni, detta anche “ex dominativa”, si tratta per l’Andrés, di una potestà non identificabile né con la potestà di giurisdizione né con la potestà privata, non radicata esclusivamente né esaustivamente nel voto di obbedienza.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La soluzione che l’Andrés offre al duplice ambito di potestà del can. 596 si orienta su una distinzione di tipo “quantitativo”. La potestà dei superiori contemplati dal can. 596 §1, rispetto alla potestà di giurisdizione dei superiori indicati dal can. 596 §2, si spiega con la possibilità dei laici di <i>cooperare</i> all’esercizio della potestà ecclesiastica di governo (can. 129 §2) </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Senza ombra di dubbio possiamo concludere che nell’ambito della vita consacrata la potestà di santificare, istruire e governare è sempre stata esercitata dai superiori, non solo chierici, ma anche laici, appartenenti a Religioni esenti o non esenti. Il fondamento si trova nell’origine della potestà sacra che, provenendo solo da Cristo, viene trasmessa dalla Chiesa a tutti coloro che sono investiti nell’ambito del suo ordinamento giuridico della responsabilità di condurre le anime al conseguimento della carità perfetta. Da qui è derivato il senso e l’urgenza nel <i>Codex</i> 1983 di depurare il concetto di potestà sacra dal concetto naturalistico di potestà “dominativa”. Essere <i>christifidelis</i> è il presupposto necessario per essere chiamati a svolgere alcuni uffici in funzione di “cooperazione” <i>cum clericis</i>. Il Legislatore ha continuato a riconoscere ai superiori, anche se non appartenenti a istituti religiosi clericali di diritto pontificio, pertanto privi della potestà ecclesiastica di governo, ambiti che sono propri della potestà di governo, soprattutto esecutiva, definita dal diritto universale e dalle costituzioni.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste considerazioni, astrattamente contenute nella formulazione del can. 129 §§1-2, esplicitano l’unità della natura ontologica della potestà di governo nella Chiesa. Tutta la Chiesa, nelle singole sue componenti, deve essere retta da un’unica potestà di origine soprannaturale. In tal modo, lo stato di vita battesimale come quello clericale – fatto salvo il netto discrimine segnato dalla potestà di ordine &#8211; si distingue per il diverso grado di partecipazione alla potestà di governo e non per la differente natura ontologica di essa. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’enciclica di Papa Giovanni XXIII “Pacem in terris” (n. 26) ricorre al commento di S. Giovanni Crisostomo per spiegare le parole di S. Paolo “non vi è infatti autorità se non da Dio” e per avvalorare la presenza dell’autorità che ordini in modo fecondo la convivenza fra gli esseri umani: “Che dici? Forse ogni singolo governante è costituito da Dio? No, non dico questo: qui non si tratta infatti di singoli governanti, ma del governare in se stesso. Ora il fatto che esista l’autorità e che vi sia chi comanda e chi obbedisce, non proviene dal caso, ma da una disposizione della Provvidenza divina. Iddio, infatti, ha creato gli esseri umani sociali per natura; e poiché non vi può essere “società che si sostenga, se non c’è chi sovrasti gli altri, muovendo ognuno con efficacia ed unità di mezzi verso un fine comune, ne segue che alla convivenza civile è indispensabile l’autorità che regga; la quale, non altrimenti che la società, è da natura, e perciò stesso viene da Dio”.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sebbene l’autorità venga da Dio e “nulla potestas nisi a Deo” (Rm 13, 1), non si può ugualmente dire che quel particolare regime o quel certo superiore che guida una comunità civile o religiosa siano voluti da Dio. Tutt’altro. Quando i comandi sono legittimi e leciti, allora obbedire all’autorità equivale in definitiva a obbedire a Dio, ma se sono iniqui non possono essere attribuiti a Dio. Con queste parole infatti il giovane Maccabeo parlava mentre si consegnava, esortato dalla madre, nelle mani del carnefice: “Non obbedisco al comando del re, ma ascolto la legge che è stata data ai nostri padri per mezzo di Mosè” (2 Mac 7, 30). </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il compito dell’autorità, conformemente al suo significato etimologico espresso dal verbo “augere”, accrescere, è di promuovere il bene comune nel quale rientra anche quello personale.</span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/padre-francesco-romano-2021/non-ce-autorita-se-non-da-dio-rm-13-1">«Non c’è autorità se non da Dio» (Rm 13, 1). L’autorità è connaturale per la società e la promozione del bene comune</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A proposito dell’educazione della coscienza, due illuminanti riflessioni di J. Ratzinger e K. Demmer</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gianni-cioli-2021/a-proposito-delleducazione-della-coscienza-due-illuminanti-riflessioni-di-j-ratzinger-e-k-demmer</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Cioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 19:42:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[don Gianni Cioli 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=11761</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Gianni Cioli · «Il diritto-dovere di seguire la coscienza presuppone il diritto-dovere di cercare la verità. Il diritto della coscienza è infatti strettamente collegato al dovere di formare la coscienza. E&#8217; un impegno che dura tutta la vita» (A. Lorenzetti, <i>La morale. Risposta alle domande più provocatorie</i>, Cinisello Balsamo 1998, 87). Nessuno può andare contro la propria convinzione, ma ognuno deve anche esaminarne la fondatezza.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A proposito dell&#8217;educazione della coscienza può essere significativo quanto affermato in una conferenza della fine degli anni ottanta dall’allora Card. Ratzinger: </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>«Perché parliamo? Parliamo perché abbiamo imparato a parlare dai nostri genitori. Parliamo la lingua che essi ci hanno insegnato, anche se sappiamo che esistono altre lingue che siamo incapaci di parlare o comprendere. Chi non ha mai imparato a parlare rimane muto. Eppure la lingua non è un condiziona-mento esterno che abbiamo interiorizzato; è invece una cosa che propriamente è interna a noi. Viene formata dall’esterno, ma questa formazione risponde ad una predisposizione insita nella nostra natura, cioè alla possibilità di esprimerci con il linguaggio. L’uomo come tale è un essere parlante, ma lo diventa soltanto a condizione di imparare a parlare da altri. Incontriamo così la nozione fondamentale di quel che significa essere uomo: l’uomo è “un essere che ha bisogno dell’aiuto di altri per diventare ciò che è in se stesso” (R. Spaemann). Noi riscontriamo, ancora una volta, questa struttura antropologica fondamentale nella coscienza. L’uomo come tale è un essere che ha un organo di conoscenza interiore del bene e del male. Per diventare ciò che egli è ha tuttavia bisogno dell’aiuto degli altri. La coscienza richiede formazione ed educazione. Può diventare rachitica; può essere distrutta; può essere deformata a tal punto da riuscire a esprimersi solo a stento o in maniera distorta» (J. Ratzinger, «La controversia sulla morale. Questioni riguardanti la fondazione di valori etici», Conferenza tenuta al Policlinico Gemelli il 30 novembre 1988, in Vita e Pensiero 72[1989] n. 3, 178-179. Fa riferimento a R. Spaemann, Moralisches Grundbegriffe, München 1982, 79).</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sulla necessità di formare la coscienza appaiono inoltre particolarmente belle e illuminanti alcune considerazioni di Klaus Demmer:</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>«Siccome è molto facile incorrere nel pericolo dell’autoinganno, la formazione della coscienza deve insistere sulla veracità. Nella tradizione della teologia morale si parla della coscienza tenera, che si caratterizza per una specie di istinto morale, in quanto possiede la capacità di riconoscere già da lontano i pericoli e di evitarli preventivamente.<br />
È in gioco dunque la saggezza: il saggio sa spontaneamente quali pesi può addossarsi e dove invece sono i limiti della sua forza. Questo vale anzitutto in riferimento al mondo vitale che lo circonda immediatamente, ma poi lo sguardo si allarga a sfere più ampie, alla configurazione della vita politica e sociale. La coscienza tenera riconosce i segni dei tempi: è capace di individuare emergenze morali presenti e di opporre ad esse la propria testimonianza di vita; ha il coraggio della protesta profetica ed è pronta a sacrificare per essa anche il dono della propria vita. La nostra società pluralista mostra evidenti tendenze al livellamento: c’è bisogno allora dell’outsider creativo che segua coerentemente la sua insostituibile coscienza.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>La società contemporanea ha nel suo interno una molteplicità di obblighi; il cristiano non può vivere segregato per salvare la propria anima e lasciare ad altri le norme dell’agire. Invece egli è responsabile del mondo, cioè è affidata a lui la responsabilità di modellarlo, in modo speciale nell’ambito della politica e della vita sociale. Il Concilio Vaticano II parla della libertà di religione, riferendosi in primo luogo alla fede cristiana che può essere accettata solo in base ad una libera decisione di coscienza. Il cristiano deve farsi allora paladino della libertà di coscienza, altrimenti finisce per tagliare via il ramo sul quale egli stesso si sostiene. Lo Stato democratico moderno offre dei presupposti che favoriscono questo ideale, in quanto parte dalla tacita convinzione che i suoi cittadini, in coscienza, lo sostengano, acconsentendo in linea di massima alla sua costituzione e al suo ordinamento giuridico; in contraccambio lo Stato rispetta per principio la coscienza dei suoi cittadini, non aspettandosi obbedienza, come avviene nello Stato assolutistico, ma corresponsabilità, cioè la disponibilità a fare quanto è possibile per assicurare il bene comune, anche nel caso di dover andare al di là della singola lettera della legge. L’educazione alla coscienza matura deve promuovere questo atteggiamento e, partendo da questo presupposto, si può permettere anche nel caso singolo l’obiezione, che deve però conservare la pace giuridica: la libertà di coscienza non dà via libera all’arbitrarietà» (K. Demmer, Introduzione alla teologia morale, Casale Monferrato 1993, 40).</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste ultime considerazioni di Demmer possono forse offrire spunti di riflessioni utili anche in merito al dibattito sulle restrizioni delle libertà individuali per arginare l’emergenza pandemica e, in particolare, sull’opportunità dell&#8217;imposizione della Certificazione Verde COVID-19 per alcune categorie di lavoratori e per l&#8217;accesso ai luoghi pubblici, un dibattito talora molto acceso che ha suscitato acute divisioni nell&#8217;ambito delle democrazie occidentali e della stessa comunità ecclesiale.</span></span></span></p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/gianni-cioli-2021/a-proposito-delleducazione-della-coscienza-due-illuminanti-riflessioni-di-j-ratzinger-e-k-demmer">A proposito dell’educazione della coscienza, due illuminanti riflessioni di J. Ratzinger e K. Demmer</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In ricordo di un padre</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/coscienza-universitaria-2021/in-ricordo-di-un-padre</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Coscienza Universitaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 14:12:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coscienza Universitaria 2021]]></category>
		<category><![CDATA[dicembre 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=12149</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p><a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/download.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-8311" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/download.jpeg" alt="download" width="224" height="224" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/download.jpeg 224w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/download-150x150.jpeg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/download-37x37.jpeg 37w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/download-128x128.jpeg 128w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2020/02/download-184x184.jpeg 184w" sizes="auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px" /></a></p>
<p class="western" align="justify">di Gaetano Mercuri · Nel tardo pomeriggio di sabato 20 novembre ci è giunta una notizia tristissima. Don Andrea Lombardi, già nostro amatissimo assistente regionale della F.U.C.I. Toscana per circa un trentennio, alla vigilia della festa di Cristo Re, è venuto a mancare per le conseguenze di un male inguaribile ripresentatosi e contro il quale aveva lottato con grande forza per molti anni. La sua morte ci ha colto tutti impreparati. Davvero difficile esprimere i sentimenti che, come fucini, abbiamo provato nei confronti di colui che ci ha accompagnato nel cammino universitario e di fede per tutti questi anni.</p>
<p class="western" align="justify">Don Andrea era un sacerdote innamorato di Cristo e della sua Chiesa, sempre pronto a effondere forze per il sempre più gravoso impegno del suo ministero. Canonico del duomo di Fiesole, già rettore del seminario diocesano, è sempre stato pronto a rispondere alla chiamata da parte dei vescovi toscani. Infatti, non solo la F.U.C.I. toscana lascia orfana. Ma anche il M.E.I.C. e l’Azione Cattolica regionali: associazioni laicali che amava profondamente e per le quali era sempre a disposizione, anche negli anni in cui fu pur necessario per lui diradare la sua presenza per motivi di salute.</p>
<p class="western" align="justify">Don Andrea era un sacerdote d’altri tempi. La sua cultura teologico-filosofica e la grande, costante attenzione ai problemi sociali trasparivano sempre nelle lunghe, avvincenti conferenze spirituali che era chiamato a tenere a noi fucini prima delle Assemblee regionali.</p>
<p class="western" align="justify">Uomo di preghiera, non si stancava di additarci quello che è fondamentale per ogni buon fucino: lo spirito della contemplazione. Il quale deve sempre essere unito allo spirito di azione. La “contemplattività”: ecco a cosa era<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-12150" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/Fiesole-morto-mons.-Andrea-Lombardi.-I-funerali-a-Montevarchi-mercoledi-24-novembre_articleimage-242x300.jpg" alt="" width="242" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/Fiesole-morto-mons.-Andrea-Lombardi.-I-funerali-a-Montevarchi-mercoledi-24-novembre_articleimage-242x300.jpg 242w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/Fiesole-morto-mons.-Andrea-Lombardi.-I-funerali-a-Montevarchi-mercoledi-24-novembre_articleimage.jpg 351w" sizes="auto, (max-width: 242px) 100vw, 242px" /> legatissimo don Andrea, sulle orme del suo amatissimo Giorgio La Pira, di cui ci parlava molto spesso. Dette sprone continuo alla “contemplattività”: sostanziatosi nell’iniziativa da lui fortemente voluta degli Esercizi Spirituali regionali di Quaresima, organizzati ogni anno dalla F.U.C.I. regionale insieme a settore giovani di A.C., M.S.A.C., M.E.I.C. giovani ogni anno dal 2009 presso la comunità dei monaci di Camaldoli. Ma anche nel contributo dato in tutti questi anni senza risparmio da tanti fucini toscani nei vari livelli della Federazione e dell’Azione Cattolica, nella carriera universitaria e politica.</p>
<p class="western" align="justify">Lo ricorderemo sempre così, in quelle lunghe chiacchierate a margine dei suoi interventi alle assemblee regionali o agli Esercizi Spirituali in quel di Camaldoli quando sollecitavamo una sua opinione sulla più varie questioni: spirituali, sociali, politiche. E soprattutto per queste ultime che, gesticolando animatamente, si riassettava continuamente con l’indice della mano destra quegli occhialoni troppo grandi, da vero intellettuale d’altri tempi, per quel suo volto acceso di fede e vera passione per ciò che diceva e sosteneva! Tutti abbiamo avuto in lui una guida e un padre vicino, sincero e amabile. Sempre pronto a essere presente per dare una mano o un consiglio, a fare un tratto di strada insieme, nei momenti di maggiore difficoltà. Severo quando c’era da riprenderci per errori e mancanze, ma prontissimo sempre ad accettare lo scherzo goliardico, a ridere e scherzare con noi e ad amarci per questo, da vero assistente fucino, sulle orme del suo amatissimo papa san Paolo VI.</p>
<p class="western" align="justify">Ciao caro don Andrea, il tuo ricordo sia per tutti noi di benedizione!</p>
<div id="sdfootnote5"></div>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/coscienza-universitaria-2021/in-ricordo-di-un-padre">In ricordo di un padre</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giordania, terra santa tra Antico e Nuovo Testamento</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/don-stefano-tarocchi-2021/giordania-terra-santa-tra-antico-e-nuovo-testamento</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tarocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 14:01:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[don Stefano Tarocchi 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=12139</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12140" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/madaba-03_chiesa-di-san-giorgio-640x480-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/madaba-03_chiesa-di-san-giorgio-640x480-1-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/madaba-03_chiesa-di-san-giorgio-640x480-1.jpg 640w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Stefano Tarocchi · Di ritorno da un viaggio-studio in terra di Giordania, pensato e creato appositamente per sperimentare un viaggio fin nelle terre mediorientali in tempi di pandemia, mi sembra giusto condividere alcune riflessioni, necessariamente brevi.</p>
<p align="justify">Non si parlerà, ad esempio di Petra, di Jerash, né degli splendidi castelli crociati di Kerak e di Ajlun, e neanche dell’ingresso in terra d’Israele del popolo ebraico, attraverso il Giordano (Giosuè 3), come pure del combattimento sul fiume Yabbok tra Giacobbe / Israele e Dio (Gen 32). E non si parlerà neanche della fortezza di Macheronte, dove fu rinchiuso e ucciso Giovanni il Battista.</p>
<p align="justify"> La terra che si estende ad Oriente del Giordano, che da esso di fatto prende nome, pur condividendo con il vicino stato di Israele il confine naturale creato dal fiume omonimo, non di meno presenta delle caratteristiche uniche.</p>
<p align="justify">È noto che fino alla guerra dei sei giorni (giugno 1967) il Regno Hashemita di Giordania si spingeva fino a Gerusalemme. Alcuni ricorderanno bene il viaggio compiuto da papa Paolo VI nella città santa: si era in pieno Concilio (gennaio 1964), e il vescovo di Roma, primo dopo tanti secoli, volle spingersi nella terra da cui aveva avuto origine il Vangelo. Incontrò in Galilea nel sito di Megiddo, anche il governo dello Stato di Israele, in cui anche senza nominare mai lo stato ebraico o i titoli ufficiali dei suoi rappresentanti, fece un riferimento positivo al “popolo dell’Alleanza”: di fatto compì il suo pellegrinaggio sotto il regno di re Hussein.</p>
<p align="justify">Vorrei parlare in questa breve nota della prima e dell’ultima tappa del viaggio, a cominciare dal luogo dove Gesù ricevette il battesimo da Giovanni Battista.</p>
<p align="justify">Nel Vangelo secondo Giovanni troviamo due indicazioni – le uniche dei Vangeli – sul luogo dove Giovanni predicava e battezzava. La prima indicazione precisa che Giovanni il Battista operava «in Betania, al di là del Giordano» (Gv 1,28). La seconda indicazione riporta il racconto allo stesso luogo: (Gesù) «ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava» (Gv 10,40).</p>
<p align="justify">Con Gv 1,28 inizia il ministero pubblico di Gesù dopo il solenne prologo (Gv 1,1-18). La ripresa del medesimo luogo in Gv 10,40 forma una grande inclusione che racchiude tutta la prima parte del Vangelo di Giovanni, da Gv 1,19 a 10,40. Il ministero di Gesù inizia «in Betania, al di là del Giordano», e si conclude nello stesso luogo di partenza.</p>
<p align="justify">La località è però attestata con il nome di «Betabàra» da Origene (e da Giovanni Crisostomo, che la colloca «da qualche parte vicino a Gerusalemme»), che non aveva trovato nei suoi viaggi un luogo come «Betania al di là del Giordano».</p>
<p align="justify">Il sito, i cui lavori di scavo, resi più complessi per motivi che vanno oltre la routine in materia, hanno confermato l’esattezza dei dati forniti dal Quarto Vangelo. Esso stato visitato da papa Francesco e dai suoi immediati predecessori.</p>
<p align="justify">Nella cittadina di «Betania al di là del Giordano», ma curiosamente sul lato occidentale del fiume (e non su quello orientale come ci aspetteremmo), questo stesso nome ritorna nella celebre mappa del Medio Oriente risalente al VI secolo, riscoperta nella chiesa bizantina di San Giorgio a Madaba, cittadina famosa per gli straordinari mosaici, che si estendono fino a Umm ar-Rasas, distante circa trenta chilometri da Madaba stessa, teatro degli scavi del padre Michele Piccirillo, iniziati nel 1986.</p>
<p align="justify">Come scrive Piccirillo, fu un monaco greco ortodosso, un certo «Abuna Kleofas Kikilides a realizzare il vero significato, per la storia della regione, della mappa visitando Madaba nel dicembre del 1896. Un frate francescano di origine italo-croata nato a Costantinopoli, frate Girolamo Golubovich, aiutò Abuna Kleofas a stampare un opuscolo in greco sulla mappa della tipografia francescana di Gerusalemme. Subito dopo, la inqu pubblicò un lungo e dettagliato studio storico-geografico della mappa da parte dei padri domenicani M.J. Lagrange e H. Vincent dopo aver visitato il sito stesso».</p>
<p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-12141" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/MichelePiccirillo.jpg" alt="" width="232" height="172" />P. Michele Piccirillo è stato il grande archeologo francescano (1944-2008), che realizzò fra gli altri gli scavi che hanno condotto a riportare alla luce il sito battesimale dopo un lungo abbandono. Il che ha permesso di valorizzare anche il sito sul lato posto nello stato di Israele, a lungo inaccessibile perché situato in una zona militarizzata, in quanto a rischio delle mine collocate nelle strisce di confine venutesi a creare dopo la guerra del 1967.</p>
<p align="justify"> Ma il ruolo di p. Piccirillo è stato importante anche nel sito che abbiamo visitato nell’ultima tappa del viaggio: nel celebre sito francescano del Monte Nebo ha dato impulso il lungo lavoro – concluso dopo la sua morte – che ha permesso di restituire ai visitatori il memoriale di Mosè collocato in cima all’altura.</p>
<p align="justify"> Ora, sopra una delle cinque cime della montagna (<i>Syagha</i>), già nel 1933 furono scoperti i resti di una chiesa, dalla pianta tipica della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_(architettura_cristiana)" target="_blank" rel="noopener">basilica</a>, costruita nella seconda metà del IV secolo per commemorare il posto in cui Mosè morì.</p>
<p align="justify"> Come scrive il Deuteronomio: «in quello stesso giorno il Signore disse a Mosè: «Sali su questo monte degli Abarìm, sul monte Nebo, che è nella terra di Moab, di fronte a Gerico, e contempla la terra di Canaan, che io do in possesso agli Israeliti. Muori sul monte sul quale stai per salire e riunisciti ai tuoi antenati, come Aronne tuo fratello è morto sul monte Or ed è stato riunito ai suoi antenati, perché siete stati infedeli verso di me in mezzo agli Israeliti alle acque di Merìba di Kades, nel deserto di Sin, e non avete manifestato la mia santità in mezzo agli Israeliti. Tu vedrai la terra davanti a te, ma là, nella terra che io sto per dare agli Israeliti, tu non entrerai!» (Dt 32,48-52).</p>
<p align="justify"> La basilica del Nebo fu ampliata alla fine del V secolo e ricostruita nel 597: che permette di visitare e conservare in condizioni ottimali i meravigliosi mosaici che racchiude: è uno dei suoi meriti principali.</p>
<p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12142" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/giordania-300x173.jpeg" alt="" width="300" height="173" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/giordania-300x173.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/giordania.jpeg 640w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Fu infatti lui a disegnare l’edificio che ricostruiva l’antica chiesa del Memoriale di Mosè, durata diversi anni, ben oltre la sua morte, e che permette la perfetta conservazione e l’ottimale fruizione degli splendidi mosaici pavimentali che contiene, un’eccezione preziosa nel territorio circostante. Basta pensare agli edifici di Umm ar-Rasas, e alla chiesa di San Giorgio a Madaba, e agli altri edifici della cittadina.</p>
<p align="justify"> Nei pressi della basilica del Memoriale, si trova anche il luogo che raccoglie le spoglie mortali di P. Michele, morto a Livorno, e la cui salma fu trasportata in Giordania dall’aereo personale dell’attuale re di Giordania, re Abdallah II, di cui aveva condiviso l’amicizia.</p>
<p align="justify"> Dal Vangelo all’archeologia e viceversa, dentro il mondo della parola di Dio, tra Antico e Nuovo Testamento.</p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/don-stefano-tarocchi-2021/giordania-terra-santa-tra-antico-e-nuovo-testamento">Giordania, terra santa tra Antico e Nuovo Testamento</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’amorosa del giovanottino e cose pie.</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/don-carlo-nardi-2021/lamorosa-del-giovanottino-e-cose-pie</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 13:52:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Don Carlo Nardi 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=12135</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p class="western" align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-12136 size-full" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/Chiesa_di_San_Michele_a_Castello_Florence_-_Facade-640x424-1.jpg" alt="" width="640" height="424" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/Chiesa_di_San_Michele_a_Castello_Florence_-_Facade-640x424-1.jpg 640w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/Chiesa_di_San_Michele_a_Castello_Florence_-_Facade-640x424-1-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p class="western" align="justify">di Carlo Nardi · Mi ritrovo bambino con mamma Adriana e la nonna Lidia con un canto, quello dell’<i>amorosa</i>:</p>
<p class="western" align="justify"><i>Giovanottino, tu mi piaci tanto,</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>come gli piace il mare alla sirena.</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Sapevo il Credo e me lo son scordato</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>ed ora non do più l’Avemmaria …</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Giovanottino, tu mi piaci tanto,</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>come gli piace il mare alla sirena.</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Sapevo le parole del Messale</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>ed ora non so più l’Avemmaria …</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Meglio sarebbe s’io non t’avessi amato …</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Sapevo il Credo e me lo son scordato,</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>sapevo le parole del messale</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>ed ora non so più l’Avemmaria … </i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Come</i> <i>farò salvar l’anima mia?</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Come farò salvar l’anima mi(i)a? </i></p>
<p class="western" align="justify">E chi era il <i>giovanottino</i>? Un socialista. Anzi un anarchico! Come mi disse don Andrea …</p>
<p class="western" align="justify">Ora, quand’ero ragazzino a Castello (Firenze), quel canto l’ho sentito, ed ancora l’ho in mente, quel <i>amoroso.</i></p>
<p class="western" align="justify">Chissà che le piissime amiche dell’<i>amorosa</i> cantassero il <i>Miserere </i>anche il mettere il petto; e nel <i>Parce Domine </i>c’è dell’umanità, ma anche insieme di tremendo. Eppure, forse qualcuno mi siede qualche per me: un piccolo scritto di un tempo che fu, tempo del mio nonno Alfredo …? Non certo, ma di fatto ho ritrovato uno scritto …</p>
<p class="western" align="justify">Ho ritrovati in <i>Ricordo dei Missionari Cappuccini 16° edizione – 210° migliaio. Firenze. Concento dei Cappuccini di Montughi [1]. </i>Nonché <i>Firenze 14/1/1956. Fr. Torquato da Lecore, Ministro Provinciale. Reimprimattur. Florentiae, die 18 lanuarlii 1956. Can. Marius Tirapani Vic. Gen. [2].</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Pax et bonum.</i></p>
<p class="western" align="justify"><i>Due parole di presentazione.</i></p>
<p class="western" align="justify">Eccoti, o anima cristiana, il libretto che i padri missionari ti consegnano in ricordo delle Sante Missioni.</p>
<p class="western" align="justify">È piccolo, eppure ti sarà sempre tanto caro, come ogni ricordo.</p>
<p class="western" align="justify">Rivivrai per esso l’entusiasmo ed il fervore dei giorni di missione.</p>
<p class="western" align="justify">Ritroverai in queste pagine le pratiche di devote che i Padri Missionari ti hanno tanto consigliato e che sono fondamentali per ogni anima che vuol vivere la grazia di Dio. Col sole di ogni mattina tornerai a riaprire queste pagine per santificate il nuovo giorno il nuovo giorno che Dio ti concede.</p>
<p class="western" align="justify">Esso inizia infatti con le preghiere del mattino, ti fa assistere devotamente alla Santa Messa, ti offre delle belle meditazioni alle quali vorrei ogni giorno consacrare il tuo angolino di tempo, ti prepara con un serio esame di coscienza a ricevere i Sacramenti della Confessione e Comunione, ti aiuta alla recita del Santo Rosario, e con il sole che muore ti invita a pregare per coloro che sono morti.</p>
<p class="western" align="justify">Non è bella la giornata così vissuta? Ritieni perciò questo librettino come il tuo <i>Vate mecum </i>nel quale saprai in ogni istante ritrovare te stessa, dalle preghiere, alla meditazione, ai canti.</p>
<p class="western" align="justify">Nel momenti belli del tuo raccoglimento ricorda i Padri Missionari affinché possiamo date anche ad altre, come hanno dato a te, la luce di Gesù.</p>
<p class="western" align="justify">I PP. Missionari Cappuccini [cc. 3-4].</p>
<p class="western" align="justify">Così di mio nonno.</p>
<p class="western" align="justify">E poi fu il Concilio che si aprì al mondo e il mondo apre al Concilio di san Giovanni XXIII e san Paolo VI. Inoltre, da<img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12137" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/cose-pie-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/cose-pie-300x225.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/cose-pie.jpg 640w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> ragazzino più grande, sentivo e vedevo, e il nuovo e l’antico, nonché le belle cose e mi trovai coi Padri, nonché le belle cose. Ed ora papa Francesco ci dona nel nuovo Concilio, come arcivescovo Giuseppe Betori cardinale ci dona il Sinodo di Firenze, tant’è che in attesa, anzi in atto. E allora <i>Dio ce ne renda merito</i>.</p>
<p class="western" align="justify">Intanto il cristiano cattolici e per tutti uomini e donne come siano mi pare opportuno ascoltare come fu il Sinodo tra il 1988 e di 1992 che l’arcivescovo Silvano Piovanelli cardinale in Firenze si concluse nel 11 ottobre 1992.</p>
<p class="western" align="justify">Vedi <i>34 Sinodo della Chiesa Fiorentina primo dopo il Concilio Vaticano II. Documento concluso 1988 – 1992</i>, Cooperativa Firenze 2000, Firenze, Via de’ Picci 2, 1993.</p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/don-carlo-nardi-2021/lamorosa-del-giovanottino-e-cose-pie">L’amorosa del giovanottino e cose pie.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A scuola di (buon) giornalismo da Papa Francesco</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/stefano-liccioli-2021/a-scuola-di-buon-giornalismo-da-papa-francesco</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Liccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 13:46:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Liccioli 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=12130</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p class="western" align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12131" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/buon-giornalismo-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/buon-giornalismo-300x169.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/buon-giornalismo.jpeg 500w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Stefano Liccioli · Il conferimento di un’onorificenza ai giornalisti Philip Pullella e Valentina Alazraki è l’occasione per Papa Francesco per parlare d’informazione o, per meglio dire, per tenere una breve lezione di giornalismo con indicazioni molto vere e concrete quasi da far pensare che il Santo Padre abbia fatto anche il reporter, in qualche momento della sua vita. Innanzi tutto egli definisce il giornalismo non una mera professione, ma una missione, «quella di spiegare il mondo, di renderlo meno oscuro, di far sì che chi vi abita ne abbia meno paura e guardi gli altri con maggiore consapevolezza, e anche con più fiducia. È una missione non facile. È complicato pensare, meditare, approfondire, fermarsi per raccogliere le idee e per studiare i contesti e i precedenti di una notizia». In un tempo come quello attuale in cui i mestieri si misurano solo per quello che rendono dal punto di vista economico, bene ha fatto il Papa a richiamare una dimensione ideale nel fare il giornalista, idealità che ovviamente non annulla il sacrosanto diritto di avere un giusto compenso per il lavoro svolto (il Papa non lo dice, ma conoscendo la sua attenzione alla giustizia sociale credo che sia implicito).</p>
<p class="western" align="justify">Bergoglio articola, poi, questa missione secondo tre parole chiave: ascoltare, approfondire, raccontare.</p>
<p class="western" align="justify">Il primo verbo ricorda che i giornalisti devono rifuggire la tentazione di parlare della realtà solo attraverso le e-mail, il<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-12132 size-medium" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/buon-giornalismo-2-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/buon-giornalismo-2-300x169.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/buon-giornalismo-2-560x315.jpeg 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/buon-giornalismo-2.jpeg 640w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> telefono e lo schermo del pc ed essere invece «disposti a “consumare le suole delle scarpe”, a uscire dalle redazioni, a camminare per le città, a incontrare le persone, a verificare le situazioni in cui si vive nel nostro tempo». Per fare questo occorre avere la pazienza di ascoltare le persone, intervistandole, raccogliendo in prima persona le notizie:«Ascoltare va sempre di pari passo con il vedere, con l’esserci: certe sfumature, sensazioni, descrizioni a tutto tondo possono essere trasmesse ai lettori, ascoltatori e spettatori soltanto se il giornalista ha ascoltato e ha visto di persona».</p>
<p class="western" align="justify">La seconda parola, approfondire, è strettamente legata all’ascoltare ed al vedere. Nel tempo in cui la comunicazione, soprattutto quella che avviene sui social, tende alla semplificazione per non dire alla superficialità il Papa mette in evidenza la necessità dell’approfondimento:«Che cosa potete offrire in più, a chi vi legge o vi ascolta, rispetto a ciò che già trova nel web? Potete offrire il contesto, i precedenti, delle chiavi di lettura che aiutino a situare il fatto accaduto. Lo sapete bene che, anche per ciò che riguarda l’informazione sulla Santa Sede, non ogni cosa detta è sempre “nuova” o “rivoluzionaria”. […] La Tradizione e il Magistero continuano e si sviluppano confrontandosi con le esigenze sempre nuove del tempo in cui viviamo e illuminandole con il Vangelo». Tanto per “rimanere in casa” il verbo approfondire è particolarmente caro alla nostra rivista, “Il mantello della giustizia”, che ha come sottotitolo (e come obiettivo) quello di offrire proprio un approfondimento culturale cristiano.</p>
<p class="western" align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12133" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/buon-giornalismo-3-300x195.jpeg" alt="" width="300" height="195" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/buon-giornalismo-3-300x195.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/buon-giornalismo-3.jpeg 640w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Infine il terzo verbo, raccontare che, secondo Papa Francesco, significa «non mettere sé stessi in primo piano, né tantomeno ergersi a giudici, ma significa lasciarsi colpire e talvolta ferire dalle storie che incontriamo, per poterle narrare con umiltà ai nostri lettori. La realtà è un grande antidoto contro tante “malattie”. La realtà, ciò che accade, la vita e la testimonianza delle persone, sono ciò che merita di essere raccontato».</p>
<p class="western" align="justify">Il Santo Padre mette in evidenza la dimensione della narrazione come aspetto centrale di quel sano giornalismo che cerca, trova e racconta le perle preziose nascoste tra le pieghe della società. Ripetiamo spesso che fa più notizia un albero che cade piuttosto che una foresta che cresce. Impegnarsi a raccontare le luci piuttosto che le ombre (o almeno quanto le ombre) della realtà non è un esercizio di sterile ottimismo, ma un modo per resistere al fascino del negativo che forse farà audience (basta pensare alle tante, troppe, trasmissioni televisive dedicate a crimini e delitti), ma rischia di ammorbarci l’anima di pessimismo.</p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/stefano-liccioli-2021/a-scuola-di-buon-giornalismo-da-papa-francesco">A scuola di (buon) giornalismo da Papa Francesco</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Carlo Donat Cattin: un grande democristiano</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giovanni-pallanti-2021/carlo-donat-cattin-un-grande-democristiano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pallanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 13:42:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pallanti 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=12126</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="grve-section" data-section-title="" data-section-type="fullwidth-background" data-image-type="none" data-full-height="no"><div class="grve-row grve-bookmark"><div class="wpb_column grve-column grve-bookmark grve-column-1"><div class="grve-element grve-text"><p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12127" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/donat-cattin-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/donat-cattin-196x300.jpg 196w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/donat-cattin.jpg 327w" sizes="auto, (max-width: 196px) 100vw, 196px" />di Giovanni Pallanti · Carlo Donat Cattin è nato a Finale Marina nel 1919, ed è morto a Montecarlo nel 1991, in seguito ad un’operazione al cuore. È stato un protagonista della vita politica italiana del secondo dopoguerra. Interprete del magistero sociale cattolico, ha anticipato nella concretezza della sua azione di uomo politico e di ministro, il Compendio della dottrina sociale della Chiesa, che è stato pubblicato sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II nel 2004.</p>
<p align="justify">Nato da una famiglia di modeste condizioni economiche, il suo doppio cognome fa pensare ad antiche ascendenze nella piccola nobiltà sabauda. Anche nel comportamento e nel parlare era percepibile in Donat Cattin un pensiero forte ed aristocratico, messo al servizio dei più deboli e della povera gente. Nella Democrazia Cristiana era considerato un leader atipico perché, come lui disse, gli piaceva “cantare fuori dal coro”. Ministro del Lavoro nell’autunno caldo del 1968/69, ministro per la Cassa del Mezzogiorno e infine ministro della Sanità, è stato deputato e senatore per un lungo periodo.</p>
<p align="justify">Dopo il coinvolgimento del figlio Marco nel terrorismo armato (fu coinvolto nell’omicidio del giudice Emilio Alessandrini compiuto da Prima Linea), nel 1980 si dimise da ogni incarico e lasciò temporaneamente la politica, per essere poi richiamato dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi come ministro della Sanità.</p>
<p align="justify">Come ho precedentemente ricordato, fu un grande ministro del Lavoro e, succeduto al ministro socialista Brodolini, portò in parlamento lo Statuto dei Lavoratori, che fu approvato, sancendo per la prima volta i diritti fondamentali degli operai e il rispetto della persona nei luoghi di lavoro. Ufficiale dei granatieri nel secondo conflitto mondiale, dopo l’8 settembre 1943 si schierò con la Resistenza contro il nazifascismo. Nel dopoguerra, Donat Cattin partecipò alla fondazione della Cisl con Giulio Pastore e fu eletto per la Dc consigliere comunale di Torino e poi consigliere provinciale torinese. Si fece subito conoscere come intransigente difensore dei diritti dei lavoratori, e da lì nacque una lunga battaglia politica e culturale contro gli Agnelli, i padroni della Fiat. Quando Umberto Agnelli nel 1976 decise di candidarsi al Senato nelle liste della DC, Donat Cattin volle e ottenne che il fratello di Gianni Agnelli venisse candidato a Roma, non sopportando l’idea che nelle liste della Democrazia Cristiana Piemontese fosse candidato un Agnelli.</p>
<p align="justify">Io l’ho conosciuto bene. Negli Anni ’70 lessi su <i>Il Giorno</i> un’intervista che Marco Nozza gli fece sotto l’ombrellone. Donat Cattin in vacanza raccontò delle sue letture, e si espresse in modo straordinariamente positivo su un libro: “Un po’ di febbre” di Sandro Penna. Mi precipitai a comprarlo, e scoprii uno dei più grandi poeti lirici del ‘900 italiano. Quando entrai in confidenza con Donat Cattin, anni dopo, gli domandai di quel giudizio sul libro di Penna, e lui mi disse che sin da bambino la sua passione intellettuale erano la storia, la letteratura e la poesia. Vicesegretario nazionale della Democrazia Cristiana (il segretario era Flaminio Piccoli) fu autore in quel congresso, che lo pose ai vertici del partito, del preambolo (un documento-manifesto politico che sanciva l’assoluta incompatibilità tra <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-12128" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/donat-cattin-2.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/donat-cattin-2.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/donat-cattin-2-150x150.jpg 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2021/12/donat-cattin-2-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />democristiani e comunisti nel governo della Repubblica, e apriva ancora una volta la solidarietà nazionale al Psi e ai partiti laici). Per questa ragione fu duramente bersagliato dal Pci. Donat Cattin rispose facendo un giro di conferenze come vicesegretario nazionale della DC sui finanziamenti occulti dell’Urss e delle cooperative rosse, che finivano nelle casse del Partito Comunista Italiano. Quando il figlio Marco fu coinvolto nell’assassinio del giudice Alessandrini, i comunisti si inventarono l’accusa al Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e a Carlo Donat Cattin di avere avvertito il di lui figlio Marco che per poco tempo fu latitante in Francia, prima di essere arrestato, processato e condannato. Fu in quella occasione che Donat Cattin rinunciò a tutti gli incarichi politici. Il Parlamento, in seduta comune, poco prima aveva processato il Presidente della Repubblica Cossiga e Donat Cattin per alto tradimento, prosciogliendoli da ogni accusa a larga maggioranza. Nonostante questo voto, come si è detto, Donat Cattin lasciò per un breve tempo la politica.</p>
<p align="justify">Quando nel 1987 fui eletto segretario provinciale della Democrazia Cristiana fiorentina con il 94% dei voti congressuali, alla prima manifestazione pubblica svoltasi al Teatro dell’Oriuolo a Firenze, invitai Carlo Donat Cattin. Fino alla fine della sua vita terrena, Egli come Francesco Cossiga, ebbe sempre un occhio di riguardo politico nei miei confronti. In questi giorni, è uscito il bel libro di Giorgio Aimetti, biografo e collaboratore politico del ministro piemontese, “<i>Carlo Donat Cattin, la vita e le idee di un democristiano scomodo</i>” (Rubbettino Editore). Un libro fatto molto bene e necessario per chi vuol conoscere la storia dell’impegno politico dei cattolici nella Democrazia Cristiana.</p>
</div></div> </div><div class="grve-background-wrapper"></div></div><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/giovanni-pallanti-2021/carlo-donat-cattin-un-grande-democristiano">Carlo Donat Cattin: un grande democristiano</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
