<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>don Alessandro Clemenzia 2023 - Il Mantello della Giustizia</title>
	<atom:link href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/category/don-alessandro-clemenzia-2023/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it</link>
	<description>Rivista per l&#039;approfondimento culturale cristiano</description>
	<lastBuildDate>Sun, 28 Dec 2025 20:07:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>
	<item>
		<title>Per un ripensamento del pensiero</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/per-un-ripensamento-del-pensiero</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 12:46:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[dicembre 2023]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=14904</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · In un’epoca ecclesiale, quale quella odierna, non mancano articoli e libri che riflettono sul modo in cui la teologia può ancora oggi offrire un suo peculiare e decisivo contributo. Circa un mese fa, il 1° novembre per la Solennità di tutti i Santi, è uscita una lettera apostolica in forma di [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/per-un-ripensamento-del-pensiero">Per un ripensamento del pensiero</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-14906" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/12/LOGO-copy.png" alt="" width="200" height="201" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/12/LOGO-copy.png 200w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/12/LOGO-copy-150x150.png 150w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/12/LOGO-copy-80x80.png 80w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" />di Alessandro Clemenzia · </span><span style="font-size: medium;">In un’epoca ecclesiale, quale quella odierna, non mancano articoli e libri che riflettono sul modo in cui la teologia può ancora oggi offrire un suo peculiare e decisivo contributo. Circa un mese fa, il 1° novembre per la Solennità di tutti i Santi, è uscita una lettera apostolica in forma di “motu proprio”, </span><span style="font-size: medium;"><em>Ad theologiam promovendam</em></span><span style="font-size: medium;">, con cui Papa Francesco ha approvato i nuovi statuti della Pontificia Accademia di Teologia. Nel documento appare chiaro come il teologo non possa limitare la sua indagine riproponendo «astrattamente formule e schemi del passato»; è necessario riformulare il pensiero, tenendo conto del fatto che «a una Chiesa sinodale, missionaria ed “in uscita” non può che corrispondere una teologia “in uscita”». Ma cosa si intende per “teologia in uscita”? Certamente si tratta di un’immagine con la quale si esorta l’esperienza teologica a vivere una costante apertura «al mondo, all’uomo nella concretezza della sua situazione esistenziale, con le sue problematiche, le sue ferite, le sue sfide, le sue potenzialità». È un atteggiamento diametralmente opposto ad una riflessione autoreferenziale, che ha come punto di arrivo e termine di paragone unicamente la realtà ecclesiale; per questa ragione la teologia, più che occuparsi di questioni che riguardano le situazioni “ad intra”, dovrebbe orientarsi costantemente verso un’umanità che, con tutte le contraddizioni del quotidiano, non cessa di desiderare l’incontro con qualcosa di vero e di eterno. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma quali sono le caratteristiche che la teologia deve acquisire per essere all’altezza di un tale compito? In primo luogo, spiega il Papa, deve essere </span><span style="font-size: medium;"><em>una teologia fondamentalmente contestuale</em></span><span style="font-size: medium;">, ossia capace di muoversi dal di dentro dei diversi ambienti geografici, sociali e culturali. In altre parole: una teologia incarnata nella storia. L’archetipo di questa immersione nella realtà viene rintracciata dal Documento proprio nell’evento dell’Incarnazione del Logos divino, il quale, pur essendo Dio e rimanendo sempre tale, è entrato in una tradizione particolare. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per questo è necessaria una teologia capace di svilupparsi in una </span><span style="font-size: medium;"><em>cultura del dialogo e dell’incontro</em></span><span style="font-size: medium;">. Non si tratta di un progetto di natura pastorale, in quanto è qualcosa di davvero intrinseco alla stessa creatura umana. Il compito della teologia, spiega ancora il Papa, è proprio quello di cogliere, come ha già affermato nel Proemio della </span><span style="font-size: medium;"><em>Veritatis gaudium</em></span><span style="font-size: medium;">, l’impronta trinitaria in tutto ciò che è umano. Tale dinamica relazionale è chiamata a forgiare anche lo stesso statuto epistemico della teologia, ragione per cui l’interdisciplinarità e la transdisciplinarità non possono essere considerate come qualcosa di estrinseco alla teologia, in quanto fanno parte della sua stessa natura. Naturalmente questa tensione relazionale trova nell’esperienza ecclesiale la sua più reale ed efficace possibilità d’esistenza. Per questo Francesco ritiene essenziale anche la dimensione sinodale e comunionale del fare teologia, che si invera soprattutto attraverso un autentico esercizio comunitario del pensare. Per il raggiungimento di tutto ciò, egli sottolinea, è «importante che esistano luoghi, anche istituzionali, nei quali vivere e fare esperienza di collegialità e fraternità teologica».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Soltanto dall’esperienza di una vera comunione, come luogo del fare teologia, possono scaturire, non soltanto nuovi contenuti da esplorare, ma anche quel «ripensamento del pensiero» fortemente auspicato per l’oggi della Chiesa, per non finire con l’interpretare la realtà con uno sguardo incapace di coglierne la sua portata veritativa. Tale sguardo<img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-14908 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/12/ap23302364988665-300x200.webp" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/12/ap23302364988665-300x200.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/12/ap23302364988665-751x500.webp 751w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/12/ap23302364988665-768x511.webp 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/12/ap23302364988665.webp 940w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> attento sulle cose è ciò che conferisce un “timbro” pastorale alla teologia, oltrepassando quelle inutili contrapposizioni tra teoria e pratica, tra pensiero e vita. Lo sforzo della teologia deve essere quello di salvaguardare la fede dei piccoli, valorizzando «il sapere del senso comune della gente che è di fatto luogo teologico nel quale abitano tante immagini di Dio, spesso non corrispondenti al volto cristiano di Dio, solo e sempre amore». </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per questa ragione la teologia «si pone al servizio della evangelizzazione della Chiesa e della trasmissione della fede, perché la fede diventi cultura, cioè ethos sapiente del popolo di Dio, proposta di bellezza umana e umanizzante per tutti», evitando – per fini banalmente ideologici – di aggrovigliarsi in se stessa, come un pensiero radicalmente autoreferenziale.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La teologia è così chiamata a favorire la fede, e non a supportare l’opinione pubblica ecclesiale, per non rischiare di interpretare i bisogni reali della gente attraverso le proprie categorie, con l’unico fine di affermare se stessa. </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/per-un-ripensamento-del-pensiero">Per un ripensamento del pensiero</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando il protagonismo ecclesiale cede il posto all’azione dello Spirito Santo</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/quando-il-protagonismo-ecclesiale-cede-il-posto-allazione-dello-spirito-santo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Nov 2023 08:31:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2023]]></category>
		<category><![CDATA[novembre 2023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=14785</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · I motori erano certamente riscaldati da tempo: il sinodo sulla sinodalità, infatti, non rappresenta l’inizio di un percorso, ma la tappa di un cammino già avviato. Diversi sono i termini-chiave che, in ambito ecclesiologico (e non solo!), caratterizzano le aspettative di coloro che, in un modo o in un altro, partecipano [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/quando-il-protagonismo-ecclesiale-cede-il-posto-allazione-dello-spirito-santo">Quando il protagonismo ecclesiale cede il posto all’azione dello Spirito Santo</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-14829" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/11/banner-sito-300x159.png" alt="" width="300" height="159" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/11/banner-sito-300x159.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/11/banner-sito.png 740w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Alessandro Clemenzia · </span><span style="font-size: medium;">I motori erano certamente riscaldati da tempo: il sinodo sulla sinodalità, infatti, non rappresenta l’inizio di un percorso, ma la tappa di un cammino già avviato. Diversi sono i termini-chiave che, in ambito ecclesiologico (e non solo!), caratterizzano le aspettative di coloro che, in un modo o in un altro, partecipano a questo evento ecclesiale: “riforma”, “rinnovamento”, “aggiornamento”. Eppure si asserisce a ciascuno di questi lemmi un significato non univoco, talvolta addirittura contraddittorio. Secondo alcuni, una cosa è certa: la Chiesa ha bisogno di un cambiamento. Ma qual è l’ambito oggetto di tale cambiamento? E soprattutto come attuare il passaggio da un dato affermato a un altro totalmente nuovo? Tutte domande legittime. Eppure, il discorso di Papa Francesco all’apertura della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi (4 ottobre 2023), pone una domanda ancora più urgente: chi è il soggetto della riforma o del rinnovamento della Chiesa (potremmo dire, a prescindere dall’oggetto concreto in questione)?</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quest’ultima domanda potrebbe sembrare scontata ai più, eppure – soprattutto a partire da numerose riflessioni ecclesiologiche contemporanee – non lo è affatto. I sostenitori di un’interpretazione sociologica di Chiesa, totalmente proiettati su cambiamenti strutturali, potrebbero risultare piuttosto annoiati dalle affermazioni del Papa, in quanto in realtà egli non intende offrire – attraverso il concetto di sinodalità – un modello ideale (per quanto concreti possano essere i risvolti) di Chiesa, ma un metodo relazionale per essere realmente ed efficacemente “comunità” credente.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per l’ennesima volta, Francesco ha voluto sottolineare ai partecipanti al Sinodo che quest’ultimo «non è un parlamento, è un’altra cosa; […] non è una riunione di amici per risolvere alcune cose del momento o dare le opinioni, è un’altra cosa». E qui egli ha richiamato la questione di chi sia il vero protagonista del cammino sinodale: i credenti sono chiamati, non ad ammodernare la Chiesa per renderla più appetibile a una clientela più vasta, ma a mettersi in ascolto di quanto lo Spirito Santo dice. «Non dimentichiamo, fratelli e sorelle, che il protagonista del Sinodo non siamo noi: è lo Spirito Santo. E se in mezzo a noi c’è lo Spirito che ci guida, sarà un bel Sinodo. Se in mezzo a noi ci sono altri modi di andare avanti per interessi sia umani, personali, ideologici, non sarà un Sinodo, sarà una riunione più parlamentare, che è un’altra cosa. Sinodo è un cammino che fa lo Spirito Santo». Continua ancora il Papa: «Se noi non capiamo questo, saremo come quelli di cui si parla negli Atti degli Apostoli: “Avete ricevuto lo Spirito Santo?” – “Che cos’è lo Spirito Santo? Neppure ne abbiamo sentito parlare” (cfr 19,1-2). Dobbiamo capire che è Lui il protagonista della vita della Chiesa, Colui che la porta avanti». Attraverso questo riferimento alla Spirito Santo, Papa Francesco, in modo implicito, esorta tutti i partecipanti al Sinodo a non avere paura delle diversità che in esso si possono raggiungere, in quanto l’azione dello Spirito è proprio quella di inverare l’armonia lì dove c’è distinzione. «La grande opera dello Spirito Santo: non l’unità, no, l’armonia. Lui ci unisce in armonia, l’armonia di tutte le differenze. Se non c’è l’armonia, non c’è lo Spirito: è Lui che fa così. […] Lo Spirito Santo è il compositore armonico della storia della salvezza».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un discorso molto più profondo rispetto al semplice esortare a non perdersi nei meandri di un conflitto di idee: il Papa spinge i partecipanti al Sinodo a vivere fino in fondo la distinzione che potrebbe porli in opposizione, fino a rintracciare in tale dinamica polare l’azione stessa dello Spirito, capace di armonizzare la pluralità. Vi è poi una sottolineatura molto interessante, di grande portata teologica e filosofica; afferma Francesco: «Armonia – stiamo attenti – non significa “sintesi”, ma “legame di comunione tra parti dissimili”. Se noi in questo Sinodo finiremo con una dichiarazione tutti uguali, tutti uguali, senza nuances, lo Spirito non c’è, è rimasto fuori. Lui fa quell’armonia che non è sintesi, è un legame di comunione fra parti dissimili».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non si tratta, dunque, di raggiungere una sintesi per accontentare i più, ma di rintracciare nella distinzione colui che è capace di conservare la pluralità e trasformarla (potremmo dire anche “transustanziarla”) in comunione.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-14830 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/11/cq5dam.web_.800.800-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/11/cq5dam.web_.800.800-300x200.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/11/cq5dam.web_.800.800-750x500.jpeg 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/11/cq5dam.web_.800.800-768x512.jpeg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/11/cq5dam.web_.800.800.jpeg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da questo protagonismo dello Spirito scaturisce il protagonismo ecclesiale, in cui ciascuno è chiamato a fare la propria parte: «Insisto su questo: […] anche in questo Sinodo, discernere le voci dello Spirito da quelle che non sono dello Spirito, che sono mondane. A mio avviso, la malattia più brutta che oggi – sempre, ma anche oggi – si vede nella Chiesa è ciò che va contro lo Spirito, cioè la mondanità spirituale. Uno spirito, ma non santo: di mondanità. State attenti a questo: non prendiamo il posto dello Spirito Santo con cose mondane – anche buone – come il buon senso: questo aiuta, ma lo Spirito va oltre». </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste parole di Francesco andrebbero prese sul serio, in quanto il rischio di voler costruire qualcosa di strutturalmente nuovo nella Chiesa attraverso a una visione riduzionista della realtà (e, perché no, anche “ideologica”), è sempre dietro l’angolo. Per tutti.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/quando-il-protagonismo-ecclesiale-cede-il-posto-allazione-dello-spirito-santo">Quando il protagonismo ecclesiale cede il posto all’azione dello Spirito Santo</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il sinodo sulla sinodalità e il bisogno di comunione secondo il cardinale Christoph Schönborn</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/il-sinodo-sulla-sinodalita-e-il-bisogno-di-comunione-secondo-il-cardinale-christoph-schonborn</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Oct 2023 15:17:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2023]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre 2023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=14766</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · «La sinodalità è il modus operandi della comunione ecclesiale». Con queste parole l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn, ha voluto sintetizzare, in una intervista recentemente rilasciata, le sue aspettative da questo primo sinodo sulla sinodalità. Il teologo austriaco ha collegato il recente sinodo, che si terrà in questo mese di ottobre in [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/il-sinodo-sulla-sinodalita-e-il-bisogno-di-comunione-secondo-il-cardinale-christoph-schonborn">Il sinodo sulla sinodalità e il bisogno di comunione secondo il cardinale Christoph Schönborn</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-14767" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-300x169.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-560x315.jpeg 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg 750w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Alessandro Clemenzia </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">· </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">«La sinodalità è il</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>modus operandi</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">della comunione ecclesiale». Con queste parole l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn, ha voluto sintetizzare, in una intervista recentemente rilasciata, le sue aspettative da questo primo sinodo sulla sinodalità. Il teologo austriaco ha collegato il recente sinodo, che si terrà in questo mese di ottobre in Vaticano, con quello che si è svolto nel 1985, il quale ha segnato una tappa decisiva per l’autocoscienza ecclesiale, in quanto momento di verifica sul cammino intrapreso dalla Chiesa nei vent’anni dopo la chiusura del Vaticano II. Ha affermato il cardinale: «Ho partecipato al sinodo del 1985 non come vescovo ma come teologo, […] e il tema era la comunione, la</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>communio</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, parola essenziale del Vaticano</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">II</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">. Anche quel sinodo non aveva un tema specifico ma era quasi un sinodo sulla comunione: la</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>communio</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, come nota essenziale della chiesa, come caratteristica della vita ecclesiale». Ha inoltre affermato: «E penso che il sinodo sulla sinodalità sia qualche cosa di simile». </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Tante sono le interpretazioni odierne che vengono date alla parola “sinodalità”. L’Arcivescovo di Vienna ha dato anch’egli una sua opinione: «Quello sulla sinodalità è un sinodo su come si vive in modo evangelico, in modo corrispondente alla vita del vangelo, la comunione ecclesiale, il camminare insieme del popolo di Dio, di tutti i membri del popolo di Dio. […] Penso che questo tema della sinodalità sia un ulteriore passo nella ricezione del Concilio Vaticano</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">II</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, la</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>communio</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">e il</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>modus operandi</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">della</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>communio</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, la sinodalità. Non bisogna poi dimenticare che il camminare insieme della sinodalità non avviene solo nella contemporaneità, ma anche nella storia. E dunque sinodalità vuol dire anche far memoria del cammino di chi ci ha preceduto nella fede».</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo questa interpretazione, dunque, la sinodalità è espressione concreta della comunione e anche “modus operandi”, e dunque metodo attuativo; in altre parole: essa è il modo concreto attraverso cui inverare la comunione nella Chiesa. Tale interpretazione ha fatto compiere al cardinale un ulteriore passo in avanti: conferendo un significato così essenziale alla sinodalità (come dimensione comunionale), essa non può risultare unicamente come qualcosa di nuovo, altrimenti si rischierebbe di affermare che la Chiesa è realmente tale solo nell’oggi, in quanto capace di vivere ciò che caratterizza profondamente la sua natura. In questo senso il “camminare insieme” è quel filo conduttore che si può rintracciare in tutta la storia ecclesiale.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tale modo di intendere la sinodalità sembra essere ben distante dall’interpretazione di coloro che si riferiscono soprattutto ai processi decisionali nella Chiesa. Il giornalista, durante l’intervista, gli ha poi rivolto una domanda sull’esperienza sinodale che in realtà introduceva la questione dell’esercizio dell’autorità: «Papa Francesco insiste nel sottolineare che il sinodo è fatto di preghiera, ascolto della voce dello Spirito Santo, ascolto reciproco e discernimento. Ed è diverso dai lavori di un parlamento — altrettanto positivi — che sono soggetti alle logiche di maggioranza e minoranza». Il cardinale, pur considerando la positività del discernimento che può avvenire anche nel sistema democratico parlamentare, riconosce che il sinodo non può minimamente essere equiparato a tutto ciò, in quanto la ricerca dell’unanimità rappresenta una vera e propria tensione all’unità: «Il sinodo è consultivo, non è un organo di legislazione. Serve per l’ascolto, l’ascolto comune della voce dello Spirito Santo». </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un altro elemento decisivo a proposito del sinodo sulla sinodalità è dato dal ruolo dei laici, che partecipano ad esso come membri a pieno titolo, e non soltanto come uditori. Spiega il cardinale viennese: «Penso che sostanzialmente non cambi la fisionomia del sinodo, perché certo è un sinodo di vescovi, la maggioranza rimangono i vescovi, perché la tradizione sinodale è anzitutto quella dell’incontro dei vescovi della regione, della nazione, etc. Ma questa partecipazione dei fedeli laici è certamente importante per migliorare l’ascolto». In questo senso, il sinodo continuerebbe ad essere “sinodo dei vescovi”, pur prendendovi parte un gran numero di laici.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-14768 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/papa-indio-amazz-300x213.webp" alt="" width="300" height="213" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/papa-indio-amazz-300x213.webp 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/papa-indio-amazz-705x500.webp 705w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/10/papa-indio-amazz.webp 720w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A proposito delle tematiche ritenute dall’opinione pubblica come le più urgenti da affrontare, interessante è la considerazione dell’arcivescovo austriaco, che ritiene fondamentale non dimenticare l’universalità della Chiesa: «Io però sono un po’ scettico sul fatto che l’elenco dei temi molto dibattuti soprattutto nel mondo occidentale secolarizzato siano così centrali per tutta la chiesa. Faccio un esempio. Al sinodo sull’Amazzonia c’è stata da certi gruppi una forte pressione per arrivare a una decisione sui</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>viri probati</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, l’ordinazione sacerdotale di uomini sposati. Forse sarò criticato per ricordarlo, ma è stato detto al sinodo. Alcuni si sono chiesti: come è possibile che vi siano ben 1.200 preti della Colombia, Paese che ha molte vocazioni sacerdotali, che vivono negli Stati Uniti e in Canada? Perché un centinaio o duecento di loro non vanno in Amazzonia? Il problema della mancanza dei preti sarebbe risolto. Dunque penso che a volte ci voglia un po’ più di discernimento e anche di onestà nel vedere la complessità delle tematiche. In questo senso sono fiducioso che il sinodo sarà una bella e forte occasione, un’opportunità per discernere insieme su queste tematiche».</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Insomma, secondo il cardinale Christoph Schönborn, il sinodo sulla sinodalità intende rispondere a quella sete di comunione che la Chiesa continua incessantemente ad avere.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/il-sinodo-sulla-sinodalita-e-il-bisogno-di-comunione-secondo-il-cardinale-christoph-schonborn">Il sinodo sulla sinodalità e il bisogno di comunione secondo il cardinale Christoph Schönborn</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Comunione tra le Chiese e lo stile di Dio</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/comunione-tra-le-chiese-e-lo-stile-di-dio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Sep 2023 15:21:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2023]]></category>
		<category><![CDATA[settembre 2023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=14605</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · In occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli ha inviato alla celebrazione in San Pietro una delegazione, che è stata a sua volta ricevuta in udienza dal Papa il 30 giugno. Nel saluto, Francesco ha espresso la sua gioia per l’esito della quindicesima sessione plenaria [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/comunione-tra-le-chiese-e-lo-stile-di-dio">Comunione tra le Chiese e lo stile di Dio</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-14677" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/09/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/09/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-300x169.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/09/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-560x315.jpeg 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/09/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg 750w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Alessandro Clemenzia · In occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli ha inviato alla celebrazione in San Pietro una delegazione, che è stata a sua volta ricevuta in udienza dal Papa il 30 giugno.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel saluto, Francesco ha espresso la sua gioia per l’esito della quindicesima sessione plenaria della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, che si è tenuta sempre nel mese di giugno ad Alessandria d’Egitto, e dove si è raggiunto un accordo su un nuovo documento intitolato “Sinodalità e Primato nel secondo millennio e oggi”. Hanno partecipato a questa sessione plenaria alcuni membri cattolici e i rappresentanti di dieci Chiese ortodosse: il Patriarcato Ecumenico, il Patriarcato di Alessandria, il Patriarcato di Gerusalemme, il Patriarcato di Romania, il Patriarcato di Georgia, la Chiesa di Cipro, la Chiesa di Grecia, la Chiesa di Polonia, la Chiesa di Albania e la Chiesa delle Terre Ceche e della Slovacchia. Trattare il rapporto tra sinodalità e primato è stato un modo per superare alcune polemiche createsi da entrambe le parti che, come ha spiegato il Papa, ad altro non portavano se non a ripiegare l’attenzione su se stessi. A partire da quanto ci insegna la storia, «siamo chiamati a cercare insieme una modalità di esercizio del primato che, nel contesto della sinodalità, sia al servizio della comunione della Chiesa a livello universale». In questa accezione, la sinodalità appare come un metodo capace di risignificare l’esercizio del primato petrino. A tale riguardo, Francesco ha ritenuto opportuno fare una precisazione: «Non è possibile pensare che le medesime prerogative che il Vescovo di Roma ha nei riguardi della sua Diocesi e della compagine cattolica siano estese alle comunità ortodosse; quando, con l’aiuto di Dio, saremo pienamente uniti nella fede e nell’amore, la forma con la quale il Vescovo di Roma eserciterà il suo servizio di comunione nella Chiesa a livello universale dovrà risultare da un’inscindibile relazione tra primato e sinodalità».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per non ridurre la riflessione a un piano meramente sociologico-istituzionale, il Papa recupera il fondamento teologico dell’unità tra le Chiese, ribadendo in particolare l’azione dello Spirito Santo: «la comunione tra i credenti non è questione di cedimenti e compromessi, ma di carità fraterna […]. Questa è la prospettiva dello Spirito Santo, che armonizza le differenze senza omologare le realtà». </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E dal momento che la vera comunione non consiste unicamente nel guardarsi reciproco tra realtà distinte, ma soprattutto nel rivolgere lo sguardo verso una comune direzione, Francesco non ha potuto non richiamare l’attenzione sui tanti drammi causati dalla guerra in ogni parte della terra, e in particolare nel conflitto a noi più vicino, quello tra Ucraina e Russia. «Come discepoli di Cristo, non possiamo rassegnarci alla guerra, ma abbiamo il dovere di lavorare insieme per la pace. […] Certamente, la pace non è una realtà che possiamo raggiungere da soli, ma è in primo luogo un dono del Signore. Tuttavia, si tratta di un dono che richiede un atteggiamento corrispondente da parte dell’essere umano, e soprattutto del credente, il quale deve partecipare all’opera pacificatrice di Dio». Ma in che modo i credenti possono davvero essere dei costruttori di pace e di giustizia, in un contesto politico in cui tutto sembra andare verso una direzione opposta? «Il Vangelo – ha spiegato il Papa – ci mostra che la pace non viene dalla mera assenza di guerra, ma nasce dal cuore dell’uomo. A ostacolarla, infatti, è in ultima analisi la radice cattiva che ci portiamo dentro: il possesso, la volontà di perseguire egoisticamente i propri interessi a livello personale, comunitario, nazionale e persino religioso. Perciò Gesù ci ha proposto come rimedio quello di convertire il cuore, di rinnovarlo con l’amore del Padre, il quale “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (<i>Mt</i> 5,45)».<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-14679 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/09/download.jpeg" alt="" width="301" height="167" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questo senso, il primo passo che le singole Chiese sono chiamate a compiere, a partire dall’esperienza di ciascuna, è quello di riconoscere che l’amore di Dio è universale, e non è confinato al proprio gruppo: «Se la nostra vita non annuncia la novità di questo amore, come possiamo testimoniare Gesù al mondo? Alle chiusure e agli egoismi va opposto lo stile di Dio che, come ci ha insegnato Cristo con l’esempio, è servizio e rinuncia di sé. Possiamo esser certi che, incarnandolo, i cristiani cresceranno nella comunione reciproca e aiuteranno il mondo, segnato da divisioni e discordie».</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il cammino verso la piena comunione tra le Chiese, sembra così suggerire il Papa, non si realizza a tavolino, né con argomentazioni teologiche, né con intenzioni politiche, ma nel riconoscere l’amore gratuito e universale di Dio, e nel testimoniare al mondo che lo stile di Dio consiste nel servizio e nella rinuncia di sé. Chissà che non sia proprio questa attenzione comune rivolta verso l’umanità, più che il guardarsi reciproco, a far sì che ciascuna Chiesa possa corrispondere in modo sempre più efficace a quell’unità che solo lo Spirito Santo può realizzare.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/comunione-tra-le-chiese-e-lo-stile-di-dio">Comunione tra le Chiese e lo stile di Dio</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La fecondità dell’artista. Le parole di Papa Francesco</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/la-fecondita-dellartista-le-parole-di-papa-francesco</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 05:25:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[agosto 2023]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=14546</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · L’attenzione che la Chiesa riserva agli artisti viene da molto lontano. Lo ha sottolineato papa Francesco nel suo discorso rivolto ai partecipanti all’incontro promosso in occasione del 50° anniversario dell’inaugurazione della collezione d’arte moderna dei musei vaticani (23 giugno 2023). La grandezza dell’artista è quella di essere capace di prendere davvero [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/la-fecondita-dellartista-le-parole-di-papa-francesco">La fecondità dell’artista. Le parole di Papa Francesco</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-14549" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/08/9788837237660-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/08/9788837237660-184x300.jpg 184w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/08/9788837237660.jpg 208w" sizes="auto, (max-width: 184px) 100vw, 184px" />di Alessandro Clemenzia · </span><span style="font-size: medium;">L’attenzione che la Chiesa riserva agli artisti viene da molto lontano. Lo ha sottolineato papa Francesco nel suo discorso rivolto ai partecipanti all’incontro promosso in occasione del 50° anniversario dell’inaugurazione della collezione d’arte moderna dei musei vaticani (23 giugno 2023). La grandezza dell’artista è quella di essere capace di prendere davvero sul serio «la profondità inesauribile dell’esistenza, della vita e del mondo, anche nelle sue contraddizioni e nei suoi lati tragici. Questa profondità rischia di diventare invisibile allo sguardo di molti saperi specializzati, che rispondono a esigenze immediate, ma stentano a vedere la vita come realtà poliedrica». In altre parole, l’artista, prima ancora di esprimere la propria forza interiore attraverso una particolare raffigurazione, è colui che è capace di cogliere alcuni aspetti della realtà che molto spesso vengono automaticamente trascurati o addirittura censurati, in quanto mostrano il lato più debole e fragile dell’umano. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Romano Guardini, nel suo scritto </span><span style="font-size: medium;"><em>L’opera d’arte</em></span><span style="font-size: medium;">, affermava che «lo stato in cui si trova l’artista mentre crea è affine a quello del fanciullo e pure del veggente». Come un bambino, ha affermato il Papa, egli «si muove anzitutto nello spazio dell’invenzione, della novità, della creazione, del mettere al mondo qualcosa che così non si era mai visto». Si tratta certamente del tratto originale e fecondo dell’artista, capace di generare qualcosa di veramente nuovo rispetto a prima; si tratta di una novità, intesa non soltanto come la produzione dal nulla di qualcosa di originale, ma anche come il portare alla luce qualcosa di già esistente e non ancora conosciuto. Un talento, dunque, che consiste nel portare alla luce l’inedito e, in questo modo, nel fare nuove tutte le cose. Recuperando quanto è scritto nel libro del profeta Isaia (43,19), quando Dio afferma: «Ecco, faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia: non ve ne accorgete?» (43,19), e nel libro dell’Apocalisse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (21,5), il Papa ha indicato come la creatività degli artisti partecipi alla generatività di Dio stesso; per questo essi devono avere «occhi che guardano e che sognano». Ha spiegato Francesco: «Non basta soltanto guardare, bisogna anche sognare. Voi artisti, allora, avete la capacità di sognare nuove versioni del mondo. […] La capacità d’introdurre novità nella storia». </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E qui, recuperando l’immagine di Romano Guardini, il Papa ha spiegato come l’artista, oltre al fanciullo, è anche in qualche modo un veggente, capace di «guardare le cose sia in profondità sia in lontananza, come sentinelle che stringono gli occhi per scrutare l’orizzonte e scandagliare la realtà al di là delle apparenze». </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa esperienza creativa del fanciullo e del veggente, ha affermato ancora il Papa, spinge l’artista a non adeguarsi ad alcune logiche di compromesso che propongono una presunta bellezza artificiale, complice di alcuni meccanismi economici che vanno incessantemente e, talvolta, silenziosamente a scapito dell’umano. «È una bellezza finta, cosmetica, un maquillage che nasconde invece di rivelare. In italiano si dice “trucco” perché ha qualcosa dell’inganno. Voi vi tenete distanti da questa bellezza, la vostra arte vuole agire come coscienza critica della società, togliendo il velo all’ovvietà. Volete mostrare quello che fa pensare, che rende vigili, che svela la realtà anche nelle sue contraddizioni, nei suoi aspetti che è più comodo o conveniente tenere nascosti». Non si tratta di coltivare una semplice coscienza critica su questioni di natura sociale, ma di avere uno sguardo vero sulla realtà, fino a rintracciare la luce e la bellezza proprio nelle tenebre dell’umano. È a questo livello, ha spiegato ancora il Papa, che «si comincia così a provare la nostalgia di Dio».<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-14550 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/08/Romano-Guardini-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/08/Romano-Guardini-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/08/Romano-Guardini-751x500.jpg 751w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/08/Romano-Guardini-768x512.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/08/Romano-Guardini.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma come distinguere la bellezza vera da quella che, invece, inganna, addomesticando e addirittura anestetizzando la coscienza umana? Francesco pone come criterio di discernimento l’armonia. Riferendosi alla riflessione trinitaria, egli mostra come molti teologi, dopo aver descritto la paternità di Dio e la filiazione di Gesù Cristo, descrivono lo Spirito Santo come “armonia intradivina” e come il grande armonizzatore del mondo, soprattutto in un contesto determinato da globalizzazioni omologanti e, al contrario, da localismi chiusi e sterili. «L’armonia – ha precisato il Papa – è quando ci sono delle parti, diverse tra loro, che però compongono un’unità, diversa da ognuna delle parti e diversa dalla somma delle parti. È una cosa difficile, che solo lo Spirito può rendere possibile: che le differenze non diventino conflitti, ma diversità che si integrano; e nello stesso tempo che l’unità non sia uniformità, ma ospiti ciò che è molteplice». </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Proprio per l’attenzione che l’artista rivolge a tutti i fattori della realtà, compresi quelli oggi maggiormente censurabili, il Papa ha concluso il suo discorso rivolgendo ai partecipanti un ultimo appello che gli sta particolarmente a cuore: l’attenzione verso i più poveri, verso coloro che, non avendo spesso voce per farsi sentire, hanno fortemente bisogno di persone che interpretino il loro grido silenzioso. L’artista è capace anche di questo.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/la-fecondita-dellartista-le-parole-di-papa-francesco">La fecondità dell’artista. Le parole di Papa Francesco</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sinodo sulla sinodalità. L’Instrumentum laboris</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/sinodo-sulla-sinodalita-linstrumentum-laboris</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jul 2023 06:11:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2023]]></category>
		<category><![CDATA[luglio 2023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=14456</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · Dal prossimo autunno, esattamente dal 10 ottobre 2021 saranno ormai passati due anni da quando Papa Francesco ha convocato in Sinodo la Chiesa universale. Tutto il Popolo di Dio è stato chiamato, a partire dalle proprie Chiese locali, a rispondere al presente interrogativo: «Come si realizza oggi, a diversi livelli (da [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/sinodo-sulla-sinodalita-linstrumentum-laboris">Sinodo sulla sinodalità. L’Instrumentum laboris</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-14460" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/cq5dam.web_.1280.1280-300x264.png" alt="" width="300" height="264" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/cq5dam.web_.1280.1280-300x264.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/cq5dam.web_.1280.1280-568x500.png 568w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/cq5dam.web_.1280.1280-768x676.png 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/cq5dam.web_.1280.1280.png 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Alessandro Clemenzia · Dal prossimo autunno, esattamente dal 10 ottobre 2021 saranno ormai passati due anni da quando Papa Francesco ha convocato in Sinodo la Chiesa universale. Tutto il Popolo di Dio è stato chiamato, a partire dalle proprie Chiese locali, a rispondere al presente interrogativo: «Come si realizza oggi, a diversi livelli (da quello locale a quello universale), quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata; e quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale?». Quanto via via emergeva a livello diocesano veniva poi sintetizzato dalle differenti Conferenze Episcopali e trasmesso alla Segreteria Generale del Sinodo. È stato così redatto da quest’ultima il Documento di Lavoro per la Tappa Continentale (2022), inviato poi nuovamente a ciascuna Chiesa locale per confrontarsi su di esso e fornire il materiale di lavoro alle diverse Assemblee Continentali; queste ultime, a loro volta, hanno presentato alla Segreteria del Sinodo quelle istanze ritenute fondamentali per ciascuna, per poterle poi far diventare oggetto di lavoro nella prima sessione dell’Assemblea sinodale (2023).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sulla base di quanto risultato in questa prima fase di “ascolto”, è stato redatto il presente <em>Instrumentum laboris </em>(<em>Il</em>). Molti sono i temi qui affrontati; per questa ragione mi limito a far emergere, a partire da quelli che sono stati denominati “i segni caratteristici di una Chiesa sinodale”, quale significato di “sinodalità” viene assunto dal presente <em>Il</em>, che rappresenta, da un lato, il frutto di un percorso già avviato a livello di Chiesa universale, dall’altro, la prospettiva dentro la quale si muoverà la prima sessione dell’Assemblea sinodale. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il primo elemento che viene sottolineato è che la Chiesa sinodale «si fonda sul riconoscimento della dignità comune derivante dal Battesimo, che rende coloro che lo ricevono figli e figlie di Dio, membri della sua famiglia, e quindi fratelli e sorelle in Cristo, abitati dall’unico Spirito e inviati a compiere una comune missione» (n. 20). Il Battesimo viene qui colto come evento da cui scaturisce «una vera corresponsabilità tra i membri della Chiesa» (n. 20). </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da questo significato di sinodalità, legato alla realtà sacramentale di tutto il Popolo di Dio, l’<em>Il</em> passa ad un altro, che chiama in gioco la dimensione strutturale della Chiesa, «in modo da costituire uno spazio in cui la comune dignità battesimale e la corresponsabilità nella missione siano non solo affermate, ma esercitate e praticate» (n. 21). Si tratta dunque di mettere in atto una riforma delle istituzioni ecclesiastiche per rivedere il modo in cui viene esercitata l’autorità nella Chiesa.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo un approccio sacramentale e uno strutturale al tema della sinodalità, il terzo significato allude a un aspetto più ampio, in quanto fa riferimento a un particolare “stile sinodale”; si tratta in particolare di mettersi in ascolto di quanto oggi lo Spirito vuole affermare a tutti i battezzati «attraverso l’ascolto della Parola, l’ascolto degli eventi della storia e l’ascolto reciproco tra le persone e tra le comunità ecclesiali, dal livello locale a quello continentale e universale» (n. 22). Un vero e proprio stile, capace di trasformare le relazioni all’interno della comunità cristiana e di renderla una Chiesa umile, in un perenne atteggiamento di chiedere perdono per gli errori commessi e di voler imparare dagli altri. È sempre in questo “stile sinodale”, secondo l’<em>Il</em>, che la Chiesa può diventare in modo efficace un luogo di incontro e di dialogo a tutto campo. E qui vengono recuperati due temi ecclesiologici fondamentali: l’unità e il noi. Per quanto riguarda il primo, è scritto che una Chiesa sinodale «non ha paura della varietà di cui è portatrice, ma la valorizza senza costringerla all’uniformità» (n. 25); per quanto concerne il secondo, invece, si afferma la necessità di attuare un<b> «</b>passaggio dall’“io” al “noi”, perché costituisce uno spazio all’interno del quale risuona la chiamata a essere membri di un corpo che valorizza le diversità, ma è reso uno dall’unico Spirito» (n. 25).<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-14462 alignright" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/cq5dam.web_.1280.1280-1-1-212x300.png" alt="" width="212" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/cq5dam.web_.1280.1280-1-1-212x300.png 212w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/cq5dam.web_.1280.1280-1-1-353x500.png 353w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/cq5dam.web_.1280.1280-1-1-768x1087.png 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/07/cq5dam.web_.1280.1280-1-1.png 904w" sizes="auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ed è proprio questa dinamica interna di unità/varietà, io/noi che permette alla Chiesa, spinta da «una sana inquietudine dell’incompletezza» (n. 29) e nutrita dal mistero che celebra nella liturgia, di affrontare ogni tensione al suo interno: «La sinodalità è una via privilegiata di conversione, perché ricostituisce la Chiesa nell’unità: cura le sue ferite e riconcilia la sua memoria, accoglie le differenze di cui è portatrice e la riscatta da divisioni infeconde, permettendole così di incarnare più pienamente la sua vocazione a essere «in Cristo, come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (LG 1)» (n. 28).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La sinodalità, dunque, sulla base dei diversi significati che abbiamo fatto emergere, fa riferimento alla realtà sacramentale di tutto il Popolo di Dio (e in particolare al Battesimo), a una vera e propria riforma strutturale della Chiesa e, infine, a uno “stile” ecclesiale. «Un termine per sé astratto o teorico come sinodalità ha cominciato così a incarnarsi in un’esperienza concreta» (n. 18), è scritto nell’<em>Il</em>. Ci auguriamo che da un punto di vista ecclesiologico si possa fare sempre più chiarezza su questo lemma, per evitare che esso possa assumere un significato onnicomprensivo, che è il modo più efficace per neutralizzare la valenza sinodale che ha caratterizzato la Chiesa dai suoi inizi.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/sinodo-sulla-sinodalita-linstrumentum-laboris">Sinodo sulla sinodalità. L’Instrumentum laboris</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il mondo come sacramento. Il conferimento del dottorato h.c. al patriarca Bartolomeo da parte della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/il-mondo-come-sacramento-il-conferimento-del-dottorato-h-c-al-patriarca-bartolomeo-da-parte-della-facolta-teologica-dellitalia-centrale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2023 17:31:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2023]]></category>
		<category><![CDATA[giugno 2023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=14324</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia &#8211; Un evento di grande portata ha chiuso le celebrazioni organizzate in occasione della ricorrenza del primo quarto di secolo della Facoltà Teologica di Firenze: si tratta del conferimento del dottorato h.c. al Patriarca Ecumenico Bartolomeo, Arcivescovo di Costantinopoli, lo scorso 3 maggio. Si tratta di un riconoscimento accademico per il suo [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/il-mondo-come-sacramento-il-conferimento-del-dottorato-h-c-al-patriarca-bartolomeo-da-parte-della-facolta-teologica-dellitalia-centrale">Il mondo come sacramento. Il conferimento del dottorato h.c. al patriarca Bartolomeo da parte della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-14325" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/dottorato.jpg" alt="" width="300" height="168" />di Alessandro Clemenzia &#8211; Un evento di grande portata ha chiuso le celebrazioni organizzate in occasione della ricorrenza del primo quarto di secolo della Facoltà Teologica di Firenze: si tratta del conferimento del dottorato h.c. al Patriarca Ecumenico Bartolomeo, Arcivescovo di Costantinopoli, lo scorso 3 maggio. Si tratta di un riconoscimento accademico per il suo instancabile lavoro, non soltanto nel cammino ecumenico in vista dell’unità della Chiesa, ma anche per la profondità teologica con cui egli ha portato avanti il suo impegno per la salvaguardia del creato.<br />
L’evento, alla presenza di numerose autorità ecclesiali, civili, religiose e accademiche, di docenti e studenti dei tre cicli di studio della Facoltà Teologica, si è aperto con il saluto del Preside, il prof. Stefano Tarocchi, il quale ha contestualizzato l’impegno alla formazione teologica dell’Istituto all’interno dell’umanesimo fiorentino; è seguito il saluto del Gran Cancelliere, l’Arcivescovo metropolita di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, che ha evidenziato l’ecclesialità del conferimento del dottorato h.c., inserendo tale avvenimento dentro le coordinate della storia della Chiesa fiorentina. Prima della consegna della pergamena, il Preside ha tenuto la laudatio, nella quale ha sottolineato l’apporto del Patriarca e ha messo in luce il cristocentrismo trinitario con cui egli interpreta il rapporto tra Creatore, creatura e creazione. “Il mondo come sacramento. Una visione teologica della creazione”: questo è il titolo della Lectio magistralis tenuta da Bartolomeo nell’aula magna della Facoltà Teologica.</p>
<div id="attachment_14326" style="width: 210px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14326" class="wp-image-14326 size-medium" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/John_Zizioulas_at_IOCS_Westcott_House-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/John_Zizioulas_at_IOCS_Westcott_House-200x300.jpg 200w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/John_Zizioulas_at_IOCS_Westcott_House-333x500.jpg 333w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/John_Zizioulas_at_IOCS_Westcott_House.jpg 640w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" /><p id="caption-attachment-14326" class="wp-caption-text">Il metropolita Giovanni Zizioulas</p></div>
<p style="text-align: justify;">La sensibilizzazione all’urgente crisi ecologica, portata avanti già dal Patriarca Dimitrios, ha spiegato Bartolomeo, non muove da un intento politico sociale o dal fatto che si tratti di un tema socialmente rilevante; tutte le attività ambientali, infatti, rappresentano «un’estensione organica della nostra autocoscienza ecclesiologica», ha affermato il Patriarca, tanto da poter cogliere la vita della Chiesa come una vera e propria “ecologia applicata”. Recuperando quanto affermato nel Concilio di Creta, Bartolomeo ha mostrato come le radici della crisi ecologica siano soprattutto di natura spirituale, e per questa ragione sono insite nel cuore di ogni creatura. Toccando l’esistenza di ogni uomo e donna, la Chiesa è chiamata a fare tutto il possibile per proteggere la creazione di Dio da una crisi che si presenta primariamente antropologica. Approfondendo in chiave teologica il tema della creazione, il Patriarca, riportando il pensiero di un grande teologo ortodosso, recentemente scomparso, il metropolita Giovanni Zizioulas, ha spiegato l’impossibilità di parlare di Dio senza fare riferimento, in modo implicito o esplicito, anche al mondo da Lui creato; anche per questa ragione la crisi ecologica si presenta come una vera e propria crisi spirituale, contro la quale è necessaria quella che Zizioulas denominava una “ascesi ecologica”.</p>
<p style="text-align: justify;">La tradizione stessa attesta l’esperienza di grandi mistici e contemplativi che sperimentavano una profonda e indicibile solidarietà con tutta la creazione, come risposta vivace a un’arroganza diffusa, incapace di far entrare la creatura in sintonia con il mondo circostante. Questa ascesi, ha spiegato ancora Bartolomeo, «è concepita come una vita di coesistenza con tutte le creature, grandi e piccole, e di condivisione della sofferenza di tutte le creature, umane e non umane». Un altro elemento centrale per il Patriarca, ripreso anch’esso da Zizioulas, è la “dimensione eucaristica” che deve animare, dal di dentro e dal di sotto, la cura del creato; e in questo orizzonte teologico-sacramentale Bartolomeo presenta il concetto di “sacerdozio” come il più appropriato per delineare e definire il rapporto tra creatura e creato, alla luce del Creatore. Ogni uomo, infatti, è chiamato ad agire nei confronti del mondo non da sfruttatore, ma come sacerdote capace di offrire il mondo a Dio. Si tratta di un’idea recuperata dall’Enciclica del Concilio di Creta, dove è esplicitamente affermato: «Nei sacramenti della Chiesa, la creazione è affermata e l’uomo è incoraggiato ad agire come amministratore, protettore e “sacerdote” della creazione, offrendola come dossologia al Creatore».                                                                                Nelle conclusioni Bartolomeo ha così sottolineato come la crisi attuale sia causata non tanto da una questione ecologica, ma dal modo errato con cui si guarda e si comprende il mondo. Temi molto alti e profondi, che meriterebbero certamente un approfondimento teologico.</p>
<p style="text-align: justify;">La Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, che da anni predilige, nel suo percorso accademico specialistico, fedele alla tradizione dell’umanesimo fiorentino, un approccio antropologico alla Teologia, ha voluto così valorizzare l’impegno concreto del Patriarca Bartolomeo, animato da una riflessione cristologica e trinitaria che è stata capace di generare una rinnovata visione della persona umana.<br />
E perché questo riconoscimento non si limitasse a un momento celebrativo, ma rimanesse un segno concreto e visibile nella Facoltà e in tutta la città di Firenze, durante l’evento del conferimento del dottorato h.c. è stato dato avvio a una nuova “Cattedra” ecumenica, denominata Chiesa e liturgia ortodossa, che trova il suo “ambiente” più appropriato di studio e di ricerca nell’approccio liturgico che caratterizza la licenza in Teologia dogmatica della Facoltà.</p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/il-mondo-come-sacramento-il-conferimento-del-dottorato-h-c-al-patriarca-bartolomeo-da-parte-della-facolta-teologica-dellitalia-centrale">Il mondo come sacramento. Il conferimento del dottorato h.c. al patriarca Bartolomeo da parte della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Torniamo a riflettere sulla sinodalità …</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/torniamo-a-riflettere-sulla-sinodalita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 May 2023 14:53:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2023]]></category>
		<category><![CDATA[maggio 2023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=14175</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · È lecito domandarsi se sia opportuno soffermare l’attenzione sempre sugli stessi temi, quale appunto la sinodalità della Chiesa. Probabilmente l’opportunità è garantita dai numerosi discorsi di Papa Francesco, il quale molte volte riafferma alcuni principi e criteri fondamentali su tale vexata quaestio; e il tornare del Pontefice sempre sui medesimi argomenti [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/torniamo-a-riflettere-sulla-sinodalita">Torniamo a riflettere sulla sinodalità …</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-14222 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/USMI-logo-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/USMI-logo-300x169.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/USMI-logo-888x500.jpg 888w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/USMI-logo-768x432.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/USMI-logo-1170x658.jpg 1170w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/USMI-logo-560x315.jpg 560w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/USMI-logo.jpg 1350w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Alessandro Clemenzia · </span><span style="font-size: medium;">È lecito domandarsi se sia opportuno soffermare l’attenzione sempre sugli stessi temi, quale appunto la sinodalità della Chiesa. Probabilmente l’opportunità è garantita dai numerosi discorsi di Papa Francesco, il quale molte volte riafferma alcuni principi e criteri fondamentali su tale </span><span style="font-size: medium;"><em>vexata quaestio</em></span><span style="font-size: medium;">; e il tornare del Pontefice sempre sui medesimi argomenti è comprensibile soprattutto a causa, non soltanto delle voci critiche su questi temi, ma anche di coloro che in un modo o in un altro, pur partendo dal citare il Papa, arrivano a conclusioni diametralmente opposte alle sue. Come Francesco, dunque, ribadisce costantemente il suo pensiero sul tema della sinodalità e della riforma della Chiesa a causa delle numerose interpretazioni odierne, così l’opportunità di recuperare le sue parole sempre nuove su questo tema è giustificato da una letteratura ecclesiologica che, pur partendo dalla sua riflessione magisteriale, si orienta verso altri lidi. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nell’ultimo discorso rivolto all’assemblea generale dell’Unione delle Superiore Maggiori d’Italia (13 aprile 2023), il Papa ha recuperato il ruolo della donna nella Chiesa e il significato di sinodalità. Prendendo spunto dal tema della 70</span><sup><span style="font-size: medium;">a</span></sup><span style="font-size: medium;"> Assemblea Generale dell’USMI, intitolato “In cammino sinodale, donne testimoni del Risorto”, Francesco ha mostrato come le donne siano davvero state le prime testimoni della resurrezione di Gesù, le quali, con coraggio, «si sono lasciate sorprendere e spingere dalla forza e dalla luce del Risorto e si sono messe in cammino per cercarlo. Erano coscienti di quanto è importante avere il Signore vivo nel cuore». La testimonianza, spiega così il Papa, scaturisce dallo stupore della resurrezione: essa non è un evento come gli altri, ma esprime una realtà “altra”, una nuova modalità d’esistenza di Gesù e, dunque, la possibilità di poterlo sempre incontrare. Ciò che muove la testimonianza non è immediatamente la narrazione della propria esperienza di fede, ma il mettersi in cammino per cercare una persona viva che ha ogni giorno qualcosa di nuovo da dire e da dare. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’invito del Papa alle religiose è stato quello di cercare in ogni momento il Signore e di ascoltare ciò che di nuovo ha da dire, lasciandosi determinare da tale novità. Questo, dunque, è il primo aspetto sottolineato da Francesco in relazione all’evento pasquale: la contemporaneità di Cristo, il fatto cioè che, attraverso la sua resurrezione, egli sia vivo e possa farsi presente nella quotidianità di ciascuno. Ciò è di fondamentale importanza, in quanto mostra che la Chiesa, per vivere della presenza di Cristo, non sia chiamata a tornare indietro nella storia, in quanto è lui stesso a rendersi costantemente presente nell’oggi. E le donne sono coloro che per prime devono continuare a testimoniare questa contemporaneità.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Legato a questo primo aspetto c’è il secondo, vale a dire il cammino sinodale. Francesco lo introduce rivolgendo l’attenzione al passo del Vangelo in cui si afferma che «le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli» (Mt 28,8). Questo correre insieme è il primo effetto dell’incontro con il Maestro, che «non ci chiude in noi stessi, ci spinge verso l’incontro con gli altri e verso la decisione di camminare con gli altri. Queste donne non hanno scelto né di tenere la gioia dell’incontro solo per sé, né di fare il cammino da sole: hanno scelto di camminare insieme agli altri».</span></span></span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-14224 size-medium" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/PGA7256-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/PGA7256-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/PGA7256-750x500.jpg 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/PGA7256-768x512.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/PGA7256-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/05/PGA7256-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La sinodalità, dunque, non è un’operazione costruita a tavolino, non è una questione organizzativa, ma è la spinta che scaturisce dall’incontro con il Risorto, la quale fa scaturire un nuovo “metodo” di testimonianza: il camminare insieme. Dopo aver mostrato cosa intenda per cammino sinodale, il Papa mostra alcune derive che scaturiscono proprio dal desiderio di realizzare una Chiesa sinodale: «A volte mi viene un po’ di paura quando parliamo di spirito sinodale e subito si pensa: “Adesso devono cambiare questo, questo, questo…”, e torniamo a chiuderci in altro modo. No, il cammino in spirito sinodale è ascoltare, pregare e camminare. Poi, il Signore ci dirà le cose che dobbiamo fare. Ho visto in alcune proposte: “Adesso dobbiamo prendere questa decisione, questo, questo, questo…”. No, questo non è cammino sinodale. Questo è “parlamento”. Non dimentichiamo che il cammino sinodale lo fa lo Spirito Santo: Lui è il capo del cammino sinodale, Lui è il protagonista». Il chiacchiericcio a cui Francesco qui allude è quello che si vive dentro l’odierno scenario ecclesiale, in cui si è più preoccupati di riformare le strutture della Chiesa che del mettersi in ascolto alla voce dello Spirito. La spinta che scaturisce dall’avere incontrato il Risorto e che porta al correre insieme agli altri per annunciare la grande novità di vita non coincide necessariamente con una certa attenzione dell’opinione pubblica ecclesiale, riversata quasi esclusivamente sul raggiungimento di alcuni obiettivi prefissati. Ha spiegato ancora Francesco: «Il cammino sinodale non è avere risposte e prendere decisioni. Il cammino sinodale è camminare, ascoltare – ascoltare! –, sentire e andare avanti. Il cammino sinodale non è un parlamento; il cammino sinodale non è una raccolta di opinioni. Il cammino sinodale è mettersi in ascolto della vita sotto la guida dello Spirito Santo che è il protagonista del Sinodo». </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È solo dall’incontro con il Risorto e dal mettersi in ascolto dello Spirito Santo che si diventa veri seminatori e seminatrici di speranza, capaci di avere uno sguardo vero e sempre attento alla concretezza della realtà.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/torniamo-a-riflettere-sulla-sinodalita">Torniamo a riflettere sulla sinodalità …</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Evangelizzarsi per evangelizzare</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/evangelizzarsi-per-evangelizzare</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Apr 2023 05:23:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2023]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=14086</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · Evangelizzare è testimoniare un incontro personale. Con queste parole si potrebbe riassumere quanto ha affermato Papa Francesco durante l’udienza generale del 22 marzo scorso: egli ha fondato la sua riflessione su alcuni aspetti essenziali dell’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi (1975) di Paolo VI, presentata come “magna carta” dell’evangelizzazione anche nel mondo contemporaneo. [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/evangelizzarsi-per-evangelizzare">Evangelizzarsi per evangelizzare</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-14106 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/9788831552684_0_500_0_75-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/9788831552684_0_500_0_75-194x300.jpg 194w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/9788831552684_0_500_0_75-324x500.jpg 324w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/9788831552684_0_500_0_75.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px" />di Alessandro Clemenzia · </span><span style="font-size: medium;">Evangelizzare è testimoniare un incontro personale. Con queste parole si potrebbe riassumere quanto ha affermato Papa Francesco durante l’udienza generale del 22 marzo scorso: egli ha fondato la sua riflessione su alcuni aspetti essenziali dell’Esortazione apostolica </span><span style="font-size: medium;"><em>Evangelii nuntiandi</em></span><span style="font-size: medium;"> (1975) di Paolo VI, presentata come “magna carta” dell’evangelizzazione anche nel mondo contemporaneo. La “testimonianza” rappresenta un termine-chiave per comprendere in cosa consista l’evangelizzazione: non una mera trasmissione di dati in ordine alla dottrina e alla morale, ma la presentazione efficace dell’incontro con una presenza capace di trasformare ogni esistenza. Evangelizzazione è proprio il «trasmettere Dio che si fa vita in me». Non si tratta, dunque, di offrire alti contenuti catechetici acquisiti da qualcuno prima di noi, ma di donare l’esperienza che ciascuno ha fatto attraverso un linguaggio capace di raggiungere il cuore dell’interlocutore.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Soprattutto con il Vaticano II, a partire da un nuovo paradigma della missione che vede come protagonista l’intero Popolo di Dio, l’attenzione della riflessione ecclesiologica si è spesso concentrata sul ruolo decisivo della comunicazione della fede, sottolineando in particolare come un annuncio sia realmente efficace nel momento in cui non si limita a essere informativo (a offrire, cioè, semplici informazioni di contenuto), ma performativo, capace cioè di generare nell’interlocutore la medesima realtà annunciata. Perché ciò accada, tale comunicazione deve nascere dalle viscere del proprio personale incontro con Cristo. Da qui scaturisce una testimonianza autentica. Annunciare ciò che Dio ha compiuto: si è piegato su un’umanità ferita e ha offerto alla sua creatura uno sguardo nuovo su tutta la realtà. L’originalità della fede arriva così a toccare «le nostre relazioni, i criteri e i valori che determinano le nostre scelte». </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ciò che viene comunicato, in una testimonianza efficace, riguarda la propria esistenza quotidiana, l’essere stati raggiunti concretamente, con tutti i propri limiti, da Qualcuno che sa offrire un fascino maggiore rispetto a tante altre attrazioni, anche quando queste ultime sembrano più forti e prendono il sopravvento. Per questa ragione chi ha incontrato Cristo nella propria vita non è uno più buono degli altri, ma colui che nella propria miseria è reso consapevole che esiste qualcosa di meglio rispetto al lasciarsi determinare dai numerosi condizionamenti odierni. In questo senso Papa Francesco recupera le tre domande fondamentali formulate da Paolo VI: «Credi a quello che annunci? Vivi quello che credi? Annunci quello che vivi?». </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste domande non sono l’architrave del moralismo, ma mostrano una grande verità: la necessità di una costante conversione, soprattutto per coloro che vivono dal di dentro l’esperienza ecclesiale, per coloro che hanno già incontrato personalmente Cristo e desiderano poi testimoniarlo agli altri: «Dobbiamo essere consapevoli che destinatari dell’evangelizzazione non sono soltanto gli altri, coloro che professano altre fedi o che non ne professano, ma anche noi stessi, credenti in Cristo e membra attive del Popolo di Dio». Si tratta di quella che Francesco denomina «l’evangelizzazione del cuore». Il Papa mostra, dunque, come la Chiesa possa vivere autenticamente il suo essere soggetto della testimonianza, nel momento in cui riconosce la necessità di convertirsi, di essere evangelizzata a sua volta; la comunità cristiana «ha bisogno di ascoltare di continuo ciò che deve credere, le ragioni della sua speranza, il comandamento nuovo dell’amore. La Chiesa, che è un Popolo di Dio immerso nel mondo, e spesso tentato dagli idoli – tanti –, ha sempre bisogno di sentir proclamare le opere di Dio». </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una Chiesa che si evangelizza per evangelizzare. Da tale desiderio di conversione può scaturire una rinnovata comunicazione della propria fede, e prende avvio la vera “riforma” della Chiesa: «Una Chiesa che si evangelizza per evangelizzare è una Chiesa che, guidata dallo Spirito Santo, è chiamata a percorrere un cammino esigente, un cammino di conversione, di rinnovamento».<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-14107" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/9788831544511_0_424_0_75-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/9788831544511_0_424_0_75-194x300.jpg 194w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/9788831544511_0_424_0_75-324x500.jpg 324w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/04/9788831544511_0_424_0_75.jpg 424w" sizes="auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È questo lo “stile” missionario proposto da Francesco, che chiede di avere uno sguardo rivolto contemporaneamente verso Dio e verso l’umanità, o – recuperando quanto è affermato in </span><span style="font-size: medium;"><em>Evangelii gaudium</em></span><span style="font-size: medium;"> – di essere «un contemplativo della Parola ed anche un contemplativo del popolo» (n. 154).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È dal desiderio di conversione, e dunque dal riconoscimento della propria infedeltà, che la Chiesa può aprire nuovi scenari di evangelizzazione: un popolo «che tesse relazioni fraterne, che genera spazi di incontro, mettendo in atto buone pratiche di ospitalità, di accoglienza, di riconoscimento e integrazione dell’altro e dell’alterità, e che si prende cura della casa comune che è il creato». Si tratta di un’esperienza ecclesiale che trova la sua identità in quell’atteggiamento dialogico verso il mondo contemporaneo e verso il suo Signore: una comunità di credenti che, nel riconoscere la propria inadeguatezza, «lascia entrare lo Spirito Santo che è il protagonista dell’evangelizzazione. Senza lo Spirito Santo noi potremmo soltanto fare pubblicità della Chiesa, non evangelizzare». Nel rendere lo Spirito Santo protagonista dell’evangelizzazione, la Chiesa adempie il suo compito di testimoniare al mondo intero l’incontro con Cristo.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/evangelizzarsi-per-evangelizzare">Evangelizzarsi per evangelizzare</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pellegrinaggio, dialogo e desiderio: per un efficace dinamismo ecumenico</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/pellegrinaggio-dialogo-e-desiderio-per-un-efficace-dinamismo-ecumenico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 17:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2023]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=13967</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · Il 14 febbraio scorso si è celebrata la festa liturgica di due grandi fratelli santi, denominati “apostoli degli slavi”, Cirillo e Metodio, in un contesto storico, quale quello odierno, molto particolare: come ha sottolineato il prof. Andrea Drigani nell’ultimo numero del Mantello della giustizia, tale ricorrenza ha acquisito un particolare significato [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/pellegrinaggio-dialogo-e-desiderio-per-un-efficace-dinamismo-ecumenico">Pellegrinaggio, dialogo e desiderio: per un efficace dinamismo ecumenico</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-13970 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/03/discepolidiemmaus-235x300.jpg" alt="" width="235" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/03/discepolidiemmaus-235x300.jpg 235w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/03/discepolidiemmaus-392x500.jpg 392w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/03/discepolidiemmaus.jpg 462w" sizes="auto, (max-width: 235px) 100vw, 235px" />di Alessandro Clemenzia · </span><span style="font-size: medium;">Il 14 febbraio scorso si è celebrata la festa liturgica di due grandi fratelli santi, denominati “apostoli degli slavi”, Cirillo e Metodio, in un contesto storico, quale quello odierno, molto particolare: come ha sottolineato il prof. Andrea Drigani nell’ultimo numero del </span><span style="font-size: medium;"><em>Mantello della giustizia</em></span><span style="font-size: medium;">, tale ricorrenza ha acquisito un particolare significato proprio in quanto è caduta dentro un drammatico conflitto tra due popoli slavi e cristiani, quello ucraino e quello russo. Una guerra che, purtroppo, tra le tante conseguenze, non è di aiuto neanche per il cammino ecumenico. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Partendo proprio dall’attualità che stiamo vivendo, si rende necessario trovare un punto di partenza per avviare un processo più intenso verso il raggiungimento di quell’unità che Gesù stesso ha voluto, soprattutto tra le diverse Chiese e comunità cristiane. Papa Francesco, il 23 febbraio scorso, ha consegnato il suo discorso di saluto alla delegazione di monaci delle Chiese ortodosse orientali, nel quale si può intravedere una riflessione interessante. Senza fare alcun esplicito riferimento alla guerra tra Russia e Ucraina, egli ha ripreso l’immagine evangelica del cammino dei due discepoli diretti a Emmaus, che in un certo senso può simboleggiare il percorso ecumenico dei cristiani rivolti verso il raggiungimento della piena comunione. A partire da questo brano della Scrittura, il Papa ha presentato tre possibili elementi comuni tra i due tragitti sopramenzionati: il pellegrinaggio, il dialogo e il desiderio.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il primo elemento, il pellegrinaggio, si distingue da ogni altro tipo di viaggio per un elemento fondamentale: si tratta di un camminare insieme dei due discepoli in compagnia di un terzo: Cristo. «Allora – spiega il Papa – il tragitto diventa un pellegrinaggio». Gli occhi dei viandanti, a causa della loro tristezza, non erano stati capaci di riconoscerlo, così come «similmente lo scoraggiamento e l’autoreferenzialità impediscono ai cristiani di Confessioni diverse di vedere ciò che li unisce, di riconoscere Colui che li unisce». Non è, dunque, la fragilità dei discepoli a impedire a Cristo di avvicinarsi, di conversare e di farsi loro compagno lungo il tragitto, ma sono gli occhi distratti da altro a non permettere ai due di riconoscere la presenza del Figlio di Dio in mezzo a loro.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il secondo elemento sottolineato è il dialogo, a partire da quanto viene vissuto dai due discepoli, i quali discutevano su ciò che era accaduto. Un dialogo tra loro capace, piano piano, di aprirsi al terzo, con colui che sa far ardere il loro cuore: «dialogo della carità, dialogo della verità, dialogo della vita, per riprendere le tre tipologie indicate dal Vademecum ecumenico del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani». È interessante notare come la riflessione teologica degli ultimi decenni stia insistendo molto sull’occasione offerta da un dia-logo che sia veramente autentico: esso può divenire il luogo della presenza stessa di Cristo (-logos), tra (dia-) i due o più riuniti nel suo amore. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Terzo ed ultimo elemento è il desiderio. Il Papa, partendo sempre dal racconto evangelico, si sofferma sul gesto di Gesù, il quale fece “come se” dovesse andare più lontano, lasciandoli così da soli; sono proprio i discepoli, di fronte alla possibilità di rimanere soli, a chiedergli di restare con loro, anche a causa del sopraggiungere della sera. Il Papa sottolinea come Cristo non imponga mai la sua presenza, in qualunque situazione si trovi la creatura, ma tende sempre a stimolare il desiderio del cuore di coloro che lo seguono, anche nella loro non piena consapevolezza, proprio attraverso il suo andare oltre, allontanandosi da loro. Chi incontra Gesù lungo il proprio cammino sente il desiderio di non tornare a casa propria “come se” nulla fosse accaduto, ma tende a prolungare il più possibile questa compagnia. Per quanto riguarda l’ambito ecumenico, tutto ciò sottolinea l’importanza del «desiderare l’unità con la preghiera, con tutto il cuore e le forze, con insistenza, senza stancarsi. Perché, se il desiderio dell’unità è spento, non basta camminare e dialogare: tutto diventa qualcosa di dovuto e formale. Se invece il desiderio spinge ad aprire le porte a Cristo insieme al fratello, tutto cambia».<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-13972" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/03/papa-francesco-bari-696x348-1-300x150.jpeg" alt="" width="300" height="150" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/03/papa-francesco-bari-696x348-1-300x150.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/03/papa-francesco-bari-696x348-1.jpeg 696w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ciò che Gesù dona a coloro che lo seguono non è la certezza di una presenza ovvia e scontata, ma è il desiderio di rimanere con lui, di stabilire un rapporto più duraturo, a prescindere dalla meschinità del proprio cuore, al di là della propria incapacità visiva nel riconoscerlo presente accanto a sé. Si tratta di una presenza capace di sfamare ogni fame, rendendo ciascuno paradossalmente ancora più affamato di pienezza. E questo vale anche per il cammino delle diverse Chiese e comunità cristiane; riconoscendo i passi fatti e i frutti raccolti, quel che più conta è riaccendere ogni giorno il desiderio ardente di unità.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Rivolgendosi alla delegazione, il Papa ha concluso che se queste tre dimensioni vengono realmente vissute, «allora, come quei discepoli, giungeremo a riconoscere insieme Cristo allo spezzare del Pane e beneficeremo della comunione con lui alla stessa mensa eucaristica (cfr vv. 30-31). E, come i due di Emmaus tornarono di corsa a Gerusalemme per raccontare con gioia e stupore quanto avevano sperimentato, così anche noi potremo testimoniare in modo credibile il Crocifisso Risorto, “perché il mondo creda” (Gv 17,21)». </span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/pellegrinaggio-dialogo-e-desiderio-per-un-efficace-dinamismo-ecumenico">Pellegrinaggio, dialogo e desiderio: per un efficace dinamismo ecumenico</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sinodalità, sì &#8230; ma senza guardarsi allo specchio</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/sinodalita-si-ma-senza-guardarsi-allo-specchio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 10:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2023]]></category>
		<category><![CDATA[febbraio 2023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=13820</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · «Il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio». Queste parole di papa Francesco, pronunciate in occasione della Commemorazione del 50.mo anniversario dell’Istituzione del Sinodo dei Vescovi (17 ottobre 2015), hanno segnato l’autocoscienza della Chiesa attuale, al di là delle proprie visioni ecclesiologiche; basti [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/sinodalita-si-ma-senza-guardarsi-allo-specchio">Sinodalità, sì … ma senza guardarsi allo specchio</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-13881 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/cq5dam.web_.800.800-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/cq5dam.web_.800.800-300x200.jpeg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/cq5dam.web_.800.800-750x500.jpeg 750w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/cq5dam.web_.800.800-768x512.jpeg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/cq5dam.web_.800.800.jpeg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Alessandro Clemenzia · </span><span style="font-size: medium;">«Il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio». Queste parole di papa Francesco, pronunciate in occasione della Commemorazione del 50.mo anniversario dell’Istituzione del Sinodo dei Vescovi (17 ottobre 2015), hanno segnato l’autocoscienza della Chiesa attuale, al di là delle proprie visioni ecclesiologiche; basti anche soltanto verificare l’amplissima bibliografia uscita in materia, dove ogni autore – come è normale che sia – ha tentato di offrire un personale contributo, diversificandosi dalle impostazioni e interpretazioni di altri studiosi. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al termine “sinodalità”, talvolta, viene data così grande enfasi da legarlo ad un altro termine essenziale per la Chiesa, e cioè quello di “riforma”; in questa direzione, per alcuni la Chiesa è una realtà che dovrebbe riformarsi costantemente in modo sinodale, per altri, la sinodalità diventerebbe quel principio attraverso cui riformare le strutture ecclesiali. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una cosa è evidente per tutti: il concetto di sinodalità può scaturire all’interno di una categoria scritturistica e patristica che il Concilio Vaticano II ha certamente riportato in auge: il “popolo di Dio”. A sostegno di quest’ultima, già nell’immediato tempo postconciliare, è subentrata una particolare visione di “popolo” alquanto riduttiva, come se si alludesse unicamente ai laici, in contrapposizione alla gerarchia della Chiesa, arrivando anche a parlare dell’esistenza di una Chiesa “dal basso” in opposizione a una “dall’alto”. Interpretazione ideologica, totalmente assente nei documenti conciliari.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Joseph Ratzinger, in una conferenza tenuta a Monaco nel 1970, in occasione del 75.mo di attività dell’Unione bavarese cattolica per la protezione delle giovani, ha affermato: «Davanti a un movimento laicale così significativo e sempre esemplare come questo, mi sembra indispensabile dichiarare che la forma in cui oggi viene portata avanti nella Chiesa la cosiddetta riscoperta del laico, va proprio in direzione sbagliata. Per teologia del </span><span style="font-size: medium;"><em>laicato</em></span><span style="font-size: medium;"> s’intende oggi sempre più la battaglia per una nuova forma del </span><span style="font-size: medium;"><em>ministero</em></span><span style="font-size: medium;"> ecclesiale, cosa che è una vera contraddizione in termini». E ancora: «Una teologia del laicato, che viene portata avanti come battaglia per una quota proporzionale nel governo della Chiesa, è una caricatura di se stessa e rimane tale anche se questo fraintendimento viene ammantato con il concetto di una direzione sinodale della Chiesa» (J. Ratzinger, </span><span style="font-size: medium;"><em>Le basi antropologiche dell’amore fraterno</em></span><span style="font-size: medium;">, in </span><span style="font-size: medium;"><em>Opera omnia. Chiesa: segno tra i popoli</em></span><span style="font-size: medium;">, VIII/1, LEV 2021, p. 100).<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-13900" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/2d759e2bf2287b1fcaf2c7e88574da5e_w400-crop-300x197.png" alt="" width="300" height="197" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/2d759e2bf2287b1fcaf2c7e88574da5e_w400-crop-300x197.png 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/02/2d759e2bf2287b1fcaf2c7e88574da5e_w400-crop.png 400w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste parole, pronunciate più di cinquant’anni orsono, sono di grande attualità. Il grande rischio in cui anche la riflessione ecclesiologica odierna può imbattersi, non è neanche soltanto quello di politicizzare il ruolo dei laici o del clero, ma soprattutto di presentare un’immagine di Chiesa totalmente aggrovigliata su di sé, sulle proprie forme strutturali, con l’altissima possibilità di mettere in secondo piano, sia la Verità che è Cristo, sia i bisogni dell’umanità; dal mondo giovanile a quello impegnato nel lavoro fino ai pensionati, dai poveri ai disoccupati, dai credenti a coloro che sono in ricerca: nessuno è minimamente interessato alle questioni strutturali della Chiesa, se non coloro che le comprendono come luoghi di potere. Nel medesimo discorso già citato, il teologo Ratzinger ha ancora affermato: «Quando la teologia diventa teoria della politica ecclesiale e lotta per partecipare al governo della Chiesa, la forza d’urto va solo verso l’interno di essa. La Chiesa si occupa soltanto di se stessa e così logora se stessa. La forza che le è stata concessa proprio per servire, per essere presenza per altri, viene impiegata nella lotta per dominare e per mantenere in movimento se stessa. Ma una Chiesa che correttamente comprende e vive se stessa non guarda se stessa, ma si allontana da sé e opera per gli altri» (</span><span style="font-size: medium;"><em>ibid</em></span><span style="font-size: medium;">.).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Stiamo veramente correndo il rischio, in nome di un’ipotetica applicazione dello spirito conciliare, di tornare a quell’ecclesiocentrismo che il Vaticano II ha cercato in tutti i modi di smantellare, riaffermando la centralità di Cristo e l’importanza di avere uno sguardo vero e sensibile sull’umanità. È necessario forse recuperare quanto Papa Francesco ha affermato in </span><span style="font-size: medium;"><em>Evangelii Gaudium</em></span><span style="font-size: medium;">, quando ha ribadito, contro ogni possibile forma di autoreferenzialità e a partire dalla </span><span style="font-size: medium;"><em>Redemptoris missio</em></span><span style="font-size: medium;"> di Giovanni Paolo II, la centralità della missione come “paradigma” di ogni azione ecclesiale: «L’attività missionaria “rappresenta, ancor oggi, la massima sfida per la Chiesa” e “la causa missionaria deve essere la prima”. Che cosa succederebbe se prendessimo realmente sul serio queste parole? Semplicemente riconosceremmo che l’azione missionaria è </span><span style="font-size: medium;"><em>il paradigma di ogni opera della Chiesa</em></span><span style="font-size: medium;">» (n. 15). Queste parole dovrebbero scalfire ogni aspetto o attività della Chiesa, anche quel “processo sinodale” in atto nella Chiesa universale. Nel messaggio alle Pontificie Opere Missionarie (21 maggio 2020), Papa Francesco ha dichiarato che i veri testimoni «sono coloro che attestano ciò che viene compiuto da qualcun Altro»; il riconoscere l’iniziativa di un Altro sottrae al rischio di ripiegarsi su di sé. Ancora il Papa: «La gratitudine davanti ai prodigi che opera il Signore […] può rendere più facile anche per voi sottrarsi alle insidie dei ripiegamenti autoreferenziali e uscire da sé stessi, seguendo Gesù. L’idea di una missionarietà autoreferenziale, che passa il tempo a contemplare e auto-incensarsi per le proprie iniziative, sarebbe in sé stessa un assurdo. Non consumate troppo tempo e risorse a “guardarvi addosso”, a elaborare piani auto-centrati sui meccanismi interni, su funzionalità e competenze del proprio apparato». </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La possibilità di cadere nell’autoreferenzialità proprio in questa transizione sinodale è in agguato per tutti. «Guardate fuori – ha ribadito il Papa nello stesso messaggio –, non guardatevi allo specchio. Rompete tutti gli specchi di casa».</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E questo vale per ogni cristiano e per l’intera comunità ecclesiale.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/sinodalita-si-ma-senza-guardarsi-allo-specchio">Sinodalità, sì … ma senza guardarsi allo specchio</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Riforma come renovatio</title>
		<link>https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/riforma-come-renovatio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Clemenzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 18:52:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[don Alessandro Clemenzia 2023]]></category>
		<category><![CDATA[gennaio 2023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilmantellodellagiustizia.it/?p=13737</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Clemenzia · La riforma della Chiesa continua ad essere uno dei temi più dibattuti in ambito ecclesiale. Come la storia stessa insegna, la comunità cristiana lungo i secoli ha conosciuto una costante processualità, mossa sia da spinte esterne, sia soprattutto dalla necessità al suo interno di conformarsi sempre di più al suo disegno [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/riforma-come-renovatio">Riforma come renovatio</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-13759 alignleft" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/Locandina_conferenza_Concilio_151022-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/Locandina_conferenza_Concilio_151022-212x300.jpg 212w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/Locandina_conferenza_Concilio_151022-354x500.jpg 354w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/Locandina_conferenza_Concilio_151022-768x1086.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/Locandina_conferenza_Concilio_151022-1086x1536.jpg 1086w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/Locandina_conferenza_Concilio_151022-1357x1920.jpg 1357w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/Locandina_conferenza_Concilio_151022.jpg 1414w" sizes="auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px" />di Alessandro Clemenzia · La riforma della Chiesa continua ad essere uno dei temi più dibattuti in ambito ecclesiale. Come la storia stessa insegna, la comunità cristiana lungo i secoli ha conosciuto una costante processualità, mossa sia da spinte esterne, sia soprattutto dalla necessità al suo interno di conformarsi sempre di più al suo disegno sull’umanità, in relazione a Cristo e alle sempre nuove sfide del presente. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Pur riconoscendo che la Chiesa sia <em>semper reformanda</em>, non si può parlare di “riforma” in senso generale, senza alludere all’ambito dove si vorrebbe attuare un cambiamento, compreso, da qualcuno, come ritorno a una forma primordiale che via via è andata de-formandosi, da altri, come offerta di una forma realmente nuova rispetto a una precedente. Gli ambiti sono differenti: dalla morale alla liturgia, da materie dottrinali a quelle disciplinari, da strutture di governo ad altre di natura consultiva.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Eppure, l‘autentica <em>renovatio</em> di cui la Chiesa ha davvero bisogno per diventare sempre più conforme alla sua natura, è quella che riguarda soprattutto la conversione interiore di ogni suo membro. Siamo ben lontani, dunque, da una logica di adattamento ai tempi che intende rimodellare la struttura ecclesiale sulla base, molto spesso, di opinioni teologiche.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un contributo a questo tema si può rintracciare nel discorso che Papa Francesco ha rivolto alla Curia romana in occasione degli auguri natalizi. Partendo dall’evento di un Dio che si è fatto bambino, il Papa spiega in cosa consiste la povertà a cui ogni cristiano è chiamato: «Così come Egli sceglie la povertà, che non è semplicemente assenza di beni, ma essenzialità, allo stesso modo ognuno di noi è chiamato a ritornare all’essenziale della propria vita, per buttare via tutto ciò che è superfluo e che può diventare impedimento nel cammino di santità». Questo tornare all’essenziale, togliendo tutto ciò che rischia di alterare la forma originaria, riguarda certamente la conversione di ogni cristiano, ma è un criterio valido anche per comprendere la riforma della Chiesa come vera e propria conformazione a Cristo, che scelse la povertà, non come assenza di beni, ma come assunzione dell’essenziale. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Tra gli eventi che, nell’ultimo anno, hanno aiutato la Chiesa a recuperare un’autentica coscienza di se stessa, il Papa ha menzionato la ricorrenza dei sessant’anni dall’inizio del</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #0000ff;"><a href="https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm" rel="nofollow"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Concilio Vaticano II</span></span></a></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">: «Cos’è stato l’evento del Concilio se non una grande occasione di conversione per tutta la Chiesa? […]. La conversione che il Concilio ci ha donato è stato il tentativo di comprendere meglio il Vangelo, di renderlo attuale, vivo, operante in questo momento storico». L’aggiornamento ecclesiale, parola-chiave del Vaticano II, non consiste nell’adeguamento a qualcosa di esterno (inteso come modernizzazione), ma nel rendere sempre vivo il Vangelo. L’annuncio di quest’ultimo non può essere considerato un’attività pastorale tra le tante, ma ha a che fare con la natura stessa della Chiesa; Pietro, nel narrare a una numerosa folla la sua personale esperienza di Cristo, ha generato il desiderio di fare la sua stessa esperienza negli interlocutori; questi, trafitti nel cuore, chiesero a Pietro cosa dovessero fare per partecipare a quella realtà. «E Pietro disse loro: “convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei peccati, e ricevete il dono dello Spirito Santo”» (At 2,38). E quel giorno si fecero battezzare circa tremila persone. L’annuncio del Vangelo, dunque, è determinante per la Chiesa: è ciò che ha generato la fede e continua a generarla lungo i secoli.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ma anche l’annuncio richiede una conversione costante, e qui Francesco ha introdotto un altro tema di grande<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-13761" src="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/37d3a614ad_81996001-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/37d3a614ad_81996001-300x200.jpg 300w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/37d3a614ad_81996001-751x500.jpg 751w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/37d3a614ad_81996001-768x512.jpg 768w, https://www.ilmantellodellagiustizia.it/wp-content/uploads/2023/01/37d3a614ad_81996001.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> attualità: «Questo percorso è tutt’altro che concluso. L’attuale riflessione sulla sinodalità della Chiesa nasce proprio dalla convinzione che il percorso di comprensione del messaggio di Cristo non ha fine e ci provoca continuamente». La sinodalità secondo il Papa, prima ancora di volerla realizzare nelle strutture ecclesiali, è un richiamo a oltrepassare un certo fissismo spirituale: «È l’errore di voler cristallizzare il messaggio di Gesù in un’unica forma valida sempre. La forma invece deve poter sempre cambiare affinché la sostanza rimanga sempre la stessa. L’eresia vera non consiste solo nel predicare un altro Vangelo (cfr</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>Gal</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">1,9), come ci ricorda Paolo, ma anche nello smettere di tradurlo nei linguaggi e nei modi attuali, cosa che proprio l’Apostolo delle genti ha fatto.</span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><em>Conservare </em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">significa mantenere vivo e non imprigionare il messaggio di Cristo». Ciò riguarda anche la “riforma”, come dinamica in cui la forma deve essere sempre capace, nella variabilità delle circostanze storiche, di esprimere la medesima sostanza; e qui entra in gioco l’importanza del linguaggio che deve saper tradurre in modo nuovo e attuale una realtà annunciata, che però non può variare secondo l’opinione del momento. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ultimo aspetto sottolineato dal Papa è il tema della pace. La <em>renovatio</em> interiore, prima ancora di spingere i credenti a “fare” qualcosa, introduce un nuovo sguardo sulla realtà, capace di offrire un nuovo senso al già esistente: «Dove regnano morte, divisione, conflitto, dolore innocente, lì noi possiamo solo riconoscere Gesù crocifisso». </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La vera riforma della Chiesa, dunque, è una <em>renovatio</em> che crea nei credenti occhi nuovi per saper cogliere la presenza di Dio anche lì dove sembra apparentemente assente.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2023/riforma-come-renovatio">Riforma come renovatio</a> first appeared on <a href="https://www.ilmantellodellagiustizia.it">Il Mantello della Giustizia</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
